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INTERVENTI/2 di
Luca D’Andrea
(*) Mai, e dico MAI, avrei pensato di dover scrivere alla
vostra redazione (giusto chiamarla così?), poiché ho sempre considerato
il silenzio una preziosa virtù nel caos delle parole che quotidianamente
affollano le nostre vite. A volte, però, credo sia giusto e doveroso
spendere qualche parola in difesa del proprio operato e della propria
dignità, di uomo prima che di professionista (che tra l'altro io non
sono). Da circa sei mesi è iniziata la mia avventura nella
redazione de La Grande Provincia. A me, che nella vita ho sempre fatto
altro, è stata offerta l'opportunità di poter realizzare, seppur in
piccolo, un sogno che, altrimenti, era destinato a restare in un polveroso
cassetto. Penso che prima dei numeri (a voi sempre tanto cari!), debbano
contare i rapporti. Al i di là di ogni melensa retorica di circostanza, sono
orgoglioso di potere affermare di aver trovato all'interno di questo
piccolo gruppo, oltre alla professionalità (il giudizio nasce da un
confronto "profano" con altre testate locali, no da una
esperienza conclamata), molta disponibilità e affetto. Fattori, questi,
che rendono coeso un gruppetto, alcuni dicono di Pazzi, che ha deciso di
affrontare la difficile sfida di far leggere alla provincia un altro
quotidiano, che non sia quello che da cinquant'anni si ritrova davanti
agli occhi, poiché detentore di un monopolio esclusivo. Giudicare dell'esterno è sempre facile. Giudicare con
numeri e numeretti lo è ancor di più. Mettendo da parte le beghe
editoriale, che a me francamente, non interessano assolutamente, considero
un fatto: si è data la possibilità a giovani aspiranti giornalisti di
poter farsi conoscere, di poter LIBERAMENTE (e lo evidenzio) esternare le
proprie idee e considerazioni. A volte fareste bene, voi e i nostri tanti denigratori, a
considerare altri parametri di giudizio che non siano esclusivamente il
numero di copie vendute o i "buchi" presi. Fortunatamente
continuiamo ad andare avanti, a testa bassa, convinti della qualità del
nostro operato, e che i nostri lettori siano uno o mille, poco importa.
Saremo stati ben felici di aver soddisfatto anche il nostro unico,
affezionato lettore. Cordialmente (*) Della
redazione del quotidiano ‘La Grande Provincia’ di Foggia Le parole dietro i numeri Gentile collega, spiace rilevare nelle tue parole una delusione per
l’operato fin qui svolto (cioè da due anni circa) dal nostro
settimanale, almeno nelle circostanze che hanno riguardato ‘La Grande
Provincia’. Il tuo intervento ci permette di fare la dovuta chiarezza
che merita il nostro rapporto non solo con la tua testata di appartenenza
ma con tutti quelli che lavorano nei media locali, poichè è pensando a
loro che è nata questa nostra solitaria, temeraria, ineguagliata e
malvista (ma seguita) esperienza. Per comodità cominceremo dalla fine. Non crediamo sia poco importante - a differenza di quel che
pensi - se i vostri lettori siano uno o mille. Poichè tutto è relativo,
prova a chiedere al tuo datore di lavoro se sarà in grado di assicurarvi
lo stipendio nel momento in cui ‘La Grande Provincia’ avrà... un solo
lettore. Chiaro e comprensibile il tuo sentimento di appartenenza che non
deve però indurti a ignorare le regole di una sana economia di gestione.
Come si evince dando una scorsa alle proprietà dei quotidiani italiani,
ci sono quelli che sopravvivono solo grazie alle proprie forze e quelli
che per non annaspare devono far ricorso a manovre poco eleganti. Succede
quando l’editore di una testata in evidente difficoltà, sceglie di non
chiuderla non perchè tenga tanto a garantire a fine mese le buste-paga a
giornalisti e poligrafici ma perchè quello dell’informazione resta un
potere - il quarto in un ordine convenzionale - cui è difficile
rinunciare. Perchè serve a condizionare, a orientare, a influire, a
sostenere, a “consigliare”. Poi, se c’è tempo e voglia, serve a
svolgere la funzione per cui è preposto, servire i lettori che in teoria
dovrebbero essere davvero gli unici padroni del giornale. Fa onestamente sorridere, e lo sottolineiamo in senso
bonario, questa tua adesione al Giornalismo praticato da ‘LGP’
espressa con il concetto in base al quale sarebbe stata
“...data la possibilità a giovani aspiranti giornalisti di poter farsi
conoscere, di poter LIBERAMENTE (e lo evidenzio) esternare le proprie idee
e considerazioni.” Credevamo che la motivazione di fondo che lega una persona
al desiderio di svolgere la professione di giornalista fosse ispirata
dalla convinzione di poter servire il lettore secondo i più tradizionali
e mai ignorati canoni: di ricerca della verità, di correttezza
professionale, di attendibilità, incrocio e verifica delle fonti. Se il
tuo desiderio in realtà era quello di “esternare le proprie idee e
considerazioni” potevi inviare di tanto in tanto delle Lettere al
Direttore o aprirti un sito personale su internet. Purtroppo il tuo giudizio sull’operato del
‘Vadonline’ è viziato da una miopia di fondo: se si esprime un
giudizio critico nei confronti de ‘LGP’ (comprensivo di cifre che non
ci siamo certamente inventati) si viene immediatamente accusati di remare
contro, di vedere solo il male. Fortuna che parlano gli arretrati... Non ci siamo affatto appiattiti sulle cifre ma ad esse
diamo il posto e l’importanza che meritano. Proprio perchè abbiamo in
altissima considerazione una esperienza come ‘La Grande Provincia’ (e
come ‘Protagonisti’ prima), alla quale lavorano con passione e
professionalità molte persone che continuiamo a reputare amiche - al di là
di talune affermazioni che possono esserti sembrate eccessivamente
critiche se non addirittura deflagranti - ci teniamo a seguirla con
l’interesse e l’attenzione che merita. L’aspetto critico, converrai,
è connesso con la pratica giornalistica: prima le notizie, poi i
commenti. E per noi - credici - scrivere che ‘LGP’ in pochi mesi è
scesa del 350% non è dare un giudizio critico, ma dare una notizia. Dire,
come abbiamo dimostrato fino alla noia (riservandoci numerosissime altre
testimonianze di “furti” compiuti da tuoi colleghi su internet ai
danni di altri che hanno lavorato e faticato per voi...), che ‘La Grande
Provincia’ riempie ampi spazi facendo ricorso a un uso scorretto di
internet non è dare un giudizio di merito, ma riferire una semplice verità.
Cioè una notizia. E poi quella storia dei “buchi” per favore mettiamola
una volta per tutte nel posto che merita e cioè nel calderone delle cose
che - lo abbiamo detto noi per primi -
possono capitare nel lavoro giornalistico (specie dei quotidiani ma
anche delle radio e delle televisioni) e che capiteranno sempre. A noi era sembrato eccessivo che in quella edizione famosa
il vostro giornale fosse incappato in una sequela di... buchi e la nostra
buona fede è dimostrata dal fatto che avevamo rilevato positivamente il
lavoro di redazione fatto il giorno successivo, spiazzando nettamente
‘La Gazzetta del Mezzogiorno’. Commentando con la battuta “Finalmente una edizione
normale”, il collega Gianni di Bari si era sentito inutilmente
colpevolizzato, ritenendo che la nostra osservazione andasse a intaccare
le qualità del giornale che non erano state messe in discussione. Già, la cara e vecchia ‘Gazzetta’, che la nostra
provincia, per usare le tue parole, «...da
cinquant'anni si ritrova davanti agli occhi, poiché detentore di un
monopolio esclusivo». Avete deciso di fare un quotidiano “alternativo” alla
‘Gazzetta’? Ma alternativo, secondo noi, significa qualcosa di molto
preciso e molto impegnativo: significa che ‘LGP’ dovrebbe essere
acquistato “in alternativa” al giornale barese e non in aggiunta.
Succede? Non ci sembra. Eppure gli slogan che avete coniato sembrano
piuttosto eloquenti: ‘La Grande
Provincia - il quotidiano della
Capitanata’, oppure: ‘Non
comprare i giornali baresi, leggi foggiano, compra La Grande Provincia’
o qualcosa del genere. Voler rappresentare il giornale della Capitanata, invitare
a non leggere ciò che arriva da Bari (anche se realizzato in buona parte
a Foggia) non solo è un esercizio di presunzione che onestamente dà
fastidio ma offende il buon senso dei cittadini della nostra provincia che
quando si recano in edicola lo fanno con matura convinzione. E se lì, in
quel luogo sacro per le finanze degli editori, le scelte prendono una
direzione invece di un’altra, non sarebbe il caso che chi si muove oltre
la tua testa (o il tuo primo piano) si fermasse un attimo a ridisegnare la
propria strategia? E non dirci che non sono cose che non ci riguardano. Fin
quando ognuno farà il proprio mestiere, dando ai propri lettori notizie
vere e commenti liberi - e quindi voi informando i cittadini e noi
occupandoci di chi informa i cittadini - avremo esercitato onestamente il
diritto sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione Repubblicana. E infine, se hai la capacità/possibilità di risponderci
su questo punto, ci farebbe piacere conoscere la tua onorevole opinione
circa i motivi per cui ‘La Grande Provincia’ censura, o se preferisci
un termine più soft, “ignora” pervicacemente la nostra iniziativa. Stride tantissimo l’immagine, che cerchi di promuovere
all’esterno, di un gruppo coeso, affiatato, animato da persone che ti
vogliono bene e ti aiutano nella tua crescita professionale e umana, con
la realtà che - almeno nel nostro caso - è fatta di silenzi che
settimanalmente si configurano in un esemplare caso di “punizione
giornalistica”. Come vedi, caro D’Andrea, noi non siamo affatto animati
da questo sentimento di chiusura o prevenzione. Sul ‘Vadonline’ chi vuol intervenire può farlo
liberamente - a parte i casi di lettere anonime o impubblicabili, che pure
ci sono giunte anche in questo numero - a differenza de ‘La Grande
Provincia’ che a cinque mesi dalla nascita non ha ancora avuto il
coraggio - perchè di questo si tratta, è evidente! - di occuparsi del
‘Vadonline’ e nemmeno di ospitare un nostro comunicato, sia pure in
sintesi. Sei sicuro che i tuoi amici ti abbiano spiegato le regole
del Giornalismo? Scrivici quando e come vorrai. Cordialmente. |
Anno 3, n. 80 IN
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