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Da: www.altoadige.quotidianiespresso.it del 3-2-2003

 

MERANO

 

«Incoronato» al Centro anziani l'insegnante di tedesco che non ha mai

abbandonato la fede monarchica

 

Nicola D'Orio, il re della coerenza

 

Però è contrario al rientro "imperfetto" dei reali di casa Savoia

 

MERANO. E' difficile al giorno d'oggi trovare un personaggio politico che non si sia esibito almeno una volta nel cosiddetto salto del fosso. I voltagabbana e gli opportunisti sono inclini ai trasformismi mentre i coerenti, ai benefici materiali del «tradimento» preferiscono l'onore della lealtà. Uno dei monumenti viventi di questa categoria in via d'estinzione è senza dubbio il professor Nicola D'Orio.

Il professore rappresenta per tutti i meranesi l'indomito difensore della causa monarchica sin dal giorno, per lui infausto, del referendum che nel 1946 spedì in esilio il re d'Italia e i suoi discendenti maschi. Il 29 gennaio, giorno del suo ottantatreesimo compleanno, il Centro anziani in Via Huber gli ha dedicato una festa con onori quasi reali. Gli amici e il premuroso personale del Centro lo hanno circondato d'affetto, incoronandolo, appunto, re della coerenza.

D'Orio aveva proseguito la sua lotta solitaria in difesa dei Savoia anche quando si era ritrovato solo sulla zattera monarchica alla deriva. La sua passione per la dinastia Sabauda è romanticismo puro. Un amore infinito che gli ha ispirato centinaia di poesie dedicate ai regnanti. Nella palazzina-museo di Peschiera dove l'1 novembre del 1917 avvenne lo storico incontro fra il re d'Italia e gli alleati, è esposta una sua poesia su Vittorio Emanuele I.

Sulla nascita di Nicola D'Orio c'è un piccolo giallo. All'anagrafe di Foggia hanno trascritto la data del 29 gennaio 1920 ma in realtà lui è nato il 20 gennaio. «Il mio paese Serra Capriolo - ci spiega D'Orio - è situato in alta montagna, in quei giorni era nevicato moltissimo e mio padre lasciò passare più di una settimana prima di scendere in città».

Figlio unico di una famiglia di contadini, D'Orio ha iniziato a lavorare sin da ragazzino come falegname. E' stato un suo parente a fargli riprendere gli studi offrendogli ospitalità a Fano. Conseguita la maturità, dopo una breve frequenza alla facoltà di lettere a Firenze, ha studiato lingue moderne all'Università di Napoli. Intrapresa la carriera d'insegnante di lingue a Torre Maggiore e a San Severo, cittadina di Sacco e Vanzetti, nel 1953 si è trasferito a Merano come docente di tedesco alla scuola d'avviamento commerciale e, successivamente, alle medie. Negli anni Sessanta per due mandati è stato consigliere comunale del Partito Monarchico (segretario meranese era Emilio Pontini) poi destinato a sciogliersi. Oggi D'Orio è il capo carismatico della sezione meranese del Movimento monarchico presieduta da Oscar de Iorio.

Cavaliere ufficiale della Corona d'Italia e guardia d'onore delle reali tombe del Pantheon, D'Orio sostiene che, nonostante l'abolizione dell'esilio, i regnanti italiani sono stati trattati come cittadini di seconda categoria. Le modalità del rientro in Italia del re Vittorio Emanuele e del principe erede Filiberto non lo soddisfano. «Certo - afferma - sono contento della storica decisione del Parlamento ma è meglio la decorosa via dell'esilio piuttosto che il disonore di un rientro imperfetto in una repubblica illegale che ancora non riconosce i titoli nobiliari».

Professor D'Orio perché sarebbe illegale la nostra repubblica?

«Perché è nata da un referendum sul quale pesano dubbi di manipolazioni. Sarei disposto a diventare repubblicano se da una consultazione regolare la monarchia uscisse sconfitta».

Lei quindi auspicherebbe un referendum riparatore che rendesse dignitoso il rientro in Italia dei reali?

«Proprio così, è un sogno che coltivo dal 2 giugno del 1946. Quel giorno l'ho vissuto col cuore in gola come scrutatore in un seggio di Napoli. Fino a tarda sera la monarchia era in netto vantaggio ma, dopo un silenzio durato tutta la notte, il mattino seguente arrivò la notizia che la repubblica aveva vinto con uno scarto di oltre un milione di voti».

E' un'illusione pensare di richiamare dopo 55 anni gli italiani alle urne per scegliere nuovamente fra repubblica e monarchia.

«Ho detto che è un sogno ma sarebbe un gesto di alta democrazia».

 

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Da: 'www.corriere.it' del 3-2-2003

 

ESTERI  / I SOLDATI

 

Il portafortuna di peluche accanto al mitra «E io ho addosso la croce di San Francesco»

 

DAL NOSTRO INVIATO

 

BAGRAM - «Ma che si dice della situazione a Khost? È davvero così brutta». «Che sfiga, in estate sono stato a Kabul e ho perso i Mondiali di calcio, adesso non vedrò neanche una puntata del Grande Fratello». «Ogni sera lassù aprirò il Vangelo a caso e pregherò». «Ci pagano di più e noi andiamo. È normale, no?».

Su questo aereo ci sono mitragliatori M47 e localizzatori Gps, ma anche tigri di peluche, l’opera omnia di Ligabue (nel senso del cantante), Vangeli portafortuna, libri di Schnitzler e García Márquez, fumetti di Martyn Mistère. I soldati italiani di  Enduring Freedom  hanno facce e pensieri da ragazzi, anche i veterani. A bordo del C130 che li porta a Bagram, chiacchiere e silenzi che parlano della stessa cosa. Quel che sarà sulle montagne di Khost, e quello che ci si lascia indietro.

PELUCHE - Giuseppe, 21 anni, messinese, unità logistica, nell’esercito da tre anni, quattro mesi passati in missione tra Kosovo e Macedonia. «Il mio portafortuna è un leoncino di peluche che mi ha regalato la mia fidanzata prima che partissi per Pristina, poi mi sono portato i cd dei Modena City Ramblers e dei Nomadi. Gruppi pacifisti? Io sono convinto che il più grande pacifista sia il soldato»  .

APPUNTI - Domenico, 29 anni, calabrese, 9° Reggimento Taurinense. «Di mio ho soltanto un quaderno-diario per tenere tutti gli appunti di viaggio. Le mie impressioni, anche gli spaventi che prenderò. Li confiderò soltanto a me stesso, scrivendone. E non li leggerà mai nessuno». 

«CERTE NOTTI» - Gianfranco, 23 anni, salernitano, «alla sua prima vera missione», unità logistica. «Nel mio zaino c’è il  brick game  , un aggeggio da 999 videogames. E poi cd, soprattutto il grande Ligabue. "Certe notti sei sveglio, o non sarai sveglio mai...". È la mia preferita. A me piace cantare. Quando non sono in divisa vado nei locali di karaoke. La fidanzata? Sta male. L’altra notte sono partito dall’Aquila, tre ore di macchina solo per salutarla e altre tre per tornare indietro. Lei sa che è pericoloso. Non le nascondo niente».

IL VANGELO - Luigi, 25 anni, di Caserta, caporal maggiore, unità logistica. «Io sono un informatico, e spero proprio di non uscire in missione. Mi sono portato dietro il Vangelo, ogni sera ne leggo un passo e rifletto. Mi aiuterà. La cosa che più mi spaventa? Rimanere solo, in quei postacci. Mia madre è furibonda: "Sei solo avido di soldi, spero che tu non venga punito per questo", mi ha detto. E forse è anche vero, molti di noi lo fanno per l’indennità di missione». 

CARAMELLE - Armando, 44 anni, di Castelnuovo dei Monti (Reggio Emilia), sottufficiale medico. «Avrei preferito che andasse tutto veloce, come nel ’99: era Pasqua, io ero sdraiato sul divano di casa a guardare  Il nome della rosa  in tv. Suona il telefono: tra sei ore parti per Skopje. A noi del personale sanitario hanno detto di provarci comunque, qui. Dare caramelle ai bambini nei villaggi, curare i civili che ne hanno bisogno. Sono cose che gli americani non provano neppure a fare. Il simbolo di questa missione è il luogo in cui dormiremo a Khost: tendoni sollevati di venti centimetri da terra, perché sotto ci passano scorpioni e serpenti. Non è un bel posto».

PALINSESTI - Mauro, 26 anni, trentino, reparto logistico di Maddaloni. «Non è guerra, ma non è neppure un’operazione di  peace keeping  . E non voglio neanche drammatizzare. Quindi dico che sono sfortunato per un solo motivo: in estate ho fatto due mesi a Kabul, e mi sono perso i Mondiali in tv. Adesso mi perdo il Grande Fratello  , il mio programma preferito...».

REALISTA - Giovanni Rapisarda, 50 anni, 11° Trasmissioni Leonessa, sottufficiale, dieci diverse missioni: «Sempre partito con i primi, sai che bellezza». «Se ce l’hanno con noi, lo capiamo subito. A Mogadiscio, quando i tedeschi uscirono dall’aeroporto, c’erano i cecchini ad accoglierli: un morto. Era un avvertimento. E comunque diciamolo: se ce l’hanno con noi, potremmo avere delle perdite. È brutta. Saranno importanti le regole d’ingaggio, spero che siano meno restrittive di quelle di altre missioni. Qui la parte tecnica del nostro lavoro è in secondo piano: siamo più soldati. E per questo che dico ai miei ragazzi di dimenticare tutto. Scordarsi di chiamare a casa. Prima, purtroppo, c’è da pensare a cose più importanti». 

PAURA - Nicola, 20 anni, foggiano, Brigata Taurinense, alla sua prima missione. «Mi tengo sempre addosso la croce di San Francesco, che mi protegge. La cosa peggiore è l’attesa. Sono mesi che sappiamo di dover partire. E la paura ha il tempo di entrarti in circolo. Tra di noi ne parliamo, c’è gente che non ci dorme. Mia madre l’altro giorno, quando ci siamo salutati, mi ha detto di coprirmi e di non prendere freddo alla pancia che sono delicato. E piangeva. È normale. Ma questo è il mio lavoro, me lo sono scelto e mi piace»  .

FLAMENCO - Gianni, 33 anni, emiliano, sposato, due figli di otto e sette anni, sottufficiale medico. «Quando apro il mio baule vedo per prima cosa le foto delle persone che amo. Poi metto via tutto. Non voglio pensare a chi mi aspetta mentre lavoro. Non adesso. Ho fatto la Bosnia, il Kosovo, e adesso l’Afghanistan. Non me ne pentirò, comunque vada. Festeggerò il mio compleanno sulle montagne di Khost, e sarà un giorno triste. Ma passerà. Come questa missione». 

 

Marco Imarisio

 

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Da: ‘Messaggero Veneto’ del 3-2-2003

 

Domenica violenta in C: 18 feriti e 174 denunce

 

ROMA. Nonostante l’impegno delle forze dell’ordine, quella di ieri è stata in varie città dove si disputa il campionato di serie C – da Firenze a Sassari, da Frosinone a San Benedetto del Tronto – una domenica all’insegna della violenza, con 18 feriti, due arresti e 174 denunce in stato di libertà.

A Firenze quattro i poliziotti feriti, 110 tifosi della Lazio denunciati per danneggiamento e lesioni. In stazione, 150 tifosi laziali diretti a Verona, sono scesi dal treno ed hanno ingaggiato una sassaiola con alcuni tifosi della Florentia in partenza per Lucca. L’intervento delle forze dell’ordine ha evitato che la situazione degenerasse.

A Sassari, al termine di Torres-Paternò (C1, girone B, finito 0-1), un gruppo di tifosi locali, dopo aver tentato di forzare la recinzione, ha cominciato un fitto lancio di oggetti contro le forze dell’ordine. Tre agenti contusi.

A Frosinone due tifosi del Foggia arrestati, un funzionario di polizia ferito e 40 tifosi del Foggia denunciati a piede libero per danneggiamento di un autobus seguito da incendio.

A San Benedetto del Tronto 10 agenti di polizia e due carabinieri feriti, 24 tifosi della Sambenedettese denunciati a piede libero per danneggiamenti e lesioni.

 

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Da: ‘La Nazione’ del 3-2-2003

 

Umbria

 

Rapinata con la siringa

 

Scoperti i responsabili

 

PERUGIA — Due giovani provenienti dalla Campania, entrambi noti alle forze di polizia — una donna di 25 anni, tossicodipendente, ed un uomo di 28 — sono stati denunciati a piede libero dai carabinieri di Perugia in seguito ad una rapina compiuta in piazzale Europa ai danni di una studentessa di 26 anni, di Foggia. Alle denunce i militari sono giunti al termine di una serie di indagini. L'episodio era avvenuto alcuni giorni fa, intorno alla mezzanotte. Mentre la studentessa camminava vicino al parcheggio di piazzale Europa — secondo la ricostruzione dei fatti da parte dagli investigatori — era stata avvicinata da una giovane donna, che, dopo averla minacciata con una siringa sporca di sangue, l' aveva strattonata e gli aveva strappato la borsa contenente vari documenti personali e una cinquantina di euro. La rapinatrice era poi fuggita a bordo di un' utilitaria, sulla quale si trovava anche un uomo. Al termine di una serie di accertamenti dei militari, e in seguito al riconoscimento fotografico da parte della vittima dell'episodio, la «donna con la siringa» è stata denunciata per rapina impropria ed il 28enne per favoreggiamento. Intanto, nel corso del fine settimana, altre 4 persone sono state denunciate a piede libero dai carabinieri del nucleo radiomobile e delle stazioni di Perugia, Ponte Pattoli e Castel del Piano, nell' ambito dei controlli sul territorio per la prevenzione e la repressione della microcriminalità, che sono stati intensificati, di giorno e di notte.

In particolare, sempre i militari della stazione di Perugia hanno denunciato un marocchino di 23 anni per avere venduto una dose di eroina ad un giovane di Siena. I due erano stati sorpresi e controllati nel centro storico di Perugia.

 

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Da: ‘il Mattino’ del 2-2-2003

 

SORRENTO

 

Enrico Caruso buongustaio, due incontri

 

Si terranno nel ristorante-museo di Sorrento intitolato a Enrico Caruso, le «Serate gastronomiche culturali carusiane». L’appuntamento è per giovedì e venerdì prossimi. In tavola, i piatti prediletti dal grande tenore di cui è accertata la fama di buongustaio. In rassegna, gli attori Pino Bruno e Maurizia Pavarin, chiamati a recitare una biografia di Caruso, scritta dal foggiano Guido D’Onofrio, uno dei più noti studiosi “carusiani”, a cui si deve anche la donazione di oltre 400 cimeli, utilizzati da Paolo Esposito per rendere il suo ristorante un vero e proprio museo. In programma anche l’ascolto, con un raro grammofono d’epoca a tromba, di alcuni dischi a 78 giri di Caruso, originali ed autografati, della collezione personale dello stesso D’Onofrio.

La manifestazione, che abbina l’aspetto gastronomico e quello culturale servirà a ribadire l’intenso feeling tra Sorrento e Caruso: un amore che, secondo le stesse biografie, sarebbe stato ricambiato a pieno titolo. Con la partecipazione del sindaco di Sorrento, Marco Fiorentino, si ritroveranno nel ristorante-museo realizzato da Esposito e D’Onofrio, lo storico napoletano Aldo de Gioia, il tenore Federico De Curtis, Elvira Gentile (nipote di Aldo Mancusi, direttore del museo carusiano di New York), Carlo Postiglione, presidente del Centro culturale Megaris di Napoli.

g.s.

 

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Da: ‘il Messaggero/Marche’ del 2-2-2003

 

San Benedetto del Tronto

 

In visita amministratori da tutta Italia

 

Mercato Ittico, l’asta un esempio d’efficienza

 

Sta gradualmente entrando a regime il nuovo impianto di astatura elettronica del Mercato ittico all’ingrosso inaugurato nel dicembre scorso. Nei giorni scorsi una delegazione dell’Amministrazione comunale di Pescara, guidata dall'assessore alle attività produttive Suaria che era accompagnato dal dirigente ing. Cintio, ha visitato il Mercato ed ha voluto conoscere meglio l’impianto dell’asta, ritenuto il migliore in campo nazionale.

Nei giorni precedenti per lo stesso scopo erano arrivati in città rappresentanti del comune di Manfredonia accompagnati da una delegazione di tecnici, armatori e commercianti. Per visionare la nuova asta elettronica il Comune ha ricevuto anche la gradita visita del vicepresidente della Federcoopesca, Nunzio Stoppiello. Tutti sono stati accolti dal vicedirettore del Mercato, Amedeo Staderini, che ha illustrato la metodologia di funzionamento del sistema.

Sempre in tema di funzionamento del Mercato ittico, presso la sala riunioni del Mercato, si sono incontrati, per la riunione convocata dall’assessore alla pesca Marco Lorenzetti, i pescatori e i commercianti per definire le modalità organizzative dell’apertura pomeridiana del mercato nella giornata del giovedì, come richiesto da una parte della marineria e dai commercianti stessi.

L’apertura del giovedì, infatti, potrebbe agevolare le vendite del pescato ai ristoranti della zona e favorire gli armatori della piccola pesca.

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Da: ‘il Resto del Carlino’ del 2-2-2003

MACERATA

 

Giovane assolto: non rubò nell'abitazione del padre

 

MACERATA — Il Pm aveva chiesto la condanna. Invece Antonio Caposiena, difeso dall'avvocato Gianluca Gattari, è stato assolto ieri dai reati di furto aggravato e danneggiamento. La sentenza ha chiuso una travagliata vicenda familiare. A denunciare il giovane era stato il padre Vittorio, originario di Foggia, che nell'agosto '99 aveva subito un furto nella sua abitazione di via Romagnoli. Secondo l'accusa l'imputato, assieme alla madre, si sarebbe introdotto nella casa paterna, avrebbe rubato alcuni oggetti e ne avrebbe danneggiati altri per una sorta di ritorsione: il padre non avrebbe infatti adempiuto all'obbligo di versare gli alimenti per i figli affidati alla moglie, da cui era separato.

r. f.

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Da: www.corriereromagna.it del 2-2-2003

 

Dopo la cocaina nuovi guai per una rapina

 

CESENATICO - L’ordinanza di custodia cautelare gli è stata notificata in carcere a Forlì dove si trova dal 31 dicembre per essere stato trovato in possesso di 140 grammi di cocaina.Il 27enne Luigi Pezone ora deve rispondere anche di rapina. I Carabinieri del Reparto Operativo provinciale guidato dal Maggiore Patrizio Florio, dopo una serie di indagini ritengono che Pezone sia anche l’autore di una rapina in banca avvenuta il 2 dicembre del 2002 alla Cassa dei Risparmi di Forlì filiale di Cesenatico. Con un complice, cutter alla mano, si fecero consegnare tutto il contante a disposizione. Le indagini partite dall’auto usata per la fuga, le testimonianze e le comparazioni fotografiche svolte dal Ris di Parma, avrebbero incastrato il 27enne residente a Gattolino di Cesena e originario di Foggia. Quando l’ultimo giorno del 2002 fu invece arrestato per droga era in compagnia della sua convivente, Gaia Paolini, 26enne cesenate, che vivevano nell’abitazione di Gattolino, in via Steffette. La coppia era attesa da altri due soggetti acquirenti della sostanza stupefacente: Sante Lippolis, nato nel giugno del ’78 ad Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari e Andrea Fabbri, 28enne cesenate residente in via Volterra, 24. Così in quell’operazione finirono in manette quattro persone, furono sequestrati 140 grammi (tra cocaina e hashish). Tutti personaggi conosciuti alle forze dell’ordine, che i Carabinieri tenevano d’occhio dopo alcune segnalazioni ricevute in merito a strani spostamenti effettuati da Pezone. Dopo l’arresto i militari hanno continuato ad indagare e hanno scoperto che Gaia Paolini proprio il giorno della rapina denunciò il furto della Audi, la stessa auto con cui era stato visto fuggire un bandito dopo il colpo all’istituto di credito. I Carabinieri stanno svolgendo accertamenti per capire se Luigi Pezone è responsabile di altri colpi in banche della zona.

 

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Da: ‘La Nazione’ del 31-1-2003

 

PONTEDERA

 

PONTEDERA — Accusato, fin dal 1995, di far parte di una banda di ladri di macchinari da lavoro nei campi — decespugliatori, seghe elettriche, trattorini — commessi ai danni di un noto rivenditore di Pontedera, è stato «graziato» da una clamorosa svista della pubblica accusa. Che, all'udienza di ieri, ha «dimenticato» di presentare la lista testi.

Un'assoluzione per «mancanza di prove», sentenziata, tra la sorpresa generale (imputato compreso) dal giudice monocratico Angelo Perrone, del tribunale penale di Pisa, ieri di ruolo alla sezione distaccata di Pontedera. La vicenda oggetto del procedimento, come detto, risale al 1995, anno in cui fu commessa una serie di furti ai danni di Vincenzo Allìa, concessionario pontederese di macchine agricole. Di rinvio in rinvio— tra gli stralci delle posizioni di altri coimputati che hanno scelto il rito del patteggiamento — il processo è finito addirittura all'esame della Corte Costituzionale, dopo che l'allora pretore Pietro Murano sollevò un'eccezione di costituzionalità sul dispositivo che consente ad un imputato di riferire come testimone in merito a circonstanze riguardanti i suoi presunti complici. Da Roma il fascicolo tornò alla Procura di Pisa, dove si dispose il nuovo rinvio a giudizio per D. C., originario della provincia di Foggia, ma residente nel comune di Ponsacco, ultimo presunto autore di quei furti, e ieri chiamato a rispondere anche della ricettazione di una stecca di sigarette e di alcune marche da bollo. Ma, aperto il dibattimento e constatata l'assenza della lista testi a disposizione del pubblico ministero, il dottor Perrone ha subito chiuso l'istruttoria. Mandando assolto l'imputato. Nessuno infatti poteva testimoniare la sua colpevolezza.

Anche questa è giustizia.

 

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Da: 'La Repubblica/Salute' del 30-1-2003

 

Non solo Carnevale un mese a tutto gusto

 

di ISABELLA EGIDI

 

Frizzi, lazzi, mascherine, coriandoli e tanti dolci. Per tutto il mese, dal nord al sud, non c’è luogo dove non si festeggi il Carnevale. Putignano (Bari), Venezia, Cento (Ferrara) e Viareggio e Fano (PU) con il caratteristico "getto", ossia la coinvolgente sfida a colpi di caramelle (tel. 0721803866).

Ma cominciamo dal pane. Il 3 febbraio a Jelsi (Campobasso), Taranta Peligna (Chieti), Monte S. Biagio (Latina) e Salemi (Trapani) si festeggia S. Biagio con la distribuzione delle "panicelle", piccoli pani a forma di mano, in ricordo del miracolo del santo che con la sua mano tolse una spina di pesce dalla gola di un fanciullo. Comincia il 7 e si protrae fino al 16, la "Settimana nazionale dell’Olio". Il calendario della manifestazione, che tocca diverse province italiane, prevede mostremercato, corsi di degustazione e seminari (tel. 0577228811). L’8 e il 9 a Bellaria (Ravenna) si celebra invece S. Apollonia, con una fiera dove, tra l’altro, saranno esposti e fatti assaggiare molti prodotti della gastronomia locale. Particolare attenzione al pesce, soprattutto azzurro (tel. 0541344108).

Baci, cuori ed arance per la festa degli innamorati. Vico del Gargano (Foggia) festeggia San Valentino con una sagra tutta dedicata alle arance che, oltre ad adornare strade e piazze, diventano le protagoniste della rassegna gastronomica organizzata dai ristoranti locali. La leggenda racconta che gustando le arance di Vico o bevendo il loro succo si hanno grandi possibilità di portare a coronamento il proprio sogno d’amore. Quindi approfittate (tel. 0884993016). Tartufi ad Acqualagna (Pesaro) e a Norcia (Perugia). Apre il 16 la cittadina marchigiana con la Fiera regionale del tartufo nero pregiato (tel. 0721796741); dal 21 al 23, tocca alla cittadina umbra dedicare una mostramercato al tubero (tel. 0743828044).

 

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Da: ‘Libertà’ di Piacenza del 29-1-2003

 

Fiorenzuola - La trentenne scomparsa: nessuna segnalazione

dopo la trasmissione “Chi l'ha visto?”

 

Nicoletta, è ancora silenzio

 

Le ricerche arrivano in Puglia, dove la giovane ha parenti

 

Fiorenzuola - Non ha dato risultati, finora, l'appello lanciato in tv l'altra sera alla trasmissione “Chi l'ha visto?” per ritrovare Maria Nicoletta Cursio, la trentenne scomparsa da casa martedì mattina da Fiorenzuola. Anche ieri, nell'appartamento di via Galilei 20, il telefono non ha squillato per portare buone notizie. Sul piccolo schermo, lo spazio dedicato alla vicenda fiorenzuolana non è stato, in realtà, particolarmente rilevante: il programma di Rai Tre che ha risolto altri casi di persone sparite ha comunque riassunto la vicenda, presentando una scheda della giovane.

In tv è apparsa anche una fotografia. Anche tale appello, però, non ha portato ad alcuna segnalazione: la scomparsa di Nicoletta rimane un mistero. Così la famiglia, nella speranza che qualcuno si faccia vivo, si sta attivando per stampare manifesti e fotografie della giovane, da appendere nelle stazioni e nei luoghi di maggior passaggio anche al di fuori dei confini provinciali. «Non abbiamo ricevuto nessuna telefonata», ci ha riferito ieri la mamma di Nicoletta, Assunta Scamazzo, aprendoci le porte di una casa dove le ore trascorrono inesorabilmente lunghe in attesa di notizie. «Per questo, abbiamo pensato di ricorrere al volantinaggio. Ce l'ha consigliato anche un parente che presta servizio nella Guardia di Finanza. Forse, se mettiamo la foto di Nicoletta nelle stazioni di bus e treni, e in altri luoghi frequentati, qualcuno potrà aiutarci a rintracciarla». Intanto la famiglia Cursio ribadisce di non riuscire a trovare una giustificazione alla scomparsa di Nicoletta. «Non ci sentiamo di escludere alcuna ipotesi», dice mamma Assunta. Nelle sue parole c'è tutto il dolore di una madre che non sa darsi pace. «Nicoletta era alla ricerca di qualcosa, ma non so cosa. Era decisa ad andarsene da Fiorenzuola e il suo cruccio principale era quello del lavoro. Era frustrata dal fatto di non essere riuscita a trovare un'occupazione». Il fronte delle ricerche, grazie alla collaborazione di alcuni parenti pugliesi, si potrebbero spostare anche nella zona di San Giovanni Rotondo. «Sia io che mio marito siamo originari del Foggiano, di Apricena e San Marco in Lamis. Visto che Nicoletta era devota di Padre Pio, abbiamo pensato di mandare qualcuno a controllare». Tutte le piste rimangono percorribili, proprio in ragione di quella voglia della giovane «di lasciarsi Fiorenzuola alle spalle». «Eppure - continua la madre - se avesse voluto andarsene avrebbe avuto tanti parenti, persino in America, a cui rivolgersi». Nel frattempo, nell'appartamento che affaccia sul bel viale pedonale alberato rientra anche Bernardino, padre di Nicoletta, reduce da una visita alla caserma dei Carabinieri di Fiorenzuola. Anche sul quel fronte, nessuna novità. Le ricerche in Arda (l'auto della giovane è stata ritrovata in un cortile di Castellarquato, a pochi metri dal torrente) sono state sospese sabato. «Quando Nicoletta è scomparsa - sottolinea la madre - l'Arda era spaventoso. Questo continua a farci paura. E poi non aveva soldi con sé ed era una di quelle persone che telefonava anche mille volte al giorno, per non farmi preoccupare, persino quando era qui vicino». Nonostante le tante circostanze che non trovano spiegazione (la borsa abbandonata sull'auto, con il portafoglio e il cellulare lasciati all'interno) la speranza è ancora viva. «In tanti in questi giorni sono venuti a trovarmi», aggiunge Assunta, che può contare sulla rassicurante presenza della sorella Lella, la zia prediletta di Nicoletta, che ha immediatamente lasciato la Puglia per stare accanto ai Cursio. «Mia figlia ha tanti amici che le vogliono bene. Era tanto buona che aveva anche adottato, grazie alle suore di San Fiorenzo, un bambino a distanza». Quando è scomparsa da Fiorenzuola, Nicoletta indossava un lungo piumone grigio con cappuccio, scarpe nere e maglietta beige.

 

Silvia Barbieri

 

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Da: ‘Il Mattino’ del 29-1-2003

 

L’ ENEA: DAL VENETO ALLE ISOLE,

L’EROSIONE COLPISCE 4500 KM DI ARENILI OGNI ANNO  

 

ITALO NAPOLI

 

Il pericolo più grosso? Finire sott’acqua in un futuro neanche tanto lontano. Questa Italia giovane e quindi soggetta a massicci sommovimenti geologici, rischia infatti di essere sommersa dalle acque. Da un lato c’è il livello del mare che cresce anche a causa del riscaldamento climatico indotto dalle emissioni di anidride carbonica di origine umana; dall’altro, c’è il terreno che si abbassa a causa di fenomeni naturali come la tettonica ed altri. Il risultato é appunto che potremmo essere definitivamente inondati. A essere minacciate, secondo una mappa presentata ieri dall’Enea, sono in particolare 33 aree depresse, che si trovano già sotto il livello del mare, ma che vengono mantenute artificialmente all’asciutto per mezzo di idrovore e canalizzazioni. Si tratta, hanno spiegato ieri gli esperti durante il convegno «Cambiamenti climatici. Quali costi per l’Italia?», organizzato da Enea e Feem (Fondazione Eni Enrico Mattei), di 4mila e 500 chilometri quadrati di aree costiere: dalla laguna di Venezia a quella di Orbetello, dalla piana di Fondi alla laguna di Burano, dalla piana di Manfredonia alla foce del Garigliano.

In futuro queste aree saranno ancora più minacciate dai cambiamenti climatici in atto; occorrerà dunque valutare, caso per caso, con un’analisi costi/benefici, per quali zone valga la pena continuare a spendere fondi per tenerle al di sopra del livello del mare per mezzo di idrovore, canalizzazioni e altri interventi. Questa analisi è stata fatta per una delle 33 zone a rischio allagamento, la piana di Fondi e si è accertato che il già ben sviluppato sistema di bonifica permetterà di far fronte al previsto innalzamento del livello del mare con costi assai minori rispetto al valore del danno potenziale che deriverebbe dall’allagamento stesso. Per altri casi però, i costi per la difesa di aree a rischio-allagamento potrebbero essere insostenibili e inutili.

«Il sollevamento del livello del mare provocato dallo scioglimento dei ghiacci - rileva Fabrizio Antonioli dell’ Enea - presenta un valore di 0,7 millimetri all’anno. Nel Mediterraneo questo tasso sembra essere minore per ora, anche se per il futuro si prevede che anche il Mare Nostrum crescerà come gli altri oceani. Altro fenomeno che determina l’ aumento del rischio sommersione è la tettonica». La piattaforma africana tende infatti a salire verso l’Europa e questo movimento provoca l’innalzamento delle aree meridionali e l’abbassamento di quelle settentrionali. Alcune piane presentano valori di abbassamento tettonico che superano il millimetro all’ anno; altre zone italiane, come la Calabria meridionale e la Sicilia orientale, possono invece raggiungere i due millimetri all’anno di sollevamento. C’è poi un ulteriore fattore, quello rappresentato dall’isostasia: a causa dello scioglimento dei ghiacci polari, le terre nordiche, libere dal peso del ghiaccio che le copriva, tendono ad innalzarsi; questo innalzamento provoca però l’ abbassamento delle terre a latitudini più basse, come l’ Italia. Si ha così che negli ultimi 6mila anni, rispetto al livello del mare la Scandinavia si è sollevata in alcuni punti fino a 150 metri, mentre nello stesso periodo, la Calabria e la Sicilia sono scese di 6-7 metri e le aree del golfo di Trieste di 2,5 metri. Dunque, ha concluso Antonioli, «sono diverse le variabili da considerare nella valutazione del rischio allagamento e l’Enea, con il prossimo Piano nazionale della ricerca, insieme a molte università italiane, proverà a dare risposte al Paese». Secondo gli esperti, il rischio sommersione riguarda l’intera Penisola, partendo dalla pianura Padana e Veneto Friulana, passando dalla Versilia e raggiungendo Roma e le aree attraversate dal Volturno, Sele e Alento, fino a raggiungere Calabria, Sicilia e Sardegna.

 

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Da: ‘Il Gazzettino’ di Venezia del 29-1-2003

 

CASSACCO

In viaggio con il Comune

 

Il Comune di Cassacco organizza due viaggi per maggio e per giugno. Il primo è alla volta della Versilia e del carnevale di Viareggio e si terrà dal 7 al 10 marzo. Il secondo è invece un tour della Puglia attraverso il Gargano e le Isole Tremiti dal 20 al 29 giugno. Prenotazioni e informazioni presso gli uffici della sede municipale di Cassacco con orari: sabato dalle 10-12 a cura dell'assessore alla cultura Gianni Truant. Telefono 0432.852811, fax 0432.853412, telefonino 339.7567675. Dal lunedì al venerdì ci si può rivolgere invece a Mario Fabbro: 0432.852811, fax 0432.853412.REANA DEL ROJALE

 

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Da: ‘Famiglia Cristiana’ n. 5/2003

 

AMBIENTE / SONO 1.136 GLI IMPIANTI A RISCHIO NEL NOSTRO PAESE

 

LE PRIOLO D’ITALIA

 

Un’indagine dell’Oms, sulle 15 aree industriali più pericolose, rivela una realtà drammatica: la mortalità tocca livelli anche del 70 per cento in più rispetto alla media nazionale.

 

di Giuseppe Altamore

 

«Sempre più verde, sempre più trasparente, sempre più gradita alla collettività. Ormai verso la chimica "verde" si procede a passi sempre più spediti...». Il tono trionfalistico dell’Ecos, patinata rivista dell’Eni, il gruppo multinazionale cui fa capo l’Enichem, stona un pochino con la cronaca di questi giorni. Ma eravamo nel 1999 e l’impianto industriale di Mantova aveva appena ricevuto la prima certificazione ambientale Emas (Environment management system). Un riconoscimento importante da esibire in faccia ai soliti detrattori dell’industria chimica. Certificazioni, bilanci ambientali, programmi di autoregolamentazione, come il responsible care, che si sono sommati a quel "premio", avrebbero dovuto avviare una nuova strategia aziendale e, soprattutto, rassicurare l’opinione pubblica all’insegna del «sempre più verde, sempre più trasparente». Ma parte di quelle buone intenzioni è rimasta sulla carta. Almeno a giudicare dai risultati. E non solo nell’area di Priolo, cui dedichiamo un servizio nelle pagine seguenti.

 

Secondo l’ultima "Mappatura del rischio industriale in Italia", realizzata dall’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici), sono 1.136 gli impianti a rischio in Italia. Oltre il 22 per cento sono concentrati in Lombardia, in particolare nelle province di Milano, Bergamo, Brescia e Varese. Vere e proprie bombe ecologiche responsabili non solo del degrado ambientale, ma dell’incremento di varie malattie, soprattutto tumori, come puntualmente è stato sottolineato in un rapporto dell’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità). Buona parte delle industrie a rischio sono impianti chimici o petrolchimici di cui l’Enichem rappresenta una fetta consistente.

 

I freddi dati forniti dall’Oms paiono usciti dalla penna di una qualche associazione ambientalista. Numeri comunque agghiaccianti: in Italia, ogni anno, 800 persone perdono la vita perché hanno la sfortuna di vivere in una delle 15 aree a rischio esaminate. Lo studio commissionato dal ministero dell’Ambiente, avverte l’Oms, si riferisce al periodo 1990-94, ma completa un’analisi iniziata nel 1981. Sono gli unici dati ufficiali che un Paese industrializzato come l’Italia può esibire. Perché, paradossalmente, sempre secondo l’Oms, c’è una seria difficoltà ad avere dati e informazioni più efficaci e aggiornati come, invece, avviene più puntualmente nel resto d’Europa.

 

Lo studio dell’Oms esamina le zone dove sono concentrati i cosiddetti poli industriali (Augusta-Priolo, Brindisi, Crotone, Gela, Massa-Carrara, Manfredonia, Portoscuso e Taranto) e le aree più complesse, cioè con diversi impianti distribuiti su un territorio vasto (Conoidi, Lambro-Olona-Seveso, Napoli, Po di Volano, Po Polesine, Sarno e Val Bormida). In questi territori si muore più che altrove di malattie respiratorie, di cirrosi, di tumore polmonare e pleurico e di tumore della vescica negli uomini.

 

Una storia emblematica è quella del petrolchimico di Brindisi. Era il 1959 quando l’allora presidente del Consiglio, Antonio Segni, posava la prima pietra del petrolchimico, magnificando «i cerchi concentrici di benessere» che ne sarebbero derivati; al contempo due famosi esponenti della politica e della società brindisina si chiedevano perplessi che fine avrebbero fatto i rigogliosi terreni agricoli e la costa incontaminata che si stendeva, tra dune di sabbia e macchia mediterranea, tra Fiume Grande e Punta Cavallo sino alle Saline. Era quello – secondo Montedison – «un paesaggio arcaico, immutabile, forse lo stesso che contemplò Diomede (l’eroe greco che. secondo la leggenda, fondò Brindisi, ndr.)», il quale sempre secondo Montedison, dopo il 1959, non avrebbe potuto che ammirare quanto era stato realizzato in 44 mesi, cioè «torri, serbatoi, impianti industriali: un paesaggio del nostro tempo, forse meno poetico, ma ricco di promesse per il futuro».

 

Troppi tumori in quelle aree

 

Un futuro che per molti è stato di morte. Lo studio dell’Oms evidenzia un tasso di mortalità superiore del 48 per cento rispetto alla media nazionale. Ma se consideriamo soli i maschi si arriva al 55 per cento. I tumori alla trachea, bronchi e polmoni sono superiori del 36 per cento nei maschi e addirittura del 97 per cento nelle donne rispetto alla media regionale. Una strage che si consuma lentamente a causa della lunga incubazione di alcuni tumori, che possono manifestarsi anche dopo decenni. Oltre all’Enichem, nell’area operano altre 70 aziende a rischio.

 

Ritorniamo a Mantova. Il polo industriale è costituito da tre insediamenti. Ritroviamo ancora l’Enichem, che copre 130 ettari, a circa cinque chilometri dal centro di Mantova, al momento l’unico stabilimento attivo in Italia per la produzione di stirene a partire dal benzene. È segnalata una frequenza di leucemie e linfomi fra la popolazione femminile, sino al 70 per cento in più rispetto alla media nazionale. Il mercurio lo si trova anche nella prima parte del basso corso del Mincio e nei tessuti dei pesci.

 

Ci vorranno molte generazioni e ingenti risorse per bonificare i siti industriali: nel 1995 era già stata calcolata una spesa di 30.000 miliardi di lire.

 

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Da: ‘La Provincia’ di Cremona del 28-1-2003

 

Il caso. Lucia Ferrari, la donna della banda, è nata e vissuta nel Cremasco

 

Rapine, nuovi arresti

 

Dopo il fermo a Parma dei fidanzatini ‘terribili’

 

di Cristiano Mariani

 

Il suo compito era di tenere d’occhio l’ingresso della banca, mentre il fidanzato, cutter in pugno, si faceva consegnare il contante. Lucia Ferrari, ventun anni e origini cremasche, da qualche tempo si era trasferita a Langhirano con il fidanzato, Matteo Di Tommaso, nato a Cerignola, un anno più della compagna. Secondo i carabinieri della Compagnia di Salsomaggiore, che nei giorni scorsi li hanno ammanettati con l’accusa di rapina aggravata, si tratta di una sorta di ‘Bonnie and Clyde’ del Parmense, responsabili di cinque assalti ai danni di altrettanti istituti di credito, per un bottino complessivo di cinquantamila euro. E l’inchiesta sembra essere destinata a riservare ulteriori sviluppi, a breve. Nella giornata di ieri si sono susseguite voci relative a nuovi arresti. Nel mirino degli investigatori, in particolare, ci sarebbe un parente della ragazza, nata a Crema, trasferita a Palazzo Pignano e quindi a Spino D’Adda, prima di giungere a Casalmaggiore. Di lì in poi, di Lucia Ferrari si sono perse le tracce. Ad ‘inchiodare’ i fidanzatini con la passione per i soldi facili sono state un’abitudine singolare e una macchina, acquistata regolarmente eppure utilizzata durante i colpi. L’abitudine: prendere una camera in un albergo della città in cui avevano programmato l’assalto e chiedere che le finestre dessero sull’ingresso della banca prescelta. La vettura: una Lancia K, notata da alcuni testimoni. Lucia e Matteo si muovevano come professionisti, assicurano i carabinieri: calmi e soprattutto determinati. Il giudice delle indagini preliminari ha già convalidato i loro arresti.

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino’ del 28-1-2003

 

Rovigo

 

Blitz anti-droga a Cattolica, giovane di Adria nei guai

 

Sette arresti e due denunce in stato di libertà è il bilancio dei carabinieri del nor compagnia, della tenenza di Cattolica e delle stazioni di Riccione, Misano e Morciano che hanno operato nel corso della notte tra sabato e domenica. A San Clemente i militari dell'aliquota radiomobile del nor, dopo aver osservato un via vai di "facce note" che entravano e uscivano da un'abitazione del paese, hanno deciso di intervenire e, avuta la certezza che i due stavano spacciando, hanno deciso di perquisire la casa. Qui hanno trovato, e sequestrato, quasi 16 grammi di cocaina e così le manette sono scattate ai polsi di R.R., 37enne nato a Rimini e residente a San Clemente, e di L.N., 29enne nata a Milano e residente a Garbagnate Milanese.

Intanto i carabinieri della stazione di Riccione, nel corso dei controlli effettuati fuori dalle discoteche in collina, hanno arrestato il foggiano 24enne G.M., muratore e pregiudicato, ed M.F., 29enne di Adria, nubile. I due sono accusati di detenzione e spaccio, nei confronti di terzi identificati e segnalati al Prefetto, di 22 pasticche di ecstasy.

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino’ del 28-1-2003

 

Rimini

 

In discoteca con una scorta 'stupefacente'

 

Quando, dopo averli seguiti per un po', i carabinieri di Misano hanno deciso di bloccarli, è saltata fuori l'intera scorta: 350 pasticche di ecstasy, 250 grammi di hashish e oltre 2000 euro, il «guadagno» dello spaccio. In manette, il 9 agosto scorso, erano finiti cinque pregiudicati napoletani. Roberto Acanfora, 25 anni; sua moglie, Carmela Imperatrice, 20; Chiara Mazio, 40, condannati ieri a 3 anni e 7 mesi di carcere, e due fratelli, Salvatore e Giuseppe Quagliariello, di 23 e 22 anni, il primo condannato a 3 anni e 9 mesi e il secondo a due anni.

La loro «specialità» erano le discoteche. Ed era stato proprio in un locale di Misano che, qualche sera prima, i militari in servizio antidroga avevano notato il gruppetto. Gli stessi che il giorno precedente avevano visto in un altro locale. Sempre intenti a gironzolare e a discutere con i giovani nottambuli. I cinque, hanno scoperto poi, vivevano parte in un camping di Riccione e parte in un hotel di Rimini, dove i carabinieri hanno trovato altra droga. Come tanti altri, erano scesi in riviera per farsi la «stagione». Ieri mattina, difesi da Tiziana Casali e Catia Gerboni, sono comparsi davanti al giudice per il processo che si è chiuso con cinque condanne.

Sei mesi di carcere, invece, per la giovane coppia, arrestata domenica sera dai carabinieri di Riccione. Lui, 23 anni, foggiano, e lei, 28, di Rovigo, avevano 22 pasticche di ecstasy. La ragazza è stata trovata in possesso anche di 90 pillole non ben «identificate» che le sono costate l'accusa di commercializzazione di medicinali guasti o imperfetti.

Infine, un anno e quattro mesi di carcere, per Sebastiano Armenise, 25 anni, barese, arrestato il 25 febbraio del 2002 dai carabinieri di Cattolica, fuori da un hotel di Rimini.

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino’ del 28-1-2003

 

Bologna

 

'Topi' in trappola all'ipercoop

 

Altri due topi di supermercato sono caduti nella rete dei carabinieri.

In manette, l'altra mattina poco prima delle 13, sono finiti due foggiani sorpresi metre rubavano all'interno dei negozi che si trovano lungo la galleria del Centronova, a Villanova di Castenaso. Antonello G., di 28 anni, elettricista, aveva tagliato la placca antitaccheggio a un paio di scarpe, valore 135 euro, all'interno del negozio di calzature Pittarello. L'uomo è stato visto dal proprietario che ha subito avvertito i carabinieri. L'auto dei militari di Castenaso era di pattuglia nel parcheggio del centro commerciale. Inutile il tentativo di fuga del ladro, preso con la refurtiva.

Poco dopo il bis, questa volta da Benetton, dove Giuseppe T., 25 anni, nullafacente e pure lui originario di Foggia, ha tentato di svignarsela dopo avere rimosso la placca plastificata (la «violenza» sulle cose rappresenta un'aggravante ed è fondamentale per poter procedere all'arresto) a un paio di pantaloni del valore di 70 euro. Anche in questo caso qualcuno ha visto e ha chiamato il 112. Entrambi i ladri sono stati arrestati per furto aggravato.

 

l. p.

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino’ del 28-1-2003

 

Ancona

 

Sgominata banda di rapinatori

 

FANO — I carabinieri arrestano la banda che in quattro mesi ha messo a segno una serie di rapine in banca tra Fano, Cartoceto e Saltara. La brillante operazione è stata condotta dal reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri che ha fatto scattare le manette a quattro uomini, tutti pugliesi, ora rinchiusi nel carcere di Foggia: Domenico Carrella, Alberto Macchiarulo, Antonio Renna e Giuseppe Dimodugno. Fondamentali nella laboriosa e articolata attività investigativa sono state le immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso nella rapina del 3 dicembre 2002, alla Popolare dell'Adriatico di Bellocchi. Quelle immagini hanno infatti permesso agli investigatori di riconoscere Giuseppe Dimodugno e Antonio Renna e di accertare che il 3 dicembre prima della Banca Popolare dell'Adriatico, i due avevano tentato il colpo alla agenzia di Lucrezia della Banca di Credito Cooperativo. Rapina non andata a segno solo grazie alla prontezza degli impiegati i quali insospettiti avevano bloccato le porte. I risultati investigativi acquisiti sotto la direzione del sostituto procuratore presso il Tribunale di Pesaro, Monica Garulli, hanno così permesso al giudice per le indagini preliminari, Daniele Barberini, di emettere l'ordinanza di custodia cautelare per i due soggetti individuati come responsabili delle rapine. Per eseguire gli arresti, lo scorso 22 gennaio i carabinieri sono andati a Cerignola, luogo di residenza dei rapinatori, ma quella stessa mattina, intorno alle 11.30, tre individui, travisati, armati di taglierino, hanno messo a segno un'altra rapina: questa volta nella Banca Toscana di Calcinelli di Saltara. Sempre la mattina del 22 gennaio un'altra rapina era stata sventata al Credito Cooperativo di Fano, agenzia di Lucrezia, anche in questo caso grazie agli impiegati che avevano riconosciuto Antonio Renna. A questo punto è scattata l'operazione dei carabinieri: vicino all'abitazione di uno dei sospettati è stata intercettata la Renault Espace, noleggiata il giorno precedente la rapina e già segnalata da alcuni testimoni. A bordo due persone che alla vista dei carabinieri si sono date alla fuga. Uno di loro, Domenico Carella, è stato immediatamente bloccato e identificato, mentre l'altro, Alberto Macchiarulo, è stato arrestato sul balcone di uno stabile. Il giorno successivo sono stati catturati anche Antonio Renna, nella sua abitazione mentre preparava i bagagli per la fuga, e Giuseppe Dimodugno.

 

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Da: http://ilmessaggero.caltanet.it del 28-1-2003

 

Arrestati quattro giovani di Cerignola accusati di due assalti

in istituti di credito a Calcinelli e Bellocchi

 

Le rapine come “esame di maturità”

 

La banda sgominata dai carabinieri voleva accreditarsi con la malavita pugliese

 

di MATTEO MAURI

 

FANO - Le rapine, oltre che per l’introito economico, servivano anche per una sorta di curriculum. I malviventi che hanno dato l’assalto a diverse banche dell’immediato entroterra fanese speravano infatti di accreditarsi presso la malavita organizzata pugliese proprio grazie ai colpi messi a segno dalle nostre parti.

«E nella loro ottica - spiega il Colonello dei carabinieri Bongiorno - anche i periodi passati dietro le sbarre possono essere esibiti come una sorta di gradi per un salto di qualità della loro “carriera" criminale. Crediamo che il loro obiettivo fosse proprio questo “salto di qualità" proprio perchè i quattro arrestati non hanno precedenti molto gravi, ma solo reati minori». Sarebbe questa una delle spiegazioni delle rapine messe a segno dalla banda di Cerignola sgominata dai Carabinieri: piccoli colpi con poco rischio in una zona, come quella dell’entroterra fanese, in cui le misure di sicurezza non sono irresistibili.

Ma evidententemente i quattro arrestati, tutti molto giovani avendo da poco passato i vent’anni, avevano sottovalutato i rischi delle loro imprese criminose. I carabinieri infatti erano sulle loro tracce fin dal settembre dell’anno scorso quando cominciò la serie di rapine, ma la sterzata decisiva dell’operazione “bad boys" è avvenuta dopo il colpo messo a segno alla filiale della Banca Popolare dell’Adriatico a Bellocchi di Fano il 3 dicembre 2002.

In quell’occasione infatti i due rapinatori che entrarono nell’istituto di credito (ma i carabinieri sospettano che avessero altri complici all’esterno) furono immortalati dalle telecamere a circuito chiuso della banca. Esaminando le immagini i militari avevano riconosciuto Antonio Renna e Giuseppe Di Modugno, entrambi di Cerignola, in Provincia di Foggia. Poco prima del colpo messo a segno i due avevano assaltato, vanamente, anche l’agenzia di Lucrezia dell’Istituo di credito cooperativo di Fano, i cui solerti impiegati avevano bloccato l’ingresso.

I carabinieri erano certi dell’identità dei due, tanto che il sostituto procuratore Monica Garulli e il gip Daniele Barberini avevano emesso per loro un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il 22 gennaio scorso i Carabinieri si erano mossi verso Cerignola proprio per per dare esecuzione ai provvedimenti, ma nello stesso momento i banditi stavano facendo la strada inversa.

Infatti mercoledì scorso la stessa banda ha tentato ancora una volta, e ancora una volta senza successo, la rapina alla banca di Lucrezia, per poi ripiegare sulla Banca Toscana di Calcinelli. E le vittime della rapina non avevano avuto esitazioni nel riconoscere proprio in Antonio Renna uno degli autori della rapina.

Ai carabinieri non è rimasto che attendere i malviventi al varco, ciò al rientro alla loro cittadina: davanti a casa del Renna veniva così intercettata un auto, noleggiata, con a bordo due persone, che alla vista dei militari avevano tentato la fuga. Un tentativo durato poco perchè i militari in pochissimo tempo sono riusciti a mettere le manette ai polsi di Alberto Macchiarulo e Domenico Carella, nella cui auto erano stati trovati anche arnesi comunemente usati per il furto di automobili. Poche ore più tardi cadevano nella rete anche Antonio Renna, sorpreso in casa sua mentre stava facendo i bagagli per una fuga precipitosa, e Giuseppe Di Modugno.

I quattro sono ora rinchiusi nel carcere di Foggia, ma le indagini non sono ancora concluse per due motivi ben distinti: la possibilità che della banda facciano parte anche altre persone e il sospetto che siano da addebitare allo stesso gruppo anche altre rapine compiute nella stessa zona.

«Chiediamo la collaborazione dei cittadini - spiega infatti il colonnello Bongiorno - per un’ulteriore svolta nelle indagini. Secondo noi questa banda potrebbe essere responsabile di altri colpi, ai danni anche di uffici postali, in particolare quello di Cartoceto dove ci furono anche diversi testimoni. Se qualcuno dovesse riconoscere negli arrestati gli autori anche di altri colpi, non esiti a comunicarcelo».

Anno 3, n. 75
3 febbraio 2003

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