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IlVademecum - settimanale di informazione su chi fa informazione
Registrato al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore responsabile: Arcangelo Renzulli
Editore: Agorà Service Editoriale. - Sede legale Via S. Antonio, 214 - Foggia

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Anno 3, n. 85
15 aprile 2003

IN QUESTO NUMERO

  • Ai lettori
    Una pausa di riflessione per capirci di più

  • Posta per noi
    Ancora un saluto per i due anni del "Vadonline"

  • Il fatto 
    Lettere anonime a concorso

  • Interventi1
    "Il Giornale d'Italia" un'esperienza a tempo determinato

  • Interventi2
    Riflessioni sulla categoria e sul potere

  • Internet1
    "LGP" e "Vadonline" sul "Barbiere della Sera"

  • Internet2
    Farmacie su internet: a Foggia tutto in regola?

  • Intervista a "LGP"
    Intervista al direttore di "LGP", Giovanni dello Iacovo, 
    di Maurizio de Tullio

  • Comunicazione Pubblica
    I giorni verdi della Provincia: un successo della comunicazione

  • Ordine
    Inchiesta sulla "Cascina" nessun giornalista indagato

  • Studi
    Il rapporto della Fondazione "Rosselli" sull'industria della comunicazione in Italia

  • Link-iostro della rete
    L'oracolo di Livorno: si annuncia lo scoop?

  • COMUNICATI
    Comunicati e notizie pervenuti in redazione

  • FOGGIA, ITALIA
    Dove e come si parla di Foggia e dei foggiani sulla stampa italiana

  • ERRORI & ORRORI
    Refusi, strafalcioni e cadute di stile rilevati sui media nazionali e locali

 

INTERVENTI/2

Il collega Enrico Ciccarelli, direttore del settimanale 'Foggia & Foggia', ci ha inviato questo lungo testo, volutamente diviso in tre parti, pregandoci di farne l'uso migliore. Consigliava, in proposito, di dividere i tre interventi uno per volta. Non poteva sapere della nostra decisione di sospendere l'attività del 'Vadonline' per un periodo imprecisato.
Ci é sembrato pertanto opportuno pubblicare le tre riflessioni integralmente. Ne guadagneranno i lettori ai quali Ciccarelli si rivolge con la consueta dose di ironia e intelligenza.  

Miseria e nobiltà

di Enrico Ciccarelli

Cari colleghi,

il vostro compleanno da poco festeggiato coincide con una serie di vicende in campo giornalistico che secondo me meritano una riflessione approfondita. Mi piacerebbe se se ne potesse discutere anche sul vostro sito; per evitare confusione tra i diversi temi li ho numerati.

1.     Concorso alla Provincia.

In una realtà segnata dalle piaghe dell’abusivismo, del precariato e della sottoccupazione, finalmente una buona notizia: la Provincia di Foggia, che ha una tradizione di primato fra gli Enti pubblici per quantità e qualità della sua comunicazione, bandisce un concorso per assumere un giornalista. Il primo effetto visibile della famosa Legge 150, con tanto di richiesta di iscrizione all’ordine come requisito per la partecipazione. Senonché… al momento delle prove ci si accorge che nessuna delle abilità e delle competenze collegate alla  professione di giornalista ha una qualche pallida parentela con i test: ci si poteva legittimamente attendere che venisse chiesto ai candidati di redigere un comunicato stampa, di abbozzare il progetto di una newsletter, di definire le caratteristiche di un notiziario via Internet, persino di organizzare un database di articoli o di fotografie. Invece tante belle domande di diritto amministrativo, per cercare ed assumere l’ennesimo burocrate incapace. D’altronde non si vede come la commissione d’esame potrebbe valutare la professionalità giornalistica dei candidati, visto che di essa non fa parte nemmeno un giornalista! Al di là dei boatos che, come è d’uso in questi casi, assicurano che il vincitore (rectius la vincitrice) del concorso è già stata decisa, mi pare che questa scandalosa metodologia giustifichi di per sé l’annullamento del concorso. Penso che la categoria dovrebbe chiederlo ufficialmente, sia tramite l’Ordine sia tramite il sindacato. (N.B.: non sono fra i candidati che hanno partecipato al concorso)

2.     Le emittenti locali

Con procedura decisamente bizzarra, il Presidente dell’Assindustria Nicola Biscotti ha tenuto un incontro con alcuni giornalisti individuati in base a criteri non immediatamente intuibili. Il dato saliente è che sono stati esclusi dall’invito i giornalisti delle emittenti locali. Detto che la discriminazione mi sembra intollerabile, e che anche su questo forse la categoria dovrebbe trovare uno scatto d’orgoglio, a me sembra che questo ‘schiaffo’ sia anche il segno di una complessiva perdita di autorevolezza delle emittenti locali rispetto alla carta stampata. Mi pare di poter dire che fino a qualche anno fa la situazione era esattamente opposta, e non credo che il problema sia solo di valore dei colleghi (una Daniela Zazzara, un Vincenzo D’Errico, un Ciro Dattoli, tanto per fare dei nomi, sono secondo me giornalisti all’altezza delle migliori firme dei giornali locali per capacità, fantasia e correttezza): c’è l’evidentissima contrazione delle risorse che toglie ossigeno e lucidità ai colleghi impegnati, ma anche il dilagare di una forma di giornalismo che potremmo definire “una domanda e via”, di cui tutti noi siamo testimoni nelle diverse conferenze stampa e convegni. Si parla, che so, del rapporto fra i Manoscritti del Mar Morto e la cristianità dei  primordi? Ci sarà l’immancabile domanda al relatore: “Quale rapporto fra i Manoscritti del Mar Morto e la cristianità dei primordi?” con relativa risposta di durata variabile fra 35 e 90 secondi. Se poi nel corso del convegno il suddetto relatore ha accoltellato il ricercatore rivale o in esso viene fornita un’inedita e rivoluzionaria notizia su San Pietro, gli ascoltatori della tv dovranno leggerlo sui giornali dell’indomani. Questo è naturalmente il risultato di compressioni produttive ed economiche (carenza di operatori e tecnici di montaggio, ridotto organico delle redazioni) ma è anche il rifugio ed il paravento di molte professionalità inconsistenti, di un grado zero dell’intelligenza e della fantasia, di un sistema condannato ad espellere da sé qualità e personalità (l’ultimo esempio è quello di Tony Di Corcia: bravo abbastanza da riempire una pagina di “Repubblica-Bari” con una esemplare intervista ad Emanuel Ungaro, ma non tanto da essere confermato a “Teleblu”).

3.     La cronaca nera e la giudiziaria

Maurizio De Tullio lamentava qualche mese fa la pratica scomparsa del giornalismo d’inchiesta in sede locale; una scomparsa che è a mio parere direttamente proporzionale alla crescente protervia del potere (l’età di Agostinacchio a Foggia coincide con una impressionante restrizione degli spazi di dissenso e di critica). Ma non è forse più grave ancora la scomparsa dalla maggioranza degli organi di informazione di una qualsiasi pagina di nera e di giudiziaria degna di questo nome? Non ci fosse quel mostro di bravura che è Gianni Rinaldi della “Gazzetta del Mezzogiorno”, questo specifico segmento dell’informazione (così importante per il tipo di storie che racconta, di conflitti che rappresenta, di mondi che illumina) sarebbe affidato esclusivamente al velinarismo militante dei diversi colleghi e delle diverse colleghe che vivono nella sospirosa attesa dell’anticipazione succulenta, della soffiata in tempo utile, della telefonata da comparaggio con questo o quel tutore dell’ordine. Il resto è silenzio: qualche volta Michele Gualano su “La Grande Provincia” decide di ricordarsi (e ricordarci) come sapeva scrivere (mi riferisco in particolare all’assassinio in Chiesa), ma il tessuto ordinario delle notizie, sul suo quotidiano come nelle emittenti locali, resta deprimente e desertificato, privo di slanci, quando non ridicolmente inattendibile. E che dire della giudiziaria? Qualcuno, Rinaldi a parte, ha mai raccontato un processo in modo interessante? Ah, già: c’è poi la formula perversa del circuito giornali-Ansa-giornali, con notizie sparate nell’etere e in prima pagina senza alcun pudore di verosimiglianza, sfruttando l’insostenibile superficialità del comparto informativo: un foggiano su tre è vittima degli usurai e via discorrendo. Quando e come, con simili ingredienti, riusciremo a capire qualcosa di ciò che accade?