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DICHIARAZIONE
Caso Lioce: una precisazione di Maurizio De Tullio

La vicenda che vede coinvolta la foggiana Nadia Desdemona Lioce nell'omicidio di un agente di Polizia, avvenuto nella mattinata di domenica 2 marzo in Toscana, è stato amplificato a livello nazionale anche da una breve intervista che il corrispondente dell'ANSA ha fatto al nostro collaboratore Maurizio De Tullio.
Quest'ultimo - compagno di classe al tempo della Scuola Media della presunta terrorista - sostiene che alcune delle parti virgolettate, frutto del colloquio, siano state travisate, inducendo il giornalista dell'ANSA in errore.

Ecco quanto ha inteso precisare, in proposito, Maurizio De Tullio: 

«Ho letto il testo della breve intervista che mi ha fatto domenica pomeriggio, telefonicamente, il corrispondente dell'ANSA, e mi sono così reso conto che diverse affermazioni attribuitemi, addirittura tra virgolette, sono state liberamente interpretate, certamente per fretta o per la cattiva qualità della linea telefonica.
Per esempio non ho mai detto che Nadia Lioce "...non era un granchè a scuola..." ma che come molti di noi (me compreso) raggiungeva la sufficienza; così come non ho mai riferito che «...Abitualmente dopo le ore scolastiche Desdemona preferiva rimanere in casa e non frequentava gli abituali luoghi di ritrovo delle amiche e degli amici della sua stessa età» per il semplice motivo che ognuno aveva amicizie diverse da quelle scolastiche nè, quindi, potevo indagare su come e dove trascorreva il suo tempo libero. Tanto più che a quel tempo non c'era la possibilità, come oggi, anche per un adolescente di frequentare pub, associazioni o locali vari.
Soprattutto non ho mai specificato che «...mi ha sempre dato l'idea di una sognatrice, di una ragazza che aveva grandi progetti per il suo futuro ma che non aveva voglia di renderli noti a noi compagni di classe, probabilmente perchè ci vedeva ancora come dei ragazzini mentre lei appariva più matura». Ho usato il termine sognatrice semplicemente perchè, ritornando indietro di oltre trent'anni, l'idea che all'epoca avevo era di una ragazzina dallo sguardo dolce e sognante ma nulla più. Nè, del resto, si può pretendere di credere che a 11 o 12 anni possa balenare nella testa di una ragazzina, con la quale non avevamo particolari contatti se non quelli limitati alle ore passate in un'aula di scuola media, qualcosa che il giornalista dell'ANSA traduce in maniera quanto meno eccessiva se non fantasiosa.
Ho detto che appariva più matura ma limitatamente al fatto che  era alta di statura e di costituzione fisica più massiccia rispetto alle altre ragazze.
Infine non ho affatto detto che «...Quando Desdemona ha terminato la scuola media ha perso i contatti con la gran parte dei compagni di classe...» limitandomi a dire che il sottoscritto, finita la terza media, ha perso i contatti con la quasi totalità della classe, Nadia Lioce compresa.
Appare dunque evidente che molte delle affermazioni che mi sono state attribuite tra virgolette non corrispondono affatto alle cose da me sostenute o anche lontanamente lasciate intendere.
Preciso ciò anche per ribadire pubblicamente che sia al giornalista dell'ANSA, che alla redattrice di 'Porta a Porta', che alla giornalista della 'Gazzetta del Mezzogiorno' che a quelli di 'Antenna Sud' ho sempre ribadito che questo pugno di parole non giustificavano un lavorìo giornalistico nel nostro passato di studenti medi soprattutto se riferito a un'epoca e a un contesto umano e psicologico neanche lontanamente raffrontabili o catalogabili per giustificare i fatti di cui è oggi questa persona al centro della cronaca nazionale.»

Maurizio De Tullio

Foggia, 3 marzo 2003

Anno 3, n. 79
03 marzo 2003

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