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IlVademecum - settimanale di informazione su chi fa informazione
Registrato al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore responsabile: Arcangelo Renzulli
Editore: Agorà Service Editoriale. - Sede legale Via S. Antonio, 214 - Foggia

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IL CASO
Con preghiera di pubblicazione

di Maurizio De Tullio

E' una richiesta che non manca mai in testa o in calce ai comunicati che giungono nelle redazioni di tutti gli organi di informazione: «Con preghiera di pubblicazione». Qualcuno, più raffinato e che conosce le distinzioni massmediatiche, precisa anche «e/o diffusione». Per quanto innocua appaia, questa semplice ed educata richiesta è invece alla base di tanti guasti per la categoria.

E’ infatti prassi piuttosto consolidata nella nostra realtà editoriale, riempire le pagine di giornali, radio e telegiornali di comunicati-stampa che in gran quantità enti pubblici e privati, partiti e associazioni inviano ai diversi organi di informazione.

Nel giornalismo classico, il comunicato rappresenta “una” delle fonti, e per giunta da non considerare mai alla stregua di una verità inossidabile. Vuol semplicemente dire che qualcuno ci comunica qualcosa. L’abilità del giornalista - e, prima di lui, del direttore - sta certamente nell’attribuire a quella notizia il suo giusto peso, generalmente molto relativo.

Occorre cioè sempre verificare quella fonte, smussarne il testo pervenuto, renderlo giornalisticamente corretto e interessante, trasformarlo da oggetto spesso deforme in qualcosa che somigli il più possibile a una notizia completa e originale, come quelle lavorate giornalmente nelle redazioni. Questa avviene in via teorica.

In pratica, assistiamo a una inondazione giornaliera di comunicati, spesso redatti in un italiano improbabile, inviati a tutte le ore del giorno e attraverso le tecniche di inoltro più varie (posta, fax, e-mail). I destinatari finiscono per essere non i giornalisti ma i lettori.

I colleghi delle redazioni locali devono certamente sentirsi gratificati se, a conti fatti, queste fonti sottraggono loro (invece di aggiungere) tempi e forze, abituandoli ad inserire in pagina più comunicati che articoli.

Vi è poi chi, in assenza di dati, notizie e foto, per le proprie necessità talvolta si mette direttamente alla ricerca di materiali utili. E dopo tanto peregrinare il colpaccio è fatto: con due-tre comunicati beccati su internet la pagina del giorno è salva e lo stipendio a fine mese pure.

Ma possiamo dire di avere la coscienza a posto? Vale la pena sostenere di svolgere “professione giornalistica” se gran parte del nostro lavoro quotidiano lo dobbiamo alle altrui disponibilità e a un mezzo, internet, che ormai ci porta attraverso il computer qualunque cosa ci occorra e per giunta gratis?

Come i nostri lettori avranno notato, da mesi compare una nuova rubrica - ‘Foggia, Italia - Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani’ - che dimostra senza ombra di dubbio, poichè parlano le date, le testate e le città citate, come molti nostri colleghi si avvalgano di internet e dei quotidiani cartacei che hanno anche la versione telematica per piazzare notizie che vedono protagonisti (nel bene e nel male) nostri concittadini sparsi per lo Stivale.

Questa pratica a nostro avviso solleva dubbi di legittimità sul lavoro del giornalista che, in assenza di fonti dirette e controllabili, pubblica di tutto pur di fare notizia e riempire. Per giunta molte notizie di cronaca non solo hanno mille sfaccettature, ma hanno bisogno di essere seguite, riprese e approfondite in maniera possibilmente diretta. Questo non sempre accade perchè si “usa” internet e ci si ferma al lavoro svolto da altri giornalisti.

La maggior parte dei quotidiani italiani si avvale delle agenzie (Ansa, Agi, Adn Kronos, Asca, Age, Radiocor, il Nuovo etc.) con le quali si stipulano un contratto, a volte anche diversificato per esigenze redazionali. Perchè i due quotidiani foggiani non lo fanno? Il costo annuo varia dai 15 ai 50 milioni di vecchie lire, tutto sommato il costo di un redattore: ma volete mettere la mole di informazioni, aggiornamenti, attendibilità di una seria agenzia rispetto al saccheggio telematico che alla fine si rivela parziale, intempestivo e, non ultimo, deplorevole?

Forse è bene chiarirsi: non stiamo qui a crocefiggere quei colleghi che utilizzano i comunicati a fini legittimi. Parliamo di coloro i quali ne fanno man bassa alterando le “regole del gioco”. Proprio perchè il comunicato rappresenta “una” fonte occorre poi lavorarla dimostrando buone capacità di interpretazione e trasformazione. Chiaro che ognuno si regola come crede ma non si sarà scritta una buona pagina di giornalismo se i nostri organi di informazione - quotidiani e periodici - continueranno ad essere infarciti di articoli-non articoli.

E dire che c’è gente che dopo aver pubblicato integralmente un comunicato vi mette in calce anche la propria firma!

A sostegno delle nostre opinioni, vi proponiamo un passaggio del Codice Deontologico che il 'Corriere della Sera' obbliga i suoi giornalisti a rispettare e che potrete leggere integralmente a parte alla voce 'Deontologia'.

Sarebbe interessante apprendere come la pensano i nostri colleghi.

 

L'accuratezza si ottiene controllando i fatti e le fonti (che di regola devono essere citate), utilizzando più di una fonte salvo quando ciò sia impossibile, facendo una chiara ed esplicita distinzione fra fonti di prima e di seconda mano, evitando esagerazioni e montature.

"Il giornalista deve sempre porsi le domande: Come lo sai? Come puoi esserne certo? Dov'è la prova? Chi è la fonte? Come lo sa? Quali sono i suoi interessi? Qual è la documentazione a supporto?" (Gruppo Gannett, Usa Today).

L'uso di fonti anonime è l'eccezione, non la regola e deve essere giustificato in ogni caso: la legittima protezione di una fonte e il segreto professionale sono garanzie insostituibili, nel rispetto delle leggi, di ciascun giornalista. Il ricorso a 'fonti bene informate', allo 'osservatore', allo 'esperto', al 'diplomatico' talvolta è inevitabile. Ma non deve essere mai dovuto alla superficialità del lavoro d'inchiesta e alla mancanza d'impegno.

Quando si usa materiale tratto da altri giornali o altri media, come a esempio fonti tratte da Internet, se ne deve riconoscere la provenienza. Sintesi di dispacci d'agenzia saranno presentate come tali. Redattori e inviati non appongono la loro firma per esteso se non hanno aggiunto una informazione originale o un contributo interpretativo a quelle dei dispacci (salvo casi di pubblico dominio concordati con la direzione). La "buona scrittura" non basta per presentare come articolo proprio un pastone d'agenzie e ritagli. E' preferibile l'uso della sigla qualora si utilizzino più agenzie o fonti internet con un lavoro giornalistico di selezione. Va preferita, ove possibile, l'osservazione diretta di un fatto da parte del giornalista, la cui testimonianza deve avere priorità, dopo una verifica, sulle altre fonti di informazione.

Accuratezza significa anche titoli e sommari che corrispondono al contenuto dei fatti e dei dati contenuti negli articoli e non esagerano o riducono la portata della informazione.

Anno 3, n. 76
10 febbraio 2003

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