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Anno 3, n. 86
21 aprile 2003

IN QUESTO NUMERO

INTERVISTA
La fine del 'Denaro': dopo Foggia occhio al Mediterraneo

di Maurizio De Tullio

Il 18 aprile scorso é terminata, senza alcun accenno su nessuna delle due testate, l'esperienza di abbinamento che ha visto per due mesi i lettori di Foggia e quelli di parte della Campania acquistare al prezzo di un euro i quotidiani 'La Grande Provincia' di Foggia e 'Il Denaro' di Napoli.

Dopo ripetuti e snervanti tentativi, alla ricerca prima del direttore Alfonso Ruffo poi di suoi diretti collaboratori, siamo riusciti nell'intento di strappare qualche domanda ad uno dei responsabili del giornale napoletano. Così, gentilmente, ha risposto a un paio di domande il vice direttore del 'Denaro', Goffredo Locatelli.

 

- Vuole ricordarci come é nata questa iniziativa tra voi e 'La Grande Provincia'?

- E' nata in una zona di confine, nel senso che la provincia di Foggia confina con la Campania e quindi in questa parte di territorio abbiamo interessi comuni. Ci sembrava giusto che due iniziative editoriali "minori", comunque di carattere locale, avessero da mettere insieme le loro energie per cercare di sfondare sul mercato.

- E' la prima volta che 'Il Denaro' tenta questo esperimento?

- Sì. Noi crediamo molto in una politica di alleanze. I piccoli gruppi editoriali non hanno che da allearsi per fare blocco contro i grandi.

- Vi interessava solo l'esperimento per i motivi che ha ricordato oppure ritiene importante anche il riscontro diffusionale, la possibilità di penetrare meglio in un dato territorio?

- Il problema non é di confermare ognuno i propri lettori, ma di allargare il mercato. L'unico modo di farlo é di adottare nuove iniziative editoriali. Crediamo in una politica di alleanze proprio perché il mercato al Sud, specie per i giornali come il 'Denaro' - che é un quotidiano economico, per "addetti ai lavori" - ha bisogno di fare alleanze con altri giornali con i quali non é in concorrenza, naturalmente, ma con i quali si abbina bene per cercare una alternativa.

Io credo che una teoria positiva debba produrre degli effetti positivi. Noi siamo partiti da una ipotesi che due giornali complementari messi insieme possano dare un risultato positivo, tranne a verificare l'esperimento se dà esiti favorevoli oppure no. Ma questo é ancora prematuro per dirlo.

- Quindi non c'é ancora una stima in termini assoluti.

- E' ancora troppo breve il periodo di sperimentazione anche se trattandosi di giornali complementari, non in concorrenza, credo che il risultato sarà estremamente gradito.

- Quali aspetti hanno giocato a favore della scelta di collaborare con un giornale come 'La Grande Provincia'?

- Innanzitutto la prima caratteristica che ha questo giornale é l'indipendenza; la seconda é che si tratta di una piccola realtà editoriale e come tae va incoraggiata.

Credo che in prospettiva solo i giornali "di nicchia", ossia quelli di piccole dimensioni, possano avere uno sviluppo. L'unico sforzo che si deve fare, come avviene all'estero, é di ricavare degli spazi inesplorati, entro i quali andare ad offrire ai lettori un prodotto diverso, alternativo, che dà notizie che altri giornali non danno.

- Alla scadenza di questo esperimento con 'La Grande Provincia' (scaduto il 18 aprile scorso: l'intervista é stata realizzata il 16 aprile - ndr) pensate di riproporlo?

- Intanto faremo il punto della situazione. Certo é che sopravvivere qualsiasi iniziativa editoriale ha bisogno di confrontarsi col mercato. Tutti i sogni di gloria vanno a infrangersi di fronte ai dati nudi e crudi della realtà, ossia quante copie un giornale vende. Siccome si tratta di un prodotto che abbiamo affidato al mercato, sarà il mercato stesso a stabilire le regole, se dobbiamo sopravvivere oppure no. Noi ci auguriamo che il mercato premi le nostre iniziative, ma bisogna sempre verificarlo...

- Voi siete una realtà essenzialmente a dimensione campana. Non avete ancora pensato, avendone mezzi e competenze, di fare un passo più grande cercando di rappresentare a livello di Mezzogiorno d'Italia quello che il 'Sole 24 Ore' rappresenta a livello nazionale?

- Certo. Al momento sono allo studio diversi progetti per ridefinire o riposizionare il nostro prodotto sul mercato. Io vengo da esperienze più grandi rispetto a questa del 'Denaro' e so perfettamente che al Sud potrebbe vivere, o almeno potrebbe tentare l'avventura, un giornale per tutta l'Italia del Sud. Si tratta di mettere a fuoco una formula di giornale che in questo momento é di difficile definizione. Si pensa in linea di massima ad un giornale che abbia una proiezione nel Mediterraneo.

Per raggiungere questo obiettivo abbiamo bisogno prima di tutto di ridefinire la formula ossia come alimentare poi i canali, le notizie. Il Mediterraneo é un'area abbastanza vasta e diffusa: occorre capire quali sono i processi economici e le realtà da cui attingere notizie quotidianamente per dare vita a questo giornale che in prospettiva dovrebbe diventare l'organo d'informazione dell'Europa mediterranea.