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A proposito di sentenze, giornalismo e pubblicità

di Enrico Ciccarelli (*)

Approfitto ancora una volta dello spazio da voi cortesemente messo a disposizione per esprimere la mia opinione su alcuni dei temi che mi sembrano di attualità in tema di giornalismo locale.

La sentenza con la quale il Gup ha prosciolto Matteo Tatarella e il Quotidiano dall'accusa di estorsione mossagli dal Sindaco di Foggia ha un valore illuminante che va molto al di là dello specifico merito della causa e dei suoi protagonisti. Il magistrato ha infatti deciso sulla base di un principio limpido, riguardante il legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica. E ci ha ricordato che, ad esempio, esiste il diritto al preconcetto e al pregiudizio ostile. La libertà di stampa incontra una serie di limiti già molto ampia, sia in campo penalistico che civilistico; aggiungervi anche l'elemento di un rapporto causale con la spesa pubblicitaria della Pubblica Amministrazione significherebbe renderla di fatto impraticabile. Ma c'è un altro aspetto della questione che il magistrato ha completamente trascurato perché inutile al fine della sua decisione: l'ipotesi accusatoria ha come necessaria premessa una illegittimità. Ammettiamo che una qualsiasi testata abbia in animo di sfruttare il proprio potere e la propria diffusione per estorcere danaro alla pubblica amministrazione, minacciando, ove le sue richieste non siano soddisfatte, di porre in essere campagne ostili; potrebbe farlo, se quella pubblica amministrazione si fosse dotata di criteri, di parametri, di regole per le proprie attività pubblicitarie? Evidentemente no. E' l'assoluta discrezionalità praticata da Enti come il Comune di Foggia in materia pubblicitaria a rendere possibili queste deprecabili pratiche. Il Comune di Foggia decide la collocazione delle sue inserzioni per comprare la benevolenza giornalistica di questa o quella testata? In base alla mia limitata esperienza sì. Nel corso degli anni si è registrato un evidente squilibrio della spesa pubblicitaria in favore di testate di scarsa diffusione e penetrazione, ma inclini a plaudire all'amministrazione. E' questa prassi che secondo me andrebbe sanzionata dalla magistratura contabile e da quella penale.

E' chiaro che l'opinione pubblica ed il diritto delle persone ad essere informate finiscono per essere il vaso di coccio nella partita fra Comune e giornali. Per esempio i cittadini foggiani avranno fatto una certa fatica a capire cosa è successo per l'Ici, l'Imposta Comunale sugli Immobili. In una città normale tutti si sarebbero preoccupati di comunicare una serie di dati (l'aliquota sulle seconde case passa dal 5,5 al 6 per mille; quella sulle prime case resta invariata, ma a causa delle minori detrazioni ogni famiglia pagherà per la casa in cui abita cinquanta euro in più), per poi, magari dividersi sulle interpretazioni (qualcuno avrebbe sostenuto che l'aggravio fiscale dipende dal fallimento della Federico II, qualche altro ne avrebbe dato la responsabilità ai tagli in finanziaria). A Foggia, invece... il giornale free press "Prima Stampa" pubblica un'intervista al consigliere delegato al Bilancio nel quale si dice (e si titola) che l'Ici non subirà alcuna variazione; il quotidiano "La Grande Provincia" prende fischi per fiaschi e scrive che l'Ici sulla prima casa diminuisce (!); ancora "Prima Stampa" titola "E' assolutamente falso che sia aumentata l'Ici sulla prima casa", assecondando in modo corrivo i giochi di parole di Agostinacchio. "La Grande Provincia" ha impiegato tre giorni per rettificare la falsa notizia (meglio tardi che mai); mi è sembrato corretto e lodevole dare alla correzione la stessa evidenza della prima notizia, compreso il richiamo in prima pagina; ho trovato invece meschino prendersela con la "complessità della materia" anziché assumersi la piena responsabilità dell'errore e scusarsene con i propri lettori. Ma si sa che da quelle parti c'è un'allergia alle scuse, anche quando sono doverose. E comunque meglio questo della insolente strafottenza di "Prima Stampa", che pure è affidato alle cure di una collega capace e scrupolosa come Ada Antonini.

Insomma, per quei pochi che sono arrivati fin qui seguendo la mia fluviale esposizione, io credo che debba essere il Comune a finire sul banco degli accusati (lo dico in senso morale, non giuridico): mi pare che il cuore del problema sia lì, nelle distorte concezioni del Sindaco Agostinacchio e nella evidente incapacità della tecnostruttura comunale e dell'imponente apparato consulenziale di far valere il benché minimo principio di legalità. D'altronde, quando leggo che un ben retribuito consulente come il collega Roberto Parisi considera il proprio lavoro come una sorta di missione al servizio della comunità, capisco che Agostinacchio non sceglie a caso. Il fatto che lo stesso Parisi scriva al "Vademecum" che al Comune "Non esiste un Ufficio Stampa", dimenticando che l'Assostampa, il nostro sindacato, ha da tempo preso posizione contro le vergognose discriminazioni operate in danno del collega Marco Laratro è ad un tempo comico ed ignobile. Per fortuna la verità è più paziente della menzogna, ma anche molto più duratura.

(*) Direttore del settimanale ‘Foggia & Foggia’

Anno 3, n. 82
24 marzo 2003

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