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Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani

Da: ‘La Stampa’ di Torino de 3-3-2003

 

TRUFFA SMASCHERATA

 

L´affare d´oro si rivela un «bidone»

 

Doveva essere un affare, con guadagni di miliardi. Ma alla fine a rimetterci i soldi, 3 miliardi e ottocento milioni di vecchie lire, sono stati loro, i cinque imprenditori pugliesi che si erano lasciati abbagliare dal miraggio di raddoppiare o triplicare il loro denaro. Investimenti su fondi esteri, in Inghilterra, o meglio su un´isola della Manica. Era l´autunno del `99 quando i cinque amici prendono contatto con un nobile foggiano, Sandro Fantini, ex bancario in pensione che si occupa di finanziamenti all´estero. Vogliono stare tranquilli, non avere sorprese e allora si fanno assistere da un noto avvocato della zona, Giulio Gentile. Che si preoccupa di controllare bene contratti e di tutelarli. Il gruppo pugliese contatta poi un imprenditore di Ciriè, Buccheri, che ha una società nella zona, la Cost 22, che naviga in acque poco tranquille. E´ lui che ha rapporti con il nobile pugliese Fantini. I soldi dalla Puglia arrivano a Ciriè. E qui viene firmato il contratto di finanziamento. Ci sono Buccheri e Fantini, e c´è anche Gentile per controllare che tutto avvenga in modo regolare. Dei circa 4 miliardi che arrivano, però una parte, sui 400 milioni si ferma in Piemonte, in una società del Buccheri, la Blucar. Il resto viene spedito ad un inglese, grande esperto di finanziamenti all´estero e che promette guadagni favolosi. Tutto sembra andare per il meglio. I cinque investitori foggiani aspettano con calma e fiducia i guadagni che dovrebbero arrivare. «Non ci vorrà molto tempo - ha assicurato in un incerto italiano lo straniero che hanno conosciuto sull´isola a due passi dall´Inghilterra - raddoppierete il vostro denaro». Tempo, tanto tempo, trascorrono i mesi. Niente. Ci vuole pazienza, tanta pazienza, ma dall´Inghilterra nessuna notizia. Chiedono lumi, spiegazioni. Vengono rabboniti, tenuti tranquilli da Buccheri che firma una montagna di assegni, protestati. Anche l´inglese cerca di rassicurarli. «Riavrete i vostri soldi triplicati». Si finisce con la denuncia in procura a Torino(il contratto è stato firmato a Ciriè). Il nobile Fantini e il legale Gentile (assistiti dagli avvocati Zancan e Zanalda) vengono assolti dal gup Domaneschi: non sapevano nulla della truffa. Condannato ad un anno e 8 mesi l´imprenditore Buccheri di Ciriè.

n. pie.

 

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Da: ‘La Stampa’ di Torino del 2-3-2003

 

INCONTRO CON L´ARTISTA ALLA VIGILIA DEL 4 MARZO,

DATA DI NASCITA E TITOLO DI UNA MITICA CANZONE

 

DALLA - Gesù Bambino ha 60 anni

 

inviato a BOLOGNA

 

ANCHE un posacenere si renderebbe subito conto che Lucio Dalla è un genio. Del resto è stato in testa alle classifiche con ogni canzone dal '71 a oggi, ma non solo; ha fatto tutto il resto, recitato al cinema (con i Taviani) e a teatro (al Piccolo), insegnato all'università (a Urbino), pubblicato libri («La bella vita», Rizzoli 2002), aperto una galleria d'arte moderna («No Code»), scritto editoriali (per questo giornale, un decennio fa). Ha anche fatto televisione, come autore, direttore artistico, conduttore. Poi, siccome il genio com'è noto confina con la follia, Lucio Dalla pare anche felicemente un po' folle. Da bambino a chi gli chiedeva cosa volesse fare da grande rispondeva: «Il cane» (ora ne ha due, il labrador Brilla e un altro di nome Piero con cui però è in freddo, visto che in 15 anni non l'ha mai riconosciuto come padrone). Da ragazzo aveva paura di prendere il tetano. «Mi spaventava la parola. Chiamavo di continuo la Croce Rossa. Alla quindicesima chiamata mi hanno mandato a quel paese». Cosi si trasferì a Roma. «Dormivo su una poltrona di vimini nei caffé di via Veneto. Ma non perché non avessi i soldi per pagarmi un letto. Mi bastava dormire due ore, volevo ricominciare subito a vivere. Mi svegliavo e ordinavo il cappuccino e il giornale. Faceva 60 lire». Il 4 marzo compie sessant'anni, ma non si può dire sia cambiato. Fisicamente ricorda ancora oggi un folletto senza la mania del sapone. Mobilissimo nel corpo e nell'intelletto, è impossibile stargli dietro. Affastella i discorsi in una sequela all'apparenza incomprensibile, mai comunque banale, con un accento emiliano più spiccato che nelle canzoni. È molto cortese con chi lo ferma per strada e simpatico. Ha un berretto di pelo, un giubbotto anch'esso molto peloso, anelli, orecchino, un bocchino per fumare e un libro sottobraccio che l'ha colpito molto, «Codice Genesi». «Lo legga, glielo regalo. È la storia del codice scoperto da un matematico israeliano nella Bibbia. Prevede un olocausto atomico nel 2006». Lucio Dalla crede nella legge dei numeri, è affascinato dalla cabala, ha studiato l'astrologia. Il suo primo album si intitolava 1999; uno dei suoi maggiori successi, Ciao, è uscito il 9/9/99. «Certo che la guerra imminente mi angoscia. Mi angosciava già il Kosovo. Ricorda "Ciao"? "È stato come un lampo/ solo in mezzo al cielo/ era blu cobalto, liscio/ liscio senza un pelo...". È il racconto del passaggio di un aereo che va a bombardare la Jugoslavia. Ero su un gommone in mezzo all'Adriatico, quando l'ho visto. Ma se ci riflette trova già le immagini delle Torri abbattute. Due anni prima. Io ho questa percezione del futuro, come l'attimo che segue il presente. La fine di questa scala che stiamo scendendo».

L'intervista è iniziata nella casa-ufficio nel cuore di Bologna, fregi rinascimentali, pianoforti, opere d'arte moderna, colonne, parquet. Prosegue per via Massimo D'Azeglio, punteggiata da musicanti che dopo aver letto del successo di un collega scritturato al volo da Dalla sperano di farsi notare. Si conclude nello studio di registrazione, in una cantina del centro, dove sta nascendo la sua versione della Tosca. «È impossibile essere per la guerra. Ma bisogna avere una percezione giusta e piena della pace. Lasciare lì Saddam non è pace. La ripetitività, la solidarietà mistificata, la mediocrità non sono pace. Produrre mediocremente equivale a una dichiarazione di guerra». Dalla non ha aderito alla mobilitazione pacifista, e neppure a quella contro Berlusconi. «Non ne vedo la ragione. Non vedo emergenze. Non posso disconoscere la sua intelligenza. Berlusconi è un genio della comunicazione. L'ultima manifestazione del cesarismo. Ho letto il libro di Bocca ma non credo sia quella la chiave giusta; per capire Berlusconi bisogna leggere la biografia di Giulio Cesare di Luciano Canfora. Berlusconi ha letto di sicuro il De Bello gallico, si è posto seriamente il problema della conquista del potere. Io non l'ho votato, anche l'ultima volta ho votato a sinistra. Non ho votato neppure Guazzaloca, anche se alle prossime amministrative lo farò, perché è mio amico e perché qualcosa per Bologna ha fatto. A Roma voterei Veltroni però. Stimo molto anche Prodi. E la Fallaci, per il coraggio dimostrato con quel libro straordinario. Non mi piace la sinistra bigotta, che non nasce dal popolo ma dal cattolicesimo, e pretende di distinguere il bene dal male, rifiuta Céline, Pound, Evola, Filippani Ronconi». Berlusconi l'ha conosciuto vent'anni fa, «era la vigilia di Natale e mi invitò a pranzo a casa sua, ad Arcore. Pensavo volesse offrirmi qualcosa di interessante e per andare ho rinunciato a tutti gli impegni. Invece no, voleva solo conoscermi. Ricordo che ho pensato: questo diventa presidente della Repubblica. Non so però se gliel'ho anche detto...». Nessuna delle due fazioni che si contendono la guida della sinistra, i riformisti e i girotondini, accende le sue passioni. «Non è la sinistra ad avermi deluso, è la politica praticata prescindendo dal reale, dalla società. Mi interessa di più la lettura dei segni. La comunicazione. Le cose che insegno a Urbino. Mi piace confrontarmi con i giovani, anche se non vedo in loro autentico interesse per la politica. Vedo gadget, rappresentazioni, simulacri: i rasta, il Che, i simboli pacifisti». Sono passati sessant'anni da quel 4/3/'43, data di nascita e titolo della sua canzone più famosa. Dalla andò a Sanremo, nel '71, a inventarsi una nascita illegittima, a scandalizzare, a darsi un'identità posticcia. «In realtà mia madre faceva la sarta. La creatrice di modelli. Vivevamo a Bologna, non lontano da qui, ma lei aveva clienti lungo tutto l'Adriatico, a Fano, Teramo, Foggia, e d'estate ci spostavamo a Manfredonia. In quegli anni del dopoguerra crescevano in Puglia molti "figli 'e bottana smarocchinata", figli della guerra, di nascita e colore incerti. Mi sono immedesimato in uno di loro. Figlio dell'angiporto. Mi sentivo uno zingaro, un apolide dal patrimonio genetico disordinato. Avrei potuto essere così. Volevo regalare a tutti questo gioco. Una tammuriata. Sulla prima copertina del disco c'era un vecchia foto del porto di Manfredonia». Dalla risponde così a chi gli rimprovera di occultare se stesso, di portare il parrucchino, di dedicare sempre le canzoni a una lei. «Non amo le confessioni, sono uno che racconta, che gioca, convinto che la messa in scena della tragedia sia la tragedia vera». E suo padre, quello autentico? «Faceva il rappresentante». Di cosa? «Non lo so. Credo di olio. O forse faceva l'aviatore. Non ricordo, è morto che avevo 7 anni. Di sicuro aveva il brevetto da pilota ed era anche il direttore del tiro a volo di Bologna. Era "un gran cacciatore di quaglie e di fagiani"». Non veniva dal mare e non parlava un'altra lingua. «Il testo di 4/3/'43 lo scrisse Paola Pallottino, la figlia dell'etruscologo, sul mare delle Tremiti, di getto. Io fischiettavo la musica, che è poi una variante del Sor Capanna». Cosa sta dicendo Dalla? Quella musica è bellissima. «È la rielaborazione di uno stornello romanesco. Del resto non avevo strumenti da suonare né spartiti su cui scrivere. Fischiavo». Lei gioca a denigrarsi. Una volta ha detto che «Caruso», il suo più grande successo, milioni di dischi in tutto il mondo, è la sua canzone più brutta. «Intendevo dire che ormai non ce la faccio più a sentirla. Cantarla è diverso. Comunque 4/3/'43 a Sanremo andò bene. Il titolo doveva essere "Gesù Bambino", ma la Rai non voleva grane. Suggerirono anche di cambiare qualche parola, "gente del porto" anziché "ladri e puttane", ma non fu censura, fu un consiglio, il senso restava quello. Arrivò terza, dopo grandi canzoni come "Che sarà" e "Il cuore è uno zingaro"». A Sanremo Dalla tornerebbe pure, «se mai avessi la canzone giusta». Certo il festival è in declino, però di là continuano a passare tutti, «Vasco Rossi, Ramazzotti, Zucchero, la Pausini. Non ne ho mai persa un'edizione, e ogni volta tra colleghi ci telefoniamo, con Baglioni, Bersani, Carboni, per scambiarci commenti. Io ne ho ricordi belli. Il clima mi divertiva, anche se il primo tentativo, nel '66 con "Paf...bum", fu un fallimento. Era stato Paoli a inventarmi cantante. Allora suonavo jazz. Il clarinetto. Gino venne a sentirmi una sera in cui improvvisavo. Fu il mio primo produttore. Poi andai un anno a Parigi, l'Olympia, Diana Ross, Lucien Maurice, il marito di Dalida. Ho un solo ricordo brutto di Sanremo: ero vicino di camera di Tenco, la notte che si suicidò. Anzi, non ho quasi ricordi. Fui io a dare l'allarme, a capire che stava male. Ma non avevo capito tutto, pensavo avesse bevuto. Poi arrivarono i medici e i carabinieri, il piano fu sgomberato, cambiai stanza. Il resto l'ho rimosso. Non mi sono mai dato una spiegazione, anche se non credo alle versioni che negano il suicidio. Tenco aveva un carattere mutevole, soggetto a continui alti e bassi, ma era una dote, e poi amava quel che faceva. Non ne avevo mai più parlato». Sono gli anni della politica, della militanza, ma non per Dalla. «Il '68 non l'ho capito. Non me ne sono quasi accorto. Come del '77. Non ero per la rivoluzione. Votavo Pci. Una sera a Milano mi buttarono una molotov sul palco ma non ci feci caso, lo scoprii dopo dalla radio, al ristorante: "Attentato a Lucio Dalla...". Sono stato il primo a fare concerti negli stadi. Bellissima la tournée con De Gregori. Veltroni ci invitò a cena con Enrico Berlinguer; era deliziosamente triste, di una tristezza affascinante. Certo, Craxi era diverso. Me lo presentarono i suoi figli. Mi piaceva frequentarlo. Era generoso e divertente, sapeva mettersi in discussione. Era anche autoritario, come tutti i leader. Non era san Francesco, ma san Francesco non faceva il politico. Sapeva che votavo Pci ma non mi ha mai rotto le scatole, non mi ha mai neppure chiesto di suonare alle feste dell'Avanti!. E dire che lo avrei anche fatto». Dopo i dischi con il poeta Roversi, «grande maestro», il primo album da cantautore, «Com'è profondo il mare». «"Disperato erotico stomp" è la canzone del Settantasette bolognese. Tutto vero: la passeggiata notturna, la puttana con cui feci l'alba a parlare, la sega che mi sparai quando mi resi conto dell'occasione che avevo perduto. Mi ricorda un'altra Passeggiata, quella di Walser per Berlino. La perdita del presente, che non muore ma muta. Anche "L'anno che verrà" nasce da lì. La mia prima fonte di ispirazione è la Vienna della Secessione, Musil e Roth, Hoffmann e Otto Wagner, modernità senza modernismo. Prima ancora dell'America che pure ho molto amato, il jazz, la musica nera, e che ora dà segni di cedimento, proprio come l'impero austroungarico; domina l'aspetto multietnico, è l'ora dei chicanos, degli islamici e dei loro eroi, di Mohamed Alì e di Jabar». «Non ho disprezzato gli Anni Ottanta. Preferisco il mondo di adesso a quello di trent'anni fa. Non disprezzo la tv. Certo la Rai della Dc era molto meglio, la tv di adesso non mi piace, non mi piacciono i tg, però mi piace farla. Mi sono divertito a fare "La bella e la bestia" con la Ferilli, a giocare con il gramelot e le barzellette e a proseguire la recita con i telespettatori del sabato sera incontrati per strada, le vecchiette, i malati. La canzone non mi basta più. La coerenza è una bella palla al piede. Ho rispetto per i colleghi che fanno un solo mestiere, per gli amici come Guccini che incontravo all'osteria da Vito e ora non vedo più, per De Gregori con cui ci siamo amabilmente persi. Io di mestieri ne faccio cinque o sei. Ho rispetto per i segni all'inizio, ma di quel che mi esce dalla bocca alla fine non rispondo mai. L'unica garanzia è la qualità del lavoro. Sto riscrivendo la Tosca, la telefonata che ha appena sentito era di Califano che fa Spoletta, questo che chiama ora è Max Gazzé che fa Scarpia. Sono rimasto amico di Morandi, ho trovato Abbado e Pavarotti. Ho trovato la fede». Il Dalla sessantenne è credente. «La disperazione non ce la possiamo permettere. Nella mia vita ho avuto molte case, e in ognuna c'era una finestra che dava sui tetti e sul cielo. Il mio modo di credere è mettermi alla finestra, la sera, guardare i gatti, sentire l'odore dei mangiari, e pregare, non per formule, con con un mantra, ma uscendo da me, andando verso Dio. E il mio Dio è Gesù, è Cristo. Gesù è un terrorista dell'amore, ed è anche uno dei tre più grandi massmediologi di tutti i tempi. Con san Francesco, e Totò».

 

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Da: ‘Il Piccolo’ di Trieste del 1° marzo 2003

 

Per il presidente della Camera si tratta di «un atto individuale»

e non di «una questione di carattere politico»

 

Casini aderisce al digiuno del Papa

 

AVELLINO - Il presidente della Camera Pierferdinando Casini, aderirà al digiuno indetto per mercoledì prossimo da Papa. Lo ha annunciato lo stesso Casini parlando ad un convegno su «I cattolici e la Costituzione» ad Avellino.«È un atto individuale, non è una questione di carattere politico - ha precisato il presidente della Camera parlando con i giornalisti - è un momento di meditazione, però, che credo sia utile anche a chi fa politica».

«Questo governo non ha nemmeno il coraggio di fare un dibattito in cui dica che vuole fare la guerra, intanto fa circolare le armi sul nostro suolo nazionale. È una vergogna, ci obbligano a rimpiangere Craxi che sapeva dire di no agli americani a Sigonella». Lo ha detto il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, ieri a Foggia per partecipare ad una iniziativa del centrosinistra. «Questi - ha proseguito - non hanno nemmeno la capacità di fare un dibattito serio in Parlamento. Sono irresponsabili». «Credo che tra l'altro - ha detto ancora Pecoraro Scanio - la vicenda di oggi in Pakistan, di questo assalto al consolato, dimostri quali rischi ci sono se non si farà di tutto per evitare questa guerra, che è pericolosa, sbagliata e criminale». «Speriamo - ha concluso - che tutti aderiscano all' appello del Papa per il digiuno del 5 marzo per la pace».

«Tutto all'interno dell'Onu, niente al di fuori dell'Onu. Lo dico da cattolico che in politica è autonomo nelle sue valutazioni»: questo il giudizio sulla crisi irachena dell'ex presidente del Senato, Nicola Mancino. Intervenendo al convegno di Avellino con Casini, Andreotti e Casavola, Mancino ha detto di guardare con «preoccupazione» alla eventualità di un conflitto che non abbia il consenso delle Nazioni Unite.

 

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Da: ‘Gazzetta del Sud’ di Messina del 1° marzo 2003

 

Di Pietro: criminogena la legge sull'immunità

 

FOGGIA – «La legge sull'immunità parlamentare è fortemente criminogena». È il giudizio del leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ieri a Foggia per un incontro sulla futura campagna elettorale per le elezioni amministrative. «Dopo che la remissione del processo a Brescia è saltata – ha rilevato – i processi stanno andando verso le sentenze. È evidente che c'è qualcuno che teme che quella sentenza non sarà a lui favorevole; l'ultima occasione è quella dell'immunità parlamentare. Questa sarà una legge criminogena perché sarà in grado di produrre più criminalità». La legge sull'immunità parlamentare «prevede che chi assume funzioni di governo o fa il parlamentare – ha detto ancora Di Pietro – non può essere processato fino a quando non gli scade quest'incarico. Oggi è chiaro che chi commette un reato deve essere punito e se vuole sottrarsi alle sanzioni deve fare il latitante. Domani si saprà che si può fare il delinquente e poi per farla franca basterà farsi eleggere come parlamentare». L' esponente dell'Italia dei Valori ritiene anche che «per approvare la legge non potranno fare a meno di passare dalla revisione dell'articolo 68 della Costituzione italiana e quindi poi sarà necessario un referendum costituzionale». «Noi dell'Italia dei valori – ha concluso – siamo pronti a batterci con tutte le nostre forze contro quel referendum, siamo pronti anche a bussare alle porte di tutti gli italiani per dimostrare quanto questa legge sia criminogena».

 

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Da: ‘La Nazione/Umbria’ del 1° marzo 2003

 

Autocarro trafugato

Una denuncia

 

ORVIETO — Scompare un autocarro con fertilizzante chimico per un valore di oltre 150 mila euro e la polizia scopre che il giorno prima era rimasto in panne un mezzo analogo, intestato ad un pregiudicato napoletano, che doveva forse servire per portare a termine lo stesso furto. Per il momento è solo un'ipotesi, ma di elementi coincidenti ce ne sono molti. Tutto è iniziato quando gli agenti del Commissariato e quelli della Stradale hanno intensificato i controlli nella zona di Orvieto scalo dopo aver ricevuto informazioni in merito ad una banda di malviventi dedita a grossi furti che avrebbe transitato sull'autostrada tra mercoledi e giovedi. Una pattuglia ha fermato un 29 enne di Cerignola (Foggia) le cui iniziali sono M.M. che è stato trovato in possesso di una patente facente parte di uno stock di 12 mila documenti analoghi rubati nel 2000 alla Motorizzazione civile di Napoli. Il giovane è stato denunciato per il reato di riciclaggio ed anche ricettazione. M.M. era tornato in auto ad Orvieto per ritirare l'autoarticolato che il giorno precedente si era bloccato appena uscito dall'autostrada. Il foggiano non ha saputo dare una giustificazione valida del motivo per il quale la notte precedente avesse intrapreso quel viaggio dalla Puglia all'Umbria. Sta di fatto che, nelle stesse ore, era stato rubato un altro mezzo pesante con un carico di fertilizzanti chimici e concimi dalla rimessa di un'azienda di Sferracavallo. L'ipotesi investigativa è che il ragazzo sia rimasto in panne mentre era diretto ad Orvieto per compiere il furto e che poi, insieme a dei complici, abbia rubato il camion salvo tornare a riprendersi il suo mezzo in officina il giorno dopo. Uno scenario non confermato, ma sul quale si sta lavorando.

C.L.

 

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Da: ‘La Tribuna’ di Treviso del 28-2-2003

 

Labia: «La mia porta sarà sempre aperta per tutti»

 

IL PRIMO GIORNO «Treviso è vivibile Nessuna emergenza»

 

Antonio Frigo

 

«Conosco già un po' questa città. Qui ho degli amici che venivo a trovare anche quando ero prefetto a pordenone. E poi, amando l'arte moderna, da qualche anno vengo, da turista, a vedere le belle mostre a Ca' dei Carraresi. Treviso è una città ncon un'ottima qualità di vita, seppure con qualche problema. operosa, seria, legata al passato e proiettata verso il futuro in tutti i sensi». Così si presenta, nel suo primo giorno da prefetto di Treviso, natale Labia, 66 anni, originario di Cerignola. A suo modo, un signore d'altri tempi, con un'umanità "scoperta" («La Prefettura è aperta a tutti, anche ai comuni cittadini. Anzi, con maggior riguardo per coloro che hanno un problema da risolvere e chiedono aiuto. Il prefetto più che di autorità ha bisogno di autorevolezza, che si conquista con la fiducia e il credito. La nomina viene dall'alto, la legittimazione dal basso»). E uno spiccato buonsenso («Voi giornalisti avete anche un compito di formazione, non solo un dovere d'informazione: certe notizie gridate rischiano di dare ai lettori la sensazione di un allarme che non c'è»), che tende a smorzare anche i toni delle polemiche in atto in questi giorni. Quella sulla criminalità «in agguato» e l'allarme conseguente, ad esempio. «Non si può camminare di notte a Treviso? Non mi pare. Io sono uno che si muove molto a piedi, anche per conoscere meglio un territorio nuovo. Penso che di notte a Treviso si possa passeggiare - dice - Dieci anni fa, quand'ero qui da amici, passeggiavamo molto di notte, con la gradevole sensazione, già perduta in altre città cone Udine e Pordenone, di vedere gente in giro, che s'incontrava, parlava. Certo, qualcosa è cambiato, ma come dappertutto: c'è una micro o macro criminalità che viene ben controllata dalle forze dell'ordine, che sanno dare il massimo. Treviso non è il Far West e le forze dell'ordine baderanno a che ciò non accada. La stampa non deve enfatizzare l'allarme, perchè se a questo aggiungiamo il particolare momento elettorale e la voglia di cavalcare l'argomento dell'ordine pubblico, passeremo qualche mese a parlare di furti, rapine, taglierini eccetera. Stamattina ho incontrato le forze dell'ordine e se n'è parlato. Rapine in aumento? Vengono classificati come rapine improprie anche gli scippi in cui la signora con la borsetta oppone resistenza. Furti? C'è quello da cinque milioni e quello di una scatola di tonno al supermercato: non sono la stessa cosa. Togliamoci dalla testa che si possano lasciare le finestre aperte e la chiave sotto lo zerbino assentandoci di casa come si faceva una volta, ma questo è comune a tutte le città, di questi tempi»

Ieri mattina il prefetto ha incontrato anche il presidente della Provincia. Di cos'hanno parlato Zaia e il prefetto uscente di Pordenone? Di completamento dell'A28, naturalmente. «Sarei orgoglioso se con Zaia si costituisse un team che chiude l'annosa questione dei 14 chilometri autostradali che impediscono di congiungere Pordenone a Conegliano», dice Labia. Da Pordenone, il nuovo prefetto si porta anche la questione Unabomber. «Credo che sia un individuo con qualche tara. Prima o poi si scoprirà e lo prenderemo. Non credo a recenti tesi che riconducono gli attentati a gruppi eversivi: da noi si dice che se una cosa la sa uno, la sa uno solo, se invece la sanno in due, già la sanno in undici. A quest'ora, se non si trattasse di uno solo, Unabomber sarebbe già stato scoperto».

 

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Da: ‘Il Centro’ di Pescara del 28-2-2003

 

POLLUTRI

 

Sventata la truffa agli anziani

 

Tre donne bloccate dai Cc grazie a una telefonata

 

p.c.

 

POLLUTRI. «Non appena notate nelle vicinanze della vostra casa persone sospette chiamate subito il 112. Fate lo stesso se uno o più sconosciuti suonano al vostro campanello. In pochi minuti saremo sul posto. E' l'unico modo per evitare di essere derubati, raggirati o truffati».

Questo l'invito fatto qualche giorno fa dal capitano Rodolfo Santovito, comandante della compagnia dei carabinieri di Ortona agli anziani di Pollutri, Casalbordino, Torino di Sangro. Un provvedimento deciso dal comandante per scoraggiare furti e danni agli anziani. L'invito di Santovito è stato raccolto mercoledì da una famiglia di Pollutri e ha permesso ai carabinieri della stazione di Casalbordino di identificare tre nomadi pluri pregiudicate per reati contro il patrimonio che si apprestavano a suonare al campanello di alcuni vicini di casa in età avanzata. Le tre donne, rispettivamente di 50, 30 e 20 anni, residenti nel foggiano, quando i carabinieri sono arrivati erano in auto, una Wolkswagen. La vettura che da qualche ora era stata notata in paese si stava dirigendo verso un gruppo di case isolate alla periferia di Pollutri. Una zona ideale per agire indisturbate. Alla vista dei militari le tre gitane non sono riuscite a nascondere il proprio disappunto. Subito dopo hanno cercato di allontanarsi dalla contrada. I carabinieri le hanno però fermate. «I militari hanno chiesto i documenti. E' bastato comunicare i dati alla centrale per verificare che tutte e tre le donne erano state già più volte condannate per truffe, furti e raggiri», spiega il capitano Santovito. Oltre ad essere particolarmente nervose le gitane indossavano abiti diversi da quelli usati di solito dalle donne rom. Tutto insomma lascia supporre che stessero per mietere nuove vittime. Ad ogni buon conto visti i precedenti, le tre nomadi sono state segnalate alla questura. Il questore ha emesso foglio di via obbligatorio dal Chietino, aggiungendo il divieto di rientrare in zona per i prossimi due anni.

Soddisfatte le presunte scampate vittime, ma anche il capitano Santovito. «Il nostro scopo è quello di prevenire i reati e se la collaborazione dei cittadini ci permette di raggiungere l'obiettivo siamo felici per questo», ha concluso l'ufficiale.

 

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Da: ‘Il Messaggero’ del 28-2-2003

 

Castelli: «Locale come  Gaber»

 

Il pianto dei romani per Alberto Sordi, come quello dei milanesi per Giorgio Gaber, dimostrano la «grande ricchezza culturale» delle diverse «espressioni territoriali» che esistono in Italia e che «devono trovare tutte rispetto, rappresentazione e spazio nella tv pubblica». Il ministro leghista Roberto Castelli ricorre alla commozione delle due città per la morte dei loro artisti un po’ per ridimensionare le polemiche dopo le dichiarazioni del suo collega di partito Speroni (che aveva parlato di Sordi come attore locale) e per sottolineare l'importanza del progetto della Rai federalista. Tutta l'Italia «piange la morte di Alberto Sordi», così come «ha pianto Giorgio Gaber», ricorda. Ma è Roma che «più di tutti piange, sentendolo proprio suo figlio, perché è innegabile che Sordi sia stato sempre innanzitutto un romano». Così come, dice, innanzitutto napoletani sono Totò, Troisi e Arbore (che, però, dimentica di aggiungere, è nato a Foggia).

 

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Da: ‘Il Messaggero-Abruzzo’ del 28-2-2003

 

SARANNO FAMOSI

 

Da Vocidomani a Sanremo

 

Scoperti a Pescara, ora gareggiano nella sezione ”giovani”

 

di MILA CANTAGALLO

 

PESCARA- L'Abruzzo li ha scoperti prima di Sanremo. Due artisti che la prossima settimana saliranno sull'ambito palcoscenico del festival, entrambi in gara nella sezione "Giovani", sono stati finalisti a Vocidomani, il concorso canoro organizzato dalla casa discografica Step Musique che ogni anno si svolge a Pescara, con risonanza nazionale. Maria Pia Pezzolla, cantante ventisettenne di Foggia, si esibirà il 5 e il 7 marzo con la band dei Superzoo nel brano "Tre Fragole". Nel 1998, con il complesso dei Senza Resa, strappò scroscianti applausi alla platea pescarese del teatro Massimo, nella serata finale di Vocidomani. Da allora, la grintosa Maria Pia ha iniziato la sua scalata al successo approdando a Saranno Famosi su Canale 5, al salotto del Maurizio Costanzo Show e negli spot del Tim Tour come testimonial. La scorsa estate è uscito il suo primo singolo, Gocce. E' invece più recente l'apparizione pescarese di Alex Lunati, che a Sanremo canterà "Chiama di Notte" nel trio degli Allunati. Cantante e tastierista modenese, Lunati è stato tenuto a battesimo da Arbore alla fine degli anni '80 nel programma Doc, per poi entrare nelle band di Unomattina Estate e di Francesco Baccini.

Alex è giunto alla finale di Vocidomani nel 2001. Sandra Marini, discografica della Step Musique, ricorda i due artisti: «Per prima cosa mi viene in mente la dolcezza e l'educazione di entrambi, così giovani e pieni di belle speranze. Di Maria Pia mi colpirono subito le sue doti canore, aveva talento da vendere e fu notata nonostante la band non l'aiutasse molto nell'esecuzione del pezzo. Alex Lunati portò un valido brano e si vedeva bene che era un veterano del palcoscenico, si muoveva con sicurezza e carisma».

Maria Pia Pezzolla conserva un ricordo speciale dell'Abruzzo e non solo per la sua esperienza a Vocidomani, ma per un feeling che la lega alla regione fin da quando era ragazzina: «I miei genitori avevano una casa a Caramanico-ricorda- e per 17 anni ho trascorso in questa meravigliosa località tutte le mie estati- ricordo con piacere le terme, la natura, la simpatia della gente. Due anni fa la casa è stata venduta, ma i miei hanno continuato ugualmente a trascorrere le vacanze a Caramanico. Ci sarei tornata volentieri anch'io se gli impegni di lavoro non me lo avessero impedito. Mi sento molto legata all'Abruzzo, anche per la mia partecipazione a Vocidomani. Prima di allora avevo preso parte solo ad un piccolo concorso in Puglia e quella pescarese fu la mia prima esperienza fuori dall'ambito locale». Maria Pia Pezzolla parla del brano che porterà a Sanremo: «Racconta delle cose semplici che possono a volte risollevarci dai problemi, come ad esempio tre fragole, che è proprio il titolo della canzone. Sono molto emozionata per questo debutto, ma prometto che cercherò di ostentare sicurezza e tranquillità. Vorrei salutare tutti gli abruzzesi che mi seguiranno e chiedere loro una piccola preghiera per me!».

 

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Da: ‘www.lastampa.it’ del 28-2-2003

 

MOSTRA FINO AL 10 MARZO ALLA BOTTEGA D´ARTE

 

Quadri tridimensionali firmati da «Lumetta»

 

SANREMO  - La pittura tridimensionale di Lucia Caricone, conosciuta come «Lumetta», approda alla «Bottega d´arte» sanremese. Una trentina di quadri realizzati con una tecnica particolare: due tele sovrapposte, con la superiore squarciata e dipinta a complemento della sottostante. Vari gli argomenti e i soggetti, da quelli prettamente paesaggistici a quelli più intimistici. Molti i fiori e le scene di vita quotidiana. E, ancora, protagonista la donna proposta sotto vari aspetti, nudi compresi. Lumetta è una pittrice che fa largo e sapiente uso del colore. Sulle tele fissa immagini che lasciano comunque trasparire un profondo coinvolgimento emotivo.L´artista ha cominciato a cimentarsi con i pennelli da pochi anni. Ha comunque giàpartecipato a numerose mostre e rassegne, ottenendo premi e riconoscimenti in vari concorsi. Attualmente il suo studio si trova a Carapelle, in provincia di Foggia. «Ho iniziato da otto anni - racconta - ma la pittura era una antica passione che avevo trascurato per tanto tempo. Da bambina la amavo moltissimo. Avevo fatto qualche lavoro, ma lo tenevo per me. Poi mi sono deciso ad affrontare l´attività in modo serio e continuativo. Comunque sono un´autodidatta». I suoi gusti sono classici. Confida: «Amo molto Van Gogh, gli impressionisti come Monet e Renoir e gli espressionisti. Ma soprattutto i grandi pittori del Rinascimento. A partire da Botticelli, per proseguire con Caravaggio e Tiziano». In futuro sono in programma altre mostre personali: a Torino, a Porto Sant´Elpidio (Ascoli Piceno) e Lucera (Foggia). La mostra di «Lumetta», in via Canessa 35, resta aperta sino al 10 marzo. Orario 10-12 e 16-18,30. Chiuso la domenica e il lunedì mattina.

m. c.

 

 

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Da: ‘Il Mattino’ di Napoli del 28-2-2003

 

SAVIGNANO SCALO

 

Rubano materiale elettrico: arrestati

 

MICHELE DE LEO

 

Brillante operazione dei carabinieri della stazione di Savignano. Gli agenti guidati dal maresciallo Matteo Meloro hanno tratto in arresto due giovani della provincia di Foggia. M. A. di 32 anni e T. G. di 22 sono finiti in manette con l’accusa di furto. I militari dell’Arma li hanno colti in flagranza di reato mentre erano intenti a trafugare, dal deposito della locale stazione ferroviaria, un ingente quantitativo di materiale elettrico probabilmente da rimettere sul mercato. I due giovani avevano già operato un altro furto, con le medesime modalità, nei giorni scorsi. Stavolta, però, la loro presenza non è sfuggita agli agenti della locale stazione che si sono appostati nei pressi dello scalo ferroviario e li hanno attesi. I due, dopo aver compiuto il furto, si stavano avviando alla loro autovettura, parcheggiata poco distante dal luogo dove sono stati bloccati. Proprio mentre stavano percorrendo un tratto dei binari a piedi, però, sono stati fermati e tratti in arresto. I carabinieri della compagnia di Ariano dopo aver ricostruito l'esatta dinamica e modalità del furto, peraltro abbastanza banale, stanno ora cercando di capire come mai i due giovani arrivassero dalla provincia di Foggia per portare a casa solo del materiale elettrico. Dalle indagini in corso si potrà capire se i due malviventi avessero pronte altre azioni.

 

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Da: ‘Gazzetta del Sud’ di Messina del 27-2-2003

 

Promozione della cultura “Arbereshe”

 

È stato presentato a Roma il progetto del ministero per i Beni e le attività culturali «Arbereshe» per la conservazione, la conoscenza e la promozione della cultura italoalbanese. «Nel nostro Paese – ha dichiarato il sottosegretario Nicola Bono – dove le popolazioni e le etnie di tradizione e di lingua non italiana sono diverse e variamente distribuite, la tutela e la valorizzazione delle culture delle minoranze etnico-linguistiche sono un impegno di civiltà, che si fonda sul presupposto della conoscenza, della ricerca e del riconoscimento delle rispettive specificità». «Per tale motivo – ha proseguito Bono – è particolarmente importante il progetto Arbereshe, perché si propone di estendere la conoscenza della cultura italoalbanese, di tradizione millenaria nel nostro Paese e che trae origine da un costante rapporto di osmosi tra le popolazioni della costa orientale dell'Adriatico e le regioni del centro e sud Italia». Il progetto è di ampio respiro perché coinvolge ben 50 comunità Arbereshe in Italia, interessando sette Regioni italiane, in particolare Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e dieci province, quali Avellino, Campobasso, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Foggia, Potenza, Palermo e ogni realtà è portatrice di storia peculiare rappresentata non solo dalla lingua ma anche da patrimoni librari, artistici, demoantropologici che devono essere opportunamente recuperati e valorizzati. Tutti i soggetti istituzionalmente interessati, partecipanti all'incontro, hanno manifestato il loro incondizionato consenso per l'iniziativa che, come ha sottolineato il sottosegretario Bono, vuole muoversi nel solco del massimo rispetto delle prerogative istituzionali delle Regioni e delle Autonomie locali ma, al contempo, intende stabilire un metodo di lavoro che consenta il recupero armonico e omogeneo dei contenuti culturali di tutte e dodici le minoranze etniche presenti nel territorio nazionale.

 

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Da: ‘Repubblica Salute’ del 27-2-2003

 

La riscossa dei disabili

 

DI MARIAPAOLA SALMI

 

Bari - Vivere, anzi riuscire a sopravvivere, da disabile nel nostro paese non è per niente facile. Una sfortuna in più nascere o diventare disabile in qualche regione del CentroSud. A chiedere legittimità, diritto al lavoro e ad una vita socialmente integrata sono in quasi 3 milioni (quasi, perché un censimento completo né il Ministero del Welfare né l’Istat l’hanno ancora fatto). Il 5 per cento della popolazione italiana vive in condizioni di non autosufficienza, con disabilità psichiche o motorie. La maggior parte di loro è in famiglia con i genitori o con un solo genitore, parecchi vivono con un partner, una minoranza vive da sola e 170 mila di loro passano la vita negli istituti di assistenza. Anziani e donne sono la maggioranza di questo esercito in costante aumento. Un milione e 200 mila le famiglie coinvolte.

A queste cifre si aggiungono i 7 milioni di persone che hanno difficoltà a compiere almeno un’attività della vita quotidiana. Per molti di loro andare a scuola, fare un’attività fisica, trovare un lavoro diventa più faticoso che sopportare la propria condizione di disabilità. «Ho un sogno», ha raccontato Dino Di Tullio, di San Nicandro nel Foggiano, mentre distribuiva ai partecipanti della seconda Conferenza nazionale sulla disabilità ospitata nei giorni scorsi dalla città di Bari, «che un giorno i disabili come mio figlio possano portare la valigetta del manager».

Eppure i dati Istat presentati durante la seconda Conferenza sono eloquenti: delle 522 mila persone circa con disabilità in età lavorativa solo il 17,4 per cento è occupata. Di questi la maggioranza lamenta limitazioni sul tipo di lavoro che può svolgere e sul carico che può sopportare. Per quanto riguarda le pensioni solo l’8 per cento del totale dei disabili ne usufruisce e sono irrisorie: dai 2 mila ai 6 mila euro lordi l’anno. E chi non lavora (il 98 per cento) dichiara che vorrebbe lavorare se solo ci fossero le condizioni adeguate. «La situazione lavorativa dei disabili in realtà è molto migliorata grazie alla legge 68/99», ha detto Lea Battistoni, coordinatrice della sessione dedicata alle politiche per il lavoro nel corso della Conferenza, «negli ultimi due anni sono stati 40 mila gli ingressi nel lavoro, naturalmente la situazione è disomogenea sul territorio e la legge in alcuni punti va migliorata».

I nodi del problema tuttavia sono le risorse i finanziamenti che il fondo nazionale stanzia per ogni singola regione giacciono nelle casse regionali a tempo indeterminato e la creazione di una rete allargata dei servizi per l’impiego che colleghi trasversalmente Regione, Provincia e Comune. Interessante l’esperienza portata avanti dall’azienda USSL 4 dell’Alto Vicentino. «Da noi», ha spiegato il responsabile, Antonio Saccardo, «i servizi per l’impiego provinciali lavorano in rete con i comuni. Indispensabile è la figura dell’operatore di mediazione che colma le distanze tra le esigenze del disabile e quelle dell’azienda».

In alcune regioni sono in corso i piani di zona che circostanziano le necessità della persona disabile e del territorio. In altre sono parecchio attive le cooperazioni sociali. Forte è stata la richiesta delle associazioni di un censimento, di un osservatorio nazionale sulla legge 68/99, così come di fare chiarezza e semplificare la procedura di certificazione che permette l’accesso alle liste del collocamento. Sull’insufficienza e mala gestione, in certi casi, del fondo nazionale e sul fatto che in molte regioni non sia ancora decollato il fondo regionale, tutti sono stati ampiamente concordi. Resta da individuare una soluzione che non penalizzi ulteriormente il disabile e la sua famiglia.

Per ulteriori informazioni sulla legge 68/99 si può chiamare il numero verde: 800189966.

 

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Da: ‘Il Messaggero’ del 26-2-2003

 

Sambenedettese e sei foggiani denunciati

per truffa a un imprenditore di Narni

 

Sette persone - un uomo di 46 anni di San Benedetto del Tronto e altre sei di età compresa tra 23 e 45 anni, tutte residenti in provincia di Foggia - sono state denunciate dai carabinieri di Narni Scalo in collaborazione con quelli della compagnia di Amelia per una serie di reati che, a diverso titolo, vanno dalla truffa ai danni di un imprenditore narnese, alla sostituzione di persona, alla falsità materiale, alla ricettazione, al riciclaggio. La vicenda è iniziata un anno e mezzo fa, nell’ottobre del 2001, quando un imprenditore narnese ha affidato la propria vettura di grossa cilindrata ad un concessionario di Rieti per la vendita. Ad acquistarla è stato l’uomo di San Benedetto del Tronto pagando 70 milioni di lire con assegni falsi, esibendo una patente intestata ad una persona inesistente, patente che era stata rubata, unitamente ad altri documenti in bianco, nella prefettura di Napoli. La truffa era stata subito denunciata e le indagini erano iniziate giungendo ai foggiani che avevano ricettato la vettura nascondendo la provenienza illegale ai carabinieri e identificando il primo acquirente. A conclusione delle indagini, la scorsa notte i carabinieri hanno denunciato le sette persone.

 

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Da: ‘La Nazione/Umbria’ del 26-2-2003

 

Umbria

 

Grosso giro di assegni illegali per acquistare auto di lusso

 

TERNI _ Acquistavano auto con assegni falsi e poi le «ripulivano», rimettendole sul mercato come nuove. Il gioco è durato finché i carabinieri di Narni Scalo e della compagnia di Amelia non hanno scoperto tutto, denunciando sette persone per ricettazione, sostituzione di persona, truffa e riciclaggio, e stroncando un giro di affari di centinaia di migliaia di euro. Le auto preferite dal gruppo di truffatori erano infatti di lusso. Le indagini hanno attraversato mezza Italia, partendo da Narni Scalo, spostandosi a Ferrara, ad Ascoli Piceno e infine nel foggiano, dove è stata ritrovata la macchina «truffata» ad un noto imprenditore di Narni Scalo nell'ottobre del 2001. I fatti partono proprio da quella data. Le indagini scattano, vanno avanti per oltre un anno e arrivano fino a San Severo di Foggia, dove l'auto viene ritrovata, con una nuova targa, in possesso di un ignaro professionista. Nel giro di auto truffate potrebbero essere coinvolte anche alcune concessionarie e qualche funzionario di motorizzazione civile.

Mass.Cin.

 

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Da: ‘il Centro’ di Pescara del 26-2-2003

 

San Salvo-Montenero

 

Ponte crollato. Sopralluogo con i genieri

 

SAN SALVO. Tecnici del Genio militare arriveranno da Foggia questa mattina per compiere il sopralluogo sul Trigno e stabilire tempi e modalità di realizzazione del ponte metallico che sostituirà il cavalcavia al confine con Montenero crollato il 25 gennaio scorso a causa dell'alluvione. Saranno presenti i sindaci di San Salvo e Montenero e i rappresentanti delle Province di Chieti e Campobasso. «Al termine del sopralluogo si saprà quanto tempo occorrerà per ripristinare i collegamenti fra i due Comuni», ha detto l'assessore provinciale Nicola Argirò, «il crollo di questo ponte ha procurato gravi danni all'economia agricola e disagi a lavoratori e studenti. Faremo il possibile per accelerare la realizzazione della struttura metallica».

 

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Da: ‘Libertà’ di Piacenza del 25-2-2003

 

Moto rubate nel suo garage: 33enne patteggia venti mesi

 

I mezzi trovati dai carabinieri di Monticelli e Fiorenzuola mentre indagavano su acquascooter comprati con assegni rubati L'inchiesta partita dalla denuncia d'un commerciante della Bassa

 

Monticelli - Cercavano gli acquascooter comprati con assegni rubati e invece, nel garage di una delle persone indagate, avevano trovato tre moto rubate. Era stato questo uno degli sviluppi dell'operazione denominata “Bay-watch”, condotta dai carabinieri di Monticelli e di Fiorenzuola l'estate scorsa. Un'indagine che aveva portato i militari piacentini in Puglia, dove operava una banda di malviventi che faceva acquisti in tutta Italia con “pagherò bancari” rubati a Napoli. Era stato a casa di Giuseppe Aprile, 33 anni, foggiano, che gli investigatori dell'Arma aveva trovato due scooter e una motocicletta rubati. Ora l'uomo, presentatosi di fronte al giudice, ha patteggiato una pena di 20 mesi per l'accusa di ricettazione. Il 9 agosto scorso i carabinieri avevano eseguito una perquisizione domiciliare nella sua abitazione a Foggia su ordine della Procura di Piacenza. Aprile era stato fermato e quindi rimesso in libertà. Il pubblico ministero, qualche tempo dopo, aveva chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari l'arresto del trentatreenne. L'ordine di custodia era stato eseguito il 15 ottobre. Tutto era partito da Monticelli. Era stato un commerciante di 28 anni del paese della Bassa che aveva messo in vendita un acquascooter (una mix tra una moto e una barca) via internet per 6mila euro. Si era presentato un acquirente che, pur fornendo tutte le garanzie del caso, aveva pagato con un assegno circolare risultato rubato a un corriere del Banco di Napoli. A quel punto era scattata l'indagine, che aveva permesso di sgominare una gang di dieci foggiani.

p. m.

 

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Da: ‘Gazzetta di Mantova’ del 25-2-2003

 

MANTOVA

 

Affitta un alloggio Aler ma è un proprietario:ha falsificato i documenti

 

L'accusa che gli viene contestata dal magistrato è quella di aver nascosto all'Aler, l'Azienda lombarda edilizia residenziale, le due case di proprietà in modo da farsi assegnare un alloggio ad affitto agevolato. Giampaolo Gennaro, 59enne originario del Foggiano è ora indagato dalla procura di via Poma per falso in atto pubblico. Le indagini sarebbero sul punto di concludersi; dopo di che ci sarà il processo, con una richiesta di rinvio a giudizio o un decreto di citazione.

Che cosa contesta la procura a Giampaolo Gennaro? Non tanto di aver ottenuto, senza averne alcun diritto, un alloggio di edilizia popolare in affitto e averci abitato quasi tre anni, dal gennaio del '99 al novembre del 2001. Ma di esserci riuscito con l'inganno, consegnato all'Aler, ente assegnatario dell'appartamento, delle dichiarazioni dei redditi in cui veniva nascosto un particolare che l'avrebbe escluso automaticamente dalla graduatoria: il fatto che fosse già proprietario, e per di più non di una ma di due case.

Le dichiarazioni, almeno tre, sono state consegnate - stando alle accuse mosse dalla procura di via Poma - tra il luglio del 1998 e l'agosto di due anni dopo.

 

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Da: ‘Il Mattino’ di Napoli del 25-2-2003

 

L’ANNIVERSARIO

  

Il 25 febbraio 1873 in via Santi Giovanni e Paolo 7, ovvero a San Giovanniello agli Ottocalli, nasceva Enrico Caruso, il re dei tenori (nella foto). Centotrenta anni fa. Oggi Napoli lo ricorda con la tradizionale messa celebrata sulla sua tomba, nella cappella al cimitero del Pianto curata dall’appassionato studioso carusiano di Foggia, Guido D’Onofrio. Tra i fans del tenore, anche Bruno Venturini.

Al Museo Caruso, aperto nei giorni scorsi al teatro Trianon, invece, nell’occasione cominciano le visite su prenotazione. Telefonando al numero 081-2258285 (interno 30), sarà possibile accedere allo spazio espositivo della mediateca Caruso con la mostra di cento cimeli originali, allestita in collaborazione con l'Associazione Museo Enrico Caruso di Milano, presieduta da Luciano Pituello.

Tra ritratti di Mishkin, il fotografo del Metropolitan di New York, cartoline autografe, gustose caricature firmate dallo stesso Caruso, preziosi e funzionanti fonografi a cilindro e grammofoni a tromba spiccano, in particolare, il kimono in seta appartenuto al tenore e indossato per interpretare il ruolo di Osaka nell’«Iris» di Mascagni al Metropolitan nel 1907; l'immagine in argento della Madonna di Pompei che Caruso ricevette nel pellegrinaggio del luglio 1921, il mese prima di morire a Napoli; un programma del Covent Garden di Londra per la serata in onore del re di Spagna l'8 giugno 1905.

 

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Da: ‘Il Mattino’ di Napoli del 25-2-2003

 

La proroga degli incentivi fiscali in gran parte alle zone settentrionali

 

Campania fuori dalla Tremonti-bis  

 

La proroga della Tremonti-bis, ovvero della legge che prevede incentivi fiscali alle imprese, sfiora appena il Sud, non riguarda neanche un Comune della Campania, mentre «trionfa» nel Nord, dove se ne gioveranno pienamente le regioni Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna. Nel centro Italia la Tremonti-bis viene ripristinata esclusivamente nelle province di Pistoia e Lucca, mentre nel Sud se ne gioveranno soltanto le province di Catania, Vibo Valentia, Campobasso, Foggia, oltre al Comune siciliano di Modica. La proroga della Tremonti-bis riguarda anche gli investimenti nuovi, da fare entro luglio 2003. La «discriminazione» provocherà dunque un ulteriore freno allo sviluppo.

 

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Da: ‘Il Centro’ di Pescara del 25-2-2003

 

VASTO - SAN SALVO

 

La polizia sostiene che i bambini sono utilizzati in città per cambiare

 il denaro contraffatto con i soldi veri

 

Indagini sugli euro falsi, c'è una pista

Denunciato un 13enne, sospetti su un campo nomadi di Foggia

 

Paola Calvano

 

VASTO. E' stato individuato dalla polizia uno dei canali di distribuzione del denaro falso nel Vastese. Il risultato è stato ottenuto grazie alla collaborazione di un commerciante che non appena si è trovato tra le mani l'ennesima banconota falsa da 50 euro ha chiamato il 113. Poco dopo gli agenti hanno identificato il truffatore: un ragazzino di 13 anni proveniente dal campo nomadi di Foggia.

Il giovane è stato denunciato per spendita di banconote false. La polizia ha indirizzato ora le proprie indagini al campo nomadi da cui il minorenne proveniva e sta cercando di accertare se il ragazzo abbia agito da solo o su incarico di qualcuno.

I fatti. Sabato sera il ragazzino è entrato in un bar del centro storico ed acquistato caramelle e dolciumi per pochi euro. Alla cassa ha consegnato la banconota falsa, ricevendo in resto denaro buono. Uno scambio che gli ha fruttato circa 45 euro. Il barista si è però accorto del raggiro non appena il giovane acquirente è uscito dal locale. L'uomo ha chiamato una volante del commissariato. Il giovane nomade è stato rintracciato pochi minuti dopo poco lontano dal bar. La polizia sospetta che dietro il minore ci siano degli adulti. Una vera e propria organizzazione insomma che si serve di bambini per truffare i negozianti.

E' per questo che ho deciso di estendere le indagini al campo nomadi. Gli euro falsi sono diventati per molti vastesi un vero incubo. Molto spesso le vittime sono anziane alle quali viene chiesto di cambiare i soldi. Le banche hanno affisso dei manifesti in cui sono spiegate la caratteristiche della banconota autentica. In caso di dubbi è sempre meglio evitare di cambiare monete di grosso taglio a sconosciuti. Anche se sono poco più che bambini.

Anno 3, n. 79
03 marzo 2003

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10 marzo 2003