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GUARDIA
E LADRI Stavamo già
rallegrandoci del fatto che, poco per volta, la stampa locale stava
perdendo il vizio di lavorare copiando, quando ecco un nuovo caso che non
possiamo fare a meno di annoverare nella nostra rubrìca, da poco
ribattezzata ‘Guardia e Ladri’. A fornirci materiale
utile è ancora il quotidiano ‘La
Grande Provincia’ che nella edizione di sabato 5 aprile 2003, a
pagina 8 (ebbene sì: si tratta sempre della pagina culturale) pubblica
l’articolo che, questa volta integralmente, riportiamo a beneficio dei
nostri lettori e di chi voglia dare un’occhiata al sito della Provincia
di Potenza. Noi almeno abbiamo rintracciato lì il comunicato-stampa che
ha fornito (110 righe su 127 !) materiale utile per l’articolo che il
collega ha redatto per il suo giornale e che, poco elegantemente, ha
pensato bene di firmare. Ricorderete come solo
qualche settimana fa il ‘Vadonline’
aveva denunciato la pessima abitudine dei colleghi foggiani di utilizzare
i comunicati-stampa in un percorso che finisce per trasformare il lavoro
del giornalista da intellettuale a manuale. Il caso di questa
settimana riguarda una importante mostra inaugurata venerdì 4 aprile a
Potenza e dedicata alla vita e alle opere di Carlo Carrà. Di seguito pubblichiamo
integralmente l’articolo de ‘LGP’: in neretto le parti presenti dal
comunicato-stampa del sito www.provincia.potenza.it Tutta
la vita di Carlo Carrà Il polo museale della
Provincia di Potenza si sta rivelando punto di riferimento a sud per le
manifestazioni culturali, in particolare per l’organizzazione di grandi
eventi espositivi. Dopo quello dedicato a Carlo Levi. Opere
scelte 1926 - 1974 inaugurata lo scorso anno dal Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, seguito da un'altra importante mostra
dedicata a Giorgio de Chirico, la Provincia di Potenza punta ora su un'altra
grande figura dell'arte italiana del Novecento, Carlo Carrà. La
mostra nasce all’interno del progetto “Polo
della Cultura”, promosso dalla Provincia di Potenza. Carlo Carra’, La mia vita. Dipinti e disegni 1903 - 1965 il titolo
dell’esposizione , curata da Massimo Carrà ed Elena Pontiggia,
inaugurata ieri presso la Pinacoteca Provinciale che resterà aperta fino
al prossimo 15 giugno. «Il
successo del Polo della Cultura - ha detto il Presidente della Provincia
di Potenza Vito Santarsiero - dimostra che non c'è alcuna marginalità
territoriale rispetto agli eventi culturali. Occorre avere coraggio ed
idee chiare nel proporre un'offerta di qualità che abbiamo sempre voluto
tenere legata al territorio e alla nostra identità. La mostra di Carrà
ed i prossimi eventi faranno della Pinacoteca Provinciale di Potenza il
luogo della Bella Pittura del Novecento». La rassegna prende il titolo
dalla autobiografia
dell'artista recentemente ripubblicata (Carlo
Carrà, La mia vita, a cura di Massimo Carrà, Milano, Abscondita,
2002) e comprende oltre settanta opere, che ripercorrono la sua ricerca
sia nel campo del segno che in quello del colore. Accompagna la mostra un
ampio catalogo, pubblicato da Viviani Editore, con i saggi dei curatori e
apparati critici. Il percorso espositivo documenta, attraverso una serie
selezionata di dipinti e disegni, tutta l'opera di Carrà, dal giovanile
realismo al divisionismo e alla stagione futurista, dal periodo metafisico
a quello del "realismo mitico" degli anni Venti e Trenta, fino
alle opere del dopoguerra. La mostra si apre con una sala di autoritratti
dell'artista, e con una serie di importanti ritratti a lui dedicati: da
quello di Boccioni, che esegue un ritratto di Carrà nel 1911, a una
caricatura di Marinetti; da Manzù, che ne ambienta la figura nello
spazio, rappresentandolo in un momento di assorta riflessione, a Marino
Marini, che si concentra sul suo volto intenso e segnato. La rassegna
prosegue mettendo a fuoco le diverse stagioni del percorso artistico di
Carrà. Il periodo futurista è documentato con una serie di disegni, tra
cui Ritmi di bottiglia e bicchiere del 1912, in cui l'artista dialoga con
Picasso, Guerra navale sull'Adriatico (1914), documento dell'interventismo
che percorreva il movimento futurista, e Cineamore, esempio delle
"tavole parolibere", ispirate ad Apollinaire, a metà fra poesia
e pittura, che Carrà realizza nel 1914-15. Una serie di disegni
testimonia anche il momento primitivista e metafisico: Il prete, grande
studio preparatorio per l'opera del 1916 I romantici, ispirato ai Martiri
di Belfiore; Manichino e Giocatore di dadi, entrambi del 1917, eseguiti
nel momento in cui Carrà e De Chirico, incontrandosi all'Ospedale
Militare Psichiatrico di Ferrara, danno vita alla pittura metafisica. La
mostra si inoltra poi negli anni Venti con una serie di paesaggi, come il
Paesaggio di Valsesia (1924), significativo esempio della stagione "cézanniana";
lo storico Mulino delle castagne, esposto alla I Mostra del Novecento
Italiano del 1926; la famosa Casa abbandonata, un paesaggio lirico ed
elegiaco, incentrato sul tema della solitudine esistenziale. Degli anni
Trenta è esposto tra l'altro il grande Studio per Giustiniano (1939), che
documenta la ricerca di Carrà nell'ambito della pittura murale. La mostra
prosegue poi con alcuni paesaggi degli anni quaranta e del dopoguerra,
come Alba tragica (1940), La casa di Merate (1958), Marina all'alba
(1964). Il percorso espositivo si conclude con la commovente Stanza del
1965, dipinta un anno prima della morte, in cui l'artista, nella stanza
vuota e nella porta nera dello sfondo sembra alludere a una sorta di
congedo estremo. |
Anno 3, n. 84 IN
QUESTO NUMERO
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