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FOGGIA, ITALIA

Dove e come si parla di Foggia e dei foggiani

 

 

Da: http://lanazione.quotidiano.net del 20-1-2003

 

Massa-Carrara

 

Mastella: «Alle amministrative potremmo allearci con l'Udc»

 

ROMA — La definisce «legittima difesa». Clemente Mastella, leader dell'Udeur, ammette che sì, nelle prossime amministrative si potrebbe ripetere il caso Reggio-Calabria: ovvero, l'alleanza del suo partito con il centrodestra come accadde un anno fa, provocando la sconfitta dell'Ulivo. «Quando Ds e Margherita mi dicono che non possono controllare i loro uomini a Foggia o a Benevento, dove già hanno indicato candidati Ds e me li hanno comunicati, perché io dovrei essere in grado di controllare i miei uomini? Non chiedo organizzazioni militari ma politiche».

La politica potrebbe agevolare alleanze con i centristi del Polo, soprattutto se andassero da soli?

«Vedo che al mio paese Ds e parte della Margherita vanno finanche con An e Udc. Dunque, possono anche avvenire convergenze di questo tipo. Non è che io le prescriva ma laddove loro dovessero continuare a provocarci, la legittima difesa è consentita. E' un diritto naturale e nella politica questo diritto prevede di salvaguardarsi in quel modo».

Par quasi di sentire Bossi.

«No, la situazione è diversa. Lui si esprime con atteggiamenti rozzi, tanto è vero che viene criticato dagli alleati, mettendo in discussione tutto. Noi poniamo un problema che riguarda noi ma anche gli altri partiti minori dell coalizione: vale a dire, se questa è formata solo da Margherita e Ds. Prendiamo Benevento e Foggia: noi abbiamo una realtà consistente in entrambe le città e candidano un altro. O Siracusa: dove già ci hanno fatto conoscere i nomi dei candidati. Rispetto a questi atteggiamenti, noi dobbiamo assumere una nostra fisionomia. Prendere la nostra strada».

Avete già deciso?

«No: vediamo quale sarà la conclusione. Certo, non parteciperemo al prossimo vertice dell'Ulivo perché non ci va di sentirci dire di nuovo che 'hanno deciso in sede locale'».

Qual è la vostra richiesta? Di esprimere un uomo almeno a Benevento?

«Lì o a Foggia. Ma anche altrove: per far vedere che i candidati non sono solo di una parte. Ci brucia essere guardati con sospetto: quali atti abbiamo mai fatto per meritarci questo trattamento? Se la prendessero con Rifondazione che crea sconquassi ogni momento. Siamo sinceri: è sciocco il loro comportamento. Perchè più siamo impregnati nel centrosinistra più è facile tenerci prigionieri, no?».

Volete un'alleanza programmatica e politica o un'adeguata rappresentanza nelle candidature?

«Prima di tutto, candidati a livello locale. Essendo un'alleanza locale non chiederemo un maggior apporto programmatico ma è sicuro che quando verrà il momento ne dovremo discutere sul piano generale: porremo cioè una serie di questioni, perché ci sono cose che non mi sono piaciute. Ad esempio, le risposte di qualche diessino sulla nota vaticana».

Parla dei valori cattolici in politica?

«Esatto. Detto questo, tranne che a Massa Carrara, noi siamo determinanti in tutte le elezioni per il rinnovo dei presidenti di provincia. Per questo chiediamo che ci sia qualche candidato nostro ai vertici delle istituzioni. E questo, vale anche per gli altri partiti piccoli del centrosinistra: Verdi, Sdi, Comunisti».

 

di Antonella Coppari

 

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Da: ‘Il Tempo’ del 20-1-2003

 

Per il rinnovo del consiglio provinciale di Foggia il centrosinistra ha già scelto il proprio candidato: sarà Carmine Stallone

 

Udeur e Italia dei valori potrebbero però presentarsi da soli alle elezioni. C'è invece indecisione tra i partiti del centrodestra.

Carmine Stallone è presidente dell'ordine dei medici di Foggia. La sua candidatura è sostenuta da Ds, Margherita, Sdi, Verdi, Comunisti Italiani e Prc, mentre non hanno sciolto ancora la riserva Udeur e Italia dei Valori.

Nel centrodestra appare chiaro che il candidato presidente sarà di An, ma non c'è stata ancora una indicazione univoca.

Tra i nomi più probabili vi sarebbe quello dell'attuale sindaco di Foggia, Paolo Agostinacchio, che nelle settimane scorse avrebbe ricevuto il via libera dal coordinatore regionale di FI, Salvatore Mazzaracchio.

L'attuale presidente della Provincia, Antonio Pellegrino, (centrosinistra) è stato eletto, al primo turno, nel novembre del 1998 ed è al suo secondo mandato. In quell'occasione il candidato della Casa delle Libertà era Alberto Cicolella di FI.

 

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Da: www.lastampa.it del 20-1-2003

 

NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI: LECCO E ORISTANO REGINE DELL´INDUSTRIA E DELLE COSTRUZIONI. MILANO E MODENA SEMPRE AI VERTICI

 

Matera e Isernia, le reti del Sud incalzano i soliti ricchi

 

L´Istat: dove c´è lo sviluppo integrato si riduce il gap tra Meridione e Nord. Un milione di nuovi posti di lavoro

 

Al Sud qualcosa si muove. Grazie allo sviluppo integrato e coordinato di alcuni distretti, il gap con il Nord si sta riducendo e in alcune province meridionali, come rilevano i numeri dell´Istat sul valore aggiunto e sull´occupazione tra il 1995 e il 2000, si sono registrati andamenti se non da miracolo economico almeno da mini boom. La reti di Matera e Isernia ne sono un esempio. La rincorsa però non consente di arrivare tra le prime venti regioni europee che producono da sole un terzo della ricchezza dell´Unione. In classifica, come ha calcolato il centro studi Experian, l´Italia schiera Lombardia (seconda alle spalle dell´Ile de France con il 3,2% del Prodotto nazionale lordo), Lazio (ottava), Veneto, Emilia Romagna e Piemonte in fila dal 12° al 14° posto. Le prospettive, secondo Experian, prevedono un calo per Lombardia e Lazio, una tenuta del Piemonte e una crescita per Veneto ed Emilia Romagna.

I SOLITI RICCHI. Dice l´Istat: sono Milano, Bolzano, Modena e Bologna le province più ricche d'Italia. La media nazionale arriva a 18 mila euro procapite. Milano vanta un valore di 28 mila euro, Bolzano 25,8, Modena 25,3 e Bologna 25,1 mila euro. Dagli ultimi 4 posti non si schiodano Enna, Vibo Valentia, Agrigento e Crotone (9,7 mila euro). Nella classe medio-alta (tra 20,6 e 24,8 mila euro) rientrano invece 23 province, tutte localizzate, escluso Firenze, Prato e Roma, al Nord, ed in particolare nel Nord-Est. Nella classe bassa (da 9,7 a 12,8 mila euro) si collocano, oltre a Matera, tutte le province della Sicilia (esclusa Siracusa che sta nella fascia media), della Campania, della Puglia e della Calabria.

LA RINCORSA DEL SUD. Nei cinque anni presi in esame dall'Istat si è leggermente ridotta la distanza testa-coda tra Milano e Crotone. Il valore aggiunto per abitante della provincia calabrese, pari all'inizio del periodo al 31,2% di quello di Milano, è salito nel 2000 al 34,7. Delle 36 province meridionali, ben 24 (pari al 67%) registrano tassi medi annui di variazione dei pro-capite superiori al tasso medio annuo nazionale (pari al 4,4%). Il fenomeno riguarda invece solo il 57% delle province del centro (12 su 21) e il 22% di quelle del nord (10 su 46). Alcune province meridionali, poi, vantano tassi notevolissimi di incremento annuo del valore aggiunto pro-capite: è il caso di Crotone (+6,8%), Matera (+6,6%), Enna (+5,7%) e Isernia (+5,6%).

IL PAESE DEL TERZIARIO. L'Italia è il paese del terziario: secondo i dati Istat il 69,2% delle attività economiche delle province è prodotto dal terzo settore con un incremento dal `95 al 2000 di oltre due punti e mezzo percentuali. Roma è la città che la fa da padrona: il valore aggiunto prodotto dal terziario è pari all'85,5%.

SEMPRE MENO INDUSTRIA. In cinque anni si è registrato un calo a livello nazionale per quanto riguarda il settore dell'industria che passa dal 24,9% del 1995 al 23,2% del 2000. Nella provincia di Lecco l'indice raggiunge addirittura il 40% (l´area più industrializzata d´Italia) seguita da Biella e Vicenza che arrivano al 38,6% e Reggio Emilia con il 38,4%. Anche l'agricoltura registra un segno negativo tra il 1995 e il 2000, il cinque anni il valore aggiunto del settore passa da 3,2% al 2,8%. La provincia dove l'agricoltura ha un peso superiore è Ragusa dove contribuisce al valore aggiunto per il 13,2% seguita da Foggia (11,6%) e Oristano (10,3%). Il settore primario che a livello nazionale conta nel 2000 per il 2,8% del valore aggiunto complessivo, ormai è una prerogativa soprattutto del Sud. Anche nelle costruzioni si registra un marcato calo passando dal 5,1% nel 1995 al 4,8% nel 2000. Per le costruzioni la provincia nella quali l'edilizia ha il peso maggiore è Oristano dove contribuisce al valore aggiunto per il 10%.

UN MILIONE DI POSTI. Il gap Nord-Sud si ripresenta in parte nell'analisi dei dati sull´occupazione. Tra il 1995 e il 2000 le unità di lavoro si sono incrementate di 966,3 mila unità a livello nazionale, passando da 22.528,3 mila a 23.494,6 mila. Il record negativo tocca ancora a quattro province del Mezzogiorno: Vibo Valentia ha perso il 10,9% delle unità di lavoro, Benevento l'8,8%, Reggio Calabria il 6,5%, L'Aquila il 5,8%. Tuttavia tra le province che hanno avuto incrementi superiori al 10% vi sono Caltanissetta (+14%), Siena (+13,7%), Ragusa (+10,9%), Verbano-Cusio-Ossola (+10,8%), Sassari (+10,4%) e Matera (+10,1%).

 

Federico Monga

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 19-1-2003

 

IL TRADIMENTO

 

Frati confessano: spiammo padre Pio

 

Padre Giustino e fra’ Masseo, ancora viventi, ne registrarono i colloqui

 

CITTA’ DEL VATICANO - Uno dei capitoli più drammatici ed oscuri della vita di padre Pio fu l’installazione di un registratore segreto per carpire conversazioni del frate con le "pie donne" e con altre persone. Il registratore fu messo da alcuni frati del convento nella foresteria dove avvenivano i colloqui e, secondo dichiarazioni di padre Pio, addirittura in confessionale. Protagonisti del "caso", ossia misero di nascosto quel registratore (un "Geloso" piuttosto voluminoso nel maggio ’60), furono padre Giustino e fra’ Masseo. I due cappuccini, ancora viventi, hanno per la prima volta da allora accettato di rendere pubblico il loro racconto al giornalista e scrittore Angelo Maria Mischitelli, autore di parecchi volumi su Padre Pio (tra questi una monumentale biografia e "Padre Pio il Confratello", pubblicati da Leone Editrice di Foggia). I due frati chiedono pubblicamente e sono sicuri di aver ottenuto il perdono di Dio e di padre Pio.

I due anziani religiosi ammettono di aver violato in modo gravissimo la privacy del Padre, anche se smentiscono in maniera categorica di aver nascosto il registratore anche sopra al suo confessionale. Nel volume "Padre Pio il Confratello", padre Giustino afferma che loro intendimento era soltanto quello di carpire informazioni sui trasferimenti ventilati di molti frati e dello stesso padre Pio. Entrambi riferiscono di essere rimasti sulle prime sconcertati per alcune frati affettuose del futuro santo verso alcune sue figlie spirituali.

Il volume è un vero "spaccato" della vita quotidiana del convento ai tempi del «confratello santo» mediante le interviste a 13 frati superstiti che vissero con lui. Tra i tanti aneddoti ce n’è anche uno di sport. Riguarda la visita dell’Inter mondiale di Helenio Herrera il 30 gennaio 1965 alla vigilia di una partita col Foggia. La mattina stessa del match Picchi e Mazzola eludendo la sorveglianza dell’allenatore si recarono all’alba a San Giovanni Rotondo e si confessarono da padre Pio.

O. Pet.

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 19-1-2003

 

Al titolo della diocesi di Manfredonia aggiunto quello della cittadina garganica. Il 22 si celebrano i cento anni da quando il santo indossò il saio

 

San Giovanni Rotondo come Lourdes e Fatima

 

Eccezionali decisioni del Pontefice: a chi andrà sulla tomba di San Pio

anche l’indulgenza plenaria

 

di ORAZIO PETROSILLO

 

CITTA’ DEL VATICANO - San Giovanni Rotondo come Assisi, come Lourdes, come Fatima. E qualcosa di più. La grandezza di san Pio da Pietrelcina "tira" la volata alla cittadina e al santuario garganico non solo ai vertici mondiali tra le mete dei pellegrinaggi - con 7 milioni di fedeli l’anno, Lourdes è già superata - ma anche nei privilegi religiosi. "Complice" la grande venerazione che Giovanni Paolo II ha per lui e la diffusissima devozione tra i fedeli di tutto il mondo per il frate con le stigmate. E’ quasi un debito del cuore per il "suo" padre Pio, ora che è stato inserito nel canone (=elenco) dei santi. Quasi un voler compensare il fatto che, nonostante la venerazione (don Karol si confessò da padre Pio nell’aprile del ’47 e nel novembre ’62 ebbe attraverso di lui il miracolo della guarigione dell’amica Wanda Pòltawska) e nonostante il decisivo impulso dato nell’82 all’avvio del processo di beatificazione spazzando le residue perplessità dell’ex Sant’Uffizio, Giovanni Paolo II non sia intervenuto ad abbreviare i tempi del lunghissimo iter processuale conclusosi con la beatificazione nel ’99, quindi a ben 31 anni dalla morte e ciò per le complesse questioni legate alle calunnie e ai fenomeni straordinari che accompagnarono la vita del santo cappuccino.

Ed ora, via libera alle "attenzioni" papali e ai privilegi. Tre privilegi in circa sei mesi per San Giovanni Rotondo, voluti personalmente dal Pontefice, sono un caso unico nella storia moderna del cattolicesimo. Il primo è stato concesso e reso noto al termine del rito di canonizzazione, il 16 giugno 2002. Giovanni Paolo II ha voluto che fosse inserita nel Calendario Romano generale come «obbligatoria» la memoria liturgica del santo cappuccino. E cioè: ogni 23 settembre, giorno della morte terrena e della "nascita" al cielo, in tutto il mondo verrà invocata l’intercessione di san Pio nelle messe e nella lettura dell’ufficio divino. Questo "dono" papale è eccezionale, tenuto conto che fu annunciato nel giorno stesso della canonizzazione.

Il secondo privilegio è stato reso noto il 2 gennaio a San Giovanni Rotondo da mons. D’Ambrosio, arcivescovo di Foggia e amministratore apostolico di Manfredonia, vacante da alcuni mesi. Si tratta di questo: l’arcidiocesi di Manfredonia-Vieste aggiungerà il titolo di San Giovanni Rotondo e ciò - secondo la volontà del Papa - «per sostenere la devozione verso San Pio da Pietrelcina e per manifestare un segno della sua particolare benevolenza» verso la cittadina dove il santo trascorse oltre mezzo secolo di vita e vi ricevette le stimmate. Il provvedimento ha due altri precedenti in Europa: quelli di Lourdes e Fatima, santuari famossisimi di apparizioni mariane, luoghi di pellegrinaggi da tutto il mondo e di numerosi miracoli. Il nome di Lourdes venne associato a quello di Tarbes nel 1912 (58 anni dopo le apparizioni) e quello di Fatima associato a Leiria nell’84 (67 anni dopo le apparizioni e 3 dopo l’attentato di Agca). Qui, invece, tutto molto prima. Anche se, per la verità, qualcuno ha il sospetto - sorto già negli anni successivi alla morte di padre Pio - che la Santa Sede, oltre a gestire la "Casa Sollievo della Sofferenza", voglia "acquisire" il santuario lasciandovi i cappuccini non come responsabili pastorali e della gestione bensì affidatari della cura pastorale, come a Loreto. Pare che il sospetto possa venir fugato anche questa volta. Molto dipenderà dalla nomina del nuovo arcivescovo di Manfredonia e dal successore del vescovo Ruotolo a capo di "Casa Sollievo".

Il terzo privilegio consiste nella concessione dell’indulgenza plenaria per i pellegrini che si recano a San Giovanni Rotondo alla tomba del santo, ovviamente alle «consuete condizioni» (confessione, comunione e preghiera per il Sommo Pontefice). E’ un privilegio come quello di Santa Maria degli Angeli in Assisi e di pochi altri santuari nel mondo. Esso verrà illustrato il 26 gennaio dal responsabile della Penitenzieria Apostolica, arcivescovo Luigi De Magistris, a conclusione di una serie di manifestazioni del centenario della vestizione religiosa di Francesco Forgione, avvenuta a Morcone (Benevento) il 22 gennaio 1903. In quel giorno cambiò nome e diventò fra’ Pio da Pietrelcina. Il nuovo santuario di Renzo Piano sarà completato ed inaugurato entro la fine del 2003.

 

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Da: www.corriere.it del 18-1-2003

 

CLEMENZA / Il deputato: mi dimetto dall’incarico in Commissione, sono mortificato

 

Indulto ai mafiosi per errore, lascia il capogruppo ds

 

ROMA - «Spero solo che questo non sia un colpo mortale per l’indulto. Comunque io ho compiuto un grave errore di valutazione e per questo mi metto da parte». Parla così il Francesco Bonito (Ds), ex magistrato, che ieri si è dimesso da capogruppo in commissione Giustizia della Camera dopo il pasticcio compiuto sull’estensione del condono della pena anche alla manovalanza mafiosa. Bonito dice che c’è tutto il tempo di «rimediare l’errore tecnico» ma lascia intendere che durante il balletto dei subemendamenti qualcun altro potrebbe aver sbagliato: «Sono veramente mortificato. L’altra sera mi sono fatto prendere dalla foga di mandare il più avanti possibile il provvedimento di indulto che, infatti, martedì approveremo in commissione». E, sempre martedì, Luciano Violante (che parla di «errore grave» anche se conferma la stima a Bonito) e il gruppo ds decideranno se accettare o meno le dimissioni del deputato foggiano.

La norma che non nega l’indulto ai piccoli mafiosi è stata scritta da Nino Mormino, relatore del provvedimento e avvocato di Forza Italia che a Palermo ha difeso alcuni esponenti di Cosa nostra, ed è stata approvata in un’aula semideserta. Per iniziativa dei Ds, sono state calibrate le esclusioni riguardanti altri reati ma nulla è stato cambiato al punto 7 che taglia fuori dall’indulto i boss e non i «picciotti» della mafia. La Margherita, che per prima ha tuonato contro i Ds, non era presente. E non si sono fatti vedere i deputati della Lega, gli unici ad avere presentato due subemendamenti «antimafia» che sono decaduti dopo aver incassato il parere contrario del relatore di FI. Assente anche An, il partito che appena 3 giorni fa aveva messo nell’angolo il capogruppo Enzo Fragalà (dimissionario anche lui) accusandolo di aver presentato un emendamento poi risultato simile al testo Mormino.

Con due capigruppo dimissionari, sull’indulto è iniziato il gioco al massacro. Da FI arriva una sconfessione del testo Mormino e in questa direzione si fanno avanti il ministro Enrico La Loggia, Carlo Vizzini e il presidente dell’Antimafia Roberto Centaro. Per il portavoce di An, Mario Landolfi, «il solo parlare di sconti di pena in favore dei mafiosi rappresenta una sconfessione degli impegni presi dai parlamentari della Cdl in materia di legalità e certezza della pena».

Ora la strada dell’indulto è ancora più in salita. E c’è chi non pensa all’errore e alle assenze per caso: «Non credo si sia trattato di un banale incidente» (il ministro Roberto Castelli); «Mi dispiace per Bonito ma in commissione avevo segnalato il rischio e nessuno ha obiettato» (Gaetano Pecorella, FI).

 

D. Mart.

 

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Da:  www.lastampa.it del 18-1-2003

 

Bufera nei Ds per l´indulto, si dimette Bonito

 

Violante: proporremo emendamenti per annullare il beneficio ai mafiosi

 

ROMA - Martedì si riunirà l´ufficio di presidenza del gruppo dei Ds per decidere se accogliere o meno le dimissioni di Francesco Bonito da capogruppo Ds nella commissione Giustizia. Le polemiche, la decisione ufficiale dei Ds di rimediare all´«errore» dell´approvazione in commissione Giustizia, anche con i voti della Quercia, dell´emendamento che estendeva l´indulto all´associazione mafiosa ha portato, ieri mattina, Bonito a presentare le sue dimissioni. Ha scritto una lettera al presidente del gruppo, Luciano Violante: «Ho commesso un grave errore, favorendo come capogruppo, l´approvazione di quell´emendamento. La lettura dei giornali di oggi ha reso evidente che quel voto sta cagionando al nostro partito un danno grave. Credo di aver deluso la fiducia che i miei compagni hanno riposto in me. Sono profondamente mortificato dell´accaduto e reputo cosa giusta mettere a disposizione l´incarico». E Violante l´ha resa pubblica, riconfermando «la stima e la fiducia» nei suoi confronti: «Caro Franco - gli ha risposto il presidente dei Ds alla Camera -, come tu stesso riconosci è stato commesso un grave errore. E´ un segno ulteriore del tuo senso di responsabilità che è stato sempre accompagnato dalle competenze specialistiche e dall´equilibrio politico». Naturalmente, la vicenda Bonito è diventata il pretesto della maggioranza per polemizzare con l´opposizione. Sandro Bondi, portavoce di Forza Italia: «La sinistra si trova in un momento di estrema confusione. Prima votano un emendamento che considerano giusto e necessario sul piano del diritto e poi se ne pentono, dando la colpa ad un errore dei loro rappresentanti». Per Bondi, visto che non vi sono le condizioni politiche perché l´indulto raggiunga il quorum dei due terzi, a questo punto è meglio «accontentarsi» di far approvare l´indultino. Una soluzione che accetta anche Luciano Violante, «a condizione che il testo sia fortemente corretto perché così com´è rischia di dare adito a ingiustizie profonde». E mentre, a partire da martedì, la Camera riprenderà l´esame dell´indulto (in commissione) e dell´indultino (in aula), il dibattito politico si incentra sulla possibilità di estendere l´indulto anche ai mafiosi (non ai boss). Sono arrivati una cascata di impegni solenni per impedire che i mafiosi possano beneficiare dell´indulto dal presidente dell´Antimafia, Roberto Centaro, al ministro per le Regioni, Enrico La Loggia, dal senatore Carlo Vizzini al capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia, Luigi Vitali (assente l´altra sera). E anche da diversi esponenti dei Ds, come Beppe Lumia. Quando l´ex magistrato, Francesco Bonito, era rientrato nella sua Cerignola, l´altra sera, era ignaro di quello che si stava scatenando a Roma. Finalmente raggiunto al telefono, aveva ascoltato annichilito le reazioni di Giuseppe Fanfani, Margherita, suo «alleato», che aveva bollato come «vergognosa» l´approvazione dell´emendamento sull´indulto ai mafiosi. «Abbiamo lavorato - si era sfogato Bonito - per accelerare i tempi, per portare quanto prima il testo in aula. Abbiamo fatto fare tre passi avanti molto importanti all´indulto ed ecco il risultato. Fanfani sostiene che gli era stato garantito che la commissione non si sarebbe riunita? Dice una falsità: era presente quando abbiamo deciso di riconvocare la commissione per le 17. Lui aveva fatto notare che aveva il treno alle 17,40. Chissà a questo punto come andrà a finire». Si deve essere svegliato presto, Francesco Bonito, ieri mattina. Una corsa dal giornalaio: i titoli, gli articoli e il mondo gli deve essere crollato addosso. Da qui la decisione delle dimissioni, per il «bene del partito». La sua è stata una giornata amara, alleviata però da moltissimi attestati di solidarietà. Decine di telefonate di «compagni», colleghi che chiedono che le sue dimissioni vengano respinte. «Nonno» Franco ammette: «Che madornale errore. Il capogruppo ero io e dovevo fare una valutazione più attenta. Questo è indiscutibile. Dovevo comprendere che rispetto alla valutazione tecnica dovevo fare una valutazione politica. Per tenere compatto il gruppo ho fatto un errore, lo riconosco. Non ho valutato la possibilità d´impatto di quel voto». E già, l´indulto e l´indultino dividono trasversalmente gli schieramenti. Il diessino, anche lui ex magistrato, Giovanni Kessler, proprio in commissione Giustizia ha presentato diversi emendamenti perché, accanto alle restrizioni, fossero eliminate tutte le esclusioni: «L´indultino - dice Kessler - è un indulto mascherato. Si sta consumando la truffa delle etichette, siamo alla fiera della ipocrisia. Tra un anno, quando la Corte Costituzionale riterrà incostituzionale l´indultino, cosa accadrà ai diecimila detenuti che ne avranno beneficiato?».

 

g. ru.

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Da: http://ilgiorno.quotidiano.net del 18-1-2003

 

Lombardia

 

Farmacie, le più rapinate

 

Due rapine solo ieri. E finalmente un bandito è finito in manette. Con altri due complici aveva assaltato la farmacia di via Boifava civico 31. La settimana scorsa, venerdì, i colpi erano stati addirittura sei. Sei rapine nel giro di un paio d'ore. Venerdì scorso è stato un giorno nero per le farmacie. Nerissimo.

Tra novembre e dicembre - solo la polizia - ha raccolto 32 denunce di altrettanti farmacisti tutti vittime di rapine. Nello stesso periodo dell'anno precedente le incursioni erano state 12. Il conto è presto fatto: rapine non triplicate ma quasi. E i numeri giustificano l'emergenza. Il questore Vincenzo Boncoraglio ha spedito a tutti i commissariati e agli uffici della Prevenzione generale un invito a sorvegliare tutti gli obiettivi per un'opera di prevenzione più efficace. Un fenomeno «strano» anche perché gli indici dei reati - rapine comprese - soprattutto a Milano città stanno conoscendo negli ultimi anni un significativo trend decrescente.

E i dati lo dimostrano: nei primi sei mesi del 2002 le rapine sono state 1182, l'anno precedente erano state 1269 e nel 99 quasi 1600. Le farmacie invece sono in netta controtendenza.

L'altro ieri notte la polizia ha messo le mani su una delle bande che terrorizza le farmacie. Un bandito - Giuseppe Basta, foggiano 33enne, è finito a San Vittore dopo un breve inseguimento. Alle 22,50 Basta con altri due giovani aveva fatto irruzione nella farmacia di via Boifava, qualcuno impugnava una pistola, tutti avevano il volto coperto da sciarpa e berretto. Un paio di malviventi si sono diretti verso la cassaforte ma la fretta ha giocato un brutto scherzo e la cassaforte non ne ha voluto saperne di aprirsi anche dopo l'intervento - coatto - del farmacista. Il terzetto ha quindi deciso di fare dietrofront e fuggire.

Fortuna ha voluto che un passante abbia notato i tre in fuga su una macchina, informazione che è stata diligentemente annotata e consegnata alla polizia. Una pattuglia della Volante ha intercettato la macchina ferma col motore ancora caldo in via Pomposa, nei pressi è stato bloccato il Basta che aveva un taglierino, una siringa un paio di forbici. I due presunti complici sono stati individuati a notte fonda nelle loro abitazioni della stessa strada.

 

di Tino Fiammetta

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 18-1-2003

 

PESARO

 

Case a misura degli anziani

Pesaro partecipa a un progetto pilota di architettura

 

Rivalutare la questione abitativa dell'anziano, attraverso il Primo concorso internazionale di Architettura per la terza età. È l'iniziativa promossa dal Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc) e dall'associazione Abitare e Anziani (AeA), presentatata a Roma. «Si tratta di un grande confronto di idee - ha spiegato l'architetto Assunta D'Innocenzo, direttore di AeA Informa - per avviare la sperimentazione di soluzioni alloggiative per anziani all'interno delle quali la componente edilizia, tecnica e tecnologica dovrà essere coniugata con un adeguato sistema d'intervento sociale». L'architetto ha in particolar modo sottolineato l'importanza di fornire all'anziano un'abitazione che sia adatta ad ospitare qualsiasi fascia d'età: «Abbiamo espressamente inserito nel bando del concorso - ha precisato - il principio che tecnicamente chiamiamo 'universal design', secondo il quale l'alloggio deve essere pensato per rispondere ad esigenze diversificate, che possano soddisfare i bisogni sia degli anziani sia dei più giovani». Tradotto in termini pratici, ciò significa che la nuova richiesta progettuale riguarda abitazioni più sicure, comprendenti spazi per bambini e fornite di arredi esteticamente e tecnologicamente confortevoli. «Inoltre - ha aggiunto - le abitazioni proposte non potranno mai assumere una dimensione sanitaria. Il nostro scopo è, infatti, quello di spingere gli anziani a mantenere la propria autonomia, scoraggiando il ricorso all'ausilio delle strutture sanitarie istituzionalizzate». Il presidente di Abitare e Anziani Mario Corsini ha spiegato com'è nato il progetto: «Le case degli anziani - ha osservato - sono mediamente le più vecchie, degratate ed insicure: il 68% delle abitazioni non ha l'ascensore, il 2% ha i servizi esterni, il 24% non ha il riscaldamento». Il concorso si svolgerà in due sedi di confronto: Pesaro e Foggia. Il sindaco di Pesaro, Oriano Giovanelli, ha esposto le motivazioni che hanno spinto la sua amministrazione a partecipare all'attività: «Pesaro è una città che vanta una grande tradizione di sensibilità nei confronti di questa delicata fascia d'età e la valorizzazione delle abitazioni è un aspetto molto importante. Da un punto di vista urbanistico, a Pesaro il progetto sarà inserito in un quartiere costruito con i criteri delle biotecnologie». I progettisti concorrenti avranno tre mesi a disposizione per ideare i loro piani di lavoro, che potranno essere di costruzione di abitazioni o di ristrutturazione di siti già esistenti. Tra fine giugno e inizio agosto tutto dovrebbe essere pronto per l'applicazione pratica dei progetti.

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 18-1-2003

 

Ascoli

 

Ischia 1, stasera si parla di fertilità

 

GROTTAMMARE — "Fertilità, infertilità: quali prospettive" è il tema dell'incontro organizzato per questa sera alle 21, presso il salone della chiesa parrocchiale Gran Madre di Dio, dal comitato di quartiere Ischia I. Relatrice la dottoressa Nadia Montanaro, responsabile del centro di medicina della riproduzione presso Villa Igea di Foggia. Prossimo appuntamento il 1° febbraio; oggetto dell'incontro la prevenzione e diagnosi precoce dei tumori della mammella e della sfera genitale femminile.

 

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Da: www.gazzettino.it del 15-1-2003

 

MAXIRAPINA

 

Scarcerato a Treviso il carabiniere pentito

 

Ha confessato. Con una dichiarazione spontanea, ieri in udienza, Roberto Consiglio, carabiniere sospeso dall'Arma per le due clamorose rapine di Udine e di Casale (complessivamente oltre otto miliardi), ha affermato che in passato non ha mai avuto coraggio di parlare perchè aveva paura per la propria incolumità fisica. Era detenuto: «Ho fatto sedici mesi di carcere di cui dieci in isolamento». Tutti si aspettano in aula che dica: «E ho capito che ho sbagliato». Errore. Lui non dice niente del genere.

«Mi assumo le mie responsabilità», è l'esordio. Trent'anni, foggiano, quando è stato sottoposto al fermo era di guardia alla sede della Banca d'Italia a Udine. È stata perquisita a quel tempo - giugno 2001 - la sua stessa cella nel carcere di Belluno, ma Consiglio ha sempre negato di aver partecipato ai fatti.

«Mi sento come il vaso di coccio in mezzo a quelli di ferro - ha continuato ieri di fronte al Tribunale composta dai giudici Pedoja, Mascolo e Casciarri - Di Santolo ha scaricato molte responsabilità su di me che invece non erano mie». Di Santolo è una guardia giurata di Udine che era stata tra gli agenti che trasportavano valori, e che conosceva le casseforti contenute nei furgoni blindati della Radar. È stato lui il primo a parlare.

«So che non mi potrò riabilitare del tutto - ha detto Consiglio - Ma voglio far sapere che mi sono iscritto alla Facoltà di Legge».

Nella sua dichiarazione spontanea il carabiniere sospeso ha affermato che la cosa era nata come uno scherzo, la famosa rapina alla banca d'Italia che prima o poi passa nella fantasia di molti, per sistemarsi tutta la vita. Poi lo «scherzo» gli avrebbe preso la mano. Come una banda di cui fanno parte pericolosi personaggi di Cerignola (Foggia) faccia parte di uno scherzo, non si sa. Consiglio ha ammesso di aver fornito supporto logistico, e non altro. Ha concluso dicendo: «Ambisco ad un nuovo ruolo nella società». C'è da sperare che davvero ambisca ad un nuovo ruolo e che nel caso faccia sparire quel sito su internet in cui compare quasi nudo, con i capelli ossigenati e con l'indicazione del suo cellulare oltre alla scritta: «Subacqueo, paracadutista, motocrossista, esperto di equitazione e arti marziali». Il suo nomignolo è «Scheggioman». Come potesse anche fare il carabiniere, chissà.

In virtù delle sue ammissioni di colpa, Consiglio è stato ieri scarcerato - era agli arresti domiciliari - e ha ora per il Tribunale di Treviso solo l'obbligo quotidiano di firma proprio presso i carabinieri. Per la rapina di Udine rimane agli arresti domiciliari.

La «banda» è già stata sottoposta a giudizio di fronte al giudice Maras per la rapina di Casale sul Sile: un terzo di pena in meno per via del rito abbreviato, una sentenza costata molta fatica in termini di dispendio di energie a chi ha svolto le indagini (sia Cc che Polizia) e per i giudici De Piasi, Pm, e Maras. Settantatre anni complessivi per 13 imputati.

 

Antonella Federici

 

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Da: www.laprovinciadilecco.it del 15-1-2003

 

Cortenova

 

Il sindaco punta il dito contro l’Associazioni dei Comuni:

«Aiutano tutti ma non noi»

 

«Dimenticati anche dall’Anci» - Melesi: «Sembra che l’alluvione non ci sia mai stata»

 

CORTENOVA Anche l’Anci ha dimenticato la Valsassina e il nord Italia. O fa ammenda o Cortenova uscirà dall’associazione trascinando con sé altri Comuni limitrofi. Insorge il sindaco di Cortenova Luigi Melesi che commenta: «E’ una vergogna». Promette di scrivere una lettera di fuoco all’Associazione nazionale comuni italiani e riflette se rinnovare o meno l’adesione. Lo ricordava proprio la lettera che ha fatto andare Melesi su tutte le furie proponendo l’aumento della quota associativa pro capite per abitante, salita da 12 a 15 centesimi di euro. Il presidente nazionale Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, e il presidente del Consiglio nazionale Anci, Paolo Agostinacchio primo cittadino di Foggia, nella loro lettera dello scorso 23 dicembre ricordavano i «recenti drammatici eventi» che hanno colpito alcuni comuni del Molise e della provincia di Foggia e i problemi connessi all’eruzione dell’Etna «che hanno creato nel paese un’emozione profonda». Parlano di «spirito di solidarietà» di cui sono stati protagonisti verso i «colleghi dei Comuni colpiti». Li hanno incontrati ed hanno istituito un numero di conto corrente per raccogliere fondi. Hanno organizzato squadre di dipendenti comunali per dare un aiuto in professionalità. «Interventi di solidarietà» che hanno però dimenticato Cortenova, la Valsassina e il nord Italia in generale che alla data della lettera erano già stati colpiti dalle emergenze. «E’ increscioso che l’Anci non si sia reso conto di cosa è successo a Cortenova e nei comuni vicini», commenta Melesi proprio nel bel mezzo di una riunione del Genio civile con tutti i Comuni colpiti dal maltempo. «E’ incredibile che non si siano accorti di noi. Ne parlerò in Giunta ma, a parer mio, non intendo accettare l’aumento della quota e nemmeno di far parte più dell’Anci finché non ci sarà un’integrazione a quanto hanno scritto. Ne parlerò anche al presidente della Comunità Montana e dell’Unione dei Comuni per vedere se qualcuno ci segue». A dire il vero Melesi ha già reclamato presso la sede regionale dell’Anci ma non ha più ricevuto alcun segnale. «Visto che qui di finanziamenti non se ne parla e non ne arrivano - afferma Melesi - iniziamo a prendere qualche iniziativa. Questo è un problema di territorio non solo del nostro Comune». Qualche seguace lo troverà di certo visto che alcuni giorni fa il collega di Premana aveva addirittura criticato il presidente Ciampi sullo stesso tema: il nord dimenticato.

 

Mario Vassena

 

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Da:  www.larena.it del 15-1-2003

 

Padre Carmine Curci ha lasciato «New People» per prendere il posto di Gino Barsella

 

Un nuovo direttore per «Nigrizia»

 

«Bush? L’uomo sbagliato nel posto sbagliato nel momento sbagliato»

 

di Giancarlo Beltrame

 

Cambio di guardia al timone di Nigrizia , la storica rivista dei comboniani, che ha sede in vicolo Pozzo 1 a San Giovanni in Valle. Il nuovo direttore è Carmine Curci, nato in provincia di Foggia 45 anni fa, che prende il posto di Gino Barsella.

Per Curci è un ritorno a Verona. Dopo i quattro anni di studi di teologia in Brasile, ha fatto parte infatti della redazione del mensile comboniano dal 1984 al 1989, negli caldi delle polemiche di padre Alex Zanotelli e del suo successore Aurelio Boscaini contro i commercianti d’armi e la politica italiana di cooperazione. Se ne andò per seguire un’alta scuola di giornalismo a Londra, specializzandosi in politica internazionale. Dopo di che dal 1993 al 1997 andò in missione, a fare il parroco in Malawi. Di lì si trasferì a Nairobi, in Kenya, per dirigere la rivista in inglese New People . Incarico tenuto fino a poche settimane fa.

«In realtà», dice Curci, «era un centro multimediale, con un’agenzia di stampa, una radio, un sito Internet e una scuola di giornalismo, cui si sta aggiungendo proprio quest’anno anche una produzione video. Eravamo un gruppo di 15 persone».

L’essere a Nairobi ha consentito a Curci di essere in costante contatto con il «maestro» padre Zanotelli. «Con lui c’erano continui scambi di opinioni sulle campagne che lanciavamo», dice. «Io mi sono formato alla scuola di Nigrizia e New People era in un certo senso la voce in inglese dell’Africa. I nostri interlocutori erano gli studenti, gli intellettuali, i politici, gli insegnanti, persone che avevano la possibilità di cambiare le cose ragionando sulle nostre analisi politiche ed economiche. E un altro obiettivo era aiutare la chiesa africana a crescere nella dimensione del sociale».

E se oggi in Kenya c’è stato un cambio di governo, con la vittoria delle opposizioni, Curci ne attribuisce un po’ il merito anche al lavoro di informazione. «Ciò che più mi inorgoglisce è aver formato giornalisti africani preparati che riescono a portare il senso dell’Africa nei loro scritti. Se fino a ieri», commenta il neodirettore, «dicevamo "dobbiamo essere la voce dei senza voce", oggi diciamo "diamo spazio all’africano che parla". E con Nigrizia questo voglio fare: dare spazio all’Africa che parla, pensa, agisce».

Una spina nel cuore di Curci sono i venti di guerra che agitano in questo momento il mondo. «Chi vuole la guerra ha altri interessi. Sono l’industria delle armi, l’industria del petrolio, i grandi affaristi, che hanno interessi che vanno sopra la testa delle gente. Io dico sempre che Bush è la persona sbagliata al posto sbagliato nel momento sbagliato, perché non ha la capacità culturale e intellettuale di andare oltre la guerra. Purtroppo, i media stanno preparando la gente alla guerra».

L’ultima domanda è sull’irruzione degli squadristi di Forza Nuova in uno studio televisivo veronese. «Arrivando dall’Africa sento che questi sono dei segni. Dobbiamo stare attenti e analizzarli. L’aggressione è gravissima. Più grave ancora la strumentalizzazione di chi nei media dà spazio a forme di violenza anziché di dialogo. Non possiamo qui a Verona cancellare un lungo cammino di movimenti per la pace con un’aggressione di questo stampo».

 

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Da: http://www.gazzettadireggio.quotidianiespresso.it del 15-1-2003

 

Spacciatori arrestati al casello

 

Sull'auto erano nascosti quasi due chili di marijuana

 

m.f.

 

Fino a Milano per acquistare quasi due chili di marijuana. Ma il viaggio di ritorno è costato caro a due giovani andati fino nel capoluogo lombardo per rifornirsi di droga. Fred Sergio Max Fisahn, 20 anni reggiano e Giuseppe Patricelli, 23 anni, residente in città ma originario di Lucera (Foggia), sono stati arrestati nella notte tra lunedì e martedì all'uscita del casello autostradale.

La polstrada aveva fermato la loro auto, appena uscita dall'autostrada del Sole, per un semplice controllo. Ma il comportamento agitato dei due ha insospettito gli agenti.

A un'ispezione accurata della Fiat Uno sono saltati fuori, poco per volta 1.810 grammi di marijuana, nascosti in diversi punti all'interno della macchina.

Per i due giovani è scattato subito l'arresto per detenziona di stupefacenti ai fini di spaccio.

La marijuana, quasi due chili di droga divisa in diversi involucri, era stata ben nascosta all'interno della Fiat Uno su cui i due giovani stavano rientrando da Milano dopo essersi riforniti della droga.

I primi involucri sono stati trovati dagli agenti della polizia stradale all'interno del pannello laterale posteriore destro della portiera. Si trattava di due involucri di cellophane contenenti 330 grammi di droga.

Trovata la droga gli agenti hanno condotto i due giovani al comando dove è stato effettuato un ulteriore controllo sulla Fiat Uno.

Dall'auto sono così saltati fuori altri involucri, in tutto nove, e marijuana in quantità ben superiore rispetto al primo ritrovamento, circa 1.480 grammi.

La droga era stata nascosta anche nella ruota di scorta della macchina oltre che nei vani «passaruota» della carrozzeria. Da accertamenti successivi e dopo l'interrogatorio degli arrestati gli agenti della polizia hanno ricostruito il viaggio dei due giovani per rifornirsi di droga in modo da mettere in luce il canale attraverso il quale il «fumo» veniva portato agli acquirenti.

Partiti da Reggio i due erano arrivati fino nel Milanese dove avevano acquistato la droga per poi fare subito ritorno. Fisahn e Patricelli si trovano ora nella casa circondariale di Reggio.

 

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Da: il manifesto.it del 15-1-2003

 

Le misteriose alchimie di Segesta

 

Intervista al violinista Lino Cannavacciuolo per l'uscita del suo secondo album

 

FLAVIANO DE LUCA

 

Il covo di Lino Cannavacciuolo è a pochi passi dal mare flegreo. Sulla magnifica litoranea tra Bagnoli e Pozzuoli («tutta una sfilza di locali - ristoranti, pizzerie, bar e pub - senza un solo posto dove si può suonare»), davanti il fascino mitologico di Nisida e Miseno dietro quello volatile della Solfatara, si trova la casa del musicista col piccolo studio elettronico e alcuni strumenti a corda orientali, leggermente modificati e simili al violino. «Sono kemanchè, li ho raccolti durante alcuni viaggi, mi piace il loro suono e li uso ogni tanto». Da qualche settimana è in circolazione Segesta, il secondo album solista del violinista puteolano, un disco profumato di sonorità sintetiche e percussioni antiche e voci in napoletano e in sardo, un viaggio immaginario nelle molte anime della musica del sud e delle isole. In copertina un paesaggio con una profonda ricucitura, il titolo si riferisce all'antica località della Magna Grecia tra Palermo e Trapani. «Ho fatto questo viaggio in Sicilia per andare a incontrare il regista Marco Tullio Giordana che stava girando I cento passi. Aveva sentito dei brani di Aquadia, il mio primo album, e volle conoscermi. Mi chiese di scrivere alcuni pezzi ma poi non si è fatto più niente...- racconta il musicista - Nel tornare la notte, io e Rocco, il mio manager, vedemmo questo anfiteatro illuminato e mi è rimasto molto impresso. Avevo scritto un brano per la scena del funerale che è Memento, quello dedicato alle vittime di mafia e camorra. Un altro è un lungo strumentale che ha il nome della cittadina. Mi sembrava che Segesta rendesse immediatamente quest'idea di Mediterraneo, di incontro di culture e canti differenti, di radici nella tradizione e voglia di guardare avanti». Ha quasi vent'anni di gavetta alle spalle questo suonatore indemoniato che ha lavorato nei tour di Daniele, Celentano, Baglioni, Bennato e ha fondato il Solis String Quartet. «Ho iniziato a suonare nella banda paesana, insieme a mio padre, all'età di sette-otto anni. Avevo questo tamburello in mano e facevamo molte feste, dalla Madonna dell'Arco ai Gigli di Nola. Poi ho fatto il conservatorio e mi sono diplomato. E' stato un periodo difficile, ero molto legato a una formazione classica e in perenne conflitto con gli insegnanti perchè ho sempre sperimentato nuovi linguaggi col violino, partendo dalla ricerca di come amplificarlo. Un giorno ho conosciuto Jean Luc Ponty e mi sono sentito rincuorato, allora non è sbagliata la strada che sto percorrendo, ci sono altri che la pensano come me, mi dicevo. E in questi anni ho cercato d'inventarmi anche una fase percussiva nel suonare uno strumento a corde che ha una sua storia e le sue regole. Tirare fuori dal violino un qualcosa di ritmico mi porta in uno stato di euforia davvero unico». Nel disco si passa dalle tinte portoghesi di Sa lughe all'allegria da festa popolare di Abballabbà fino alla melodica ballata Nu poco' e bene, col testo di Patrizio Trampetti, cantato in misto napoletano-sardo da Elena Ledda, una dei tanti amici importanti come Tullio De Piscopo, Paul Dabirè, Daniele Sepe, Ernesto Vitolo, Luigi Lai che hanno partecipato al disco. Undici brani nel cd (produzione indipendente, etichetta Marocco Music) che risentono dell'ambiente in Serapis, l'antico Macellum, il mercato romano popolato dai fantasmi splendidamente evocati da Marzouk Mejri, cantante e percussionista tunisino, al lavoro su un brano tradizionale dalla trama molto cadenzata che si conclude in preghiera. Nel disco riluce anche un curioso esperimento, Kasba, una super tammurriata che si avvale della magistrale interpretazione di Peppe Barra che quasi duetta con le voci di Rosa Balistreri, Matteo Salvatore (due estratti della loro produzione) e Antonio Infantino. «L'idea era mettere insieme queste espressioni diverse del sud. Queste varie contaminazioni: una tammurriata, le voci antiche, i suoni attuali, le variazioni da protools. Matteo Salvatore l'ho conosciuto anni fa, ho partecipato a una festa in suo onore in piazza a Foggia. La Balistreri naturalmente no. Infantino fa il verso del gallo ma il collante di tutto è naturalmente Peppe Barra, una vera forza della natura, un compagno di lavoro davvero straordinario. Ci siamo conosciuti negli anni `80 al tempo della Nuova Compagnia di Canto Popolare e poi ci siamo rincontrati nel `95. Da allora è nato un sodalizio fruttuoso e importante, gestisco il lato musicale dei suoi spettacoli. A marzo suoneremo insieme al teatro Trianòn di Napoli».

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 15-1-2003

 

Rimini

 

L'ispettore in servizio fa pratica forense

 

Avrebbe dovuto controllare la regolarità del lavoro altrui, invece lui certificava la sua presenza al lavoro e poi se ne andava a in Tribunale. Era capo servizio ispezione del lavoro, ma durante l'orario di servizio faceva pratica forense. E' successo in una decina di occasioni tra il 99 e il 2001.

Il capo servizio ispezione del lavoro presso la Direzione provinciale riminese, 64anni, originario del Foggiano, ora in pensione, ha ricevuto in questi giorni un avviso di chiusura di indagini a suo carico per truffa e falso ideologico per un'indagine condotta dal pm Luca Bertuzzi.

Copia dell'avviso è stato recapitato anche a Daniela Grossi, legale nominato d'ufficio per l'ex funzionario del Ispettorato del Lavoro.

A partire dal dicembre del 99 ogni tanto l'ispettore risultava in Tribunale come da attestazioni di presenza sul foglio di pratica forense solo che contemporaneamente risultava anche essere regolarmente in servizio anche presso l'Ispettorato. Inoltre nel giugno del 99 pur risultando in missione a Bologna con rientro nel primo pomeriggio, non poteva contemporanemente tenere una docenza a Rimini per un istituto privato.

La procura ha quantificato in circa 600 euro la cifra che l'ispettore avrebbe truffato allo Stato attestando il falso.

 

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Da: www.liberazione.it del 15-1-2003

 

Nuotatore palestinese ostaggio in casa

 

Da mesi si allena da solo in una piscina a Gerusalemme, esiliato in casa, con l'obiettivo di conquistare, fosse solo per un'apparizione con la bandiera del suo paese, la partecipazione alle Olimpiadi di Atene nel 2004. E' un nuotatore palestinese che prima si allenava con la Nazionale israeliana e che, con le nuove norme più restrittive, è costretto a vivere nella sua piscina, dove insegna a bambini israeliani, rischiando l'arresto ogni volta che è per strada. La sua storia è stata raccontata da "Dribbling" su Rai sport. Il presidente di una società foggiana che gestisce le piscine comunali del capoluogo, nonché docente di educazione fisica, Gianfranco Ciavarella, si è dichiarato disponibile ad ospitare il nuotatore palestinese.

 

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Da: www.corriere.it del 15-1-2003

 

CRONACA / MILANO    

 

Pizza e orecchiette al sapore di Puglia

 

Pizza e cucina pugliese in un contesto popolare e a prezzi accessibili. Ambiente Una sala lunga e stretta con un puzzle di tavolini, tra i quali passano con abilità da equilibristi i camerieri. Molta, troppa luce che inonda il locale e rimbalza contro le fotografie del Gargano appese alla parete in fondo. Andrea (di Cerignola) e la moglie Silvia conducono il locale con garbo e cortesia.

Cucina I piatti riscattano in pieno la modestia del locale. Per prima cosa, c’è la pizza: di media altezza, croccante, irrorata da un’ottima salsa di pomodoro. Il resto del menù parla pugliese. Si passa dalle cozze arracanate (e cioè, al gratin) alle verdure ripiene, dal saccottino ai carciofi alle orecchiette (con mille sughi diversi), dalle seppioline in umido all’orata con patate e olive, dalle sarde fritte agli involtini di cavallo o all’agnello al forno.

Cantina Il minimo indispensabile.

Prezzi La pizza costa 5/8 euro. Per un primo e un secondo, invece, vi chiederanno all’incirca 20 euro, bevande a parte. (Valerio M. Visintin)

 

OSTERIA RAP DEL GARGANO Via Verga 16, Milano, tel. 02.46.27.15, chiuso lunedì

 

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Da: http://www.ilcentro.quotidianiespresso.it del 16-1-2003

 

PESCARA CRONACA

 

Muore nell'auto fuori strada

 

La vittima è un impiegato ospedaliero di 53 anni

 

PESCARA. Uno schianto all'altezza dello svincolo per Spoltore. Così si è spenta la vita di un impiegato ospedaliero, Italo Grimani, 53 anni, originario di Serracapriola (Foggia), residente a Pescara in via Monte Fiori. Erano circa le 21.30 quando l'uomo, alla guida della sua Lancia Dedra, ha perso il controllo della macchina, che è poi stata sbalzata dal guard rail e, dopo circa cinquanta metri, capottandosi più volte, ha terminato la sua corsa a pochi metri dall'uscita di Spoltore.

L'incidente è avvenuto lungo la variante della statale 16, la bretella dell'Asse attrezzato che collega il litorale sud della circonvallazione pescarese con il versante nord della riviera. Grimani proveniva da Francavilla e viaggiava in direzione di Montesilvano.

Non sono ancora chiare le ragioni che hanno provocato l'impatto mortale. E dai rilievi preliminari operati da una pattuglia della polizia stradale, non si esclude che a far perdere il controllo della vettura possa essere stato un improviso malore del conducente. Il quale, dopo aver perso i sensi, è stato proiettato con la sua automobile contro il fronte della carreggiata. Nell'incidente non sono rimaste coinvolte altre macchine, e sempre secondo le prime risultanze sulla dinamica dell'incidente, affidata agli agenti della polizia stradale di Pescara, sembra da escludere anche l'ipotesi di un guasto all'automobile, la Lancia Dedra, sulla quale Grimani stava viaggiando.

Quando i primi soccorritori sono arrivati sul posto, si è capito subito che non c'era più nulla da fare per salvare la vita di Italo Grimani. I volontari del 118 hanno anche cercato di rianimare l'uomo con un massaggio cardiaco,ma è stato inutile. L'ambulanza e una squadra dei vigili del fuoco sono intervenuti pochi minuti dopo la chiamata d'emergenza, partita probabilmente da uno dei primi automobilisti che si trovava a percorrere la stessa strada, nell'immediatezza del tragico impatto, con i pompieri che, dopo aver estratto il corpo di Grimani dalle lamiere, sono stati a loro volta impegnati a rimuovere i rottami della Lancia Dedra e a consentire così il lento ripristino della circolazione stradale lungo la bretella dell'Asse attrezzato.

Una strada intensamente trafficata fino a tarda sera e che per circa mezz'ora ha risentito dei rallentamenti dovuti alle operazioni di soccorso. La morte di Grimani, impiegato dell'amministrazione Asl, ha suscitato grande commozione nell'ambiente ospedaliero dove l'uomo era molto conosciuto e apprezzato per le sue qualità umane e professionali.

 

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Da: www.ilcentro.quotidianiespresso.it del 17-1-2003

 

PESCARA

 

Sanità in lutto per la morte di Grimani

 

Per 40 anni ha tenuto i conti della Asl

 

s.d.l.

 

PESCARA. «Se n'è andato un galantuomo, un professionista, uno dei migliori della Asl». Era questo Italo Grimani ricordato da chi, come Pasquale D'Onofrio, ha lavorato al suo fianco per 37 anni nel settore "ragioneria". Un ufficio che Grimani ha diretto da solo per quasi quarant'anni fino a quando, alcuni mesi fa, l'attività fu scissa e al ragioniere capo toccò il settore "regresso". Un incarico che lui ha continuato a svolgere con il solito, appassionato impegno, fino a mercoledì sera. Erano passate le 20 quando ha lasciato l'ufficio. Alle 21,30 il tragico schianto sulla bretella dell'Asse attrezzato.

Originario di Serracapriola (Foggia), Grimani, 62 anni, abitava in via Monte dei Fiori, ai Gesuiti. «Ha dedicato la vita al lavoro», racconta affranta la moglie Adriana D'Alessandro, infermiera professionale in pensione, «aiutando sempre tutti».

«Ho iniziato con lui», ricorda infatti Giancarlo Iannascoli, responsabile Cassa dell'ufficio ragioneria della Asl, «e professionalmente gli devo tantissimo, perché con la sua disponibilità e le sue grosse qualità tecniche mi ha insegnato tanto. Tutti noi abbiamo perso una grande persona, che fino all'ultimo», continua Iannascoli, «ha dato prova della sua onestà. Basta ricordare un episodio avvenuto poco meno di un mese fa, quando, nonostante conoscesse tutti in ospedale, aveva voluto pagare fino all'ultimo centesimo gli esami che aveva fatto».

«Dopo una vita di lavoro come dirigente e commercialista revisore contabile», ricorda il figlio Gianluca, dipendente della Asl (l'altra figlia, Simona, è avvocato a Roma), «sarebbe dovuto andare in pensione all'inizio della prossima estate. Ha sempre pensato al lavoro. I suoi svaghi erano, ogni tanto, la bici e il Lotto».

A completare il ritratto di un uomo che per decenni ha tenuto la contabilità della Asl, è ancora D'Onofrio, da sempre suo vice: «Una persona brava e benvoluta». Mercoledì sera, per cause in via di accertamento da parte della polstrada di Piano d'Orta, Grimani ha perso il controllo della sua Lancia Dedra. L'auto è finita contro il guard-rail della bretella dell'asse attrezzato, verso Montesilvano. Un impatto che ha fatto più volte ribaltare la Lancia. A nulla è valso il tempestivo intervento dei sanitari del 118. Da ieri la Asl è in lutto. Oggi alle 15, nella chiesa Cristo Re dei Gesuiti, l'ultimo saluto a Italo Grimani.

 

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Da:www.gazzettadireggio.quotidianiespresso.it del 17-1-2003

 

Reggio Emilia

Droga dal confine nella ruota di scorta

 

Restano in carcere i due giovani corrieri fermati al casello dell'A1

 

Restano in carcere i due giovani che nei giorni scorsi erano stati arrestati dalla polizia stradale per esser stati bloccati al casello dell'autostrada con l'auto «imbottita» di marijuana.

Così, ieri mattina, ha deciso il giudice per le indagini preliminari Andrea Santucci, all'udienza di convalida degli arresti di Fred Sergio Max Fisahn, 20 anni, reggiano e Giuseppe Patricelli, 23 anni, residente in città ma originario di Lucera (Foggia). Ieri mattina, all'udienza di convalida i due - difesi dall'avvocato Domenico Noris Bucchi - hanno ammesso i fatti e hanno anche fornito importanti particolari sulla dinamica.

La polstrada aveva fermato la loro auto, appena uscita dall'autostrada del sole, per un semplice controllo. Ma il comportamento agitato dei due ha insospettito gli agenti.

A un'ispezione accurata della Fiat Uno erano saltati fuori, poco per volta 1.810 grammi di marijuana, nascosti in diversi punti all'interno della macchina.

Per i due giovani era scattato subito l'arresto per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

In un primo momento, sembrava che i due giovani provenissero da Milano. In realtà - hanno spiegato in aula - il loro viaggio era stato leggermente più lungo. A rifornirsi di droga, i due sarebbero andati in Svizzera. E lì avrebbero consegnato una ruota di scorta a un emissario, per poi tornare a passare il confine senza la ruota. Poco più tardi, qualcuno - che poteva evidentemente passare il confine senza problema - avrebbe riportato loro la ruota di scorta, stavolta imbottita di marijuana.

 

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Da: http://lanazione.quotidiano.net del 17-1-2003

 

Arezzo

 

Tragedia, sette 'avvisi'

 

AREZZO — Il pubblico ministero dottor Giuseppe Ledda ha inviato sette avvisi di garanzia per la drammatica notte in sala parto all'ospedale San Donato, notte nella quale un bambino è nato morto e la giovane madre è deceduta alcune ore dopo, in rianimazione. Gli avvisi hanno colpito sei medici e un'ostetrica. I medici indagati sono due ginecologi, due cardiologi e due anestesisti. Stamani il pubblico ministero ha convocato una riunione per la nomina dei consulenti in vista dell'accertamento tecnico irripetibile, la doppia autopsia su Ingrid Guadagni Balicchi e sul corpicino del piccolo Andrea. Le autopsie potrebbero essere effettuate anche nel pomeriggio di oggi, per andare incontro alla famiglia che ha tutto il diritto di dare una cristiana sepoltura ai propri cari, morti nella notte tra domenica e lunedì, cinque giorni or sono. La Procura ha intanto nominato i propri consulenti nella figura dei professori Vittorio Fineschi (istituto di medicina legale dell'università di Foggia) e Domenico Arduini, dell'università di Roma Tor Vergata.

 

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Da: http://lanazione.quotidiano.net del 17-1-2003

 

Grosseto

 

La polstrada ferma ed arresta una donna ricercata per furto

 

GROSSETO — Nel corso di un controllo effettuato sulla Senese, all'altezza dello svincolo di Roselle, una pattuglia della polizia stradale di Grosseto ha fermato un furgone diretto verso il centro cittadino. Sul veicolo viaggiavano due adulti e quattro bambini. Da un controllo è emerso che l'uomo al volante aveva precedenti specifici contro il patrimonio mentre a carico della donna che le sedeva accanto risultava pendente un ordine di carcerazione emesso dal tribunale di Siena per reati di furto e furto aggravato.

La donna (si tratta di Pruna Ahmetovic, nata a Foggia del 1971 e cittadina della Bosnia Erzegovina) è stata quindi arrestata e avviata al carcere di Livorno dove sconterà un mese di reclusione.

I quattro bambini sono stati affidati al padre. La stessa polstrada, una settimana prima, aveva arrestato dopo un controllo un extracomunitario per violazione delle legge Bossi-Fini e di denunciarne un altro per il possesso di arnesi atti allo scasso.

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 17-1-2003

 

Modena

 

Sfruttatore albanese preso a Modena

 

Un pregiudicato albanese, Ilir Bashaliu di 32 anni, è stato sottoposto a fermo dalla squadra mobile della questura di Foggia, in trasferta nella nostra città, perchè accusato di falso e sfruttamento della prostituzione di diverse giovani donne, di varie nazionalità, alcune anche minorenni.

L'albanese, ricercato sulla base di un provvedimento restrittivo, è stato rintracciato appunto a Modena, in una zona frequentata da prostitute, a bordo di un'autovettura, poi sequestrata e risultata di provenienza illecita. Bashaliu è stato condotto nella casa circondariale di Sant'Anna. L'operazione è avvenuta l'altra notte ed è coperta dal masimo riserbo, Non si esclude che l'arrestato possa avere collEgamenti con la nostra città.

 

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Da: http://lanazione.quotidiano.net del 17-1-2003

 

Umbria

 

Presa coppia di «topi di casa»

 

PERUGIA — Un uomo e una giovane donna, entrambi pregiudicati, sono stati indagati in stato di libertà dai carabinieri della stazione Fortebraccio per violazione di domicilio e ricettazione. Si tratta di C.E., perugina residente a Spoleto di 23 anni e di P.M., di 37 anni foggiano residente a Spoleto.

I carabinieri sono risaliti ai due dopo un'indagine iniziata con la scoperta di vari oggetti preziosi nell'abitazione di un perugino, il quale, si era ritrovato gli oggetti in casa senza sapere come ci fossero arrivati. E non lo poteva sapere perchè, a sua insaputa, ce li avevano messi i due indagati.

I carabinieri di Fortebraccio hanno individuato C.E. e P.M. la scorsa notte proprio nelle vicinanze della casa dove avevano nascosto la refurtiva qualche giorno fa.

G.S.

 

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Da: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net del 17-1-2003

 

Reggio Emilia

 

La Riseria si anima con le Letteronze

 

NOVELLARA – Arrivano le Letteronze, ovvero le belle ballerine di Mai dire domenica di Italia Uno. Una squadra, quella della Letteronze, in costante mutamento, con via vai di ragazze che ne fanno parte. Sono attese, ospiti della serata di domani alla Riseria di Novellara, ad animare la cena e la festa promossa da patron Curzio Carretta. Le Letteronze sono: la 28enne Federica Ridolfi, ballerina, la 24enne Silvia Calabro di Milano, Maria Andrea Delogu, 20enne di Cesena, la 21enne napoletana Florinda Giamè, entrambe candidate all'ultima edizione delle Veline, oltre alla 20enne foggiana Barbara Matera, più Eleonora Sannibale, finalista a Miss Italia 2000 ed impegnata C'è posta per te e Saranno Famosi.

a.le.

 

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Da: http://lanazione.quotidiano.net del 16-1-2003

 

Siena

 

Gioiose evoluzioni

 

SIENA - Gioiose evoluzioni che nascondono in realtà lo strazio di donne infelici, prese dal rimorso e dal dolore: questo è la tarantella, il ballo popolare pugliese che nasce dal simbolico morso di una tarantola. Pino De Vittorio, musicista che da anni si dedica allo studio e alla riscoperta della musica popolare del Salento e del Gargano, introdurrà gli studenti dell'Università nel mondo della tarantella, della pizzica, degli stornelli e delle serenate pugliesi.

Il concerto, che andrà in scena oggi alle 21 a palazzo Chigi Saracini, è intitolato “Sud e magia” e fa parte degli eventi della stagione culturale di Parole & Musica, organizzato con la collaborazione dell'Accademia Musicale Chigiana.

La ricerca delle origini pugliesi, il riproporre una tarantella o un “canto a fronna” non significa chiudersi nella marginalità di un regionalismo minoritario bensì prendere spunto e valorizzare una ricchissima musica etnica, con i suoi numerosi dialetti. Pino De Vittorio, voce, chitarra battente e tamburello, si distingue per la sua voce potente ed estesa come quella di un cantante d'opera, ma conserva anche la naturalezza e il timbro dei cantori popolari. Tra i brani che verranno proposti alla comunità accademica senese, ci saranno “Cori miu”, “Tarant ella 'ré 'o ré”, “Stornelli di Leporino”, “Tarantella di San Michele”. Canti in cui si riflettono i diversi moti che agitano l'animo umano. La passione amorosa così come esalta la fantasia dell'innamorato, e gli detta soavi ottave, può, quando sconfina nell'ira e nel cruccio, suggerirgli frasi ingiuriose, strofe frementi di vendetta e odio, motti frizzanti e frecce infuocate di rabbia e di dispetto.

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 16 gennaio 2003

 

ANCONA

 

LAVORO & MAZZETTE

«Tangente per l’assunzione, ecco le prove»

 

di GIAMPAOLO MILZI

 

Una “oliatura" in contanti per un posto di lavoro al nord come metronotte: precisamente 7.200.000 di vecchie lire suddivisi in 57 banconote da 100.000 e in 30 da 50.000. Numeri che "scottano" e che sono il succo degli accertamenti finanziari e patrimoniali svolti dal maresciallo delle fiamme gialle di Ancona Lombardi a carico dell'ex vicequestore Leonardo Tancredi.

Sarebbe lui, secondo l'accusa, il regista occulto del “pizzo" imposto a due aspiranti vigilantes. E ieri è tornato sul banco degli imputati assieme a Paolo D'Ascanio, ex amministratore delegato dell'Istituto di vigilanza “Sicurezza marchigiana", fusosi anni dopo con “La Fedelissima", dove l'11 settembre '90 prese effettivamente servizio Michele Balzamo.

All'epoca 30enne e disperatamente in cerca di occupazione (visto che aveva un figlioletto a carico ed era in procinto di sposarsi), fino a due mesi fa consigliere nazionale del sindacato Ugl, Balzamo è ora parte civile assieme al collega sindacalista Armando Farroni. E chiede i danni in questo processo per concorso in concussione. I 7.200.000 lire? Secondo la testimonianza resa dal finanziere consulente del pm Gubinelli, il 3 settembre di dieci anni fa proprio quella cifra finì in contanti sul conto corrente che Tancredi aveva a suo nome presso la Cassa di Risparmio di Verona. E, guarda caso, il pm si è visto confermare in aula la coincidenza portante dell'impianto accusatorio da Domenico Balzamo, padre del presunto “spremuto": «Mia moglie mi disse telefonicamente di aver dato 7 milioni a mio figlio nei primi del settembre '90 - ha detto il teste, allora marittimo sulle petroliere - E che il 28 agosto precedente gliene aveva dati altri 8. Mi aveva già detto che servivano per far lavorare Michele, era lei che amministrava i risparmi che tenevamo in casa, e io detti il consenso. Del resto erano soldi che avevamo messo da parte per sistemare i figli. In seguito seppi anche che mio figlio doveva dare quei quattrini a un compaesano di Manfredonia che gestiva un istituto di vigilanza ad Ancona». Una tangente di 15 milioni in tutto, dunque, che Michele Balzamo, in una precedente udienza, ha detto di aver pagato dieci anni fa a D'Ascanio in due quote: «La prima di 8 milioni un venerdì pomeriggio di fine agosto in una busta davanti alla chiesa Stella Maris di Manfredonia; la seconda di 7 (quella finita poi nei conti di Tancredi?, ndr.) i primi di settembre ad Ancona, presso la sede dell'istituto di vigilanza, quando mi fu consegnata la divisa». Tancredi, che come D'Ascanio si dichiara innocente, presenterà i suoi di conti, limpidi e assolutori, il 19 febbraio, data di prosecuzione del processo, quando verrà interrogato.

Ieri hanno parlato i suoi difensori, gli avvocati Federico Valori e Vando Scheggia. I quali sembra abbiano cominciato a scoprire le loro carte nelle tante domande e contestazioni formulate ai genitori di Michele Balzamo (ieri ha testimoniato anche la madre Rosetta), tutte volte a mettere in dubbio l'effettiva disponibilità del “famigerato" risparmio di 15 milioni da parte di quella famiglia di modeste condizioni economiche (tre figli, una casalinga e l'unico stipendio del marito imbarcato). Gradita alla difesa anche la testimonianza di don Nicola Ferrara, il parroco della “Stella Maris" di Manfredonia che promosse e “benedì" i contatti fra il titolare della “Sicurezza" D'Ascanio (suo ex chierichetto) e il giovane compaesano Balzamo che gli aveva chiesto di aiutarlo a trovare un posto di lavoro «Fui io che li feci incontrare in sacrestia - ha confermato - Ma vi dico, con la mano sul Vangelo, che mai Balzamo mi disse che per quell'assunzione dovette pagare D'Ascanio».

 

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Da: www.gazzettino.it del 15-1-2003

 

Compaiono anche i pordenonesi

 

OSOPPO - Compaiono anche i pordenonesi POSITIVE MEN (nella foto) fra le quattro band emergenti selezionate da una giuria di esperti in una rosa di oltre una ventina di candidati, nel corso del primo Italian Reggae Contest che ha caratterizzato la prima serata del Wintersplash di fine anno al 100\%Rototom di Latisana. Le altre tre formazioni sono LES TOTEMS ZION BEAT di Vicenza, MAMA ROOTS di Brindisi e DREAD INA BABYLON di Foggia. Ai quattro gruppi andrà l'onore di esibirsi sul palco principale del blasonato Sunsplash, decima edizione, che sarà ospitato ancora una volta, lo anticipiamo, nel parco del Rivellino di Osoppo dal 5 al 12 luglio 2003. Godranno delle stesse condizioni (orari serali e medesimo trattamento) dei big che per otto giorni animeranno il grande raduno dedicato alla musica in levare. Altra novità sarà il palco showcase, aperto a tutte le band e ai musicisti che vorranno esibirsi in quei giorni, dare vita a interessanti jam session, creare occasioni di scambi fra gruppi. Basterà portare il proprio strumento.

Anno 3, n. 73
20
gennaio 2003

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LUNEDI 
27 gennaio 2003