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Corriere della Sera - 
Incroci rischiosi
(*)

di Salvatore Bragantini

Con le prime sedute delle commissioni riunite Cultura e Telecomunicazioni, è entrata nel vivo alla Camera la discussione sulla legge di riforma del sistema radiotelevisivo presentata dal ministro Gasparri nel settembre scorso. Il sistema è ancora oggi regolato dalla legge Mammì, che fissa vincoli al possesso di giornali da parte di chi detenga concessioni TV, e viceversa; ora la proposta governativa prevede la rottura delle barriere, per cui gli editori di giornali potranno possedere canali TV, e chi ha canali TV potrà possedere giornali.

Tralasciamo qui il piccolo particolare che, per il risultato elettorale del 2001 la Rai è «indirettamente» collocata sotto il soggetto che detiene la maggioranza del pacchetto azionario di Mediaset.

Rai e Mediaset hanno insieme il 97% della pubblicità televisiva e il 52% del totale, mentre i primi due gruppi dell'editoria cartacea raccolgono il 47% della pubblicità destinata alla stampa, avendo il 18% del totale.

Ne deriva che Mediaset e Rai avranno i mezzi per acquistare la proprietà di giornali, mentre gli editori di giornali davanti ad un duopolio saranno di fatto bloccati. Se poi ci diranno che la Rai non vuole comprare giornali, allora l'unico risultato di questa legge sarà quello di consentire a Mediaset la proprietà di testate.

Se si vuole evitare che questa sia la conclusione, la legge deve necessariamente essere «asimmetrica». Il governo, affidato ad un uomo che ritiene di aver introdotto la concorrenza nel settore TV, dispone di una maggioranza che gli consente praticamente tutto: la usi per risolvere questa situazione, mostrando che l'uomo di Stato ha prevalso sull'imprenditore.

 

(*) Dal ‘Giornale del Popolo’ del 17-1-2003

Anno 3, n. 79
03 marzo 2003

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