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Storia di un libro, storia di una città

 

“Un evento storico per la città di Foggia”: così il Presidente della Provincia di Foggia, Antonio Pellegrino, ha definito il ritrovamento del Libro Rosso, una delle più importanti fonti storiche del capoluogo dauno.

Una preziosa messe di informazioni sul passato di Foggia, acquistato di recente dalla Provincia di Foggia, e che va ad arricchire il patrimonio della Biblioteca Provinciale “La Magna Capitana”.

Il documento è stato presentato sabato mattina nel corso di una conferenza stampa durante la quale il Presidente Pellegrino ha tracciato la storia del Libro Rosso e del suo ritrovamento.

Si tratta di un volume, detto appunto Libro Rosso o Magno, nel quale erano trascritti in forma ufficiale i privilegi, i diplomi e le concessioni emanate da principi, pontefici e vescovi a favore della città, insieme a tutti gli altri atti prodotti dal Reggimento, come veniva denominato il Consiglio municipale.

L’eccezionalità del ritrovamento sta nel fatto che l’originale del Libro Rosso andò distrutto nel 1898: il 28 aprile di quell’anno, nel corso di una insurrezione popolare, un incendio appiccato alla sede del Comune di Foggia distrusse l’archivio municipale. Le fiamme di quel giorno bruciarono, tra gli altri documenti, anche il Libro Rosso.

In seguito, però, ne fu ritrovata una copia, che era stata fatta eseguire, agli inizi del 1700, per ordine di Saverio Coda, autorevole esponente di una tra le maggiori casate cittadine.

Anche questa copia attualmente è conservata presso la Biblioteca Provinciale: su questo esemplare Pasquale Di Cicco ha eseguito, nel 1965, per conto dell’Amministrazione Provinciale di Foggia, la prima edizione a stampa del documento.

La copia settecentesca del Libro Rosso fatta redigere da Coda è un manoscritto di 380 carte, rilegato in pergamena, nel quale sono riportati numerosi documenti relativi all’Università di Foggia ed alle sue vicende nei secoli XIV-XVII.

L’atto più antico risale al 1334 e riporta la delimitazione dei confini territoriali cittadini da parte di Roberto d’Angiò. L’atto più recente risale alla seconda metà del XVII secolo e contiene diverse disposizioni del Comune in materia di gabelle.

Questa copia è stata sino ad oggi l’unica esistente del Libro Rosso originale. Alcuni mesi or sono, però, l’antiquario Luigi Puteo è venuto in possesso di un’altra copia del Libro Rosso, molto più completa e preziosa dell’altra, di formato diverso e rilegata, forse come l’originale, in pelle colore rosso mattone.

Per capire di che cosa si trattasse l’antiquario si è recato proprio presso la Biblioteca Provinciale, dove già era depositata l’altra copia, interpellando il funzionario Antonio Ventura, il quale si è immediatamente reso conto del valore del libro.

“Quando ho sfogliato il libro – ha dichiarato Ventura – ed ho capito di che cosa si trattava, ho provato un’emozione fortissima.”

La Provincia di Foggia ha quindi acquistato il documento, per la cifra di 10.000 euro: ora le due copie della maggiore fonte storica cittadina sono consultabili presso “La Magna Capitana”, in attesa di una nuova edizione a stampa del Libro Rosso.

La trascrizione del documento, come annunciato sabato mattina dal Direttore della Biblioteca Provinciale Francesco Mercurio, avrà inizio da lunedì 27 gennaio.

 

 

IL LIBRO ROSSO

 

Tra le fonti storiche della nostra città, una delle più importanti è rappresentata dal Libro Rosso, preziosa raccolta di documenti antichi, le cui vicende sembrano ricalcare quelle di un libro d’avventura, per il susseguirsi dei colpi di scena.

Già la sua fine è legata ad una movimentata pagina della storia cittadina.

Sul finire del secolo XIX, infatti, il 28 aprile 1898, si registrò a Foggia uno degli avvenimenti più drammatici della sua storia civile e culturale: numerosi popolani, esasperati dalla endemica penuria di generi alimentari, venduti, tra l’altro, sul mercato a prezzi poco accessibili per operai e contadini, infuriati dall’ulteriore rincaro del pane, insorsero, appiccarono il fuoco alla sede del Comune e distrussero l’archivio municipale.

Le fiamme di quel giorno bruciarono, tra gli altri documenti, anche il Libro Rosso o Magno, nel quale erano stati trascritti in forma ufficiale, i privilegi, i diplomi e le concessioni emanate da principi, pontefici e vescovi a favore della città, insieme a tutti gli altri atti prodotti dal Reggimento, come veniva allora denominato il Consiglio municipale.

A raccogliere insieme tali scritture, su cui si fondavano la sovranità ed il funzionamento della Civica Amministrazione, i Reggimentari erano stati indotti dalla necessità di evitare il deterioramento o, peggio ancora, il trafugamento delle preziose carte archivistiche lasciate, per ovvi motivi, alla libera consultazione di amministratori e funzionari.

E, alla pari di numerose Università del Regno, fecero compilare il proprio Libro Rosso nel periodo compreso tra la fine del secolo XV e la prima metà del successivo, molto probabilmente intorno al 1537, quando ricopriva la carica di mastrogiurato, corrispondente a quella odierna di sindaco, Prospero della Bastia.

Pertanto la distruzione, a fine Ottocento, di una così ragguardevole fonte storica sottraeva alla città tutte le sue memorie: le fiamme cancellavano d’un colpo la sua identità civile e politica conservata, attraverso i secoli, nella codificazione delle consuetudini locali e nella registrazione delle concessioni elargite alla città dalle dinastie succedutesi sul trono di Napoli. 

Ma, a questo punto si registra il primo colpo di scena.

Dal cassetto di una scrivania esce fuori una copia del Libro Rosso, che era stata fatta eseguire, agli inizi del 1700, per ordine di Saverio Coda, autorevole esponente di una tra le maggiori casate cittadine e che attualmente è conservata presso la Biblioteca Provinciale.

Su questo esemplare Pasquale Di Cicco ha eseguito, intorno al 1965, per conto dell’Amministrazione Provinciale di Foggia, la prima edizione a stampa del documento.

Per quanto riguarda Saverio Coda, apparteneva ad una famiglia gentilizia giunta nel Regno di Napoli, provenienti dalla Borgogna, al seguito di Carlo d’Angiò e trasferitasi, sul finire del secolo XVI, a Foggia, dove fornì numerosi avvocati al Tribunale della Regia Dogana delle Pecore.

Qui nacque, nel 1689, da Ignazio e da Anna Corigliano, Saverio, che, non ancora maggiorenne, ottenne la carica di reggimentario già appartenuta al padre, mastrogiurato della città nel 1686 – 1687. La ricoprì sino al 1727, quando, amareggiato dalle discordie amministrative locali, rinunziò al proprio posto in Consiglio e si ritirò a vita privata.

La copia settecentesca del Libro Rosso fatta redigere da lui è un manoscritto di 380 carte, rilegato in pergamena, nel quale sono riportati numerosi documenti relativi all’Università di Foggia ed alle sue vicende nei secoli XIV-XVII.

L’atto più antico risale al 1334 e riporta la delimitazione dei confini territoriali cittadini da parte di Roberto d’Angiò. L’atto più recente risale alla seconda metà del XVII secolo e contiene diverse disposizioni del Comune in materia di gabelle.

L’unico documento originale, rilegato all’inizio del manoscritto, è la lettera spedita dall’imperatore Carlo V, da Pavia il 12 giugno 1543, ai governanti di Foggia, per manifestare loro la propria  stima e protezione, dopo il saccheggio dell’otto marzo 1528, ad opera delle truppe francesi comandate dal maresciallo Odet de Foix visconte di Lautrec, inviato nel Regno da Francesco di Valois, re di Francia, per contenderne la successione agli Asburgo.

Tutti i documenti, comunque, dai Capitoli di Federico d’Aragona del 1499, ai Privilegi di Ferdinando il Cattolico del 1507 a quelli di Carlo V del 1533, agli Statuti dell’Università, ai Capitoli della Fiera e del Monte di Pietà, costituiscono una fonte storica indispensabile per la conoscenza delle vicende amministrative, politiche ed economiche locali, nel corso dei secoli XV-XVII.

Da essi si apprendono, infatti, dettagliate informazioni sulla numerazione dei fuochi, ossia dei nuclei familiari, nel corso del 1600; oppure sulla fondazione del Monte di Pietà nel 1588; o ancora sulla erezione delle cattedre accademiche in città e sulle ricorrenti liti tra il Capitolo della cattedrale di Foggia e quello della cattedrale di Troia.

Ma si apprendono anche notizie di vita quotidiana riguardanti il prezzo degli alimenti; le tasse dovute dai residenti e quelle imposte ai forestieri; le reali cacce di Capitanata; le pubbliche cerimonie relative allo svolgimento della Fiera; la disposizione di alcuni quartieri urbani e così via.

Questa copia fatta redigere da Saverio Coda è stata sino ad oggi l’unica esistente del Libro Rosso originale.

Ed a questo punto c’è il secondo colpo di scena, perché proprio in questi mesi è venuta fuori un’altra copia del Libro Rosso, molto più completa e preziosa dell’altra, di formato diverso e rilegata, forse come l’originale, in pelle colore rosso mattone.

Nella sua edizione, Pasquale Di Cicco ne aveva, in verità, fatto cenno, però se ne erano perse tutte le tracce e si ipotizzava anche che fosse perita  insieme con l’originale.

Ma le cose sono andate diversamente.

Come si legge in alcuni documenti dell’Archivio di Stato di Foggia, uno scritturale del Comune, tale Andrea Ioele, ebbe, intorno all’anno 1738, l’incarico dal Consiglio cittadino di ricopiare, dietro compenso, l’intero Libro Rosso in bella scrittura e sciogliendo le ricorrenti abbreviazioni.

Il lavoro fu particolarmente laborioso e tenne impegnato Ioele per molti mesi, quanti ne furono necessari a riportare in 239 fogli tutti i documenti.

Tuttavia, quando egli si presentò ai committenti per riscuotere il compenso pattuito, non venne pagato e fu costretto a ricorrere in giudizio, scrivendo quella memoria, oggi conservata presso l’Archivio di Stato, da cui abbiamo appreso l’intera vicenda

Non ne conosciamo la conclusione, ma di certo il manoscritto dovette prendere altre strade e comunque, per nostra fortuna, non finì tra le fiamme del 1898.

Di recente, altro colpo di scena, l’antiquario Luigi Puteo ne è venuto in possesso e per capire di che cosa si trattasse si è recato proprio presso la Biblioteca Provinciale, dove già era depositata l’altra copia.

Il resto della storia è noto: la Provincia di Foggia ha acquistato il documento ed ora le due copie della maggiore fonte storica cittadina sono consultabili presso la nostra “Magna Capitana”, in attesa di una nuova edizione a stampa del Libro Rosso che contenga gli elementi di novità presenti nell’esemplare, frutto delle fatiche di Andrea Ioele.

Anno 3, n. 74
27
gennaio 2003

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3 febbraio 2003