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La notizia racconta la vita  (*)

 

Il giornale in classe - Gli studenti del liceo "Pertini Diaz" a confronto con il direttore

 del ‘Secolo XIX’ - Con gli approfondimenti e il rispetto della persona

 

di Annalisa Rimassa

 

Come nasce una notizia, chi fa le scelte, in che modo la rivoluzione tecnologica influenza la storia della stampa? E ancora, la "prepotenza" delle televisioni, le news false e gonfiate, l'impero dell'industria a comandare o quotidiani. Non ci vogliono un salotto da telecamere e una riga di conferenzieri per affrontare temi delicati, difficili, spinosi. Bastano invece, un'aula magna ricavata dai fondi di un pian terreno, seggiole di legno, luci al neon e finestre strette ad illuminare una platea di settanta vivaci studenti e un giornalista con trent'anni di carriera appena compiuti. Sono la III, IV, V del liceo "Pertini Diaz", (4 corsi distinti, 800 studenti tra via Cesare Battisti e corso Magenta) e il direttore del Secolo XIX, Antonio Di Rosa. Così, sulla spontaneità del botta e risposta, scivola la mattinata dell'incontro organizzato nell'ambito dell'iniziativa del ‘Decimonono’ "Il giornale in classe".

Sono mondi distanti, quelli della carta stampata e dei giovani e giovanissimi; spesso vicini senza neppure toccarsi: «Il progetto del Secolo XIX, unico in Italia, è nato anche perché parlare con i giovani è un arricchimento» precisa Di Rosa, riferendosi alle origini del "Giornale in classe": preso l'avvio nel gennaio 2000 offre ai giornalisti stimoli di riflessione in più, agli studenti (dalle elementari alle superiori) l'opportunità di incontrare lavoratori di settori diversi: da chi trova le notizie, e deve proporle in un linguaggio semplice, agli imprenditori liguri che partecipano e sostengono l'iniziativa.

La notizia: è lei la più nominata, la più spiegata, la protagonista più citata nell'aula magna del "Pertini Diaz". Ne parla Di Rosa quando illustra le tappe della vita di redazione, dal confronto e dalle scelte mattiniere fino alle sorprese dell'ultima ora e alle edizioni della notte. E la citano, l'immortale notizia, gli studenti accorti lettori dei giornali. Guidati dagli insegnanti Rossella Ferrari, Colette Oreste e Giulio Tortello e dalla preside Carla Castelli, i ragazzi del liceo sperimentale (Scientifico, Linguistico, Scienze sociali e Socio-psico-pedagogico) usano il quotidiano per approfondire, cercare, capire che cosa succede. Ed è una rarità in un'Italia dove ancora si legge molto poco.

La Liguria però fa eccezione: terra da 1 milione e 600 mila abitanti vede tirare tante copie di giornale (170-180 mila) quante se ne acquistano nella più popolosa Sicilia. Di Rosa mette in guardia i liceali dalla tv facilona e superficiale, dove comandano immagine e audience fino ai limiti estremi: ai litigi scatenati ad arte, ai pugni in faccia per una moviola. I ragazzi hanno sedici, diciassette anni e più, portano jeans a zampa d'elefante, stringono cellulari, borse di pelle lucida e lasciano liberi i lunghi capelli su volti tutt'altro che assenti.

Sono fitte e dense le domande dalla platea. Nessuno interroga, nessuno dà i voti. Roberta, Daniela, Giulia, Monica e Claudia, ad esempio, vogliono sapere se la prima pagina dei giornali, spesso identica sui quotidiani nazionali, influisca sul vaglio delle notizie e la tiratura di stampa. Gli interrogativi dei ragazzi mettono a confronto vecchi e nuovi media (da Internet a fugaci telegiornali) e chiariscono le opinioni.

La tv, sottolinea il direttore del ‘Secolo XIX’, è la grande nemica: detta i tempi, vanta larga audience, punta sul forte impatto. La cronaca raccontata da un giornale, cioè un articolo scritto per essere letto, vince in approfondimento, continue verifiche, indipendenza d'idee. Il giornale induce alla riflessione, stimola la discussione e, certo, deve fare arrabbiare: illustrando opinioni diverse, contrastando "i potenti".

E' questo il quotidiano che vogliono anche i giovani? Pare di sì se, dalla platea e con le loro mani alzate per chiedere la parola, gli studenti puntano l'attenzione sui metodi di scelta delle notizie, sul loro valore educativo e su un dilemma antico: quanto conta il peso morale di un'informazione nella proposta ai lettori? I criteri seguiti sono quelli del rispetto verso la persona: «Si pubblica anche quello che piace - ribatte Di Rosa - E l'uomo deve sempre prevalere sul giornalista».

L'elenco degli argomenti più amati dai lettori premia soprattutto medicina e salute; seguono le scelte politiche e la loro conseguenza sul cittadino, la pace e la guerra, i fatti di cronaca. Questo offre il giornale e lo fa andando a indagare sempre di più, con l'obiettivo di non farsi condizionare dalla televisione, esprimendo opinioni e prendendo iniziative.

Di fronte a Di Rosa siedono ragazzi che di televisione sanno nutrirsi e che sulle immagini hanno già lavorato. L'anno scorso, la IV di Scienze Sociali ha girato un video su Genova, raccogliendo anche memorie della gente di mare. Il cortometraggio è stato premiato più volte ed è finito sulla tv satellitare. Sono proprio loro, i ragazzi del liceo, a dirigere il dibattito sui nuovi mezzi di comunicazione. La tecnologia e la multimedialità? Integrano e servono, è il messaggio del direttore. Radio, tv e quotidiano possono lavorare insieme, ma con la stessa redazione. E sempre in nome della notizia.

(*)  Tratto da: ‘Il Secolo XIX’ di Genova del 22-1-2003

Anno 3, n. 74
27
gennaio 2003

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