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Registrato al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore responsabile: Arcangelo Renzulli
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Non capisco e non mi adeguo

di Gianni di Bari  (*)

Ci provo anche io, vincendo la naturale ritrosia a farmi attirare dal circuito (talvolta un circo) dei giornalisti che parlano di se stessi e, peggio ancora, su se stessi.

Lo faccio esclusivamente perché offeso (termine non usato per caso) da un aggettivo usato dall'estensore dell'articolo su "quanti buchi si prendono a viale Di Vittorio". Non capisco, non ci arrivo proprio a capire cosa sia 'una edizione finalmente «normale»'. "Normale" perché piace all'anonimo estensore dell'articolo (p.s. ma in altra parte del Vademecum non c'è una critica agli articoli anonimi?)? "Normale" perché non prende buchi dall'autorevole concorrente, la Gazzetta di Capitanata?

Chiunque abbia scritto quell'articolo dovrebbe sapere, capire o quanto meno intuire che una edizione è 'finalmente "normale"' se preceduta da una (o più) edizioni "anormali". Ed anche in questo caso ripropongo gli interrogativi: cosa è, in cosa si connota una edizione "anormale"? Se qualcuno, magari l'anonimo estensore dell'articolo, me lo spiegasse sarei felice di imparare qualcos'altro. E, ne sono assolutamente consapevole, da imparare ho ancora tantissimo; da insegnare poco e nulla.

A proposito delle edizioni citate - quelle di sabato 26 gennaio e domenica 27 gennaio - faccio sommessamente notare che è "sgrammaticato" il confronto tra la prima pagina del dorso locale (La Gazzetta di Capitanata) di un quotidiano nazionale e quella di un quotidiano locale (La Grande Provincia) che apre finestre sulla cronaca nazionale. Per noi, non fare il titolo di apertura del giornale sulla morte di Giovanni Agnelli avrebbe significato ignorare la notizia riportata in prima pagina da tutti i giornali del mondo.

Lo sforzo che abbiamo fatto (non sta a me giudicare con quali esiti) è stato di dare conto anche dello stato d'animo, delle reazioni alla notizia da parte degli operai della Sofim-Iveco. Quanto all'edizione del 27 gennaio nessuno di noi è stato punto nell'orgoglio: abbiamo soltanto cercato di fare quanto possibile per offrire il quadro più dettagliato possibile delle conseguenze dell'alluvione (commettendo anche qualche errore che a me, che ho curato quelle pagine, nella "rilettura" del giornale non è certo sfuggito e dei quali mi scuso con i lettori); e per farlo sono stati fondamentali i contributi di scrittura offerti da giovani redattori (le firme sono in calce agli articoli) e le stupende fotografie di Tiziano La Torre.

Ho un ultimo appunto da fare rispetto ad un altro articolo apparso sempre sullo stesso numero del Vadonline. Mi riferisco a quello sull'assenza di inchieste giornalistiche. Faccio sommessamente notare che sull'apertura di un'inchiesta, o meglio dell'approfondimento di quella già in atto da parte della Corte dei Conti sulla Federico II Airways ho scritto un articolo - contenente le dichiarazioni del sostituto procuratore titolare del fascicolo - pubblicato sull'edizione del giorno seguente a quella con la notizia del fallimento della compagnia aerea. Faccio inoltre notare, sempre sommessamente, che in occasione della missione della Commissione antimafia, assieme al collega Maurizio Tardio (al quale va ascritta la maggior parte del merito professionale) "La Grande Provincia" ha realizzato un'inchiesta su alcune delle vicende che hanno provocato un così elevato livello di attenzione da parte dei commissari antimafia rispetto a quanto accade a San Giovanni Rotondo. Piccoli esempi, ma, a mio modesto avviso, significativi del fatto che il giornalismo d'inchiesta non è morto anche se la "testatina" della pagina su cui gli articoli sono pubblicati non recano la scritta "L'Inchiesta".

 

p.s. Se vorrete pubblicare questa mia E-mail, vi prego di riportare il cognome con la "d" minuscola. Non per vanità, ma per rispetto e omaggio a mio padre.

 

(*) Dell'Ufficio centrale del quotidiano 'La Grande Provincia'

 

 

 

 

La difficoltà di essere normali

 

di Arcangelo Renzulli

 

Sono l’autore dell’articolo non firmato e, da circa due anni, sono anche il direttore responsabile di questo settimanale. Che strano: aspettavamo dalla 'Grande Provincia' un intervento di Michele Gualano e invece si fa vivo - comunque e sempre con piacere - l'altro redattore, Gianni di Bari.

Il collega trova strano che un giornale che si occupa di informazione si occupi di chi l’informazione la produce, e talvolta (aggiungiamo noi) la nasconde.

Comincerei però dalla fine, così inedita per un giornalista che si è sempre distinto per sobrietà e distacco dalle ufficialità. Eppure non ci pare di essere mai venuti meno a questa “d” minuscola cui tiene così tanto da chiamare in causa affetti familiari, francamente fuori luogo. E se fosse capitato anche una sola volta siamo certi di averlo fatto in buona fede, senza porci problemi di pedigree.

Ma veniamo alle doglianze che - «sommessamente» - non riusciamo a comprendere.

E’ proprio strano che di Bari non se ne sia accorto, ma nei fatti non contesta alcun nostro rilievo, a parte la chiosa sulle inchieste: sul “confronto perso” con la ‘Gazzetta’ nei giorni da noi indicati, sul fatto che la domenica ‘La Grande Provincia’ abbia svolto un ammirevole servizio sui danni dell’alluvione da noi positivamente sottolineato.

Per quanto concerne l’assenza di firme, torniamo a ripetere quel che spiegammo a suo tempo ai colleghi del ‘Quotidiano di Foggia’ che ironizzavano sulla quasi totale assenza di generalità in calce ai nostri articoli.

Il ‘Vademecum on Line’ non è un quotidiano di 40 persone come il vostro o come la ‘Gazzetta’: può invece contare sulla sola buona volontà di qualche collaboratore e di un paio di esterni oltre che di vari lettori che, per stima e fiducia nel nostro obiettivo e operato, ci inviano segnalazioni, suggerimenti ed a volte anche sonore critiche. Poichè il nostro servizio è, per necessità di cose, più simile a quello di una rivista consolidata come ‘Prima Comunicazione’, ne consegue che se le firme non sempre appaiono è per evitare al lettore di imbattersi nei “soliti noti”. Non c’è alcun timore a firmare i nostri pezzi, caro collega, tanto più che non siamo un quotidiano o un settimanale generalista dove normalmente otto articoli su dieci “dovrebbero” prevedere la firma.

Confermiamo lo stupore nel non trovare, su pezzi di cronaca giudiziaria, di cronaca e attualità politica, su logorroiche interviste che sovente compaiono sul tuo giornale, i nomi degli autori. Lo stesso, beninteso, succede alla ‘Gazzetta’ ma non sulla quasi totalità di giornali "normali”.

Ed eccoci all’ultimo punto, che abbiamo lasciato alla fine per cercare di essere compresi per bene, visto che ti è sembrata una critica ingenerosa, fuori luogo o dissacrante l’aver considerato la vostra edizione di domenica 26 gennaio 2003 “normale”.

Per noi un giornale è “normale” quando la sua redazione è in grado di offrire ai propri lettori - che prima di essere tali sono “acquirenti” - una serie di garanzie, che giorno per giorno sedimentano quel rapporto di fiducia.

Queste garanzie riguardano la capacità di essere scrupolosi fotografi della realtà, di saperla cogliere nell’attimo giusto, di poterla trasformare in unottimo prodotto finito. Voi vi siete un giorno dedicati a Tizio che si metteva le dita nel naso mentre dietro l’angolo Caio e Sempronio combinavano terribili guai. Quando, il giorno dopo, avete compreso l’importanza di quel che combinavano Caio e Sempronio siete stati in grado di riportare la macchina che guidate - coraggiosamente dal 15 ottobre - in piena normalità. Non c’è nessun problema filologico o filosofico legato alla parola “normalità”. Tutto qui.

Del resto, avevamo introdotto l’articolo sui buchi apparsi in viale Di Vittorio proprio mettendo le mani avanti: càpita, è capitato e capiterà.

Spiace purtroppo aver colto nell’intervento di Gianni di Bari, qualche nota stonata. Abbiamo cioè l’impressione che, a soli tre mesi dall’inizio della loro avventura, ‘La Grande Provincia’ e i suoi collaboratori lavorino già con la puzza sotto al naso e arrivino a considerare maldestro il ruolo di un settimanale (il ‘Vadonline’) che si propone di essere un pacato ma risoluto Osservatorio della realtà comunicazionale di Capitanata ed una libera tribuna per chiunque.

Piuttosto, sarà bene ricordare ai nostri lettori - e a quelli de ‘La Grande Provincia’ che mai sapranno sattraverso la loro testata della esistenza del nostro giornale telematico - che a soli tre mesi dalla sua nascita il quotidiano di Gianni di Bari ha miseramente fallito su alcuni delicati piani.

Il ‘Vadonline’ non ha fatto altro che seguire passo passo la vicenda editoriale de ‘La Grande Provincia’, obiettivamente seria e importante per la città di Foggia, fornendo cifre, dando la parola, interpretando fatti.

Quando abbiamo sbagliato - eccedendo per esempio nelle indiscrezioni - abbiamo umilmente chiesto scusa, evitando di ripetere quell’errore. Eppure, in assenza di voci ufficiali, era obiettivamente difficile muoverci.

Per contro, il tuo giornale ha messo sotto i piedi quel che resta oggi della deontologia professionale, ha disatteso la fiducia dei suoi lettori, ha bleffato sulla sua realtà diffusionale.

Preferiamo, per decenza, evitare a te e ai lettori del tuo giornale quali sono queste vergognose - chiamiamole elegantemente così - “cadute di stile”, quelle che davvero dovremmo definire “anormalità”.

Il fatto poi che sia "...sgrammaticato" il confronto tra la prima pagina del dorso locale (La Gazzetta di Capitanata) di un quotidiano nazionale e quella di un quotidiano locale (La Grande Provincia) che apre finestre sulla cronaca nazionale.» ci fa pensare che nella vostra testa ci sia ancora la convinzione di una guida sotterranea al ‘Vademecum’. Se pensate ad Enrico Ciccarelli quale ispiratore o, peggio, reale direttore del nostro giornale vi sbagliate di grosso.

Il collega Ciccarelli ha usufruito abbondantemente delle nostre pagine alla stregua di un qualunque altro collega o lettore.

La differenza sta nel fatto che sia lui che voi - quando avete da dire qualcosa - sarete sempre graditi ospiti del ‘Vadonline’. Al contrario di quel che accade nel vostro giornale.

Visto com’è difficile essere «normali»?

Anno 3, n. 75
3 febbraio 2003

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