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FOGGIA, ITALIA

Dove e come si parla di Foggia e dei foggiani

 

Da: http://ilmattino.caltanet.it del 7-1-2003

 

È STATO ARRESTATO DAI CARABINIERI

 

Ariano, giovane spacciava droga in centro

 

Paura a Gesualdo per l’incendio di un camion che trasportava balle di fieno

 

Spacciava droga a rione Martiri di Ariano Irpino. I carabinieri lo hanno fermato mentre piazzava dosi di hashish ed eroina a tossicodipendenti della zona. Con sé aveva diversi grammi di sostanze stupefacenti e banconote di piccolo taglio per un valore complessivo di 220 euro, frutto dell'attività di spaccio. In manette un incensurato di 23 anni di Ariano. Il giovane è stato recluso presso il penitenziario del Tricolle. Dovrà rispondere di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. E sempre i carabinieri di Ariano hanno segnalato alla Prefettura un 19enne di Foggia sorpreso a Greci mentre faceva uso di sostanze stupefacenti.

Le due operazioni confermano che nella città del Tricolle l’allarme droga continua, dopo le recenti operazioni che hanno accertato un aumento di traffico di sostanze stupefacenti. Da qui la decisione, da parte delle Forze dell?Ordine, di intensificare i controlli anche nei pressi dei locali frequentati dai giovani.

INCENDIO - Momenti di paura ieri a Gesualdo dove un mezzo pesante carico di balle di paglia ha preso fuoco. Le fiamme hanno lambito alcune costruzioni nelle vicinanze. L'episodio si è verificato alla contrada Piano della Croce. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco della centrale operativa di Avellino. Le operazioni di spegnimento sono durate circa 3 ore. L'intervento tempestivo dei pompieri ha scongiurato che l'incendio si propagasse ad una serie di costruzioni nelle vicinanze del camion. Il mezzo pesante era di proprietà di un autotrasportatore di Caserta. Si escludono al momento ipotesi dolose riconducibili ad avvertimenti del racket.

MALTEMPO - Vento e bufera di pioggia in molti centri della provincia. Anche nel capoluogo, nelle zone periferiche, alcuni rami d’albero si sono staccati cadendo al suolo. Solo per fortuna non si registrano feriti. Allagamenti si sono registrati nel Baianese. La prefettura, comunque, allertata dalla protezione civile, prevede un peggioramento delle condizioni in questi giorni, con piogge intense. Per questo sono stati allertati, a scopo precauzionale, i comuni di Quindici e Cervinara.

 

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Da: www.lasicilia.it del 7-1-2003

 

Interventi per lo Stagnone

 

La carta di Lesina. Tra le proposte prevista, nella Preriserva,

la trasformazione dell'economia agricola

 

Marsala.  Interventi mirati ad assicurare una corretta gestione delle lagune, complessi ecosistemi, dagli equilibri talvolta piuttosto precari, in seno ai quali occorre coniugare (e non sempre ciò è facile) tutela dell'ambiente e sfruttamento economico.

A chiedere tali interventi è l'associazione nazionale delle Lagune d'Italia, un organismo del quale, per la riserva naturale dello Stagnone, fa parte anche la città lilybetana. Le richieste sono state avanzate allo Stato e alle forze politiche attraverso un documento stilato al termine dell'ultimo convegno svoltosi a Lesina, in provincia di Foggia.

Tra i punti fondamentali della «Carta di Lesina» anche la richiesta di istituzione di una autorità unica per la gestione delle lagune che si occupi, contestualmente, sia delle politiche ambientali che di quelle rivolte al loro sviluppo economico.

Nel documento l'associazione rileva, infatti, che le semplici politiche di tutela e la gestione finalizzata esclusivamente alla conservazione naturalistica dei luoghi «non sono più sufficenti a garantire un futuro alle lagune che, in assenza di una gestione integrata, rischiano di morire lentamente».

E' questo, in definitiva, l'allarme che viene lanciato. Occorre, dunque, scongiurare tale pericolo. A tal fine la «Carta» impegna il mondo politico a «ricondurre a unità tutte le esperienze portate avanti in Italia con l'obiettivo di mettere in rete tutti i soggetti che operano sulle lagune».

Ed un'unica regia deve avere anche il cosiddetto «sviluppo sostenibile».

Una regia di cui devono ovviamente essere partecipi tutti i Comuni interessati.

Con la Carta di Lesina è stata, quindi, formulata anche una proposta di legge consegnata ad alcuni parlamentari affinchè la facciano propria e ne sollecitino l'approvazione. Soltanto in tal modo realtà come lo Stagnone potranno evitare di rimanere ingabbiate all'interno di normative che, di fatto, si limitano ad «imbalsamare» un patrimonio collettivo di inestimabile valore e bellezza. Sul fronte dello sfruttamento economico «sostenibile» potrebbe, quindi, essere ripresa, tra le altre, anche una vecchia idea delle organizzazioni ambientaliste, che qualche anno addietro proposero, sostanzialmente, di trasformare l'economia agricola della fascia di Preriserva di fronte a Mothia e alle altre isole dello Stagnone in economia turistica, comunque mai di massa. Gli agricoltori della zona, in futuro, potrebbero, insomma, trasformarsi in accompagnatori al servizio di tutti quei turisti che, affascinati dalla bellezza del luogo e desiderosi di tranquille passeggiate fra saline, mulini a vento e vigneti, decideranno di visitare questo suggestivo angolo di Sicilia. Un progetto certamente ambizioso che presuppone anche un processo culturale che dovrà investire le nuove generazioni.

«La gente del posto - affermò qualche anno fa l'allora responsabile cittadino del Wwf, Nicola Napolitano - è contro la Preriserva perchè, dall'86, ne conosce solo i vincoli e i divieti, mentre gli enti preposti, Comune e Provincia, nulla hanno fatto per mettere in atto, coinvolgendo la popolazione, i possibili modi di valorizzazione e sviluppo economico».

 

Antonio Pizzo

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 6-1-2003

 

Storie di donne, sport e coraggio. Mamma, sorella e il medico

di Batistuta per restituirla all’atletica

 

Antonella riapre le ali

 

La Bevilacqua dopo due anni di stop vuole tornare in pista 

 

dal nostro inviato CARLO SANTI

 

FOGGIA - Nata per saltare senza accontentarsi mai, Antonella Bevilacqua vuole tornare nella grande atletica. Lo fa dopo un paio di stagioni di silenzio che avevano fatto pensare a un definitivo abbandono, un addio dallo sport. Invece, nell’ultima parte del 2002 eccola comparire di nuovo e volare a 1.92, misura che non sarà molto ma che la riporta nel giro e, soprattutto, le fa riallacciare quel discorso interrotto con i 2 metri. Quella quota è sempre nei sogni di Antonellina e, solo a parlarle, le brillano gli occhi. «Sono possibilista perché l’anno passato, dopo due stagioni in cui sono stata quasi ferma, pur senza trovare le condizioni ideali, sono tornata 1.92 in settembre». Il record che fu mondiale di Sara Simeoni con 2.01 è davvero alla sua portata, forse non subito ma lo è.

Trentadue anni da compiere il prossimo ottobre, una determinazione eccezionale per scalare la vetta, nello sport come nella vita. Intanto le giornate della saltatrice che aspetta la salute per riprendere il suo volo sono sempre dense: un attimo libero non lo trova mai. La Bevilacqua lavora quasi a tempo pieno nel mondo che le piace, quello della grafica dove mette a frutto il suo diploma all’Accademia delle Belle Arti, passa molte ore davanti al computer nella sua nuova casa a due passi dal centro che divide spesso con il suo compagno e con l’adorata gatta Ighea. «Il mio impegno adesso è soprattutto dedicato ai cataloghi, alla pubblicità ma anche ai siti web». Nei (pochi momenti liberi, perché Antonella fa mille cose oltre allo sport, dipinge. La pittura è da sempre una sua passione. «Dall’età di sette anni dipingo. Poi, da quando ho cominciato a saltare dopo aver provato la danza classica (abbandonata a 11 anni, ndr) dipingo e salto». Legge poco, però, e le dispiace. «Vorrei farlo, ma quando? Apprezzo Coelho, la sua meravigliosa scrittura e i suoi temi».

Dicevamo della salute da ritrovare. Piccoli fastidi tormentano Antonella, guai che non la lasciano tranquilla per allenarsi, sempre agli ordini di mamma Maria e, adesso, della sorella che la segue nella preparazione fisica. Per guarire («mi sono fatta male al tendine d’Achille, poi la tendinite non mi vuole lasciare in pace») è costretta a continui viaggi a Roma dove Silio Musa, il fisioterapista della Roma calcio, l’uomo che ha guarito Batistuta, la cura. «Silio è davvero bravo, ogni volta che vado da lui trovo un grande giovamento». Si era fermata nel 2001 con un modestissimo 1.73, una sola gara nella stagione. «Volevo fare di più, allenarmi e risalire. Ma non avevo nessuno ad aiutarmi, neppure una società».

Antonella Bevilacqua ora si divide in tre. «Famiglia, grafica e atletica» spiega la ragazza pugliese che a casa sua fa una fatica enorme per allenarsi vista la scarsità di impianti. Ha scritto una lettera al sindaco per esortarlo a fare qualcosa perché dentro le brucia il fuoco della rivincita. «L’Olimpiade la desidero più di ogni altra cosa. Dovevo essere a Sydney... Adesso, se ritrovo la salute, posso tornare a sognare». Atene l’anno prossimo è il suo vero obiettivo ma non tralascia neppure la possibilità di essere, in agosto, ai campionati mondiali di Parigi.

Lei e l’Olimpiade, un rapporto tormentato per via di quella storia di doping, o finto doping perché lei nel 1996 s’è vista bollare come dannata per l’efedrina contenuta nel Pep, quelle pasticche acquistate in erboristeria per non ingrassare. «Atlanta? E’ stata un’esperienza bellissima. Ho scoperto me stessa e nella fragilità di quei giorni dove fino alla vigilia non sapevo se potevo gareggiare, ho scoperto una grande forza. Mi sono classificata quarta con 1.99 e ancora non so se quel piazzamento è valido, Per me lo è. Peccato, perché quel giorno potevo realizzare 2.01». Fermata per tre mesi nel 1996 (dopo quelle Olimpiadi di Atlanta la pena è stata modificata: ammonizione) Antonella s’è sentita, a ragione, abbandonata, o meglio non difesa, dalla Federazione italiana. «Ho pochi rapporti con i dirigenti e neppure con i compagni di nazionale: un saluto e via».

La politica non è tra le passioni di questa atleta sempre motivata che se avesse potuto scegliere quando nascere avrebbe chiesto di venire al mondo nell’Egitto dei faraoni. «Quel mondo mi ha sempre affascinato, con quelle piramidi e così denso di misteri ancora insoluti. Ma anche nell’antica Roma, quella delle catacombe, non mi sarebbe dispiaciuto vivere così come in un bel castello nel Medio Evo. Non mi affascina, invece, la politica». Non è questione di uomini o di partiti. «Non la seguo anche se so che dovrei farlo. Non mi ci trovo proprio, ma prima o poi la capirò».

Affascinata un po’ di più lo è dal calcio. «Sono tifosissima di Roby Baggio. Che peccato non averlo visto ai Mondiali: con lui le sorti dell’Italia sono certa sarebbero state diverse». Il Foggia, quando c’era Zeman, era un suo pallino. «Quella era una vera squadra. Adesso? Tifo per la Roma». Segue le vicende del calcio, storie in questo momento poco felici tra problemi economici da un lato e violenza dall’altro. «Penso ai guadagni troppo elevati dei calciatori che non riescono quasi mai a dare il giusto peso ai soldi che prendono. Diciamo la verità: molti di loro non hanno il senso della misura. Ma quel senso non lo hanno neppure i dirigenti. Basta guardare cosa è capitato alla Lazio in questi giorni. Non si possono spendere milioni di euro senza averli e poi chiudere bottega». Non mancano, oltre ai “botti" econominci, quelli dei tifosi (o presunti tali) che troppo spesso creano veri sconquassi. «Le violenze sono uguali tra campo e spalti. Troppi calciatori sul terreno di gioco si scatenano e innescano la violenza fuori anche se credo che spesso certi atti di teppismo siano frutto delle frustazioni della vita quotidiana. Se poi la squadra del cuore non vince, ecco che la rabbia esplode anche se qualche mela marcia tra questi tifosi c’è sempre». Una ricetta per fermare le intemperanze sul campo? Antonellina ha un’idea. «Chi sbaglia deve pagare, multe dadare in beneficienza».

L’anno che se n’è andato ha visto i grandi successi delle ragazze italiane, dallo sci al volley, dalla boxe all’atletica, dalla scherma alla pallanuoto senza dimenticare il pentathlon moderno. «Noi adesso abbiamo la consapevolezza del nostro valore. Abbiamo avuto bisogno di tempo anche se non credo troppo nelle differenze tra donne e uomini, a parte il trattamento economico. La verità è che noi con un po’ di ritardo abbiamo cominciato a credere nei nostri sogni. La donna sta investendo su se stessa».

Lei, ragazza del sud («ma qui non è il profondo sud» puntualizza Antonella) vorrebbe realizzare un grande parco per i bambini in questa Foggia che spesso guarda di sfuggita certi problemi quasi non esistessero. E vorrebbe anche creare un polo sportivo facendo nascere una società che chiami a raccolta tanti atleti. «L’ostacolo è dato da sponsor che spesso sono insensibili a certi progetti. Intanto un club di atletica lo facciamo, salterò io. Il sud? Anche qui, come altrove, ci sono realtà che non funzionano». 

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 6-1-2003

 

Cesena

 

Brindisi e cocaina: 4 arresti

 

Una importante operazione contro lo spaccio di cocaina nel territorio provinciale è stata compiuta nella notte tra il 30 e il 31 dicembre scorso dal Nucleo operativo dei Carabinieri di Forlì, che hanno arrestato quattro cesenati: Luigi Pezone, 28 anni, nato a Foggia e residente nella frazione di Gattolino, operaio disoccupato, pregiudicato per detenzione a fini di spaccio; Gaia Paolini, 27 anni, barista cesenate; Sante Lippolis, 25 anni, nato in provincia di Bari e residente a Cesena;, Andrea Fabbri, 29 anni, anch'egli cesenate.

Dall'inizio del mese di dicembre il Nucleo operativo dei Carabinieri di Forlì teneva sotto controllo gli spostamenti di Pezone, sospettato di essere al centro di operazioni di spaccio di droga.

Nella notte tra il 30 e il 31 dicembre gli agenti si sono appostati nei pressi della sua abitazione a Gattolino, dove attorno alle 4 è arrivata un'auto con Luigi Pezone e Gaia Paolini a bordo; ad attenderli c'erano Sante Lippolis e Andrea Fabbri. Gli agenti sono intervenuti e hanno trovato nella borsetta di Gaia Paolini un involucro di cellophane sigillato da nastro adesivo nero contenente 130 grammi di cocaina, pari a un valore di 30 milioni di vecchie lire, probabilmente destinati allo spaccio nel territorio provinciale in occasione della notte di San Silvestro.

Secondo gli organi inquirenti, Pezone e la Paolini si sarebbero riforniti fuori regione.

Nel corso delle perquisizioni Andrea Fabbri è stato trovato in possesso di 10 grammi di hascisc e nell'abitazione di Pezone è stato rinvenuto un bilancino di precisione occultato nel contenitore di una videocassetta.

I quattro cesenati sono stati tratti in arresto e trasportati in carcere a Forlì.

«Non si tratta di un intervento isolato— afferma il maggiore Patrizio Florio dei Carabinieri di Forlì — ma inserito in in un'operazione articolata a più vasto raggio tuttora in corso e che probabilmente vedrà altri interventi nei prossimi giorni per smantellare alcune centrali dello spaccio di cocaina che operano nel territorio della nostra Provincia».

Nelle foto, in alto da sinistra, Sante Lippolis, Gaia Paolini, Andrea Fabbri. In basso, sempre da sinistra, Luigi Pezone e la cocaina recuperata dai carabinieri nel corso dell'operazione

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 4-1-2003

 

Bologna

 

Crollo delle Gole di Scascoli: parte una querela

 

Dopo i veleni e lo scaricabarile sulle responsabilità di un disastro da molti ritenuto annunciato, per le Gole di Scascoli è arrivato il tempo delle carte bollate. Erano le 4 del mattino di martedì 15 ottobre quando a Loiano, sulla Fondovalle Savena, una grossa fetta di montagna si staccò dalla parete e per poco non ci scappò il morto. Un 21enne originario di Foggia e da poco residente a Monghidoro andò a schiantarsi in auto contro i costoni appena franati. E ora il pubblico ministero Antonello Gustapane ha raccolto la querela del ragazzo e l'ha aggiunta all'inchiesta per individuare cause ed eventuali responsabili del grande crollo. Per il momento non risultano persone indagate.

L'indagine è stata prima affidata al Noe (Nucleo operativo ecologico) e di qui girata alla stazione del Corpo forestale di San Benedetto Val di Sambro, che nel frattempo ha censito sullo stesso versante altri tredici punti a rischio. La Procura dovrà accertare se il fenomeno sia da addebitare a cause naturali oppure all'intervento dell'uomo. Nata come strada a servizio delle cave, la Fondovalle fu aperta a tutti circa vent'anni fa per volontà dei Comuni della vallata. All'altezza delle Gole, per inserirvi il tracciato, si aprì una breccia con la dinamite e venne spostato il corso del torrente. L'ipotesi di una galleria fu scartata perché ritenuta troppo onerosa. Per i geologi della Provincia, che ha in gestione la Fondovalle da tre anni, la parete franata non costituiva un potenziale pericolo, nonostante in precedenza lo stesso versante fosse già stato soggetto ad altri due grossi crolli adiacenti, rispettivamente una cinquantina d'anni fa e nel 1990. Intanto ieri pomeriggio sono state completate le operazioni di brillamento dei costoni pericolanti, affidate dalla Regione alla ditta Esplodem di Modena. In due fasi successive sono state piazzate 25 cariche, per circa 50 chili di esplosivo, che hanno pilotato la caduta di 500 metri cubi di massi. E ora, con la parete messa in sicurezza, l'impresa avrà tempo fino al 31 gennaio per liberare con le ruspe la strada dai detriti, circa 20mila metri cubi di marmo e arenaria. Ma i tempi di riapertura definitiva (servirà un collaudo e qualcuno che se ne assuma la responsabilità) sarebbero ancora lontani. I lavori, fino a oggi, sono costati 500mila euro.

di Lorenzo Priviat

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 3-1-2003

 

CELLINO

 

Finanziamenti sospetti alla Coop

 

Processo per false fatturazioni all’ex presidente della Saia, Luigi Di Cintio

 

CELLINO - Finanziamenti miliardari per la cooperativa, attraverso l’esibizione di falsi documenti all’ente erogatore. Con questo sistema, il pinetese Luigi Di Cintio, presidente della Saia-società cooperativa di Cellino e Giorgio Losi di Modena, amministratore unico della Espansione srl di Foggia, sono accusati di aver indotto in errore la Società per l’imprenditorialità giovanile Spa nella concessione alla Saia di un finanziamento di 4 miliardi e 331 milioni di lire per lo stabilimento di Cellino.

Una storia di intrecci, di rapporti inesistenti con altre società, imperniata anche su bilanci falsi, su un vorticoso giro di fatture non pagate e recanti importi superiori al reale, come pure su evasioni fiscali per centinaia di milioni di lire. Bilanci falsi attraverso i quali venivano esposte situazioni e fatti non corrispondenti al vero, sopprattutto in ordine alle condizioni della società. Situazioni del tutto ignorate dai soci della Saia. Si è potuto accertare che Di Cintio veva fatto risultare fittiziamente un aumento di capitale sociale al fine di appropriarsi di oltre un miliardo di lire. Tra l’altro le indagini avrebbero accertato che l’annotazione di persone sul libro dei soci altro non era che un artificio per dimostrare falsamente la natura giuridica della società, quando questa altro non era che una ditta individuale a tutti gli effetti, con dipendenti ai quali il presidente della Saia aveva promesso un lavoro sicuro ed uno stipendio dignitoso incambio di garanzie bancarie, e persino del prestito del nominativo. Per questi ed altri fatti ancora Luigi Di Cintio e Giorgio Losi compariranno davanti ai giudici del Tribunale di Teramo nell’udienza fissata per il prossimo 20 gennaio.

F.D.I.

 

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Da: http://ilmattino.caltanet.it del 3-1-2003

 

Calaggio, ubriaco molesta i viaggiatori

 

Era in evidente stato di ubriachezza e molestava i passeggeri del pullman Napoli-Foggia di una linea privata. Un immigrato senegalese, sprovvisto di documenti, è stato fermato dalla Polstrada nei pressi dell'area industriale del Calaggio. Portato presso la questura di Avellino, è stato trovato sprovvisto del permesso di soggiorno. Dopo i controlli di routine, l'uomo, che ha dichiarato di avere 40 anni è stato accompagnato presso un centro di prima accoglienza di Roma. Nei prossimi giorni verrà rimpatriato.

Attimi di panico, invece, nel pomeriggio di ieri, presso l'officina di un fabbro in via Bisciglieto a Grottaminarda. All'improvviso, infatti, si è sviluppato un principio di incendio. Le fiamme stavano per invadere una bombola di acetilene ma, fortunatamente, il pronto intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Grottaminarda ha fatto sì che fosse evitato il peggio. In poco tempo la situazione è tornata tranquilla.

m. d. l.

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Da: http://ilgiorno.quotidiano.net del 3-1-2003

 

Lombardia

 

«Caccia» sì, ma per la pace

 

di Flavio Mucia*

 

Milano ha visto di recente nascere la Divisione Caccia Bombardieri e Ricognitori, un nuovo comando dell'aeronautica militare, che si affianca e, dal punto di vista operativo, sostituisce la storica presenza di quello della 1ª Regione Aerea. La Divisione è nata, infatti, il 1 marzo 2002, a seguito della profonda ristrutturazione delle Forze armate.

La legge sulla "Riforma dei vertici militari" cinque anni fa gettò le basi per una modifica sostanziale, del nuovo ruolo destinato all'aeronautica militare. Il passaggio da una struttura di tipo territoriale ad una funzionale ha avuto, come conseguenza, la costituzione per le nuove esigenze operative della Divisione di Milano, con valenza multifunzionale.

L' Unità comandata dal generale Stefano Panato, presenta un'ampia gamma di capacità che le consentono di far fronte ad un ventaglio di esigenze di sicurezza di natura nazionale ed internazionale. Queste ultime, in particolare, sono connesse con gli impegni che l'Italia ha assunto in ambito Nato ed Unione Europea.

I compiti spaziano dalle missioni di Imposizione della Pace , di Mantenimento della Pace , di Supporto Umanitario ed infine, di Ricerca e Soccorso. Queste ultime, in particolare, sono soprattutto destinate al supporto della comunità civile, in caso di calamità naturali ed al trasporto di organi e altro, con aerei ed elicotteri, in un'area di responsabilità che da Milano, copre tutta l'Italia Settentrionale fino alla Toscana.

A questi compiti, rivolti a garantire la sicurezza del nostro paese e a supportare la comunità nazionale in caso di particolari necessità, si aggiungono quelli di rappresentare, con la pattuglia acrobatica, il nostro Paese nelle manifestazioni aree in Italia e all'estero.

La Divisione è strutturata su un comando, a Milano e da articolazioni in Italia e all'estero.

In particolare, dipendono dalla Divisione, oltre appunto al 6° Stormo di Ghedi, anche il 2° Stormo di stanza a Rivolto (UD), il 32°Stormo sull'aeroporto di Amendola (Foggia), il 50°Stormo di stanza a Piacenza, il 51° Stormo schierato ad Istrana (Treviso), il Comando dell'aeroporto di Aviano (Pordenone) ed il Comando aeronautico di Goose Bay in Canada.

Il nuovo distintivo che la Divisione C.B.R. ha scelto è costituito da un'aquila italica posta in palo su uno scudo sannitico.

Dipendono anche dalla Divisione la Pattuglia acrobatica e il Secondo Stormo di Rivolto.

Sul petto del rapace è disegnato un secondo scudo sannitico contenente tre bombe in caduta, mentre rispettivamente l'artiglio destro regge un gladio all'insù e quello sinistro una fiaccola ardente.

 

*Tenente colonnello capo ufficio Comando Divisione caccia bombardieri di Milano

 

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Da: www.ilcentro.quotidianiespresso.it  del 2-1-2003

 

A Sulmona è Martina la prima nata del 2003

 

Il parto è avvenuto alle 10 del mattino

 

a.r.

 

SULMONA. All'ospedale di Sulmona il Capodanno si è tinto di rosa. E' una bambina, infatti, la prima nata del 2003 all'ospedale peligno. Si chiama Martina, pesa circa 3 chilogrammi, ed è in perfetta salute. La piccola è nata alle 10 e 10 con grande gioia dei genitori Nicoletta Fatone e Raffaele Stelluti, quest'ultimo infermiere nel reparto di chirurgia dell'ospedale.

Mamma e papà sono entrambi pugliesi, di Manfredonia, ma residenti da più di un anno a Sulmona, ed hanno già un altro figlioletto.

«Siamo felicissimi per la nascita di Martina», ha detto la mamma Nicoletta Fatone. «La piccola sarebbe dovuta venire al mondo il 4 di gennaio. Ma evidentemente ha avuto fretta di nascere».

Grande festa e soddisfazione nel reparto di ostetricia dell'ospedale sulmonese, dove la signora Nicoletta e la neonata sono state assistite con massima cura e professionalità.

E in tarda serata nel reparto c'era attesa per la nascita di un'altra bimba che i genitori Massimo La Lama e Mariella Calvi, entrambi di Anversa degli Abruzzi (dove lavorano nella locale clinica di riabilitazione mentale) hanno già deciso di chiamare Giorgia.

L'arrivo di Martina fa dunque ben sperare anche sul fronte di un possibile aumento delle nascite a Sulmona e nel comprensorio peligno. L'appena concluso 2002, infatti, ha fatto registrare nell'ospedale peligno 335 nascite. Un dato sicuramente positivo, anche se leggermente inferiore rispetto all'anno precedente. Il 2001, infatti, si era chiuso con ben 340 nati (cinque in più rispetto al 2002). Complessivamente ci sono più fiocchi rosa che azzurri.

Nessun nuovo nato, invece, a Castel di Sangro. Nell'ospedale del centro sangrino non ci sono stati bambini nati negli ultimi giorni. Un dato in un certo senso preoccupante, che conferma il problema dello spopolamento delle zone interne.

Incidente. Una donna, rimasta fortunatamente illesa, è stata protagonista martedì di uno spettacolare incidente avvenuto, sulla statale 17, nei pressi del bivio per Corfinio. La donna, che era alla guida di una Opel Corsa, probabilmente a causa del fondo stradale viscido, ha perso il controllo dell'auto che si è ribaltata.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Sulmona e una pattuglia dei carabinieri. Per la donna non è stato necessari neppure il ricovero in ospedale.

 

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Da: www.omniway.sm del 2-1-2003

 

Ladri delusi incendiano casa

 

GABICCE - Hanno dato fuoco all'appartamento dove non hanno trovato nulla da rubare. E' accaduto la notte di San Silvestro in via Medaglie d'oro in un fabbricato a due piani di proprietà del 70enne Tonino Paolini. Erano quasi le ore 22 quando i vicini hanno chiamato i vigili del fuoco perché le fiamme uscivano dalle stanze del pian terreno. Dopo che i vigili del fuoco hanno lottato a lungo per spegnere il fuoco, che ha in pratica distrutto tutto, i carabinieri hanno effettuato un sopralluogo e hanno così scoperto che c'era stato un tentativo di effrazione al primo piano. Evidentemente i ladri, approfittando del fatto che il proprietario era fuori a cena con gli amici, hanno prima tentato di entrare al piano superiore per poi intrufolarsi a pian terreno dove, però, non hanno trovato nulla da rubare e, per vendetta o per dispetto, hanno appiccato il fuoco. I danni sono ingenti e ora ci sarà bisogno di un sopralluogo per verificare la staticità delle mura. I carabinieri, sempre a Gabicce, hanno poi denunciato in stato di libertà un pregiudicato 26enne di San Severo di Foggia che aveva il foglio di via obbligatorio dal paese.

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 2-1-2003

 

Cronaca

 

Il tenente medico: «I bimbi malati li portano da noi»

 

VALONA — «Vede questi pupazzi che ornano l'ambulatorio? Me li hanno regalati i bambini che ho curato. Dice che portano fortuna contro il malocchio e loro me li hanno voluti lasciare per gratudine. Al ritmo di venti visite al giorno quando me ne andrà mi servirà un container...». E' soddisfatto il tenente Alberto Anaclerio, romano, per sette anni a Firenze, ora dislocato a Piacenza. E' il medico del gruppo autonomo Albit di Valona e il lavoro (per lui è la prima volta all'estero) non gli manca. «La popolazione — osserva — si fida più di noi che dei medici dell'ospedale locale, che purtroppo è messo malissimo. E così, grazie anche a due interpreti, la nostra attività è rivolta soprattutto all'esterno». Di solito per interventi non gravi, ma lo scorso ottobre da Valona è partito alla volta di Bari un bambino di 15 mesi, Hendrik, affetto da una grave disfunzione al colon. Se il tenente medico è gratificato per un lavoro che lo pone a stretto contatto con la popolazione, soddisfatti si dicono anche gli altri militari di Albit. «Questa — racconta il maresciallo Stefano Venezia, di Marina di Grosseto, in servizio al 4°stormo — è la mia prima missione all'estero. Sono qui da un mese e l'impatto è positivo sia da un punto di vista professionale che umano. Io sono in Aeronautica dal 1984 e ho apprezzato molto la possibilità di lavorare assieme a personale di altre forze armate: è un'esperienza che spero di poter ripetere».

L'aviere scelto Mario Di Matto, 24 anni, di Foggia ma in servizio a Cervia, è invece un veterano, lo scorso anno ha infatti operato in Kosovo. «A parte la mancanza della famiglia fila tutto liscio. Il lavoro non ci manca e ci sentiamo davvero utili. Credo che da qualche tempo anche l'opinione pubblica in Italia se ne sia convinta».

a. farr.

 

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Da: www.denaro.it del 2-1-2003

 

enti locali e solidarietà

AIUTI A UN PAESE DEL FOGGIANO

 

Succivo, fondi ai terremotati

 

La solidarietà della comunità di Succivo arriva nelle zone colpite dal sisma. Grazie ad un’iniziativa dell’Azione cattolica con la collaborazione del Comune, dell’Arci Spaccio Culturale, Legambiente Circolo Geofilos ed associazione “Amici della Biblioteca”, oggi, alcuni rappresentanti delle associazioni saranno a Casalnuovo Monterotaro, comune in provincia di Foggia, a sette chilometri da San Giuliano. Anche in questa zona il terremoto ha prodotto danni ingenti.

Da circa un mese tra Succivo e Casalnuovo si è instaurato un vero e proprio rapporto, con un ruolo attivo svolto dalle associazioni locali. “Porteremo un po’ di allegria in questa comunità colpita da un incredibile tragedia”, spiega Francesco Pascale assessore al comune e rappresentante di Legambiente.

Un importante ruolo lo hanno svolto il parroco don Crescenzo Abbate e l’Azione cattolica presieduta da Eduardo Costanzo. La chiesa, infatti, è stata in prima fila nel raccogliere fondi. I soldi raccolti, circa 5 mila euro, un mese fa circa sono stati dati alla comunità di Casalnuovo. Si è cercato di risollevare l’economia locale, spendendo questi fondi nei negozi del posto, acquistando generi di prima necessità e prodotti che potessero essere d’aiuto alla popolazione costretta a vivere senza più una casa.

v.g.

 

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Da: http://www.lanuovaferrara.quotidianiespresso.it del 2-1-2003

 

CULTURA SPETTACOLI

 

I lager in Italia

 

Inizia da Ferrara il lungo viaggio di Fabio Galluccio nella «memoria»

 

di Carlo Pagnoni

 

FERRARA. «Un giorno a Foggia, dove abitavo con i miei genitori, credo fosse settembre [...] Cerco [...] nello studio un romanzo da leggere. Mi attira un libro edito da Einaudi di uno scrittore che non conoscevo: Giorgio Bassani. S'intitola "Il giardino dei Finzi Contini" [...] Una storia che si svolge a Ferrara, una delle città della mia vita».

E' quanto scrive nelle prime pagine del suo «I lager in Italia» (Nonluoghi libere edizioni, Civezzano 2002) Fabio Galluccio, che quando a Micol, ad Alberto ed ai Lattes viene proibito di giocare al circolo del tennis, non era ancora nato e poco sapeva di leggi razziali e di persecuzione agli ebrei. Una realtà che Fabio vuole meglio conoscere; inizia così ad indagare e partire poi per un lungo viaggio nella memoria. Nella memoria sepolta dei duecento luoghi sparsi in Italia dove furono rinchiusi ebrei, zingari, omosessuali, dissidenti politici e stranieri. Vittime tutti delle leggi razziali del 1938 con le quali il fascismo ruppe con il popolo italiano, con la sua mentalità, con la sua storia.

Il libro di Galluccio è infatti il diario del suo cammino nei luoghi dell'offesa razzista, dalla Calabria all'Alto Adige, partendo idealmente dalla Ferrara di Giorgio Bassani, lo scrittore ebreo che lo ha chiamato a quel viaggio per recuperare storie dimenticate, per far riemergere dall'oblìo tante tragedie.

«Il fascismo - scrive Galluccio - fu più umano del nazismo, dato che non gassificò gli ebrei, pur avendoli sbattuti fuori dalle scuole e sostanzialmente dal lavoro, vietando loro di frequentare gli alberghi, di possedere un apparecchio radio» ed il razzismo restò una realtà estranea agli italiani, molti dei quali, laici e religiosi, d'orientamenti diversi (compresi fascisti come il questore di Fiume Giovanni Palatucci e - aggiungiamo noi - in Ungheria Giorgio Perlasca) salvarono migliaia di ebrei rischiando la vita.

Troppi italiani però risposero alle leggi razziali con complice indifferenza. A guerra finita ci fu poi come una rimozione di quel passato e il nostro Paese - ci ricorda Fabio Galluccio - ancora «non ha fatto i conti con questa tragedia».

I primi capitoli de libro sono introduttivi e di carattere generale. Fascismo ed antifascismo, ruolo della chiesa e della monarchia nella vicenda delle leggi razziali, revisionismo storico: sono alcuni degli argomenti trattati in apertura con richiami alle riflessioni di autori come Hannah Arendt, Michele Sarfatti, Helga Schneider, Renzo De Felice, Primo Levi, Rosetta Loy.

Segue poi il racconto del suo lungo peregrinare alla ricerca dei lager. Solo quelli di Fossoli e della Risiera di San Sabba sono «i campi di concentramento in Italia ridati alla storia ed alla riflessione» scrive Galluccio, che tanti e tanti altri ne ha scoperti oltre a questi: a Ferramonti, in Calabria; a Civitella del Tronto, in Abruzzo; a Farfa Sabina, nel Lazio; a Gries, vicino a Bolzano; per citarne solo alcuni.

Interrogando gente del posto, facendo ricerche in archivi e recuperando libri di storici locali, Galluccio è riuscito a ricostruire almeno in parte quell'universo di sofferenza distribuito in tutta Italia.

Una ricostruzione solo parziale, perché di alcuni campi sono rimaste solo labili tracce, alcuni sono scomparsi (dove ne esisteva uno passa ora un'autostrada), di altri forse si è perso completamente il ricordo.

Un lavoro, quello di Galluccio fatto con passione e reso con uno stile serrato e che avvince. Un monito a non dimenticare. Un punto di partenza per sviluppare ulteriori ricerche, per un recupero di memoria che ci renda più consapevoli e capaci di affrontare le nuove e insidiose sfide che mentalità e tentazioni razziste, tuttora presenti, pongono.

 

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Da: http://quotidiano.liberta.it del  2-1-2003

 

Piacenza

 

Si chiama Giulia ed è venuta alla luce alle 3.

Qualche ora prima è nato Stefano, ma i genitori aspettavano Valentina

 

La prima bimba del 2003 nasce in acqua

 

Giulia e Stefano, sono rispettivamente la prima nata del 2003 e l'ultimo “arrivatoª” del 2002. Anche quest'anno nel reparto di ostetricia dell'ospedale sono state assegnate le “palme” alla culle più vicine alla mezzanotte di San Silvestro. E cosi a Giulia Putzolu nata alle 3,31 di Capodanno è andata la “fascia” di prima nata dell'anno. Giulia, pesa 3 chili e trecento grammi ed è venuta al mondo con un parto in acqua. Il papà Andrea e la mamma Annalisa Scribano, entrambi di 32 anni, attendevano la piccola per il 2 gennaio ma Giulia ha deciso di anticipare di 24 ore regalando così questa ulteriore sorpresa ai genitori. La mamma lavora come infermiera nel reparto di cardiologia dell'ospedale il papà è impegnato nel settore del commercio.

«Ho avuto la fortuna di partorire in acqua - ci spiega mentre tiene la bimba accanto a sè - assistita da due fantastiche ostetriche e dal dottor Bruno Arena». I genitori di Giulia, originari della Sardegna, si sono trasferiti a Piacenza cinque anni e mezzo fa da Cagliari per motivi di lavoro. Il fatto che sua figlia sia la prima nata dell'anno fa solo sorridere la neomamma: «é stato un caso». Anche se sono separati da poche ore, un anno intero sulla carta li divide. Stefano Vitrani è infatti l'ultimo nato del 2002 ed è venuto al mondo poco prima di mezzogiorno del 31 dicembre, l'ultimo della giornata. Stefano in realtà sarebbe dovuto nascere in febbraio ma a quanto pare ha voluto giocare d'anticipo. Essendo leggermente prematuro è stato messo in incubatrice, il bimbo tuttavia sta bene e pesa due chili e 100 grammi. Il papà Michele, 36 anni, di Milano e la mamma Lucia Colucci 21 anni, pugliese, sono stati decisamente spiazzati dall'anticipo del lieto. Ma la sorpresa più grande c'è stata quando le infermiere hanno chiesto alla donna che nome intendesse dare al figlio: «Valentina». E' stata la risposta della mamma. «Ma guardi signora che si tratta di un maschietto» hanno replicato le infermiere. L'equivoco è stato presto chiarito: mamma e papà aspettavano un femmina in quanto le ecografie fatte a Foggia avevano detto che in casa Vitrani ci sarebbe stato probabilmente un fiocco rosa. Poco male. Nel giro di pochi minuti Valentina è diventata Stefano. «Certo che faccio un po' fatica - racconta la mamma - ad abituarmi a questo fiocco azzurro». E con la nascita di Stefano, ricorda il dottor Sandro Magugliani del reparto di ostetricia di Piacenza è stato toccato il record: 1100 nati, il numero più alto registrato negli ultimi 10 anni. E ancora una volta sono nati più maschi: 576 contro 524 femmine.

Antonio Boschi antonio.boschi@liberta.it

 

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Da: http://62.110.253.162 del 31-12-2002

 

FOGGIA

 

«La città di Foggia è in crescita»

 

di Assunta Fatone

 

«La città di Foggia è in crescita, dal punti di vista urbanistico..., culturale, del benessere economico e dei servizi». Così il sindaco di Foggia, Paolo Agostinacchio, difende la sua città, dopo che il Sole 24 ore ha pubblicato il suo annuale sondaggio sulla qualità della vita nelle province italiane, dal quale risulta che i cinque capoluoghi pugliesi siano tra gli ultimi 17 posti della classifica, con Foggia e Taranto nelle ultime due posizioni. L'annuale indagine del Sole 24 ore è stata condotta, prendendo in esame sei aree tematiche: tenore di vita, affari e lavoro, servizi e ambiente, criminalità, popolazione e tempo libero. La bocciatura di Foggia si deve, in primo luogo, alle cattive performances relative al tenore di vita, ai servizi, all'ambiente e al tempo libero. La città pugliese è agli ultimissimi posti in fatto di ricchezza prodotta e presenza di infrastrutture. Ancora: per la criminalità, l'ambiente, il degrado della periferia - dove campeggiano discariche di rifiuti abusive - il traffico e un nuovo tipo di caporalato, una sorta di cooperative fittizie che reclutano abusivamente manodopera agricola, scavalcando le organizzazioni sindacali e ignorando le tariffe retributive. Il consigliere comunale, capogruppo dell'Opposizione, nonché magistrato, Orazio Ciliberti attacca: «Urge una programmazione economica negoziata che c'è stata in altre aree della Puglia, mentre a Foggia la classe dirigente politica è impreparata, mentre la classe imprenditoriale è scarsamente propensa agli investimenti». Ma Agostinacchio, sindaco e avvocato della città pugliese, si sente di controbattere, dati alla mano. Dati dell'Osservatorio della Qualità della Vita dell'Università di Genova, dove Giorgio Sola, preside della Facoltà di Scienze Politiche, avrebbe rilevato, invece, un interessante trend della città pugliese. «Foggia capoluogo è in costante miglioramento, è la Provincia che abbassa notevolmente il nostro tasso di vivibilità. La Provincia di Foggia conta ben 64 comuni, la maggior parte dei quali è costituita da realtà microscopiche che negli ultimi 20 anni hanno subìto un depauperamento demografico notevole. E' logico che, dal punto di vista del tenore di vita, della cultura e dello svago - gli indici presi in considerazione dal Sole 24 Ore - ci sia stato un arretramento. La città di Foggia è, invece, cresciuta ultimamente. L'artigianato, le impresa agricole, il polo industriale e la stessa cultura, grazie alle stagioni di lirica e di prosa del Teatro Giordano e del teatro Mediterraneo all'aperto - dove si sono esibiti nomi come Gino Paoli e Renzo Arbore - sono in forte ripresa». «Non bisogna essere catastrofisti - aggiunge il presidente della Regione, Raffaele Fitto - Abbiamo riformato la sanità, i trasporti, i servizi, stiamo moltiplicando le iniziative, per attrarre capitali e investimenti. Si tratta di riforme che portano benefici generali, ma che hanno bisogno di tempi tecnici per esplicare i primi effetti».

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 31-12-2002

 

CAMERINO

 

Il Pm: «Capizzano intercedeva presso i colleghi dell’università» 

 

di ROSALBA EMILIOZZI

 

CAMERINO — Amore interessato. L’anziano professore sarebbe stato utilizzato per superare gli esami che insegnava e non era difficile, con moine ed effusioni, convincerlo «a intercedere presso altri docenti». Così avrebbe scritto il Pm Maria Cristina Polenzani specificando che Ezio Capizzano sarebbe andato dai colleghi dell’università a chiedere favori per la bella di turno, «in particolare presso i titolari di diritto processuale civile e diritto del lavoro».

Capo d’imputazione che è un’altra bomba per l’università. Torna a tremare la facoltà di Legge dopo che si è conclusa inchiesta su Ezio Capizzano, 67 anni, dal ’94 al 2000 autore dei filmini a luci rosse con le ex allieve di Giurisprudenza, dove insegnava diritto commerciale, diritto agrario e diritto agrario comunitario. Nello studio-alcova della cattedra "Jean Monnet" due telecamere nascoste riprendevano tutto: dai colloqui con le mamme delle ragazze agli amplessi sul divano con le ex studentesse.

La Procura, dopo un anno di accertamenti, ha chiuso l’inchiesta ipotizzando verso l’anziano professore calabrese i reati di concussione, corruzione, peculato (per l’uso del sofà) e violenza sessuale; presunte corruttrici, invece, le tre ex allieve pugliesi, accusate anche di peculato (per «l’uso momentaneo» di divano, tavolo, carta); e infine i due fratelli Nicola e Gianmaria Delfino, universitari romani, che avrebbero fatto arrivare, dietro compenso, i video hard rubati al professore (ma del ladro non c’è traccia tra le carte) alla trasmissione La Vita in diretta e al settimanale L’Espresso, che ne ha poi pubblicato dei frammenti.

Bocche cucite tra il plotone di avvocati. Nessuno dice una parola sui provvedimenti (già notificati al professore, ai fratelli Delfino e sembra anche a una delle tre ex allieve indagate per corruzione). Qualcuno si aspettava un’archiviazione. Che, va ricordato, potrebbe arrivare tra venti giorni. Questo è il tempo che la legge dà agli indagati per presentare memorie e chiedere di essere interrogati in modo da poter convincere il Pm a fare retro marcia. L’alternativa è la richiesta di processo.

Tre donne — due ex allieve oggi laureate e una studentessa tutt’ora iscritta a Camerino — sono le grandi accusatrici di Capizzano, parti offese nel procedimento. Una mamma di 38 anni, residente con il marito in un paese dell’entroterra anconetano, ex assistente di Capizzano, ha puntato il dito contro il prof accusandolo di aver abusato del suo potere per costringerla a subìre rapporti sessuali: la borsa di studio in cambio di rapporti orali (è tutto nei filmini). Una 28enne di Foggia, avvocato a Milano, sposata, separata, una figlia, ha accusato il professore di violenza sessuale. Anche in questo caso le prove sono in un nastro dove la ragazza respinge le avances del prof e alla fine scoppia a piangere. Infine c’è la vicenda capitata a una studentessa di 24 anni di Vallo della Lucania che, stando al suo racconto, sarebbe stata molestate in auto dal professore dopo una delle famose cene organizzate alla fine del corso "Jean Monnet". Sarebbe stata baciata sul collo contro il suo volere.

 

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Da:  www.lastampa.it del 31-12-2002

 

VENTIMIGLIA

 

Finiscono in carcere dopo il rientro in Italia

 

La Polizia di frontiera di Ventimiglia ha arrestato due pregiudicati mentre rientravano in Italia, perché colpiti da ordini di carcerazione. Il primo, Antonio Longobardi, 49 anni di Napoli, è accusato di rapina e di violenza a pubblico ufficiale. Il secondo, Savino Forte, 58 anni, di Zapponeta (Foggia), deve scontare oltre undici anni di carcere per traffico di sostanze stupefacenti. Forte è anche stato trovato in possesso di documenti falsi. E' stato catturato alla barriera autostradale mentre dalla Francia entrava in Italia su un'auto.

 

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Da: http://lanazione.quotidiano.net del 31-12-2002

 

FIRENZE — Con l'accusa di violenza

 

FIRENZE — Con l'accusa di violenza sessuale in danno dell'ex fidanzata è stato processato davanti alla Corte d'Appello di Firenze il ventiseienne Savino Dinoia, originario di Cerignola (Foggia) e residente a Vicopisano. I giudici fiorentini hanno confermato la sentenza del Tribunale di Pisa del 2 aprile 2000 che aveva condannato il giovane a 3 anni e 6 mesi di reclusione e al pagamento di 10 milioni di lire a titolo di risarcimento danni a favore dell'ex fidanzata, che si era costituita parte civile. Il fatto dal quale scuturì il procedimento penale contro Dinoia avvenne il 1° marzo 1999. Da una settimana la ragazza aveva troncato la relazione con il giovane, stanca dei continui litigi e delle sue violenze. Dinoia non era d'accordo con la decisione di interrompere il rapporto tanto che cercava nuove occasioni d'incontro. Quella mattina Dinoia andò a trovarla nella sua casa di Pisa e siccome la giovane non voleva aprire incominciò a bussare violentemente alla porta d'ingresso incidendovi con un coltello una croce. Temendo che il suo ex fidanzato buttasse giù la porta, la ragazza telefonò al 113 e poi scese in strada. Dinoia l'afferrò per i capelli, la trascinò dentro l'auto e poi partì in direzione di Tirrenia. Si fermò in un viottolo dentro a una pineta e chiese alla ragazza di aver un rapporto sessuale. Lei acconsentì per timore di essere picchiata. Poi il giovane l'accompagnò a casa dove c'era una pattuglia della polizia alla quale la ragazza raccontò l'accaduto.

 

Rosario Poma

 

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Da: www.ilpiccolo.quotidianiespresso.it del 31-12-2002

 

In adozione Terzo il cane quasi ucciso dai petardi a Foggia

 

FOGGIA - Trascorrerà l'ultimo dell'anno nel Canile municipale in compagnia di tanti amici ma stavolta al riparo dal martirio dei botti di Capodanno che due anni fa gli fecero rischiare la vita. «Terzo», il nome gli fu imposto la notte di Capodanno 2001, è il cane meticcio che riuscì a scampare a una tortura di alcuni teppisti che cercarono d’ucciderlo facendogli scoppiare addosso numerosi petardi. Il cane si rifugiò nel Pronto soccorso del «Policlinico»: fu curato e affidato all'Enpa.

 

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Da: www.altoadige.quotidianiespresso.it del 31-12-2002

 

Botte da orbi per un apprezzamento troppo galante

 

Andalo, due giovani mandano all'ospedale il titolare del pub «Barone Rosso»

 

ANDALO. Botte da orbi nel piazzale de La Flaca. La rissa è scoppiata poco dopo la mezzanotte tra due turisti di Foggia ed il titolare del pub Barone Rosso di Mezzolombardo. Ad avere la peggio è stato il barista, Michele Prencipe, 33 anni, colpito con una mazza di legno. Ora ricoverato al S.Chiara, dove ieri pomeriggio è stato operato al naso. I due turisti ora sono in carcere a Trento. I due ragazzi, Fabio Gallo, 20 anni, elettrauto, e l'elettricista Graziano D'Ercole, 22 anni, erano arrivati domenica sera ad Andalo per trascorrervi gli ultimi scampoli di ferie. Ad attenderli, due ragazze del luogo, con le quali i due da qualche tempo avevano intrecciato una relazione. Avevano scelto La Flaca per passare la serata. Ad incendiare la situazione sembra sia stata un'avance troppo esplicita rivolta dal Prencipe ad una delle due giovani. Secondo i due, le avrebbe persino palpeggiato il seno e a questo punto D'Ercole avrebbe reagito con insulti. Prencipe per tutta risposta - stando alla versione del legale dei ragazzi - lo avrebbe aggredito. Gallo avrebbe invece cercato di separarli, rimediando un pugno in faccia. La rissa si è rapidamente spostata nel piazzale esterno del locale, dove i ragazzi avevano parcheggiato l'auto. Dal bagagliaio uno dei due preleva una mazza di legno. Secondo alcuni testimoni, mentre uno dei due picchiava il barista con la mazza, l'altro lo prendeva a calci mentre era a terra.

 

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Da: www.lastampa.it del 31-12-2002

 

Cronache italiane

 

CINQUE TROTTATORI POSITIVI ALL´ANTIDOPING

 

Un giallo con cocaina all´ippodromo di Foggia

 

Cinque trottatori positivi all´antidoping dopo altrettante corse all´ippodromo pugliese di Castelluccio dei Sauri (Foggia). E il forte sospetto che siano state manomesse le provette con i liquidi biologici prelevati ai cavalli dopo le corse. Il "giallo" riguarda 4 trottatori impegnati nella riunione di corse dello scorso 8 novembre a Castelluccio e un altro trottatore sceso in pista tre giorni dopo. Tutti avevano vinto le rispettive corse ed erano stati sottoposti all´antidoping, i loro liquidi organici divisi in una provetta non sigillata e anonima (solo siglata) e in un´altra sigillata e nominale. Sia le prime analisi (provetta non sigillata) che le controanalisi (provetta sigillata) sono risultate positive a dosi massicce di cocaina, benzoilecgonina (prodotto di eliminazione dall´organismo della cocaina, cioè un suo metabolita) e lidocaina. «Una situazione anomala e senza precedenti - dice il dottor Salomone Benveniste, della Commissione dell´Unire che studia i numerosi casi di positività ai metaboliti della cocaina -. C´è il ragionevole dubbio che quella sostanza, così come le alte dosi di lidocaina, non provenga dall´organismo degli animali testati. Non è possibile che un cavallo elimini tanta cocaina senza averla metabolizzata», cioè trasformata in altre sostanze. C´è il sospetto che qualcuno abbia messo apposta la cocaina nella provette, ipotesi avvalorata dall´intervento dei Nas di Milano e dalle inchiesta aperte dalle procure di Foggia e del capoluogo lombardo. Ci si interroga sui possibili moventi del presunto sabotaggio: «proteggere» i cavalli di Castelluccio dall´invasione di trottatori di altri ippodromi (come i 5 risultati positivi) o dimostrare l´estrema fragilità dell´antidoping e in genere dell´ippica in Italia.

 

Giorgio Viberti

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 30-12-2002

 

Cesena

 

Rally, auto investe un gruppetto di spettatori

 

Si è rischiata una tragedia ieri pomeriggio al Rally Ronde del Rubicone, che si è snodato fra Savignano, Sogliano, Roncofreddo e il Farneto. Un'auto infatti ha investito un gruppetto di spettatori, che per fortuna se la sono cavata con pochissimi danni. Ma potevano rimetterci la vita. E' stato nel corso della terza prova quando, in una curva presso a Roncofreddo, una Nissan (condotta dal pilota del Rubicone Corse, il foggiano Ferdinando Serafino) è uscita di strada ed è piombata su tre persone, senza peraltro colpirle in pieno. Una se l'è cavata con qualche graffio e non è neppure salita sull'ambulanza; altri due spettatori sono stati accompagnati all'ospedale: per uno la tac è stata negativa, per l'altro sono occorsi alcuni esami in quanto accusava dolori ad un fianco. Gli organizzatori hanno subito precisato che nel punto dell'investimento non avrebbe dovuto sostare nessuno e che c'era anzi un apposito cartello; alcune persone erano già state allontanate più volte, ma erano poi tornate a sistemarsi lì. La terza prova è stata sospesa.

 

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Da: www.ilnuovo.it del 30-12-2002

 

A Sondrio si vive meglio

 

Lo decreta la classifica de Il Sole 24 ore sulla qualità della vita nei capoluoghi italiani. Migliorano anche Milano e Roma, mentre arretra l'Emilia Romagna. Maglia nera per il Sud, con Foggia al fondo.

 

MILANO – Si vive meglio, a Sondrio. Lo rivela la tradizionale classifica stilata da Il Sole 24 ore sulla “Qualità della vita nei capoluoghi di provincia italiani”. Un primato, quello della cittadina lombarda, riconquistato dopo sei anni scalzando dalla vetta la vincitrice dello scorso anno, Bolzano, quest’anno solo seconda. Medaglia di bronzo, invece, per Trento, seguita da Aosta e Siena. Migliorano, rispetto alla scorsa edizione, Milano e Roma, mentre arretrano le città dell’Emilia Romagna.

Resta in coda alla classifica, invece, il Sud Italia. Maglia nera per i capoluoghi pugliesi e quelli siciliani, che perdono posizioni rispetto allo scorso anno. Peggiore di tutte, alla fine, è la performance di Foggia: negativi gli indicatori relativi al tenore di vita, ai servizi, all’ambiente e al tempo libero.

A portare Sondrio al top è stata, secondo il quotidiano di Confindustria, soprattutto l’attenzione alla sicurezza dei cittadini e alle opportunità imprenditoriali oltre che lavorative in genere. La provincia valtellinese, che conta 175mila abitanti, ha infatti registrato il minor numero di rapine e di furti d’auto, conta solo il 3 per cento di disoccupati e sono pochissimi coloro che devono trasferirsi per potersi curare in modo adeguato. Sondrio si rivela poi una città ricca, con ben 9.700 euro per cittadino custodi in banca contro una media nazionale di 8.400 euro.

 

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Da: www.lastampa.it del 29-12-2002

 

NOTIZIE FLASH  / VENTIMIGLIA

 

Sull´auto con il figlio è bloccato dagli agenti

 

L'altra sera gli agenti di Ventimiglia hanno arrestato Savino Forte, 58 anni, originario di Foggia. L'uomo che, si trovava a bordo di una vettura diretta in Francia, alla cui guida c'era il figlio, era colpito da ordine di carcerazione: deve scontare 11 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione per vari reati contro il patrimonio.

 

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Da: www.lanuovaferrara.quotidianiespresso.it del 29-12-2002

 

CULTURA SPETTACOLI

 

Dagli archivi nasce la nostra storia

 

Il Centro Etnografico compie trent'anni di vita

 

di Fabio Ziosi

 

FERRARA. Per andare nella sede del Centro Etnografico Ferrarese bisogna proprio volerlo. Non ci si può capitare per sbaglio. In via Foro Boario, arrivati nella piazza semicircolare non basta trovare il numero 61 (che nella piazza non è, ma nella via che la taglia in due), occorre andare dentro al cortile e guardare porta dopo porta il lungo lato di un capannone e, finalmente, un piccolo cartello lo segnala.

In una porzione di questo grande magazzino c'è la sede («in attesa di trasferimento») del Centro Etnografico. Forse mai, come in questo caso, il contenitore non corrisponde al contenuto. Spoglio, incolore, grigio, per niente invitante all'esterno e ricco di storia all'interno. "Perchè è la gente che fa la storia", canta Francesco De Gregori. E in questi archivi c'è proprio la storia della gente, la nostra storia, le nostre tradizioni.

Il cammino del Centro cominciò esattamente trent'anni fa, nel 1972. Abbiamo incontrato chi, con grande entusiasmo e passione, lavora al Centro: il direttore Gian Paolo Borghi, Roberto Roda, Enrico Trevisani e Maria Cristina Nascosi.

«Il Centro - dice Borghi - è nato dall'intuizione di due grandi intellettuali ferraresi d'adozione: Mario Roffi, allora assessore, e Renato Sitti. Un'intuizione innovativa in modo esemplare. Capirono quello che stava per sorgere in campo nazionale ma che era ancora informe, cioè il lavoro etnografico che andava a mettersi tra accademia e ricerca di base».

Quanti vi lavoravano?

«Il primo fu Sitti, poi Carla Ticchioni e Paolo Natali, poi si aggiunse Roberto Roda. Con il passare degli anni il Centro si trasformò e, nel '78, venne abbinato al Museo del Risorgimento e della Resistenza in un'ottica etnografica e, nel '92, venne anche abbinato il Centro di Documentazione Mondo Agricolo di S. Bartolomeo in Bosco».

La prima sede fu in via Cortevecchia, poi all'interno della Biblioteca Ariostea, quindi in piazzetta S. Anna e da poco meno di due anni in Foro Boario in attesa di nuova distemazione. I direttori sono stati Sitti, Ticchioni, Roda e, oggi, Borghi.

«Nel corso degli anni - prosegue Borghi - la situazione ha portato a una sorta di evento del quotidiano che si differenzia rispetto ad altre realtà che ci sono in campo culturale. Noi ragioniamo nell'ottica storica e microstorica per costruire quotidianamente la grande storia».

Questa somma di microstorie su quale patrimonio può contare?

«Sin dall'inizio furono istituiti archivi minori, non istituzionali. Dagli archivi con il sindacale, l'etnografico, i memoriali, fino a raggiungere l'archivio fotografico con oltre 80.000 pezzi, ma c'è anche materiale in fieri e 2.000 ore di archivio sonoro dedicato a Paolo Natali. L'archivio sonoro è stato uno tra i primi istituiti in Italia. Abbiamo anche una biblioteca specialistica».

Ci sono poi le mostre...

«Negli ultimi anni la tendenza è stata quella di sviluppare la parte espositiva in particolare nel rapporto con gruppi provati e altre istituzioni. Oggi il Centro ha una produzione di 40-45 mostre all'anno, 5.000 libri, opuscoli, articoli». «Siamo - dice Roda - uno dei più grandi piccoli editori italiani».

La "scuola ferrarese" è continuo oggetto di attenzione e ispirazione da parte di altre realtà.

«In campo etnografico e storico - prosegue Roda - altre istituzioni ci hanno copiato anche in campo museale. Ad esempio gli Archivi multimediali di La Spezia hanno preso noi come modello, a Foggia stessa cosa. Nel marzo 2003 abbiamo in programma anche uno spettacolo sui braccianti, una storia drammatizzata, a Cerignola».

Insomma successi evidenti, ma in "casa" nostra cosa succede?

«Successo nelle realizzazioni - dice Borghi - anche da noi, però non con la pari attenzione che abbiamo in campo nazionale e internazionale (ad esempio in Slovenia, Belgio, Francia)».

Quali sono state le trasformazioni in questi anni?

«Va puntualizzato lo sviluppo del Centro - sottolinea Roda - come ufficio di coordinamento di istituzioni a livello nazionale. Il Centro si sviluppa verso fine anni '70, trova punti di contatto con istituzioni universitarie. Si è sviluppata una rete di relazioni e attività che porta ad avere rapporti con oltre 100-150 istituti all'anno. Questi rapporti e collegamenti sono anche dentro la provincia. Molti hanno chiesto il nostro intervento. creare altri Centri in piccole situazioni sarebbe stata una dispersione. A Bondeno, negli anni '80, ad esempio, abbiamo costruito un rapporto che prosegue sino ad oggi; nonostante il cambio di amministrazione. Rapporti positivi anche a Cento, Portomaggiore, Codigoro, ecc».

Il Centro è diventato un'istituzione scientifica e di raccordo. In molte realtà mancano strutture tecniche-operative e perciò c'è bisogno di chi ha capacità scientifica e di assemblaggio. Ma una volta c'era una forte connotazione di sinistra?

«All'inizio sì - risponde Borghi - ma nel corso degli anni, anche per volere dello stesso Sitti, è cambiato. Renato voleva accordi tra mondo di sinistra e cattolico, tra le associazioni e con l'Università anche se allora era difficile perchè c'era molto accademismo».

«La concezione di Sitti - prosegue Roda - era di cultura in movimento e ampia partecipazione, non era un intellettuale settario, ma cercava l'incontro di tutte le forze progressiste».

Ci può fare una sorta di cronologia?

«Il centro apre nel '72 e inizia l'attività vera e propria nel '73. Dal '73 al '75 il lavoro è collettivo e di formazione degli Archivi (foto, sonoro e audiovisivi). Poi nella fase successiva si estendono le reti e l'ufficio diventa più consolidato, meno estemporaneo con apertura verso esterno e lavoro di consolidamento archivi. Inizialmente c'erano molti collaboratori volontari, un gruppo che collaborava ma alla fine fece altre scelte. Non divennero etnografi. Si esaurisce la spinta di improvvisazione ed entusiasmo e si va verso forme più solide con la gestione dei due Musei. Ad esempio i Quaderni del Centro cambiano carattere da aperta militanza ad una situazione più scientifica e meditata».

Mettersi in discussione...

«Sitti ogni giorno si metteva in discussione. Un insegnamento valido», dice Roda, e la storia del rapporto con il Museo di S. Bartolomeo diventa esplicativo. «Nasce dall'accordo tra Comune e un privato, Scaramagli. Non costruire un museo fisso ma una raccolta ordinata, aperta, come se fosse una biblioteca. E' un'idea non solo formidabile ma perseguita in altri paesi. Se andiamo a vedere negli Stati Uniti seconda la strada segnata da Clifford - che ha rivoluzioinato l'antropologia - i musei sono luoghi di confine, strumenti di discussione, anche politica, ma Clifford non è un comunista. Lui sostiene la stessa cosa che dieci anni prima aveva detto Sitti».

Oggi cosa bolle in pentola?

«Noi agiamo con varie realtà - dice Borghi - dentro e fuori la nostra provincia. In questo momento il nostro impegno è nella mostra Lucrezia nelle nuvole (fumetti, illustrazioni ed editoria popolare), una mostra a Palazzo ducale a Revere (Mn) con la grande fotografia, la mostra sull'Africa a Casa Cini che ha iniziato la sua circuitazione, le iniziative per il 50º dell'Amministrazione provinciale».

A questa frenetica attività espositiva il pubblico come risponde?

«Qualche numero. Nel 1992 il Museo della Resistenza ha avuto 4.000 visitatori, quest'anno sono stati 25.000. Il Museo di S. Bartolomeo quest'anno ha registrato 11.000 presenze. Stiamo collaborando con la Marina Militare a Venezia con una mostra che ha registrato migliaia di visitatori. Le varie mostre sparse per l'Italia sono state visitate complessivamente da centomila persone. Le esposizioni fotografiche, tra Ferrara e Bondeno, altre 12.000 presenze. Un insieme di piccoli eventi che sommati diventano realtà di massa».

Si torna al concetto di "quotidianeità" di cui si parlava all'inizio...

«Le 25.000 presenze al Museo della Resistenza si spiegano con l'intensa attività espositiva che ogni mese si rinnova. Vanno alla mostra, ma poi anche al Museo. Pensi che il Museo della Resistenza di Bologna non raggiunge le 10.000 presenze. Noi cerchiamo di creare mostre che siano appetibili a varie realtà. Creare una "compartecipazione". Così ognuno spende poco ma alla fine è in grado di avere una "cosa" che ha un costo elevato e che da solo non riuscirebbe a fare. E alla fine di tutto il materiale rimane a noi, nei nostri archivi. Questa logica consortile di eventi aumenta e noi abbiamo maggiori richieste. E' una sorta di etnografia di servizio».

Il Centro ha anche un'intensa attività editoriale, le ultime pubblicazioni in ordine di tempo sono il libro sulla Compagnia dialettale Straferrara e l'opuscolo su Mario Poledrelli, il catalogo sull'osservatorio della fotografia. «Stiamo lavorando - dice Maria Cristina Nascosi - ad altri tre volumi di Arpadia». Gli archivi del Centro supportano poi anche importanti mostre che si tengono in altre città, come la mostra su "Buzzati, fumetti e altre visioni" tenuta a Belluno per il trentennale della morte del poeta-pittore-giornalista.

Quale è il futuro del Centro?

«E' quello di proseguire con una continua specializzazione e divulgazione. Tenere una calendarizzazione di eventi funzionali a Ferrara, ma anche operare come realtà scientifica del quotidiano. Mantenere la grande tradizione ferrarese dell'autonomia scientifica dell'istituzione e avere anche il coraggio di rischiare. Occorre mantenere la specificità nel gestire il quotidiano che ci consente di conservare e incrementare gli archivi che non sono polverosi. Siamo tutto fuorchè nostalgia».

Negli archivi ultimamente è entrato anche l'Euro, non tanto come moneta, ma come fenomeno culturale. Gli opuscoletti, i giochi per bambini, i volantini, gli euroconvertitori, ecc. Un giorno, magari tra qualche anno, diventeranno una mostra e in molti andranno a vedere quelle "strane" cose che hanno fatto parte della nostra vita. La logica è quella antropologica: si guarda al mondo della cultura popolare studiandone i fenomeni e le loro trasformazioni. Materiali utili anche a chi viene dopo.

In 30 anni il progetto culturale del Centro è riuscito ed è cresciuto. D'altra parte "la storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo, la storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano, la storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano".

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 29-12-2002

 

Bologna

 

«La fortuna mi ha sorriso»

 

Colucci, la sua avventura di calciatore da dove comincia?

«Dal Cerignola, la squadra della mia città. A sedici anni ho esordito in Promozione, poi ho fatto l'Interregionale. Ci tengo a sottolinearlo: quando ancora non c'era la regola che imponeva alle squadre dilettantistiche di far giocare i giovani. I giovani giocavano solo se se lo meritavano. Io ero un bimbo, in mezzo a tanti over 30».

Un bimbo su cui mise gli occhi Zeman.

«Lui veniva ogni anno col Foggia a fare le amichevoli a Cerignola.

Così, qualche anno più tardi, mentre Juve, Inter e Milan si rafforzavano con i grandi nomi, la Lazio prendeva Colucci…».

Prima, però, ci sono i due anni di Siracusa.

«Serie C1, calcio professionistico, a 21 anni. Né presto né tardi, forse l'età giusta. Il Siracusa mi ha dato una chance, e io l'ho sfruttata. Quell'anno arrivò la convocazione nell'Under 21 di C di Boninsegna. Ma l'azzurro l'avevo conosciuto per la prima volta a Cerignola, quando mi chiamarono nella Nazionale dilettanti».

Dopodichè, Zeman.

«Un anno e mezzo prima giocavo tra i dilettanti e di colpo mi sono ritrovato in mezzo a tanti campioni. Segnai anche un gol importante: quello con cui, nell'ultima giornata di campionato, la Lazio sconfisse il Brescia all'Olimpico. Quella vittoria volle dire il secondo posto in campionato».

E siamo alla Reggiana.

«Un campionato di B vinto e un bravo allenatore come Ancelotti. Si può dire che lì è cominciata la mia carriera».

Poi i sei anni, indelebili, di Verona.

«Metà della mia carriera di calciatore. Se dovessi fare la lista dei bei ricordi non finirei più. Faccio prima a ricordare la pagina più brutta: la retrocessione del 5 maggio. Ma io a Verona sono stato come un re».

Chi, tra i suoi allenatori, le ha insegnato di più? «Non mi piacciono le classifiche. Chi mi ha dato tanto è stato Prandelli, forse perché è abituato a lavorare con i giovani. Ma sono stato un calciatore fortunato, perché ho avuto solo bravi allenatori. Compreso Guidolin, con il quale mi trovo a occhi chiusi».

A trent'anni un calciatore pensa già a quello che farà da grande?

«Spero di giocare ancora per molti anni. Poi, quando avrò smesso, il mio sogno è quello di allenare: non necessariamente i professionisti, mi accontenterei di insegnare calcio ai ragazzini».

Qual è invece il sogno del Colucci rossoblù?

«Niente sogni, ma un obiettivo: i quaranta punti. Poiché ne abbiamo già ventisette rischio di passare per pazzo. Ma dovete capirmi, sono rimasto scottato dall'esperienza col Verona».

Poniamo che il Bologna tra due mesi abbia questi benedetti 40 punti.

«A quel punto sarebbe giusto pensare a qualcosa di più importante, tipo un posto in Uefa. Intertoto a parte, l'Europa l'ho vista solo dalla panchina, nei sette mesi alla Lazio».

La favola bella di Colucci che cosa può insegnare al calcio?

«Che se uno ha la pazienza di cercarli, nelle serie minori i giocatori validi non mancano. Spesso è lì che andrebbero presi, anziché all'estero».

 

di Massimo Vitali

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Da: www.messaggeroveneto.quotidianiespresso.it del 29-12-2002

 

Tre giorni di reggae con il Wintersplash

 

L’associazione Rototom ce lo propone da oggi a martedì al campeggio Girasole di Latisana

Si parte con la maratona dal vivo: in pedana 25 gruppi provenienti da tutta Italia

 

LATISANA. Il Rototom, in collaborazione con Radio Base Venezia, Rastasnob e Musicbiz, ci propone da oggi a martedì, al Girasole, il primo Reggae Wintersplash, una sorta di Sunsplash invernale, un appuntamento che nasce come raduno, come primo atto di un percorso che porterà il reggae people italiano alla decima edizione del festival estivo.

Ogni giorno le aree allestite per il festival vengono aperte al pubblico a partire dalle 14 e le attività programmate cominciano già nel pomeriggio. In cartellone, gruppi dal vivo, dj, sound system, ospiti da tutta Italia, incontri e dibattiti sul mondo rossogialloverde, stand di dischi, libri, fanzine, abbigliamento.

Oggi, dalle 16, maratona live per il primo Italian reggae contest ,con 25 band candidate al main stage del Rototom Sunsplash 2003: Boo Boo vibration (Lecce), Cantina roots (Bolzano), Dread Ina Babylon (Foggia), J-Phonic (Lecce), Les Totems Zion beat (Vicenza), Local motion (Vicenza), Maci’s mobile (Belluno), Mackasplaff (Udine), Mama roots (Brindisi), Positive men (Pordenone), Radabeat (Udine), Radical sound (Varese), Radio Island (Milano), Raggareggae (Bolzano), Rastaflow (Novara), Reggae fistols (Terni), Reggaedelica (Verona), Roots family (Treviso), Rudysirie (Cesena), Shanty town (Bolzano), Skavalcavia (Torino), Soul rebel (Treviso), Spiriti roots (Vicenza), Trabant (Trieste), Working vibes (Pisa). Tre di queste band saranno scelte per il main stage del Sunsplash 2003.

Domani, Roots’n’Culture per una giornata che comincia con Reggae in Italia, incontro-dibattito durante il quale verranno presentate fanzine, siti web, nuove produzioni discografiche, nuove realtà reggae e progetti. Particolare attenzione verrà dedicata anche a Reggae Girl, cd appena pubblicato dalla Rasta Snob Records, che include brani delle giamaicane Tanya Stephens e Silva Kid assieme a molte ladies della scena italiana tutte ospiti speciali del Wintersplash: Lady Flavia (Villa Ada Posse), Etta (Taxi 109), Maila (Positive Men), Michela (BR Stylers), Sara (Duboom), Francesca (Tantra), Sister 40 (Moa Anbessa).

L’evento della giornata è indubbiamente il concerto di Sista. Per la prima volta sarà in Italia il progetto live tutto al femminile che sta infiammando il Regno Unito. Un evento reggae unico nel suo genere: 9 donne sul palco per un entusiasmante cocktail di reggae, raggamuffin, jazz, soul, gospel e dub poetry.

Aprono il concerto i pordenonesi Br stylers, che per l’occasione presentano in anteprima l’album di debutto.

Non mancano gli ospiti neppure per quanto riguarda le performance dei sound: l’area chill out ospita una session di roots e dub in cui si incontrano Conscious Sound da Napoli e i veneziani Moa Anbessa che presentano ben 4 voci ai microfoni: Prince David, Sista Likkle Lioness, WellJahdgment e Sista 40.

Martedi, alle 22 è previsto l’inizio del Big bashment di Capodanno, un party al fulmicotone con i cantanti del Sud sound system assieme alla crew romana Villa Ada posse. Ospiti anche i selecter Tommy del sound perugino I-Shence e Michelle del Northern Lights da Udine. Dopo la mezzanotte, spazio alle queen nella pista da ballo: si apre il contest che premierà la reginetta delle dancehall italiane con un biglietto aereo per la Jamaica offerto da Rototom in collaborazione con Kma di Udine.

 

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Da: www.altoadige.quotidianiespresso.it del 29-12-2002

 

VALDISARCO

 

Si attende l'esito delle analisi

 

Sospetta salmonellosi, ieri tutti i turisti in ospedale

 

VAL DI VIZZE. I dodici turisti pugliesi che durante un soggiorno all'Hotel Kranebitt in Val di Vizze sono stati colpiti da vomito e dissenteria dopo aver mangiato un tiramisù si sono sottoposti ieri mattina ad una serie di analisi per accertare se i sintomi possano essere riconducibili alla salmonellosi. Leonardo Gagliardi, facendosi portavoce degli altri componenti della comitiva colpiti dai sintomi, ha reso noto che ieri mattina dodici persone, tra cui diversi bambini, si sono recati all'ospedale di Foggia per sottoporsi alle analisi delle feci.

«Siamo andati tutti in ospedale - ha spiegato Gargliardi - ed ora attendiamo l'esito delle analisi delle feci. I medici ci hanno detto che i risultati si sapranno il prossimo 3 gennaio e quindi abbiamo deciso di attendere l'esito delle analisi prima di decidere come muoverci nei confronti dell'albergatore della Val di Vizze. Se i casi di salmonellosi saranno confermati - ha concluso Leonardo Gagliardi - ci uniremo tutti e procederemo per via legale contro i proprietari dell'Hotel Kranebitt che tra l'altro non si sono neanche scusati con noi per quanto è accaduto». (t.c.)

 

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Da: www.ilcentro.quotidianiespresso.it del 29-12-2002

 

L'AQUILA CRONACA

 

Transumanza, nel 2004 un francobollo "ad hoc"

 

L'AQUILA. Un francobollo dedicato alla Transumanza, con riferimento al «tratturo magno che dall'Aquila raggiungeva Foggia», sarà emesso nel 2004. Lo ha fatto sapere, al sindaco dell'Aquila Biagio Tempesta, il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, che presiede la Consulta nazionale per l'emissione di carte e valori bollati. L'organismo, del quale fanno parte docenti universitari, storici ed esperti e che ha il compito di fornire pareri in materia, ha dato, infatti, l'assenso all'emissione del francobollo che rievocherà il tradizionale percorso delle greggi nell'imminenza della stagione fredda. Soddisfazione per la decisione della Consulta, è stata espressa dal sindaco Tempesta, il quale ha ringraziato il ministro Gasparri «per avere dato seguito a una richiesta che le istituzioni avevano presentato per celebrare in modo adeguato uno dei momenti più significativi della storia e dell'economia del nostro territorio». La richiesta era stata avanzata anche dal comune di Castel del Monte, che da secoli ha basato la sua storia, la sua cultura e la sua economia, sulla pastorizia e ancora oggi è un centro molto importante, tanto da essere definito "capitale della pastorizia".

«Il francobollo è un riconoscimento importante per il settore della pastorizia e per il nostro paese», ha sottolineato il sindaco di Castel del Monte, Mario Basile.

 

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Da: www.gazzettadiparma.it del 28-12-2002

 

GLI ARRESTI DELL'OPERAZIONE ARIETE

 

Quell'assalto con i kalashnikov

 

Il furgone portavalori dell'Ivri al Cepim di Fontevivo venne tamponato da un fuoristrada, un camion e un'auto lo strinsero ai fianchi. Poi, sbucò il commando, il gruppo di fuoco armato di kalashnikov, pistole e fucili a pompa. Il portavalori riuscì a fuggire, sotto una tempesta di piombo, e il colpo fallì. Pochi minuti dopo partirono le indagini dei carabinieri. Indagini ricordate ieri dal comandante provinciale dell'Arma Paolo Fantini come un fiore all'occhiello per il 2002.

Le indagini, lunghe e tenaci, cominciarono quel giorno, il 30 aprile del 2001, per concludersi mesi dopo. Fu nel gennaio di quest'anno che il Nucleo operativo di via delle Fonderie riuscì ad arrestare, al termine dell'operazione «Ariete» (così chiamata per come era stata compiuta la rapina), quattordici persone ritenute responsabili di quell'assalto.

Un assalto che, nelle intenzioni della gang _ composta da una banda suddivisa in due gruppi distinti: di cerignolani e foggiani _ doveva essere una sorta di fotocopia di quello messo a segno tempo prima a Treviso. Allora, ai malviventi andò bene: il bottino dell'operazione fu di cinque miliardi di vecchie lire. A Parma, invece, la loro fortuna si interruppe. E per i carabinieri, l'operazione Ariete ha permesso non solo di arrestare i responsabili di quella tentata rapina, ma anche i presunti autori di altri colpi ai danni di portavalori in tutto il nord Italia. Una lista piuttosto lunga, interrotta dai carabinieri di Parma.

 

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Da: http://www.lanuovaferrara.quotidianiespresso.it del 28-12-2002

 

LA CLASSIFICA

 

Il nostro ippodromo in serie C

 

Retrocesso perchè gli standard dell'impianto sono scadenti

 

L'ippodromo di Ferrara «retrocede» in serie C. E' questa la classificazione imposta dall'Unire all'impianto cittadino come prescritto dai regolamenti che vigilano sugli anelli in cui si corre al trotto o al galoppo. Amara classificazione per l'ippodromo comunale di Ferrara per la propria situazione strutturale. Ma nel contempo arriva una consolazione in quanto è riconosciuto a livello nazionale come centro di rilievo per l'incremento ippico dei cavalli da corsa.

Nei giorni scorsi è stata l'Unire (Unione nazionale incremento razze equine), ente controllato dal ministero delle Politiche Agricole che sovrintende le attività ippiche a livello nazionale, ad emettere la classificazione di qualità di tutti gli ippodromi italiani di trotto e di galoppo, suddividendoli in quattro fasce: A, BB, B e C.

Dei venticinque impianti destinati alle corse al trotto, tra cui anche l'impianto di Ferrara, solo tre sono stati posizionati nella fascia C che è la peggiore: a fare da fanalini di coda insieme all'ippodromo comunale ferrarese, ci sono il «Candiano» di Ravenna e l'impianto di Castelluccio dei Sauri nel foggiano.

L'Unire, per mettere in campo questa classificazione, ha tenuto conto della qualità degli standard di qualità degli impianti, della loro influenza sul tessuto socio economico delle realtà che li ospitano, del loro impatto occupazionale sul territorio, della loro ricettività. Per fare questo, l'ente competente si è avvalso anche di una società di servizi e dei pareri delle associazioni di categoria del comparto ippico, settore che in Italia dà reddito ad oltre 5Omila famiglie. A dire il vero, dalla consultazione sono state escluse alcune associazioni e sindacati che rappresentano le attività dell'indotto dell'ippica, in zone dove le corse di cavalli sono un settore economico trainante. Purtroppo, le giornate di corse assegnate dall'Unire all'anello ferrarese sono poche, proprio per queste carenze tecniche ben note agli ippici.

Ma il nostro ippodromo è un centro di fama per incremento e miglioramento delle razze equine: non a caso è sede dell'Istituto di incremento ippico. Sotto questo profilo, l'ippodromo di Ferrara è una delle nove strutture italiane tra quelle indicate dal 'Dipartimento della qualità dei prodotti agroalimentari e dei servizi per la tutela del consumatore' presso il ministero, come centro sede delle visite morfologiche per l'iscrizione nel repertorio degli stalloni delle razze equine «purosangue inglese» (cavalli di galoppo) e «trottatore italiano»: visite veterinarie che a Ferrara erano in calendario lo scorso 20 dicembre.

 

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Da: www.ilcittadino.it del 28-12-2002

 

L'ex commissario dell'Azienda ospedaliera Lovisari dirigerà una clinica privata, Albanese invece si ritira in pensione a 65 anni

 

«Tutti abbiamo bisogno della sanità»

 

Miglio, nuovo direttore dell'Asl, vuole ospedali più efficienti

 

Era manager all'Asl sperimentale di Pavia, divisa l'anno scorso insieme a quella di Lodi. Adesso Luigi Miglio, 52 anni, foggiano di origini, ottima fama in campo sanitario, sarà il sostituto di Franco Albanese. «Non conosco la realtà del Sudmilano - commenta il nuovo manager dell'Asl -, sto prendendo contatti in questi giorni con il mio predecessore». Albanese, dal canto suo è soddisfatto: «Vado in pensione - dice -, ma non ho cadaveri nell'armadio. Ho 65 anni e ho tutto il diritto di farlo». E così facendo rinuncia, tra l'altro, a uno stipendio che oscilla tra i 150 e i 180 mila euro lordi, all'anno, più gli incentivi.

Miglio non ha appartenenze politiche di sorta, anche se afferisce all'area di Forza Italia: «Godo della fiducia di questa giunta - commenta Miglio - così come ho goduto la fiducia della giunta Ghilardotti (Pci), Guzzetti (Dc) e Arrigoni (Lega Nord)». Prima di essere manager a Pavia, era stato direttore generale, dal '96, all'Ussl di Voghera e prima ancora aveva ricoperto una serie di incarichi in regione: era stato, infatti, segretario della giunta regionale, direttore dell'assessorato alla sanità, dell'assessorato ai trasporti e direttore di quello agroalimentare. La sua formazione è giuridica, con un paio di master in economia sanitaria ed economia dei trasporti, ma non ha motti di sorta da sbandierare all'esterno. «Quello che conta - dice - è che la gente ha bisogno della sanità». A Pavia è giudicato in modo positivo, anche perché, dal '98 al 2001, ha dovuto gestire ben otto ospedali. Una delle attività maggiori svolte a Pavia è stata l'informatizzazione del sistema ospedaliero e del Centro unico di prenotazione che ha dimezzato le code per i pazienti. Per carattere Miglio è un uomo di carisma, quello che si dice un decisionista e talvolta questo può generare delle difficoltà nei rapporti. Ma dal punto di vista professionale ha goduto di ottima stima.

Al suo fianco, all'Azienda ospedaliera, siederà, invece, Maurizio Cecchettin, un uomo vicino, pare, ad Alleanza nazionale e all'assessore Carlo Borsani. Cecchettin, 55 anni, originario di Rovigo come il suo predecessore, è un personaggio schivo. Tanto schivo da non farsi nemmeno intervistare. Medico di origini, Cecchettin attualmente era primario dei laboratori analisi, all'istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano. Prima però aveva collaborato con il ministero della Sanità, in campo diagnostico.

Il 30 dicembre l'attuale commissario straordinario dell'Azienda ospedaliera ha organizzato il passaggio delle consegne. «Per quanto mi riguarda - commenta Lovisari -, dal 6 gennaio dirigerò una clinica privata fuori dalla Lombardia». Il nome è top secret, ma è una clinica, dice Lovisari, che «deve raddoppiare i posti da accreditare ed è dotata di una cardiochirurgia». In questo modo il manager leghista ritroverà un po' di serenità, dopo la vicenda delle tangenti nella sanità che l'ha coinvolto nei mesi scorsi. «Non vedo l'ora - confessa - che il giudice mi tolga questa macchia che mi ha disturbato non poco e che mi scagioni. Qui a Melegnano però abbiamo fatto un gran lavoro, portando avanti tutte le opere e i cantieri che languivano da anni. Sono felice perché vado via senza lasciare le cose a metà. A parte, ovviamente, laddove non sono arrivati i soldi della regione».

 

Cristina Vercellone

 

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Da: www.ilcentro.quotidianiespresso.it del 28-12-2002

 

MONTESILVANO  / LA FEBBRE DEL GIOCO

 

Bingo, il jackpot supera 18mila euro

 

Tutto esaurito al centro Orione di via Vestina per tentare la vincita record

 

a.m.

 

MONTESILVANO. Sale la febbre per il Bingo e sale di conseguenza il jackpot, arrivato a 18mila euro.

Al centro Orione di via Vestina si registra da qualche giorno il tutto esaurito. La voglia di giocare non si collega solamente al periodo natalizio, ma soprattutto ad un lievitato montepremi che continua a far stare con il fiato sospeso i numerosi giocatori in cerca di fortuna. Il jackpot, infatti, è arrivato ad oltre 18 mila euro, un tetto destinato a salire in questi giorni. Per portarselo a casa bisognerà fare Bingo entro la quarantesima estrazione. Proprio nella serata di Natale un pensionato di Montesilvano di 74 anni e uno studente universitario di Foggia di 23 anni sono andati vicini al considerevole bottino. Un numero solo li ha divisi da una vincita storica. Entrambi, però, si sono consolati con 2.600 e 2.450 euro. Davvero niente male, specie se con un investimento di appena 3 euro e mezzo. «Mi sembra l'Africa», dice sorpreso il direttore di sala del Bingo Orione, il catalano Jordi De La Fuente «a Natale e Santo Stefano il traffico si è paralizzato sulla Vestina, per venire a giocare si doveva parcheggiare la propria auto ad almeno due chilometri di distanza. Sin dalla prima partita delle ore 15 abbiamo dovuto aprire due piani a nostra disposizione. Per tre volte poi i nostri amici hanno messo a segno il Bingo Bronzo (realizzato tra la 44ª e la 56ª pallina estratta) e per due volte siamo andati vicini al super Bingo. Sono partite da infarto, credetemi, perchè qui in Italia si gioca con più interesse e partecipazione rispetto alla Spagna. Così però si rischia di sentirsi male come è accaduto ad una persona anziana alla quale abbiamo portato dell'acqua fredda per aiutarlo a smaltire la delusione per il mancato Bingo».

 

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Da: www.ilcentro.quotidianiespresso.it del 28-12-2002

 

MONTESILVANO

 

Grande Fratello, cento provini per sognare

 

Modelli, studentesse e giovani madri alla selezione per la terza serie televisiva

 

TUTTI A CACCIA DEL SUCCESSO

 

Paolo Antonilli

 

MONTESILVANO. I primi candidati attori sono arrivati con due ore di anticipo per partecipare alla selezione per la terza edizione del Grande Fratello, che si è svolta ieri a Montesilvano, al centro di intrattenimento Porto Allegro, dalle 18 alle 23. Un centinaio i provini girati, ciascuno della durata di 3 minuti. Visi raggianti da parte dei candidati attori, che si sono regalati sicuramente un momento di emozione e di divertimento. Tra loro italiani, ma anche ragazze cubane e polacche, giovanissime, single, sposate, uomini e donne comunque tra i 18 e i 40 anni, attratti dal fascino della telecamera.

Protagonista del primo provino è una studentessa 19enne polacca dal cognome complicato, Droszczak, di nome Marlena, spigliata e sorridente. «Cosa mi ha attratto della selezione per il Grande Fratello?», afferma la studentessa. «Per me vuole essere semplicemente un modo per dimostrare agli uomini italiani che siamo capaci nel conquistarli». Barbara Sacchini, 30 anni, di professione operaia, è invece abruzzese di Ancarano. Minigonna, bionda, occhi chiari, per lei un provino cercato. «Ho un carattere molto particolare», spiega Barbara Sacchini «che, penso, si adatti bene a una genere televisivo come il Grande Fratello. Sono venuto a conoscenza di questo provino sul sito internet. A casa? Mia madre era un po' perplessa, però a me piace». I clienti di Porto Allegro si fermano a frotte per osservate la situazione dall'alto, e magari carpire qualche segreto professionale. Michele Marino, assicuratore 23enne di Pescara, è il primo tra i maschi a sostenere la prova davanti alla telecamera. «Non è il primo provino che faccio», sostiene Marino «anche se è la prima volta che lo faccio per una televisione. I provini li avevo già sostenuti nel settore della moda, anche qui comunque mi sono sentito a mio agio». L'approccio di Luca Marco Aurelio, 20enne di Avezzano, studente lavoratore, risulta casuale. «Ero in macchina sull'autostrada», racconta «e avendo notato il pullman della troupe che si occupa della selezione del Grande Fratello, l'ho seguito fino a Porto Allegro. Cosa si prova davanti alla telecamera? Io personalmente un po' di emozione ce l'ho avuta, ma solo nei primi cinque secondi». Sono le 18,30 in punto e il meccanismo della selezione entra a pieno regime: i candidati attori sembrano via via più sciolti e sbarazzini. «Ho deciso di partecipare a questa selezione», osserva invece Natascia De Cata, studentessa universitaria 23enne di Apricena, in provincia di Foggia, «per scoprire la mia gestualità. Conosco infatti la gestualità degli altri, non la mia. Le domande durante il provino? Semplici».

«La molla che mi ha spinto a venire qui è stata la curiosità», sostiene Melissa Ponente, 20 anni, studentessa di Chieti Scalo. «Mi piacerebbe comunque arrivare fino in fondo, superando i provini, anche se non è semplice, immagino». «Io sono un po' scettica», taglia corto Micaela Annecchini, hostess pescarese di 32 anni. «Per andare avanti ci vogliono fortuna, tanta, e conoscenze. A chi non piace comunque avere notorietà e successo?».Tra i candidati attori c'è anche una montasilvanese, Federica Di Blasio, studentessa 18enne, la quale afferma: «Sono qui per pura curiosità personale. Speranza? Piccola piccola, però c'è». «Mi sembra una cosa carina, sfiziosa», dice sorridendo Adaimaris Peres, 23enne cubana, «chissà come andrà».

Ghersom De Rosa, 27 anni, agente immobiliare di Silvi, è stato convinto dalla moglie a fare il provino mentre passeggiava davanti a Porto Allegro. «Ho un figlio di sei mesi, Emiliano, e sinceramente non so se ce la farei a distaccarmi tanto tempo da lui. Dovrei chiedere aiuto alla famiglia». Infine Angela Salvatori, 32 anni, bellissima commessa di Peca nella galleria di Porto Allegro, madre di una bambina di 12 anni: «Perchè partecipare a Grande Fratello? Per l'esperienza e per i soldi», ammette convinta.

 

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Da: http://www.altoadige.quotidianiespresso.it del 28-12-2002

 

VALDISARCO

 

Disavventura per una comitiva di 21 persone che ha trascorso

il Natale in Val di Vizze: denunceranno l'albergatore

 

Sospetta salmonellosi all'hotel Kranebitt

 

Dodici turisti pugliesi sono stati male dopo aver mangiato il tiramisù

 

VAL DI VIZZE. Sospetti casi di salmonellosi all'Hotel Kranebitt in Val di Vizze. Dodici turisti pugliesi, ospiti dell'albergo assieme ad altri dieci amici, hanno accusato vomito e dissenteria dopo aver mangiato un tiramisù la sera della Vigilia. Il medico Franz Keim non si sbilancia, mentre i turisti, tornati a casa, ribadiscono che si tratta di salmonellosi e che denunceranno l'albergatore.

Brutto Natale per una comitiva di turisti pugliesi giunta in Alto Adige per trascorrervi il Natale. I ventuno turisti, 12 adulti e nove bambini provenienti da Apricena in provincia di Foggia e da Bari, alcuni mesi fa hanno prenotato un soggiorno di una settimana all'Hotel Kranebitt di Caminata in Val di Vizze e, dopo aver atteso tanto il fatidico giorno, la sera di domenica 22 dicembre sono finalmente arrivati in Val di Vizze per trascorrere una bella vacanza sulla neve.

«Siamo arrivati il 22 dicembre e tutto è andato bene per un paio di giorni - ha spiegato Leonardo Gagliardi, in vacanza con la moglie e la bambina - La sera della Vigilia di Natale, poi, ha avuto inizio la nostra disavventura. Il menù, abbastanza ricco, prevedeva come dessert un tiramisù e gran parte di noi, una dozzina compresi diversi bambini, lo ha mangiato. Ebbene, devo dire di non aver mai passato una notte peggiore. Il primo a stare male sono stato io circa tre ore dopo aver mangiato il dolce. Stavo malissimo. Ho vomitato e ho avuto tremendi attacchi di dissenteria. Subito dopo è stata male anche la bambina e la cosa ci ha molto preoccupato perchè oltre a vomitare e ad andare in bagno di continuo aveva anche la febbre a quaranta. Il giorno dopo, dopo aver avuto la conferma che molti altri del gruppo, aveva accusato gli stessi sintomi e stavano male, abbiamo chiamato il medico in servizio festivo a Vipiteno. Il dottore, Franz Keim, è venuto e, dopo aver visitato la bambina, le ha prescritto le analisi delle feci per capire se poteva trattarsi di salmonellosi. A quel punto, sentendoci troppo lontani da casa e non conoscendo nessuno in Alto Adige, mia moglie ed io abbiamo deciso di partire immediatamente per poi effettuare tutte le analisi a Foggia. E così hanno fatto anche quasi tutti gli altri del gruppo. Solo una coppia di Bari è rimasta fino al 26 in quanto la signora stava troppo male per affrontare un viaggio così lungo. Prima di lasciare in auto l'Alto Adige siamo andati all'ospedale di Bolzano ed abbiamo fatto visitare la bambina. Un medico le ha prescritto un integratore salino in modo da farle fare il viaggio in tranquillità e poi ci ha consigliato di farle fare subito le analisi per avere la conferma che si trattasse di salmonellosi. Ora siamo a casa - ha sottolineato Leonardo Gagliardi - e la bambina ancora non sta bene. Domani la porteremo all'ospedale di Foggia e le faremo fare le analisi. Così farà anche un'altra coppia che era con noi in quell'albergo. So che il giorno di Santo Stefano, evidentemente su segnalazione del medico di Vipiteno, i carabinieri del Nas hanno effettuato un controllo nelle cucine dell'Hotel. Non so se abbiano scoperto qualcosa o se abbiano effettuato prelievi dei cibi trovati - ha concluso Leonardo Gagliardi - So per certo che se i nostri sospetti si riveleranno esatti noi tutti, vale a dire coloro che sono stati male, denunceremo l'albergatore. Intanto, speriamo che tutti si rimettano presto.

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 27-12-2002

 

Falconara. Si difendono con decisione i due infermieri

accusati di spaccio di cocaina

 

«Quella polvere bianca? Solo crema di riso»

 

FALCONARA - Rifiutano l'immagine di infermieri-spacciatori e temono ripercussioni lavorative i due giovani pugliesi sorpresi qualche giorno fa dai carabinieri mentre si stavano passando alcuni grammi di cocaina davanti ad un albergo di Falconara: due grammi secondo loro, quattro secondo l' accusa. «Droga - giurano - che avremmo preso per la prima volta e che doveva solo servire ad addolcire un Capodanno passato lontano dalle nostre case e dalle nostre famiglie». Per quell'episodio Antonio Dolcezza, 26 anni, di Cerignola (Foggia) è stato arrestato con l' accusa di spaccio di sostanze stupefacenti ed è stato processato per direttissima patteggiando una pena di sei mesi di reclusione più 2.000 euro di multa, con i benefici di legge, mentre Massimo Massaro, 30, anche lui di Cerignola, è stato denunciato per concorso in spaccio. Ora sui due, che non hanno precedenti penali, pende la spada di Damocle del licenziamento dalla casa di riposo privata presso cui lavorano e che per il momento li ha messi in ferie fino al 6 gennaio.

Ma soprattutto, dicono, «la nostra faccia è stata infangata: vogliamo provare a pulirla e a recuperare la nostra dignità». Respingendo, tra l'altro, alcune delle contestazioni mosse, a partire dal ritrovamento di 800 euro indosso a Dolcezza, ritenuti provento di spaccio. «Non è vero - sostiene l'infermiere - li avevo appena presi in banca e ho addirittura la ricevuta bancaria».

E ancora, un altro elemento a loro sfavore è stato il rinvenimento di potassio, una sostanza energizzante che di solito si assume con la cocaina, nell'armadietto di Massaro, e di mannite (sostanza da taglio) e un bilancino di precisione, sporco di polvere bianca, nella sua camera d'albergo a Falconara. Ma il giovane respinge tutte le accuse. «Il potassio lo prendo come integratore, avete presente quella pubblicità della Statua della Libertà languente e poi, dopo aver assunto il potassio, rinvigorita? La mannite invece serve per curare alcuni miei disturbi». E quanto al bilancino sporco, «lo uso insieme a mia moglie per preparare le pappe alla nostra bimba di sei mesi che stiamo svezzando. La polvere bianca? Ovviamente non è cocaina, ma crema di riso, un alimento appunto utilizzato nello svezzamento, ho chiesto ai carabinieri di fare le analisi del caso». Intanto, però, il loro futuro è incerto: dovranno attendere la fine delle festività natalizie per conoscere le decisioni dell'azienda. Dolcezza ha due figli, Massaro, oltre alla bimba piccola e una giovane moglie, ha anche un mutuo da pagare per la casa che ha da poco comperato a Falconara.

 

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Da: www.corriere.it del 27-12-2002

 

Foggia, disoccupato «ripulisce» dei doni decine di vetture

 

«Non ho regali di Natale»: ruba i pacchi dalle auto

 

Bloccato dagli agenti «Mi sentivo una nullità»

 

FOGGIA - Da tempo raccontava che essere disoccupato a Natale è davvero dura: «Non puoi fare regali, ti senti una nullità», ripeteva. Forse per questo Giuseppe Campaniello, 30 anni, di Foggia, ha concluso che non gli restava altro da fare che compiere qualche furto, sfruttando l’esperienza di un amico ladro di auto. La notte della vigilia di Natale, Campaniello ha quindi vestito i panni di un moderno Robin Hood, decidendo di togliere per dare a chi non ha nulla: cioè a se stesso. Ha rubato una Y10, a bordo della quale ha perlustrato le strade di Foggia. Poi, con un arnese da scasso, ha forzato i bagagliai di diversi veicoli in sosta, all’interno dei quali ha cercato i regali che i genitori avevano acquistato per i bambini: in molti, infatti, avevano nascosto i pacchi nel bagagliaio per evitare che l’effetto sorpresa svanisse. Secondo la polizia, che ha arrestato il ladro, Campaniello avrebbe messo a segno almeno cinque colpi, anche se si sospetta che in due ore e mezza abbia frugato in una decina di autovetture, rubando tutto ciò che gli capitava: un caricatore per cd musicali, pantaloni, maglioni, felpe, cappellini, occhiali e peluches  . Per i derubati non c’è stato altro da fare che denunciare i furti alla polizia che, nel giro di poche ore dall’arresto di Campaniello, è riuscita a restituire molti dei regali rubati. Nell’auto del ladro, infatti, è stata trovata gran parte della refurtiva avvolta ancora nelle carte regalo.

Roberto Buonavoglia

 

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Da: www.ilnuovo.it del 26-12-2002

 

Foggia, eurostar travolge auto sui binari: un morto

 

La vettura aveva sfondato le sbarre del passaggio a livello.

L'altro passeggero dell'auto è gravemente ferito. La linea ferroviaria è interrotta

e i passeggeri sono stati fatti salire su pullman sostitutivi.

 

FOGGIA - Un uomo è morto stamattina alla periferia di Foggia e un altro è rimastro gravemente dopo che la loro auto è stata travolta dall' eurostar EF9414 Taranto-Milano. La vettura aveva sfondato le sbarre del passaggio a livello ed  era rimasta bloccata sui binari, in località Quadrone delle Vigne.

Il traffico della linea ferroviaria è interrotto e i passeggeri che viaggiavano sul treno sono stati fatti salire su pullman sostitutivi. La polizia ferroviaria ha avviato indagini per identificare gli occupanti della vettura, una Volkswagen della quale non è stato identificato il modello, con targa polacca.

 

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Da: www.ilnuovo.it del 25-12-2002

 

Ferisce due passanti sparando per far festa

 

Cerignola (Foggia): ha celebrato l'arrivo del Natale sparando colpi di fucile e

 ha ferito una coppia di coniugi che erano per strada. Arrestato

 

CERIGNOLA - Ha festeggiato l'arrivo del Natale sparando colpi di fucile e ha ferito una coppia di coniugi che erano per strada. E' accaduto a Cerignola (Foggia). L' uomo, Giuseppe Di Trani, di 26 anni, è stato poi arrestato dai carabinieri.

Poco dopo la mezzanotte Di Trani è  sceso, imbracciando il proprio fucile, dalla propria abitazione in vico I Chiomenti e ha iniziato a festeggiare insieme con le persone che erano per strada. Ad un tratto ha imbracciato l'arma e ha cominciato a sparare alla cieca: alcuni colpi hanno ferito un muratore di 30 anni e sua moglie casalinga di 27. Entrambi sono stati soccorsi e accompagnati all'ospedale di Cerignola dove sono stati medicati per ferite giudicate guaribili in 10 e 15 giorni.

I carabinieri, che stavano svolgendo servizi di controllo contro gli spari di petardi illegali, sono intervenuti a pochi minuti dal duplice ferimento e hanno arrestato Di Trani con l' accusa di lesioni volontarie e colpose, detenzione e porto illegale di armi, sparo in luogo pubblico.

Un altro episodio, collegato allo scoppio di petardi, è avvenuto sempre durante la notte a Bari, nel quartiere Carbonara, dove un giovane di 32 anni ha subito l' amputazione di un dito della mano destra nello scoppio di un petardo che stava maneggiando. Il giovane è stato soccorso e condotto nell'ospedale Di Venere.

Anno 3, n. 71
7
gennaio 2003

IN QUESTO NUMERO

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LUNEDI 
13 gennaio 2003