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Bitume sul ‘Giornale d’Italia’

Federazione Nazionale della Stampa e Associazione della Stampa insieme. E’ accaduto sabato mattina 21 dicembre - crediamo per la prima volta dopo il caso di ‘Qui Foggia’ nel 1987 - in una saletta interna del Palazzetto dell’Arte di Foggia, messa gentilmente a disposizione dal Comune dopo che altri soggetti avevano prima concesso e poi negato l’uso di proprie sale. Presenti Filippo Santigliano, Mario Schena, Angelo Damato e naturalmente Michele Loffredo.

Oggetto dell’incontro l’annunciata conferenza stampa indetta dai colleghi della redazione foggiana del ‘Giornale d’Italia’, la cui proprietà dal 7 dicembre scorso ha chiuso - anche fisicamente - l’Ufficio di corrispondenza di Foggia, di via Crispi 55.

Una vicenda dai contorni incresciosi e misteriosi quella del ‘Giornale d’Italia’, quotidiano romano di antiche tradizioni tornato nelle edicole di Capitanata a metà settembre, con otto delle 32 pagine dedicate alla provincia di Foggia, e senza un adeguato lancio pubblicitario.

L’iniziativa, fortemente voluta dall’imprenditore edile foggiano Rocco De Filippis e dall’ex parlamentare dell’Udeur ed ex segretario territoriale della Cisl di Foggia Michele Ricci, era partita con il coinvolgimento di una trentina tra giornalisti, tecnici e impiegati.

Sin dall’inizio il quotidiano ha dovuto fare i conti con alcune obiettive difficoltà: andirivieni di colleghi, impaginazione ballerina, foliazione caotica, emolumenti solo parzialmente corrisposti. E dopo nemmeno tre mesi di vita la drammatica decisione, presa unilateralmente e con motivazioni che, se confermate, davvero non reggerebbero.

“Ho subìto da De Filippis una sorta di «ricatto morale» - ha detto senza mezzi termini Michele Loffredo, referente per la Capitanata della FNSI e per circa un mese collaboratore di punta del giornale. “Avevo accettato di collaborare col GdI perchè mi era stato garantito che in breve tempo l’editore avrebbe dato corso ai contratti regolarizzando ogni situazione. Ho accettato sapendo che in questo modo avrei aiutato molti colleghi. Così non è stato”.

Già, non solo per mesi in tanti hanno lavorato ricevendo solo che pochi acconti, non solo la prospettiva di regolarizzare contrattualmente le vicende professionali di tanti è stata disattesa ma si è arrivati - la mattina di sabato 7 dicembre - a impedire l’accesso alla redazione foggiana, al quarto piano di via Crispi 55. La situazione è doppiamente grave - hanno precisato i colleghi - perchè in questo modo nessuno ha potuto ritirare nemmeno i propri effetti personali.

Ed è incredibile che ad oggi nessuno abbia chiarito a quale titolo la redazione di Foggia lavorava per conto del ‘Giornale d’Italia’. A quale cooperativa alcuni di essi avevano aderito? Si è detto a quella denominata ‘Cooperativa Giornalisti di Foggia’, della quale non ci sono però molte tracce. In via Crispi 55, infatti, sono ubicati gli uffici della redazione (di proprietà di De Filippis) e l’intestazione del contratto con la Telecom, parla di Editrice Esedra Societa' Cooperativa Arl, la cui sede legale è a Roma dove operano due società, che si chiamano quasi allo stesso modo. La prima è la Editrice Esedra Società Cooperativa Arl, con sede in via Boezio 17, che secondo il  Registro Nazionale delle Imprese esercita attività di editoria periodica. L’altra è la Società Editrice Esedra la cui attività consiste nell’editare quotidiani e la cui sede è in piazza Cavour, 17. Sono entrambe riferite alla attuale gestione del ‘Giornale d’Italia’ come si evince dal colophon che il quotidiano pubblica a pagina 2: in via Boezio 17 opera la redazione, in piazza Cavour 17 ha sede l’editrice.

A tutt’oggi non sono ancora chiare le motivazioni alla base della decisione della proprietà di chiudere, si spera solo provvisoriamente, la redazione di Foggia. Loffredo ha dichiarato che i primi problemi sono nati in seguito alla mancata pubblicazione di alcuni articoli evidentemente non graditi al direttore Bassoli. Il fatto grave sarebbe stato - secondo De Filippis - il ricevimento di una lettera dai contenuti diffamatori scritta da due giornalisti della sede di Foggia. Oggetto e nomi regolarmente non svelati, sempre che questa versione corrisponda ai fatti. “Ma anche se ciò fosse vero - ha sostenuto Loffredo - non esiste alcuna norma che giustifichi la decisione di sospendere le pubblicazioni su Foggia e di impedire l’accesso dei colleghi nella redazione, anche solo per ritirare i propri effetti”.

Questa che Loffredo definisce una vera e propria ‘serrata’ non solo appare illegittima e immotivata ma per come si è determinata è caricata anche di valenza penale.

Lunedì 9 dicembre Loffredo, a nome della redazione di Foggia, aveva inviato un fax al direttore Bàssoli chiedendo spiegazioni. Che non sono arrivate se non molti giorni dopo attraverso il tramite dell’on. Michele Ricci - a tutt’oggi presidente della Cooperativa Giornalisti di Foggia - il quale aveva tranquillizzato giornalisti e tecnici spiegando che avrebbe chiarito ogni cosa nel giro di qualche giorno. Cosa che non sarebbe avvenuta, nonostante i richiami del rappresentante di Capitanata della FNSI, Loffredo appunto, che alla fine dopo aver cercato in ogni modo di evitare uno scontro frontale - "I posti di lavoro vogliamo difenderli" sono sate le sue parole - ha deciso di investire i massimi livelli della Federazione Nazionale della Stampa.

Il risultato è un documento approvato alla unanimità, datato 18 dicembre, con le firme di Federico Pirro (vice presidente nazionale della FNSI - ndr), Giampietro Saviotti, Ezio Ercole, Daniela Tortella, Renato Cantore, Felice Salvati (presidente regionale dell’Assostampa di Puglia), Gianni Molinari oltre che quella di Loffredo.

Con il documento la FNSI nell’esprimere «incondizionata solidarietà ai colleghi della redazione foggiana del ‘Giornale d’Italia’», condanna «l’atteggiamento irresponsabile dell’editore e del direttore, gravemente lesiva dei diritti dei colleghi ed ancor più della loro dignità». La Federazione della Stampa assicurerà ad ogni livello il sostegno «affinchè vengano ripristinate al ‘Giornale d’Italia’ le regole democratiche che disciplinano il rapporto di lavoro ed il vivere civile».

Anno 2, n. 70
24 dicembre 2002

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