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FOGGIA, ITALIA

Dove e come si parla di Foggia e dei foggiani  

Da: www.lastampa.it del 23-12-2002

 

GIOVANNI PAOLO II INVITA A PRIVILEGIARE

L´ATTENZIONE E L´ACCOGLIENZA VERSO I POVERI

 

«Il consumismo oscura il vero spirito del Natale»

 

Il Papa: la semplicità del presepe contrasta con la festa proposta dalla pubblicità

 

CITTÀ DEL VATICANO - La corsa ai consumi tradisce il vero spirito natalizio: Giovanni Paolo II, nell´ultimo «Angelus» prima del Natale, ricorda la povertà del presepe, e lancia un appello di solidarietà con i meno fortunati. Con una scelta di tempo certamente azzeccata, vista la situazione economica e le nuove forme di povertà sempre più visibili. Giovanni Paolo II sembrava in forma discreta. Anche se nella sua tradizione, quella polacca, è l´albero che ha il posto d´onore, ha però voluto rendere omaggio all´usanza più latina del presepe. «Il richiamo più suggestivo alla nascita del Signore, ormai imminente, viene dal presepe, che in tante case è già stato allestito», ha esordito. «La semplicità del presepe contrasta però con quell'immagine del Natale che talora viene proposta in modo insistente dai messaggi pubblicitari». I regali, ha spiegato Papa Wojtyla, in una breve «catechesi» in piazza, hanno un significato spirituale: «In effetti, questa usanza si comprende a partire dal fatto che Gesù in persona è il Dono di Dio all'umanità, di cui i nostri doni in questa festa vogliono essere riflesso ed espressione». Ma ormai l´oggetto ha spinto molto sullo sfondo il senso religioso dello scambiarsi doni: «Anche la bella tradizione di scambiarsi, tra familiari ed amici, i doni in occasione del Natale, sotto l'urto di una certa mentalità consumistica rischia di perdere il suo autentico senso "natalizio"». La proposta del Pontefice è quella di modificare le abitudini correnti, e ricaricare il Natale di un significato spirituale: «Per tale ragione, è quanto mai opportuno privilegiare quei gesti che manifestano solidarietà ed accoglienza verso i poveri e i bisognosi». Non solo: questa festa dovrebbe essere vissuta seguendo l´esempio di Maria e Giuseppe: «In Lei, e nel suo Sposo castissimo, vediamo così realizzate le condizioni indispensabili per prepararci al Natale di Cristo. Anzitutto, il silenzio interiore e la preghiera, che permettono di contemplare il mistero che si commemora. In secondo luogo, la disponibilità ad accogliere la volontà di Dio, comunque essa si manifesti». Sono innumerevoli, le prese di posizione anti-consumistiche di questo Papa di cui si ricorderanno anche le tonache un po´ lise. Una delle più originali la pronunciò in un viaggio italiano, a Troia, in provincia di Foggia. Evocò lo spettro dei pirati saraceni, che nei secoli passati spargevano il terrore fra quelle popolazioni rivierasche. «Se nel passato - disse Papa Wojtyla il 25 maggio 1987 - l´esercito saraceno ha cercato di privarvi del bene della fede, oggi possono esistere ed esistono di fatto altri pericoli, altre tentazioni non di rado striscianti, quali certe ideologie di ispirazione materialistica o consumistica, e comportamenti propagandati dagli strumenti della comunicazione sociale che inculcano una mentalità se non anticristiana per lo meno indifferente nei confronti dei massimi problemi dell´esistenza e della visione cristiana della vita e della storia». E in un´altra occasione disse che «Oggi si comprende meglio che la pura accumulazione di beni e servizi, anche a favore della maggioranza, non basta a realizzare la felicità umana». In realtà una parte del mondo è vittima delle miserie del sottosviluppo, mentre «ci troviamo di fronte a una sorta di supersviluppo, egualmente inammissibile, perchè, come il primo, è contrario alla felicità autentica. tale supersviluppo consiste nell'eccessiva disponibilità di ogni tipo di beni materiali in favore di alcune fasce sociali», e «rende facilmente gli uomini schiavi del possesso e del godimento immediato, senza altro orizzonte che la moltiplicazione o la continua sostituzione delle cose che già possiedono con altre ancora più perfette». Giovanni Paolo II ha concluso ringraziando tutti coloro che in questi giorni gli hanno inviato gli auguri di buone feste.

Marco Tosatt

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 23-12-2002

 

E San Severo dice addio al vino “da taglio” per puntare sul richiamo dello spumante 

 

dal nostro inviato

 

SAN SEVERO (Foggia) — Uno faceva il professore di pianoforte, l’altro insegnava contrabbasso, il terzo era un chimico. Dopo più di vent’anni non hanno cambiato mestiere, però sono anche diventati produttori di uno dei più celebrati spumanti italiani, il Daraprì, nome strano che in realtà e la composizione delle prime sillabi dei loro cognomi. Non stanno in Trentino o in Piemonte, stanno a San Severo di Foggia che è sì circondato da vigneti, ma è pure il posto dove secondo tradizione si produce vino di scarsa qualità.

A fine anni settanta San Severo era in mano alle cantine sociali (spartite politicamente e per lo più in contrasto fra loro) da cui uscivano centinaia di migliaia di ettolitri di vino destinato ai tagli. I tre, sfidando la tradizione e le derisioni altrui, cominciarono quasi per scherzo a fare l’esatto opposto: produrre vino di qualità. I primi tentativi furono disastrosi, con le bottiglie che esplodevano e il paese che se la godeva. Poi ci hanno messo studi, fatica, esperimenti, sono andati a prendere lezioni in Francia, nello Champagne.

Quando le bottiglie smisero di esplodere, riuscirono a metterne in cantina una sessantina. L’anno dopo cominciarono pure a vendere qualcosa; con qualche sgravio fiscale di una legge dell’epoca acquistarono i primi macchinari, si attrezzarono, affinarono il prodotto, cominciarono a veder crescere la produzione e la qualità in una zona, va ricordato, dove ha sempre dominato la cultura della quantità. Adesso di bottiglie ne producono quarantamila l’anno (che sono tante per una ditta in cui lavorano ancora -nel tempo libero- soltanto loro tre), vendono in Italia e all’estero, vincono premi, hanno una delle cantine più belle d’Italia scavata nel sottosuolo del centro di San Severo, fanno scuola. E quelli che vent’anni fa ridevano, oggi non solo li rispettano, ma li imitano.

Quella di "Daraprì" potrebbe essere soltanto la bella storia di tre amici ingegnosi, invece è il simbolo di una svolta che progressivamente ha coinvolto buona parte delle aziende vinicole pugliesi e di buona parte del sud. Meno vino, ma più buono. E fatturati che crescono.

Re. Pez.

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Da: www.ilcentro.quotidianiespresso.it del 22-12-2002

 

CC DI ASCOLI

 

Operazione antidroga

 

Con sei ordinanze di custodia cautelare in carcere - a carico di due napoletani, due ascolani e un foggiano - firmate dal gip di Teramo per favoreggiamento e per un traffico di stupefacenti fra il Foggiano e la provincia di Ascoli (oltre ad altri reati minori) si è conclusa l'operazione "Plaza limpia" (piazza pulita), condotta dai carabinieri di Ascoli Piceno e che l'estate scorsa aveva portato in carcere anche cinque teramani.

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 22-12-2002

 

Caccia ai ladri a folle velocità

 

Pareva di essere sul set di un film d'azione l'altra notte a Crevalcore, quelli alla Rambo, per intenderci. Ma il protagonista non era Stallone, bensì un ragazzo, S.C., che con un amico ha inseguito prima a piedi e poi in auto tre ladri che gli avevano rubato il giubbotto. I malviventi sono stati arrestati mezz'ora dopo dai carabinieri di Sala Bolognese con la pesante accusa di rapina impropria. In manette F.W., 26 anni, C.S., 27enne, entrambi di Foggia e il trentaduenne A.M. di Messina, che ieri mattina sono comparsi con rito per direttissima davanti al giudice di Bologna.

Tutto ha inizio in un noto locale notturno crevalcorese, un club frequentato da molti giovani della zona. Dove S.C. aveva deciso di trascorrere la serata con altri amici. Sembrava un venerdì come tanti. Poco dopo le due il giovane, stanco, decide di salutare il gruppo e andare a casa. Cerca il suo giubbotto in pelle contenente le chiavi della macchina e il cellulare, ma la poltrona sul quale era appoggiato è vuota. Alza gli occhi e scorge tre individui che stanno uscendo dal locale in fretta e furia. Sotto il braccio di uno, il suo giaccone.

Veloce, si fa largo tra la folla e raggiunge il terzetto proprio mentre sta salendo su un'auto, una Golf nera. Sì, è proprio il suo giubbotto quello che uno dei tre cerca di nascondere sotto il sedile. Il conducente della Golf mette in moto e ingrana la prima. S.C. non demorde. Un balzo felino e si aggrappa al finestrino della vettura.

L'auto parte e per una decina di metri il giovane Rambo mantiene la presa, ma poi è costretto a lasciarla. Chiama in aiuto un amico, uscito nel frattempo dal locale, e salgono sulla sua auto dando inizio all'inseguimento della Golf che fuggiva in direzione Persiceto. Tra sorpassi e testacoda mozzafiato, i due amici raggiungo la Golf che bloccano, ironia della sorte, proprio davanti alla vecchia caserma dei carabinieri.

Tutti e cinque scendono dalle auto, cominciando a discutere animatamente. Quando ormai stavano passando alle vie di fatto, l'intervento di una gazzella ha placato gli animi. Poche spiegazioni, oltre alla prova schiacciante del giubbotto ancora nella Golf, sono state più che sufficienti a convincere i carabinieri e per il terzetto la notte brava è finita dietro le sbarre.

 

di Mauro Spinato

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 22-12-2002

 

Ancona

 

Infermiere sorpreso a spacciare

 

ANCONA — Sono stati sorpresi mentre si scambiavano un pacchetto con dentro della cocaina nel parcheggio di un albergo di Falconara. Uno è stato arrestato, l'altro denunciato.

A finire nei guai, con l'accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, due giovani di 24 anni, originari di Cerignola (Foggia) ma ad Ancona per motivi di lavoro. Antonio Dolcezza, il ragazzo finito in manette, e M. M., l'amico denunciato, lavorano infatti come infermieri in una casa di cura tra Falconara e Ancona. E, stando a quanto sono riusciti ad appurare i carabinieri di Falconara che hanno eseguito l'operazione, alcuni movimenti strani erano stati notati anche nei dintorni dell'istituto sanitario. Tant'è che nell'armadietto di M. M., i militari hanno anche dell'altra sostanza da taglio, sodio di potassio, utilizzata come energizzante nelle dosi di cocaina.

Il blitz dei carabinieri, portato a termine da due militari in borghese che da un po' di tempo seguivano i movimenti dei due giovani pugliesi, è scattato venerdì pomeriggio intorno alle 17 davanti ad un hotel di Falconara, vicino all'aeroporto, dove i due alloggiavano. I carabinieri si sono appostati ed hanno atteso che i due si scambiassero la droga. Poi, quando hanno visto Dolcezza estrarre dalla tasca un pacchetto e consegnarlo all'altro che a sua volta è andato a nasconderlo vicino all'auto, sono piombati addosso ai due.

Nel pacchetto, subito recuperato, i carabinieri hanno trovato circa cinque grammi di cocaina e dalla successiva perquisizione delle stanze occupate dai due nell'albergo sono saltati fuori anche sette grammi di mannite, una sostanza da taglio, e bilancini di precisione.

Dolcezza, difeso dall'avvocato Domenico Liso, è stato processato ieri mattina per direttissima dal giudice monocratico Pallucchini ed ha patteggiato sei mesi di reclusione più duemila euro di multa, pena sospesa. Il giovane è stato quindi rimesso in libertà.

l. mo.

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 22-12-2002

 

Tolentino/Si estende in Abruzzo l’“Operazione Family”

 

Mezzo chilo di eroina e cocaina,

in carcere giovane coppia di conviventi

 

TOLENTINO — All'arrivo dei carabinieri tentano di disfarsi della droga gettandola nel water senza riuscirci. Una coppia di Montesilvano (Pescara), Monica Spinelli casalinga di 22 anni originaria di S. Severo (Foggia), e Michele Pignatelli, agente pubblicitario 29enne, è stata arrestata per detenzione di droga a fini di spaccio. I due conviventi, ora in carcere a Pescara, da tempo venivano pedinati dai carabinieri di Tolentino e da quelli abruzzesi. L'altra mattina il blitz nella casa della coppia rientrata per il pranzo. Perquisizione, ed è stato trovato mezzo chilo di droga (280 grammi di eroina, il resto cocaina, sul mercato avrebbero fruttato 50 mila euro); 2.000 euro; un assegno di 6.000 euro; bilancini di precisione; telefonini.

Nuovi frutti quindi dalle indagini dei carabinieri guidati dal cap. Giovanni Battista Mele dopo i due arresti della Operazione Family che lo scorso 24 ottobre condusse a ritrovare42 chili e mezzo di hashish in un garage, 4 persone erano state arrestate quattro persone: i tolentinati Sabrina Pettinari, 34 anni, casalinga, e Fulvio Barbagallo, imprenditore di 35, che si servivano di una bimba di 10 anni come “corriere"; Emerson Stortini, 27 anni, di Montecosaro, Fausto Olivieri (34) di Casette d'Ete.

C. Pass.

 

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Da: www.gazzettadelsud.it del 20-12-2002

 

Lungro / Domani convegno-dibattito all'ospedale

 

Si parla di musicoterapia

 

Antonio Franzese

 

CASSANO JONIO – «Musicoterapia, una nuova tecnica per una nuova professione: risvolti psicopedagogici e riabilitativi»: è questo il tema di un convegno-dibattito in programma domani alle 9 nel nosocomio di Lungro, promosso e organizzato dall'Associazione volontari ospedalieri (Avo). I lavori saranno introdotti dal presidente dell'Avo, prof.ssa Anna Stratigò. Interverranno: Camillo Mancioli, direttore sanitario del presidio ospedaliero lungrese; Mario Albino Gagliardi, consigliere regionale; Vincenzo Jannuzzi, sindaco di Lungro; Gianni Malgeri, presidente regionale di «Calabria civica». La relazione introduttiva sarà tenuta da Gianluigi Di Franco, direttore dell'Istituto di formazione Musicoterapisti di Napoli. Il dibattito sarà moderato dal giornalista Alfredo Frega. «In questi 10 anni di volontariato ospedaliero nelle corsie abbiamo constatato – ha spiegato Stratigò nel dare l'annuncio dell'iniziativa – quanto beneficio traggono i pazienti dell'animazione e in particolare quella musicale tanto da trasformarli spesso in attori, tanto da dimenticare di essere ricoverati. Questa esperienza deriva dalle numerose ore di animazione musicale e in particolare durante le feste che sono un'occasione importante per verificare i benefici dell'animazione musicale come, per esempio, il cambiamento dell'umore con ripercussioni positive sul piano fisico e morale. «Purtroppo – ha evidenziato la presidente dell'Avo – molti interventi sono limitati in mancanza di spazi e strumenti nonché di una specifica formazione, condizioni necessarie per fare della musica una vera e propria tecnica riabilitativa, tecnica che da vent'anni viene già applicata con successo in alcuni paesi europei. «L'Avo – ha aggiunto Stratigò – intende stimolare l'applicazione della Musicoterapia perché mette in evidenza non tanto il potenziale terapeutico intrinseco alla musica e alle sue componenti in sé, ma l'uso che di tali potenzialità se ne può fare in diversi contesti diversificati, di malessere sociale specifico come di problematiche legate a diagnosi cliniche». Per realizzare questo progetto i responsabili dell'associazione di volontariato intendono intraprendere – fanno sapere – un rapporto di particolare collaborazione con la scuola di formazione di musicoterapia dell'istituto Isfom di Napoli diretta dal musicoterapista Gianluigi Di Franco, pioniere della musicoterapia nazionale e internazionale. Di Franco, musicista e cantante, dirige, tra l'altro, il corso di formazione triennale di musicoterapia presso il conservatorio «U. Giordano» di Foggia e coordina l'attività di musicoterapia presso l'Istituto di audiologia del secondo Policlinico di Napoli che della cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale Monaldi di Napoli. Il prof. Di Franco è stato anche fino al 2001 presidente per un triennio dell'European Music Therapy Confederation.

 

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Da: www.gazzettadimodena.quotidianiespresso.it del 20-12-2002

 

MODENA

          

Gli è stata ritirata la patente

 

Guida ubriaco e causa incidente. E' stato bloccato

 

L'8 giugno scorso, in stato di ebbrezza, era alla guida di un'autovettura e aveva causato un incidente stradale, allontanandosi poi dal luogo dello scontro. A sei mesi di distanza un uomo nativo di Foggia, ma residente a Maranello, è ricaduto nello stesso reato. Mercoledì scorso verso le 23,20 una pattuglia dei vigili urbani si è recata all'incrocio fra via Cabassi e via Emilia Ovest perchè un automobilista aveva segnalato che, mentre era alla guida della sua Bmw sul cavalcavia della Madonnina, era stato urtato da un'auto, una Fiat Uno, che procedeva in senso contrario e che il conducente non si era fermato. Alcuni passanti avevano comunque notato il tipo di autovettura e la targa della macchina "pirata". A quel punto è scattato l'allarme. Pochi minuti dopo una pattuglia del 113 ha intercettato e fermato l'auto. Il conducente è apparso subito annebbiato dai fumi dell'alcool tanto che barcollava e profferiva parole sena senso e affermava di non ricordare nulla dell'incidente. Per l'uomo, che ha rifiutato il controllo con l'etilometro, è scattato il ritiro immediato della patente e al sequestro dell'auto poichè non coperta da assicurazione.

 

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Da: www.lacittadisalerno.quotidianiespresso.it del 20-12-2002

 

cultura

 

Le opere di Modica nella ''rete'' Un sito per l'artista cilentano

 

VALLO DELLA LUCANIA. Il professore Mario Modica conosciuto in tutta Italia per i suoi dipinti, adesso è anche in rete, i suoi capolavori si possono ammirare anche su internet visitando il suo sito www.mariomodica.it. Un ennesimo traguardo per l'artista cilentano. Mario Modica, nato a Foggia e cilentano d'adozione, vive ed opera a Vallo della Lucania dove è docente di disegno e storia dell'arte allo Scientifico locale. Le sue opere figurano in collezioni private e pubbliche un po' dappertutto: all'archivio della Biennale di Venezia, al Museo d'Arte Moderna di Roma, Parigi, Amsterdam e Bruxelles; nella pinacoteca vescovile di Vallo della Lucania, al museo di Capodimonte e inoltre nelle biblioteche nazionali di Roma e Firenze. Numerose anche le sue mostre sul territorio nazionale: Pescara, Bologna, Foggia, Salerno, Avellino e Gallipoli. La carriera artistica di Modica cominciò a Salerno dove si trasferì con la sua famiglia all'età di 12 anni. Proprio a Salerno frequentò le scuole medie e qualcuno capì la sua vena artistica stimolandolo nella pittura. Ad appassionarlo e ad evidenziare la sua bravura nel disegno fu il professore e pittore Mario Carotenuto. Così Modica decise di frequentare l'accademia delle belle arti a Napoli dove ne uscì con ottimi risultati. A seguire cominciò ben presto ad insegnare e venne trasferito nel Cilento dove ancora oggi risiede. (v.r.)

 

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Da: www.repubblica.it del 19-12-2002

 

Babyfax

 

Poche piastrine, esiste una cura?

 

Quest’estate, in vacanza in Abruzzo, vedendo apparire sul corpo della nostra bambina di 10 anni dei lividi spropositati e, successivamente, numerosi puntini rossi emorragici, abbiamo dovuto farla ricoverare d’urgenza all’ospedale di Pescara. Al primo controllo ematico il numero delle piastrine risultava sceso a circa trentamila. Prima diagnosi, quindi, di porpora trombicitopenica idiopatica. Durante il ricovero ha fatto molti test (…).

Dopo pochi giorni di terapia la piccola è stata dimessa con cure da proseguire a domicilio, e terminate dopo circa un mese con dosi a scalare. Come alternative possibili era stato prospettato: la remissione totale del problema oppure la cronicizzazione. Purtroppo alla fine del ciclo di cure e dopo altri 30 giorni di relativo benessere il calo piastrinico si è riproposto (ultimo controllo di circa 15 giorni fa dava 23000 piastrine) causando una fiacca permanente. La stessa cosa è accaduta a un’altra bambina nella stessa zona di vacanza. Ci sono altre spiegazioni e/o soluzioni oppure nostra figlia dovrà convivere con il rischio di emorragie tutta la vita?

Carlo Vezzaro, Milano

La porpora trombocitopenica idiopatica (PTI), malattia (o sindrome) a patologia autoimmune, spesso preceduta qualche settimana prima da una infezione virale, è caratterizzata da un aumento nel midollo osseo del numero delle cellule madri delle piastrine (megacariociti) e da una marcata riduzione del numero delle piastrine circolanti per aumentata distruzione periferica delle stesse. La causa della malattia risiede fondamentalmente nell’attività autoaggressiva di immunoglobuline che si comportano come autoanticorpi. I macrofagi, che possiedono recettori specifici per il frammento Fc delle immunoglobuline catturano, fagocitano e distruggono le piastrine e gli autoanticorpi adesi alle stesse. Da ciò ne deriva una ridotta sopravvivenza delle piastrine (da 710 giorni a poche ore!!).

La forma di PTI acuta è tipica dell’infanzia ed adolescenza mentre quella cronica è più frequente nell’adulto. In tutti i casi non vi è splenomegalia, anzi si deve sempre orientare il diagnostico verso piastrinopenie nonPTI quando è presente splenomegalia.

In molti pazienti la guarigione avviene spontaneamente. I corticosteroidi sono efficaci soprattutto perchè accelerano la guarigione. In pazienti con gravissima piastrinopenia, è giustificato l’uso di Immunoglobulina ad alte dosi. La forma cronica di PTI necessita sempre di terapia cortocosteroidea; purtroppo la guarigione clinica è difficile ma la malattia può essere stabilizzata. La rimozione della milza, attuata dopo almeno 6 mesi dall’esordio della malattia, determina la remissione completa in una elevata percentuale di pazienti nei quali si sia dimostrato il sequestro delle piastrine a livello splenico e splenoepatico.

Nei pazienti che non rispondono alle succitate terapie, i risultati sono piuttosto incostanti anche con i farmaci immunosoppressori più moderni. Risultati transitori sono stati ottenuti con le IgG antiRh(D)x ed il danazolo. I concentrati piastrinici andranno riservati solo per situazioni di particolare gravità anche perché inducono una isoimmunizzazione con ridotta sopravvivenza delle piastrine infuse. Al contrario, il trapianto allogenico con protocolli di condizionamenti immunosoppressivi nonmieloablativi si sta rivelando di grande interesse ed il nostro gruppo ha già ottenuto risultati molto interessanti in una piccola coorte di pazienti con PTI refrattaria.

Prof. Angelo Maria Carella, direttore Dipartimento di EmatoOncologia, Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, IRCCS, San Giovanni Rotondo, Foggia

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 19-12-2002

 

Reggio Emilia

 

Un intero per ricordare mezzo secolo di Siracusana

 

Sono ben 17 le emissioni aggiunte al programma 2003 dalla consulta per la filatelia che ha approvato anche le celebrazioni del 2004. Deciso anche che il 50° della prima emissione della Siracusana sarà celebrato sull'intero postale dedicato alla manifestazione filatelica nazionale. Ecco le nuove emissioni del prossimo anno: la Repubblica italiana nei francobolli in occasione della mostra che si terrà alla Camera, circolo golf Acquasanta di Roma, Confedilizia, museo nazionale delle paste alimentari, servizio nazionale civile, liceo ginnasio Gian Rinaldo Carli di Pisino d'Istria (ora scomparso, a ricordo dei valori storici e culturali rappresentati), liceo Tasso di Roma e università Luiss Guido Carli, universiadi invernali di Tarvisio, disfida di Barletta, Bernardino Ramazzini fondatore della medicina del lavoro, abbazia di Nonantola, Corrado Giaquinto, Eni, Eugenio Balzan, Archivio centrale dello Stato di Roma, Duccio di Buoninsegna in occasione della mostra a Siena e Veronafil. Il francobollo turistico per l'Italia centrale raffigurerà Lanciano.

Questo invece il programma 2004, oltre alle consuete serie Europa, squadra vincitrice del campionato di calcio, giornata della filatelia e intero per la manifestazione filatelica nazionale: abbazia di San Nilo di Grottaferrata, Archivio di Stato di Firenze, arsenale di Venezia, festival Puccini, Genova capitale europea della cultura, isole Egadi e Viterbo per la serie turistica, K2, Madonna del Tirano, tempio ebraico di Roma, la transumanza (il tratturo Magno che dall'Aquila giunge a Foggia), università di Torino, la calzatura per la serie Made in Italy, Bangkok-Roma (emissione congiunta con la Thailandia nel giorno comune di fondazione delle due città), regioni d'Italia, università Lumsa (Maria Ss. Assunta), museo della liquirizia, Trieste e Louis Braille.

* San Marino emetterà invece 13 serie per un costo complessivo di 45 euro. Chi vorrà acquistare (è già prenotabile) l'intera annata dovrà sborsare un sovrapprezzo di 5 euro, oltre a 2,64 per spese di spedizione, un balzello che ci sembra francamente eccessivo visto che altre amministrazioni postali non richiedono nulla oltre il facciale (o al massimo le spese di spedizione). Ecco comunque il programma 2003. Gennaio: mondiali di sci nordico, la cucina, maestri della pittura. Marzo: Veronafil, Europa, ippica. Giugno: ciclismo, diligenze. Settembre: burattini, mondiali di rugby, giochi e giocattoli. Novembre: Natale e avvenimento sammarinese o internazionale.

Gigi Zerbini

 

Luigi.Zerbini@ilrestodelcarlino.it

 

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Da:www.lanuovaferrara.quotidianiespresso.it del 19-12-2002

 

PORTOMAGGIORE

          

Migliarino. Ripristinate le norme di sicurezza

 

Tangenziale, il cantiere è stato dissequestrato. I lavori sono già ripresi

 

m.bar.

 

MIGLIARINO. Il cantiere della circonvallazione di Migliarino, che era stato sequestrato il 13 novembre scorso per inosservanza delle norme sulla prevenzione infortuni e igiene sul lavoro, è stato dissequestrato e da qualche giorno gli operai della ditta Benedetta di Foggia hanno ripreso a lavorare. Il 4 dicembre il servizio di prevenzione e sicurezza ambienti del lavoro dell'Usl di Comacchio ha tolto i sigilli ma, causa le pessime condizioni meteorologiche gli operai sono ritornati nel cantiere solo da pochi giorni.

L'ordine di dissequestro è partito dalla Procura della Repubblica di Ferrara in quanto la ditta ha provveduto a dotare gli operai delle cinture di sicurezza agganciate (durante l'ispezione solamente uno degli operai ne era provvisto) e a dotare le maestranze di tutte le condizioni di sicurezza. Nel corso dei controlli alla ditta era stata inflitta una sanzione pecuniaria per l'inosservanza delle leggi in materia di sicurezza del lavoro.

I lavori per la costruzione della circonvallazione di Migliarino sono ostacolati dalle pessime condizioni meteorologiche. Se tutto però andrà per il verso giusto il 2003 dovrebbe proprio essere l'anno buono per la conclusione dei lavori di un'opera che la popolazione di Migliarino attende da tempo immemorabile. L'impresa aggiudicataria dei lavori è la Rillo di Benevento che poi ha subappaltato i lavori all'azienda pugliese Benedetta.

Ogni anno l'apposito servizio dell'Usl che consta di una sede a Ferrara e di sedi periferiche a Cento, Copparo, Portomaggiore e Comacchio, visita circa 350 cantieri edili. Se si riscontrano delle irregolarità viene stilato un verbale di contravvenzione e prescrizione ed il passo successivo è quello del sequestro. Per il servizio di Comacchio questo è stato il primo sequestro di un cantiere nel corso di quest'anno.

Il servizio ha competenza nei comuni di Codigoro, Comacchio, Lagosanto, Goro, Mesola, Massa Fiscaglia, Migliaro e Migliarino ma non Ostellato che dipende da Portomaggiore. Lo scorso anno, solamente attraverso le sanzioni sono stati riscossi circa 450 mila euro a livello provinciale.

 

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Da: http://ilgiorno.quotidiano.net del 19-12-2002

 

Sondrio

 

Arrestato a Novara il cervello dell'operazione Cc «Venere»

 

SONDRIO — È stato arrestato a Novara, Angelo Sebastiano Palmieri, 57enne originario di Sannicandro Garganico in provincia di Foggia e residente a Bergamo, uno dei cervelli dell'organizzazione dedita allo sfruttamento di ragazze dell'Est Europa e del Sud America che ricevevano i clienti in appartamenti di Sondrio, Brescia, Alessandria, Padova, Treviso, Bergamo, Modena, Varese. Con l' arresto di Palmieri, sale a 12 il numero degli arrestati dai carabinieri del Reparto operativo di Sondrio per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nell'ambito dell'operazione «Venere». Ancora tre le persone latitanti. Colpito da ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal Gip di Sondrio, Palmieri era latitante dal 27 novembre.

 

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Da: www.corriereromagna.it del 18-12-2002

 

RIMINI

 

Inghiotte una bustina sospetta per far sparire la prova

“Impossibile dire che era droga”

 

RIMINI - Ingoiando il sacchetto di cellophane contenente la sostanza sospetta ha cancellato la prova dello spaccio. E ieri Ruggiero Calvio , 50 anni, nato a Lucera (Foggia) residente ad Assago (Milano), domiciliato a Riccione ha incassato, rito abbreviato, un'assoluzione nel primo di una serie di processi per droga che lo attende nei prossimi mesi. Il giudice Luca Ghedini Ferri ha condiviso la tesi difensiva dell'avvocato Piero Ippoliti secondo cui nel caso specifico non è provato che la sostanza ingerita fosse davvero droga. I carabinieri di Cattolica erano convinti di averlo sorpreso nel luglio scorso mentre, in cambio di soldi, cedeva una dose a un 37enne tossicodipendente di origine napoletana. Sia Calvio sia il presunto acquirente alla vista dei militari avevano ingoiato, rispettivamente, sacchetto e bustina.Lo stratagemma non aveva evitato le manette al 50enne e il giudice aveva convalidato l'arresto. Calvio dopo lo "spuntino" si era sentito male, ma non era stato sottoposto a un accertamento mirato alla ricerca di eventuali tracce di stupefacenti nel sangue

 

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Da: http://www.tribunatreviso.quotidianiespresso.it del 18-12-2002

 

Arrestati con 300 pasticche di ecstasy

 

MONTEBELLUNA. Sono stati convalidati ieri dal giudice per le indagini preliminari Francesco Giuliano gli arresti di Stefano Battistella di Montebelluna e di Alessandro Cascella, originario di Cerignola, militare di carriera in Friuli, finiti nei guai per droga. I carabinieri di Sacile li hanno bloccati l'altra sera a Maserada, trovandoli in possesso di diverse pasticche di ecstasy: 69 per Battistella e 267 per Cascella che aveva anche sei grammi di eroina (il giudice ha deciso che resterà in carcere).

L'operazione rientra nell'ambito dei servizi antidroga portati avanti dai carabiniere di Sacile.

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 18-12-2002

 

SAN BENEDETTO / Nell’operazione che ha portato allo smantellamento di un clan malavitoso in tutta Italia accertamenti anche sulla costa

 

Sacra Corona, indagini in Riviera

 

Arrestato albanese per traffico di droga: è accusato di far parte del «giro»

 

di PAOLA PENNACCHIETTI

 

Si nascondeva in una pensione nel pieno centro della città l’albanese arrestato ieri mattina perché ritenuto uno degli appartenenti al clan italo-albanese dedito al traffico di clandestini e droga, sgominato nell’operazione Helmas. L’uomo, Armando Demo, 30 anni, residente nel Foggiano, è accusato di concorso in traffico e spaccio di stupefacenti. E’ stato fermato alle 7 nella pensione dove aveva trovato rifugio, dagli agenti del commissariato e da quelli della squadra mobile di Teramo.

L’arresto è avvenuto in esecuzione di una delle 46 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del tribunale di Lecce Pietro Baffa su richiesta del Pm della Direzione Distrettuale Antimafia salentina Giuseppe Capoccia. Pesantissime le accuse nei confronti del clan che, secondo gli investigatori, si occupava di immigrazione clandestina e di traffico di droga, ma anche di usura e riciclaggio di denaro. Sette membri della banda sono accusati anche di associazione per delinquere di stampo mafioso.

Le altre ordinanze sono state eseguite a Brindisi, Taranto, Roma, Bergamo, Mantova, Venezia, Treviso e Teramo. L’albanese arrestato a San Benedetto sarebbe stato legato proprio all’organizzazione che operava in Abruzzo. Armando Demo, probabilmente già in fuga, si sarebbe rifugiato a San Benedetto dove era arrivato da qualche giorno con un passaporto falso.

Nel corso dell’operazione, gli inquirenti hanno sequestrato 100 chilogrammi di marijuana, 2 di eroina, 28 di hashish e un ingente quantitativo di ecstasy, oltre a diversi beni immobili, tutti nel leccese, per svariati milioni di euro di valore. La prima fase dell’inchiesta è stata seguita da una seconda dalla quale sono emersi collegamenti del clan con esponenti di rilievo della Sacra Corona Unita leccese. Le indagini, a livello locale, puntano a stabilire come mai l’albanese si trovasse proprio a San Benedetto e se nella zona poteva contare su aiuti o avere legami.

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 18-12-2002

 

UMBRIA / CRIMINALITÀ, BOTTA E RISPOSTA

 

Negoziante presa a calci e rapinata, un fermo

 

E’ un foggiano che aveva con sè i monili di bigiotteria rubati una settimana fa alla donna

 

Per lei, pochi giorni fa, la rapina era finita nel dramma. Tre giovani le stavano portando via la borsa e i contenitori in cui c’erano monili di bigiotteria per il suo piccolo negozio di via dei Priori. Caduta a terra la giovane donna aveva tentato di fermare uno dei rapinatori trattenendolo per una gamba ma questo non aveva esitato, per liberarsi, a darle calci in faccia e sulla testa.

I tre giovani erano spariti nei vicoli del centro. Ma ieri la squadra volante della questura ha fermato un foggiano di 24 anni, con l’accusa di ricettazione: la polizia gli ha sequestrato i monili che appartenevano alla donna rapinata.

Il giovane è stato bloccato dopo un breve inseguimento nella zona di Fontivegge. Un passante si era insospettito vedendolo uscire con un basso elettronico da un negozio di strumenti musicali all’interno del centro commerciale di via Martiri dei Lagher. L’uomo aveva quindi avvertito il titolare dell’esercizio commerciale il quale, dopo avere verificato che lo strumento era stato rubato, ha dato l’allarme alla polizia.

Una pattuglia della volante ha così intercettato il foggiano che alla vista degli agenti ha tentato di scappare dopo avere abbandonato sotto a un’auto in sosta il basso. È stato però bloccato dalla polizia e perquisito.

Gli agenti hanno così sequestrato al giovane collane, bracciale e altri monili che appartenevano alla donna. Al foggiano è stata contestata la ricettazione dei preziosi.

Proseguono comunque le indagini della polizia per identificare gli autori della rapina: il fatto è avvenuto di sera ma la polizia sta cercando comunque testimoni che possano identificare gli autori.

Nel corso degli accertamenti compiuti dopo il furto del basso, il giovane (ora rinchiuso nel carcere di Perugia) è stato comunque accusato da uno dei dipendenti del negozio di avere rubato una decina di giorni fa il suo marsupio con soldi e documenti. La polizia lo ha quindi denunciato anche per questi due episodi.

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 17-12-2002

 

In pensione il procuratore, due Pm in maternità e una valanga di fascicoli.

Valori: «Penalizzati i piccoli tribunali»

 

Tre magistrati per ottomila indagini

 

Emergenza in Procura: il 2003 promette tanto lavoro e buchi in organico

 

di ROSALBA EMILIOZZI

 

Una valanga di lavoro in Procura, ma i magistrati diminuiscono. Resteranno in tre per ottomila fascicoli? La possibilità è concreta anche se non imminente. E fa tremare il presidente della Camera penale, Federico Valori: «Per il cittadino si fa sempre più reale il rischio che non vi sia giustizia». In Procura sono pronti a fronteggiare il peggio, la riduzione all’osso dell’organico. «Se accadrà sarà molto dura, ma cercheremo di sostenere la situazione anche in tre» dice il sostituto Massimiliano Rossi, che svolge le funzioni di procuratore.

Per ora al quarto piano di palazzo di giustizia c’è una sola scrivania vuota, quella dell’ex capo dei Pm, Ennio Formiconi, andato in pensione. I suoi fascicoli sono stati già divisi tra i sostituti. I quali aspettano un rinforzo ma rischiano seriamente di rimanere in tre. La nomina del nuovo procuratore della Repubblica ha tempi lunghi. A fare previsioni rosee, il posto verrà coperto prima dell’estate oppure, se va male, in autunno. E’, poi, in attesa del secondo figlio la dottoressa Antonella Redaelli, che potrebbe lasciare l’ufficio per maternità a marzo. Per allora non si sa se arriverà la dottoressa Irene Lilliu, 35 anni, originaria di Ancona, Pm a Foggia, destinata a ricoprire il posto vacante di sostituto. Anche il Pm Lilliu è in dolce attesa. Quindi l’operatività non sarà immediata. La Procura potrà contare sui sostituiti: Rossi (già gravato dalla funzione di procuratore), Andrea Laurino e Massimiliano Siddi. In tre, come a Camerino dove «la Procura tratta 800 fascicoli l’anno, contro gli ottomila di Macerata» ricorda Vando Scheggia, ex presidente del penalisti, che di quei dati ne avava fatto un suo cavallo di battaglia.

Le cifre. A Macerata sono cinquemila i fascicoli con indagati, aperti dall’inizio del 2002 ad oggi, ai quali si sommano altri duemila procedimenti contro ignoti e un numero imprecisato di indagini che vanno a finire sui tavoli dei giudici di pace. Con questi numeri non sarà un 2003 facile. «La situazione di Macerata ricorre in tutti i Tribunali più piccoli — dice Valori — e rispecchia il più grande problema della carenza di organico della magistratura». La soluzione, «l’allargamento dei ranghi all’avvocatura ma con trattamenti giuridico ed economico seri». Inoltre Valori ritiene «fuorviante la rivalità tra penale e civile» (a Macerata vi è anche una carenza di giudici). «E’ vero che da noi vi è prevalenza di cause civili, ma la criminalità che osserviamo è da colletti bianchi, economica, e si traduce in reati di bancarotta, falso in bilancio che vogliono uguale certezza di tempi del processo civile».

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 18-12-2002

 

Ferrara

 

Gorino trionfa a Lesina con il suo brodetto d'anguilla

 

Si è svolta nei giorni scorsi a Lesina (Foggia) l'importante manifestazione 'Lagune d'Italia', che ha visto partecipare i Comuni di Comacchio e Goro, insieme all'on. Alfredo Sandri. Presenti per Comacchio il sindaco Giglio Zarattini, l'assessore alla Pesca Eugenio Gramolelli, l'assessore al Turismo Cristina Cicognani; e per Goro l'assessore all'Ambiente Valis Paesanti. Oltre al convegno sulle possibilità d'azione dei comuni lagunari nell'ambito di Agenda 21, e sulla possibilità di essere riconosciuti dal Ministero entrando in un filone a sé delle città lagunari, si è svolta, nella serata di sabato, una degustazione/gara dei prodotti tipici locali organizzata dal Presidio di Slow Food di Lesina. La disfida gastronomica ha visto i nostri comuni ben piazzati, grazie anche al contributo dei numerosi fornitori, ed ha sancito la supremazia di Goro e Gorino, che hanno conquistato tre delle dieci posizioni della classifica finale.

Se il primo posto è andato ex-equo al comune ospitante, con la 'minestra d'anguilla' e ad Orbetello con la 'Spigola coi funghi', al secondo si è piazzato Goro, con il 'Broeto di bisoti' (Brodetto di anguille giovani).

Non potevano mancare le vongole, il più tipico dei prodotti di Goro, che hanno conquistato il quinto posto. Sesto piazzamento per il celebre 'Brodetto con la verza' di Comacchio, che ritroviamo anche al decimo con il tipico 'Risotto d'anguilla'. E a Goro, che ha conquistato anche l'ottavo posto, si gongola: «Finalmente una giuria professional-popolare — commenta, non senza ironia, l'assessore all'ambiente Valis Paesanti — ha chiarito, a chi ancora aveva dei dubbi… che il miglior brodetto d'anguilla in generale è quello di Gorino. Attendiamo ora la prossima degustazione-gara, sempre a livello professionale, per dimostrare qual è il miglior risotto d'anguilla».

p.v.

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 18-12-2002

 

Bologna

 

E' un Barbone il bruto arrestato in via Carracci

 

«Ho la 'roba' con me, seguimi». S'era inventato la scusa della droga per appartarsi con la vittima e violentarla, l'uomo arrestato l'altro pomeriggio dopo un tentativo di stupro su un carro merci, in stazione, dalla parte di via Carracci. Si chiama Giuseppe Barbone, ha 38 anni, è originario della provincia di Foggia, alloggia nel dormitorio di via Sabatucci. Ora dovrà rispondere di violenza sessuale e lesioni.

Il clochard s'era incontrato con una tossicodipendente di 20 anni, in un vagone merci abbandonato su un binario morto.Ma una volta all'interno del carro, Barbone l'aveva aggredita, mettendole una mano sulla bocca per impedirle di urlare e chiedere aiuto, e cercando di sfilarle i pantaloni. La ragazza, però, era riuscita a sfuggire alla presa dell'uomo e a scappare in direzione di via Carracci, dando l'allarme e facendo arrestare il bruto.

l. p.

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 17-12-2002

 

Ancona

 

Scontro a tre sul ponte dell'Arzilla

 

FANO — E' stato un week-end caratterizzato dagli incidenti stradali quello che si è appena concluso. Il più grave si è verificato nella notte tra domenica e lunedì in viale 1° Maggio, proprio sopra il ponte dell'Arzilla all'ingresso nord della città. Tre le auto coinvolte nella carambola: una Fiat Punto, condotta dal 66enne Raffaele Ferrara di Manfredonia, una Y-10 con alla guida il 27enne fanese Damiano Tombari ed una Smart, condotta dal 20enne fanese Giulio Tomassoli. Nell'impatto hanno riportato la peggio Raffaele Ferrara e il passeggero che si trovava a bordo della Smart, il 25enne Marco Bertusi di Gabicce Mare.

Entrambi si trovano ricoverati nel reparto di ortopedia dell'ospedale di Fano con 40 giorni di prognosi. Giulio Tomassoli è stato invece giudicato guaribile con 14 giorni di prognosi. Sul posto anche il personale medico del 118. Sempre all'ingresso nord della città si sono verificati altri due incidenti nella notte tra sabato e domenica: due auto si sono scontrate frontalmente ed una terza è finita fuori strada autonomamente. Fortunatamente in tutti e due i casi non ci sono stati feriti gravi.

 

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Da: www.messaggeroveneto.quotidianiespresso.it del 17-12-2002

 

Dopo un anno e mezzo scarcerato il carabiniere

 

È stato un anno e mezzo in carcere sottoposto a misura cautelare, per dieci mesi in isolamento. Adesso il tribunale l’ha scarcerato, ponendolo agli arresti domiciliari nella casa della madre, a Melfi in provincia di Potenza. Parliamo di Roberto Consiglio, il carabiniere in servizio alla Banca d’Italia il 26 giugno 2001, giorno della rapina da 2 miliardi al furgone portavalori. La settimana scorsa, in udienza, aveva letto una lunga confessione pur prendendo le distanze dagli esecutori materiali del colpo, tutti già rei-confessi. Lui fino a quel giorno era rimasto zitto, negando ogni legame. Anche con la sua confessione ha voluto prendere le distanze dai foggiani già condannati, non negando alcuni ruoli “marginali” ricoperti nel colpo. Il suo avvocato, Piergiorgio Bertoli, in udienza aveva presentato l’istanza di scarcerazione ieri accolta dal tribunale. Il processo continuerà domani. Consiglio aveva anche chiesto ai giudici di espiare la pena ai domiciliari. Si vedrà dopo la sentenza.

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 17-12-2002

 

Lite davanti al cinema 18enne sferra coltellata

 

BOLOGNA — Un diciottenne di Foggia che aveva cercato di accoltellare un ragazzo bolognese durante una rissa, è stato denunciato domenica pomeriggio dalla polizia. Ad accorgersi della zuffa, davanti alla multisala Medusa, sono stati due poliziotti, intervenuti bloccando il pugliese col coltello con cui aveva lacerato il giubbotto dell'avversario, ma senza ferirlo.

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 16-12-2202

 

Statale Appia, camion carico di frutta si ribalta

 

Una prognosi di 25 giorni per l'autista del camion carico di frutta ribaltatosi nella notte tra sabato e domenica al km 131 della via Appia. L'uomo, proveniente da Foggia e diretto a Fondi per il mercato domenicale. viaggiava nei pressi del cimitero di Itri quando, forse a causa di un colpo di sonno, è uscito fuori strada, provocando il ribaltamento del mezzo pesante. Sul posto sono intervenuti sia i carabinieri che i vigili del fuoco di Gaeta che hanno provveduto a soccorrere il sessantunenne rimasto ferito nell'incidente che, fortunatamente, non ha coinvolto altre vetture. Dalle 2.40 alle 7.30 il tratto di strada è rimasto chiuso al traffico (a quell'ora praticamente inesistente) per consentire ai vigili e ad un appositamente arrivata da Latina, di risollevare il camion e ripulire la carreggiata dall'uva fuoriuscita dal mezzo.

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 16-12-2202

 

Smantellato il “mostro Enichem”, sulle sue ceneri sorge un nuovo polo industriale. «Un miracolo», dice il sindaco Campo

 

Manfredonia, come rinascere senza chimica

 

Contratto d’area e porte aperte alle imprese di Treviso: così finisce l’incubo pugliese

 

dal nostro inviato RENATO PEZZINI

 

MANFREDONIA (Foggia) — Cosa accade in una città - si chiami Termini Imerese o Manfredonia, poco importa - in cui improvvisamente la fabbrica che dava lavoro e benessere a mille, duemila famiglie, rischia di chiudere?

La fabbrica di Manfredonia si chiamava "Enichem". Alla fine degli anni 60 arrivò qui per seminare e far crescere i "benefici della grande industria" costruendo un impianto per la produzione di concimi chimici. Duemila posti di lavoro più quelli dell’indotto, certo. Ma anche devastanti colate di cemento, solventi scaricati in mare, veleni a deturpare l’ambiente e a incattivire l’aria. Parte di quel "mostro" è ancora lì, immobile e inerte. Ciminiere, giganteschi grovigli d’acciaio, tubi e silos metallici mangiati dalla ruggine, spianate di asfalto corroso dal tempo e dalle sterpaglie. E poi, due chilometri di ferro e cemento che si spingono fino in mezzo al mare, violentando la bellezza di un golfo che doveva essere meraviglioso: là doveva esserci il porto collegato a terra da nastri trasportatori costati la modica cifra di 350 miliardi.

Per farla breve, a metà anni 90 la situazione era questa: Enichem chiusa, porto inattivo, nastri trasportatori fermi (non hanno mai portato neppure un grammo di merce), qualche politico sotto inchiesta, turismo a livello zero, danni ambientali inestimabili, diecimila disoccupati in una città di sessantamila abitanti. Una catastrofe.

Da quel momento in poi Manfredonia ha lavorato per rimettersi in piedi divenendo in qualche modo uno dei simboli dei tentativi fatti nel Mezzogiorno per tirarsi fuori dai guai. Tentativi difficili, dove buone volontà e inventiva sovente hanno dovuto fare i conti con obsoleti burocratismi e logiche di campanile.

La via d’uscita dalla crisi ha preso il nome di contratto d’area. In Italia ne sono stati pianificati diciassette sul finire degli anni 90. Quello di Manfredonia è senz’altro il più importante, il più costoso, in qualche modo il più pretenzioso. Qui ha funzionato così: che i sindacalisti hanno accettato di sottoscrivere contratti di lavoro meno favorevoli rispetto alle tabelle nazionali; che Comune e Regioni hanno assicurato snellezza burocratica e procedure preferenziali, che imprese di varia natura hanno garantito investimenti e occupazione, e che Roma ha provveduto a cospicui finanziamenti: più di mille miliardi di vecchie lire.

Per fare cosa? Per smantellare tutto ciò che del "mostro Enichem" era smantellabile e costruire al suo posto una nuova cittadella industriale dislocata in parte dove una volta ansimava il motore bolso del polo chimico, e in parte sulle colline che sovrastano la città. Le hanno chiamate Manfredonia Uno e Manfredonia Due. E all’inizio ci hanno creduto in tanti.

Ci hanno creduto, soprattutto, gli industriali di Treviso: «La nostra regione è ormai a un livello di saturazione» è la pragmatica spiegazione data dal presidente Bellato «andare a investire altrove per allargare le nostre imprese era ed è un obbligo». Così dal Veneto sono scesi in una trentina, fra cui marchi celebri come Sangalli (vetro) e Giò Style; un altro po’ da Lazio e Lombardia, il resto dalla Puglia. Totale: più di sessanta aziende che cercavano nuovi spazi su cui costruire nuove fabbriche, personale già addestrato (e a Manfredonia ce n’era in abbondanza), facilitazioni burocratiche e aiuti finanziari.

Sarebbe bello e di buon auspicio poter raccontare che la cosa ha funzionato a meraviglia, che dal giorno della sottoscrizione del contratto d’area (1998) tutto è stato messo in funzione e migliaia di lavoratori hanno già trovato occupazione. Non è andata proprio così. Per colpa di una storia tipicamente italiana.

Mentre la Regione Puglia sottoscriveva il contratto d’area, infatti, un’assessore della stessa Regione inseriva i terreni destinati alla costruzione di Manfredonia Due fra i siti ambientali della zona. Perché lì, in quelle radure che altri avevano destinato alla costruzione degli stabilimenti, nidificava talvolta la "gallina prataiola", raro volatile in via di estinzione. Non che la gallina prataiola non avesse i suoi diritti, ma forse bastava solo un po’ di coordinamento per evitare l’equivoco.

Risultato: per più di due anni, nell’area destinata agli opifici, non si sono potute fare strade e fognature, nè sotterrare cavi e tubi, nè portare l’energia elettrica. Due anni di stop che a molti hanno fatto venire la tentazione di mollare tutto e andare altrove. Tentazione a cui fortunatamente hanno resistito cinquanta delle sessantuno aziende che si erano impegnate a portare qui le loro produzioni, anche perché nel frattempo - ma non senza fatica - il problema del "sito ambientale" è stato risolto.

Adesso dove c’era l’Enichem ci sono stabilimenti nuovi di zecca che danno lavoro a millecinquecento persone; e dove c’era la "gallina prataiola" ci sono una quindicina di capannoni che entro pochi mesi dovrebbero dover dare lavoro a un altro migliaio di dipendenti. Più l’indotto, più i fondi che hanno permesso di risistemare un po’ il paese, più i progetti per investire le rimanenze in un dissalatore e in un villaggio turistico. Ne valeva la pena?

«Certo che ne valeva la pena» dice il sindaco di Manfredonia, che si chiama Paolo Campo ed è responsabile dell’attuazione del contratto d’area. Cammina fra i capannoni ristrutturati dell’ex Enichem e ricorda i mesi terribili in cui in città si fecero barricate, e ci furono scontri, i lavoratori contro gli ambientalisti, l’azienda contro i sindacati, le famiglie dei pescatori contro quelle degli operai, i politici stremati da una lotta fratricida, tutti contro tutti, con due navi cariche di veleni alla fonda davanti al polo chimico (fra cui la famigerata Deep Sea Carrier), la minaccia di un inceneritore in costruzione, e il pericolo incombente della chiusura dello stabilimento e di licenziamenti. Era la fine degli anni 80: «E si aveva la sensazione che tutto potesse crollare: il lavoro, la possibilità di rinascere, la pace sociale. A voi, la faccia di oggi di Manfredonia può sembrare quella di una delle tante città del sud costrette a fare i conti con un sviluppo stentato. A noi, che qui viviamo da sempre, quello di oggi appare come un miracolo».

 

(3/continua)

 

LA SCHEDA

 

COSA SONO I CONTRATTI D’AREA

 

Il contratto d’area - così lo definisce la legge - è uno «strumento operativo funzionale alla realizzazione di un ambiente economico favorevole all’attivazione di nuove iniziative imprenditoriali e alla creazione di nuova occupazione nei settori dell’industria, dell’agroindustria, servizi e turismo, attraverso condizioni di massima flessibilità amministrativa ed in presenza di investimenti qualificati da validità tecnica, economica e finanziaria». In pratica un finanziamento alla creazione di nuove aziende e di nuovi posti di lavoro in aree interessate da «gravi crisi occupazionali» dovute per lo più alla chiusura di importanti stabilimenti.

 

COME NASCONO

Sono sindacati e datori di lavoro, insieme, a presentare il “contratto d’area". Le Regioni e i Comuni sottoscrivono, garantendo la costruzione di infrastrutture adeguate (strade, reti telefoniche, cablaggio); lo Stato, se approva, finanzia più del 50 per cento delle iniziative.

 

QUANTI SONO

In Italia i "contratti d’area" approvati sono stati diciassette per una spesa complessiva di quasi 4 mila miliardi di vecchie lire. A Manfredonia e a Crotone i più importanti; e poi a Potenza, nell’area Asi di Agrigento, nel Molise interno, a Torres Stabiese, a Terni.

 

CHE RISULTATI HANNO AVUTO

L’obiettivo era quello di finanziare progetti industriali che potessero creare oltre quindicimila posti di lavoro. Obiettivo non ancora completamente raggiunto.

 

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Da: www.corriere.it del 17-12-2002

 

CRONACA DI ROMA    

 

PREMI

 

«Famiglia Dauna» vinto da Cassieri

 

Giuseppe Cassieri è il primo vincitore del «Premio Famiglia Dauna di Roma», un riconoscimento riservato a personaggi non facenti parte dell’associazione che da trentacinque anni riunisce quanti, nati o formatisi nella provincia di Foggia, vivono a Roma. Cassieri ha recentemente pubblicato per le edizioni Marsilio il romanzo «Homo felix». La premiazione si svolgerà entro febbraio.

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 16-12-2202

 

L’INTERVISTA

 

Il presidente degli industriali: investimenti dal Nord, unica salvezza

 

dal nostro inviato

 

FOGGIA — Nicola Biscotti è il presidente degli industriali di Foggia. Ed è uno di quelli che con più vigore, nelle settimane di discussione della legge finanziaria, ha reclamato più attenzione per il Sud: «Perché» dice «abbiamo ancora pochi anni a disposizione per far partire un’economia solida nel Mezzogiorno, e per farlo bisogna riuscire a coinvincere gli industriali di fuori a investire da noi».

Una delle critiche che vengono mosse al Sud, e in particolare agli industriali, è quella di prendere i soldi -dello Stato- e di fuggire...

«A Manfredonia abbiamo dimostrato l’esatto contrario, abbiamo risposto con un approccio progettuale e competitivo».

Insomma, è soddisfatto di come ha funzionato il contratto d’area?

«Il progetto ha retto nella sua sostanza. Più di cinquanta imprese hanno aperto nuovi stabilimenti, o li stanno aprendo. Milletrecento persone hanno già un lavoro, entro l’anno prossimo verranno creati altri millesettecento posti. Non mi va di essere trionfalista, ma il pessimismo di molti è davvero incomprensibile».

Cosa ha funzionato a Manfredonia?

«Ha funzionato il fatto che tutti si sono messi a progettare insieme una possibile linea di sviluppo: sindacati, imprese, enti locali, e lo Stato che ha investito molte risorse. Quando si riesce a discutere e a capire le ragioni degli altri, le cose vanno bene».

E cosa non ha funzionato?

«Ci sono stati degli intoppi burocratici. Le infrastrutture in una delle due aree destinate a diventare area industriale hanno tardato a venire. Ma non per colpa di sindaci o di qualcuno in particolare. Anzi, il Comune di Manfredonia ha facilitato il più possibile i lavori, e anche i sindaci degli altri Comuni interessati, che pure sono di orientamento politico diverso, hanno fatto altrettanto».

E a chi dice che in realtà il bilancio dell’operazione è negativo?

«Rispondo che abbiamo intenzione, come industriali di Foggia, di riproporre un progetto simile in un’altra zona della Provincia, ad Ascoli Satriano. E uno non ripete un’esperienza se la giudica negativamente».

re. pez.

 

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Da: http://lanazione.quotidiano.net del 17-12-2002

 

Cronaca

 

L'inchiesta su Albalcom è finita

 

L'inchiesta su Albalcom è finita. In questi giorni il pm Giulio Monferini ha fatto spedire l'avviso di conclusione indagini. Le quindici persone coinvolte nell'inchiesta e sottoposte a indagini non lo hanno ancora ricevuto. Dal momento in cui lo avranno in mano decorreranno venti giorni per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogate. Solo dopo il magistrato deciderà per quali indagati richiedere al gip il rinvio a giudizio o il proscioglimento. L'inchiesta, che consta di 6.500 pagine, ha riguardato Roma, Foggia, Messina, Firenze, Scandicci e Lastra a Signa. Quattro però sono le persone sottoposte a indagini nella nostra provincia: il sindaco diessino di Lastra a Signa Carlo Moscardini, il suo assessore Carlo Nannetti (difesi entrambi dall'avvocato Ferruccio Fortini) e un funzionario del Comune (assistitito dall'avvocato Lucia Mininni) e l'assessore ai lavoripubblici del comune di Scandicci Marcello Dugini, difeso dagli avvocati Neri Pinucci e Sigfrido Fenyes. Anche il sindaco di Foggia Paolo Agostinacchio di An, presidente del consiglio nazionale dei comuni d'Italia, è sotto indagine.

Cinque dirigenti di Albacom (Arturo Bonfanti, Angelo Di Padova, Mauro Cerioli, Federico Marigliano e Giovanni Pietro Soffiantini) sono accusati di corruzione e istigazione alla corruzione. Secondo il pm si sarebbero serviti dell'imprenditrice Adelaide Ramacci per promuovere in diversi comuni italiani i progetti di cablaggio. L'imprenditrice — secondo il pm Giulio Monferini — aveva una riserva di denaro e se ne sarebbe servita per far ottenere ad Albacom le autorizzazioni per piazzare i cavi di cablaggio. Adelaide Ramacci venne arrestata dalla Finanza in Palazzo Vecchio nel maggio 2001 mentre lasciava sulla scrivania del vicensindaco Graziano Cioni 30 milioni di lire.

Il sindaco Moscardini (che appena riceverà l'avviso farà una conferenza stampa), ma anche Nannetti e Dugini, hanno sempre sostenuto che Albacom non doveva cablare Lastra a Signa nè Scandicci ma solo passarci per arrivare a Firenze. E non dovevano promuovere niente visto che avevano ottenuto il permesso di passaggio sia dal decreto del Presidente della Repubblica del 19 settembre 1997, numero 318, sia perchè la relativa autorizzazione era già stata concessa dalla Provincia. Avevano invece chiesto ad Albacom di cambiare il tracciato. Il funzionario del Comune è finito nel mirino del pm per aver spedito ad Albacom un fax con una annotazione di suo pugno che nell'originale non c'è. Per questo motivo è stato indagato per favoreggiamento e alterazione di documento.

Anno 2, n. 70
24 dicembre 2002

IN QUESTO NUMERO

APPUNTAMENTO AL PROSSIMO NUMERO CHE SARA' IN RETE

LUNEDI 
7 gennaio 2003