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IL CASO
Affissioni: abusi e soprusi

di Arcangelo Renzulli

Il problema delle affissioni, della concessione degli spazi affidati dal Comune di Foggia alla Gestor per quel che riguarda le pubbliche affissioni e ai concessionari per l’affissione delle comunicazioni commerciali e della pubblicità ancora non trova adeguata soluzione.

La vicenda, nelle ultime settimane, è stata caratterizzata dalla comparsa di manifesti dei concessionari privati di dimensione gigante (6x3 metri) con un più che indicativo cappio: si informavano i cittadini (o gli “utenti”) che quegli spazi, al Comune di Foggia, d’ora in poi dovrebbero pagarli 98 volte di più.

Si sono susseguiti incontri tra i soggetti interessati, ma al momento non c’é stata una conclusione che abbia soddisfatto le parti.

Gli avvenimenti meritano qualche riflessione da parte nostra. A 360 gradi.

Il tema del contendere innanzitutto: la concessione degli spazi, che secondo il Comune avrebbe finito per creare situazioni di vero e proprio abuso.

Il Comune di Foggia dispone di un regolamento che norma la materia vecchio di quasi un decennio. E in tutti questi anni gli uffici preposti non si sono certo preoccupati di controllare scrupolosamente la concessione di spazi e aree per il posizionamento dei tabelloni pubblicitari. Né si sono molto preoccupati di verificare quanti di questi tabelloni e spazi fossero autorizzati. Forse perché non ci vedeva alcun business e forse perché la Gestor, concessionario ufficiale del Comune, assicurava l’introito previsto in bilancio senza verificare se potevano esserci ulteriori e adeguati utili.

Il regolamento del Comune di Foggia, fino ad ora, in materia prevedeva che l’Ente concedesse lo spazio per posizionare tabelloni con messaggi pubblicitari su richiesta degli interessati, senza specificare se questi fossero o no modificabili. Ci spieghiamo: la ditta “X” chiedeva al Comune la concessione di uno spazio per posizionare un tabellone (parliamo sempre dei cosiddetti “6x3”) per la propria pubblicità. Il Comune verificate le caratteristiche tecniche del tabellone concedeva l’autorizzazione e chiedeva il corrispettivo dell’occupazione.

Nella vicenda di cui trattiamo, è successo che sui tabelloni l’affissione effettuata non fosse sempre stata costante durante il periodo della concessione. Di conseguenza  il concessionario della occupazione moltiplicava le presenze commerciali “vendendo” lo spazio di cui disponeva ad altri committenti, il tutto con indubbi guadagni.

Ciò non è illegittimo se il titolare della concessione è regolarmente autorizzato a tale attività e al commercio di quegli “spazi pubblici”.

E’ illecita ed abusiva se - pagando il canone per un utilizzo del proprio messaggio pubblicitario - viene “utlizzata” la concessione per il posizionamento di messaggi di committenti che evidentemente dovranno pagare tale occupazione. E la pagheranno certamente ad un prezzo maggiore non disponendo di una struttura propria.

Anche se sembra banale, la soluzione potrebbe individuarsi nel prevedere entrambe le possibilità differenziando i “costi” dell’occupazione in base per esempio al tempo di presenza dei messaggi pubblicitari e quindi alla loro quantità; oppure si potrebbe prevedere una tariffa maggiorata per quei concessionari che utilizzano gli spazi non per propri messaggi ma “subaffittandoli” ad altri clienti.

Si rende necessario, di conseguenza, anche un Albo dei Concessionari degli spazi non prima di aver adeguatamente programmato un numero certo ed equo di tabelloni, paline e spazi per l’affissione a favore della Gestor (quindi del Comune) e degli altri concessionari autorizzati all’attività.

E’ solo una traccia ed un’indicazione di lavoro. Infatti, è indubbio che le proposte che potranno venire dai diretti interessati (concessionari, Gestor, imprese) non potranno che essere di parte. Ma noi pensiamo che il Comune debba anche tutelare i cittadini che si vedono sempre più “affogare” tra messaggi pubblicitari che sempre più spesso aggrediscono indiscriminatamente ogni angolo della città, dagli incroci stradali (vietati per legge) agli ingressi della città, dal trovarsi irregolarmente a ridosso dei muri di cinta ad invadere ogni spazio utile.

Il messaggio dei cartelloni utilizzato dai concessionari per denunciare il sopruso del Comune è sembrato piuttosto eloquente: “Il Comune di Foggia ha deciso che questo spazio lo devi pagare 98 volte di più”. Un cappio, un fondo rosso e nero su cui campeggia la scritta a grandi caratteri.

C’è però, a nostro avviso, un dato “falso”: quello spazio lo paga in più chi lo usa. Non tutti. Se poi il costo della pubblicità che troverà spazio su quel tabellone sarà “s-caricato” sul consumatore finale allora sì che si sarà detta la verità.

E’ importante sottolineare che quel “lo devi pagare” presente nel messaggio è riferito ai cittadini, mentre il pagamento di fatto compete esclusivamente ai concessionari e in ultima analisi agli utenti reali (i committenti). Quindi perché far passare un’idea per cui tutti noi pagheremo in più quello spazio?

I concessionari di quegli spazi fino ad oggi l’hanno fatta da padroni in tema di utilizzo e posizionamento di quei grossi impianti (sempre i famosi 6 metri x 3). Hanno invaso la città in dispregio ad ogni buon senso; non siamo in possesso di un vero e proprio censimento della loro presenza ma non è difficile presumere che superano abbondantemente i trecento e di questi, così ha già accertato il Comune, molti sono quelli abusivi.

L’efficacia del messaggio diretto al Comune per un eventuale “sopruso” perpetrato ai loro danni viene fatto passare per un danno a carico dei cittadini.

Anno 3, n. 83
31 marzo 2003

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