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IL
CASO di
Maurizio De Tullio Ha
fatto scalpore una recente sentenza emessa dal Tribunale di Biella, in
Piemonte, in tema di uso improprio delle immagini a scopo giornalistico.
Sul bisettimanale locale ‘L’Eco
di Biella’, era stato pubblicato qualche tempo fa un servizio sugli
automobilisti che al volante della propria auto vengono trovati in
possibile stato di ebbrezza. Per
illustrare l’articolo, il giornale aveva inserito la foto di un
automibilista mentre si sottoponeva al controllo etilometrico effettuato
dalla Polizia Stradale. Tutto regolare? Per niente, anzi. Il giudice ha
infatti considerato lesiva della riservatezza della persona quella
immagine posta incontrollatamente in pubblico. La fotografia, ha
argomentato il giudice, è un dato personale e non può essere pubblicata
su un giornale senza che vi sia un’esigenza legata al diritto di cronaca
e, soprattutto, senza aver ottenuto dal diretto interessato -
l’automobilista in questo caso - il famoso consenso alla pubblicazione.
Qualcuno penserà ad un eccesso nella decisione del Tribunale di Biella ma
si tratta in realtà di norme contenute nella legge 675/96, più nota come
legge sulla privacy. Infatti, proprio all’articolo 1, la legge ricorda
che per dato personale si intende qualunque informazione relativa a
persona fisica, persona giuridica, ente o associazione, identificato o
identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi
altra informazione. Così,
‘L’Eco di Biella’ dovrà versare 4.000 euro a quanti siano finiti
sul giornale a propria insaputa, cioé senza il consenso esplicito alla
pubblicazione delle foto. ‘L’Eco
di Biella’ avrebbe potuto evitare la pesante ammenda se almeno avesse
“oscurato” il volto della persona immortalata nel servizio. Cosa
accadrà ora nelle redazioni locali, dove tanti colleghi armeggiano per
confezionare articoli e servizi con il necessario abbinamento di immagini
a corredo degli argomenti trattati? Proprio nei giorni in cui questa
notizia veniva resa pubblica, abbiamo potuto notare su un quotidiano
foggiano l’immagine di una donna, adagiata su un letto di ospedale,
nell’àmbito di un articolo che si occupava di malati di cancro.
Spontanea la domanda: davvero quella persona era stata fotografata col suo
consenso per corredare quell’articolo? Questo
episodio lo riportiamo a puro titolo di esempio di come si finisce,
certamente senza voler entrare in contrasto con le leggi, per trattare
temi seri senza la dovuta delicatezza. La sentenza di Biella, per quanto
discutibile, ci pone di fronte a delle responsabilità cui sempre più
spesso deroghiamo e che investono la qualità del fare informazione oggi.
Da un lato il caso di Biella richiama l’attenzione sullo scrupolo che
occorre mettere quando si trattano le immagini, dall’altro il ‘Vadonline’
ha documentato l’uso sfrenato di internet, compresi taluni suoi servizi
più raffinati, che sta portando su un binario morto la professione
giornalistica, la quale giorno per giorno rischia di diventare sempre più
pantofolaia. Un
esempio che forse rende meglio l’idea è dato dai consigli comunale e
provinciale di Foggia. In città, tra redazioni di quotidiani, pagine
provinciali di giornali regionali, televisioni, radio, siti internet
quotidiani, corrispondenti di emittenti regionali e di agenzie nazionali,
operano giornalmente circa una quindicina, se non più, di colleghi che in
teoria dovrebbero presenziare le due assise. Succede? Direi proprio di no:
anche nel caso di sedute importantissime non abbiamo mai notato più di
tre o quattro colleghi seguire “effettivamente” i lavori, fornendo una
circostanziata sintesi dei lavori dei due principali Enti di Capitanata. Di
contro si moltiplicano le trasmissioni sportive - pardon: calcistiche -
coi loro pulpiti, ring, dirette, tutta pappa condita al momento. C’è
persino chi - e lo fa onestamente bene - si é arruolato nell’esercito
dei turisti (per calcio) e se ne va in giro per l’Italia a resocontare
minuto per minuto le prodezze di Del Core e gli interventi risolutori di
Carannante e a descriverci ambienti, popolazioni e città dove si celebra
la domenica pomeriggio il più pagato degli scontri tra piedi dorati. Idea: perchè non far svolgere le sedute dei
consigli comunale e provinciale allo “Zaccheria”...? |
Anno 3, n. 84 IN
QUESTO NUMERO
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