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Arrampicarsi sugli specchi fa male 

di Maurizio De Tullio

La signora Rauzino credo abbia fatto molta confusione sulle finalità perseguite sin dalla sua nascita dal 'Vadonline' e, in tempi più recenti, dall'Osservatorio. Ma su questo Le ha già risposto il nostro direttore.

Giusto per fare massima chiarezza, al suo superesaustivo pensiero che celebra le virtù del giornalismo quale veicolo di tematiche, proposte e provocazioni culturali non possiamo che rispondere con un semplicissimo "siamo d'accordo".

E' Lei che, viceversa, non sembra essere d'accordo col 'Vadonline' circa alcuni semplici, e ahimé banali, "accorgimenti" di natura professionale.

Le ribadiamo, sottoscrivendolo fino alla noia, che chi scrive un articolo, finanche una notizia di dieci righe o un necrologio, deve avere innanzitutto il dovere e poi l'onestà morale, intellettuale e professionale di garantire il lettore (ed anche perchè no il suo direttore ed editore) che quelle righe sono il risultato del suo lavoro. Rifarsi a internet, quale mega contenitore di spunti, notizie o quant'altro, non è affatto un reato: è sufficiente utilizzare quel minimo di buon senso che le leggi e l'opportunità prevedono.

Lei che scrive volentieri su 'La Grande Provincia' si sarà ben resa conto di quali penose cadute di stile quei colleghi si sono resi protagonisti saccheggiando decine di giornali concorrenti, siti, portali, giornalisti e autori vari? Provi oggi, tre mesi dopo le nostre fastidiose ma puntuali "osservazioni", a sfogliare le pagine del giovane quotidiano foggiano: troverà articoli altrui ripresi citati la fonte, didascalie che non sgarrano di una virgola, correttissime citazioni all'interno degli articoli stessi.

I colleghi e gli amici de 'La Grande Provincia' dovranno forse lavorare di più dopo che le nostre segnalazioni li inchiodavano a un dovere di vecchia data: ma, mi creda, ci ha guadagnato il lettore, se ne saranno resi conto coloro i quali ritenevano che la professione giornalistica potesse essere interpretata sgranando gli occhi su un monitor di computer. Errore tragico: il computer resta uno strumento. Se non hai passione autentica, curiosità sincera, capacità di perlustrare di persona l'universo che sta fuori dalla redazione, continuerai a fare sempre un giornale privo di qualità. Internet gratifica (soprattutto le nuove leve giornalistiche) per la possibilità di abbreviare i tempi, di fare scorribande intercontinentali in pochi minuti ma non restituisce l'autenticità del lavoro del cronista che, per definizione, deve essere svolto sul campo e in maniera il più ravvicinata possibile ai luoghi e ai protagonisti degli eventi che siamo chiamati a testimoniare e raccontare.

Lei, signora Rauzino, come diversi suoi amici e colleghi de 'LGP' ha - me lo consenta - il difetto di volersi arrampicare sugli specchi: pratica che consente di difendere l'indifendibile, e mi spiego. Innanzitutto citando www.foggiaweb.it abbiamo parlato di "un sito piuttosto noto". Se anche, come Lei dice, www.foggiaweb.it è un portale e non un giornale cosa cambia? Il suo articolo è stato ripreso da altra fonte, e poco cambia se quel brano in origine è stato scritto sempre da Lei. Il suo ricorso alle regole bibliografiche applicate al giornalismo hanno lo stesso peso del mio. Se vuole Le cito Christiane Montécot, una docente di comunicazione scritta presso l'Università di Parigi Nord, che in un suo libro di alcuni anni fa (Comunicare scrivendo, FrancoAngeli, 1994) invitava gli autori ad agevolare il più possibile i lettori nella fruizione delle fonti bibliografiche. Non si capisce, quindi, perchè chi ha scritto un articolo su un dato argomento pubblicato molto tempo prima e - soprattutto - altrove (poniamo l'oasi agrumaria del Gargano), non deve comunicare al proprio lettore che quel brano è già apparso da qualche altra parte? Lei chiama "schede" quelli che, di fatto, sono articoli già pubblicati, cioè editi. Non a caso sia il primo che il secondo articolo hanno un indiscutibile stile giornalistico. Una scheda è altra cosa e Lei ha tutto il diritto di utilizzarle come crede, soprattutto quando servono a completare o irrobustire un articolo. Ma un articolo che ne richiama uno praticamente simile è operazione che ci ostineremo a chiamare clonazione, esercizio che nessun giornalista dotato di un minimo di esperienza si guarderà bene dal praticare.

Lei sostiene la non necessità di citare la fonte, almeno nel caso del suo articolo sull'oasi agrumaria. Vorrà cortesemente spiegare ai nostri lettori perchè non ha fatto lo stesso con un altro suo articolo, comparso nei giorni scorsi sul sito del Liceo Classico "V. Lanza" di Foggia, del quale ha correttamente ricordato la sua prima apparizione su altro indirizzo telematico?

E poi nessuna censura è stata posta nei Suoi confronti, almeno non con lo spirito cui Lei allude. Censurabile è un atteggiamento, un comportamento, una scelta. Praticare una censura non è nello stile del 'Vadonline'.

Strano che Lei non sia ancora intervenuta a nostra difesa circa la reiterata scelta dei colleghi de 'La Grande Provincia' e del 'Quotidiano di Foggia' - dove la Sua firma appare abbastanza spesso - di impedire ai rispettivi lettori di conoscere l'esistenza e l'operato del 'Vadonline'.

Questa sì che è censura, che ci lascia amareggiati e non certo indifferenti. Ma i nostri lettori, che di sicuro anche se pochi leggono 'LGP' e 'QdF', sanno come giudicare il comportamento di questi colleghi. E tanto basta.

 

P.S.: Gli unici a scrivere, ripetutamente e bene, del coraggio editoriale del 'Gargano Nuovo' siamo stati noi del 'Vadonline' sin dai primissimi numeri del 2001. Per la cronaca.

Anno 3, n. 80
11 marzo 2003

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