HOME PAGE

  Chi siamo

Il Settimanale

Medi@cap

Agorà S.E.

Banca Dati

Media in rete  

Links Utili  

Arretrati

Contatti

Annunci

Copyright

I partners


clicca qui per aggiungere il sito
ai preferiti

IlVademecum - settimanale di informazione su chi fa informazione
Registrato al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore responsabile: Arcangelo Renzulli
Editore: Agorà Service Editoriale. - Sede legale Via S. Antonio, 214 - Foggia

MEDI@CAP - OSSERVATORIO SUI MEDIA LOCALI

LEGISLAZIONE

ARRETRATI

MEDIA IN RETE

DATI VENDITA

I PARTNERS

FOGGIA, ITALIA

Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani

 

Da: ‘Il Gazzettino’ di Venezia del 30-3-2003

 

IN BREVE / TARVISIO

 

Arrestati due passeur

 

Due arresti a Tarvisio per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sono un foggiano di 41 anni, residente a Monsumano in provincia di Potenza e un romeno di 55 anni. Il primo è stato sorpreso alla guida una «Mercedes» mentre trasportava un albanese clandestino; il secondo era al volante di una Bmw assieme a una moldava. La donna era priva di documenti. I due extracomunitari sono stati consegnati alle autorità austriache mentre i «passeur» sono stati accompagnati nel carcere di Tolmezzo. le due auto sono state sequestrate.

 

====

 

Da: ‘La Nazione/Umbria’ di Firenze del 30-3-2003

 

Umbria

SPOLETO — Il premio «Ercole Olivario»

 

SPOLETO — Il premio «Ercole Olivario» da 11 anni rappresenta il punto di riferimento delle produzioni olivicole di qualità italiane. Promosso da Unioncamere, Ministero delle politiche agricole e forestali, Camere di commercio di Perugia e Terni, Unioni regionali delle Camere di Commercio di Abruzzo, Campania, Lazio, Marche, Sarde-gna, Sicilia, Umbria e Veneto, Unaprol, Cno, Accademia nazionale dell'olivo, il Premio ha concluso i suoi lavori ieri a Spoleto con l'incoronazione dei vincitori. Ecco chi si aggiudica l'Ercole per l'edizione 2003. Applausi ai vincitori e i complimenti del presidente del comitato organizzatore, Alviero Moretti (nella foto).

Categoria fruttato leggero:

1° classificato è l'olio «Tenuta Zangara» dell' azienda agraria Alì Maria Aurelia e Maria Stella con sede in Trapani, 2° classificato «Le due baie» del frantoio Bo di Bo Carlo con sede in Sestri Levante (Genova).

Categoria fruttato medio:

1° classificato «Aromi del Sinis» dell' azienda agraria Francesco Atzori con sede in Cabras (Oristano), 2° classificato l'olio della fattoria Enrico Loddo con sede in Dolianova (Cagliari).

Categoria fruttato intenso:

1° classificato Frantoio Franci con sede in Castel del Piano (Grosseto), 2° classificato l'olio «Oro» della ditta Zamparelli Vincenzo con sede in Cerreto Sannita (Benevento).

Quanto alla graduatoria dei Dop ecco la classifica.

Categoria fruttato leggero:

1° classificato il Dop «Colline teatine» del frantoio Olive della Fazia Vito con sede in Rocca S.Giovanni (Chieti),

2° classificato il Dop «Dauno gargano» della ditta Sio Gargano con sede in Carpino (Foggia).

Categoria fruttato medio:

1° classificato l'olio «Valli trapanesi» della ditta Baglio dalì con sede in Paceco (Trapani),

2° classificato l'olio «Sabina» dell' azienda agraria Anna Maria Billi con sede in Castelnuovo di Farfa (Rieti).

Categoria fruttato intenso:

1° classificato l'olio «Valli trapanesi» della azienda agraria biologica Titone con sede in Loco Ferro di Marausa (Trapani),

2° classificato e' l'olio Dop «Valli trapanesi» dell' azienda agraria Galluffo Vito con sede in Trapani. Il premio «amphora olearia» 2003 alla miglior confezione va alla ditta Ranieri Donato di Rosciano (Pescara).

S.A.

 

====

 

Da: ‘La Nazione’ di Firenze del 30-3-2003

 

SpeziaUn monumento di Pietro Ravecca alle giovani vittime della strada

 

BRUGNATO — Pietro Ravecca (nella foto), scultore di Brugnato ha realizzato il monumento alle giovani vittime della strada inaugurato a San Ferdinando di Puglia, diocesi di Trani Molfetta, provincia di Foggia. Si tratta di un'opera in bronzo raffigurante Madre Teresa di Calcutta, fusa nella fonderia dei fratelli Lucarini di n Pietrasanta. Madre Teresa abbraccia una fanciulla con sullo sfondo una casa in disfacimento che rappresenta la disgregazione della famiglia con un arco di unione e di speranza ed una porta aperta che rappresenta appunto la speranza e la continuità. Il monumento vuol essere un monumento alla vita purtroppo eretto per alcuni giovani della zona prematuramente scomparsi. Spiega Ravecca: «Sono stati i giovani del luogo, guidati dall'infaticabile don Mimmo Marrone parroco da 13 anni della parrocchia di San Ferdinando Re, a contattarmi, attraverso Famiglia Cristiana, e a portare a termine l'impresa raccogliendo i fondi necessari per la fusione». La cerimonia si è svolta nei giardini posti all'esterno della parrocchiale proprio di fronte al vecchio edificio della sede municipale e proprio nel luogo dove era posizionata la prima vecchia chiesa: sul palco appositamente approntato hanno preso la parola alcuni giovani che compongono il comitato promotore che hanno tracciato i motivi che li hanno spinti a tale iniziativa, poi lo scoprimento con commozione generale per la presenza dei genitori dei figli scomparsi, e la benedizione di Mimmo Marrone. Hanno parlato anche Pietro Ravecca e il sindaco Carmine Gissi che ha affidato la cura del monumento a Madre Teresa , il primo in Italia, alla cura dei giovani che fortemente l'hanno voluto. Ravecca ha ricevuto una targa ricordo dall'amministrazione.

 

====

 

Da: ‘Corriere della Sera’ di Milano del 30-3-2003

 

CRONACA MILANO  - Politecnico e Ibm all’avanguardia nei programmi

di riduzione del traffico finanziati dal ministero

 

Bici aziendali e auto collettiva, il manager si scopre ecologista

 

Il Politecnico acquista bici per i dipendenti e la Ibm fa condividere l'auto a manager e impiegati attraverso la comunicazione via intranet. Nella città dove spostarsi è un’arte difficile, si studiano soluzioni ad arte per spostarsi. Questi di Milano, a dire il vero, sono solo alcuni dei piani di gestione della mobilità attuati in Italia a cinque anni dal decreto Ronchi sulla «mobilità sostenibile». La regia dei progetti è affidata a «mobility manager», chiamati a gestire 15 milioni di euro stanziati nel 2000 dal ministero dell'Ambiente per l'avvio dei progetti.

E sotto la Madonnina ci si è messi in moto, anzi, in bici, per cercare di far propria una parte di questi fondi. E così l’università di piazza Leonardo, da dove Forlanini partì «in mongolfiera» e dove sono stati messi a punto motori di auto ed aerei, si è data alle due ruote. Del resto, la bicicletta ha ormai molte componenti in plastica, la cui formula è stata messa a punto qui ai tempi del Nobel Giulio Natta. La multinazionale dell’informatica Ibm, invece, non poteva che promuovere una gestione avanzata e controllata dal computer. La condivisione dell'auto avviene mettendo in contatto i lavoratori che seguono analoghi percorsi attraverso la rete intranet con un apposito programma.

Certo, non c’è solo Milano. A Ferrara, il Comune ha acquistato 50 bici per i dipendenti disposti a lasciare a casa l'auto e a Foggia i piani di spostamento casa-scuola coinvolgono centinaia di studenti chiamati a usare le biciclette e prevedono punti di raccolta sorvegliati da nonni-vigili.

I progetti di mobilità alternativa predisposti in Italia sono 106, di cui 84 sull'asse casa-lavoro, 12 su quella casa-scuola e 10 per i poli ospedalieri. Ne sono stati attuati il 41 per cento (43), di cui 39 per spostamenti casa-lavoro, 2 casa-scuola e 2 per gli ospedali. Tra le amministrazioni più attive nel settore c’è la Provincia di Milano, forte di una struttura di dieci persone.

 

P. Pan.

 

====

 

Da: ‘Il Gazzettino’ di Venezia del 29-3-2003

 

Nuovi programmi di investimento industriale

 

Per un "salto di qualità"

 

All'estero, il lavoro costa sicuramente meno. In Italia, la proverbiale dinamicità delle aziende del Nordest potrebbe contribuire a rilanciare l'economia di province vessate dalla disoccupazione. I casi di Manfredonia e Brindisi, in questo senso, appaiono emblematici. Per anni, le imprese hanno delocalizzato soprattutto nell'est Europa, dove hanno attinto a manodopera a basso costo e a condizioni, anche fiscali, vantaggiose. Ma adesso gli imprenditori del Nordest, con i trevigiani in pole-position, stanno aggiustando il proprio raggio d'azione. Il fenomeno è ancora agli inizi e, pertanto, ridotto per proposizioni: ma la marcia è stata innestata. Se la Romania non è poi così lontana, il Meridione lo è ancora meno. E se poi alle distanze aggiungiamo una serie di agevolazioni europee (Obiettivo 1 in primo luogo, regolamento finanziato dall'Unione per il rilancio delle realtà industriali depresse), il binomio comincia a rivelarsi appetibile. Così, dopo la convention di Timisoara nel 2001 e l'avvio di rapporti sempre più frequenti corollati dal gemellaggio siglato nei giorni scorsi fra il capoluogo della provincia industriale romena e Treviso, gli industriali di Marca hanno avviato programmi di investimento a Manfredonia e Brindisi.

Anche il capoluogo di provincia pugliese ambisce a compiere un sostanziale "salto di qualità", e le imprese del Nordest sono disposte a riscchiare. Com'è pronta anche Unindustria Treviso, che ha siglato convenzioni e stimolato gli investimenti e i decentramenti. Resta da chiarire l'incognita che grava sull'economia regionale dopo lo scoppio del conflitto in Iraq. Per il momento, i segnali del mercato non destano troppe preoccupazioni. I riflessi della crisi internazionale, comunque, saranno visibili più avanti.

 

====

 

Da: ‘Il Centro’ di Pescara del 29-3-2003

 

FRANCAVILLA - AREA METROPOLITANA

Uomo in fuga tra i campi dopo uno spettacolare inseguimento sull'A14

 

Speronata un'auto della Finanza

 

FRANCAVILLA. Pattuglia della Finanza speronata sull'A14 e un uomo fugge per sottrarsi all'arresto. E' il bilancio di un inseguimento che, la notte scorsa, ha visto impegnati agenti della polizia tributaria di Chieti in servizio di controllo anti-contrabbando.

Il fatto è accaduto all'altezza del casello autostradale di Ortona dove viene intercettata un'Audi bianca di grossa cilindrata che sfreccia in direzione nord a velocità sostenuta. Poiché la vettura viaggia con andatura irregolare, i militari intimano al guidatore di rallentare e di accostare la macchina in una piazzola di sosta. Per tutta risposta, il conducente dell'Audi aumenta la velocità per cercare di sfuggire al controllo. Comincia così uno spettacolare inseguimento. All'altezza di Francavilla, l'Alfa delle Fiamme gialle raggiunge l'Audi ma, nel tentativo di superarla, viene speronata finendo la sua corsa contro il guard-rail dopo un impressionante testa-coda. Non va meglio all'Audi, che rimane in panne per lo scoppio del pneumatico anteriore sinistro. Il conducente riesce però a scappare tra i campi, approfittando del buio.

Alla successiva ispezione, si scopre che l'Audi era stata rubata nel Foggiano. Sono aperte indagini per risalire all'identità del fuggitivo.

 

====

 

Da: ‘La Provincia Pavese’ del 28-3-2003

 

L'incidente ieri pomeriggio a San Martino

 

Scontro frontale sulla «35»

Due coniugi e una donna sono ricoverati in Ortopedia

 

SAN MARTINO. Tre feriti sono il bilancio di un incidente che è avvenuto ieri alle 15 sulla statale 35, nei pressi del ristorante «Giannino». Per cause all'esame della polizia stradale, una Fiat Punto si è scontrata semi-frontalmente con una Ford Focus. A bordo della Punto si trovavano Luciano Quadrati, 62 anni, e Maralla Zamparini, 62 anni, entrambi residenti a Pavia. Il primo ha riportato fratture costali, al malleolo e la distorsione del rachide cervicale. E' ricoverato in Ortopedia con una prognosi di 60 giorni. Nello stesso reparto si trova anche Maralla Zamparini che guarirà in 45 giorni per la frattura di una clavicola, dello sterno, di alcune costole e del malleolo. La conducente della Focus, Caterina Monti, 28 anni, di Cerignola (Foggia) dovrebbe cavarsela in 20 giorni per una contusione cranica e per la distorsione del rachide cervicale. Anche la giovane è ricoverata nel reparto di Ortopedia del policlinico San Matteo. L'incidente si è verificato sulla corsia destra in direzione Casteggio. Gli accertamenti sono stati condotti dalla polizia stradale di Pavia, i feriti sono stati soccorsi dal servizio d'emergenza «118».

 

====

 

Da: ‘Il Messaggero’ di Roma del 28-3-2003

 

Dramma della solitudine a Lido Tre Archi

 

Ottantenne trovato morto in casa

 

FERMO - Dramma della solitudine a Lido Tre Archi. Un pensionato di 80 anni, originario di S.Agata di Puglia (Foggia), Pasquale Granato, è morto, probabilmente, per arresto cardiaco nella sua abitazione al quinto piano del complesso R 13. La sua morte risalirebbe a diverse ore dal ritrovamento del cadavere. L'anziano viveva solo nell'appartamento di Tre Archi da circa due anni. Prima era stato ospite, per un breve periodo, subito dopo la morte della moglie, dalla Casa di Riposo "Sassatelli" di Fermo. L'uomo che in tanti ricordano vestito sempre in maniera molto elegante, amava molto viaggiare ed aveva lasciato il "Sassatelli" circa un anno e mezzo fa. A dare l'allarme, ieri, sarebbe stata una conoscente, M.G. di Fermo, che lo aiutava nelle pulizie di casa. La donna lo aveva cercato al cellulare nella serata di mercoledì ma non aveva ottenuto risposta. Lo aveva poi richiamato più volte nella mattinata di ieri, fino a che intorno alle 13.30, temendo che gli fosse accaduto qualcosa, aveva allertato i Vigili del Fuoco. Il corpo del pensionato era, semivestito, nel salotto dell'appartamento. La luce era spenta, segno che la morte potrebbe essere sopravvenuta di giorno. Sul posto si sono recati i Carabinieri e gli agenti della Polizia insieme al 118.

 

====

 

Da: ‘Giornale di Brescia’ del 27-3-2003

 

Processo per un «giro» di macchine di grossa cilindrata destinate

ai Paesi dell’Est europeo o del Nord Africa

 

Condannata la gang delle auto rubate

 

Condanne pesanti per la gang delle auto taroccate. Il processo che si è concluso ieri e che è stato celebrato davanti al Gip Elisabetta Pierazzi era chiamato a giudicare di un vasto giro di auto rubate e destinate ai Paesi dell’Est o all’Africa: un meccanismo ben oliato per il quale l’accusa - il sostituto procuratore Alessandra Chivegatti - aveva chiesto anche la condanna per associazione per delinquere. Tutto era nato un anno fa da una vasta inchiesta condotta della Polizia Stradale: gli investigatori avevano smascherato una gang che si era specializzata in auto di grossa cilindrata. La banda le rubava sulle strade della nostra provincia o ne ordinava il furto e quindi riusciva a falsificare le targhe, i documenti di identità del veicolo e anche il numero di telaio. Dopo di che l’automobile poteva essere rivenduta su un mercato straniero: molte le auto finite in Albania, nell’Est Europa, in Nord Africa. In qualche caso l’auto non finiva all’estero, ma veniva restituita al legittimo proprietario. Al quale ovviamente si chiedeva di pagare una forte somma di denaro. La banda aveva le sue basi a Bedizzole e a Castenedolo, un garage a Brescia e un altro capannone a Lovere, dove venivano falsificate le targhe e i numeri di telaio. Trentasette le persone coinvolte nell’inchiesta per le quali il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio, e diciotto (dopo che molte figure erano uscite dal processo) le condanne emesse ieri dal Gip. Ecco la sentenza: Vladimiro Desiderio (originario di Salerno e residente a Rezzato) è stato condannato a 7 anni e sei mesi, Antonio Andreano (foggiano residente nella nostra provincia) a 5 e 4, Alfonso Desiderio a 4, Martera Salvatore a 2, Giovanni Danesi di Sarnico a 5, Marco Russi a 4 e 6, il croato Gianfranco Manzin (del quale gli investigatori ritengono di aver sventato martedì un tentativo di evasione) a 4 e 6, gli albanesi Sallaku Gezim a 5 e 2 e Salaku Saimin a 3 e 6, Carlo Romele di Pisogne a 2 e 4, Scalvinoni Marco di Berzo Inferiore a 1 e 4, il marocchino Mohamed Sakr a 4, il bresciano Paolo Lombardi a 3 e 10, Oscar Corsini di Darfo Boario Terme a 4 e 3, Mario Volpi di Sarnico a 3 e 2, Diego Merighetti di Nave a 3 e 8, Aldo Lonati a 8 mesi e Giovanni Pianta di Prestine a 3 anni. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, a capo dell’organizzazione vi sarebbe stato Vladimiro Desiderio, mentre suo braccio destro sarebbe stato Antonio Andreano. L’organizzazione avrebbe avuto contatti anche con le province vicine. (m. l.)

 

====

 

Da: ‘La Nazione’ di Firenze del 28-3-2003

 

Umbria

 

«Boicotteremo la Rupe»

 

ORVIETO — Ci risiamo. Si avvicina la data di svolgimento della Palombella (fissata quest'anno per l'8 giugno, nella foto) e puntuali come i frutti di stagione rispuntano le polemiche per l'utilizzo della colomba viva nella tradizionale festa orvietana. Stavolta ad assumere un connotato particolare sono soprattutto le minacce di boicottaggio turistico nei confronti della città, ritenuta «incivile» a causa delle modalità con cui si svolge da sempre la Palombella. La discesa dell'animaletto lungo il filo metallico fin sopra il sagrato del Duomo, dove l'attende una selva di mortaretti scoppiettanti, ha sempre suscitato fortissime contestazioni ed ora si assiste ad una singolare mobilitazione promossa da un gruppo di animalisti pugliesi. A farsi portavoce dell'indignazione di una parte consistente di quanti auspicano la sostituzione dell'animale con un simulacro è tale Francesco Fortinguerra, di Foggia, che ha inviato una lettera al sindaco, al vescovo, al presidente dell'Opera del Duomo, alla procura, alla prefettura, al direttore dell'Asl e al presidente dei veterinari, sollecitando un intervento «umanitario» per modificare lo svolgimento dell'antico festeggiamento che riproduce simbolicamente la discesa sugli Apostoli dello Spirito Santo. «Fin da ora mi impegno ad organizzare un boicottaggio turistico di Orvieto ed una manifestazione di protesta, oltre ad altre opportune iniziative, se non ci sarà la sostituzione della colomba viva con un oggetto meccanico», scrive Fortinguerra. In merito allo svolgimento dell'edizione 2003 della Palombella, il vescovo Decio Lucio Grandoni ha fatto sapere di non avere intenzione di assumersi responsabilità dirette nell'organizzazione, che quindi rimane tutta sulle spalle dell'Opera del Duomo.

Claudio Lattanzi

 

====

 

Da: ‘La Provincia Pavese’ del 27-3-2003

 

Procura di Milano: Bruno è tra i cinque papabili

 

PAVIA. Si stringono i tempi per la nomina del nuovo procuratore di Milano. Tra la ventina di concorrenti per la poltrona lasciata libera da Gerardo D'Ambrosio, la Commissione per gli incarichi direttivi ha individuato una rosa di cinque papabili, quattro dei quali sono stati convocati l'otto aprile dalla Commissione per gli incarichi direttivi. Tra questi c'è il procuratore di Pavia Giuseppe Bruno.

Tre di loro sono magistrati milanesi: Manlio Minale, presidente del tribunale di sorveglianza; Ferdinando Vitiello, procuratore aggiunto e in questo momento reggente l'ufficio; e infine Alfonso Marra, presidente di sezione alla Corte d'appello di Milano. Con loro, l'8 aprile, sarà appunto ascoltato anche Giuseppe Bruno, procuratore presso il tribunale di Pavia. Fa parte del gruppo dei favoriti anche Alessandro Galli, procuratore presso il tribunale di Foggia, che però non è stato convocato perchè già sentito di recente dalla Commissione per un altro incarico giudiziario.

Solo dopo le audizioni la Commissione dovrà decidere quale o quali candidati proporre al plenum di Palazzo dei marescialli per la nomina. Una scelta che non si annuncia facile ma che, assicurano al Csm, dovrebbe intervenire prima della pausa per le vacanze di Pasqua.

Giuseppe Bruno era compreso nella prima rosa di candidati, quando ancora i nomi in corsa per il prestigioso incarico milanese erano una ventina. Ora, dunque, è nella cinquina dei «finalisti».

 

====

 

Da: ‘Il Mattino’ di Napoli del 27-3-2003

 

LA GUERRA DI CAMORRA

 

PAOLO PANARO

 

La guerra di camorra nella Piana del Sele non era ancora terminata. Paolo Maggio, 28 anni di Battipaglia, arrestato dai carabinieri la scorsa notte a Foggia stava rimettendo in piedi il clan Pecoraro-Renna per spazzare via i clan rivali e controllare tutte le attività malavitose.

Maggio negli ultimi mesi era diventato l'erede di Biagio Giffoni, boss da tempo latitante. I carabinieri del comando provinciale di Salerno e della compagnia di Battipaglia, diretti dal colonnello Gilberto Murgia, attendevano solo il momento propizio per catturare il nuovo referente del clan Pecoraro-Renna che da un mese, dopo essersi sposato, faceva la spola tra Foggia, dove abitava con sua moglie, e Battipaglia. Nell’ambito della stessa operazione di ieri sono stati notificati in carcere anche provvedimenti restrittivi nei confronti di Francesco Pecoraro, 48 anni di Bellizzi; Angelo Frappaolo e Giuseppe Pagano, entrambi di 33 anni di Salerno; Remigio Riccio, 32 anni di Montecorvino Pugliano e Carmine La Pietra, 28 anni di Olevano Sul Tusciano. Tutti responsabili, secondo gli inquirenti, insieme a Paolo Maggio degli omicidi di Domenico Frasca, Maurizio D'Elia e dell'agguato in cui rimasero feriti a Pontecagnano Demetrio Trimarco e Pumpo Marcello. L’accusa, per tutti, è di associazione di tipo camorristico armata, quindi di estorsione e omicidio.

Estorsioni, controllo dei videopoker e spaccio di sostanze stupefacenti erano le attività del clan Pecoraro-Renna che poi hanno portato alla faida. La guerra tra i gruppi capeggiati da Francesco Pecoraro e i suoi rivali Domenico Frasca e Demetrio Trimarco è inziata a novembre di due anni fa, con l'assassinio di Giuseppe Esposito, cognato di Francesco Pecoraro. Immediata la controffensiva e, poche settimane dopo a Bellizzi, dinanzi al suo negozio di computer, venne freddato Domenico Frasca.

A guidare l'Alfa Romeo 166 utilizzata dagli assassini per mettere a segno l'agguato fu proprio Paolo Maggio che all'ombra di Biagio Giffoni tentava di farsi strada per diventare il referente dell'organizzazione malavitosa a Battipaglia. Poi, fu la volta di Maurizio D'Elia. Un anno fa dinanzi un circolo ricreativo di Montecorvino Rovella venne rapito da due falsi poliziotti. Ammazzato e seppelito nelle campagne tra Giffoni Valle Piana e Montecorvino. Il suo corpo non è stato mai trovato. Responsabile dell'ennesimo omicidio sempre il gruppo capeggiato da Francesco Pecoraro che, nonostante fosse detenuto nel carcere di Viterbo, riusciva ad impartire gli ordini ai suoi «fedelissimi». Scampati al fuoco delle pistole, invece, Demetrio Trimarco e Marcello Pumpo. Si salvarono per miracolo. Poi, a Salerno l'omicidio di Lucio Grimaldi, il Vampiro, legato al gruppo di Trimarco. Pochi giorni dopo, ad aprile del 2002, il blitz dei carabinieri che portò all'arresto di quattordici boss esponenti dei gruppi rivali guidati da Francesco Pecoraro e Demetrio Trimarco. Un duro colpo inferto ai clan della Piana del Sele. Nel frattempo, però, Biagio Giffoni aveva tentato, in parte riuscendoci, di sganciarsi da ogni vincolo creando addirittura una nuova organizzazione malavitosa che controllasse soprattutto i loschi affari di Battipaglia. Bische clandestine ed estorsioni ad imprenditori e commercianti su questo Giffoni aveva basato i suoi affari. Ad affiancarlo c'erano piccoli boss con la voglia di emergere, come Carmine Viscido e Bruno Noschese, attualmente ricercati e Salvatore Di Nolfo che, per sfuggire all'arresto, si era rifugiato inutilmente alle Canarie.

 

====

 

Da: ‘Il Gazzettino’ di Venezia del 28-3-2003

 

IL CASO - Giancarlo Zanardo un imprenditore che dal 1971 deve convivere con le ricadute delle imbarazzanti iniziative di una persona con lo stesso nome e cognome

 

Da trent'anni perseguitato da un'omonimia

 

«Una volta mi arrivò il saldo per una fornitura di 10mila paia di occhiali Gay Power, un’altra per l’acquisto di una pelliccia»

 

Conegliano - Un'imbarazzante omonimia lo accompagna da trent'anni. Giancarlo Zanardo ?n imprenditore con la passione degli aerei storici, ma c'?hi lo ha scambiato per l'omonimo venditore degli occhiali Gay Power o per il protagonista di avventurose trattative immobiliari a Cortina.

Il primo incontro con il doppio avviene nel 1971: «In quell'anno - racconta Zanardo - ricevetti una fattura con una richiesta di saldo per l'acquisto di una pelliccia a Foggia. Caso volle che fossi in vacanza a Vieste. Dubitai della mia memoria, ma poi scoprii che si trattava dell'altro Zanardo, che ha 51 anni, mentre io ne ho 63, che ?i Ponte della Priula, mentre io sono nato a Conegliano, che ?mpegnato in settori che nulla hanno a che vedere con la mia attivit?i imprenditore insieme ai miei fratelli Arrigo, Paolo e Giuliano della Impa-vernici (20 milioni di euro di fatturato ndr).

In un'altra occasione un conoscente mi preg? lasciar perdere una ragazza per la quale i genitori erano molto preoccupati. Restando in tema, non molto tempo fa comparve sulla cronaca locale un articolo in cui si ipotizzava che stesse dilapidando il patrimonio di una signora coneglianese. Colgo l'occasione per dire che sono felicemente sposato e non dilapido patrimoni. L'omonimia ha colpito anche in ambito imprenditoriale. Nessuno, forse per educazione, mi ha mai chiesto se c'entravo qualcosa con gli occhiali Gay Power, ma ho ricevuto una richiesta di saldo relativa a una fornitura di 10.000 occhiali da parte di una ditta di Montebelluna. Ho dovuto chiamare l'avvocato per spiegare che non ero io quello che cercavano. Per un'altra ingiunzione di pagamento, relativa a una vicenda diversa, sono stato obbligato a dichiarare la mia identit?n Municipio. Infine ci sono le telefonate: le persone che cercano me convinte che sia lui sono tante. Spero che questo articolo serva finalmente a chiarire ogni dubbio. Ho informato dei fraintesi anche il suo legale».

In effetti non si tratta dell'omonimia con un premio Nobel.

 

Mario Anton Orefice

 

====

 

Da: ‘il Resto del Carlino’ di Bologna del 27-3-2003

 

Rimini

 

Stefanelli resta in cella: doppio ricorso

 

Doppio ricorso, uno al tribunale del riesame, l'altro in sede di appello contro la sentenza di primo grado, quello che sta redigendo il legale di Maurizio Stefanelli, il sammarinese dipendente Aasp condannato a tre anni di carcere perché trovato in possesso in Puglia di due bombe a mano, una pistola e un grosso coltello.

L'istanza di scarcerazione, presentata dall'avvocato Vittorio Nista, di Poggio Imperiale, è stata rigettata venerdì scorso. «Ci sono dieci giorni per la richiesta al tribunale del riesame — spiega il legale —, che poi avrà venti giorni di tempo per decidere».

Quali le condizioni di Stefanelli? «E' abbattuto, e presenta anche problemi di salute». Quali? «Ha crisi iperglicemiche. Anche su ciò avevo fondato la richiesta di revoca della detenzione, invece respinta. Mi sembra ci sia un certo accanimento nei confronti del mio assistito da parte del tribunale di Lucera. Tra l'altro, Stefanelli aveva da subito collaborato con l'autorità giudiziaria. Ha ammesso l'addebito e fornito indicazioni utili, insomma, piena collaborazione. A suo tempo gli era stato detto che se avesse collaborato se ne sarebbe tenuto conto. E soprattutto non si tratta certo di un trafficante di armi: la provenienza di quelle trovate era lecita». Va detto che la pena massima prevista dal codice italiano per quel tipo di reati prevedeva fino a 12 anni di carcere. Com'è il carcere di Lucera? «Vecchio e affollato». Il difensore di Stefanelli spiega di «ritenere auspicabile un interessamento sulla vicenda a livello di Dipartimento agli Affari esteri».

m.g.

====

 

Da: ‘Il Messaggero’ di Roma del 27-3-2003

 

Atessa, rubavano autoradio arrestati tre giovani pugliesi

 

ATESSA - Con l'accusa di furto aggravato i carabinieri di Atessa hanno arrestato Michele Limusani, 24 anni, Antonio Cerrone, 30, e Luigi Scarano, 37, tutti di San Marco in Lamis in provincia di Foggia. I tre sono ritenuti gli autori di quattro furti di impianti hi-fi su altrettante auto parcheggiate ad Atessa. I pugliesi hanno agito ieri mattina tra le 4 e le 5 forzando le vetture e asportando autoradio cd e a cassetta. Sono stati intercettati dai carabinieri nei pressi del casello di Valsangro dell'autostrada A14. A seguito della perquisizione sotto i sedili e nel bagagliaio della loro Fiat Punto è stata ritrovata la refurtiva, oltre ad altri pezzi asportati quali catene da neve, musicassette e compact disc per un valore totale di circa 5.000 euro. I carabinieri proseguono le indagini per verificare se gli arrestati siano gli autori di analoghi furti commessi nei giorni scorsi a Villamagna e Bucchianico.

 

W.B.

 

====

 

Da: ‘Il Messaggero’ di Roma del 27-3-2003

 

Fano, botte da orbi fra coniugi nel tardo pomeriggio davanti ai viaggiatori in attesa

 

Pesta a sangue la moglie in stazione

 

La donna fugge, l’uomo è bloccato dai carabinieri

 

FANO—Botte da orbi nel tardo pomeriggio di ieri alla stazione ferroviaria di Fano. Una coppia di Acqualagna se l’è data di santa ragione davanti a viaggiatori e personale delle Fs scioccati. E’ stato il marito ad aggredire la moglie, colpendola più volte al volto con violenza, tanto da costringere la poveretta a fuggire e a trovare rifugio nel vicino bar dove è stata medicata per le ferite riportate. Quanto all’uomo è stato poco dopo bloccato dai carabinieri chiamati da alcuni testimoni ed è stato condotto nella vicina caserma per accertamenti. Non è chiaro il motivo del pestaggio. Marito e moglie erano giunti in stazione da poco per comprare un biglietto per Foggia.

 

====

 

Da: ‘La Tribuna’ di Treviso del 27-3-2003

 

E' la patria delle aziende della Marca che hanno scelto di portare la produzione

nei paesi a basso costo. Ormai una succursale industriale

 

Timisoara, il gemellaggio dell'impresa

 

Treviso stringe i rapporti con la città rumena della delocalizzazione

 

Francesco Mimmo

 

Timisoara città gemella, colonizzata dalle imprese conquistatrici della Marca, ma anche polo in via di sviluppo tanto da rendere una succursale il distretto del tessile di Treviso. Difficile dire quale di questi aspetti è quello che meglio definisce la città rumena. Ma tutti le sono stati attribuiti. «Gemella» di Treviso lo diventa ufficialmente oggi con una cerimonia in Comune. Timisoara si aggiunge così ad Orleans, la città francese con la quale c'è un gemellaggio da oltre quarant'anni, seppur tra alti e bassi. Arriva dopo, ma sulla scia di un fenomeno che negli ultimi dieci-dodici anni ha stravolto l'economia della provincia, e di tutto il Nord-Est: la delocalizzazione. Treviso ha fatto da capofila, poi è arrivato tutto il Nord Italia. Sono oltre dodicimila le imprese formalmente attive (per le quali risulta una partita Iva aperta) a Timisoara. Di queste tremila sono del Veneto. Quasi duemila quelle della Marca.

Non sono solo piccole imprese, ma anche giganti come Zoppas e Geox che hanno «delocalizzato» intere strutture produttive con stabilimenti da oltre duemila lavoratori. Anzi, l'idea del gemellaggio è stata lanciata proprio dal fondatore della Geox, Mario Moretti Polegato, che oggi è anche console generale onorario per il Nord Est in Romania. E c'è anche un progetto di ripristinare un consolato italiano a Timisoara che ormai conta una folta comunità di italiani, circa 5 mila pendolari dell'industria che lì hanno locali, alberghi, ristoranti. E che pensano di costruirci un ospedale e di rilevare una quota del vetusto aeroporto. Solo da Treviso partono una decina di voli alla settimana.

Il giro d'affari è imponente. L'Italia ha importato dalla Romania nel 2002 beni per 3,5 miliardi di euro e ne ha esportati per 3,46 miliardi di euro. L'ultimo dato disponibile per la provincia di Treviso è quello relativo al terzo trimestre del 2002: import di 467 milioni e export per 340. La Romania è passata al primo posto per merci in entrata nella Marca, scalzando la Germania. E' l'effetto dei flussi di prodotti che vengono lavorati a Timisoara e poi arrivano a Treviso, soprattuto nel settore tessile-abbigliamento che rappresenta da solo il 40% dell'import trevigiano. Questo è quello che oggi sono diventati i «gemelli di Timisoara». A fine anni'80 era tutta un'altra cosa. La svolta è arrivata con la fine del regime comunista di Ceausescu. I primi imprenditori trevigiani entrarono in città con una iniziativa umanitaria: portavano aiuti. Poi, chissà, forse perché Timisoara era una città che aveva una tradizione di distretto industriale sotto l'impero austroungarico (nel tessile...) è partita la valanga. Spontanea e da parte degli imprenditori del settore tessile e calzaturiero che consente di aprire attività con investimenti relativamente bassi. Dopo le imprese sono arrivate le banche con Unicredit e Veneto Banca che ha una quota nella banca Italo Veneta e sei sportelli attivi. La Romania, inoltre, era uno dei paesi dell'ex area comunista fuori dalla sfera d'influenza della Germania. Il fenomeno è cresciuto ed è venuto alla luce solo dopo l'incidente dell'Antonov caduto all'aeroporto di Verona nel'95 e che portava imprenditori in Romania. Poi dal tessile si è passati ad altri settori. La Zoppas Industries di San Nicolau, a nord di Timisoara impiega 2.200 lavoratori e produce tonnellate di resistenze per elettrodomestici. Ma cosa trova l'industria a Timisoara? Lo ha spiegato Gianfranco Zoppas in un'intervista a la Tribuna di qualche mese fa: «Un operaio in Italia mi costa 20-25 mila euro all'anno; un operaio rumeno 2.000-2.500». E poi i sindacati sono quasi inesistenti. La Marca ha fatto della delocalizzazione in Romania un modello del fare impresa. Tanto da «esportarlo» nel distretto di Manfredonia, in provincia di Foggia. E ora vuole farlo anche in altri paesi (Serbia e Slovacchia, soprattutto puntando sulle infrastrutture) e in agricoltura: i trevigiani comprano terre dopo una recente liberalizzazione del settore per fare aziende agricole e produrre vino.

 

====

 

Da: ‘Il Centro’ di Pescara del 26-3-2003

 

POPOLI - VAL PESCARA

 

La magistratura ha chiuso l'inchiesta sull'aggressione

notturna in un istituto per la riabilitazione post operatoria

 

Tentò di violentare un'infermiera, 50enne nei guai

 

POPOLI. La procura della Repubblica ha chiuso l'inchiesta a carico del 50enne foggiano che lo scorso maggio venne arrestato dopo avere cercato di violentare un'infermiera, durante il turno di notte, in un istituto per la riabilitazione post operatoria che si trova nella Val Pescara.

Il sostituto procuratore Filippo Guerra ha inviato all'indagato, che ha sempre negato tutto sostenendo che la donna che lo accusa «è una pazza», l'avviso di conclusione delle indagini, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio se non subentreranno elementi nuovi a favore del pugliese.

Il foggiano era stato ricoverato due settimane prima all'ospedale di Popoli, dov'era stato sottoposto a un intervento chirurgico. Dopo qualche giorno di degenza, era stato dimesso, ma dovendo seguire una terapia riabilitativa per rimettersi completamente, si era rivolto a una piccola clinica attrezzata vicina all'ospedale popolese, dove doveva recarsi periodicamente per effettuare controlli.

Una volta preso possesso della sua stanza nell'istituto, l'uomo avrebbe cominciato ad aggirarsi per i corridoi facendo pesanti apprezzamenti su degenti e operatrici sanitarie, venendo rimbrottato.

Poi, a notte fonda avrebbe aggredito l'infermiera, tappandole la bocca e trascinandola in uno stanzino per i medicinali. La vittima, 36 anni, che dopo l'episodio è rimasta gravemente turbata, dopo avere cercato di urlare per attirare l'attenzione di qualcuno, era riuscita a divincolarsi, nonostante che il 50enne fosse già riuscito a togliersi i pantaloni del pigiama e a spogliarla. Mentre la donna correva a chiedere aiuto, il foggiano se n'era tornato tranquillamente a letto, ma poi era stato arrestato. Dopo un mese al San Donato, aveva ottenuto gli arresti domiciliari. Meno di un anno dopo, l'inchiesta si è conclusa.

 

====

 

Da: ‘Il Mattino’ di Napoli del 26-3-2003

 

E in piscina incontro con gli universitari

 

L'Italia del nuoto come modello di studio a livello universitario. Da oggi, infatti saranno presenti nella piscina provinciale docenti e studenti di varie università. Inizierà l'ateneo di Foggia, poi sarà la volta di quello di Cassino, mentre sabato conlcuderà il ciclo di visite l'Università di Napoli. L'intera manifestazione è patrocinata dalla Provincia, dalla Camera di Commercio e dal Comune di Caserta. Per la riuscita dell’inizitaiva ha partecipato anche un team di sponsor che ha voluto affiancare lo Junior Acquatic in questa nuova avventura che ha dipinto di azzurro il capoluogo.

 

====

 

Da: ‘Il Messaggero’ di Roma del 26-3-2003

 

Rievocato in tribunale lo schianto in cui perse la vita

un sottufficiale di Marina di 35 anni

 

Morì sulla direttissima del Conero, le lacrime della vedova

 

E' ancora giallo sulle modalità dell'incidente che alle 14.30 del 1° aprile del 2000, lungo la Cameranense (strada degli Zingari) strappò per sempre il sottufficiale di Marina Luigi Cannito, 35 anni, all'abbraccio della moglie e delle sue bambine. L'avvocato Vittorio Micucci, che difende dall'accusa di omicidio colposo l'autotrasportatore anconetano Massimiliano Fattori, tende ad accreditare l'iniziale ricostruzione dello schianto fra il furgone condotto dal suo assistito e la Ford Escort guidata dalla vittima, che stava rientrando presso la sua abitazione lì vicina, nel complesso militare dove stava trascorrendo una licenza con la famiglia, dopo aver acquistato dei gelati per le figlie: una volta affrontata la curva all'altezza del bivio che sale verso Varano, sarebbe stata la Ford a superare la linea di mezzeria della direttissima del Conero e a frapporsi come insuperabile ostacolo di fronte al furgone in arrivo nell'altro senso di marcia; da qui una prima richiesta di archiviazione della procura dall'accusa di omicidio colposo nei confronti di Fattori, 33 anni. Diametralmente opposta la tesi dell'avvocato di parte civile Argentieri (la moglie della vittima, che proprio in quei giorni era in attesa di una terza figlia, chiede i danni) che ha poi convinto il pm inquirente a cambiare idea e e ottenere il processo apertosi ieri: il furgone avrebbe seguito la Ford nella stessa direzione di marcia, da Ancona verso Sirolo, e l'avrebbe urtata violentemente nella parte destra dopo aver sbandato. Cannito morì sul colpo. La moglie della vittima, Patrizia Di Candia sopraggiunse poco dopo aver udito il botto da casa. Ieri ha testimoniato in lacrime, confermando un particolare che avvalorerebbe la ricostruzione sfavorevole all'imputato: qualche giorno dopo il funerale, al cimitero di Manfredonia (luogo di origine della famiglia) un giovane compaesano, Domenico Valente, le avrebbe raccontato che due suoi amici marinai, di stanza alla caserma di Camerano, avevano visto il furgone seguire a forte velocità la Ford del marito. Un tamponamento, dunque? Il giudice Moggetta, prima di aggiornare il processo al 9 maggio, si è riservato di decidere sulla richiesta di parte civile di fare luce sulla circostanza riferita dai due commilitoni della vittima.

G. M.

 

====

 

Da: ‘La Stampa’ di Torino del 26-3-2003

 

In tre anni frodi per un miliardo alle compagnie

 

ROMA - Le truffe ai danni delle assicurazioni continuano. Parola dell´Eurispes. Tra il '97 e il 2000 i sinistri-truffa sono costati alle compagnie Rc auto 1 miliardo di euro. Lo rileva il centro di ricerca precisando che nonostante il numero dei finti incidenti sia calato tra il '99 e il 2000 del 13,24%, a 138.992, il totale delle liquidazioni non dovute è aumentato del 14,66%, a 305 milioni. Il fenomeno si è manifestato soprattutto al Sud, ma «è in crescita preoccupante in tutte le regioni». Le truffe sono ormai considerate, osserva l'Eurispes, un fenomeno criminale di amplissima portata e non solo nel campo della responsabilità civile auto. «Ben vengano quindi - osserva il presidente dell'istituto, Gian Maria Fara, riferendosi alla banca dati anti frode dell'Isvap - tutte le iniziative volte a scoraggiare questo tipo di reato, come la lotta ai furbi». Dall'analisi dei dati su base provinciale emerge che la presenza dei sinistri ricollegabili a fenomeni criminosi ha assunto caratteri particolarmente marcati in alcune province, tra cui quelle di Napoli, Caserta, Foggia, Messina, Salerno e Bari. I dati riguardanti le assicurazioni per tutti i rischi non coperti dalla Rc auto, hanno posto in evidenza che nel 2000 i sinistri legati a reati (truffe, estorsioni ed incendi dovuti ad atti dolosi, anche di terzi) sono stati 13.346, registrando una diminuzione del 2,14% rispetto ai 13.638 del 1999. Con riguardo agli importi si è registrato, invece, un incremento del 3% rispetto al 1999. L´ammontare è cresciuto dai 30 milioni di euro del 1999 ai 31 milioni del 2000. Tra le regioni, dove il fenomeno dei sinistri riconducibili a reati a danno delle assicurazione ha assunto caratteri particolarmente marcati, si segnalano Lombardia, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia: in queste zone infatti gli importi truffa hanno raggiunto l'ammontare complessivo di circa 23 milioni di euro nel 2000.

 

r. e. s.

 

====

 

Da: ‘Il Centro’ di Pescara del 25-3-2003

 

PESCARA CRONACA

 

Un mago scruta nella sfera

 

RAGAZZA DENUNCIA PESCARESE NEI GUAI

 

«Violentata dal mago in cambio di filtri d'amore»

 

PESCARA. Tradita dalla passione per un ragazzo, avrebbe pagato 2500 euro per acquistare filtri magici e sottoporsi a riti satanici, ma alla fine avrebbe subìto degli abusi. Nei guai è finito un mago pescarese, che ora è sotto inchiesta per truffa e violenza sessuale. Protagonista della vicenda è una ventenne di Foggia che si è rivolta alla Federconsumatori e alla Procura della Repubblica della città pugliese per sporgere denuncia. Per far innamorare di sè un ragazzo che le piaceva, la giovane si era rivolta al mago, pagando 2.500 euro per comprare delle pozioni magiche.

I familiari della giovane hanno consegnato agli investigatori anche alcune bottiglie, date dal mago alla sua cliente, contenenti un liquido che sarà analizzato.

Per alcuni mesi una ventenne di Foggia avrebbe partecipato a sedute spiritiche e strani rituali satanici pagando a un mago pescarese oltre 2.500 euro per ottenere un filtro magico che le consentisse di allacciare una relazione sentimentale con un ragazzo foggiano che non corrispondeva il suo amore.

Nel corso degli incontri, la ventenne sarebbe stata costretta anche a subire abusi sessuali da parte dell'uomo, che amava definirsi un «ministro del culto nero». I familiari della vittima, che si sono rivolti alla Federconsumatori, hanno denunciato la vicenda alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Foggia, che ha avviato indagini.

«I genitori della ragazza», ha raccontato il segretario provinciale della Federconsumatori, Raffaele Ferrantino, «hanno chiesto il nostro intervento,dopo aver scoperto in casa alcune bottiglie contenenti uno strano liquido. Poi dalla ragazza hanno saputo che nei mesi scorsi aveva partecipato a incontri con il mago che si definiva un "ministro del culto nero"».

La ragazza avrebbe conosciuto il mago attraverso un'amica che da anni frequentava le sedute spiritiche da lui organizzate. «Il mago ha costretto la ragazza a partecipare a una serie di sedute spiritiche», ha aggiunto Ferrantino, «durante le quali i partecipanti invocavano il demonio e bevevano strani liquidi. La gran parte degli incontri, però, la ragazza non riesce a raccontarli perché sembra quasi che li abbia cancellati dalla memoria».

Gli incontri tra la ventenne e il mago sarebbero avvenuti in una villa di campagna alla periferia di Foggia. Dopo alcuni appuntamenti, la ventenne avrebbe più volte chiesto al mago di avere il filtro magico con cui convincere il ragazzo di cui si era innamorata ad avviare una relazione sentimentale. Di fronte alle insistenze della ragazza, il mago le avrebbe consegnato una bottiglia contenente liquido che la ventenne ha poi nascosto nella sua abitazione.

«La ragazza ha raccontato anche che in uno degli incontri», ha aggiunto Ferrantino, «avrebbe subito abusi sessuali. Nella villa la ragazza ricorda di aver visto stelle a cinque punte, lumini votivi accesi e persone con cappucci, ma non è riuscita a vedere i volti delle persone che partecipavano agli incontri. Dopo ogni incontro, la ragazza avrebbe pagato somme di denaro che complessivamente ammontano a oltre 2500 euro».

Il segretario provinciale della Federconsumatori ha rivolto anche un appello «affinché tutti coloro che sono rimasti vittime di strani personaggi e falsi maghi» si rechino negli uffici dell'organizzazione «per usufruire del servizio legale attraverso il quale denunciare le truffe alla Procura della Repubblica».

 

====

 

Da: ‘Il Nuovo.it’ del 25-3-2003

 

Sud, viaggio nella crisi del pallone

 

Il calcio meridionale è in crisi nera: solo una squadra in serie A nelle ultime due stagioni, situazione drammatica in serie B. Indagine su cause profonde e possibili rimedi.

 

a cura di M. Birolini e S. Scacchi

 

Il calcio del sud è in un tunnel, e non riesce a vederne la fine. Se in serie A sopravvive la sola Reggina, in serie B la situazione è anche peggiore: su nove squadre, cinque occupano gli ultimi cinque posti, con la triste prospettiva di sprofondare in serie C. Nel gruppetto c'è il Napoli, ormai preda di una crisi infinita. Ma nei guai ci sono anche Salernitana e Bari, sull'orlo dell'abisso dopo aver conosciuto il palcoscenico della massima serie.

Il disastro è iniziato nel 2001, quando a fine stagione retrocessero in serie B tre squadre del sud su quattro: Reggina, Napoli e Bari. Si salvò solo il Lecce, che precipitò però a sua volta nella stagione scorsa. Così, da due anni a questa parte, la serie A vede al via una sola squadra del Mezzogiorno. Senza contare che una piazza importante come Cagliari non si affaccia in serie A ormai da tre stagioni. Il caso del Palermo, poi, è quasi drammatico: il capoluogo siciliano non compare più nel massimo campionato dal '73.

La situazione rischia di non migliorare nemmeno l'anno prossimo visto che, a undici giornate dalla fine, solo il Lecce sembra nelle condizioni di poter sperare nella promozione.

Un panorama desolante, che stride con il grande entusiasmo che il pubblico meridionale ha sempre saputo garantire alle proprie squadre. Se il Napoli allestisse una squadra appena competitiva, per capirsi, non sarebbe certo un problema riempire il San Paolo e raccogliere sostanziosi incassi. E la stessa cosa vale per le altri grandi piazze. Ma di fronte alle continue umiliazioni, gli spalti vanno sempre più svuotandosi.

Restare a galla, per il pallone del sud, non è mai stato facile. Ma dopo l'ultimo scudetto del Napoli, nel '90, la crisi è andata via via peggiorando. "Colpa" del potere economico e politico delle grandi squadre del Nord, certamente, ma non solo. Sono in molti a esser convinti che le cause siano anche altre, di natura manageriale e tecnica. Dalle risposte degli addetti ai lavori interpellati in questa inchiesta, emerge la responsabilità di dirigenze poco lungimiranti, che non hanno avuto la forza e la capacità di dar vita a programmi validi, a lunga scadenza.

In passato, il Sud ci ha regalato quella meravigliosa macchina spettacolo che era il Foggia di Zeman, capace di vincere e divertire senza grandi mezzi economici a disposizione. Un po' quello che ora sta accadendo al Chievo: possibile che ora i miracoli avvengano solo al Nord?

 

====

 

Da: ‘Libertà’ del 24-3-2003

 

Piazzetta San Francesco, crocevia di pace

 

Staffetta per il digiuno: «Donne, state con Stefania»

 

Piacenza - C'è un mazzo di rose rosse fresche come appena raccolte accanto alla tenda di Stefania Cherchi in piazzetta San Francesco. «Lo hanno lasciato sabato sera - racconta - un gruppo di ragazzi di Foggia, capelli colorati, ciuffi “sparati” in alto e il viso pieno di piercing. Un gesto di simpatia e solidarietà». E' qui, in questo angolo decentrato di piazza Cavalli, che si manifesta la “prospettiva pacifista”. Che si sviluppa con la staffetta del digiuno per la pace. Il messaggio amanuense è sul piedistallo di Giandomenico Romagnosi. «L'invito è rivolto a tutte le donne di Piacenza - dice Adriana Soia - chi vuole aderire non deve far altro che passare qui e segnare il proprio nome sullo striscione... La speranza? riuscire a raccogliere tante adesioni fino alla fine del conflitto. Non poniamoci limiti!». E il messaggio pacifista è chiaro a chi passa di lì. Attenzione ammonisce un cartello «l'uomo può uccidere un fiore, due fiori tre fiori, ma non può contenere la primavera». E' per ricordare che l'onnipotenza della guerra non conduce da nessuna parte che Stefania Cherchi, anche per questo conflitto, ha scelto la piazza per comunicare il suo disagio e lanciare il messaggio nonviolento. Pace. Per affermarlo sceglie di non alimentarsi. Solo acqua resa più dolce dal dialogo che la gente della strada cerca con lei. «Si fermano in tanti - dice -. Sono soprattutto le donne che sentono di dover testimoniare la loro contrarietà alla guerra, a tutte le guerre. Ci sono anziani che raccontano le loro terribili esperienze di conflitti vissuti in prima persona, maa anche molti giovani». Persone molto diverse che, come ogni giorno, passano di lì e si raccontano o cercano uno sprone per far uscire il sentimento che già hanno dentro. «Vincendo le titubanze - spiega Stefania - si sono avvicinati anche dei militari di leva. Volevano sapere perché i pacifisti vorrebbero aggredirli... è questo che viene raccontato loro. Gli abbiamo consegnato un documento testimonianza - continua - dei veterani americani della guerra del Vietnam e della prima guerra nel Golfo. Si tratta di un appello iniziato il 6 dicembre 2002 e che, da allora, è stato sottoscritto da più di 400 miliari americani...». I suoi figli la seguono da vicino. Michele 12 anni e Simone 16 condividono la scelta della mamma. Per loro non è una novità e non ne provano sorpresa. Anzi. La sostengono. Dice Michele, il più piccolo. «E' l'unico modo per sensibilizzare la gente e far capire che la guerra di Bush non serve...» Anche voi seguite l'esempio di mamma? «Eh, no - dice di se Stefania - la mamma non glielo permetterebbe mai». Già loro, prima, han da pensare a crescere.

Antonella Lenti

 

====

 

Da: ‘Gazzetta di Reggio Emilia’ del 24-3-2003

 

SCANDIANO

 

Madonnare cacciate dalla fiera di San Giuseppe

 

I vigili: «Hanno imbrattato il suolo pubblico»

 

c.c.

 

SCANDIANO. C'era di tutto ieri alla fiera di San Giuseppe: naturalmente il luna park, ma anche gli stand commerciali, la bancarella con le olive e la frutta candita, quella della porchetta e naturalmente lo gnocco fritto. Non c'erano però i madonnari, o meglio c'erano, ma sono stati allontanati dai vigili urbani. Precisamente erano due le aspiranti madonnare, Daniela e Patrizia Di Pietro da Foggia, arrivate per dipingere le proprie madonne sull'asfalto. Inutilmente.

«Non capisco - dice Daniela - da dieci anni giriamo l'Italia e l'Europa a fare il nostro lavoro, siamo anche iscritte all'Ami (associazioe madonnari italiani ndr) e nessuno ci ha mai impedito di lavorare. Solo qui, a Scandiano, alla fiera di San Giuseppe. Stavamo cominciando il nostro lavoro quando un vigile urbano ci ha allontanato».

Al comando dei vigili urbani, sono perfettamente al corrente: «A dire la verità - spiegano - più che dipingere hanno imbrattato con i colori ad olio una pavimentazione di pietra appena finita in corso Vallisneri, e piuttosto costosa. Ci siamo avvicinati, abbiamo visto le madonnare accanto a quella macchia di colore, e le abbiamo fatte allontanare». Sicuri che siano state loro? «Erano vicino, e stavano cominciando a disegnare. E anche se si trattasse di gessetti, quel pavimento non si può imbrattare. E' necessario caso mai un accordo preventivo con l'amministrazione comunale, accordo che non è stato preso».

E ora? «Si tratta di un danneggiamento - ci spiegano dal comando - e come tale è un reato perseguibile d'ufficio. Non solo quelle madonnare non devono lamentarsi, ma rischiano anche una denuncia per avere danneggiato il suolo pubblico».

 

====

 

Da: ‘Il Mattino’ di Napoli del 24-3-2003

 

«BALCONE A MARECHIARE»

 

Ernesto Murolo / Un inedito scritto con Nardella

 

Federico Vacalebre

 

Succederà a Foggia, non a Napoli troppo spesso ingrata con la sua canzone, al teatro comunale Umberto Giordano, protagonisti la voce di Mario Salvatore e gli strumenti del suo concertino, i Così Cantava Napoli. A loro l’onore di tirare fuori dall’oblio «Balcone a Marechiaro», testo di Ernesto Murolo e musica di Evemero Nardella. L’inedito (in copia autografa di Murolo) è stato consegnato dalla figlia di Nardella, foggiano diplomato a San Pietro a Majella, a Guido D’Onofrio, un carusiano doc. Con lui in platea venerdì ci saranno Aurelio e Maria Gabriella Nardella, nipoti del musicista dauno.

«’Nu balcone ”setteciento”/ cu ’na pergola ammatura/ ’a riva ’e mare/ n’arco antico, e sotto all’arco/ ’nu lumino cu ’a figura/ d’’a Madonna ’e Marechiaro/ Napule attuorno, Napule addirosa/ che manche tu ’nnannz’’a stu paraviso». Dalla finestra digiacomiana al balcone settecentesco di Murolo senior il passo è breve. Ancora una melodia delicata, ancora un idillio marinaro (siamo nel 1948), anche se forse è solo un sogno, forse più del panorama, del Vesuvio e di Posilipo, conta la presenza-assenza dell’amata.

«Balcone a Marechiare» non è all’altezza delle perle firmate dalla coppia di «Suspiranno» (1909) e «Te sì scurdata ’e Napule» (1912) (e delle meno note «Gira lu munno» e «Matenata» del 1909 e «Serenatella» del ’38), ma ha la sinuosa armonia di una perla minore, con la sorpresa finale sottolineata dall’incedere melodico ed è perfetta per la vis di un grande interprete. Il poeta di «Piscatore ’e Pusilleco» e di «Mandulinata a Napule» e il musicista di «Mmiezz’’o grano» e di «Chiove» hanno certamente fatto di meglio, e probabilmente non è un caso se il loro «Balcone a Marechiaro» rimase inedito in quella fine anni Quaranta in cui la canzone napoletana cercava disperata nuova linfa e, soprattutto, un moderno approdo che le garantisse un passaporto per la contemporaneità, ché quello per il futuro l’aveva già conquistato da un pezzo con l’immortalità di certi versi e certe melodie.

Anno 3, n. 83
31 marzo 2003

IN QUESTO NUMERO

APPUNTAMENTO 
AL PROSSIMO NUMERO 
CHE SARA' IN RETE


LUNEDI 
7 aprile 2003