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IL CASO
Il pianto degli ultimi

di Maurizio De Tullio

Come ogni anno, ecco puntuale l’analisi statistica sulle 103 province italiane elaborata dal ‘Sole 24 Ore’, il principale quotidiano economico-finanziario d’Europa.

Uno studio sulla qualità della vita che di anno in anno, inesorabilmente, premia o penalizza tutte le realtà territoriali del Paese in base ad una lunga serie di indicatori.

Come è noto, la provincia di Foggia (e non solo il capoluogo) per la prima volta in undici anni è precipitata all’ultimo posto della graduatoria, occupando il 103° posto, ultima dopo Taranto, in un vortice che ha visto coinvolta l’intera regione.

Una tendenza dunque, più che un caso isolato. E proprio per questo non staremo a indagare noiosamente sui 36 parametri, posto che lo studio vale per tutte le  province italiane.

Ci soffermeremo, invece, sulle reazioni registrate a caldo e a freddo alla notizia dell’avvenuto peggioramento della nostra posizione in classifica.

Dal Sindaco al Presidente della Provincia, dal capo degli industriali al responsabile della Camera di Commercio, dagli osservatori più acuti ai giornalisti più e meno noti di Capitanata, un po’ tutti - chi con espressioni più o meno colorite, chi non nascondendo disagio o avanzando ipotesi di voluti sentimenti antifoggiani - si sono lasciati tentare dal gusto della contestazione. Qualcuno ha negato vigorosamente l’attendibilità di quel dato così penalizzante, altri addirittura hanno messo in dubbio la bontà stessa del lavoro statistico.

Ogni commento è lecito, chiaro. Ma ci sorprende che tante intelligenze locali non si siano rese conto delle banalità offerte in pasto agli osservatori che, con la curiosità dettata dal caso, tentavano di capire anche loro il motivo del precipitare di Foggia all’ultimo posto fra le province italiane.

Lo stesso Alfonso Ruffo - editore e direttore del quotidiano economico napoletano ‘Il Denaro’, che ha redatto una contro-analisi (ne parliamo in un altro articolo - ndr) - si è lasciato andare a osservazioni piuttosto discutibili: «A nostro avviso - ha sostenuto il collega Ruffo - la prima cosa che emerge è che si tratta di una classifica del benessere economico ma non certo della qualità della vita. Se vogliamo parlar di qualità della vita dobbiamo dobbiamo tener conto di altri parametri quali l’aria, l’acqua, il mare, fattori di cui non possiamo non tener conto. Per qualcuno la vita è fatta soprattutto di questi fattori: proviamo a chiedere alle persone se preferirebbero vivere a Napoli, o magari a Lecce, a Roma, a Foggia, o piuttosto a Sondrio, che si piazza prima per ‘Il Sole 24 Ore’. Credo avremmo delle sorprese...».

Naturalmente ci permettiamo di obiettare le opinioni dell’illustre collega opponendo delle elementari osservazioni: innanzitutto la classifica è stata studiata e redatta secondo precise modalità dal ‘Sole 24 Ore’ che ha utilizzato 36 parametri validi per tutte le 103 province del nostro Paese. Così come dovrebbe risultare evidente che la mappa identifica un certo tipo di qualità della vita. Contestarlo - come ha fatto ‘Il Denaro’, con una contro-classifica - va benissimo, ma resta valida per tutte le 103 province una tendenza che accomuna dei parametri che non possono viceversa essere stravolti a piacimento.

Non a caso l’indagine annuale del ‘Sole’, a fine graduatoria, non pone domande falsamente ingenue come quelle di Ruffo. Ovvio che anche a noi piace l’aria pura di Monte Sant’Angelo, il mare cristallino di Mattinata e il pane buono di Orsara. Ma tutto questo l’analisi del ‘Sole 24 Ore’ non lo prende in considerazione!

Per il giornale della Confindustria parlano - freddamente ma equamente per tutte le province italiane - le cifre. Ed è solo in base alla elaborazione di quei numeri che la nostra provincia è piombata in coda alla graduatoria.

Domanda: se la provincia di Foggia invece di essere posizionata all’ultimo posto della discussa classifica del ‘Sole 24 Ore’ avesse occupato non diciamo la prima ma almeno la quarantesima posizione, ci sarebbe stata una analoga sollevazione di popolo con tanto di contestazioni e di dubbi procedurali?

La nostra impressione è che i foggiani siano ancestralmente legati alla cultura della sofferenza gratuita che, calcisticamente, si richiama al classico esempio dello “squadrone” e della “squadraccia”: se vinci tre partite di seguito sei uno squadrone, se perdi tre volte di seguito sei una squadraccia.

L’impossibilità di guardare in faccia la realtà senza cadere nella retorica dello “squadrone” o della “squadraccia” anche quella ci fa piazzare all’ultimo posto.

Anno 3, n. 72
13
gennaio 2003

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20 gennaio 2003