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Registrato al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore responsabile: Arcangelo Renzulli
Editore: Agorà Service Editoriale. - Sede legale Via S. Antonio, 214 - Foggia

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FOGGIA, ITALIA

Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani

 

 

Da: ‘La Tribuna di Treviso’ del 9-2-2003

 

TREVISO

 

DOPO LA POLEMICA SU MANFREDONIA

 

«Trevigiani, Matera vi apre le porte»

 

Il presidente del distretto del mobile invita Unindustria a scegliere la Lucania

Bellato aveva accusato il vicepresidente della Regione Basilicata

 

Alessandro Zago

 

«Lasciate che gli imprenditori trevigiani vengano a Matera. E' gente seria, che può contribuire alla realtà del nostro distretto del mobile. E' un appello che lancio alla politica e a chi si oppone a questa iniziativa». A parlare è Giuseppe Nicoletti, presidente del distretto del Mobile Imbottito di Matera, che ieri ha divulgato una nota stampa a nome del comitato di distretto, inserendosi così nella querelle sorta in seguito alla lettera aperta di Unindustria Treviso rivolta a Sivio Berlusconi. Lettera con la quale gli imprenditori trevigiani hanno lamentano lo scarso interesse del governo nei loro confronti, ma soprattutto la sordità delle amministrazioni locali: alle fabbriche trevigiane aperte a Manfredonia, ad esempio, continuano a mancare strade e servizi. E qualcuno si sta oggi opponendo al progetto-Matera: nel luglio 2002 Unindustria ha infatti sottoscritto un accordo con la Regione Basilicata per replicare, a Matera, la formula di Manfredonia, «ma - si legge nella lettera aperta al premier - l'unica voce pretestuosamente contraria, sospettosa verso le intenzioni e l'onestà degli imprenditori trevigiani e pronta a rimettere in discussione gli elementi costitutivi dell'accordo, è stata quella del vicepresidente del consiglio della Regione Basilicata, autorevole esponente di Forza Italia». «Se è vero - dice Nicoletti - i trevigiani hanno fatto bene a protestare. Se hanno scelto Matera, vuol dire che prima hanno fatto una seria valutazione dei fatti. E' quindi ingiusto obbligarli a delocalizzare altrove. Il loro arrivo a Matera significherebbe portare del valore aggiunto a un distretto che vanta oggi 500 aziende, compreso l'indotto, e ha ormai 35 anni di storia. La Regione, o chi per essa, non deve frenare simili alleanze». Nicoletti dunque, nel pieno della polemica tra Unindustria, istituzioni e mondo della politica, annuncia il suo appoggio a Unindustria. «Purtroppo - si legge nella nota di Nicoletti - la lettera aperta degli industriali di Treviso per denunciare i problemi connessi a nuovi insediamenti da parte di imprese del Nordest in Puglia e Basilicata ha scatenato un dibattito in cui gli schieramenti politici e le valutazioni preconcette hanno prevalso sulle questioni di merito: eccessi di burocrazia, scarsa fiducia nelle imprese da parte di importanti personaggi politici, carenza di infrastrutture. Nel Mezzogiorno conosciamo bene queste problematiche, a cominciare da noi imprenditori del distretto del salotto, che per esportare oltreoceano da anni attendiamo un collegamento diretto tra le nostre città e la rete autostradale, solo per citare uhn esempio. Noi siamo particolarmente interessato ai nuovi insediamenti da parte di imprese venete».

 

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Da: ‘il Resto del Carlino’ di Bologna del 9-2-2003

 

Bologna

 

La denuncia di un ubriaco: «Sono stato ferito

con una lama in via Mascarella»

 

Per un diverbio con gli occupanti di due auto, è stato ferito con un'arma da taglio alla coscia (20 giorni di prognosi), mentre stava discutendo con un amico: è il racconto fatto agli agenti del 113 da un foggiano di 29 anni, visibilmente ubriaco, che ha denunciato di essere stato aggredito l'altra notte in via Mascarella. Mentre il giovane stava litigando con un amico, sarebbero passate due auto e, per motivi ancora oscuri, gli occupanti l'avrebbero aggredito e ferito «con un coltello o qualcosa di simile», come ha raccontato ai poliziotti. Ma delle due auto e del compagno, anch'egli foggiano, nessuna traccia.

 

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Da: ‘La Tribuna di Treviso’ dell’8-2-2003

 

TREVISO

 

Sergio Bellato, presidente di Unindustria, respinge al mittente le critiche del centrodestra alla lettera aperta a Silvio Berlusconi

 

«Il nostro non è un attacco politico»

 

Si spacca il fronte industriale. «A Foggia una difesa d'ufficio dei partiti»

 

Unindustria non ci sta a recitare la parte dell'associazione imprenditoriale politicizzata, che prende a pretesto i ritardi di Manfredonia per andare contro il governo Berlusconi. Sergio Bellato non vuole mischiare impresa e politica. Non ci sta a confondere le legittime aspettative di un gruppo d'imprenditori con la propaganda politica. Dopo la lettera aperta degli industriali trevigiani al presidente del Consiglio per denunciare i ritardi e le promesse mancate che rallentano l'avvio del piano Manfredonia, Bellato ha preso nuovamente carta e penna.

Il presidente di Unindustria ha inteso scrivere una nuova lettera a consuntivo del polverone sollevato dalla stampa e delle critiche che la maggioranza di governo, per bocca del presidente della giunta regionale Giancarlo Galan, ha subito rispedito al mittente. Bellato ha fatto alcune precisazioni per riportare la discussione al cuore del problema, respingendo le accuse delle forze politiche, ma anche quelle formulate dagli stessi impredintori pugliesi: «Dispiace», ragiona Bellato, «notare come molti rappresentanti politici abbiano voluto leggere l'iniziativa in termini strumentali, ovvero come attacco ad uno schieramento politico. Va ribadito che Unindustria considera essenziale il valore dell'autonomia e dell'apartiticità. Dispiace inoltre», aggiunge Bellato, «che vi siano rappresentanti delle imprese - in particolare nelle regioni del Sud - che anziché entrare nel merito dei problemi denunciati, non trovano di meglio, che attivare una difesa d'ufficio di istituzioni e partiti politici. Quasi un riflesso condizionato. La nostra lettera aperta», insiste, «ha voluto evidenziare problemi concreti». Ed è in questo contesto che Bellato evidenzia le lettere che, tre imprenditori coinvolti nel piano-Manfredonia, hanno a loro volta, in questi travagliati giorni, inviato ad Unindustria.

Scrive Renato Levada, amministratore delegato di Giò Style: «Mi hanno molto sorpreso le dichiarazioni del presidente degli Industriali di Foggia laddove afferma che tutti sapevano dell'esistenza di un vincolo ambientale. Ho partecipato a tutti gli incontri preparatori dell'intera iniziativa, gli nessuno ha mai fatto cenno all'esistenza di qualsiasi vincolo».

Scrive Silvio Dal Lago della Comem S.p.A. (Montebello Vicentino): «Sono un industriale di Vicenza che ha creduto in quella iniziativa. Desidero sottolineare che la protesta e l'indignazione per la situazioni in cui versa la nuova area industriale di Manfredonia non sono solo venete ma accomunano quanti hanno là investito basandosi su un serio e credibile progetto industriale».

Stefano Roncada della Beton Costruzioni di Mel (Belluno): «Sono arrivato per la prima volta a Manfredonia ad inizio del 1998, quando partì l'iniziativa di Unindustria Treviso, e già allora l'amministrazione comunale assicurò che le infrastrutture sarebbero state realizzate entro quell'anno. Sono passati 5 anni, la mia azienda a Manfredonia opera da quasi 2 anni. Io le mie promesse le ho mantenute: ho effettuato gli investimenti, ho realizzato lo stabilimento, ho assunto oltre 30 persone. Chi non ha mantenuto le promesse sono state le istituzioni locali».

«Queste testimonianze», conclude Bellato, «rappresentano le migliori evidenze della giustezza dell'iniziativa. Si dimostri, quindi, che l'industria ha effettiva cittadinanza in Italia e che il nostro Paese crede nello sviluppo».

 

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Da: ‘La Stampa’ di Torino dell’8-2-2003

 

LA «500» DELLA PENSIONATA SI E´ IMMESSA SULLA STATALE

DA UN DISTRIBUTORE E C´E´ STATO L´URTO

 

Donna muore nello scontro d´auto

 

Lo schianto a Villanova, la vittima è di Balzola: aveva 73 anni

 

BALZOLA  - Ancora un incidente mortale sulla Casale-Vercelli alle porte di Villanova, a poche centinaia di metri da dove venerdì erano morti marito e moglie di Asigliano. Vittima di un incidente stradale è Battistina Romagnano, 73 anni, via Battisti 5, da tutti in paese conosciuta come Margherita. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri di Balzola, la pensionata a bordo della sua Fiat 500, vecchio modello, si era recata al distributore Ip, a fianco del ristorante Dartagnan, per il pieno. Poi è uscita dalla piazzola svoltando a sinistra con l'intenzione di raggiungere l'incrocio e tornare a Balzola. In quel momento da Vercelli arrivava una Marea 75 td con a bordo Bruno Zampieri, 39 anni, di Cerignola. La Marea ha centrato la Fiat 500 sul lato guida: l'urto è stato molto violento. L´utilitaria è finita nella corsia opposta. Tempestivi i soccorsi da parte di 118, vigili del fuoco e carabinieri, ma per la donna non c'era più nulla da fare. Il conducente della Marea se l'è cavata con un grosso spavento. La strada è rimasta chiusa per alcune ore e il traffico è stato deviato all'interno della piazzola del distributore. La notizia della scomparsa della pensionata ha suscitato vivo sconforto a Balzola, dove Margherita Romagnano, che viveva con il fratello Luigi, era molto conosciuta.

 

r. sa.

 

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Da: ‘La Nazione’ di Firenze del 7-2-2003

 

PISTOIA

 

Nero chiede di spostare il processo

 

FIRENZE — Un legittimo sospetto determinato dalla pubblicità sulla stampa del processo, che ha messo a rischio lo stesso imputato, un testimone di giustizia, e l'incolumità pubblica. Questa la motivazione principale per cui l'avvocato Giangualberto Pepi, difensore di Mario Nero, testimone sotto protezione, ha chiesto alla Cassazione di far spostare da Pistoia il processo che vede imputato il suo cliente per calunnia nei confronti di un poliziotto della sua scorta.

Mario Nero, 40 anni, testimone casuale di un agguato mafioso avvenuto a Foggia nel novembre 1992, è finito più volte sulle cronache dei giornali e al suo personaggio si è ispirato lo sceneggiato tv con Raul Bova intitolato «Il testimone». Nel '98, ad esempio, quando ottenne dal Tar di essere riammesso al programma di protezione, poi proprio per la vicenda che lo ha portato sotto inchiesta a Pistoia, dove il processo è già in corso dall'anno scorso.

Il legale ha comunque sollevato anche rilievi nei confronti del tribunale di Pistoia, il cui comportamento nei confronti di Nero e la sua difesa avrebbe ingenerato un legittimo sospetto. (ANSA).

 

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Da: ‘Il Messaggero/Marche’ del 7-2-2003

 

MAROTTA

 

Arrestato con un etto di cocaina

  

MAROTTA - Da tempo i carabinieri delle stazioni di Marotta e Ripe tenevano d’occhio quel ragazzo. Molti degli spostamenti di C.T., 25 anni originario di Foggia ma domiciliato a Ripe dove lavorava come operaio, lasciavano infatti pensare che il ragazzo conducesse traffici un po’ loschi.

Per questo i militari, che hanno atteso di avere diversi indizi prima di agire visto che il giovane era incesurato, hanno deciso di perquisire la sua abitazione nella notte tra mercoledì e giovedì.

I militari ci avevano visto giusto, infatti dalla perquisizione dell’appartamento sono saltati fuori ben 90 grammi di cocaina, i cui campioni sono stati fatti analizzare per stabilire il grado di purezza della sostanza. I militari sono infatti convinti che il giovane si preparasse a “tagliare" lo stupefacente per poi cominciare lo spaccio “al dettaglio".

Ipotesi suffragata anche dalla presenza nell’appartamento di un bilancino di precisione, ritrovato poco lontano da dove ra nascosta la droga.

Il giovane è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti ed è ora rinchiuso nel carcere di Montacuto.

 

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Da: ‘Il Messaggero/Abruzzo’ del 7-2-2003

 

Lo shopping con le carte rubate

 

Arrestati due foggiani dopo il colpo in un negozio di telefonini

 

Nicola Natale e Giuseppe Lella: sono due ragazzi di Foggia, 18 anni ognuno, arrestati dalla Polizia per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito. Devono anche rispondere - e per questo motivo sono stati denunciati - di ricettazione.

I due giovani, evidentemente sfortunatissimi, sono stati sorpresi dalla Polizia all’interno di un negozio di telefonini in corso Vittorio. Sembravano due clienti qualsiasi ma così non era. Alla vista degli agenti, infatti, si sono innervositi preferendo andar via forse in maniera piuttosto frettolosa. I proprietari e i commessi del locale hanno spiegato ai poliziotti che quei ragazzi stavano trattando l’acquisto di diversi oggetti per un totale di 1400 euro. Al momento di pagare avevano mostrato una carta di credito senza però esibire un documento di identità. Proprio in quel momento e per tutt’altro motivo erano arrivati gli agenti della Volante e i due erano letteralmente scomparsi. Venivano in fretta rintracciati. Il Natale, prima di essere sottoposto a perquisizione personale, consegnava due carte di credito e due assegni poi risultati rubati.

Il fatto che il negoziante avesse chiesto la carta di identità insieme con la carta di credito è stato un fatto estremamente importante perchè ha permesso di "intercettare" immediatamente la scarsa affidabilità dei due clienti. Purtroppo molti commercianti, anzi quasi tutti, accettano carte elettroniche senza nessuna verifica. Un errore imperdonabile che poi ricade sulle spalle di ignari cittadini che scopriranno un giorno, chissà quando, di essere stati derubati.

Insieme con Natale e Lella, la Polizia ha denunciato anche una ragazzina di 14 anni, I.M., di San Mauro (provincia di Rimini) che si trovava in compagnia dei diciottenni foggiani. Deve rispondere di uso fraudolento di carte di credito. Sempre la Polizia ha denunciato un ragazzo di Chieti, C.T., 26 anni e un uomo di Pescara, S.S., 41 anni, per furto aggravato. Entrambi tossicodipendenti, sono stati sorpresi con una specie di mola nei pressi di piazza Primo Maggio. La mola è un utensile abrasivo per affilare lame e coltelli, evidentemente doveva servire a qualche furto, almeno così hanno ritenuto gli agenti della Volante tanto più che i due alla loro vista hanno tentato di fuggire. Uno dei due, C.T., ha provato a nascondere la mola prima nell’interno del giubbotto, poi l’ha buttata in un’aiuola. Invano.

 

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Da: ‘Il Mattino’ di Napoli del 7-2-2003

 

PRONTO IL SISTEMA REALIZZATO NEL SANNIO

  

Il sistema satellitare integrato per il monitoraggio delle aree mediterranee sarà inaugurato il 14 febbraio alle ore 16. L’iniziativa, voluta e realizzata dalla Provincia, si trova presso la Villa dei Papi di Benevento.

Il sistema costituisce uno strumento di tutela dell'ambiente e del territorio: l'occhio elettronico di un gruppo di satelliti, infatti, controllerà 24 ore su 24 un'ampia fascia di area mediterranea fornendo informazioni in tempo reale sullo stato di salute dei fiumi, dei campi, dei monti, dell'aria. L'idea di utilizzo per usi civili delle sofisticate macchine orbitanti attorno alla Terra è una risposta all'avanguardia per la necessità di salvaguardare l’ambiente naturale: l'obiettivo è quello di garantire una maggiore sicurezza agli abitanti, prevenendo i rischi connessi ai dissesti idrogeologici, agli incendi boschivi, ai dissennati insediamenti urbanistici, agli inquinamenti (anche di natura elettromagnetica).

L'idea, che il presidente della Provincia, Carmine Nardone, coltivava già da quando era deputato presso la Commissione Agricoltura della Camera, è infine maturata nel corso di approfondite discussioni con i docenti dell'Università del Sannio, guidati dal rettore Cimitile. Il progetto, curato dai docenti universitari Villacci, Di Bisceglie e Pinto, è stato co-finanziato dalla Regione Campania per iniziativa dell'assessore alla ricerca scientifica Luigi Nicolais. Già all’epoca della presentazione del progetto, le province di Avellino, Campobasso e Foggia, già unite da un patto di collaborazione con quella di Benevento, manifestarono l'interesse per l'iniziativa e sottoscrissero un protocollo per l'estensione dei servizi anche nei propri territori.

La stessa Regione Campania ha aderito al progetto sottoscrivendo una convenzione quadro con la Provincia di Benevento e l'Università del Sannio, per mettere a disposizione le risorse finanziarie per la gestione del progetto, ricevendone in cambio il know-how, le tecnologie ed i dati acquisiti. La Convenzione è stata dotata di 2,5 milioni di Euro.

Il sistema satellitare è stato realizzato con le tecnologie della californiana Seaspace; invece, la torre per la parabola che "aggancia" i satelliti è stata realizzata dalla Impresa Lombardi e gli impianti elettrici dalla Impresa Fanfulla (entrambe sannite).

L'antenna parabolica si è arricchita del tocco d'artista del maestro Salvatore Paladino.

Il Sistema, che si occupa essenzialmente della sicurezza dei cittadini, è stato intitolato a chi, proprio per tale ragione, adempiendo al suo dovere, ha sacrificato la vita e, cioè, al brigadiere dei carabinieri Costantino Di Fede, elicotterista, nato a Benevento l'8 maggio del 1946, scomparso a Girifalco, sull'Aspromonte, il 31 ottobre 1977, insieme al comandante generale e ad altri quattro ufficiali dell'Arma, per la caduta dell'elicottero durante un giro di perlustrazione.

 

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Da: ‘La Tribuna di Treviso’ del 6-2-2003

 

PRIMO PIANO

 

L'Associazione trevigiana si sgancia dal centrodestra e accusa Regione ed enti: «Stallo a Manfredonia e aumenti incoerenti delle tasse»

 

Gli industriali: «Traditi dal governo»

 

Lettera sui giornali a Berlusconi per denunciare le promesse mancate

 

di Alessandro Zago

 

TREVISO. Una dura lettera aperta pubblicata ieri sui giornali da Unindustria Treviso, rivolta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per denunciare la delusione degli imprenditori trevigiani piccoli e medi nei confronti della politica economica del governo, per denunciare la persistenza di tutti quei mali che continuano a fiaccare il sistema-Italia. Di tutti quei mali che, con l'avvento del governo Berlusconi - come promesso da Berlusconi medesimo - dovevano sparire nel giro di poche stagioni.

E che invece continuano ad allignare. Come a Manfredonia: 220 milioni di euro investiti, 16 imprese coinvolte dalla seconda metà degli anni Novanta (6 sono trevigiane) nella realizzazione del nuovo distretto industriale foggiano, la produzione iniziata da un anno ma una marea di zavorre burocratiche e logistiche che rendono la vita agli imprenditori impossibile. A tutt'oggi, infatti, le aziende della zona sono ancora costrette a lavorare con l'elettricità che salta anche tre volte al giorno. Aziende ancora senza strade, allacciamenti e servizi perché «l'intera filiera amministrativa pare essersi persa nei meandri delle competenze». Una lettera che il presidente di Unindustria Sergio Bellato definisce «un forte segnale di disagio» e un atto d'accusa «non direttamente al Governo ma alle istituzioni locali» dopo il quale per Berlusconi inziano comunque «i tempi di recupero» per riconquistare la fiducia degli imprenditori. Un segnale lanciato dalla giunta dell'associazione trevigiana a insaputa della sua stessa base, un blitz per evitare il freno della parte di Confindustria più allineata con il centrodestra, e che infatti già ieri ha provocato la contrarietà dei vertici regionali e la reazione di Assindustria Foggia: il presidente Biscotti l'ha definita una «protesta strumentale».

La crisi e il Fisco. La lettera aperta rivolta a Berlusconi ricorda «il progressivo stemperarsi di quelli che, 2 anni fa, erano gli obiettivi qualificanti» del programma di Berlusconi. Il forte rallentamento economico degli ultimi 2 anni, «avrebbe dovuto portare non solo alla riduzione delle eccessive misure fiscali che mortificano le attività produttive, ma anche e soprattutto al diffondersi di un maggior senso di responsabilità da parte degli amministratori locali, primi fra tutti quelli che fanno capo alla maggioranza di governo». Così non è stato.

Manfredonia. Poi l'accenno al 2 marzo 2002, giorno della visita di Berlusconi a Manfredonia per l'avvio delle attività del distretto: «Con molta probabilità ricorderà che, appena giunto presso la sede di quel grande e simbolico incontro tra imprenditori del Nord e del Mezzogiorno, lei rilevò l'assurdità di un'area industriale ormai in funzione ma sostanzialmente priva di strade». E' quasi passato un anno: «Ebbene, se lei pensa che quella situazione scandalosa sia stata risolta, sbaglia. L'intera filiera amministrativa - dalla Regione Puglia (in mano al centrodestra, ndr) al Comune di Manfredonia (in mano alle sinistre, ndr) - pare essersi persa nei meandri delle competenze. Ad oggi nulla è stato realizzato a parte la provvisoria striscia di asfalto posata, si badi bene, in occasione della sua venuta».

Anche Matera frena. Nel luglio 2002 Unindustria ha sottoscritto un accordo con la Regione Basilicata per replicare, a Matera, la formula di Manfredonia: «L'unica voce pretestuosamente contraria, sospettosa verso le intenzioni e l'onestà degli imprenditori trevigiani e pronta a rimettere in discussione gli elementi costitutivi dell'accordo sottoscritto è stata quella del vicepresidente del consiglio della Regione Basilicata, autorevole esponente di Forza Italia».

Galan bocciato. Le difficoltà sono anche in casa: Unindustria segnala a Berlusconi «il caso della Regione Veneto, che ha deciso di sospendere per sei mesi la costruzione di nuovi insediamenti produttivi recependo, con tale maldestro provvedimento, le indicazioni di chi da tempo vagheggia un Veneto con meno fabbriche».

Federalismo? Poi una stoccata alla Lega, quando si parla della «disinvoltura di coloro che, pur erigendosi a difensori del federalismo e della devoluzione, tacciono di fronte agli incrementi fiscali decisi dalle amministrazioni locali attraverso addizionali pensate per colpire quelle stesse imprese che, a parole, dichiarano di voler sostenere».

Finanziaria. La Finanziaria vine infine definita «debole e incoerente con le esigenze competitive delle imprese».

 

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Da: ‘La Tribuna di Treviso’ del 6-2-2003

 

PRIMO PIANO

  

La Lega: «E' finito lo Stato assistenziale»

 

La risposta dei parlamentari di maggioranza: «Cari imprenditori, oggi la priorità

riguarda le fasce deboli della società, basta fabbriche in mezzo ai filari del prosecco»

 

a.z.

 

TREVISO. «Un'operazione di vecchio stampo». «Lamentele fuori luogo». «Una protesta assurda». «Gli industriali vogliono la cementificazione selvaggia del territorio». «Basta con gli aiuti statali alle imprese». Piovono le critiche, soprattutto da parte dei parlamentari della Lega in seno al governo di centrodestra, sulla lettera aperta rivolta da Unindustria Treviso a Silvio Berlusconi per denunciare i mali che affliggono l'economia. La bocciatura è senza appello: per il Carroccio, gli industriali continuano a ragionare in un'ottica «troppo corporativa», che non terrebbe conto del valore delle linee programmatiche del governo, impegnato in primo luogo nel contenimento della pressione fiscale rivolta alle fasce più deboli della popolazione. Di diverso avviso i parlamentari forzisti, che leggono tra le righe del documento un rinnovato attestato di fiducia nei confronti di Berlusconi.

«Gli industriali - dice il parlamentare del Carroccio Luciano Dussin - continuano a ragionare in un'ottica corporativa, dimenticando che il governo si è impegnato in primo luogo con i lavoratori a non aumentare il prelievo fiscale: ha invece aumentato le pensioni minime e introdotto vari sgravi fiscali. Stiamo vivendo un momento storico nel quale la priorità è quella di pensare alle fasce deboli. Ma non bisogna dimenticare che il contenimento della spesa pubblica fa comodo anche alle imprese. E che le manovre del governo vanno incontro anche alle esigenze dei piccoli imprenditori. Gli industriali si lamentano perché vorrebbero che tutto fosse rimasto come una volta, con lo Stato che privatizza le proprie aziende e le regala ai grossi industriali. Per quanto riguarda invece il blocco delle aree industriali in Veneto, ricordo che da noi molti capannoni sono vuoti, da affittare. Manfedonia? La Lega è sempre stata contraria a certe operazioni».

Il senatore del Carroccio Piergiorgio Stiffoni si trincera dietro un no-comment: «Parleranno i fatti, e poi mi pare che Unindustria abbia già ricevuto una risposta in casa da Assindustria Foggia».

Il sottosegretario leghista alle Politiche agricole Gianpaolo Dozzo si dice «stupito di questo j'accuse di Unindustria a 360 gradi contro la politica. Gli industriali sono passati in breve tempo dai toni trionfalistici dell'apertura di Manfredonia al rendersi conto della realtà, che non è come qualcuno voleva far intendere».

Duro anche il parlamentare Guido Dussin: «Non si possono fare simili operazioni di lobby, bisogna confrontarsi con la politica. Per quanto riguarda l'uso del territorio, gli imprenditori devono capire che non ci sono solo le fabbriche, ma anche risorse come l'agricoltura e il turismo: non si possono piantare fabbriche in mezzo ai filari di prosecco. Basta con il cannibalismo della lobby degli imprenditori ai danni del territorio».

Una lettera un po' «ingenerosa» per il senatore forzista Gianpiero Favaro: «Si legge comunque tra le righe un rinnovato segno di fiducia nei confronti di Berlusconi. E' una sorta di prova d'appello per il presidente del Consiglio, non un attacco. Il federalismo? Vuol dire anche federalismo fiscale, ma certo è vero che se si è bloccata la pressione fiscale centrale, quella locale è diventata più forte. Resta l'impegno di ridurre il carico fiscale per le imprese». Anche per An la Finanziaria «ha privilegiato le categorie più deboli, ma presto toccherà alle imprese».

 

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Da: ‘La Tribuna di Treviso’ del 6-2-2003

 

PRIMO PIANO

 

«Siamo ancora senza strade»

 

La delusione dei trevigiani che hanno investito a Manfredonia

 

a.z.

 

TREVISO. «Berlusconi un anno fa è venuto qui e si è stupito che non ci fossero ancora strade, strutture e altri servizi per i nostri stabilimenti. Ma se non veniva oggi non avremmo avuto neanche la strada asfaltata fatta appositamente per la solenne occasione, saremmo ancora in mezzo all'acqua e al fango».

A parlare è Renato Levada, titolare della Giò Style spa di Casale sul Sile, una delle 16 aziende che hanno aperto uno stabilimento a Manfredonia, investendo capitali in macchinari e formazione: «La lettera aperta di Unindustria è la pura realtà. Il 2 marzo 2002, proprio nel nostro stabilimento, abbiamo ospitato l'arrivo del presidente del Consiglio per l'avvio delle attività produttive del distretto. L'unica strada asfaltata è stata fatta per quell'evento, solo 5 giorni prima. Poi il nulla: nientre strade, marciapiedi, servizi, allacciamenti, gas, acqua, fognature. Solo l'energia elettrica per lavorare, ma con diverse interruzioni giornaliere. L'unica strada asfaltata che collega il distretto di Manfredonia alla strada provinciale è già danneggiata. A tutt'oggi ci hanno dato solo la corrente per poter lavorare».

Di chi è la colpa? «Bella domanda - continua Levada - Assistiamo al solito rimpallo di responsabilità tra i vari enti preposti, a commissariamenti. Ci hanno addirittura messo i bastoni tra le ruote con la storia della gallina prataiola, autoctona, che secondo alcuni veniva disturbata dalla presenza delle fabbriche. Siamo alla farsa. E' colpa del governo? Sì e no. Del presidente della Regione? Sì e no. Del sindaco di Manfredonia? Sì e no. Tutti sembrano avere le mani legate, non si sa di chi è la colpa. Sappiamo solo che dal marzo del 2002 non è più venuto nessuno a trovarci. Sta di fatto che chi aveva vinto l'appalto per i lavori infrastrutturali lo ha vinto a con l'offerta più bassa e, al momento di aprire il cantiere, non ce l'ha fatta a partirte. Così è saltato tutto e l'asta è stata rifatta. Tutto tempo perso. Se si pensa che il progetto dello stabilimento lo abbiamo presentato nel 1998 e siamo operativi da un anno e che abbiamo 50 dipendenti, dei ragazzi del posto che abbiamo formato a Treviso...».

Deluso anche Giorgio Sangalli, della Sangalli Vetro spa di Vittorio Veneto, anche lui a Manfredonia: «Il sostegno alle imprese del governo in questi ultimi mesi non è stato certo all'altezza delle aspettative del mondo imprenditoriale. E' una convinzione diffusa nella categoria. E se si parla di pressione fiscale locale siamo alla vergogna: un imprenditore si trova ad affrontare aumenti che vanno dal 20 al 50 per cento annuo per certe tassazioni. Aumenti selvaggi per tasse come quella sui rifitui o sulla pubblicità. Per quanto riguarda invece la storia della densità industriale in Veneto, devo dire per onestà che ormai si attesta un livello di guardia». «La situazione per l'industria italiana - conclude Sangalli - è insomma ingarbugliata a Nord come a Sud e parte da lontano, l'imprenditore resta solo con i suoi problemi e non prospera. Anzi, se va bene sopravvive». Davide Bernardi, del Gbs Group di Quinto: «Sono assolutamente d'accordo con il documento. Ci scontriamo con i soliti problemi, come quelli legati agli appalti. Responsabilità del governo Berlusconi? Con Manfredonia siamo partiti nel 98 e allora ci confrontavamo con Prodi, nel 99 con D'Alema, poi con Berlusconi...».

 

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Da: ‘La Tribuna di Treviso’ del 6-2-2003

 

PRIMO PIANO

 

Il progetto Manfredonia una scommessa vinta a metà

 

Il contratto d'area di Manfredonia, una scommessa vinta a metà. Quella di un gruppo di imprenditori del Nordest di creare quasi dal nulla un piccolo distretto industriale al Sud, un'area che si estende per circa 5 chilometri quadrati a nord di Manfredonia e che a est include parti delle zone dismesse dell'Enichem. L'avvio dei progetti - dopo le prime dichiarazioni di intenti di Unindustria - nel lontano 1998, poi la costruzione delle fabbriche e l'avvio della produzione, con la benedizione di Berlusconi nel marzo 2002. Sedici stabilimenti, tredici dei quali costruiti da veneti, 220 milioni di euro investiti, 160 dei quali provenienti da sovvenzioni pubbliche. Una cittadella con imprese metalmeccaniche, tessili, di materie plastiche, legno, vetro, chimica e manufatti in cemento. La prima tranche di finanziamenti venne concessa dal ministero del Tesoro nel 1998. L'operazione-Manfredonia ha visto declinare già quattro governi.

 

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Da: ‘Gazzetta di Reggio’ (Emilia) del 6-2-2003

 

Piromane: a fuoco due auto e un fienile

 

Durante la notte tre incendi dolosi in paese - In fumo cinquecento rotoballe in un deposito -

I danni complessivi superano un valore di ventimila euro

 

MONTECCHIO. Un misterioso piromane ha lasciato dietro di sé una paura nella zona di Montecchio. Nel giro di poco più di un'ora, ha dato alle fiamme due auto parcheggiate in strada e ha incendiato cinquecento rotoballe di paglia, che erano state sistemate in un campo di Aiola. I danni complessivi ammontano a oltre 20 mila euro. I carabinieri di Montecchio hanno iniziato le indagini, per accertare modalità e movente degli episodi: durante i sopralluoghi, però, gli investigatori non hanno trovato né tracce di liquidi infiammabili né segni del passaggio di veicoli.

Il raid incendiario ha avuto inizio nella notte fra martedì e mercoledì alle 2.30.

Il piromane si è recato dapprima in via Togliatti, nei pressi del santuario della Madonna dell'Olmo. E' andato in fondo alla strada, vicino all'area verde, e ha dato fuoco a una Seat Cordoba, parcheggiata di fronte al numero civico 6, vicino ai cassonetti. L'auto è di proprietà di Filippo Fotone, operaio di 29 anni, nato a Manfredonia ma residente a Campegine: la macchina era stata usata dalla moglie, che si era fermata a dormire dalla madre.

Poi verso le 2,45 il pirimane si è spostato in via Reverberi, a 500 metri di distanza, e ha preso di mira una Fiat Punto, di proprietà di Enrico Carmellino, artigiano imbianchino di 29 anni, abitante da circa un mese a Montecchio. In pochi minuti le due auto sono andate distrutte.

Poi, un'ora più tardi, verso le 3,45 si è spostato a Villa Aiola e ha preso di mira una fila di rotoballe di paglia, coperte dai teloni, che erano state sistemate nei campi dell'azienda «Bioagricola», situata in via Belvedere 8/a.

La proprietà del fondo (coltivato a foraggio e fieno) è della Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo, mentre affittuario è Massimo Depoda, residente a Trento. Conduttore dell'azienda è Franco Brignoli, 56 anni, che è coadiuvato da due figli e da alcuni dipendenti.

Le fiamme, ormai alte, sono state notate dallo stesso Franco Brignoli il quale si è alzato alle 3,30 per recarsi ad accudire le mucche.

Ha visto il rogo e ha richiesto l'intervento dei vigili del fuoco, che erano già in zona per gli altri due incendi di auto. Nell'azienda agricola di Aiola i pompieri sono rimasti impegnati fino a mezzogiorno di ieri, per riuscire a domare l'ultimo focolaio.

Sul posto si sono recati anche i carabinieri della stazione di Montecchio, che hanno avviato le indagini.

Dai primi accertamenti non sono emerse né le modalità degli incendi né eventuali tracce di materiale usato: non sono state rivenute neppure tracce di veicoli. Gli investigatori ritengono che si tratti di una persona esperta.

 

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Da: ‘Il Piccolo’ di Trieste del 6-2-2003

 

Presentato ieri alla Sinagoga, sempre più centro culturale, il libro dedicato

a Isacco Artom che fu segretario particolare di Camillo Cavour

 

L’utile riscoperta del Risorgimento italiano

 

Far riscoprire il Risorgimento italiano. Più che una necessità, per vincere la disaffezione crescente verso uno spaccato importante di storia italiana. Una tappa di questo percorso è stata ospitata ieri nella Sinagoga che, affollatisima di pubblico, ha fatto da cornice alla presentazione del libro «Isacco Artom e gli ebrei italiani dal Risorgimento al fascismo», curato da Aldo Mola, docente all’Università Statale di Milano.

Nel volume, uscito per i tipi della Bastogi di Foggia, confluiscono, tra l’altro, gli atti del convegno promosso nel centenario della morte di Artom, che fu segretario particolare di Camillo Cavour. Figura incisiva del Risorgimento italiano e della cultura che già del primo Ottocento accoglieva i fermenti della forte corrente che stava investendo da una parte personaggi come Niccolò Tommaseo, che elaborava i diritti degli israeliti «alla civile eguaglianza», e dall’altra cattolici non più professanti la fede come Massimo D’Azeglio che si battevano per i diritti di tutti. Spinte al rinnovamento, ricordava ieri Mola, che investivano ampi settori della società e che gettavano le basi per il futuro assetto legislativo di parità per gli israeliti che in Piemonte sarebbe stata sancita nel 1848 e notava Mola «in tanta parte d’Italia solo più tardi con l’unità del Paese». Il volume contiene importanti saggi di Oreste Bovio, Alberto Cavaglion, Augusto Comba, Bruno Di Porto, Luigi Florio, Adriana Marchia, Antonio Martino e Sophie Nezri Dufour, oltre che dello stesso Mola.

Sede adeguata alla presentazione, la Sinagoga. Lo notava Fulvio Salimbeni, docente all’Università di Udine, e da poco presidente del Comitato di Trieste e Gorizia per la storia del Risorgimento italiano, riferendosi alla vicina casa di Graziadio Isaia Ascoli, sintesi perfetta della fusione tra elementi risorgimentali e cultura ebraica.

La Sinagoga si conferma dunque centro vitale per l’attività culturale, grazie agli Amici di Israele, ieri rappresentati dal presidente uscente Nicola Netti. Oggi il nuovo direttivo dell’associazione ripartirà le cariche.

 

Dalia Vodice

 

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Da: ‘L’Eco di Bergamo’ del 6-2-2003

 

Alcol di contrabbando, tre arrestati

 

Padre e due figli accusati di confezionare liquore con contrassegni falsificati

 

FORESTO SPARSO - Avrebbero fornito alcol e liquori di contrabbando a due foggiani, che si sarebbero poi occupati di smerciarlo in Puglia. Con questa accusa sono finiti in manette padre e due figli di Foresto Sparso, residenti in via San Michele: ai tre il pm di Foggia Anna Rosa Capuozzo contesta il reato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e alla ricettazione di prodotti alcolici di contrabbando.

Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal giudice per le indagini preliminari di Foggia Lucia Navazio, sono state notificate lunedì: A. B., sessant'anni da compiere a marzo, è stato portato nel carcere di via Gleno; il figlio M. B., 27 anni, e la figlia, L. B., 29 anni compiuti nell'ottobre scorso, sono invece agli arresti domiciliari nell'abitazione della famiglia.

Ordinanze di custodia cautelare con la stessa accusa di associazone per delinquere anche per i due foggiani, G. V., 60 anni, e il figlio M. V., 38 anni.

Storie di alcol di frodo che tornano come fantasmi a Foresto Sparso, dove negli anni Cinquanta e Sessanta Fiamme gialle e contrabbandieri erano impegnati in vere e proprie sfide da «guardie e ladri», talvolta dalle sfumature romantiche, con distillerie di grappa nascoste nei boschi sopra il paese e con gente che viveva alla macchia sulle colline tra la Valcalepio e la Valcavallina per evitare il carcere.

L'inchiesta dei nostri giorni, condotta dalla Guardia di finanza di Foggia, si è svolta principalmente nel corso del 2002 e ha permesso di sequestrare 15 mila litri di alcol e prodotti alcolici ritenuti di contrabbando dagli inquirenti. Secondo l'accusa i tre bergamaschi avrebbero acquistato alcol da una distilleria clandestina, che gli investigatori non sono ancora riusciti a individuare. A. B. e i due figli, sempre stando alle contestazioni, avrebbero confezionato alcol in bottiglie sulle quali erano apposti dei contrassegni di Stato contraffatti per simulare l'avvenuto pagamento delle imposte. In questo modo, stando alle stime della Guardia di finanza, sarebbero stati evasi circa due milioni di euro di imposte.

L'alcol confezionato nelle bottiglie veniva poi trasportato in Puglia e, sempre secondo l'accusa, sarebbe stato consegnato ai due foggiani che avevano il compito di smerciarlo a ignari dettaglianti e ad aziende che producono liquori tipici. I prodotti contrabbandati, stando alle accuse, sarebbero di diverso tipo, dal limoncello alla grappa, dallo whisky ai liquori.

Non è stato possibile per ora conoscere la versione fornita dai tre arrestati bergamaschi, in quanto ieri non siamo riusciti a contattare l'avvocato difensore.

Due le operazioni della Finanza portate a termine nel 2002, mentre un episodio, secondo gli inquirenti, risalirebbe al '97. Nei mesi scorsi i militari della Finanza hanno bloccato un autocarro che trasportava 15 mila litri di alcol, partito da Foresto e diretto a Foggia. Le Fiamme gialle hanno cominciato a indagare raccogliendo elementi che hanno convinto il pm Anna Rosa Capuozzo a chiedere al gip le ordinanze di custodia cautelare. Durante l'indagine sono stati denunciati a piede libero anche due autisti, sorpresi a trasportare in Puglia l'alcol di contrabbando.

 

Stefano Serpellini

 

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Da: 'Corriere della Sera' del 5-2-2003

 

ECONOMIA / Lettera degli industriali di Treviso a Berlusconi: promesse da mantenere

 

Le aziende del Nord-Est al premier

 

ROMA -  Sono «delusi». Di più, si sentono «mortificati». Gli imprenditori trevigiani, i «colonizzatori» di Manfredonia, i pionieri della «delocalizzazione» a Timisoara (Romania) accusano Silvio Berlusconi di non aver mantenuto le promesse elettorali. Meno di un anno fa (il 2 marzo 2002), i «padroncini» di Treviso invitarono il premier a tagliare il nastro degli stabilimenti costruiti a Manfredonia, sfruttando gli incentivi previti dal contratto d’area. Si radunarono tutti insieme, qualcuno vestito come a un matrimonio, davanti ai capannoni verniciati di fresco. Fecero arrivare le piante dal vivaio, montarono un palco tutto azzurro e applaudirono a lungo il loro campione, Berlusconi. Oggi il ricordo di quella cerimonia inaugurale ritorna amaro in una lettera aperta che gli industriali di Treviso hanno fatto pubblicare negli spazi pubblicitari del  Corriere della Sera  . A volte basta un particolare per testimoniare uno stato d’animo: «Presidente, scrivono i trevigiani, ricorderà che lei rilevò l’assurdità di un’area industriale priva di strade ... a parte la provvisoria striscia d’asfalto posata, si badi bene, in occasione della Sua venuta». Ebbene, continua la lettera, «se Lei pensa che quella situazione sia stata risolta, sbaglia». Niente strade, quindi. E qui non si parla delle grandi infrastrutture o di giganteschi viadotti, ma di quei cinquecento metri scarsi da spianare per collegare i capannoni alla vecchia provinciale. Dal particolare si fa presto a passare al generale. Gli industriali confidavano nel «meno tasse per tutti». Ora, dicono, si ritrovano davanti al «progressivo stemperarsi di quelli che solo due anni fa erano gli obiettivi qualificanti del Suo programma elettorale e del contratto sottoscritto con gli Italiani». A parte lo spreco di maiuscole, gli argomenti sollevati sono concreti, tipici, direbbe forse lo stesso Berlusconi, «dell’Italia del fare». I trevigiani girano e fanno girare soldi, investimenti. Però si scontrano «con Amministratori locali» dotati di scarso «senso di responsabilità», «primi fra tutti quelli che fanno capo alla maggioranza di governo». Vengono chiamate in causa le amministrazioni della Regione Puglia e del Comune di Manfredonia. Oppure, cambiando scenario, il vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata (Antonio Di Sanza, Forza Italia, n.d.r.  ). Nell’elenco «delle valutazioni negative» finiscono anche i leghisti del Veneto «che, pur ergendosi a difensori del federalismo e della devoluzione, tacciono di fronte agli incrementi fiscali decisi dalle diverse Amministrazioni locali». Insomma, la lettera è il sintomo di qualcosa di più che un semplice malessere passeggero. Peraltro da Treviso partì, tra il 1996 e il 1997, l’idea della «rivolta fiscale» contro il governo di centrosinistra. Il presidente dell’Unione industriali dell’epoca, Nicola Tognana, oggi salito nel vertice di Confindustria, promosse iniziative clamorose (l’occupazione degli Uffici Iva, la spedizione delle chiavi a Roma) che furono poi cavalcate prima dalla Lega e poi da Forza Italia. La protesta di oggi non è (ancora) arrivata a quei livelli. Ma nella Casa delle libertà l’allarme, probabilmente, suonerà forte.

 

Giuseppe Sarcina

 

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Da: 'Corriere delle Alpi' del 5-2-2003

 

ALPAGO

 

Dopo le elezioni alle scuole elementari e medie

 

Gli studenti di Zoldo scelgono il mini sindaco

 

ma.a.

 

ZOLDO. Il consiglio comunale dei ragazzi è in piena attività. «Il collegio dei docenti della scuola media», argomenta Milly Fontanella la coordinatrice, «ha stabilito, già, a settembre di continuare la positiva esperienza iniziata lo scorso anno scolastico, che aveva portato alla elezione del primo consiglio comunale dei ragazzi. Il progetto continua in questo anno scolastico», precisa la docente Fontanella, «e a novembre ci sono state nuove elezioni per sostituire i consiglieri e il mini sindaco Marianna Bortolot che ora frequentano le scuole superiori. Le elezioni si sono svolte in tutte le classi della scuola media e nelle quinte elementari (novità di quest'anno). Ogni classe ha scelto 2 rappresentanti. Ora le commissioni di lavoro stanno preparando un primo pre-consiglio durante il quale i ragazzi si conosceranno e prepareranno le loro candidature a sindaco ed assessori». Ma come procede nelle classi? «In ogni classe si lavora a progetti e proposte (gemellaggi con le scuole, educazione ambientale, adozione a distanza) da portare al consiglio comunale dei ragazzi e, poi, all'amministrazione comunale. Questa iniziativa dei mini-sindaci l'anno scorso era stata salutata positivamente dalle amministrazioni dei 3 Comuni della Valle e si confida in una attiva partecipazione delle amministrazioni anche in questo anno scolastico». Le scadenze. «I prossimi passi sono il pre-consiglio, incontri con i sindaci, convocazione del primo consiglio comunale». Come è stata affrontata dai docenti questa iniziativa?

«C'è stato un maggior coinvolgimento di tutti i docenti. E' stato scelto un coordinatore per classe, i docenti si incontrano periodicamente in commissioni di lavoro e seguono i ragazzi anche in attività pomeridiane». Concludendo la coordinatrice Fontanella fa presente che come negli anni scorsi una delegazione di ragazzi e insegnanti parteciperà al terzo Consiglio nazionale dei minisindaci che quest'anno si terrà nel Parco Nazionale del Gargano. E nel 2004 si dovrebe svolgere nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

 

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Da: ‘L’Eco di Bergamo’ di 5-2-2003

 

Traffico di cocaina tra Milano e Bergamo,

condannati 7 italiani e 4 immigrati

 

Undici condanne e cinque patteggiamenti. Si è chiusa così l'udienza preliminare per un traffico di cocaina tra Milano e la Valle Seriana scoperto l'anno scorso dalla Squadra mobile e che ha fatto finire nei guai italiani e maghrebini.

La pena più elevata è stata inflitta a Roberto Moroni, 45 anni, messinese residente ad Albino: il gup l'ha condannato a 6 anni di reclusione. Cinque anni a Giuseppe Iorio, 42 anni, operaio di origini napoletane residente nel Torinese; 4 anni a Saouli Allaoua, detto Enzo, 32 anni, e a Ennahi Cherkaoui, entrambi in carcere; 3 anni e 4 mesi a Felice Pirro, 54 anni, foggiano che abita a Cazzano Sant'Andrea; 2 anni e 4 mesi a Giovanni Alborghetti, 47 anni, di Bergamo. Infine 1 anno e 10 mesi di reclusione a tre italiani – un venticinquenne di Caravaggio, un milanese di 29 anni residente a Cene e un ventiquattrenne di Casnigo – e a due giovani maghrebini residenti nel Bresciano: a tutti questi ultimi il giudice ha concesso il beneficio della sospensione condizionale.

I patteggiamenti: due anni di reclusione a Bersal El Hassan, 1 anno e 10 mesi a Primo Sorzi, 51 anni, residente a Boltiere, 1 anno e 4 mesi a Salvatore Troia, palermitano residente a Casnigo, e infine due patteggiamenti con la pena sospesa (1 anno e 6 mesi a un immigrato e 1 anno e 10 mesi a un artigiano di 46 anni di Scanzorosciate). In totale oltre 42 anni di reclusione.

L'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Carmen Pugliese, era partita dalle dichiarazioni di un pregiudicato, che aveva fatto indicato in Moroni una persona in cerca di acquirenti per un'attività di spaccio. Dopo le rivelazioni erano scattate le indagini, fatte di appostamenti, pedinamenti e, soprattutto, intercettazioni telefoniche. Secondo quanto ricostruirono gli investigatori, a capo del gruppo c'erano cittadini extracomunitari che smerciavano ai bergamaschi, da Milano, cocaina proveniente dal Belgio, dalla Francia e dalla Spagna. Questi ultimi, a loro volta, rifornivano i cavallini della zona, che poi spacciavano in Valle Seriana.

Gli imputati per indicare la droga usavano ogni volta riferimenti diversi: al telefono parlavano di «cambiali, donne, gambe, magliette, muratori, coppie, affari, bevute», oppure facevano ricorso al linguaggio dei ristoratori («Prepara per tre, mi servono cinque coperti, ci sono molte prenotazioni, stasera vengono sei persone»). In totale la cocaina sequestrata durante le indagini, durate circa sette mesi, è stata di un chilo e mezzo.

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Da: ‘La Stampa’ di Torino del 5-2-2003

 

LETTERA DI 71 DOCENTI COSTITUZIONALISTI

 

«Non si allarghi l´immunità»

 

NELLA nostra qualità di professori di diritto costituzionale riteniamo di dover avvertire la pubblica opinione circa le inesattezze costituzionalistiche che sono state recentemente diffuse nel tentativo di estendere ulteriormente le prerogative parlamentari e le immunità dei titolari degli organi di governo. Innanzitutto, è inesatto che nei sistemi democratici chi governa non possa essere giudicato. Al riguardo è sufficiente ricordare le note sentenze della Corte suprema degli Stati Uniti (pronunciate nei casi Nixon versus Fitzgerald del 1982 e Clinton versus Jones del 1997), relative alle responsabilità del Presidente degli Stati Uniti per fatti posti in essere fuori dell´esercizio delle proprie funzioni. E´ inoltre inesatto quanto ripetutamente riferito allo scopo di introdurre in Italia la c.d. soluzione spagnola, come se questa impedisse automaticamente la sottoponibilità del parlamentare a qualsivoglia procedimento giudiziario per l´intera durata del mandato. L´art. 71 della Costituzione spagnola prevede soltanto l´istituto dell´autorizzazione a procedere per i soli procedimenti penali. A ciò si aggiunga che l´interpretazione di tale norma, da parte del Tribunale costituzionale spagnolo, è assolutamente rigorosa sia nell´affermare che il diniego dell´autorizzazione a procedere, da parte del Parlamento, deve presupporre la sussistenza di un intento persecutorio da parte dell´accusa; sia nel determinare il nesso funzionale che, ai fini dell´insindacabilità, deve intercorrere tra il fatto commesso e l´attività parlamentare. Infine non possiamo non sottolineare che un ulteriore ampliamento delle immunità parlamentari si risolverebbe comunque in un inammissibile aggravamento del pregiudizio per i diritti fondamentali del soggetto privato controinteressato, incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell´uomo, come è comprovato dalle due recentissime decisioni della Corte europea dei diritti dell´uomo del 30 gennaio 2003, che, proprio per tali ragioni, ha condannato la Repubblica italiana nelle cause Cordova contro Italia (1) e Cordova contro Italia (2). Lorenza Carlassare (Padova), Alessandro Pace (Roma "La Sapienza"), Roberto Romboli (Pisa), Mario Dogliani (Torino), Alessandro Pizzorusso (Pisa), Gaetano Azzariti (Roma "La Sapienza"), Roberto Zaccaria (Firenze), Leopoldo Elia (Roma "La Sapienza"), Antonino Spadaro (Calabria), Sergio Stammati (Napoli), Federico Sorrentino (Roma "La Sapienza"), Fulco Lanchester (Roma "La Sapienza"), Gianni Ferrara (Roma "La Sapienza"), Antonio Ruggeri (Messina), Roberto Bin (Ferrara), Cesare Pinelli (Macerata), Gaetano Silvestri (Messina), Giuditta Brunelli (Ferrara), Andrea Pugiotto (Ferrara), Silvio Gambino (Calabria), Angel Antonio Cervati (Roma "La Sapienza"), Guerino D´Ignazio (Calabria), Michela Manetti (Siena), Albino Saccomanno (Calabria), Adele Anzon (Roma "Tor Vergata"), Fernando Puzzo (Calabria), Barbara Pezzini (Bergamo), Paolo Passaglia (Pisa), Ernesto Bettinelli (Pavia), Marco Olivetti (Foggia), Rolando Tarchi (Pisa), Elena Malfatti (Pisa), Agatino Cariola (Catania), Antonio D´Andrea (Brescia), Antonio Saitta (Messina), Michele Carducci (Lecce), Giuseppe Verde (Palermo), Giuseppe Volpe (Pisa), Enrico Grosso (Piemonte orientale), Tania Groppi (Siena), Giuseppe Ugo Rescigno (Roma "La Sapienza"), Roberto Miccù (Roma "La Sapienza"), Angelo Rinella (Roma Lumsa), Saulle Panizza (Pisa), Stefano Sicardi (Torino), Emanuele Rossi (Pisa), Rosanna Tosi (Padova), Elisabetta Palici di Suni (Torino), Alfonso di Giovine (Torino), Giuseppe Floridia (Genova), Francesco Bilancia (Pescara), Paolo Caretti (Firenze), Stefano Merlini (Firenze), Francesco Rigano (Pavia), Alessandro Torre (Bari), Marina Calamo Specchia (Bari), Vittorio Angiolini (Milano), Alberto Lucarelli (Napoli), Paolo Cavaleri (Verona), Vincenzo Atripaldi (Roma "La Sapienza"), Franco Teresi (Palermo), Laura Lorello (Palermo), Maria Cristina Grisolia (Firenze), Claudio De Fiores (Napoli), Stefano Maria Cicconetti (Roma Tre), Roberto Borrello (Siena), Raffaella Niro (Macerata), Fabrizio Politi (L´Aquila), Giorgio Berti (Milano Cattolica), Alessandro Mangia (Piacenza Cattolica), Maurizio Pedrazza Gorlero (Verona).

 

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Da: ‘La Sicilia’ di Catania del 5-2-2003

 

Agrigento - Decisione del tribunale della libertà

 

Inchiesta antidroga «Trifoglio», disposti altri sei arresti

 

La notizia l'avevamo anticipata la scorsa settimana fa a titolo di indiscrezione. Ieri, finalmente, è diventata ufficiale: i giudici del Tribunale della Libertà di Palermo hanno emesso sei nuove ordinanze di custodia cautelare nel contesto dell'inchiesta sfociata, qualche settimana fa, nella maxioperazione antidroga denominata «Trifoglio».

I nuovi provvedimenti restrittivi riguardano Maurizio Conti, 36 anni, originario di Palermo (arresti domiciliari); Antonino Oliveri, 29 anni, di Canicattì (arresti domiciliari); Maurizio Scarpitta, 32 anni, nato in Svizzera (arresti domiciliari); Domenico Tortorici, 58 anni, di Ribera (arresti domiciliari); Francesco Razionale, 43 anni, originario di Foggia (detenzione carceraria); Antonio Stincone, 30 anni, di Canicattì (detenzione carceraria).

La nuova ordinanza custodiale è stata emessa dai giudici del riesame in accoglimento, totale o parziale, del ricorso presentato dalle Procure di Agrigento e Palermo - l'inchiesta è coordinata dai sostituti Ludovica Giugni, Giovanni Di Leo e Claudio Siragusa - contro il provvedimento che era stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo dell'isola, Gioacchino Scaduto. I magistrati inquirenti, infatti, originariamente avevano chiesto l'emissione di misure cautelari per tutti i 36 indagati, accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti o del solo reato di spaccio di droga. Il gip, invece, accolse solamente 26 richieste, bocciandone di fatto 10. E così è scattato il ricorso al Tribunale della Libertà proprio per quelle dieci posizioni.

I provvedimenti restrittivi, tuttavia, non sono immediatamente esecutivi. La legge concede, infatti, il diritto agli indagati di ricorrere in Cassazione per chiederne l'annullamento. Cosa che già alcuni, tramite i rispettivi difensori, hanno fatto ed altri si accingono a fare. In caso di rigetto, scatteranno gli arresti, mentre in caso di accoglimento vi sarà una nuova udienza dinanzi ai giudici del riesame. In ogni caso, prima della decisione finale passerà parecchio tempo.

Gli stessi giudici del Tribunale della Libertà hanno invece rigettato il ricorso delle Procure di Agrigento e Palermo per quanto riguarda le posizioni di Nexi Damai, 34 anni, albanese; Giovanni Giardina, 30 anni, di Canicattì; Pietro Grado, 61 anni, di Montallegro; Rosalinda Oliveri, 32 anni, di Agrigento. Questi ultimi, quindi, continueranno ad essere indagati a piede libero.

Dario Broccio

 

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Da: ‘Il Centro’ di Pescara del 4-2-2003

 

L'AQUILA

 

Il processo e padre D'Ascanio

 

Padre Andrea verrà al processo

 

Lo hanno detto i suoi difensori - Ieri altra udienza movimentata ARMATA BIANCA

 

di Giampiero Giancarli

 

L'AQUILA. Ancora schermaglie tra accusa e difesa nel processo all'Armata Bianca. Intanto si apprende della possibilità che padre Andrea D'Ascanio, principale imputato, e Maria Teresa D'Abenante, la sua più stretta collaboratrice, intervengano per rilasciare dichiarazioni spontanee in aula, verso maggio, prima che i giudici si riuniscano in camera di consiglio per pronunciare la sentenza.

Ieri, nel processo che si è tenuto a porte chiuse, sono stati ascoltati ancora dei testimoni del pm. Tra questi una giovane albanese che, secondo quanto ha riferito, fu ospite di una delle sedi dell'Armata Bianca, a Coppito, per poi essere mandata via insieme al suo bambino in quanto, a suo dire, non avrebbe acconsentito a sottostare alle attenzioni del frate. Il suo diniego sarebbe stato punito con la sua espulsione.

La sua esclusione dall'appartamento sarebbe stata inizialmente giustificata con la necessità di ristrutturarlo ma secondo quanto riferito dalle parti civili non era stato disposto alcun tipo di riattazione.

«Non si capisce perché un personaggio così "sacrale"», ha commentato l'avvocato di parte civile Fabio Alessandroni, «non venga a dire la sua».

Successivamente è stata ascoltata anche una suora di Foggia che ha riferito di aver coperto un debito di sette milioni di vecchie lire fatto dal movimento antiabortista.

Sono state ascoltate anche due donne, madri di altrettanti bambini. Entrambe hanno escluso violenze sessuali nei confronti dei loro figli ai quali era stato impartito il sacramento della comunione all'età di soli 4 anni in quanto ritenuti dai loro genitori maturi per quella esperienza.

Durante l'udienza è emersa la volontà di acquistare in località Colle delle Grazie, a Coppito, un monastero risalente al 1100 con sette ettari di terreno intorno per un valore, stimato nel 1999, di un miliardo di vecchie lire. Fatti che non evidenziano alcun reato ma che, secondo l'accusa, danno l'idea di un movimento di denaro non comune.

I difensori dell'Armata Bianca, hanno mostrato ottimismo, dopo avere sentito alcune delle testimonianze. «Dalle deposizioni acquisite», ha detto l'avvocato Franco Stilo, «sta emergendo sempre di più la correttezza e la santità di padre Andrea».

«Finora si sono sentiti solo assurdi pettegolezzi che non poggiano su nulla», ha aggiunto un aderente al movimento.

Nella giornata di ieri sono stati ascoltati, complessivamente, una decina di testimoni dell'accusa provenienti da Palermo, Foggia, Brescia, Padova e Napoli.

Il collegio (Riviezzo, Buzzelli, Gargarella), ha disposto un calendario delle udienze a marzo dopo la sospensione del processo nel mese in corso. Si terranno nei giorni 10, 17 e 31.

 

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Da: ‘Il Giornale di Calabria’ del 4-2-2003

 

Scoperta dai Carabinieri di Potenza una organizzazione.

Fermate sei persone, arrestato un calabrese

 

POTENZA. Sono stati alcune centinaia gli immigrati polacchi fatti giungere clandestinamente in Italia (ciascuno dietro pagamento di circa 200 euro) negli ultimi due anni da un’associazione per delinquere i cui sette principali componenti (promotori o semplici fruitori del “servizio”) sono stati fermati o arrestati dai carabinieri del comando provinciale di Potenza. Le persone fermate sono due italiani (un campano e un pugliese) e quattro stranieri; l’arrestato è un uomo di Rossano Calabro che dava ospitalità a 20 polacchi, utilizzati nella sua azienda agricola. Gli immigrati venivano fatti giungere in Italia anche per lavorare per almeno dieci ore al giorno in locali pubblici e per assistere persone anziane, con compensi molto inferiori a quelli previsti dalla legge. Nell’ottobre scorso, quando un autofurgone con 14 polacchi fu bloccato dai carabinieri nel Potentino, sono cominciate le indagini, coordinate dal pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, Roberta Ianuario. Il magistrato ha illustrato aspetti delle indagini stamani, a Potenza, in un incontro con i giornalisti, insieme al comandante provinciale dei carabinieri, tenente colonnello Leonardo Rotondi. L’operazione è stata denominata Polonia work bus, con riferimento alle autocorriere utilizzate per trasferire gli immigrati dove era richiesta la loro attività: l’inchiesta ha permesso di stabilire che sono stati utilizzati, oltre che nel Potentino, a San Remo, Carapelle (Foggia), Napoli, Eboli e Scafati (Salerno), Campomarino (Campobasso) e Rossano Calabro.

 

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Da: ‘Il Manifesto’ del 4-2-2003

 

«Lasciamo sola la superpotenza»

 

15 febbraio pacifista in 42 città di tutto il mondo. Sindacati divisi in Italia: Cgil e Cisl ci saranno, la Uil no

Sono già 42 i paesi che hanno aderito all'appello del Forum sociale europeo a scendere in piazza contro la guerra all'Iraq il prossimo 15 febbraio. Dall'Australia all'Inghilterra, passando per Brasile, Stati uniti e Iraq (a Bagdad la manifestazione, davanti agli uffici Onu, è organizzata da Un ponte per e dall'associazione statunitense Voices in the wilderness), quella che doveva essere una mobilitazione europea sta assumendo sempre più i contorni di una giornata mondiale di opposizione al conflitto. Tanto che in alcuni paesi «liberali» e «democratici» la possibilità sempre più concreta di una contestazione forte alle politiche belliciste sta cominciando a creare nervosismo tra le autorità. E' così che a Budapest la polizia ungherese ha vietato il corteo, che sarebbe dovuto terminare davanti al parlamento, con la motivazione che disturberebbe «oltre misura il traffico». Il movimento Civili per la pace, che organizza la manifestazione, ha fatto ricorso in tribunale per violazione della libertà costituzionale di espressione. Problemi analoghi per la concessione di Hyde Park a Londra (che pure era stato concesso il 29 settembre scorso, quando la coalizione Stop the war aveva portato in piazza 400 mila persone). A New York non è stata concessa l'autorizzazione alla coalizione Answer per una marcia di protesta, prevista per domani. Mentre in Spagna il governo ha attaccato duramente gli organizzatori del premio Goya, gli Oscar spagnoli, e chiesto le dimissioni dell'attrice Marisa Paredes, che dirige l'Accademia cinematografica spagnola, perché durante la cerimonia di consegna, sabato scorso, quasi tutti gli attori che consegnavano o ricevevano premi portavano un distintivo contro la guerra in Iraq. Del resto, un sondaggio della Gallup reso noto ieri a Berlino (e intitolato significativamente «la solitudine della superpotenza») ha evidenziato come la maggior parte dell'opinione pubblica mondiale sia contraria al conflitto. Solo in Australia (53 per cento favorevoli) e Gran Bretagna (44 per cento) la maggior parte degli intervistati si è dichiarata a favore. In Italia, intanto, mentre si allarga lo spettro delle adesioni e spuntano qua e là iniziative di preparazione alla giornata del 15 (il vescovo della diocesi di San Severo - Foggia - ha indetto per il 7 una giornata di preghiera e di digiuno per la pace, mentre ad Avellino lunedì 10 si svolgerà una marcia contro la guerra), la Uil ha annunciato che non aderirà, perché non crede che «l'unica risposta sia il no a tutte le guerre». Ci saranno invece Cgil e Cisl. Intanto, a Roma (dove si svolgerà il corteo) la Rete Lilliput ha chiesto ai presidenti di tutti i municipi di sollecitare l'adesione alla campagna «pace da tutti i balconi», invitando tutti i cittadini ad esporre dalle proprie abitazioni, il 15, un segno di pace. Le bandiere arcobaleno della pace saranno esposte anche a Firenze, per opera del locale social forum, in mercati, scuole e università. L'invito, anche in questo caso, è ad esporle anche in piazze, case e fabbriche.

 

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Da: ‘Il Mattino’ del  3-2-2003

 

NELLA NOTTE ATTENTATI A MONTESARCHIO

 

Torna il racket, due aziende nel mirino

 

Bomba carta presso una concessionaria d’auto e contro un’impresa che opera nell’edilizia

 

Torna il racket con due rudimentali ordigni collocati nella notte presso una concessionaria di auto e ka sede di un’impresa edile. Entrambi gli attentati sono avvenuti a Montesarchio a distanza di qualche ra l’uno dall’latra per cui non si escldue che pssa trattarsi di un unica banda diestorsori che punta a creare un clima di paura proprio tra gli operatori commerciali del centro sannita.

Il primo ordigno è esploso prima di mezzanotte sulla statale Appia presso la concessionaria d’auto Mercedes di cui sono titolari i fratelli Tommaselli. L’ordigno nell’esplodere ha danneggiato tre auto che erano in sosta nel piazzale: una Rover 620, una Mercedes 250 ed una Citroen C19. Tutti e tre i veicoli hanno subito lievi danni. E’ stato dato l’allarme e sul posto sono giunti i carabinieri della Compagnia di Montesarchio per le prime indagini che hanno ascoltato Antonio Tommaselli di 63 anni. Sul posto gli inquirenti hanno ritrovato solo tracce di questa rudimentale bomba. La concessionaria Tommaselli è una dalle più note del Sannio ed opera anche in altre province tra cui Avellino e Foggia. Una delle sedi è appunto quella che è ubicata sula statale Appai ai confini tra Montesarchio e Bonea. Qualche ora dopo è esploso il secondo ordigno questa volta alla via Cervinara. Era stato collocato nel piazzale retrostante un’impresa edile di cui è titolare Assunta Viele di 65 anni. L’ordigno nellespldoere ha danneggiato il lunotto anteriore di un camion che era in sosta. L’azienda di cui è titolare Assunta Viele viene in pratica gestita dai figli Vincenzo, Alberto e Angelo Crispo, ed hanno la sede operativa in via Benevento operando anche nel settore del calcestruzzo. Un’impresa che ha realizzato anche opere per conto del Comune di Montesarchio. Anche in questo caso le indagini vengono svolte dai carabinieri della Compagnia di Montesarchio che hanno ascolatto i proprietari della impresa che hanno sostenuto di non aver ricevuto richieste estorsive.

Due ordigni che rompono una tregua in atto nel centro caudino. Se come tutto lascia pensare sarà confermata la pista estorsiva, è un campanello d’allarme tenuto conto che il fenomeno estorsivo è ben radicato da tempo in valle Caudina, e quindi il ricorso a degli attentati potrebbe far ipotizzare che la mala ha ritenuto di dover dare un segnale finalizzato a confermare il proprio predominio.

 

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Da: ‘il Resto del Carlino’ del 4-2-2003

 

Bologna

 

Camporeale, l'uomo che inventa vibrazioni magiche sulla batteria

 

Ha sempre posseduto una tale carica interna che basta che impugni le bacchette e istintivamente pare che lo strumento cominci a vibrare prima ancora di essere toccato. Lo strumento è la batteria, un 'arnese' che a molti può apparire un accessorio musicale ed invece ha una grande importanza (anche se forse non può produrre le emozioni di un violino o di un sax tenore). Il personaggio che provoca tali sensazioni si chiama Franchino Camporeale ed è stato certamente uno dei batteristi italiani più carichi di vitalità, di inventiva e di quel dono naturale chiamato molto comunemente 'senso del ritmo'. Franchino Camporeale, nato a San Ferdinando di Puglia, in provincia di Foggia, ma ancora ragazzo trasferitosi al Nord a cercare fortuna (e sistematosi alfine a Bologna), il mestiere l'aveva nel sangue. E nelle mani: sì perché, dotato di una tecnica ferratissima e di una vocazione irrefrenabile, trovò presto una serie di ingaggi straordinari: quando, in attesa della Tv, la radio la faceva da padrona, lo scatenato musicista pugliese venne ingaggiato dalle allora famose orchestre dirette da Zeme e da Panzuti, esibendosi poi con solisti già affermati come Henghel Gualdi o accompagnando il cantante Luciano Tajoli. Ma seppe seguire i tempi e, prima che arrivassero le discoteche ed i disc-jockey, suonò in tutte le principali sale da ballo italiane, dedicandosi perfino al liscio, incidendo anche parecchi dischi. Una carriera piena ed appagante. Ma ancora oggi è disposto ad entusiasmare.

 

g. mart.

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Da: ‘ilnuovo.it’ del 3-2-2003

 

Assalivano autotrasportatori, sgominata banda dei Tir

 

Finiscono in carcere 21 persone. Secondo l'accusa organizzavano furti e rapine ai danni di Tir che sostavano nelle piazzole delle autostrade del Nord. La merce rubata finiva poi in mano a ricettatori

 

BARI – Ventuno persone sono finite in manette accusate di far parte di una banda che assaliva autotrasportatori nelle piazzole di sosta delle autostrade del nord Italia. Secondo l’accusa l’organizzazione avrebbe compiuto furti e rapine ai danni di Tir. La merce sottratta sarebbe poi smistata e venduta da altri complici.

A capo della banda, secondo il pm inquirente, Roberto Rossi, c’erano una decina di persone incaricate di osservare i tir in sosta e decidere quali assaltare. Attraverso altri complici i vertici dell’organizzazione si procuravano capannoni industriali nella zona di Castel Bolognese (Ravenna), Imola (Bologna), e Modugno (Bari), dentro cui sarebbe stata stoccata la refurtiva. La merce era poi trasportata a Bitonto (Bari) e rivenduta a ricettatori.

Durante i viaggi al Nord i componenti della banda si sarebbero avvalsi della complicità del gestore di un albergo di Imola, presso il quale avrebbero soggiornato senza essere registrati. Proprio nel parcheggio dell’hotel, secondo l’accusa, sostavano gli automezzi carichi della merce rubata.

Queste alcune delle persone arrestate, il vertice della banda: il presunto capo dell’organizzazione, Tommaso Amendolagine, di 37 anni, di Bitonto, Cesare Schiraldi, di 22 anni, di Terlizzi (Bari), Luigi Incantalupo, di 30, di Bitonto, Francesco Paolo Ottaviano Pennino, di 28, di Grumo Appula (Bari), Paolo Robles, di 23, Giuseppe Monte, di 32,Gaetano Guida, di 32, Natale Giordano, di 31, di Bitonto,Gerardo Tutino, di 38, di Foggia, Domenico Zonno, di 26, di Bari. Agli arresti domiciliari anche Giorgio Padovani, di 64 anni, di Bologna, titolare dell'hotel San Giorgio di Imola.

L’inchiesta è partita nel maggio del 2000, da una rapina avvenuta in un’area di parcheggio sull’A1 a Pian del Voglio, ai danni di un Tir carico di generi alimentari. Gli investigatori risalirono agli autori di altre cinque rapine. Era l’inizio dell'indagine della Polstrada, coordinata dalla Procura di Bologna.

Nell’ambito della serie di inchieste che hanno sgominato la banda dei tir ci fu anche un conflitto a fuoco. Avvenne nel luglio del 2002: un autotrasportatore, fu aggredito, sequestrato e imbavagliato durante la sosta in una piazzola della E45. Il mezzo però, fu intercettato dalla Polstrada dell’Emilia Romagna e dalla Sottosezione di Caserta nord nei pressi del casello autostradale di Capua. Nella sparatoria che seguì un rapinatore restò ferito, mentre altri sei furono arrestati.

 

(3 FEBBRAIO 2003, ORE 14)

 

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Da: ‘il Centro’ di Pescara  del  4-2-2003

 

VASTO

 

Cocaina, manette all'alba per 5 spacciatori

 

Blitz dei carabinieri in decine di paesi: tre degli arrestati sono di San Salvo

Denunciati 19 referenti della banda che agiva tra Puglia, Molise e Vastese

Identificati anche 200 clienti

 

Paola Calvano

 

VASTO. Cinque arresti, di cui tre di San Salvo, 19 denunce, duecento segnalati per uso di sostanze stupefacenti. Sono i risultati dell'operazione antidroga dei carabinieri denominata "Black rain". Una operazione che ha richiesto sette mesi di indagini e appostamenti, trenta perquisizioni domiciliari, duemila ore di intercettazioni telefoniche, settanta pedinamenti e diverse video registrazioni.

Servizi particolari perché compiuti in luoghi inusuali, chiese, cimiteri, parchi. Cento i militari impiegati, coordinati dal comandante provinciale Ugo Sica e dal sostituto procuratore Irene Scoradamaglia. Con i militari della compagnia di Vasto diretti dal capitano Massimiliano Maccaroni hanno operato i carabinieri del nucleo operativo diretti dal tenente Vincenzo Orlando, della stazione di San Salvo e delle compagnie di San Severo e Larino, col supporto del nucleo cinofili di Modugno con la coppia di cani Agon e Aik. E' stato Aik a recuperare a San Salvo trenta grammi di cocaina che Angelo Mangiocavallo 27 anni, aveva lanciato dalla finestra. Questi è stato l'ultimo a finire in manette. Prima di lui erano entrati nel carcere di Punta Penna il fratello Paolo, 33 anni, Michele Tiberio, di 22, di San Salvo, Vincenzo Tartaglia, di 23, di San Severo, Antonio Gianico Razionale, di 21, di San Severo. Quest'ultimo arrestato a Trento dove svolgeva il servizio di leva. Tutti incensurati.

L'ipotesi di reato formulata: acquisto, trasporto, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Il blitz è cominciato alle tre della scorsa notte in contemporanea a San Salvo e San Severo. La cittadina del Foggiano era il serbatoio da cui si rifornivano gli spacciatori. Un altro canale è stato individuato fra Campobasso, Larino e sulla costa molisana. San Salvo era il luogo di smistamento. I consumatori segnalati al prefetto sono di Vasto, Cupello, San Salvo, Monteodorisio, Fresagrandinaria e tutto l'Alto Vastese. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di trenta grammi di cocaina, dieci di hascisc, cinquecento euro in contanti, bilancini e calumet. «Una operazione estremamente importante perché ci ha permesso di individuare una fitta trama di spaccio che dalla Puglia e dal Molise raggiungeva tutto il Vastese», ha spiegato il tenente colonnello Ugo Sica. «Una rete sottile, ma estremamente penetrante proprio come la pioggia e oscura (da qui il nome black rain), che utilizzava soprattutto i luoghi di preghiera e raccoglimento per lo spaccio. Ma anche il parco giochi. Si mimetizzavano con la gente comune. Per questo è stato importante individuarli».

A emettere le ordinanze di custodia cautelare in carcere è stato il gip Paolo Di Croce. Fino a quando l'operazione non si è conclusa un elicottero del nucleo dei carabinieri di Falconara ha continuato a tenere Vasto sotto controllo. Intercettazioni, video e altro materiale recuperato nel corso delle indagini sono stati consegnati alla magistratura. Oggi i primi interrogatori.

 

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Da: ‘Il Messaggero/Abruzzo’ del 4-2-2003

 

GUARDIA DI FINANZA

 

Il generale Ciani guida i reparti speciali

Carretta diventa tenente colonnello  

 

Tempo di promozione per gli ufficiali della Guardia di Finanza legati alla città. Ieri a Pratica a Mare il generale Pietro Ciani, già comandante qualche anno fa delle Fiamme Gialle in Abruzzo, ha assunto il comando dei Reparti speciali, conseguendo il grado di generale di corpo d’armata. Nato a Manfredonia nel marzo del 1942 ed entrato a far parte della Guardia di finanza nel 1961, laureato in Giurisprudenza e Scienze politiche, Ciani è iscritto all’albo degli avvocati e dei commercialisti. Nel corso della sua carriera ha assolto a numerosi incarichi di natura operativa in varie sedi d’Italia, nonché di Stato maggiore nel Comando generale. Il generale Ciani è anche professore a contratto dell’Università dell’Aquila in Scienze delle finanze, oltre a tenere, come insegnante aggiunto, un corso di Legislazione antimafia nella Scuola di polizia tributaria.

Ha invece ricevuto il grado di tenente colonnello comandante provinciale del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza, il maggiore Paolo Carretta, insediatosi all’Aquila lo scorso mese di luglio dopo un anno trascorso a Pescara come capo ufficio operazioni del Nucleo regionale di Polizia tributaria. In precedenza, sempre con il grado di maggiore Carretta aveva assunto per 4 anni il comando del Secondo gruppo verifiche sempre del Nucleo regionale di Polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Palermo. Ai due alti ufficiali gli auguri della redazione.

 

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Da: 'www.corriere.it' del 4-2-2003

 

CRONACA DI ROMA / ALPINISMO

 

La Croce del Sud insegna a scalare

 

Organizzato dalla «Croce del Sud» in collaborazione con la scuola di Alpinismo del CAI di Roma. E’ il corso con cui vengono iniziati gli allievi all’arrampicata: una parte delle lezioni sono previste in esterno, su vie attrezzate di falesia. Nel corso saranno approfondite anche le tecniche di assicurazione della cordata. Le lezioni sono sei e a conclusione si svolgerà un soggiorno di 3 giorni all’altopiano del Gargano.

Info: 06.30486421

Anno 3, n. 76
10 febbraio 2003

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17 febbraio 2003