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Anno 3, n. 86
21 aprile 2003

IN QUESTO NUMERO

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I giornalisti del futuro 
(*)

Il primo «Lettera 22» tocca allo sport

di Michele Ontanetti

L'idea di un concorso per gli universitari appassionati di giornalismo è venuta qualche mese fa agli studenti di Lista Aperta. I quali si sono dati subito da fare per coinvolgere le maggiori realtà legate al mondo della comunicazione presenti a Firenze. Ieri pomeriggio la premiazione dei migliori lavori scelti fra 120 redatti da 91 «Montanelli in erba». La difficile opera di selezione è toccata a una giuria qualificata, composta da Francesco Carrassi direttore de «La Nazione», Riccardo Galli capo servizio aggiunto per «Ansa Toscana», Giovanni Bechelloni presidente del corso di laurea in Media e Giornalismo e Cosimo Ceccuti presidente della Fondazione Spadolini. In vetta alla classifica della prima edizione del premio «Lettera 22» si è piazzato il livornese Luca Aprea, iscritto al corso di Media e giornalismo.

Il ragazzo, che non nasconde una fede amaranto, ha scelto di raccontare le vicende dell'attaccante in casacca labronica Tomas Danilevicius. E con il suo stile sciolto e colorato, tipico del linguaggio sportivo, ha avuto la meglio sugli altri cinque concorrenti arrivati secondi ex equo.

In particolare la targa è stata consegnata a Maria Serena Quercioli, per le sue 3600 battute sull'uccisione del poliziotto Emanuele Petri.

Per la sezione Esteri invece l'ha spuntata Irene Nardi, con un affresco sulla vita condotta dalle donne irachene, le soldatesse alleate e le giornaliste in questo ultimo conflitto iracheno.

Per il pezzo di cronaca invece ha spiccato il lavoro dello studente Maurizio Costanzo, che legandosi ai fatti fiorentini riporta del recente fallimento della Marzocco. Silvia Nanni invece si aggiudica il premio per la pagina di Cultura e Spettacolo, grazie ad un'analisi disincantata del fenomeno delle bandiere iridate esposte alle finestre in segno di pace. Infine un riconoscimento è andato anche al reportage di Filippo Boni, testimone di una storia vera legata ad una persona costretta su una sedia a ruote.

Al primo classificato, Aprea, è stata consegnata anche una miniatura della prima pagina del primo numero del quotidiano «La Nazione», stampato nel 1859.

Mentre tutti vincono l'opportunità di toccare con mano la vita di un grande giornale.

«Questi ragazzi sono particolarmente capaci – ha detto il direttore Carrassi – per questo saranno nostri ospiti per un breve periodo. Vedranno così da vicino come si fa un quotidiano nei suoi vari settori e nelle sue pagine. Per la prossima edizione del Lettera 22 studieremo una formula più strutturata».
Particolarmente entusiasti i commenti di Ceccuti e Bechelloni. Il primo, nel suo discorso, ha ricordato dei cambiamenti radicali imposti dalla tecnologia al mestiere del giornalista.
Mentre Bechelloni ha riconosciuto l'importanza dei mezzi di trasmissione, «senza tuttavia dimenticare che dietro a tutto – dice – resta il giornalista, colui che vede e riporta i fatti utilizzando l'antica 'tecnologia della parola'». Bechelloni propone così il concetto di un professionista del linguaggio al passo con i tempi, ma cosciente che l'attore primo della comunicazione rimane esso stesso con le sue capacità di osservazione e di sintesi.

(*) Da: ‘La Nazione’ del 17-4-2003