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Porca... Maiella: ‘LGP’ ci riprova!

Dopo un periodo di assestamento, comprensivo di una meditazione sulle proprietà... organolettiche della professione giornalistica, ‘La Grande Provincia’ torna sui suoi passi. E prassi. Come quella di attingere a piene mani da Mamma Internet, fonte inesauribile di materiali “chiavi-in-mano” pronti per la bisogna.

Così, su ‘LGP’ di venerdì 17 (data infausta indubbiamente) è tornato a colpire l’anonimo curatore della rubrica ‘Viaggi & Consumi’ che questa settimana ci invita Sulle montagne innevate di Roccaraso, come titola il giovane quotidiano foggiano.

Metà articolo - in buona sostanza la parte iniziale spesa per inquadrare geograficamente e storicamente la cittadina abruzzese - è stato impastato in bottega: l’altra metà è integralmente (a parte le 13 parole che non abbiamo posto in neretto) presa dal sito della Regione Abruzzo. Leggere per credere.

 

 

Roccaraso

 

Porta dell’altopiano delle Cinque Miglia per chi arriva dalla Campania e dal Molise, Campania e dal Molise, Roccaraso e' una delle stazioni sciistiche piu' note e attrezzate dell’Abruzzo e di tutto il Centro-Sud Italia. Alcuni impianti e alcune brevi piste sono a poca distanza dai 1 236 metri del paese, ma il "domaine skiable" piu' interessante e' quello Aremogna-Pizzalto, dai 1.500 metri di partenza dell’altopiano ai 2.140 metri delle Toppe del Tesoro. L'intera area sciistica, attrezzata con una cabinovia esaposto con agganciamento automatico, 8 seggiovie e 12 skilift serve 60 km di piste di tutte le difficolta' variabile: dal campo scuola a quelle omologate per gare nazionali e internazionali; queste ultime sono collegate con altri 48 Km di piste dagli impianti della limitrofa stazione di Rivisondoli- Monte Pratello su cui si scia con lo stesso skipass, lo Skipass Alto Sangro, con il quale si puo' anche sciare sulle piste di Pescocostanzo e Pescasseroli. Nelle parti piu' pianeggianti, ai vari livelli di altitudine, sono tracciati interessanti anelli di fondo. L'offerta si completa con una ventina di strutture alberghiere, per lo piu' a tre stelle, e alcuni residence. Notevoli le strutture per il tempo libero e lo sport, spesso convenzionate con le strutture ricettive, fra cui: un palaghiaccio coperto, una piscina coperta riscaldata e attrezzata con scivoli, idromassaggio e giochi d'acqua di vario genere, un bowling, un cinema, una sala comunale per riunioni e congressi attrezzata per video conferenze.

 

Per informazioni:

 

*          IAT Roccaraso 086462210;

*            Associazione degli Albergatori di Roccaraso e Rivisondoli 0864602122;

*          Scuola Italiana Sci Alto Sangro - Roccaraso 0864602148;

*          Scuola Nazionale di Sci 086462736.

 

Da: http://www.regione.abruzzo.it/turismo/

 

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E il ‘QdF’ copia, incolla e... taglia

 

Non c’è niente da fare, invece, con l’inguaribile vena... rapinatrice dell’altra testata cittadina, il ‘Quotidiano di Foggia’. A ripetizione, nonostante i nostri continui monitoraggi, proseguono le pubblicazioni a scapito del principale quotidiano telematico d’informazione nazionale, ‘il Nuovo.it’.

Evitiamo di ingombrare il nostro sito segnalandovi solo l’ultima “chicca”, la ripresa quasi integrale del solito pezzo sportivo pubblicato il 16 gennaio scorso sul ‘Nuovo.it’ e il giorno dopo sul quotidiano di Tatarella.

Come potrete leggere, i colleghi del ‘QdF’ riprendono praticamente tutto: titolo, sommario e foto tranne... le cinque righe finali dell’articolo originale del ‘Nuovo.it’ e, ovviamente, la firma del legittimo autore, in questo caso Stefano Scacchi.

Una volta i giovani aspiranti giornalisti foggiani sbraitavano per vedersi pubblicate anche poche righe, magari con tanto di firma, sul foglietto locale. Battevano la città in lungo e in largo, cercavano spunti originali pur di dimostrare un certo amore per la professione. Oggi, in pochi secondi, basta collegarsi ad un paio di siti di informazione presenti su Internet per riempire pagine di giornale con l’aggravante di cassare le firme originali compiendo in questo modo la peggiore delle azioni contrarie alla deontologia professionale.

Che pena!

 

Miccoli fa disperare Moggi

 

Il dg della Juve aveva soffiato a tutti il "Bomber tascabile", ma poi

lo ha dato in prestito al Perugia. E, adesso che l'attacco bianconero fatica,

la punta affossa la squadra di Lippi con una doppietta favolosa.

 

di Stefano Scacchi

 

MILANO - Qualche volta anche Luciano Moggi può sbagliare: come al solito, era arrivato prima di tutti su Fabrizio Miccoli, lo aveva acquistato dalla Ternana, ma aveva pensato di farlo maturare in provincia, a Perugia. Forse se David Trezeguet si fosse fatto male qualche giorno prima, il direttore generale della Juventus avrebbe avuto il guizzo giusto e avrebbe sottratto il "Bomber tascabile" agli ordini di Serse Cosmi. Ma il 31 luglio, quando il francese si infortunò a Trieste nel corso del trofeo Tim, era già troppo tardi: ormai Miccoli era a Perugia e Moggi fu costretto a inventarsi un altro colpo per sostituire Trezeguet e prese Di Vaio dal Parma.

Mai come mercoledì sera al Delle Alpi, il confronto è stato impietoso. Di Vaio è il solito fantasma degli ultimi mesi bianconeri e rimedia l'ennesima insufficienza. Miccoli inventa due gol da storia del calcio, ottenendo dal suo destro tutto quello che un calciatore può chiedere: precisione, potenza, morbidezza. "Ma non ho vissuto le emozioni che uno sogna da bambino perché lo stadio era mezzo vuoto", confessa Miccoli. Il giorno dopo ride il Perugia che vince a Torino e ridono tutti quelli che pronosticavano un avvenire da grande a questo concentrato di rapidità e classe. Tutti quelli che la domenica sera, negli ultimi quattro anni, aspettavano i gol di serie B per vedere che cosa si era inventato il "Romario del Salento". Ne hanno viste di prodezze: 32, per la precisione. "Vedrete, ne farà di strada", dicevano. Raramente un calciatore si è presentato al debutto in serie A già così conosciuto e seguito. Erano tanti gli occhi puntati sul mini-attaccante che aveva impressionato addetti ai lavori e appassionati con i suoi colpi unici: la velocità, il dribbling, la tecnica nello stretto, la potenza e la nitidezza del calcio a rete.

Non è un caso che, intorno a lui, fiocchino i soprannomi. Il "Bomber tascabile", per la sua altezza, 1.68, che lo rende il più piccolo della serie A. Questi 168 centimetri sono una speranza per tutti quelli che non hanno avuto la fortuna di valicare il metro e settanta. "Anche Miccoli è piccolo, e guarda che cosa riesce a fare", capita di sentirsi dire da tanti estrosi piccoletti, che si affannano a sfondare nelle serie minori. Lo chiamano anche il "Romario del Salento", per le sue origini - è nato il 27 giugno 1979 a Nardò, in provincia di Lecce -, unite alle caratteristiche in campo, che lo rendono simile al fuoriclasse brasiliano. Anche se, a onor del vero, Miccoli parte da più lontano e forse è meno letale sotto porta.

A volerlo paragonare a tutti i costi a qualcuno, forse lo si può accostare a Enrico Chiesa. Anche per l'approccio ritardato al grande calcio. Chiesa è diventato titolare fisso in serie A con la Cremonese a 24 anni, anche se aveva strappato una presenza a 18 anni con la Sampdoria nel campionato 88/89. Miccoli ha debuttato il 15 settembre 2002 con la maglia del Perugia a 23 anni, 2 mesi e 18 giorni. Velocità, tecnica, tiro e staordinaria predisposizione al contropiede accomunano i due giocatori. Forse Chiesa ha movenze più nervose, mentre Miccoli è più delicato e arrotondato.

Serviranno a Miccoli gli anni spesi in provincia in serie B e C, a Casarano prima che a Terni. Servirà ricordare come non riuscì a sfondare a Milano, nel settore giovanile rossonero, dove fece una fugace esperienza prima di tornare in Puglia. Farà tesoro di tante bocciature e di un anno insieme a un uomo abile e verace come Serse Cosmi. Fuori dal campo, sembra allegro, ma timido. Ma non ha paura a dichiarare le sue idee. E' uno dei pochi calciatori di serie A di cui si conoscono con certezza le inclinazioni politiche: vota Rifondazione comunista, dichiara di essere ammiratore di Fausto Bertinotti e porta un tatuaggio di Che Guevara sul polpaccio.

E scherza volentieri. "Prima della partita con la Juve, il mister mi ha detto che, per dimostrare di essere un giocatore da Juventus, avrei dovuto segnare due gol", ha raccontato mercoledì sera. Lui è andato oltre: non ha fatto due gol, ha inventato due capolavori. Alimentando rimpianti immediati e speranze future. Adesso qualcuno ipotizza un immediato passaggio di Miccoli alla Juventus prima della fine di gennaio. Ma non sarebbe giusto: gli errori li devono pagare tutti, anche quelli che indovinano sempre. O quasi. Anche perché, in questo momento, Fabrizio ha altro per la testa: "Se devo essere sincero adesso non c'è la Juventus in cima ai miei pensieri. Se è vero che il calcio rappresenta tantissimo nella mia vita, la cosa cui penso di più è quando mia moglie Flaviana darà alla luce, a febbraio, la nostra figlia. Si chiamerà Suami, che in indiano significa amore. Lei sì che mi consentirà di coronare un grande sogno''. Di fronte a una neonata, la Vecchia Signora può attendere.

 

Da: www.ilnuovo.it del 16-1-2003

Anno 3, n. 73
20
gennaio 2003

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27 gennaio 2003