HOME PAGE

  Chi siamo

Il Settimanale

MEDI@CAP

Agorà S.E.

Banca Dati

Media in rete  

Links Utili  

Arretrati

Contatti

Annunci

Copyright

I partners


clicca qui per aggiungere il sito
ai preferiti

IlVademecum - settimanale di informazione su chi fa informazione
Registrato al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore responsabile: Arcangelo Renzulli
Editore: Agorà Service Editoriale. - Sede legale Via S. Antonio, 214 - Foggia

MEDI@CAP - OSSERVATORIO SUI MEDIA LOCALI

LEGISLAZIONE

ARRETRATI

MEDIA IN RETE

DATI VENDITA

I PARTNERS

IL CASO
Moda, sesso, pubblicità: il limite è superato
 

di Tony di Corcia

Nella penombra di una camera d’albergo, si svolge un rito di seduzione: una  signora si abbassa la coulotte e mostra il pube depilato ad arte, tanto da  ottenere una G identica al logo di Gucci. Assistono alla scena un inebetito  giovanotto (inginocchiato sulla moquette) e tutti coloro che, da qualche  settimana, si imbattono nella nuova campagna pubblicitaria della maison  fiorentina. Tom Ford, lo stilista di Gucci, oltre ad aver trasformato un marchio evocatore di lussi borghesi in un simbolo di massima eleganza ed attualità, voleva evidentemente passare alla storia come il primo uomo  capace di fare del famoso ancorché misterioso “punto G” uno strumento per vendere scarpe e vestiti: visto che seminari e studi sul tema non hanno ancora contribuito a localizzarlo precisamente nel corpo della donna, cerchiamo di farne un toccasana per i fatturati della moda.
Da sempre, soprattutto in momenti di massima crisi come quello che stiamo attraversando, pubblicitari e imprenditori frettolosi sembrano non avere scelte: per spingere i clienti a comprare, e dunque a notare i loro prodotti, bisogna far uso di espliciti messaggi sessuali. Se queste suggestioni sono in grado di turbare lo spettatore, o di provocare una polemica intorno a quelle immagini, l’obiettivo iniziale può dirsi brillantemente raggiunto.
E’ sulle insicurezze della gente che bisogna agire. Perché sicuramente nessuno ha bisogno di un kimono ricamato o di un paio di sandali decorati con campanellini, soprattutto se le voci di una guerra tra Iraq e Stati Uniti si fanno sempre più insistenti. Ma se gli stessi oggetti vengono fotografati in un contesto morboso, diventeranno un’arma irrinunciabile di seduzione della quale qualcuno non potrà più fare a meno. Se nella pubblicità di Versace i pantaloni iper-aderenti trasformano l’altrimenti angelica Amber Valletta in un’icona di sfacciata porcaggine, forse potrebbero aiutare a risvegliare gli istinti del fidanzato; se i jeans di Calvin Klein fanno sembrare la giovane Natalia Vodianova come la vittima sperduta di un incallito pedofilo, potrebbero far sembrare più giovane e acerba una signora impegnata nella conquista di quel collega che non la degna di uno sguardo, e così via.
Sfogliando le riviste di moda con le nuove campagne pubblicitarie, infatti, ci si rende conto che quella di Ford per Gucci non è l’unica immagine che accosta moda e sesso in maniera inequivocabile. Per esempio, Valentino ritrae una ragazza nuda dall’aria accalorata che stringe tra le gambe una foto di moda, come se si trattasse di un inedito strumento di piacere. Anche l’apprendistato della signorina che veste Miss Sixty (marchio per teen-ager) si è fatto più ardito: è riuscita a stendere sul divano un giovanotto completamente nudo, mentre lei è vestita di soli jeans, come se questi le permettessero di dominarlo meglio di una mossa di kung-fu. Dominatrice anche la modella di Cesare Paciotti, produttore di scarpe abbastanza costose, tanto da meritare come tappeto il corpo di un giovane uomo. Anche la ragazza della pubblicità di Mariella Burani, seduta in modo poco conveniente ad una vera signora, avvicina con fare allusivo una fragola alla bocca socchiusa.
Questi messaggi sono utili anche a dimostrare quanto, nel tempo, sia cambiata la predisposizione a questo tipo di comunicazione e l’evoluzione del comune senso del pudore della nostra società: mi riferisco alla vicenda giudiziaria scatenata dieci anni fa dal filmato che pubblicizzava il profumo “Vendetta” di Valentino. Immagini in bianco e nero vedevano la top model Jasmeen Gahuri e l’atletico Maximo Morrone avvinghiarsi con passione su un divano, al ritmo di un tango molto coinvolgente. La scena più forte (lei lecca un capezzolo a lui) costrinse il Gran Giurì a ordinare la trasmissione dello spot in orari notturni, Valentino guadagnò ulteriore pubblicità intorno alla sua fragranza, e nel frattempo “Beautiful” trasmetteva immagini meno sofisticate e più esplicite alle 14. Oggi, quei trenta secondi di erotismo suggerito non sconvolgerebbero nessuno, e potrebbero essere giudicati roba da Orsoline dopo aver visto la foto di Gucci.
Ma a dimostrare che il teorema sesso=soldi non è sempre una garanzia di successo commerciale arrivano altre comunicazioni pubblicitarie. A proporle, aziende altrettanto prestigiose, che continuano a realizzare fatturati di tutto rispetto vendendo vestiti e non il sogno di una difficile seduzione. 
In questo senso, paiono paradisi riposanti le campagne di Giorgio Armani, Max Mara, Gianfranco Ferré: belle ragazze indossano bei vestiti, la fotocamera privilegia la giacca e non il sedere, e per far conoscere un nuovo modello di scarpe la modella non deve essere necessariamente nuda. 

Anche in questo caso viene venduta una promessa, perché difficilmente la cliente sarà algida ed elegante come la donna quasi irreale che l’ha convinta all’acquisto; ma se la borsa pubblicizzata e la giacca fotografata saranno davvero belle, di ottima qualità, e diverse da quelle prodotte fino a quel momento, certamente avrà di che consolarsi.

Anno 3, n. 74
27
gennaio 2003

IN QUESTO NUMERO

APPUNTAMENTO 
AL PROSSIMO NUMERO 
CHE SARA' IN RETE


LUNEDI 
3 febbraio 2003