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INTERVENTI Approfitto
ancora una volta dello spazio da voi cortesemente messo a disposizione per
esprimere la mia opinione su alcuni dei temi che mi sembrano di attualità
in tema di giornalismo locale. La
sentenza con la quale il Gup ha prosciolto Matteo Tatarella e il
Quotidiano dall'accusa di estorsione mossagli dal Sindaco di Foggia ha un
valore illuminante che va molto al di là dello specifico merito della
causa e dei suoi protagonisti. Il magistrato ha infatti deciso sulla base
di un principio limpido, riguardante il legittimo esercizio del diritto di
cronaca e di critica. E ci ha ricordato che, ad esempio, esiste il diritto
al preconcetto e al pregiudizio ostile. La libertà di stampa incontra una
serie di limiti già molto ampia, sia in campo penalistico che civilistico;
aggiungervi anche l'elemento di un rapporto causale con la spesa
pubblicitaria della Pubblica Amministrazione significherebbe renderla di
fatto impraticabile. Ma c'è un altro aspetto della questione che il
magistrato ha completamente trascurato perché inutile al fine della sua
decisione: l'ipotesi accusatoria ha come necessaria premessa una
illegittimità. Ammettiamo che una qualsiasi testata abbia in animo di
sfruttare il proprio potere e la propria diffusione per estorcere danaro
alla pubblica amministrazione, minacciando, ove le sue richieste non siano
soddisfatte, di porre in essere campagne ostili; potrebbe farlo, se quella
pubblica amministrazione si fosse dotata di criteri, di parametri, di
regole per le proprie attività pubblicitarie? Evidentemente no. E'
l'assoluta discrezionalità praticata da Enti come il Comune di Foggia in
materia pubblicitaria a rendere possibili queste deprecabili pratiche. Il
Comune di Foggia decide la collocazione delle sue inserzioni per comprare
la benevolenza giornalistica di questa o quella testata? In base alla mia
limitata esperienza sì. Nel corso degli anni si è registrato un evidente
squilibrio della spesa pubblicitaria in favore di testate di scarsa
diffusione e penetrazione, ma inclini a plaudire all'amministrazione. E'
questa prassi che secondo me andrebbe sanzionata dalla magistratura
contabile e da quella penale. E'
chiaro che l'opinione pubblica ed il diritto delle persone ad essere
informate finiscono per essere il vaso di coccio nella partita fra Comune
e giornali. Per esempio i cittadini foggiani avranno fatto una certa
fatica a capire cosa è successo per l'Ici, l'Imposta Comunale sugli
Immobili. In una città normale tutti si sarebbero preoccupati di
comunicare una serie di dati (l'aliquota sulle seconde case passa dal 5,5
al 6 per mille; quella sulle prime case resta invariata, ma a causa delle
minori detrazioni ogni famiglia pagherà per la casa in cui abita
cinquanta euro in più), per poi, magari dividersi sulle interpretazioni
(qualcuno avrebbe sostenuto che l'aggravio fiscale dipende dal fallimento
della Federico II, qualche altro ne avrebbe dato la responsabilità ai
tagli in finanziaria). A Foggia, invece... il giornale free press
"Prima Stampa" pubblica un'intervista al consigliere delegato al
Bilancio nel quale si dice (e si titola) che l'Ici non subirà alcuna
variazione; il quotidiano "La Grande Provincia" prende fischi
per fiaschi e scrive che l'Ici sulla prima casa diminuisce (!); ancora
"Prima Stampa" titola "E' assolutamente falso che sia
aumentata l'Ici sulla prima casa", assecondando in modo corrivo i
giochi di parole di Agostinacchio. "La Grande Provincia" ha
impiegato tre giorni per rettificare la falsa notizia (meglio tardi che
mai); mi è sembrato corretto e lodevole dare alla correzione la stessa
evidenza della prima notizia, compreso il richiamo in prima pagina; ho
trovato invece meschino prendersela con la "complessità della
materia" anziché assumersi la piena responsabilità dell'errore e
scusarsene con i propri lettori. Ma si sa che da quelle parti c'è
un'allergia alle scuse, anche quando sono doverose. E comunque meglio
questo della insolente strafottenza di "Prima Stampa", che pure
è affidato alle cure di una collega capace e scrupolosa come Ada Antonini.
Insomma,
per quei pochi che sono arrivati fin qui seguendo la mia fluviale
esposizione, io credo che debba essere il Comune a finire sul banco degli
accusati (lo dico in senso morale, non giuridico): mi pare che il cuore
del problema sia lì, nelle distorte concezioni del Sindaco Agostinacchio
e nella evidente incapacità della tecnostruttura comunale e
dell'imponente apparato consulenziale di far valere il benché minimo
principio di legalità. D'altronde, quando leggo che un ben retribuito
consulente come il collega Roberto Parisi considera il proprio lavoro come
una sorta di missione al servizio della comunità, capisco che
Agostinacchio non sceglie a caso. Il fatto che lo stesso Parisi scriva al
"Vademecum" che al Comune "Non esiste un Ufficio
Stampa", dimenticando che l'Assostampa, il nostro sindacato, ha da
tempo preso posizione contro le vergognose discriminazioni operate in
danno del collega Marco Laratro è ad un tempo comico ed ignobile. Per
fortuna la verità è più paziente della menzogna, ma anche molto più
duratura. (*)
Direttore del settimanale ‘Foggia & Foggia’ |
Anno 3, n. 82 IN
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