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IlVademecum - settimanale di informazione su chi fa informazione
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Selezione di articoli tratti dai siti che si occupano di mass media e giornalismo

Da grande faccio il giornalista web (*) 

di Rita Schena

«Dì la verità, da grande vuoi diventare un giornalista vero, eh?». Gomitata amicale e strizzatina d’occhio per cercare con la complicità di ottenere una risposta che dia maggior peso alle proprie convinzioni: «i giornalisti web non sono veri professionisti; più che altro dei tecnici, un po’ curiosi, dipendenti da un computer dal quale non si separano mai. Chissà se sanno scrivere con carta e penna!». Un giornalista web, magari del Sud, specie se la redazione Internet per la quale lavora è parte integrante di un quotidiano di lunga tradizione, si sente fare questa domanda spesso, anche troppo spesso; a volte da colleghi premurosi e pronti ad elargire consigli, altre volte da chi li guarda come portatori di un contagio, che può anche essere pericoloso.

Ecco allora che alla decima domanda si esplode: «No! Sono orgogliosissimo di fare esattamente il mio lavoro e da grande faccio già il giornalista web!».

Il disorientamento dopo una risposta del genere la leggi negli occhi, «ma come, vuoi continuare a lavorare in Internet? Ma quello mica è giornalismo!».

Giornalismo o non giornalismo, ecco il problema, accompagnato da tanti altri dubbi amletici «ma dove sta andando a finire la nostra professione; tra un po’ ci legheranno alla sedia, costringendoci a disegnare le pagine come i poligrafici o peggio a fare tutto con un computer…» il tutto condito da una buona dose di paura e di non voglia di misurarsi con il nuovo. Sì, perché certe concezioni sul come era bella la professione «prima», quando il cronista doveva sudare sette camicie per trovare la notizia, sull’importanza fondamentale dello scoop a tutti i costi, anche solo per bruciare tutti gli altri colleghi, sono dure a morire e chi invece fa un lavoro da desk, in cucina, non è un vero giornalista e nei suoi sogni più proibiti resta il miraggio di poter diventare un inviato.

«Ma voi cosa fate in redazione?». La domanda è tra le più frequenti, anche da parte di giovani colleghi cresciuti con la televisione e le trasmissioni in diretta ed in mondovisione e che dimostrano di non avere la più pallida idea di quali siano oggi i meccanismi dell’informazione via web. Perché i cambiamenti radicali da tenere presenti sono almeno due: le categorie di Spazio e Tempo in Rete non esistono (il fatto di cronaca quindi non può essere raccontato come su un quotidiano) e contemporaneamente sono le informazioni di servizio che predominano su tutto. Notizie, particolarità, approfondimenti, l’importante di un’informazione è che la sua vita possa essere il più lunga possibile e che attraverso il web possa essere utile al maggior numero di navigatori.

Parola magica «servizio al cittadino», con l’utente che non è il residente di un particolare comune o di una regione e nemmeno di una sola nazione, ma del mondo intero; un cittadino curioso che non vuole fermarsi solo ad una pagina, ma chiede link attivi, porte di accesso ad altre notizie ed informazioni, in un gioco di scatole cinesi che può non finire mai. A ben vedere è esattamente quello che il giornalismo dovrebbe essere: saper informare, stimolare la curiosità, il pensiero critico, promuovere la crescita sociale, sempre al fianco del cittadino e delle sue necessità. In quest’ottica lo scoop a tutti i costi non ha molto senso, sbattere un bambino e il dramma della sua famiglia in prima pagina neanche, ottenere un particolare piccante ed esaltarlo è stupido perché può stimolare la pruriginosa curiosità di una massaia sfaccendata, ma non certo di un lettore che abita a migliaia di chilometri di distanza.

Eppure scoop e notizie ce ne sono, eccome! Semplicemente non sono gridate perché la loro forza è essere riprese da altri e rimacinate, in una sorta di corale febbre informativa. E in più tra i siti web c’è un forte rispetto della fonte, cosa spesso ignota al giornalismo da carta stampata. In Rete è semplice sentirsi proporre «ci linkiamo?» che significa «ti rispetto e riconosco il tuo valore di fonte, tanto da voler diventare una tua porta di accesso».

Chi lavora nella Rete sa di dover fare i conti con un pubblico globale, in genere che tende alla crescita ed al cambiamento, alla condivisione di idee ed agli approfondimenti. Al giornalista si chiede professionalità nel non alimentare false notizie, competenza nella valutazione, nel saper creare un percorso di idee tanto interessante da risultare convincente. La potenza espressiva del web che permette di raggiungere contemporaneamente tutto il mondo, non solo nel momento che la notizia stessa è on line ma anche in seguito, può essere immensa. Il giornale si compra, si legge, può creare opinione, poi si butta superato da altre notizie; in Rete invece una notizia può avere vita eterna, i motori di ricerca possono intercettare quella stessa informazione dopo mesi o anni e stimolare la domanda di saperne di più, di cercare il contatto con chi l’ha scritta. Spazio e Tempo nel web non sono categorie essenziali e di conseguenza la notizia per reggere in Rete deve essere dettagliata, ricca di dati e suscitare un interesse globale.

Rispetto al giornalismo classico quindi poco spazio alla cronaca nera, per lo meno se intesa come puro resoconto di fatti che raccontano solo l’immediatezza (e qui ecco che cade un altro pilastro del giornalismo «vero») e non come percorso, analisi o spiegazione.

«Ogni volta che si scrive si deve partire dal presupposto che il lettore non sappia nulla del fatto», il principio lo insegnano ancora nelle scuole di giornalismo, solo che per i giornalisti cartacei come si fa? Arrivano a raccontare la notizia almeno dopo tre telegiornali e per giunta sempre a corto di spazio, con le pagine che devono contenere sempre di tutto e di più, un problema che in Internet è inesistente, lo spazio è infinito. A questo punto la sinergia sarebbe l’arma vincente con tutte le notizie riversate on line (nella stratificazione dell’evento narrato via web non è necessario riraccontare ogni volta l’antefatto, basta collegare con link attivi i vari pezzi, in sequenza) ed il giornale cartaceo che invece porta avanti le battaglie più vicine alla gente, in un vero “servizio al cittadino”. Il web archivio di dati ed approfondimenti, il quotidiano strumento di amplificazione sul territorio locale.

«Parole», ribattono i più scettici, «la verità è che voi giornalisti web non fate altro che passare agenzie! Altro che giornalismo!». Certo, anche per il giornalista web le agenzie sono fonte primaria d’informazione, esattamente come un qualsiasi altro collega. Quando la notizia arriva dal circuito la si prende, la si tratta, se c’è la possibilità la si approfondisce telefonicamente e la si costruisce per la pagina web, scegliendo le immagini a corredo e arricchendola con link, se si può si attivano corrispondenti e inviati, si naviga nei siti collegati per cercare approfondimenti. Se invece il tempo stringe possono saltarsi alcuni di questi passaggi, esattamente come in un giornale cartaceo.

A questo punto il sopracciglio scettico si alza, in una smorfia anche un po’ di disprezzo da parte del giornalista «vero», quello che le agenzie non le legge, salvo poi scrivere il suo bel pezzo firmato senza aver aggiunto assolutamente nulla alle indicazioni date dai colleghi dell’Ansa, tranne naturalmente la firma finale. Il giornalista web in genere fa lo stesso lavoro, rendendo pubblica la notizia con almeno 12 ore di anticipo rispetto ad un quotidiano e nel più completo anonimato.

Non è che non siamo in grado di scrivere e fare i giornalisti «veri», in giro per conferenze stampa ed interviste, ma in genere le redazioni web hanno un organico limitato e quindi siamo semplicemente pochi per poter contemporaneamente coprire le necessità redazionali, esattamente come in un qualsiasi giornale. Anche contrattualmente la situazione è simile: noi lavoriamo per lo stesso monte ore settimanale, ma su sei giorni e non cinque; come i colleghi della televisione la copertura è per 365 giorni all’anno (e negli anni bisestili anche 366 giorni) e la rotazione è continua; la mattina iniziamo a lavorare presto perché non abbiamo un orario di chiusura come i quotidiani o i telegiornali, ma si va ad aggiornamenti continui. 
Comanda la notizia, come per ogni giornalista. Da parte nostra aggiungiamo l’impegno, il confronto diretto con i navigatori che ci scrivono, che ci chiedono altre informazioni, che ci costringono a fare ricerche anche su notizie passate da mesi, che ci stimolano ad andare avanti e che ci fanno sentire orgogliosi di essere giornalisti web.

(*) Pubblicato su: Gdmland - Tratto da: www.og.puglia.it del 2-1-2003

Anno 3, n. 71
7
gennaio 2003

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LUNEDI 
13 gennaio 2003