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INTERVENTI/2
«Altro che asservimento: abbiamo lavorato sui fatti!»

di Giovanni Dello Iacovo
Direttore del quotidiano «La Grande Provincia»

Non ho rampognato aspramente Ciccarelli. Ho voluto precisare, dal mio punto di vista, i termini di una questione da egli semplicisticamente liquidata come un caso di asservimento. Mi sono, anzi: ci siamo chiesti, assieme all'Ufficio centrale de «La Grande Provincia», come titolare. «Agostinacchio accusato di tangenti» era il titolo semplice e preciso, appropriato se fosse stata la notizia del giorno. Non era la notizia del giorno, ma quella del giorno prima. La notizia del giorno era la risposta data dal sindaco di Foggia alla rivelazione di «Repubblica-Bari» sulle indagini della Procura di Firenze che gli contestano il reato di corruzione e, su questa falsariga, abbiamo articolato la titolazione principale della prima pagina di domenica 15 dicembre.

La scelta non ha nascosto o seminascosto alcunchè rispetto alla gravità delle accuse fiorentine. Il titolo «Tangenti, il sindaco si difende» mi sembra si legga: «Agostinacchio accusato di tangenti si difende», che È la sintesi della notizia di venerdì 13 e quella di sabato 14 dicembre. La questione si ferma qui. L'artificio retorico dell'insulto (a proposito dell'analfabetismo) è giochino facile, talmente scoperto e abusato da Ciccarelli dall'essere ormai diventata pratica onanistica.

Veniamo alla «sfida», addirittura. Nell'occasione non ho ricevuto che una sola telefonata da parte di un collaboratore del sindaco che tentava di ribadire i termini della questione dal punto di vista del primo cittadino. Come direttore, mi capita una mezza dozzina di volte in un giorno di essere indirizzo di telefonate del genere per i motivi più svariati e su impulso di altrettanto svariate personalità pubbliche. Nell'occasione, mi sarei meravigliato se non avessi ricevuto alcuna telefonata. Posso affermare, con assoluta sicurezza, che, almeno su «La Grande Provincia», non si può nè usare il sostantivo («pressing») nè l'aggettivo qualificativo («asfissiante»).

Ciccarelli dice invece che c'è stato ed era indirizzato a far coprire la notizia con le modalità che avrei scelto per «La Grande Provincia». Un'affermazione più capotica non riesco a immaginarla. Spiego perchè. Sono arrivato al giornale mentre uno dei redattori dell'Ufficio centrale stava correndo a Palazzo di Città per la conferenza stampa convocata dal sindaco. Ragguagliato sulle novità, l'ho bloccato e abbiamo inviato sul posto un collaboratore che si occupa dell'amministrativa al Comune capoluogo. Ero convinto che, dalla conferenza stampa, sarebbe uscita un'informazione parziale, incorniciata nel solito argomento dell'attacco politico. E così è andata.

So con certezza che le molte cose che abbiamo scritto quel giorno avevano carattere di novità per lo stesso sindaco di Foggia, evidentemente aggiornato e impegnato solo sulle modalità del suo coinvolgimento nell'inchiesta della Procura fiorentina. A dispetto di ciò che presume Ciccarelli, il sindaco è andato su tutte le furie per la rivelazione di «Repubblica» di venerdì 13 e per i dettagli pubblicati su «La Grande Provincia» di domenica 15 gennaio.

Cos'è, Ciccarelli c'è rimasto male perchè ha scoperto, sulla «Grande Provincia», che il garbuglio fiorentino coinvolgeva amministratori di vari colori politici? Che gli esiti parziali dell'inchiesta penale sono ambigui perchè così li percepisono gli stessi puntigliosissimi inquirenti che procedono? Che sono già emersi i possibili giustificativi della movimentazione dei 40 milioni di vecchie lire, in ipotesi destinate alla «tangente»? Che è emerso il lato grottesco delle millanterie telefoniche di un personaggio che nessuno conosce in Alleanza nazionale e che diceva di poter «mettere sugli attenti» uno come Agostinacchio e l'intera federazione provinciale di An? Che la «corruttrice» era un'imprenditrice affermata che aveva avuto e aveva rapporti con tutti i partiti e le associazioni politiche?

A Ciccarelli risulta che, intorno a questo, fossero articolate le pressioni dei collaboratori del sindaco? Quello che risulta a me è che tutti quei particolari sono stati scritti esclusivamente dalla «Grande Provincia» e al termine di un lavoro giornalistico che ho svolto in prima persona, telefonando a interlocutori romani e fiorentini.

Se censura ho fatto, nell'occasione, ha riguardato solo il diffuso interesse politico a gonfiare la faccenda a Foggia, interesse che aveva nomi e cognomi all'interno soprattutto della Casa delle Libertà. E' da lì che, nei giorni immediatamente precedenti e successivi, è venuto il pressing più asfissiante. Ho e abbiamo scelto di fermarci ai fatti, riportando i quali so per certo che in molti (nella Casa delle Libertà e nel centrosinistra, che aveva il maggior interesse a speculare sul caso) sono stati disincentivati dall'accanirsi sulla vicenda.

Per quanto riguarda l'efficacia del nostro servizio di cronaca giudiziaria, ne riparleremo quando ne avremo uno.

Anno 3, n. 73
20
gennaio 2003

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LUNEDI 
27 gennaio 2003