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di Maurizio De Tullio


Domenica mattina 15 dicembre 2002, intorno alle 11,15, in un mega-padiglione della Fiera di Foggia è stata rappresentata una originale manifestazione - denominata 'Prendi la parola' -  fortemente voluta dall'Assessore regionale di Forza Italia Enrico Santaniello.

L'evento è stato preceduto da una massiccia e onerosa pubblicizzazione consistente in numerosi maxi-manifesti 6x3, spot radiotelevisivi, ripetute inserzioni su quotidiani e periodici, compresa l'attivazione di un sito internet (www.prendilaparola.it) che resterà a disposizione dei cittadini per un anno interno, e con la possibilità di partecipare a un forum guidato.

Chiunque ha avuto la possibilità di accedere allo spazio-ring allestito in Fiera e gestito da Enrico Ciccarelli, e di "prendere la parola" attraverso uno dei microfoni gentilmente sorretti dai colleghi Daniela Zazzara (di 'Teleradioerre', che ha curato la diretta televisiva anche per conto delle altre due consorelle foggiane), Vincenzo D'Errico (di 'Teleblu'), Ciro Dattoli (di 'Telefoggia') e Daniela Eronia.

I promotori, una decina oltre l'illustre assessore, si attendevano il tutto esaurito, che non c'è stato. Anzi: all'inizio si potevano contare circa 400 persone, dopo un'ora metà parterre era già vuoto e alla fine della 'convention', cioè alle 12,45, erano rimasti in poco più di una cinquantina, compresi diretti interessati, tecnici e faccendieri vari. Insomma, pubblico da comizio di piazza, persona più persona meno.

Doveva essere la storica giornata dei cittadini semplici, quelli a cui la parola normalmente non viene data. E al microfono si sono alternati ancora una volta i soliti noti, quelli che straparlano ogni giorno e su tutti i media locali. Per carità, in maggioranza hanno riempito i tre minuti d'ufficio volti ignoti di una città variamente rappresentata (studenti universitari, docenti, sfollati, piccoli imprenditori etc.) ma come negare che la passerella sia stata appannaggio di assessori, imprenditori, giornalisti che normalmente hanno luoghi, tempi e modi di ragionare a voce alta? Ed anche ammesso che fossero intervenuti in qualità di semplici cittadini, hanno avuto poca accortezza nel non farsi da parte per i motivi suddetti.

Saranno stati una trentina gli interventi, alcuni di indubbio spessore, altri di scontato elogio ai Più Sani, Più Belli di turno. Alla fine i conti vanno così tirati: il 50% è fortemente critico con la gestione della cosa pubblica di pertinenza della Giunta Agostinacchio (presente nella quasi totalità - ndr), un altro 50% di interventi è consistito in suggerimenti, sollecitazioni per il Sindaco che verrà (provate a indovinare un nome su tutti? Bravi...).

Morale? Decine di milioni di vecchie lire spesi per una specie di "comizio al contrario" - dove sul palco parlano gli astanti e a sentirli da terra resta l'oratore silenzioso - sono sembrati uno schiaffo all'intelligenza.

Parliamoci chiaro: c'è un uomo politico, Enrico Santaniello, che vuol fare il Sindaco. Legittimo. Ha tanti soldi da spendere da qui a giugno per farsi eleggere? Benissimo, ne faccia l'uso che crede. Ma cosa c'entra la supposta mancanza di Libertà? Quasi che, coi mezzi che abbiamo, si sia davvero ridotti al silenzio istituzionalizzato? Eccessivo crederlo. C'è un uso pilotato delle risorse pubbliche verso certa stampa, questo magari siamo più propensi a pensarlo ed anzi cerchiamo di denunciarlo quando capita l'occasione. Invece, come crediamo un po' tutti, si trattava di "dare una lezione" di immagine e bon ton al Sindaco Agostinacchio: ma il primo cittadino di Foggia quel che aveva da dire almeno ha avuto il coraggio di dirlo apertamente. Certo, coi toni e le acrobazie che gli sono noti, ma è stato diretto ed esplicito. Nè ha pensato di far parlare altri al posto suo. Unica concomitanza mediatica un microfono gentilmente sorretto da un esponente del mondo dell'informazione.

Ma, riprendendo il discorso, davvero dovremmo credere che domenica 15 dicembre 2002, in un padiglione della Fiera, sia stata "generosamente" concessa la possibilità di esprimersi? Quale persona di buon senso spenderebbe decine di milioni di vecchie lire per ascoltare trenta persone che riferiscono di cose che un politico svezzato dovrebbe già ben conoscere?

Il candidato Santaniello è certo che tutto quel bailamme - organizzativo, pubblicitario, mediatico - gli tornerà utile? Noi saremmo più cauti, ed anzi gli suggeriamo di pensarci meglio la prossima volta, magari organizzando sin da ora le proverbiali cene elettorali, squadre di attacchini e quant'altro la febbre da elezione ha suggerito in questi cinquant'anni di (discutibile, questo sì) democrazia. Lo diciamo estremizzando il concetto ma è per capirci.

Tutto ciò crediamo che non gli tornerà utile perchè la parola Libertà è una di quelle da usare sempre con grande parsimonia. Proprio lui che è uno degli inquilini della nobile Casa delle Libertà non si rende conto di quale abuso se ne sia fatto finora, e sempre a scapito dei cittadini, quegli stessi a cui ha voluto concedere (con vigore Messianico) tre minuti di protagonismo per riempire di volti uno show di voti?

Caro assessore, per fare il Sindaco (e prima ancora il Candidato Sindaco) c'è bisogno di un contatto vero con la città e coi cittadini. Quello di domenica era così edulcorato che ci meravigliamo di come non se ne sia accorto, forse malamente consigliato dai soliti "quattro amici" del Bar delle Libertà.

Guardi, a noi risulta che nelle sedi di partito, nei sindacati, nelle associazioni, nelle conferenze, nei convegni, nelle trasmissioni radio-televisive, sulla stampa, su internet sia ancora possibile esprimersi. Non c'era bisogno di tutto quel casino, per giunta all'americana, per far esprimere una trentina di onesti cittadini. Avesse citofonato ai condomini di un palazzo avrebbe raccolto più materiale per il suo lavoro. Insomma, bastava organizzare una trasmissione televisiva con telefonate in diretta. Del resto la sua manifestazione è andata abbondantemente in video a conferma che lo strumento catodico resta tuttora una soluzione vincente.

Avrebbe risparmiato un bel po' di quattrini, non fatto rinunciare alla Santa Messa televisiva tanti foggiani e soprattutto avrebbe dialogato con molti più cittadini.

Di certo quella parola, "Libertà", sarebbe circolata quel tanto che basta per far capire che è appena cominciata la campagna elettorale.

E infine una cortesia: scenda subito dal piedistallo: «Ho tolto la disperazione, ho tolto l'indifferenza!» - le sue prime parole in video al termine della manifestazione - ci ricordano troppo da vicino un Suo illustre compagno di partito, Silvio Berlusconi.

La preghiamo umilmente di non imitare i momenti peggiori dell'uomo che considera la parola Libertà alla stregua di un'altra con cui fa rima: Proprietà.

 

A MARGINE

Ricci e capricci

Appare senz’altro singolare la concomitanza che ha visto protagonista, direttamente o meno, Michele Ricci. Dapprima il ‘Giornale d’Italia’ ha chiuso la redazione di Foggia, e poche ore dopo si è appreso dalla stampa che l’ex parlamentare aveva rotto il tavolo dell’Ulivo a causa della sua mancata candidatura a Presidente della Provincia. Non sappiamo se si tratta di due episodi tra loro legati, certo fanno pensare. A noi, come è noto, interessa maggiormente la prima questione anche se evidentemente legata a maglie strette alla seconda.

Colpisce soprattutto il comportamento tenuto nella vicenda editoriale da Ricci, rilevato e sottolineato anche da Michele Loffredo nel corso della conferenza stampa di sabato scorso: “Immaginavo che con tutto il suo passato (di sindacalista prima e di parlamentare poi - ndr) potesse davvero prendere a cuore la situazione dei colleghi di Foggia. Così non è stato, addolorandomi molto”.

Spiace che Michele Ricci non abbia trovato modo migliore per rappresentare la sua solidarietà ai colleghi della sua Cooperativa di Giornalisti dal momento che si tratta anche di un giornalista pubblicista. Per anni Ricci ha infatti diretto il periodico politico-sindacale 'Presenza CISL'.

E’ soprattutto il silenzio, la mancanza di chiarezza, la precarietà di una struttura nata mastodontica rispetto al prodotto finale, gli intrecci spesso perversi tra politica, imprenditoria e informazione a caratterizzare una vicenda che proprio il ‘Vadonline’ aveva inquadrato con parole di speranza lasciando spazio nel contempo a più di un dubbio, gli stessi che oggi accompagnano i colleghi coinvolti nella redazione foggiana del ‘Giornale d’Italia’ ai quali va naturalmente tutta la nostra solidarietà e l'invito a non desistere.  

Anno 2, n. 70
24 dicembre 2002

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LUNEDI 
7 gennaio 2003