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FOGGIA, ITALIA Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani Da:
‘La Provincia’ di Cremona del 17-2-2003 Omicidio
a Casalmaggiore. Stanchi: ‘Non volevo farlo, ho sbagliato’. Riprendono
le ricerche dell’arma del delitto Decisa l’autopsia ma non ancora fissata la data - Il funerale si
terrà a Sacca di Colorno e la sepoltura nel
cimitero di Casalmaggiore - Oggi l’assassino sotto torchio Stamane interrogatorio in carcere per la convalida dell’arresto di
Davide Bazzani CASALMAGGIORE
— E’ fissata per le 9 e 30 di oggi l’udienza di convalida
dell’arresto di Salvatore Stanchi, il 33enne foggiano che venerdì
mattina ha sparato presso la concessionaria Casalauto di Casalmaggiore
colpendo a morte il titolare del salone, Giovanni Buttarelli, 61 anni, e
ferendo il contitolare, il figlio Cristian, 29 anni, ora ricoverato
all’ospedale Oglio Po. Stanchi sarà interrogato nel carcere di via
Ca’ del Ferro, dove si trova dal giorno dell’omicidio, dal Giudice per
le indagini preliminari Pierpaolo Belluzzi. Al colloquio, che potrà
chiarire ancor meglio la dinamica dei fatti e fornire riscontri agli
elementi oggettivi raccolti dagli inquirenti, sarà presente il legale del
foggiano, l’avvocato Laura Baroni. L’operaio residente a Gussola deve
rispondere dei reati di omicidio e tentato omicidio volontari, con
l’aggravante dei futili motivi, che gli vengono contestati dal pm Cinzia
Piccioni, titolare dell’inchiesta. Il
pugliese, che potrà comunque beneficiare delle attenuanti generiche
legate al fatto di essere incensurato. Ma la pena che il giovane rischia
è elevata. Stanchi è consapevole della gravità del suo gesto. Venerdì,
quando è stato avvicinato da due suoi cognati a Colorno, durante le
trattative per la sua costituzione alle quali ha dato un apporto
fondamentale via telefono cellulare un sottoufficiale dei carabinieri di
Casalmaggiore, piangeva, e ripeteva «Sono nelle vostre mani, non volevo
farlo. Ho sbagliato», come ha riferito Salvatore Curcetti, uno dei due
congiunti. Medesima consapevolezza ha mostrato con il suo legale, che
l’ha incontrato sabato mattina. Sempre oggi, dopo la pausa di ieri,
riprenderanno le ricerche dell’arma utilizzata da Stanchi, la
semiautomatica di calibro 6.35 di cui si sono perse le tracce. I
carabinieri delle compagnie di Casalmaggiore e Cremona, subito dopo
l’assassinio, hanno perlustrato ripetutamente, avvalendosi anche di un
metal detector, i lati della provinciale Bassa, tra Vicobellignano e
Gussola, dove Stanchi ha detto di aver gettato l’arma dal finestrino. Ma
le ricerche dell’arma, finora (di cui non si conosce ancora esattamente
la provenienza), sono rimaste senza esito. A vuoto anche una perquisizione
effettuata nel tardo pomeriggio di sabato dai carabinieri di Viadana
presso l’abitazione di un parente di Stanchi residente a Cicognara. In
tutta la zona resta fortissima l’impressione e la condanna per
l’accaduto, certo non usuale da queste parti. In attesa di ulteriori
sviluppi delle indagini, si è appreso che i funerali di Giovanni
Buttarelli si terranno a Sacca di Colorno, dove l’imprenditore abitava.
E pressoché certo che la salma verrà sottoposta ad autopsiam na non si
sa quando. Sicuramente Buttarelli sarà sepolto nel cimitero di
Casalmaggiore. La moglie di Stanchi, intanto, è ospite con i figli da una
sorella a Ponteterra. E intanto, oggi, l’altro figlio di Buttarelli,
Marco di 21 anni, riaprirà la Casalauto. Anche per rispettare la volontà
del padre, che non avrebbe mai voluto che l’attività si fermasse. ==== Da:
‘Gazzetta di Parma’ del 17-2-2003 «Non
sa spiegare quel gesto» Parla l'avvocato dell'omicida di Casalmaggiore: Stanchi è in stato
confusionale COLORNO
- Migliorano le condizioni di Christian Buttarelli, il trentenne rimasto
gravemente ferito durante l'aggressione di venerdì scorso a Casalmaggiore,
in cui perse la vita il padre Giovanni. Il
ragazzo fu colpito, in pieno addome, da un proiettile che finì la propria
corsa proprio vicinissimo alla spina dorsale. I medici non hanno ancora
sciolto la prognosi ma il giovane che non è più intubato, oggi si è
svegliato. Buttarelli, infatti, era tenuto in coma farmacologico a scopo
precauzionale. Solo oggi i medici decideranno se sciogliere la prognosi e
valuteranno se rimuovere o meno il proiettile che staziona molto vicino
alla spina dorsale, una zona estremamente delicata. Proprio questo aveva
fatto pensare, in un primo momento, ad un rischio paralisi. Regna
insomma un cauto ottimismo sulle condizioni di Buttarelli, il giovane che
secondo le prime ricostruzioni degli investigatori si è salvato solo
grazie all'eroico gesto del padre. Frapponendo il proprio corpo fra il
figlio e l'aggressore, Giovanni Buttarelli ha incassato tre colpi, calibro
635, sparati dalla semi-automatica impugnata dall'assassino Salvatore
Stanchi. Colpi
che gli sono stati fatali. Tra i tre era nato un diverbio sulle procedure
per il pagamento di una Volkswagen Golf usata che l'omicida aveva comprato
nell'autosalone di proprietà dei Buttarelli. Proprio nel cortile della
Casalauto è avvenuta la sparatoria. Se
c'è certezza sull'identità dello sparatore, reo confesso, immediatamente
arrestato, subito dopo l'omicidio (si è costituito nella caserma di
Colorno su consiglio del cognato Salvatore Curcetti), ben poco si sa
sull'arma del delitto. Intanto,
i Carabinieri di Casalmaggiore hanno sospeso le ricerche della pistola che
Stanchi aveva dichiarato di aver gettato in un fosso nella strada tra
Casalmaggiore e Gussola, comune dove lui risiede. Inoltre, nel tardo
pomeriggio di sabato, i militari dell'Arma avevano perquisito la casa di
un famigliare di Stanchi a Cicognara, senza però trovare nulla. Certo
è che Salvatore Stanchi, 33 anni, di originario di Foggia non risulta
essere titolare di porto d'armi, anche se, secondo alcune indiscrezioni,
pare che tenesse in casa, da qualche tempo, una pistola, per difesa
personale. Sulla questione dell'arma è silenzio anche da parte di Laura
Baroni, legale di Stanchi che abbiamo rintracciato al telefono. La Baroni,
avvocato assegnato d'ufficio e confermato proprio ieri dal giovane
foggiano ci ha riferito del primo incontro. «Ho
trovato una persona estremamente calma e consapevole di ciò che ha fatto.
Ha continuato a ripetere che è sempre stato una brava persona, un buon
padre di famiglia, incensurato e si rende perfettamente conto della
gravità del gesto compiuto». Rimane
però lo stato confusionale che non gli permette di fare luce sui motivi
che lo hanno portato a sparare i quattro colpi di pistola che hanno ferito
gravemente Christian Buttarelli e ucciso il padre Giovanni di 62 anni. «Su
questo non ha saputo rispondere - ha detto l'avvocato Baroni - proprio non
riusciva a spiegarsi il perché. Era veramente molto agitato». Anche il
legale di Stanchi ci ha confermato la versione secondo cui il giovane
avrebbe buttato l'arma, ma su come se la sia procurata un secco «no
comment». Oggi
intanto, a Cremona, alle 9.30, si svolgerà l'udienza di convalida
dell'arresto davanti al Gip Pier Paolo Belluzzi. Sono
stati anche definiti i capi d'imputazione: omicidio e tentato omicidio
volontario con l'aggravante dei futili motivi, e Salvatore Stanchi
rimarrà nel carcere di via Ca' del Ferro, a Cremona. Tatiana Cogo ==== Da:
‘La Provincia’ di Cremona del 17-2-2003 C’è
una parentela col 33enne omicida Nostro
servizio CASALMAGGIORE
— Sono visi conosciuti in città quelli di Antonio Delli Carri e Giosuè
Matera, i due giovani arrestati dalla sezione antirapine della Squadra
mobile di Parma con l’accusa di essere gli autori della rapina alla
filiale della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza avvenuta venerdì a
Mezzani, in provincia di Parma. Gli agenti hanno anche recuperato gran
parte dei 3.800 euro rubati dai due. Matera, 25 anni, è originario di
Cerignola e domiciliato a Casalmaggiore, senza fissa dimora, mentre Delli
Carri, 28 anni, di origine foggiana, pluripregiudicato per rapina a mano
armata (ha già scontato sei anni di carcere), è domiciliato a Cicognara,
frazione di Viadana, e secondo gli investigatori parmigiani entrambi —
spesso a Casalmaggiore, dove in parecchi li hanno notati —potrebbero far
parte di un’organizzazione malavitosa. Visti i confermati legami di
parentela e le comuni origini presenti con Salvatore Stanchi, l’omicida
di Giovanni Buttarelli, non è escluso che durante l’interrogatorio
previsto in carcere per oggi il Gip, magari su richiesta degli inquirenti,
possa tentare di capire meglio quale tipo di rapporti intercorressero tra
i vari personaggi. Va ricordato che Stanchi è incensurato. ==== Da:
‘La Stampa’ del 17-2-2003 A
MALAVITA INCASSA CINQUE MILIARDI Il
grande racket degli usurai. Alle vittime diciannove milioni La Sicilia ha presentato il maggior numero di richieste ROMA - SONO 160 mila i commercianti taglieggiati dal racket in
Italia. E 5 miliardi i soldi versati nelle casse della criminalità. Sono
le ultime cifre della Confesercenti per illustrare un fenomeno
esclusivamente italiano, che, come sottolinea Rino Monaco, Commissario
straordinario del governo per il coordinamento delle iniziative antiracket
e antiusura, «non trova riscontro in nessuno dei Paesi esteri, neanche in
quelli con i più elevati indici di criminalità». Anche per quel che
riguarda l´usura, la radiografia offerta dal «VI Rapporto SOS impresa»
stilato dalla Confesercenti è assai poco lusinghiera: sono circa 120 mila
gli operatori coinvolti in rapporti usurai per oltre 350 mila posizioni
debitorie di cui almeno ventimila con associazioni per delinquere. Il
tributo per i commercianti è superiore ai 9 miliardi. «Le persone a
rischio», è scritto nel documento presentato a fine 2002 «ammontano a
500 mila unità. La massa globale di danaro movimentata con gli interessi
è desumibile in più di 25 miliardi, gestiti da circa 25 mila strozzini
professionisti». Dal suo versante, il governo combatte questo fenomeno
con il lavoro del Commissario straordinario. E´ una lotta a tempi lunghi,
che per ora annovera i primi successi solo nell´organizzazione e nei
progetti elaborati. Ai commercianti si ricorda che è stato definito «il
principio della risarcibilità dell´estorsione strumentale all´usura».
Anche alcune decisioni di Tribunali amministrativi regionali e del
Consiglio di Stato hanno stabilito «l´obbligo di concedere una
elargizione alle vittime dell´usura, commisurata alle perdite del mancato
guadagno». La quantificazione del mancato guadagno - viene precisato nel
documento del Commissario - è uniformata «ancorando il relativo computo
a elementi oggettivi come la perdita dell´avviamento, il rapporto tra
utile e vendite nell´ultimo triennio, l´incidenza dei beni strumentali
danneggiati nella produzione del reddito d´impresa». Sempre dalla stessa
relazione si evince che «le somme complessivamente erogate» hanno
registrato nell´ultimo anno «un aumento del 115% per un totale di
19.414.461 euro» così suddivisi: quasi 11 milioni per estorsione, e gli
altri 8 milioni 424 mila per usura. Al 2001 erano pervenute 256 istanze
(117 di estorsione e 139 di usura). L´unica regione che non ha presentato
neanche un´istanza è la Valle d´Aosta. Quella che ne ha presentate di
più è la Sicilia (285 per estorsione, 133 per usura: 418 in totale),
seguita dal Lazio (45 per estorsione, 226 per usura: 271 in tutto) e dalla
Calabria (158 per estorsione e 77 usura, 235 in toale). Negli ultimi
tempi, si sottolinea come siano stati fatti grandi passi avanti nell´informatizzazione
degli uffici, per ottenere in tempi più rapidi e a livelli più ampi,
dati e conoscenze sul fenomeno da combattere. Inoltre, come informa ancora
la relazione del Commissario straordinario, «sono stati sottoscritti
protocolli d´intesa con la regione Puglia e le province di Roma, di
Salerno e di Catania che, a costo zero, si sono fatte carico di riprodurre
e distribuire materiale informativo fornito da questo Ufficio. Nelle
prossime settimane si stabilirà identica intesa anche con la provincia di
Crotone». Comunque la si rigiri, i risultati di questa battaglia sono
ancora in passivo. Sempre secondo la Confesercenti, il danno provocato ai
commercianti dal proliferare di racket, furti, rapine, truffe,
contrabbando e usura supera i 60 miliardi. La maggior parte del fenomeno
si riferisce al Sud e concerne il rapporto con le organizzazioni mafiose.
Ogni ora due milioni e trecentomila euro passano dalle mani dei titolari
di negozi a quelle dei mafiosi. Il racket è la piaga più grave. Non
c´è attività imprenditoriale, per esempio, nel territorio di Gela,
della Locride, dell´Agro-Aversano che non debba fare i conti con le
organizzazioni mafiose, anche se il «pizzo» è diffuso soprattutto nelle
città metropolitane del Sud: lo paga il 70% delle imprese di Reggio
Calabria; il 50% di quelle di Napoli; l´80% di quelle di Catania e
Palermo ed è esteso anche nell´hinterland pugliese (Brindisi, Lecce e
Foggia). In Sicilia sono vittime del racket 50 mila commercianti pari al
70% del totale; in Calabria 15 mila (50%); in Campania 40 mila (40%);
Puglia, 17 mila (30%); Basilicata, mille (10%); Lazio, 6 mila (10%);
Abruzzo, 2000 (10%). E al Nord (dove le denunce negli ultimi 8 anni sono
raddoppiate), 5000 in Lombardia (5%), duemila in Piemonte (5%, in calo
nell´ultimo anno) e 20 mila tra il Trevigiano e le Marche (6% del
totale). L´attività criminale in cui vengono reinvestiti i soldi del
racket riguarda quasi esclusivamente il traffico degli stupefacenti. r. cri. ==== Da:
‘La Nuova Sardegna’ di Sassari del 17-2-2003 TORRES
C1 Zitolo,
scuola juventina e piedi buoni (ang.). SASSARI.
Francesco Zitolo, piedi buoni di scuola juventina, ha debuttato con
un'ottima prova davanti al proprio pubblico. Dopo l'esordio in assoluto
due domeniche fa a Crotone, ieri il centrocampista di Cerignola si è
confermato alla grande contro l'Aquila, mettendo lo zampino in quasi tutte
le azioni rossoblù di maggior peso. Zitolo, che ha un paio di gettoni di
presenza in serie A col Piacenza, si è già integrato a meraviglia con i
nuovi compagni.
==== Da:
‘Il Centro’ di Pescara del 16-2-2003 VASTO
- SAN SALVO Evade
dagli arresti nella casa pugliese e
si costituisce nel carcere di Vasto p.c. VASTO.
Evade dagli arresti domiciliari e dopo tre giorni raggiunge il carcere di
Vasto a Punta Penna e si costituisce. Risultato, una nuova condanna da
scontare nel domicilio da cui era evaso. Protagonista
dell'insolita evasione, Berardo Di Lerna, 24 anni, residente a Cerignola. Di
Lerna che a nonostante la giovane età stava scontando nella sua casa di
Cerignola una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti e altri reati,
tre giorni fa all'improvviso è sparito. Quando
i carabinieri della cittadina pugliese hanno raggiunto il suo domicilio
per verificare l'osservanza del provvedimento di custodia domiciliare, non
hanno potuto far altro che denunciare l'evasione del giovane. Che cosa
abbia fatto per tre giorni Berardo, non si sa. Sta di fatto che dalla
Puglia, il giovane si è spostato verso nord. Di Lerna ha raggiunto Vasto
e venerdì si è presentato all'ingresso della casa circondariale di Torre
Sinello. Agli
agenti della polizia penitenziaria che gli chiedevano le generalità e i
motivi della visita ha risposto candidamente di volersi costituire. «Ho
preferito venire direttamente in carcere per dimostrare che era mia
intenzione costituirmi spontaneamente», ha spiegato il giovane al
difensore, l'avvocato Angela Pennetta. Non ha però spiegato né perché
era evaso, né per quale motivo avesse raggiunto proprio Vasto. Sta di
fatto che il ragazzo non sembrava per nulla dispiaciuto di trovarsi nel
carcere istoniense. Berardo Di Lerna è stato quindi portato in cella con
l'accusa di evasione, in attesa delle disposizioni della magistratura
vastese. Ieri
mattina il pregiudicato pugliese è comparso dinanzi ai giudici per la
convalida dell'arresto. Il
pubblico ministero Irene Scordamaglia ha chiesto la convalida dell'arresto
e la reclusione nel carcere di Vasto in attesa di giudizio. Sebbene
d'accordo sulla convalida il giudice per le udienze preliminari Paolo Di
Croce ha invece ritenuto sufficienti gli arresti domiciliari, (tenendo
conto proprio del fatto che l'imputato si era costituito spontaneamente),
disponendo l'immediata traduzione del giovane nuovamente nella sua casa a
Cerignola. ==== Da:
‘il Resto del Carlino’ di Bologna del 16-2-2003 Parma
/ Si dividono il bottino dopo la rapina La
polizia li aspetta a casa e li arresta PARMA
— Avevano rapinato poche ore prima la filiale della Cassa di risparmio
di Parma e Piacenza di Mezzani (Parma) e si erano già spartiti il
bottino, ma quando si sono ritrovati nella casa della sorella di uno dei
due c' erano ad attenderli gli agenti , che li hanno arrestati. Loro,
sorpresi per la rapidità, non hanno opposto resistenza e si sono
complimentati con gli agenti. Antonio Delli Carri, 28 anni, foggiano
residente nel mantovano, e Giosuè Matera, 25 anni, anch' egli foggiano di
Cerignola ma con frequentazioni a Casalmaggiore, entrambi con numerosi
precedenti per rapina, sono stati arrestati e accusati di essere gli
autori della rapina compiuta a Mezzani, che aveva fruttato 3.800
euro.Quando i rapinatori, dopo essersi cambiati e spartito il bottino si
sono ritrovati dalla sorella di Delli Carri, nella sua abitazione di
Colorno, sono stati ammanettati. Ora sono rinchiusi nel carcere di Parma. ==== Da:
‘Il Mattino’ di Napoli del 15-2-2003 IL
CONVOGLIO 816 DERAGLIÒ IN STAZIONE. PROVENIVA DA FOGGIA 50
anni fa la grave sciagura La tragedia del treno il 15 febbraio del 1953: ventitré i morti In
quella tragica mattina del 15 febbraio del 1953 avvenne il più grave
disastro ferroviario che ha colpito da sempre la provincia sannita. E
oggi, giusto nel cinquantesimo anniversario di quell’avvenimento che ha
segnato l’esistenza di tantissime persone e ne ha stroncato altrettante,
si è voluto ricordare quel tragico evento. La
tragedia avvenne all’interno della stazione centrale. Erano da poco
trascorse le quattro e trenta. Era in arrivo il treno numerso 816
proveniente dalla stazione ferroviaria di Foggia. Il convoglio era entrato
già in stazione, forse a velocità troppo sostenuta, quando avvenne il
disastro. Certo è che deragliò. Uscì dai binari e si ribaltò
completamente. Nonostante
gli immediati soccorsi prestati da ferrovieri, vigili del fuoco, forze
dell’ordine, volontari, alla fine si contarono ventitre vittime.
Settantottoi furono, invece, i feriti che furono ricoverati all’ospedale
Fatebenefratelli e al «gaetano Rummo». I
corpi delle vittime furono adagiati proprio nella biglietteria della
stazione e pietosamente coperti con lenzioni bianchi in attesa di essere
riconosciuti dai loro parenti. Fu un’operazione certamente non breve,
considerando che provenivano da ogni parte d’Italia. Proprio
per ricordare quella tragica mattina di cinquant’anni fa, è stato
costituito un apposito comitato, mentre le ricerche sono state effettuate
da alunni delle scuole medie inferiori. Inoltre per commemorare quelle
vittime innocenti, martedì 18 sarà anche celebrata una messa nella
chiesa parrocchiale di Santa Maria di Costantinopoli. Ad officiarla, sarà
lo stesso parroco, don Pompilio Cristino. mi.de.n. ==== Da:
'Messaggero Veneto' di Udine del 15-2-2003 Era
a Pordenone dal 1998. La nomina del sostituto sarà ufficializzata entro
la prossima settimana Il
prefetto Labia trasferito a Treviso Il consiglio dei ministri ha effettuato ieri un giro di poltrone Prossimo
cambio al vertice della Prefettura di Pordenone. L’attuale prefetto
Natale Labia è stato destinato alla sede di Treviso. Il trasferimento si
inserisce in un più ampio “giro” di poltrone deciso ieri dal
consiglio dei ministri su proposta del responsabile del Viminale, Giuseppe
Pisanu. Natale
Labia, 63 anni, s’era insediato alla prefettura di Pordenone nel luglio
del 1998, proveniente da altre esperienze, anche di particolare
importanza, in seno alla struttura pubblica: tra le altre cose è stato
viceprefetto a Udine. A Pordenone è subentrato a Maurizio Di Pasquale,
assegnato alla sede di Siena. Nativo
di Cerignola in provincia di Foggia, Natale Labia è giunto per la prima
volta in Friuli nell’ottobre ’68. Qui si è sposato, ha avuto tre
figlie (delle quali una magistrato) ed ha sempre mantenuto la residenza,
nonostante i numerosi incarichi rivestiti anche lontano da Udine. È stato
tre anni a Napoli, viceprefetto dirigente all’Alto commissario per la
lotta alla delinquenza mafiosa. Quindi ha trascorso alcuni mesi a Gorizia
e sette a Roma, alla presidenza del consiglio dei ministri. Lunga la serie
di incarichi come commissario di governo nelle amministrazioni locali, tra
le quali i Comuni di Buia, Manzano, Tricesimo e Maiano. Quest’ultima è
stata per Labia «l’esperienza più esaltante – ricorda sempre con
piacere – quella per la quale vado più fiero». «Era il 1980 ed il
Friuli si trovava alla prese con la difficile opera di ricostruzione dopo
il terremoto. É stato, un grande impegno, non lo nego, ma ricco di
particolari soddisfazioni». La nomina a Pordenone è la prima con la
carica di prefetto. Particolare curioso: l’insediamento nel capoluogo
del Friuli Occidentale era avvenuto il 13 luglio, giorno del suo
compleanno nonchè della laurea in giurisprudenza conseguita
all’università di Bari. Nel
mandato pordenonese Natale Labia s’è confrontato con varie
problematiche. Un anno dopo l’arrivo nel capoluogo provinciale ha dovuto
affrontare lo spinoso capitolo della sicurezza del territorio, divenuto
una priorità dopo l’apertura delle ostilità in Kosovo, con la base di
Aviano impegnata in prima persona nelle missioni di attacco aereo. Altro
problema spinoso l’incremento della criminalità in provincia,
contrastato con un aumento delle attività di vigilanza da parte delle
forze dell’ordine. Non sono stati anni complessivamente facili. In
eredità al sostituto (che verrà nominato la prossima settimana) non ci
sono solo problemi: il prefetto uscente ha recentemente sottoscritto
l’accordo che sancisce la destinazione della Prefettura nell’ex
Birreria, risolvendo un contenzioso durato anni. ==== Da:
'Corriere della Sera' di Milano del 15-2-2003 LOMBARDIA «Mai
stato violento, forse era in ansia per la salute della bimba» DAL
NOSTRO INVIATO CASALMAGGIORE
(Cremona) - Salvatore Stanchi, l’operaio che ha ucciso Giovanni
Buttarelli, il titolare della concessionaria, e ferito gravemente il
figlio, non ha precedenti penali di alcun tipo. E’ arrivato a Gussola,
nella campagna cremonese, a due passi dal Po, da Foggia. In paese aveva
trovato lavoro ed aveva messo su famiglia. Lavorava
come artigiano in una delle tante piccole aziende della zona e in queste
piccole aziende e a Gussola, nella sede della cooperativa dove la gente si
raduna per chiacchierare e bere un bicchiere di vino, ne parlano tutti
come di un uomo tranquillo, senza grilli per la testa. «Un
lavorarore, come lo siamo tutti», dicono i colleghi dell’azienda dove
Stanchi lavorava. «Uno che andava d’accordo con tutti, che non ha mai
avuto comportamenti violenti», aggiungono. «Forse
- tenta di spiegare uno di loro - aveva qualche problema per la salute
della bambina, sua figlia. So che ieri doveva andare a Colorno per farla
visitare in ospedale. Chissà cosa gli ha preso». E
la macchina, quella Golf nera appena comprata? «Certo, con la busta paga
che si ritrovava e con la famiglia numerosa che doveva mantenere,
l’abbiamo trovato un acquisto un po’ sproporzionato. Ma da qui a
sparare....», dicono alla cooperativa. Al
supermerato che si trova vicino alla sede della concessionaria le commesse
non commentano, sono ancora sotto choc per quanto è avvenuto. Al bar
Posta, di fronte all’autosalone, tutti ricordano la vittima, Giovanni
Buttarelli, e suo figlio Christian. «Non sono di Casalmaggiore - racconta
la barista - abitano a Sacchetta di Colorno, in una cascina. Persone per
bene, ogni mattina attraversavano la strada per prendere un caffè,
salutavano e via, di nuovo al lavoro». C’è
preoccupazione per le condizioni di Christian: «Speriamo che se la cavi,
si è sposato la scorsa estate». Maurizio Marezza, il ragioniere che si
occupava dei conti dell’autosalone, non si dà pace e non riesce a
trovare una spiegazione a quello che è successo. «Salvatore Stanchi -
dice - era un nostro cliente e non ci ha mai dato problemi con i
pagamenti». All’ingresso
della concessionaria i parenti di Buttarelli hanno messo un cartello.
Sopra c’è scritto «Chiuso per rapina. Riapriremo il più presto
possibile». P. Pac. ==== Da:
‘il Resto del Carlino’ del 14-2-2003 Reggio
Emilia In
cella per la droga Due
restano in carcere, il terzo dovrà scontare sei mesi di arresti
domiciliari. Il giudice Cristina Bellentani ha usato la mano pesante -
anche se il rito abbreviato ha calmierato la pena - nel giudicare i tre
uomini arrestati martedì scorso dai carabinieri della caserma del centro
storico con l'accusa di spaccio di droga. Sei mesi di reclusione quindi
per Renato Alfieri, 33 anni, napoletano, difeso dall'avvocato Liborio
Cataliotti, e sei mesi per Domenico Mastromatteo, 33 anni, originario di
Foggia, ma abitante a Vezzano, difeso dall'avvocato Alessandro Nizzoli.
Alfieri, che non ha parenti a Reggio, è stato rimandato in carcere,
mentre Mastromatteo (che aveva i dieci grammi di hashish sequestrati)
torna a casa. Cinque mesi e 10 giorni di reclusione invece per il
sedicente algerino Ben Saleme Ben Mohamed Kalde, 33 anni, clandestino
senza fissa dimora, difeso dall'avvocato Daniela Granato: era stato
arrestato con due dosi di cocaina ai giardini. ==== Da:
‘Il Gazzettino’ di Venezia del 14-2-2003 In
un incontro sulla zona industriale pugliese è stata comunicata l’abolizione
del vincolo ambientale Manfredonia,
spiragli di ottimismo Levada (Giò Style 12): «Un passo avanti per lo sviluppo». Tavolo permanente per le infrastrutture Treviso
- Spiragli di ottimismo per la situazione a Manfredonia. Dopo la severa
lettera-denuncia di Unindustria Treviso, c'è stato un incontro ad ampio
raggio l'altro ieri nella Capitanata. E qualche novità è stata
comunicata. «L'abolizione
del vincolo ambientale costituisce un vero passo avanti per lo sviluppo
dell'industria a Manfredonia, una prospettiva decisamente diversa dalla
realtà attuale». Ha commentato così Renato Levada, presidente di una
delle industrie sorte a Manfredonia, la comunicazione dell'Associazione
degli Industriali di Foggia sul superamento del vincolo ambientale che
avrebbe impedito fino a oggi, almeno sotto l'aspetto legale, la
realizzazione delle infrastrutture necessarie allo sviluppo dell'industria
sorta sul luogo. «Ora infatti le cose possono finalmente procedere
-prosegue Levada- ovviamente seguendo l'iter burocratico per la gara
d'appalto e l'assegnazione dei lavori, ma a questo punto contiamo che
tutto sia fatto nel più breve tempo possibile». Anche se più che una
speranza, all'ultima riunione alla quale hanno partecipato oltre
all'associazione industriali di Foggia, alcuni imprenditori veneti e i
sindacati, quello di sveltire i tempi seguendo passo dopo passo
l'evolversi della trafila amministrativa sembra essere stato una vero e
proprio obiettivo da perseguire con la massima determinazione. «Per
questo è stato creato un tavolo permanente per non perdere nemmeno un
minuto, e attivarsi affinché provvisoriamente vengano realizzate almeno
quelle strade asfaltate indispensabili a garantire una discreta
circolazione ai veicoli, ma che andranno davvero a vantaggio di tutti». L'impegno
a questo punto sembra essere dunque quello di assicurare una serie di
riunioni ravvicinate tra le parti interessate. «Ma in ogni caso siamo in
parte già soddisfatti -prosegue Levada- perché la lettera aperta
probabilmente qualche effetto positivo l'ha avuto, e ora bisogna essere
ancor più ottimisti e avere fiducia nella prossima realizzazione dei
lavori». L'industria fondata da Levada a Manfredonia, la Giò Style 12,
ha anche ospitato l'inaugurazione dell'area lo scorso anno alla presenza
del presidente Berlusconi. È una di quelle che più hanno sopportato
problemi connessi con la mancanza di dotazioni infrastrutturali, come la
deficienza della rete elettrica che ha fatto sì che per un lungo periodo
si verificassero cadute di corrente, con interruzioni del lavoro e
formazione di scarti di produzione. Levada denunciò la situazione un anno
dopo che era stato affisso un cartello che indicava l'avvio dei lavori per
la realizzazione delle opere finanziate senza che si vedesse l'ombra di un
operaio. Federico Contessotto ==== Da:
‘il Nuovo.it’ del 12-2-2003 Uccisa
per strada, un uomo si costituisce Un 51enne di origine serba si è presentato in questura. E' il compagno
della donna, 40 anni circa,infermiera, uccisa stamane. La polizia gli dava la
caccia. MILANO
- Un delitto passionale, una lite per amore: ed è finita
così, all'alba di oggi, la vita di
Olimpia Arnaldino, infermiera quarantenne in una clinica per
anziani. Erano le 7 e 25 e lei passeggiava nel quartiere Loenteggio,
quando l'amante l'ha bloccata e l'ha accoltellata. La donna, originaria di
San Severo in provincia di Foggia, abitava a Milano insieme alla figlia di
due anni e mezzo. Lui
è il fidanzato serbo, si chiama Nazmi Bullici, undici anni di più.
L'uomo si è costituito nel pomeriggio in compagnia del suo avvocato, ma
probabilmente sapeva che gli investigatori gli stavano alle calcagne:
diversi testimoni avevano detto di aver visto la donna in una accesa
discussione con un uomo dall'accento straniero.
La perquisizione nell'armadietto dell'ospedale geriatrico dove
lavorava ha dato peso alle prime ricostruzioni dei fatti: sono stati
trovati biglietti e fotografie. A
scatenare la follia di Bullici, sembra essere stata la scelta della donna
di non avere più la relazione con lui. Così, questa mattina l'ha
aspettata all'uscita della stazione della metropolitana Bande Nere con un
coltello in tasca. Il delitto è avvenuto- secondo le ricostruzioni - in
pochi secondi : l'assassino ha estratto un coltello da cucina e l'ha
colpita tre volte al torace e una volta al collo. La violenza dei colpi ha
piegato la lama trovata a pochi passi dal cadavere, all'incrocio tra via
Bartolomeo d'Alviano e via Giovanni dalle Bande Nere. La
vittima, d opo la separazione
dal marito, Antonio G., carrozziere di 43 anni, aveva trovato ospitalità
in un centro per donne maltrattate a Cusano Milanino. Una sistemazione
provvisoria che non aveva niente a che fare con la separazione. Il marito,
infatti, aveva ottenuto l'affidamento delle altre due figlie, di 12 e 17
anni, e non era mai stato violento. Per
questo motivo gli investigatori della Squadra Mobile avevano da subito
dubitato di un coinvolgimento del marito e avevano immediatamente cercato
di fare luce sulla vita privata dalla donna e su eventuali relazioni. (12 Febbraio 2003, ore 9:00, ultimo aggiornamento alle 18.15) ==== Da:
‘Liberazione’ del 12-2-2003 Foggia,
difese immigrati: punito ispettore di polizia E'
stato rimosso dal questore di Foggia l'ispettore di polizia e segretario
provinciale del Silp-Cgil, Michele Pellegrino. Motivo ufficiale è la
fuga, il 21 gennaio scorso, di 31 cingalesi dal campo profughi di Borgo
Mezzanone. Ma il sindacato ritiene invece che si tratti di una punizione
per le critiche espresse da Pellegrino all'"Unità" a una
ordinanza del questore che obbligava polizia e carabinieri a svegliare e
contare ogni sei ore gli stranieri reclusi nel Centro. La Silp-Cgil -
convinta che l'ispettore sia stato punito «per aver difeso i diritti
degli immigrati» - ha deciso di scrivere al Capo dello Stato. Il
segretario generale del sindacato Claudio Giardullo parla di
«un'iniziativa la cui portata intimidatoria va accertata con
attenzione», chiede al ministro dell'Interno «una verifica della
situazione venutasi a creare a Foggia» e ricorda che compito della
polizia è anche «la tutela dei diritti umani degli stranieri». ==== Da:
‘Liberazione’ del 12-2-2003 Su
tutti i muri Caro
Sandro, sono uno studente universitario lettore appassionato lettore di
"Liberazione", unica voce, oggi e da sempre, fuori da un coro di
uniformi conformismi e falsi moralismi. Ti scrivo perché spero che tu
aiuti noi studenti del Kollettivo di Lettere di Foggia, con l'aiuto del
tuo giornale, a diffondere un'iniziativa che abbiamo intrapreso. Infatti
noi abbiamo cosparso i muri della Facoltà con immagini della Guernica di
Picasso che finanche all'Onu temono di far vedere. Allora uniamoci tutti e
dimostriamo di non essere servi né di Berlusconi, né tantomeno degli
States. Non sarà tanto, ma almeno è un passo e tanti piccoli passi
insieme fanno un pellegrinaggio... Piero Ferrante Foggia ==== Da:
‘La Nazione/Umbria’ del 12-2-2003 Umbria
/ Vendono viaggi da sogno in posti meravigliosi Poi
scappano con un consistente bottino FOLIGNO
— Proponevano pacchetti viaggio a prezzi concorrenziali, presentandosi
agli incauti acquirenti come sedicenti rappresentanti di una società
fantasma, dal ridondante nome anglofono. Avevano già piazzato la bellezza
di 900 certificati di vacanze soggiorno risultati poi inutilizzabili dai
clienti che li avevano ingenuamente acquistati. I due, dopo aver intascato
quaranta milioni buoni, se la sono data a gambe, sparendo dalla
circolazione. E lasciando i gabbati con un palmo di naso e un buco nel
conto corrente. I due venditori porta a porta, entrambi pugliesi, avevano
organizzato la truffa nei minimi particolari, fornendo perfino le
referenze bancarie dell'inesistente ditta che rappresentavano. E,
siccome almeno di fantasia sembra fossero dotati, avevano anche proposto
di subappaltare la vendita, creando una sorta di catena di Sant'Antonio di
acquisti-vendite. A cadere nella trappola dei due falsi agenti turistici i
titolari di una locale casa discografica che avevano creduto di fare
l'affare, acquistando i pacchetti viaggio, ad un prezzo decisamente
conveniente, tanto per sè quanto per i propri clienti. Anche un terzo
soggetto, indotto ad acquistare il pacchetto vacanza, sarebbe stato
vittima della truffa e parte lesa,
difesa dagli avvocati Carlo Beltrambini e Michele Morini. Avverso i due
falsi promotori, autori del raggiro, è stata sporta immediata denuncia e
avviato relativo procedimento giudiziario per truffa. I due imputati,
difesi dall'avvocato Giuseppe Salerno del Foro di Foggia, nell'udienza di
ieri, davanti al giudice Giangamboni, sono risultati contumaci. L'udienza,
svoltasi nella sezione distaccata di Foligno del Tribunale di Perugia, è
stata rinviata al 6 maggio. di Alessandra Cristofani ==== Da:
‘il Resto del Carlino’ di Bologna del 12-2-2003 Bologna Ci
sono tracce di teatro d'autore là nella Bassa Le
storie e le esperienze di lavoro dei braccianti del Tavoliere delle Puglie
e quelli delle mondine della Bassa bolognese. Due mondi molto lontani tra
loro, ma molto presenti nella realtà contadina italiana degli anni
'50-'60, saranno il filo conduttore dello spettacolo teatrale 'Braccianti,
la memoria che resta' che in prima nazionale sarà messo in scena il 2
marzo (ore 21,15) nel teatro comunale di Argelato. Realizzato dalla
compagnia Armamaxa, assieme al progetto di mostre, pubblicazioni e sito
internet che lo accompagna, è l'evento speciale della settima edizione
della rassegna 'Tracce di teatro d'autore' che da sabato prossimo e fino
all'8 maggio si svolgerà nei teatri di Pieve di Cento, Castello d'Argile,
Bentivoglio, Argelato e San Pietro in Casale. Il progetto 'Braccianti' è
stato realizzato dalle Province di Foggia e Bologna e nel pomeriggio del 2
marzo sarà presentato a Villa Smeraldi, al Museo della civiltà contadina
di San Marino di Bentivoglio. Curato
da Federico Toni e realizzato con il contributo dell'assessorato
provinciale alla Cultura, il cartellone di 'Tracce' prevede nove
spettacoli per il pubblico adulto e sette mattinate per le scuole. Il 23
febbraio al Comunale di Argelato va in scena 'Un bacio... un bacio
ancor... un altro bacio...' del Teatro delle Briciole. Il
9 marzo nella Sala dei Camini del Castello di Bentivoglio sipario su 'Nati
in casa' del Teatro club di Udine. Il Pandemonium Teatro, invece, il 21
marzo presenta nella sala polivalente di Castello d'Argile 'Voci
d'albero'. Appuntamento, quindi, il 30 marzo con 'Otello' della compagnia
Gank al PalaCavicchi di Pieve di Cento. E poi con 'I magnifici quattro' al
teatro Italia di San Pietro in Casale (il 10 aprile), 'Toni' al Comunale
di Argelato (il 13) e 'A come Srebrenica' nel Castello di Bentivoglio (il
27). Chiude la rassegna 'Fabbrica' di Ascanio Celestini, l'8 maggio al
teatro Italia di San Pietro. Nicodemo
Mele ==== Da:
‘Il Tempo’ di Roma del 12-2-2003 Vanno
di moda le officine politiche Laboratori romani del Polo per bilanciare quelli milanesi di Tremonti e
Bossi di
FABIO TORRIERO LA
PRESENZA di Pinuccio Tatarella, «la correttezza bipolare fatta persona»,
secondo Massimo D'Alema, il regista della strategia "andare oltre il
Polo" (prima della sua morte sostenne la necessità di costituire un
unico Partito democratico di centro-destra per rispondere al Partito
democratico della sinistra), continua a farsi sentire. L'idea
"elastica" di un «governo scelto dal popolo», è infatti di
Tatarella, il "ministro dell'Armonia" per il "nemico"
Eugenio Scalfari. Un'idea che già cinque anni fa consentiva alla destra,
fan storica del presidenzialismo, di oscillare comodamente tra l'ipotesi
francese (il capo dello Stato-capo dell'esecutivo eletto dal popolo) e il
premierato (il capo del governo eletto dal popolo). Fini,
noto tattico, richiamandosi alla formula tatarelliana, supportato da
Giuliano Amato (ex presidenzialista craxiano), è tornato ad ispirarsi «pragmaticamente»
al "maestro", avvicinandosi notevolmente alle posizioni di
Fisichella, soltanto qualche mese fa in rotta di collisione con via della
Scrofa. D'altra
parte, Fini, nell'anno annunciato delle riforme della Cdl, ha sul tavolo
parecchie gatte da pelare. Deve ammorbidire i malumori dei suoi a
proposito dell'incombente devolution leghista (basti pensare alla lettera
di "normalizzazione ideologica" scritta ai deputati e senatori
del partito), e sono al vaglio parlamentare la "proposta Nania"
(sul semipresidenzialismo), il cancellierato alla tedesca (proposta
Salvi-Mancino) e il premierato (proposta Galan). Proposte destinate ad
incendiare il futuro dibattito sulle riforme. Il
"governo scelto dal popolo" (un anticipo Fini lo aveva esternato
ai primi di gennaio 2003) ha il pregio di non perdere il contatto con le
reiterate dichiarazioni presidenzialiste di Silvio Berlusconi (del 20
luglio e del 20 dicembre dello scorso anno) e di Umberto Bossi (in cambio
del via libera sulla devolution), e di trovare utili sponde "premieriste"
sia interne alla Casa delle Libertà (l'Udc), sia esterne (la Margherita,
l'Udeur, un settore dei Ds). Non
è nemmeno un caso che la conferma delle tesi tatarelliane sia avvenuta
dal pulpito del neonato laboratorio "Punto Italia", think-tank
del centro-destra presieduto dall'attuale presidente dei deputati di An,
Ignazio La Russa, e che vede come soci fondatori Claudio Scajola di Fi,
Giancarlo Giorgetti della Lega e Sergio D'Antoni dell'Udc. Evidentemente
le due "Officine" (quella milanese e quella romana), col
ministro azzurro Giulio Tremonti, il capo della Lega Umberto Bossi, il
forzista Aldo Brancher, Francesco D'Onofrio dell'Udc, Giuseppe Valditara e
Carmelo Briguglio di An, al lavoro da mesi per conciliare federalismo e
presidenzialismo, non bastano più. Occorre replicare in modo più
efficiente e professionale alle Fondazioni della sinistra (Italiani-Europei
del duo D'Alema-Amato e la Giuseppe Di Vittorio di Sergio Cofferati). An,
ad esempio, si è buttata con decisione su questo terreno, imitando i più
esperti partner forzisti (le blasonate Fondazioni "Ideazione" di
Mennitti, "Free" di Brunetta e "Areteia" di Marzano).
Dopo l'"Osservatorio Parlamentare" guidato dal viceministro
Adolfo Urso, si sono aggiunte "Laboratorio Italia" del ministro
Gianni Alemanno e "Nazione-Nazioni" di Francesco Storace e
Carmelo Briguglio. Il
ruolo delle Fondazioni all'americana per la formazione della classe
dirigente, finita l'era delle scuole di partito (le varie Frattocchie) era
un pallino di Tatarella. Lui avrebbe gradito per la destra (sorpresa) il
nome del sindacalista conterraneo di Cerignola, Giuseppe Di Vittorio.
«Era un grande italiano», ebbe modo di dire, organizzando un contestato
convegno in Puglia in suo onore. ==== Da:
‘Gazzetta di Reggio’ Emilia del 12-2-2003 Renato
Alfieri Spartizione
dello spaccio ai giardini Tre
arresti fra italiani e nordafricani g.g. «Non
comprate droga ai giardini dagli extracomunitari, la nostra è di qualità
migliore». E' quanto hanno detto due spacciatori italiani ai carabinieri
in borghese, ai quali volevano vendere hascisc sotto l'isolato San Rocco,
di fronte al parco del Popolo. I due sono stati bloccati dai militari
nella caserma di corso Cairoli e arrestati per detenzione ai fini di
spaccio di sostanze stupefacenti. L'operazione
antidroga, condotta dai carabinieri della stazione principale di Reggio
nel tardo pomeriggio di lunedì, ha portato anche all'arresto di un
algerino che, al contrario, stava spacciando cocaina all'interno dei
giardini pubblici. Il
blitz, che ha permesso di arrestare tre persone e di sequestrare dieci
grammi di hascisc e un grammo e mezzo di cocaina, ha messo in luce una
vera e propria suddivisione del territorio fra spacciatori italiani e
pusher extracomunitari. Il mercato illecito all'interno dei giardini
sarebbe in mano alle bande di stranieri, spesso in lotta per conquistare
le posizioni migliori, mentre gli italiani occuperebbero le zone
limitrofe. La
concorrenza è agguerrita e gli spacciatori non risparmiano «colpi
bassi», denigrando la merce degli altri venditori di droga e proponendo
prezzi differenti. Un
ruolo decisivo, in questa operazione antidroga, l'hanno recitato i
cittadini: oltre a segnalare per l'ennesima volta la presenza di
spacciatori ai giardini pubblici, parlando con il carabiniere di quartiere
hanno riferito di una fiorente attività di smercio della droga nella zona
dell'Isolato San Rocco. In
particolare, il 33enne Renato Alfieri, nato a Napoli ma residente a
Reggio, e il 33enne Domenico Mastromatteo, nato a Foggia e residente a
Vezzano, si erano piazzati vicino alla fermata dell'autobus, dove
contattavano i possibili acquirenti. Quando
si sono accorti che due delle persone contattate in realtà erano
carabinieri in borghese, Mastromatteo ha cercato di disfarsi della droga
gettandola a terra. I
militari, però, se ne sono accorti e l'hanno recuperata: si trattava di
dieci grammi di hascisc, suddivisi in varie stecche pronte a essere
vendute. Poco
prima, all'interno del parco del Popolo, i carabinieri avevano arrestato
l'algerino di 31 anni Ben Mohamed Ben Saleme Kalde, entrato in Italia in
modo clandestino, sorpreso in flagranza di reato dai militari in borghese
mentre vendeva due dosi di cocaina. ==== Da:
‘La Città’ di Salerno del 12-2-2003 Calunnia
e furto, avviso di garanzia per Aliberti Blitz del Gico: perquisizioni nella sua abitazione, all'Agria e nella sede della Salernitana -
BUFERA GRANATA di
Marco Salvatore La
sede della società, al civico 215 di corso Garibaldi, l'abitazione e
l'azienda di San Giuseppe Vesuviano del presidente della Salernitana,
Aniello Aliberti, perquisite dai militari del Gico del comando nucleo
regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza, su ordine dal
procuratore di Nola Adolfo Izzo e del suo aggiunto Francesco Greco La
risposta, scattata a distanza di poco meno di quattro mesi, al blitz che
lo scorso 22 ottobre portò le fiamme gialle a cercare conferme alle
accuse di estorsione mosse dal patron granata, nella sede dell'Avellino, a
Roma e San Giuseppe Vesuviano. Ma quella volta in uffici e residenze nella
disponibilità di Pasquale Casillo. Che era stato accusato anche di aver
estorto una somma di denaro ad Aliberti per aggiudicarsi il controllo del
pacchetto societario dell'Avellino Calcio attraverso degli assegni di cui
era venuto in possesso. I finanzieri, che hanno anche acquisito presso una
società fiduciaria di Roma «documentazione riferibile alla
disponibilità del pacchetto di maggioranza della Salernitana Calcio» -
come è stato precisato in una nota dallo stesso gruppo investigativo di
criminalità organizzata -, hanno spiegato che le perquisizioni sono
«finalizzate a chiarire se Casillo sia stato, o meno, socio di Aliberti
nella conduzione della società calcistica». Al momento il numero uno
della Salernitana è indagato per calunnia, proprio in relazione alle
accuse di estorsione mosse nei confronti dell'ex re del grano, e furto.
Sono, infatti, in corso accertamenti per capire se Aliberti abbia
sottratto il blocchetto d'assegni del suo autista personale. Quello che
era stato utilizzato per versare una somma vicina ai nove miliardi delle
vecchie lire a Casillo, titoli che l'ex presidente del Foggia non avrebbe
mai potuto incassare perché, poco dopo, il patron dell'Agria aveva fatto
denunciare al suo dipendente lo smarrimento del carnet e accusato Casillo
di estorsione. Ma tutta la vicenda ruota sempre intorno alla titolarità
del pacchetto di maggioranza della Salernitana, visto che il legale
dell'imprenditore cerealicolo, l'avvocato Ettore Stravino, aveva
presentato alla procura di Nola un ampio dossier «nel quale sono
contenute le prove delle accuse senza fondamento di Aliberti». Ieri il
legale ha precisato che «Casillo è sempre stato il proprietario della
Salernitana e i magistrati, dopo aver ricevuto da noi le scritture che
confermano l'esistenza di un patto societario tra i due, hanno dovuto
soltanto incrociare dei documenti prima di capire che l'iniziativa di
Aliberti era immotivata». Il numero uno della società granata si trovava
a Milano nelle ore in cui scattavano le perquisizioni, impegnato nelle
riunioni del consiglio di Lega, ed è ripartito subito per San Giuseppe
Vesuviano dove, ieri sera, ha incontrato nella sede dell'Agria i suoi
legali di fiducia, Trofino e Del Grosso. Un summit che si è protratto
fino a notte per studiare le contromosse all'iniziativa del Gico. I
finanzieri hanno raccolto centinaia di documenti, definiti molto
interessanti ai fini dell'indagine in corso, che sarebbero riconducibili a
tre società che fanno capo al presidente Aliberti. Con l'obiettivo di
vederci finalmente chiaro nell'intricato meccanismo di scatole cinesi che
rende difficile decifrare la proprietà del club granata. Nelle prossime
ore Pasquale Casillo potrebbe essere riascoltato dai magistrati della
Procura di Nola. ==== Da:
‘Corriere delle Alpi' di Belluno dell'11-2-2003 BELLUNO IN TRIBUNALE Truffa
all'Eucar: assolto BELLUNO.
Assolto dall'accusa di truffa ai danni dell'Eucar di Belluno: questo il
verdetto per Dino D'Angelo, 42enne di Foggia, accusato di aver pagato con
assegni scoperti alcune auto e dei telefonini cellulari prenotati alla
concessionaria bellunese. Ieri in aula, davanti al giudice Antonella
Coniglio, gli ultimi atti del processo che avevano già visto uscire di
scena, con identico verdetto liberatorio, un altro imputato in concorso,
Teodosio Pafundi, giovane foggiano anche lui che era estraneo ai fatti. La
storia data 8 e 11 maggio 1998, giorni in cui D'Angelo si recò in
concessionaria per valutare l'acquisto di una serie di automobili. D'Angelo
si rivolse all'Eucar in due occasioni, la prima per verificare la
disponibilità, la seconda per maturare l'aquisto di cinque primi veicoli. In
tutto però ne aveva «ordinati» una quindicina e pare abbia trattato
l'acquisto per un importo di 120 milioni di vecchie lire. Un importo per
il quale firmò assegni che però risultarono non coperti nel conto
corrente indicato: il concessionario, parte offesa al processo, non
riuscì a incassarli. Ieri
il giudice ha assolto l'imputato e il processo s'è chiuso. Il
pubblico ministero Andrea Pin aveva invece chiesto la condanna
dell'imputato per quel reato: sette mesi di reclusione, la pena domandata,
oltre al pagamento di una multa di 200 euro. ==== Da:
www.ilnuovo.it del 10-2-2003 Genova,
G8: prima condanna Un
giovane no global, M.V. di 25 anni, originario di Foggia, è stato
condannato con rito abbreviato dal gup a 9 mesi di reclusione per
resistenza e lesioni ad un carabiniereGENOVA - Prima condanna oggi a
Genova per i fatti del G8. Un giovane no global, M.V. di 25 anni,
originario di Foggia, è stato condannato con rito abbreviato dal gup
Adriano Patti, a 9 mesi di reclusione con i doppi benefici di legge, per
resistenza e lesioni ad un carabiniere del Battaglione Tuscania. L'
episodio avvenne nel pomeriggio del 20 luglio del 2001, in piazzale
Kennedy, quando i carabinieri del battaglione Tuscania caricarono alcuni
dimostranti che avevano fatto delle barricate. Tra questi c' era M.V. il
quale, oltre ad opporre resistenza ai militari, prese da terra una spranga
e colpì alla schiena un carabiniere. Il giovane venne arrestato e portato
in caserma, ma dopo pochi giorni riacquistò la libertà su decisione del
gip. Assistito dall' avvocato Riccardo Passeggi, il giovane no global, nel
corso dell' udienza, ha ammesso di aver colpito il carabiniere. (10
FEBBRAIO 2003, ORE 21:30) (*) Da: 'il Manifesto' del 10-2-2003 |
Anno 3, n. 77 IN
QUESTO NUMERO
APPUNTAMENTO | |||||||||||