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AI LETTORI di
Arcangelo Renzulli Siamo
prossimi al nostro secondo anno di pubblicazione del 'Vademecum on Line' e
con soddisfazione registriamo un discreto successo. Non abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo
prefissi, almeno non tutti, ma siamo riusciti quasi sempre a
“smuovere” le acque che per troppo tempo sono state torbidamente
tranquille. Il nostro campo di azione non è certo tra i più facili da
solcare e indagare e le ultime novità di fine anno – vedi
licenziamenti, comunicati e lettere anonime giunte anche alla nostra
redazione – ne sono la lampante testimonianza. L’informazione o la si fa o la si usa! Il filo sottile che separa questi due fronti è flebile e
leggero; basta un nonnulla perché si muova in una direzione piuttosto che
in un’altra. Non abbiamo la pretesa, mai l’abbiamo avuta e mai
l’avremo, di pensare di poter essere più bravi di altri, ma ai nostri
colleghi e soprattutto a coloro che vivono ogni giorno di questo lavoro
chiediamo la “fedeltà” al rapporto di fiducia che hanno con i propri
lettori e con il proprio mestiere. Piegare l’informazione e i suoi strumenti ai
“padrini” del momento o assecondarli ai bisogni del potente di turno o
di chi, gestendo le leve del potere, assicura “beneficenze” e
“provvidenze” non può giovare che per lo spazio di una stagione
affossando per sempre la forza che l’informazione-verità ha
rappresentato e rappresenta per l’opinione pubblica. Ribadiamo il concetto che se una comunità esiste lo deve
al rispetto di regole che si è data con il presupposto del rispetto da
parte di tutti i suoi componenti. Stabilite le regole tutto può essere operato nel loro
rispetto, ma pensiamo che debba esserci un luogo neutro dove il confronto
di opinioni diverse, di strategie diverse, di punti di vista diversi, sia
garanzia di lealtà e onestà intellettuale di chi vi partecipa. La fiducia nelle Istituzioni da parte dei cittadini, la
fiducia di questi ultimi negli strumenti democratici e nell’insieme
delle strutture e “infrastrutture” che ogni giorno dovrebbero
garantire la neutralità del confronto tra la formazione del consenso allo
“status quo” o alla sua dissoluzione è,
a nostro avviso, il fiato, il respiro, il nutrimento primo di ogni
agire. L’uomo è “prevedibile”: le sue azioni sono mosse
quasi sempre dal bisogno di soddisfare bisogni egoistici per sete di
potere o fame di ricchezza o, comunque, per affermare il proprio
predominio sugli altri. Ci sono persone alle quali ciò sta bene e quindi finisce
per diventare cortigiano, e c’è chi queste cose le vuole smascherare.
C’è bisogno di aver fiducia, c’è bisogno di ottimismo, c’è
bisogno d’altro, di qualcosa di nuovo! Il Papa, in un suo messaggio di qualche settimana fa,
ammoniva gli uomini, sostenendo che “al
Signore il comportamento dell’Uomo non piace, e non gli piace al punto
che né è costernato” e noi non sappiamo se questo monito in
qualche modo sia servito e sia stato recepito nel suo senso profondo: non
un anatema sull’Uomo ma un invito a rivedere il proprio operato. E' strano, come sempre, che proprio mentre sembra che il
progresso, il benessere assicurato all’Uomo debba essere il segnale che
nella pace, nella comprensione, nel rispetto sia possibile far lievitare e
progredire l’Uomo nelle sue più alte virtù e aspirazioni, accada, al
contrario, che questo progresso, questo sviluppo siano il segnale di un
falso benessere che affascina e interessa solo una parte del genere umano. Con l’augurio per tutti di trascorrere un sereno Natale e
che il nuovo anno possa essere più roseo di quello che lasciamo,
auguriamo “Pace per tutti gli uomini di buona volontà”. |
Anno
2, n. 70 IN QUESTO NUMERO
APPUNTAMENTO
AL PROSSIMO NUMERO CHE SARA' IN RETE |
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