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Registrato al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore responsabile: Arcangelo Renzulli
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Anno 3, n. 87
28 aprile 2003

IN QUESTO NUMERO

FOGGIA, ITALIA
Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani

 

Da: ‘Corriere Adriatico’ di Ancona del 28-4-2003

 

La procura ipotizza il reato di emissioni nocive nonostante la perizia

abbia escluso un legame con le morti da tumore avvenute nel condominio

 

Pericoli da elettrosmog, processo all'Enel

 

Quattro dirigenti a giudizio per la centralina di via Manzoni

 

Ci sarà un processo, uno dei primi in Italia in tema di elettrosmog, per la cabina di trasformazione elettrica che da trent'anni l'Enel tiene in un condominio di via Manzoni, al quartiere Verbena. La procura ha deciso di citare a giudizio per il reato di "getto pericoloso di cose", punito con l'arresto fino a un mese o un'ammenda di oltre 200 euro, quattro dirigenti di primo piano dell'Enel. Si tratta di Virgilio Tomassini, anconetano di 43 anni, responsabile del compartimento Marche, e dei tre dirigenti che l'hanno preceduto in quel ruolo di vertice: Ettore Puglisi, anconetano di 74 anni, Adriano Formiconi, jesino di 64 anni, e Mauro Curiale, 50 anni, di Ancona. Non è sufficiente, secondo l'inchiesta condotta dal pm Irene Bilotta, rispettare i limiti di legge sulle emissioni di elettrosmog per escludere rischi di ricadute nocive per la salute.

Per questo i capi dell'Enel nelle Marche subiranno un processo per "getto pericoloso di cose", un reato ad ampio spettro, che può andare dalla secchiata d'acqua dal terrazzo al fumo di un falò acceso in campagna, fino appunto all'emissione di sostanze o agenti inquinanti. Nel capo d'imputazione non figurano più i reati più gravi - omicidio colposo e lesioni colpose - ipotizzati all'inizio dell'indagine aperta due anni anni fa da un esposto presentato dall'avvocato Roberto Tiberi per conto di Carlo Mantini e di sua moglie Elvia Felcini, che s'era ammalata di cancro e durante l'inchiesta, dopo mesi di sofferenze e chemioterapia, è morta allungando la scia di lutto nel condominio dove in un paio d'anni cinque inquilini si sono ammalati di cancro e quattro di loro sono deceduti.

"Voglio andare avanti, non è giusto che questo tubercolo stia dentro casa nostra, devono smantellarlo o spostarlo", ci diceva anche ieri Carlo Mantini ripetendo quanto sosteneva all'inizio dell'inchiesta, quando sua moglie lottava ancora contro il cancro e lui s'era convinto che c'entrasse quella centralina che staziona a 85 centimetri dalla sua camera da letto. Un anno dopo la perizia disposta dal gip Bascucci aveva escluso il legame tra l'elettrosmog prodotto dalla centralina Enel e la successione di morti da tumore nella palazzina che la ospita, ma gli esperti non hanno escluso che le emissioni di onde elettromagnetiche da un punto così vicino agli appartamenti siano un potenziale rischio per la salute dei bambini, potendo favorire anzi l'insorgere di leucemie infantili. L'audizione del professor Vittorio Fineschi, medico legale dell'Università di Foggia, aveva accennato alla possibilità di ricadute negative dell'elettrosmog su alcune patologie infantili, anche leucemie, tenendo vivi i sospetto sull centralina piazzata da oltre vent'anni in un seminterrato del palazzo, a pochi centimetri dalle camere da letto del piano superiore. "Ma si tratta di un accenno fatto dal perito a una possibilità puramente teorica - aveva subito precisato l'avvocato difensore Paolo Pauri quasi a voler scongiurare l'eventualità di un processo -, mentre è assodato che non c'è alcun legame con il caso concreto delle morti da tumore avvenute nel condominio di via Manzoni".

Nell'avviso di chiusura indagini, preludio alla citazione diretta in tribunale che la procura ha deciso proprio in questi giorni, il pubblico ministero contesta ai dirigenti Enel di aver provocato, facendo funzionare quella centrale a meno di tre metri da locali abitati, "emissioni pericolose per la salute pubblica per la possibile causazione di leucemia infantile e co-promozione di malattie oncogene".

 

LORENZO SCONOCCHINI

 

 

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Da: ‘il Manifesto’ di Roma del 27-4-2003

 

LA BILANCIA

 

Vizio italiano

 

DARIA LUCCA

 

Settimana di passione a posteriori per la giustizia, quella appena conclusa. Poiché non è successo nulla di eccezionale (si scherza, naturalmente), piace l'idea di trattenersi sui dettagli. Ma in ordine sparso, senza la pretesa di un filo conduttore che non siano le libere associazioni di idee. Cominciamo segnalando un'iniziativa della camera penale di Foggia. Gli avvocati locali hanno deciso di scioperare per un mese (30 giorni), come forma di protesta per la sospensione (udite, udite) del servizio di stenotipia, causa mancanza di fondi. Non si vuole qui fare della facile ironia sulla mancata coerenza degli appartenenti all'ordine forense, grandi critici dello sciopero quando lo indicono i giudici (per un giorno) e poi grandi scioperanti quando la decisione è loro. Né interessa rimarcare la sottigliezza della motivazione, perché il servizio giustizia è in rapporto anche con il servizio stenotipia (e tuttavia, gli avvocati avrebbero forse ragioni più alte per protestare).

Vogliamo soltanto fornirvi una cifra. Sapete quanto hanno speso in quel settore a Foggia nel 2002? Più o meno 200 mila euro. Impossibile al momento sapere se il costo è dovuto alla quantità di parole pronunciate nelle aule foggiane o all'esosità degli stenotipisti pugliesi.

Dagli avvocati ai testimoni, il salto ci porta al processo di Palermo in cui è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa il senatore Marcello Dell'Utri. Martedì scorso, il presidente della seconda sezione del tribunale, Leonardo Guarnotta, ha diffidato il fratello dell'imputato, Alberto, a comparire in aula per deporre. E' successo infatti che il teste non si è presentato né la settimana precedente (quando il tribunale era a Roma, residenza del teste, per raccogliere altre deposizioni) né il 22 aprile. E non si è nemmeno degnato di inviare una giustificazione alla sua assenza. Così il presidente lo ha riconvocato per lunedì 28, cioè domani, con diffida.

Dai testimoni, di nuovo agli avvocati. Il difensore di Ahmad Naseer, pakistano, accusato di avere organizzato in Italia un'associazione eversiva finalizzata al compimento di attentati per conto di al Qaeda, non ha trovato di meglio che chiedere la citazione in aula di Osama Bin Laden. Nessuno più del capo di al Qaeda, sostiene l'avvocato Simonetta Crisci, può spiegare i suoi rapporti con il suo assistito all'interno della cellula terroristica più famosa del mondo.

Il processo in questione si aprirà il prossimo 5 maggio nell'aula bunker di Rebibbia a Roma, contro un gruppo di musulmani. L'iniziativa è tanto provocatoria quanto perditempo (oltreché di dubbia efficacia).

Ecco, questo forse è il filo conduttore della settimana: il permanere nella cultura dei difensori italiani del mai tramontato sistema della perdita di tempo (in vista di miracoli, amnistie e più realisticamente prescrizioni).

Se pensate che l'associazione di idee sia con le note vicende milanesi Imi-Sir Lodo Mondadori, siete dei sospettosi.

 

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Da: ‘La Provincia Pavese’ del 27-4-2003

 

Sannazzaro, caduta all'Eni

 

p. c.

 

SANNAZZARO. E' caduto dalla piattaforma su cui stava lavorando: è così che ieri pomeriggio è rimasto ferito un operaio in forza ad una delle imprese impegnate nelle ultime fasi della fermata manutentiva della raffineria. Si tratta di Antonio Fusco di 54 anni, residente a Carapelle (Foggia). E' stato soccorso prima da alcuni compagni di lavoro e poi dai volontari della Croce d'Oro. E' stata mobilitata anche l'automedica del 118 che ha assistito il ferito a Pieve Albignola, prima del suo ricovero in pneumologia del S. Matteo. E' stato giudicato guaribile in 25 giorni.

 

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Da: ‘L’Eco di Bergamo’ del 27-4-2003

 

«Vi faccio da cicerone nella Puglia dei miei»

 

In viaggio seguendo i suggerimenti (non solo gastronomici)

 

di Pier Carlo Capozzi

 

L'appuntamento con le guide regionali è, per questa settimana, con la Puglia. Ci siamo lasciati alle spalle altre 11 guide: Liguria, Sardegna, Umbria, Piemonte e Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Campania, Toscana, Lazio, Veneto, Calabria e Basilicata, Emilia. Gli abbonati possono, come di consueto, comprare la sola guida (5.10 euro) in edicola portando con sé la tessera Noiclub o la copia del giornale ricevuta in abbonamento. Per chi acquista il giornale in edicola il costo del pacchetto quotidiano + guida è di 6 euro. A presentare questa splendida terra è Piercarlo Capozzi, giornalista sportivo di origini pugliesi. Visto il suo amore tutto particolare alla Puglia e grazie all'influenza del padre Pino (che per L'Eco di Bergamo cura settimanalmente la rubrica della cucina e che è originario di Gioia del Colle, «capitale» della mozzarella), il viaggio che ci propone è particolarmente suggestivo

 

La Puglia, per me, è prendere il treno e viaggiare tutta notte, risvegliarsi all'alba e guardare il mare fuori dal finestrino, arrivare a Bari per scoprire chi ti è venuto a prendere alla stazione. La Puglia è il ricordo tenerissimo delle vacanze da bambino, al dopolavoro ferroviario perché lo zio era capostazione, sul mare di scogli di Santo Spirito: la zia si era svegliata prestissimo per preparare i maccheroni al forno che avremmo divorato dopo una mattinata di tuffi e di caccia al posto più all'ombra nei dintorni.

La Puglia è una fetta di focaccia calda da sposare ad una mozzarella, è il vento che ti accarezza i capelli sul lungomare, è la gioia infantile delle feste patronali, è lo spettacolo dei pescatori che arrivano in porto bruciati dal sole, ma carichi di bottino dai riflessi d'argento.

Giuseppe era il mio bisnonno, faceva il bottaio ed ho avuto il privilegio di conoscerlo. Mio nonno si chiamava Pietro ed era camionista: una sagoma di uomo al quale volevano tutti bene. Naturalmente battezzò suo figlio Giuseppe, cioè mio padre, che dovete chiamare Pino per evitare che vi tolga il saluto: morale, anche a me è toccato, nel nome, il ricordo del nonno.

Questi sono i presupposti, ahivoi, per farvi da cicerone con la guida della Puglia in una mano e la fetta di focaccia nell'altra: a nord troviamo la provincia di Foggia con il promontorio del Gargano e le spiagge vip di Peschici, Vieste e Pugnochiuso, separate tra loro da grotte e calette inimmaginabili. Il quartier generale per visitare le bellezze del promontorio può essere Manfredonia (ottimo l'Hotel Gargano): da lì ci si muove alla volta della riserva naturale della Foresta Umbra o per San Giovanni Rotondo, luogo che non potrà non riservare fortissime emozioni.

A Foggia appartengono anche le isole Tremiti, il luogo dove Lucio Dalla compone le canzoni migliori, autentici squarci di paradiso come l'isola di San Nicola e la grotta del Bue Marino: andateci quando non c'è ressa, in primavera o in autunno. Bari presidia sul mare la sua fetta di competenza: passeggiare per i vicoli della città vecchia, tra pentole di rame al sole e donne sull'uscio alle prese con i telai dove far asciugare le orecchiette, è come aver fermato lo scorrere del tempo.

Dopo un salto a Polignano a mare per una grigliata di pesce da "Tuccino", diamo le spalle alle onde e avventuriamoci nell'entroterra, qualsiasi direzione non vi tradirà, tra ulivi e mandorli, con grandi agglomerati cittadini inerpicati su un'altura, dai nomi conseguenti: Gioia del Colle, Altamura, Santeramo in Colle fino ad Acquaviva delle Fonti, tra mozzarelle freschissime, forme di pane, fabbriche di divani e sagre della cipolla rossa. Imperdibili le grotte di Castellana e i trulli di Alberobello, affascinante la Valle d'Itria, alla congiunzione di tre province: Fasano fa Brindisi, Locorotondo fa Bari, Martinafranca fa Taranto, il panorama tutt'intorno farà la vostra gioia.

La Puglia è soprattutto la fede che trasuda dai riti pasquali e dalle feste patronali di ogni paese: adesso si chiamano Adelfia, quando c'era il bisnonno bottaio erano ancora due paesi separati, anche se solo da un binario di ferrovia, Montrone e Canneto. E Montrone aveva il suo patrono, San Trifone, di cui andava fiero e che oggi malvolentieri divide con Canneto: il 10 di novembre, per tre giorni, nell'attuale Adelfia va in onda una delle feste religiose più intense di tutta la Puglia, con illuminazioni, gare tra maestri di fuochi d'artificio ed esibizioni delle bande musicali più prestigiose di tutto il Meridione d'Italia.

Non manca mai "il fornello", la carne da fare alla brace, soprattutto agnello, costine e salsicce, con il sedano come contorno obbligatorio e un Primitivo di Gioia del Colle, rosso generoso sui 14 gradi e passa, ad innaffiare il tutto. La statua del santo, al momento della processione, appare ricoperta da offerte preziose, comprese mazzette di dollari provenienti da fedeli emigrati oltreoceano, ma rimasti devotissimi alle tradizioni dei loro padri.

Sacro e profano si mischiano a Bari nella notte tra il 22 e il 23 dicembre quando, nell'attesa del Natale e del suo pranzo, il mercato in città resta aperto tutta la notte con offerta particolare di frutta, verdura e pesce, capitone soprattutto. Due ottimi indirizzi per i piatti tradizionali della cucina pugliese sono il ristorante dell'hotel "Svevo", a Gioia del Colle, dove vi capiterà una splendida sequenza di antipasti a base di melanzane, peperoni, cozze, polipi arrostiti, funghi cardoncelli, e "Già sotto l'arco" a Carovigno, dove perdersi tra fave e cicoria con peperoni dolci fritti e orecchiette con le rape mollicate.

La Puglia è la sua gastronomia a base di verdure (melanzane, cime di rapa e fave), di pasta, carne e pesce cucinati con gran semplicità:uno dei piatti principe, oltre alle orecchiette, è "patate, riso e cozze" , un matrimonio tra terra e mare di straordinaria bontà.

La Puglia è Taranto coi suoi due mari, Lecce col suo barocco inimitabile, Brindisi con i suoi bar con le scritte in greco, Ostuni con le sue case bianche e le sue luminarie alla festa di Sant'Oronzo, il mar Jonio con le sue spiagge tropicali.

La Puglia è quel desiderio perenne di saltare su un treno, viaggiare di notte e svegliarsi all'alba con lo stupore del mare negli occhi e una gioia di bambino nel cuore.

Pier Carlo Capozzi

 

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Da: ‘Il Mattino’ di Padova del 27-4-2003

 

CITTADELLA PIAZZOLA

 

Solo sospetti sui due autori dell'eccidio

 

La strage di Malga Bala per ora resta impunita

 

Chiusa l'inchiesta della Procura militare

 

Antonio Garzotto

 

SAN MARTINO DI LUPARI. Salvo l'imprevista scoperta di nuove prove non è stato possibile individuare alcuno dei responsabili della strage di Malga Bala nel Tarvisiano dove nella notte del 24 marzo 1944 vennero torturati ed uccisi 12 carabinieri sorpresi forse con uno stratagemma mentre erano di guardia alla centrale elettrica in località Cave del Predil.

La Procura Militare due anni fa aprì una meticolosa inchiesta puntando su due persone che - secondo il pm Sergio Dini - potrebbero aver avuto parte nell'eccidio e cioè Alojz Hrovat allora capitano del novantesimo Corpus sloveno e che aveva compiti di commissario politico e Silvano Gianfrate, ex capo gappista che operava lungo il confine. Entrambi risiedono attualmente a Lubiana. Tuttavia i controlli del magistrato militare non hanno sortito l'esito sperato per quanto concerne la possibilità di attribuzione di responsabilità nel crimine di Hrovat e di Gianfrate cui il pm padovano aveva peraltro contestato l'ìpotesi di accusa di concorso in violenza con omicidio plurimo aggravato ai danni di prigionieri di guerra.

Un briciolo di speranza era venuto l'anno scorso quando un giornalista free lance tarvisiano (il quale sulla vicenda di Malga Bala ha pubblicato un saggio) contattò il pm Dini informandolo di aver registrato due interviste, una con Hrovat l'altra con Gianfrate e di aver ottenuto da loro convincenti ammissioni di responsabilità.

Le due bobine sono state ascoltate e riascoltate dal magistrato militare ma dalle dichiarazioni dei due presunti partecipanti alla strage non sarebbe emersa - all'avviso del pm padovano - alcuna chiara ammissione di colpevolezza. Alle domande del giornalista avrebbero infatti risposto con monosillabi e con dinieghi soprattutto sulla loro partecipazione sia al massacro sia di esserne stati testimoni. A questo punto altro non restava che la richiesta di archiviazione nella speranza che in qualche modo qualcosa possa far riaprire quel terribile capitolo e rendere giustizia alle vittime di quella barbara esecuzione. Ecco l'elenco l'elenco di quegli eroici caduti: vice brigadiere Dini Perpignano di San Martino di Lupari, Pietro Tognazzo di Pontevigodarzere, Domenico Del Vecchio di Pieve di Soligo, Antonio Ferro di Loreo, Adelmino Zillo di Camponogara, Primo Amenici di Rovigo, Lindo Bertogli di Modena, Michele Castellano di Foggia, Attilio Franzan di Rivarolo, Ruggero Pasquale di Benevento. Rodolfo Colsi di Firenze.

 

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Da: ‘La Nuova’ di Venezia del 26-4-2003

 

IL CONCORSO

 

Le ballerine di Spinea di scena in Puglia

 

f.fur.

 

SPINEA. Le ragazze dell'accademia del balletto di Spinea, guidate da Clara Santoni, parteciperanno dall'1 al 4 maggio a San Nicandro Garganico (Foggia) alla «Festa della scuola», concorso nazionale promosso dall'Associazione amici parchi italiani ed europei, al quale prendono parte studenti da tutta Italia che si sono cimentati con teatro, danza, pittura, giornalismo, fotografia. La giuria ha convocato le ragazze di Spinea dopo aver visionato la videocassetta del balletto. Il primo maggio si esibiranno nel teatro del parco nazionale del Gargano.

 

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Da: ‘Il Centro’ di Pescara del 25-4-2003

 

Penne conquista il Premio Sfide

A Roma attestato nazionale sulla qualità del progetto di recupero del centro storico

 

Ercole D'Alessandro

 

PENNE. Prestigioso riconoscimento per l'amministrazione Fornarola. Il progetto di recupero del centro storico dal Comune di Penne ha vinto il premio nazionale «Sfide» indetto dal Forum delle pubbliche amministrazioni che si tiene ogni anno a Roma sul tema «Azioni innovative per lo sviluppo sostenibile». Dopo un'accurata valutazione sulla qualità e la bontà della proposta vestina, da parte di una giuria di esperti, gli elaborati presentati alla rassegna sono risultati i migliori in un lotto di altri 20 progetti italiani. L'intervento urbanistico verrà premiato il 6 maggio nel corso della cerimonia che si svolgerà nei saloni della Fiera di Roma, all'Eur. La nomination per l'innovazione della proposta programmatica era avvenuta lo scorso anno.

In questi mesi, dopo un attento monitoraggio e la valutazione sul campo dei risultati raggiunti, il Comune è riuscito quindi a ottenere un riconoscimento che può essere paragonato a un award di qualità. Una laurea certificata di notevole significato che potrà fornire un valore aggiunto in caso di richieste e di accesso ai finanziamenti nazionali e comunitari nel settore dei recuperi dei centri storici. Il premio sarà ritirato dalla delegazione guidata dall'assessore all'urbanistica Vincenzo Di Simone, il quale incontrerà gli amministratori dei Comuni di Venezia, Milano, Mantova, Genova e Foggia, altre realtà alle quali sarà consegnato il riconoscimento.

«Abbiamo accettato la sfida perché abbiamo fiducia nelle idee e soprattutto siamo coscienti di essere residenti in una cittadina che ha potenzialità storiche e architettoniche uniche» sottolinea Di Simone. Il progetto è nato dall'esigenza di mettere in moto un processo capace di cogliere le esigenze sostenibili e gli indirizzi culturali della città. «Questa affermazione» conclude l'assessore vestino, al suo primo mandato istituzionale, «coinvolgerà direttamente gli interessi sociali, economici e ambientali della città in un processo flessibile condiviso nel più vasto scenario delle politiche dello sviluppo locale». I risultati attesi sono molteplici: tra questi, il recupero della popolazione insediata nel centro storico, l'incremento dei servizi e delle attività di imprese fra le mura vestine. Infine, si cercherà di specializzare il commercio, gli interventi di recupero edilizio, una migliore raccolta differenziata dei rifiuti, marketing territoriale, sviluppo del sistema museale e organizzazione di forum e iniziative culturali di rilievo regionale, e che possano valorizzare l'offerta turistica e l'accoglienza.

 

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Da: ‘Il Gazzettino’ di Venezia del 25-4-2004

 

FINANZIAMENTI

Programma Adriatico 101 mila euro in 6 anni

 

La parte finanziaria riguardante il Programma operativo transfrontaliero adriatico Interreg IIIA 2000-2006 prevede uno stanziamento complessivo pari a 101.015.930 euro, come somma della quota comunitaria (50\%), della quota statale (35\%) e della quota regionale (15\%). Tale finanziamento si aggiunge agli ulteriori finanziamenti complessivi per i Programmi Interreg III che interessano i Paesi adriatici.

Le aree ammissibili per i progetti di enti e privati sono le province di Rovigo, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna, Pesaro, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Pescara, Chieti, Campobasso, Foggia, alle quali si aggiungono le province adriatiche di Trieste, Gorizia, Udine, Venezia, Bari, Brindisi, Lecce, già precedentemente ammissibili alla cooperazione transfrontaliera, e quelle di Padova, L'Aquila e Isernia, per le quali è stata utilizzata la deroga territoriale per le aree contigue. I Paesi adriatico-orientali interessati sono Croazia, Bosnia-Erzegovina, Albania e Serbia-Montenegro.Le Regioni adriatiche italiane che partecipano al programma (Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia) hanno costituito, a livello tecnico, un tavolo di lavoro permanente (Gruppo di Lavoro Interregionale) insieme a rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal Ministero delle Attività Produttive e dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. L'Abruzzo è stata scelta come Regione capofila del programma: avrà da sola la gestione del 25\% dei circa 101 milioni di euro di cofinanziamento. La città dell'Aquila sarà inoltre la sede dell'Autorità di gestione.

Le finalità del programma sono state individuate nel rafforzamento del sistema delle pubbliche amministrazioni e nel sostegno prioritario all'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Gli scopi di carattere generale sono la promozione dello sviluppo sostenibile e l'integrazione delle regioni transfrontaliere, al fine di superare le condizioni d'isolamento che caratterizzano la regione adriatica.

 

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Da: ‘Liberazione’ di Roma del 25-4-2003

 

"Né qui né altrove", contro i Cpt oggi iniziativa a Lecce

 

Le nostre piccole Guantanamo

 

Dino Frisullo

 

C'è voluto lo scandalo annunciato di Lecce, con il direttore del centro Regina Pacis indagato col suo vescovo per malversazioni e con quattordici operatori per violenze sugli internati, per costringere il leccese sottosegretario Mantovano, nello scorso dicembre, a rispondere alla Camera sui centri di detenzione per migranti (Cpt). Non per caso oggi a Lecce il 25 aprile si celebra con un convegno dal titolo "Né qui né altrove" sui luoghi di sospensione del diritto e di reclusione d'incolpevoli, come i Versammlungslager di sessant'anni fa. Sterminio di corpi in quelli, di speranza e dignità in entrambi.

Vale la pena ripercorrere quell'intervento. Per Mantovano i Cpt non sono solo il grimaldello per dare alle espulsioni l'efficacia «voluta anche dal centrosinistra», ma messaggi ideologici, «presìdi di ordine e controllo» da diffondere capillarmente nel territorio. E Lecce è modello d'impegno del "volontariato", al quale si ripropone la cogestione dei centri. Gli enti locali che li rifiutano «sono come quei comuni che vogliono l'elettricità ma non le centrali». Volenti o nolenti, secondo il Viminale dovranno accettare entro il 2005 il raddoppio del numero (da 14 a 25) e della capienza (da 1.794 a 3.500 posti) dei Cpt. La spesa, cento milioni di euro nel triennio, va quasi interamente ai centri e all'assunzione di personale civile e di Ps «per il controllo dell'immigrazione illegale», a partire dall'aumento della ricettività a Roma, Lampedusa e Ragusa.

Perché questi tre centri? Perché segnano la catena del rimpatrio, il "forced return" assunto come priorità a Siviglia dal Consiglio d'Europa. Internamento e deportazione di coloro che saranno sfuggiti alla sorveglianza armata del mare ed alle maglie dei centri "delocalizzati" nel Maghreb, nei Balcani e nell'Europa orientale, come denunciano gli antirazzisti francesi. Non a caso Lampedusa e Agrigento sono i centri più chiusi a ispezioni e controlli, al punto che il 5 aprile l'Assemblea regionale siciliana ha varato una commissione d'indagine sulla situazione nei Cpt siciliani.

E' una catena a ritroso. Dalla Sicilia alla Calabria e alla Puglia, in attesa del charter da riempire o della nave in partenza. Senza riguardo per i richiedenti asilo, definiti da Pisanu «migranti che conoscono troppo bene le leggi» (i suoi agenti eseguono: solo il 6% degli "immigrati illegali" chiede asilo in Italia, e l'ottiene l'1,6%). Con una rincorsa continua fra le deportazioni collettive e coatte di srilankesi, kurdi ed altri migranti a rischio, e il tentativo di giuristi e militanti antirazzisti, riuscito a volte sul filo dell'imbarco, di far valere leggi e garanzie. Con i "centri d'identificazione per asilanti" in arrivo, anticipati dagli spuri reclusori di Lampedusa, Crotone, Bari, Lecce e soprattutto di Foggia, l'ex aeroporto dove due reti ingabbiano roulotte per quattrocento esseri umani contati dalle guardie ogni sei ore.

L'altra catena, che oltre a Roma tocca i centri di Torino e Milano ed ora anche Bologna e Modena, è quella delle operazioni d'ordine pubblico. Rastrellamenti nelle città, concentramento, rimpatrio esemplare con conferenza stampa. Vite spezzate, in questo caso, non all'arrivo in Italia ma nel lavoro d'ogni giorno. Un ciclo che dipende dalla disponibilità di vettori ma anche dalle politiche d'ordine pubblico, dall'andamento del mercato del lavoro o delle "sanatorie". E dagli accordi di rimpatrio, vergognoso buco nero: quanti rom kosovari rimpatriati furono uccisi dopo l'accordo del '97 con l'Albania? Cosa dice l'accordo con il regime tunisino o quello dato per sottoscritto con la Turchia?

Se oltre all'indispensabile denuncia delle violazioni si coglie lo spessore di queste catene, se si riesce a legare il passato al presente di donne e uomini reclusi, si può spezzare non solo la logica dei centri di detenzione ma il paradigma del rifiuto e dell'espulsione che li motiva e li legittima. L'orrore di fronte alle piccole Guantanamo di Roma, Torino o di Restinco a Brindisi va fatto pesare su coloro che, laici o cattolici, a Modena o Lecce o Trapani, si adattano a gestire o cogestre la custodia - e c'è il rischio d'una gigantesca trappola del governo con l'affidamento al volontariato di centri "non custodiali" per gli asilanti.

Ma la sofferta esperienza degli antirazzisti siciliani e pugliesi dimostra che i centri si destrutturano quando si restituisce al recluso non solo la pienezza dei diritti formali, ma la sua storia e identità individuale e collettiva. Quando si riesce, rompendo la falsa uniformità della reclusione, a farlo emergere e riconoscere come persona.

 

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Da: ‘Corriere Adriatico’ di Ancona del 23-4-2003

 

Una rappresentanza della città guidata dal professor Giuseppe Marcheselli e da Francesco Marini battè Monreale Budrio e Manfredonia. Per assistenti Tortora e Tagliani

 

Senigallia regina dei quiz in Tv

 

Nella sfida a "Campanile sera" con Mike Bongiorno

 

Se riuscire ad andare in televisione non è una cosa da tutti giorni ai tempi nostri, pensiamo al significato che avrà avuto quando questo mezzo muoveva i suoi primi passi e solo i più fortunati potevano vantare la presenza di una televisione nelle loro case. Bisogna fare un passo indietro, fino all'estate del 1960, per ricordare i pionieri senigalliesi della televisione, che hanno aperto la strada a molti altri concittadini, che negli anni si sono alternati nelle varie trasmissioni, per accaparrarsi un bel montepremi da portare a casa e, perché no, anche un po' di notorietà. Il debutto avvenne a "Campanile Sera", il quiz condotto da Mike Bongiorno, dove a partecipare era gran parte della città di Senigallia, rappresentata da Giuseppe Marcheselli.

Marcheselli era professore del liceo ginnasio "Perticari" e andò in studio in qualità di esperto per la cultura, affiancato da Francesco Marini, agricoltore, esperto per l'attualità, mentre nella piazza della città erano presenti le famiglie e una schiera di altri tecnici per le varie discipline, tutti capitanati dal professore Giuliano Olivetti, insegnante dell'istituto tecnico "Corinaldesi".

Ad ogni puntata due diverse città si confrontavano, sfoderando tutte le loro conoscenze sugli argomenti di volta in volta proposti, e alle risposte in studio seguivano quelle date nei collegamenti dove sul posto erano presenti anche i due assistenti del conduttore, Enzo Tortora e Renato Tagliani.

Senigallia per ben tre volte riuscì a confermare il titolo di campionessa, sconfiggendo le città di Monreale, Budrio e Manfredonia, e rimanendo quindi in carica per l'intera estate. La sua quarta ed ultima apparizione infatti la fece quando la trasmissione riprese dopo la pausa estiva e, in quella circostanza, dovette capitolare cedendo il testimone agli abitanti di Adria.

"Una delle cose di cui mio padre era rimasto stupito, ma non solo lui - racconta Leonardo Marcheselli - era il colore dei capelli di Mike Bongiorno, perché nessuno credeva fosse biondo." Il mondo dello spettacolo appariva totalmente misterioso, ancora più di oggi, e a stupire c'erano molti altri aspetti, come ad esempio un'immagine utilizzata come sfondo, che altro non era che un disegno su un foglio ripreso dalla telecamera, e grazie alla magia della tecnologia poteva sembrare un'intera parete affrescata.

Alla ribalta in quell'estate del '60 Senigallia ha vissuto sicuramente uno dei momenti di maggiore popolarità e anche i concorrenti sono stati congedati con un cospicuo gettone di presenza, del valore di centomila lire per ogni puntata andata in onda.

"Marini era un uomo molto generoso - continua Leonardo Marcheselli - e regalò a mia sorella centomila lire quando tornò a Senigallia." Con grande entusiasmo era vissuta la partecipazione al quiz, tanto che in vari luoghi erano stati allestiti dei "pensatoi" di cui il più grande si trovava nelle quattro sale del Palazzo Comunale, ed altri sorgevano nelle sale della biblioteca, presso la libreria "Sapere" e in altri posti ancora.

La partecipazione alla trasmissione televisiva diede molto lustro alla città e ai suoi partecipanti. Il comitato organizzatore era presieduto dal sindaco dottor Manlio Mariani, coadiuvato dal presidente dell'Azienda di Soggiorno e Turismo, il ragioniere Leonello Simoncini, mentre come riserva era stato scelto il dottore Paolo Possenti e nelle varie postazioni erano presenti qualche centinaia di persone, pronte a tenere alto l'onore di Senigallia nell'agguerrita competizione.

"Mio padre si era divertito molto - conclude Leonardo Marcheselli ricordando i momenti in cui il genitore partecipò alla kermesse - e aveva anche ottenuto una grande popolarità fuori dalla città di Senigallia.

Ogni tanto raccontava di quando aveva perso nel rispondere alla domanda su chi avesse scritto le musiche dell'Inno di Mameli, risposta che sapeva ma che in quel momento non si era ricordato".

A distanza di oltre quarant'anni uno degli undici figli del professor Marcheselli, seguendo le orme del padre, ha deciso di tentare la fortuna in uno dei quiz più seguiti del momento.

Francesco Marcheselli è stato infatti convocato a partecipare a "Chi vuol essere milionario" con l'invito a presentarsi negli studi nella settimana compresa tra il 28 aprile e il 3 maggio. Se riuscirà a sedersi di fronte a Gerry Scotti, iniziando la sua scalata verso il milione di euro, potrà contare sull'appoggio dei suoi familiari, che da casa saranno pronti ad aiutarlo nel caso decidesse di giocarsi il jolly della telefonata.

SABRINA MARINELLI

 

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Da: ‘La Stampa’ di Torino del 23-4-2003

 

IN VIA TRANA A BRUINO: L’UOMO, CAMIONISTA, AVEVA 61 ANNI,

LEI, PENSIONATA, 57, ERANO SPOSATI DA 40

 

Uccide la moglie davanti a casa, poi si spara

 

Tragedia dopo l’ennesimo litigio

 

Ha sparato contro la moglie in mezzo alla strada. Sei, sette volte. Poi è scappato sulla sua Fiat Uno amaranto per l'ultima volta. Si è chiuso in un gabbiotto in mezzo ai campi alla periferia di Bruino e si è tolto la vita con un colpo alla testa. Caso chiuso. Omicidio e suicidio. Eppure dietro la chiara evidenza dei fatti, la vittima e il suo carnefice avevano una storia. La loro, triste e disperata. Lucia Palumbo, 57 anni, e Carmelo Russo, 61, erano nati nella stesso paese, ad Accadia, sulle colline del subappennino in provincia di Foggia. Da gennaio, quando Lucia aveva scoperto di essere stata tradita per l’ennesima volta, i rapporti si erano definitivamente logorati. Lei voleva divorziare, lui no. Abitavano al secondo piano di una palazzina di Bruino, in via Trana 12: un edificio semplice ma decoroso. Ieri, poco dopo le 16, l'ennesimo litigio si è spento nel sangue. La donna è stata freddata con una sequenza di proiettili calibro 7,65 all'addome. Il marito ha sparato da pochi metri con una mira quasi perfetta. Forse lei ha cercato di scappare, inutilmente. Sull'asfalto i carabinieri hanno trovato dieci frammenti di pallottole: una si è conficcata nella carrozzeria di un'auto parcheggiata. Lucia non è morta subito. Quando sono arrivati i soccorsi era ancora viva. La figlia Giovanna l'ha vista spirare, tra le braccia dei medici. Ha sentito per l'ultima volta la voce di sua madre al telefono, poco prima della tragedia. «Viene a casa, papà è fuori di testa, aiutami non ne posso più», le ha detto. Giovanna, che fa la bidella a Bruino, ha fatto in fretta, ha mollato tutto e si è precipitata in via Trana. Ma quando lei è arrivata, era già troppo tardi. Ha visto il corpo della madre sull'asfalto, lungo la recinzione di una casa, ed è scoppiata a piangere. «Bastardo papà, bastardo» ha ripetuto urlando, disperata. Poi si è incollata al telefono ed ha chiamato i carabinieri. Un vicino di casa si è avvicinato al corpo della donna ed ha contato cinque fori di proiettili. Intorno al cuore. «Sembra che abbia sparato contro una sagoma del poligono», dice. Per gli investigatori della compagnia di Moncalieri, coordinati dal maggiore Bernardino Vagnoni, è stato facile ricostruire questo puzzle familiare. L'uomo in pochi minuti ha raggiunto via Volvera, ai confini della zona industriale di Bruino. Ha abbandonato l’auto in uno spiazzo e si è suicidato nell'ufficio che aveva ricavato in un box da cantiere. Carmelo Russo faceva il camionista: fino al '95 era in società con i figli. Qui, in via Volvera, possedava un appezzamento di terreno, dove ricoverava il suo camion. Era il suo rifugio: un ufficio con una stanza di fortuna, una brandina e una coperta. Forse passava qui le notti quando litigava con la moglie, o quando non voleva tornare a casa. Così ha impugnato la pistola Beretta, regolarmente denunciata, con la mano sinistra ed ha premuto il grilletto, all'altezza della tempia. L'ultimo colpo del serbatoio l'ha tenuto per sé. La polizia municipale e i carabinieri lo hanno trovato lì, disteso sul letto, in una pozza di sangue. Accanto una macchina per scrivere, e un busta vuota. Carmelo era un tipo strano. Un po' taciturno, scorbutico a volte, ma non scontroso. I vicini parlando di lui alzano le spalle. «Vede quei cartelli di divieto? Sono stati messi per lui». Sosta vietata ai mezzi pesanti. In passato aveva l'abitudine di parcheggiare il suo camion ovunque, fecendo imbestialire i residenti, così erano scoppiate le lamentele. «Andava in giro sempre con la pistola in tasca», mormorano tra la folla i curiosi.

Massimiliano Peggio

 

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Da: ‘L’Arena’ di Verona del 23-4-2003

 

TRAGEDIA A BOLOGNA. Dramma famigliare anche nel Torinese:

un uomo ha ammazzato la moglie con la pistola e si è tolto la vita

 

Uccide i genitori a martellate e poi si spara

 

Protagonista un camionista, secondo il datore di lavoro

nei giorni scorsi aveva dato segni di squilibrio

 

Bologna. Un camionista ha assassinato il padre e la madre, colpendoli con il martello, e poi si è ucciso sparandosi. Il fatto è accaduto nell’abitazione dove la famiglia viveva, in una località di Anzola Emilia (Bologna), tra i paesi di Calderara e San Giovanni in Persiceto. I corpi dei tre sono stati scoperti nel pomeriggio. Sul posto si è recato il pm di turno, Licia Scagliarini.

L’uomo aveva 47 anni e lavorava come autotrasportatore in una ditta di Calderara. Secondo una prima ricostruzione, nella notte il camionista ha ucciso i genitori a martellate poi si è tolto la vita sparandosi con un fucile.

L’allarme è stato lanciato dal suo datore di lavoro che ieri mattina ha trovato ancora carico di merci e in ditta il camion che il quarantesettenne doveva condurre.

Visto che negli ultimi giorni l’uomo aveva dato segni di squilibrio, l’imprenditore ha deciso di avvisare i carabinieri. La casa in cui il fatto è accaduto si trova in località San Giacomo del Martignone, in Comune di Anzola, quasi al confine con San Giovanni in Persiceto. Si tratta di una classica casa colonica a cui si accede da una strada di ghiaia. I corpi di Giovanni Gallerani, 79 anni, e Gina Righi, 65, padre e madre del camionista, sono stati trovati dai carabinieri in camera da letto, mentre il cadavere del figlio, Andrea, era nella stalla, ora adibita a deposito di attrezzi.

A quanto si è appreso l’ omicida-suicida soffriva di una sorta di mania di persecuzione, ma i vicini hanno raccontato di non essersi mai accorti di particolari problemi.

Un’altra tregedia nell’ambito famigliare è accaduto nel Torinese. Un uomo, Carmelo Russo, ha ammazzato per strada la moglie, Lucia Palumbo, con una pistola e poi si è suicidato in una casa agricola poco distante.

È accaduto ieri pomeriggio in via Trana a Bruino, comune della seconda cintura torinese. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Moncalieri.

L’uomo, anche in questo caso un autotrasportatore , questa volta di 61 anni originario della provincia di Foggia, ha ucciso la moglie, di 56, con una pistola calibro 7,75 regolarmente denunciata. Ha sparato vari colpi contro la donna in strada, a poca distanza dall’abitazione. Poi ha preso la sua automobile, una Fiat Punto, ed è andato a suicidarsi a qualche centinaio di metri di distanza in un casolare di sua proprietà, in via Volvera. Si è sparato un colpo di pistola alla testa.

Alla base dell’omicidio-suicidio ci sarebbe una vita coniugale travagliata dai litigi, soprattutto di carattere passionale. Secondo le prime testimonianze dei vicini di casa, sembra che l’uomo avesse una relazione extraconiugale e che la moglie glielo rinfacciasse.

La coppia aveva tre figli, una femmina e due maschi tutti sposati. È stata proprio la figlia a vedere per prima la madre morta dopo che quest’ultima le aveva chiesto aiuto al telefono, dicendole che stava litigando animatamente con il marito.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la coppia ha iniziato il violento diverbio all’ interno dell’ abitazione, in via Trana. I due sono poi usciti in strada dove è avvenuta la sparatoria.

 

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Da: ‘Il Gazzettino’ di Venezia del 23-4-2003

 

SPARATORIA

 

Patteggiò la rapina al portavalori Ferito a Foggia

 

(g.n.) -Colpito da una pallottola a un braccio durante una sparatoria nella quale ha perduto la vita un suo collega di lavoro. Riappare in cronaca il nome di Luigi Perdonò il foggiano accusato dell'assalto al portavalori davanti alla banca d'Italia di Udine (ha patteggiato: due anni) e insieme ad altri 18 suoi compaesani, ad un napoletano e a due udinesi, di aver organizzato o preso parte all' assalto al furgone portavalori della Radar, a Casale sul Sile, la sera del 31 gennaio 2001. Bottino, 6 miliardi di lire, due dei quali perduti per strada dagli stessi banditi.

Luigi Perdonò per quel colpo é stato condannato a 6 anni e 8 mesi e a 2 mila euro. Da allora é tornato a Foggia agli arresti domiciliari, con il permesso di recarsi anche al lavoro. E l'altro giorno, al momento della micidiale sparatoria, stava proprio lavorando nella impresa di pompe funebri "La Nuova funeraria" di San Severo. Il suo compagno é stato fulminato con una sventagliata di pallottole sparate da uno o più individui naturalmente non identificati. Non si tratta di un caso isolato: in questi giorni a Foggia si sta assistendo a un feroce regolamento di conti tra bande rivali che ha provocato altre vittime. Perdonò secondo la ricostruzione degli investigatori, é stato raggiunto da un proiettile vagante che non era indirizzato a lui, assolutamente estraneo alla faida, ma che nella azione concitata, lo ha colpito. Luigi Perdon?stato soccorso e trasferito al policlinico. I sanitari lo hanno giudicato fuori pericolo.

E' tornata cos alla memoria la drammatica sera della rapina al furgone portavalori a Casale. Super professionisti del crimine giunti dal Sud per realizzare quell'assalto. La banda lasciò nella fuga tracce troppo evidenti: gomme americane masticate, cicche, guanti di gomma usati. Tutti reperti utilissimi per le indagini: l'analisi della saliva e del sudore consent di trovare il Dna e di confrontarlo con con quello dei protagonisti dell'assalto. In cinque casi il Dna combaciava. Luigi Perdonò meno di un anno fa a Udine dove si trovava in carcere aveva tentato il suicidio.

 

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La famiglia riporta in provincia di Foggia i resti di Michele Castellano,

morto nel 1944 a Malga Bala

 

Celebrazione per il carabiniere trucidato

 

Tarvisio - Una celebrazione intima svolta all'interno della chiesa parrocchiale di Tarvisio ha salutato, per l'ultima volta, Michele Castellano, uno dei dodici carabinieri trucidati nel 1944 dai partigiani a Malga Bala. Dopo aver riposato per quasi sessant'anni nel tarvisiano, i parenti hanno richiesto e ottenuto il nulla osta per poter trasportarne le spoglie e condurle nel paese natale del carabiniere, Rocchetta Sant'Antonio in provincia di Foggia. Ad accompagnare Castellano nel viaggio verso la sua terra, la famiglia della nipote, mentre rappresentanze di Carabinieri in servizio e in congedo, Carabinieri della montagna, Autieri, Guardia di Finanza, a cui si ?ggiunto il sindaco, hanno reso omaggio alla salma. Castellano faceva parte del gruppo di Carabinieri posti, dopo l'8 settembre 1943, a guardia della centrale idroelettrica di Bretto. Proprio nella giornata dedicata al 25. anno di fondazione del Fascio, i militari caddero in un'imboscata tesa dai partigiani che penetrarono all'interno della caserma facendoli prigionieri. Gli uomini dell'Arma, rimasti prigionieri per due giorni dopo essere stati sottoposti ad atroci sofferenze, vennero massacrati nei pressi di Malga Bala. I corpi vennero portati a Tarvisio ed esposti nei pressi della chiesa, quale prova delle barbarie di cui si erano macchiati i partigiani. Castellano, a cui oggi presso il suo paese natale é stata dedicata una cerimonia funebre solenne per accogliere i resti, é il primo ad essere riesumato per essere consegnato ai familiari.

 

Tiziano Gualtieri

 

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Da: ‘La Nazione’ di Firenze del 23-4-2003

 

E' scattata la caccia al misterioso uomo

 

PISA — E' scattata la caccia al misterioso uomo visto in compagnia di Nadia Desdemona Lioce sul treno Roma-Pisa, nei frequenti viaggi che la terrorista faceva nella nostra città, dove ha abitato a lungo. Viaggi fatti anche nel periodo in cui la brigatista rossa si era data alla clandestinità, finita con l'arresto dopo la sparatoria a Terontola dove rimasero uccisi l'ispettore della Polizia Ferroviaria Emanuele Petri e il terrorista Mario Galesi. Gli investigatori romani stanno lavorando sulle testimonianze di chi ha creduto di aver visto Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi negli ultimi tempi, prima della loro improvvisa apparizione su treno Roma-Firenze. In particolare quella di un appuntato della Guardai di Finanza che avrebbe individuato un altro probabile brigatista, ancora senza nome. A.D.B., sottufficiale delle Fiamme Gialle, ha raccontato di aver riconosciuto «senza dubbio» in Nadia Desdemona Lioce la donna che «quasi con regolarità» saliva sul treno Roma-Pisa nei mesi passati. La terrorista, ha rivelato A.D.B., non viaggiava sola ma in compagnia di «un uomo di mezza età, con i capelli brizzolati». Certamente non Mario Galesi. Molto probabilmente un militante delle Br-Pcc, vista l'appartenenza della Lioce all'organizzazione con un ruolo di spicco, secondo gli investigatori. Ma non finisce qui. La descrizione del misterioso uomo che viaggiava al fianco della foggiana «corrisponde a quella del conducente di uno dei furgoni trovati sul luogo dell'attentato al professor D'Antona, fornita nell'immediatezza del delitto da un altro teste». Così scrive il giudice Maria Teresa Covatta nell'ordine di carcerazione contro la Lioce per l'omicidio di Massimo D'Antona — ucciso a Roma il 20 maggio 1999 —, notificatole in cella la scorsa settimana. Ed è per cercare anche di risalire all'identità di questo uomo brizzolato e di mezza età, e agli altri misteri che nascondono Nadia Desdemona Lioce e il Mario Galesi, che i computer palmari che i due terroristi avevano con loro sul treno Roma-Firenze il 2 marzo scorso sono stati inviati a Quantico, nella sede dell'Fbi. I tecnici americani cercheranno di arrivare dove non sono riusciti gli esperti italiani: trovare le password per accedere ai programmi contenuti nei computer e decriptare gli appunti scritti dai brigatisti. Fino a quella prima domenica di marzo Nadia Desdemona Lioce era la «primula rosa» del terrorismo toscano. La ricercata numero 1 dalla Digos della Questura di Pisa, città dove ha abitato per una quindicina di anni. Nadia Desdemona Lioce, che si è dichiarata «prigioniera politica e militante delle Brigate Rosse», è nata a Foggia il 29 settembre 1959. E' il 1980 quando la famiglia Lioce arriva nel Pisano proveniente da Foggia. Si stablisce a Martino Ulmiano. Nel 1985 — quando già da un paio di anni si è trasferita a Pisa (sembra con la mamma, che nel frattempo si sarebbe separata dal marito, e la sorella) — la Lioce si iscrive alla facoltà di Lettere, corso di laurea in Storia. Abita in un appartamento in via Marco Polo 7, non lontano dalla stazione ferroviaria. La giovane pugliese viene descritta dalla Digos pisana come una studentessa-modello. In quegli anni, infatti, Nadia Desdemona Lioce frequenta le lezioni e l'ambiente universitario, sostenendo quasi tutti gli esami del suo corso di laurea con una media piuttosto elevata. Tutto questo fino al 1991: sino ad allora paga anche con le regolarità le tasse universitarie. In quel periodo sempre secondo quando riferito dalla Digos pisana, la Lioce gravita negli ambienti dell'ultrasinistra e i centri sociali cittadini e partecipa a numerose manifestazione studentesche. Ed è in queste sue frequentazioni che conosce Luigi Fuccini, anch'egli pisano, al quale si lega sentimentalmente. Alla metà degli Anni Novanta la giovane risulta convivere con Fuccini a Pisa, in un appartamento i via dell'Occhio. Si allontana dalla città toscana per sparire nel nulla, nel febbraio del 1995, il giorno dopo l'arresto a Roma del suo compagno. Da allora, fino al tragico pomeriggio di domenica, non si era saputo più nulla di lei, anche se la sua presenza era stata segnalata prima in Francia e successivamente in Germania.

di Federico Cortesi

 

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Da: ‘Gazzetta del Sud’ di Messina del 23-4-2003

 

Catania

Le raffigurazioni dell'Aldilà nell'antica letteratura cristiana

 

Domani alle 10, nell'aula magna del Dipartimento di processi formativi (palazzo Ingrassia, via Biblioteca 4), il prof. Marcello Marin (ordinario di Letteratura cristiana antica dell'Università di Foggia) terrà un seminario sul tema “Scene dal Giudizio: le raffigurazioni dell'Aldilà nell'antica letteratura cristiana”. Sabato 25 aprile, alle 10, lo stesso prof. Marin terrà, nell'aula magna della sede universitaria di Piazza Armerina terrà un seminario su “La Cristianità antica di fronte al Giudizio: l'immaginario dell'Aldilà”. Entrambi gli appuntamenti sono promossi dalla Facoltà di Scienze della Formazione, in collaborazione con il Dipartimento di processi formativi, il Consorzio Ennese universitario, i corsi di laurea in Scienze dell'educazione e formazione di operatori turistici e con la Cattedra di Storia delle religioni (prof. Lisania Giordano). Borse di studio L'Università ricorda che lunedì 12 maggio 2003 scade improrogabilmente il termine utile per la presentazione delle domande di concorso, per titoli, per l'attribuzione di 25 borse di studio per attività di ricerca post-dottorato da svolgere presso l'Università. Per ogni informazione è possibile rivolgersi all'Ufficio Dottorato di Ricerca dell'Università, in via A. di Sangiuliano 262. Il bando di concorso è consultabile sul sito Internet http://www.unict.it, alla voce “Borse di studio post-dottorato”.

 

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Da: ‘Il Manifesto’ di Roma del 23-4-2003

 

Truffa regolare

 

Hanno pagato ben 2.000 euro ai loro datori di lavoro per ottenere la richiesta di regolarizzazione sul territorio nazionale, ma ora decine di extracomunitari che nei mesi scorsi hanno lavorato come braccianti nelle campagne del foggiano scoprono di aver subito una truffa. E si rivolgono al comitato provinciale dell' Arci e al dipartimento immigrazione e politiche del lavoro della Cgil per denunciare il raggiro. Il responsabile del dipartimento immigrazione della Cgil, Michele Del Carmine, spiega che agli immigrati era stata anche consegnata una falsa documentazione, che attestava sia l'avvenuta richiesta di regolarizzazione, che i versamenti fatti. Solo quando i cittadini stranieri hanno chiesto alla prefettura di conoscere la loro posizione circa la richiesta di regolarizzazione hanno scoperto la truffa. Si sono sentiti rispondere, infatti, che le loro domande non erano mai pervenute. Cgil e Arci, nel denunciare la truffa, chiedono che agli immigrati venga comunque riconoscito il permesso di soggiorno.

 

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Da: ‘La Nazione’ del 23-4-2003

 

Sarà presentato a Volterra il film della spalla di Albanese

 

VOLTERRA — Non prendiamoci in giro: Nicola Rignanese non è un nome per un volterrano «doc». Resta un dato di fatto insindacabile: il 16, il 17 ed il 18 di maggio Nicola si impegnerà nel far proiettare e presentare di persona tutta «Cuore scatenato», il film nel quale gli è stato dato un ruolo di spicco, nella sua cittadina adottiva. Cosa accomuna dunque Nicola — o meglio l' «Eterogeneo», braccio destro di Antonio Albanese, nel programma di Rai Tre «Non c'è problema» — con la cittadina dell'alabastro? A prima occhiata ben poco. Lui, foggiano di nascita, abituato alla solarità delle persone del Sud ed alla maggiore clemenza del sole della sua terra — «Nelle giornate di tramontana Volterra diventa un'arma impropria. Il vento ti ferisce il volto e sulle mani possono anche comparire le stigmate», commenta scherzosamente Rignanese — ha scelto la vita della piccola provincia come fuga dai riflettori, una parentesi paradisiaca dove rinfrancarsi dalla frenesia della vita di un uomo di spettacolo quale, appunto, è lui. Se poi vogliamo proprio essere sinceri fino in fondo, anche un'altra 'cosetta' accomuna Nicola Rignanese a Volterra, qualcosa di molto importante. Nicola è infatti sentimentalmente legato a questa zona anche grazie alla sua attuale relazione con una donna, guarda caso, proprio «autoctona» del volterrano. E quello del film sarà un efficace escamotage per rendersi effettivamente visibile e conosciuto da quelle 'strane creature' — all'occhio di Nicola — che sono i volterrani. Loro d'altro canto potranno così rendersi conto di chi sia questo nuovo cittadino adottato che ama Volterra, ma che con la consuetudine dell'alabastro ha ben poco a che vedere.

 

di Matteo Orsucci

 

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Da: ‘Resto del Carlino/Forlì’ di Bologna del 23-4-2003

 

Per gli anziani è tempo di vacanze

 

Forlì - Si sono aperte le iscrizioni alle prossime vacanze estive per anziani organizzate dal Comune di Forlì. In tutto quarantadue turni quindicinali da giugno a settembre. Ventitrè le località programmate: Silvi Marina, Montesilvano, Roseto, Pineto degli Abruzzi, Rodi Garganico, Tarvisio, Malè, Fiavè, Caldes, Ravascleto, Scanna di Livo, Verbania, Arta Terme, Pennabilli, Villetta Barrea, Milano Marittima, Cesenatico, Riccione, Cattolica, Cervia, Vidiciatico, Tolè e Carpegna. Per informazioni chiamare lo 0543-29510.

 

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Da: ‘La Stampa/Imperia’ di Torino del 22-4-2003

 

LA DONNA DICE CHE LA MADONNA LE APPARE SUL CIAPA’ E A DIANO MARINA

 

La Ventrella torna a Cervo e promette nuove profezie

 

CERVO  - Torna a farsi sentire Angela Ventrella, 54 anni, la veggente che diceva (e dice) di essere testimone delle apparizioni della Madonna nella zona del Ciapà, a Cervo e alla chiesa di Sant’Antonio Abate a Diano Marina. La Ventrella, che in questi giorni è impegnata in esercizi spirituali con gruppi di preghiera a Frontone (Pesaro), e che si divide tra le stesse Marche, la Puglia, terra d’origine, e la Riviera, ha promesso nuove visite a Cervo e Diano per la prossima estate, e, naturalmente, nuove rivelazioni. «La Madonna continua a mostrarsi - spiega, sapendo di attirarsi così nuovi strali, e sospetti, da parte della curia e dei parroci - e raccomandarmi l’amore tra gli uomini. Di recente, nei suoi brevi discorsi, ha accennato alla guerra e al terremoto, dicendo che sono altrettante prove per l’umanità. Prove che si devono superare intensificando la propria Fede». La prima apparizione, la Ventrella racconta di averla avuta nel ‘91, nei pressi della chiesa di San Martino, a Verezzi. Ad anticiparle la visione fu però Padre Pio da Pietralcina, che le comparì in sogno qualche giorno prima. In quella zona, a Verezzi, continua a mantenere contatti con qualche decina di persone con le quali si riunisce per pregare e recitare il rosario. La Vergine le apparirebbe circonfusa da una vivida luce, e mostrerebbe un volto da adolescente («Ha il viso di una quindicenne»), appena nascosto da un velo trasparente e bianco. Indosserebbe un vestito anch’esso immacolato, con sopra una mantella azzurrina. L’ultima volta che la Madonna le avrebbe parlato qui da noi fu il 13 agosto scorso, nel parco del Ciapà, a Cervo. Un sunto del discorso che le avrebbe fatto la Vergine Maria compare nei fogli che la Ventrella ha fatto stampare e che distribuisce ad amici e familiari, servendosi del fax. La donna utilizza invece il cellulare per chiamare a raccolta il gruppo di seguaci. Si è modernizzata e ha anche esteso il raggio d’azione. Ora ha base in Puglia, a Lucera, in provincia di Foggia. Ma continua a muoversi in treno per l’Italia, chè la patente non l’ha mai presa.

m. v.

 

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DOPO L’AGGUATO A UN AFFILIATO DEL BOSS SINESI SPARATORIA

IN UN’AGENZIA DI POMPE FUNEBRI

 

Foggia «blindata» contro la guerra fra clan

 

Dopo i due omicidi alla vigilia di Pasqua il ministero invia 100 poliziotti e carabinieri. Questore vieta funerali pubblici

 

FOGGIA  - Il sindaco chiama, il ministero dell’Interno risponde: oltre cento tra poliziotti e carabinieri arriveranno oggi a Foggia per intensificare il controllo del territorio. Lo ha reso noto il prefetto Fabio Costantini, dopo i due agguati mortali avvenuti in città alla vigilia di Pasqua. A presidiare strade e piazze, dove ormai si spara tra la folla anche in pieno giorno, saranno i carabinieri della Compagnia d’intervento operativo di Napoli e gli agenti del Reparto prevenzione e crimine di Bari. Sabato sera, dopo il secondo omicidio della giornata, è stato il sindaco Paolo Agostinacchio ad invocare l’arrivo dell’esercito, per fronteggiare la nuova guerra tra clan esplosa da alcuni mesi. Non è la prima volta che Agostinacchio chiede di potenziare gli organici delle forze dell’ordine, ma dopo gli omicidi avvenuti sabato, a poche ore di distanza l’uno dall’altro, il sindaco, che li ha definiti «fatti molto gravi», ha ritenuto necessario ribadire con forza la richiesta. Il primo cittadino si è detto preoccupato per l’eventuale ripetersi di sparatorie che possono coinvolgere innocenti, come è già accaduto nel ’99, quando un pensionato venne ucciso per sbaglio in un bar, dove c’era un pregiudicato, vittima designata dell’agguato. Per gli inquirenti anche il giorno di Pasqua è trascorso al lavoro, tra un vertice tenuto domenica mattina in procura e poi la riunione, in prefettura, del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. La nuova fase della guerra tra clan è esplosa sabato mattina: al quartiere Candelaro è stato ucciso con un colpo di pistola Michele Quinto, 39 anni, ritenuto personaggio di spicco della società vicino al clan del boss Roberto Sinesi. I killer lo hanno raggiunto appena uscito da casa, gli hanno sparato mentre era a bordo del motorino. Sabato sera, a poche ore di distanza, l’altro agguato. La vittima è Francesco De Luca, 40 anni, colpito da numerosi proiettili al capo e al torace mentre si trovava in un’agenzia di pompe funebri. Nella sparatoria è rimasto leggermente ferito Luigi Perdonò, anche lui di 40 anni. Secondo gli investigatori l’agguato nell’agenzia di pompe funebri sarebbe la risposta all’omicidio di Quinto compiuto dal clan emergente che si contrappone a quello storico dei Sinesi. Michele Quinto era stato arrestato nel ’95, durante l’operazione «Day before»: era accusato di mafia, droga e detenzione abusiva di armi ed era stato condannato dalla Corte d’Assise di Foggia a ventinove anni e sei mesi di reclusione, poi ridotti in appello a sedici anni. Secondo gli inquirenti, l’omicidio di Quinto potrebbe essere riconducibile anche agli agguati dell’estate scorsa ed è il segnale di una ripresa della guerra tra clan, confermata già in alcuni recenti episdi: il 31 marzo scorso, quando venne ferito un pregiudicato a colpi di fucile, e il primo aprile, quando è stato gambizzato un giovane impiegato in una cooperativa sociale. Nell’ambito dei controlli scattati dopo i due omicidi, due persone sono state arrestate e numerose armi sequestrate: in manette sono finiti la scorsa notte lo studente foggiano Alessandro Moffa, di 23 anni, e un diciassettenne. I due, tuttavia, non avrebbero nulla a che vedere con gli omicidi e con gli ultimi agguati. In attesa dell’esito delle autopsie, il questore di Foggia, Domenico Masi, ha intanto vietato lo svolgimento dei funerali pubblici per De Luca e Quinto: la misura si è resa necessaria per prevenire problemi di ordine pubblico. I magistrati che indagano sui due omicidi hanno trasmesso tutta la documentazione alla Procura distrettuale antimafia di Bari.

Anna Langone

 

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In coda per una cena con i faraoni

 

Un successo di pubblico l’apertura serale fino alle 23

 

DOPOCENA dai faraoni, al Museo Egizio, visto che nel fine settimana di Pasqua chiude alle 23 e i parenti torinesi ne parlano tanto bene». Rinaldo Sulbrizio, saldatore di Perugia, ha deciso di concludere così la sua Pasquetta a Torino. Come lui tanti altri turisti, per lo più italiani, ieri hanno scelto di «coronare la serata con la cultura, visto che lo stomaco è già stato premiato più volte». Nessuno così si è lamentato nello scoprire che il Museo non possiede ancora punti di ristoro. Più di 3200 visitatori hanno fatto la coda alle biglietterie, con punte di massima affluenza attorno alle 14. L’occasione di potervi accedere anche all’ora di cena e dopo pare sia piaciuta di più alle famiglie provenienti dal Mezzogiorno. «Da noi - spiega Natalia De Fonseca, di Foggia - le venti sono ancora l’ora dell’aperitivo. Dopo il museo vedremo di fare ancora una passeggiata. Dicono che Torino illuminata sia una meraviglia». «Quest’anno va così- spiega Laura Rivetti , responsabile dei servizi aggiuntivi museali- più che stranieri vi sono tanti italiani. Arrivano a Torino per far visita di cortesia ai parenti. Escono insieme. Vengono a sapere del Museo Egizio e scatta la voglia di visitarlo». Non è una curiosità superficiale, le visite guidate hanno avuto grande successo. «Alle 17 il flusso è stato tale - ricorda la custode Susanna Frigeri - che abbiamo dovuto bloccare le biglietterie. Il viavai, pur rallentando all’ora di cena, è ripreso dopo». A incentivare le visite ha influito anche la televisione. «L’altra sera abbiamo visto la trasmissione “Stargate”, sul killer di Tutankhamon» spiegano i coniugi Gianni e Sandra Staiano. «Parlava del Museo e ci siamo resi conto che, pur abitando da quattro anni a Torino, non lo avevamo ancora visto. L’apertura serale ci ha incentivati ad uscire». Mentre Claudio Quoti, idraulico di Chivasso, ha deciso di fare una capatina incuriosito dal fitto afflusso delle visite riprese dal telegionale: «Mi sono detto: ci vado anch’io. L’ultima volta che vi ero entrato facevo terza elementare, 35 anni fa. Non sapevo nemmeno più dov’era. Ho dovuto chiedere per trovarlo». Soddisfatta dell’orario è Sandra Modric, 25 anni. «E’ bello venire all’ora di cena. Così, nei giorni di festa, si può anche fare la pennichella al pomeriggio». Mentre Marcello Leonda, 23 anni, panettiere di Forlì, viene per verificare se è bello «come un faraone». La fidanzata Samantha ne è sicura: «E’ pelato come i faraoni quando sono senza corona. E guardatelo di profilo, se non è identico a Ramsete?». Se la ridono. Lui la coccola e promette: «Dopo cercheremo un ristorante egizio e passeremo il resto della notte in hotel, a fare Cesare e Cleopatra». Aurora Cuvello, mamma di Samuel, Mattia e Diego, nell’Egitto cerca i suoi legami con il racconto biblico: «Siamo testimoni di Geova - spiega - e mi interessa descrivere ai ragazzi la figura del faraone che perseguitò gli ebrei». Avrebbe voluto visitare anche la mostra “Gli artisti del Faraone”, a Palazzo Bricherasio. Ma il biglietto, sussurra il marito, «è troppo caro». Lei taglia corto: «Palazzo Bricherasio chiudeva prima, l’Egizio ci dava più tempo. L’orario ha sancito la nostra scelta». E’ così anche per Andrea e Barbara Buscetti, veneti, anche loro in visita a familiari. Hanno scelto l’Egizio «due ore prima di ripartire con il treno della notte». Non è stata una decisione meditata: «Abbiamo notato la gente che entrava. Ci siamo chiesti che cosa succedeva. E visto che c’era l’occasione di un dopocena intelligente abbiamo colto l’ultima proposta che ci offriva Torino». Per Anna Maria Vivolo, insegnante di tedesco, napoletana, «l’Egizio, con visita guidata, è stato il gran finale», compiaciuta di una Torino che ha conquistato lei e amici anche con «Palazzo Reale, Palazzo Madama, la Loggia dove Carlo Alberto proclamò lo Statuto e le linee ardite della cupola di San Lorenzo».

 

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Da: ‘Gazzetta del Sud’ del 22-4-2003

 

Ambiente Tra le 71 strutture abusive al Sud ci sono quelle sul Pollino (manufatti e discariche) e a Copanello (edificio sulla scogliera di Stalettì)

 

Una serie di ecomostri abbattuti con i fondi del ministero

 

Le ruspe “targate” ministero dell' Ambiente dal 2002 ad oggi hanno abbattuto 71 case abusive nel Sud dell'Italia. Si tratta di 70 edifici e manufatti all'interno di 4 Parchi nazionali, il Cilento, il Vesuvio, il Gargano e il Pollino e di un vero e proprio “ecomostro”, quello sulle scogliere di Copanello (Catanzaro). Per questa campagna contro il cemento illegale il ministero dellAmbiente ha stanziato risorse pari a circa un milione e 400 mila euro. «Il mio no all'abusivismo – ha sottolineato il ministro dell' Ambiente, Altero Matteoli – è stato sempre netto e chiaro. Soprattutto per quell'abusivismo che colpisce i gioielli d'Italia: parchi nazionali e coste pregiate. Oltre a intervenire, l'Ente Parco ha anche acquisito l'area secondo la legge 426 del'98. Per questi interventi il Parco ha utilizzato anche una parte dei propri fondi.

 

GARGANO - Il ministero ha assegnato anche a questo parco la somma di 322.785 euro per interventi di risanamento nelle aree interessate dalla costruzione di edifici e manufatti abusivi. Il programma, svolto e completato nel 2002, ha riguardato una serie di interventi su strutture abusive in quattro comuni facenti parte del territorio del Parco e per strutture per le quali erano operative le relative ordinanze di demolizione emesse dal direttore dell' Ente, e precisamente nei comuni di Cagnano Varano, Rodi Garganico, Peschici e Vieste, per un totale complessivo di quindici interventi.

 

VESUVIO - Il Parco nazionale del Vesuvio ha già provveduto all'abbattimento di due opere abusive utilizzando sempre i 322.785 euro stanziati dal ministero. Si tratta di un ristorante nel comune di Ottaviano che sorgeva su di un'area demaniale che è già stata recuperata anche con la piantagione di alberi ad alto fusto e un fabbricato di tre piani a S. Anastasia. Di quest'ultimo è stata anche acquisita l'area che sarà utilizzata come vivaio di salici per le opere di ingegneria naturalistica. L'area è già entrata a far parte del patrimonio del parco. Per proseguire il programma di abbattimenti l'Ente Parco del Vesuvio è in attesa di poter utilizzare ulteriori fondi messi a disposizione dal ministero, secondo gli ordini di priorità già fissati dal consiglio direttivo dell'Ente in relazione alla gravità dell'abuso commesso.

 

POLLINO - Il Parco del Pollino ha scelto di utilizzare i fondi del ministero dell'Ambiente (322.785 euro) stanziandoli ai Comuni dietro specifiche richieste di finanziamento relativo ad opere di “miglioramento ambientale” (che non riguardano solo manufatti abusivi ma anche discariche e quant'altro si conformi come violazioni urbanistiche e/o ambientali). Ad oggi numerosi Comuni del territorio hanno candidato a finanziamento una serie di interventi. L'Ente Parco ha stilato un programma di priorità di interventi che consentirà l'attivazione dello stanziamento dei fondi.

 

ECOMOSTRO DI COPANELLO - Nel giugno dello scorso anno, lo scheletro di un edificio abusivo costruito sulla scogliera di Copanello, in Calabria, è stato completamente abbattuto dalle ruspe, grazie ad un finanziamento di 40.000 euro concesso dal ministero. L'edificio era costruito sulla scogliera di Stalettì, un sito di importanza comunitaria, proprio in riva al mare.

 

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Da: ‘L’Arena’ di Verona del 22-4-2003

 

PASQUA E DISAVVENTURE. L’episodio a Sanremo.

L’uomo si è giustificato: «Mi sono sentito deriso»

 

Turista di 12 anni accoltellata sull’autobus

 

L’autista ha bloccato l’aggressore. La ragazzina colpita all’addome non è grave

 

Sanremo (Imperia). Una ragazzina di 12 anni è stata accoltellata poco prima delle 13 su un autobus da un uomo. L’aggressore, un uomo di 37 anni residente a Foggia e con precedenti penali, è stato subito bloccato dall’autista del mezzo ed accompagnato al commissariato dove è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. La giovane, una turista di Viterbo, non è in condizioni gravi: ha riportato una ferita profonda tra i 2 e i 3 centimetri che non ha lesionato organi vitali. Il fatto è accaduto su un autobus della Riviera Trasporti in servizio da Sanremo ad Andora davanti ad una ventina di passeggeri. L’uomo, Franco Riccio, con in pugno un coltello di piccole dimensioni, ha aggredito la giovane colpendola all’addome.

Ragazzina, subito soccorsa, è stata ricoverata sotto osservazione in ospedale a Sanremo. L’aggressore sembra non avesse alcuna relazione con la giovane o la sua famiglia ma ha agito in preda a un raptus di follia. Al momento dell’aggressione, la ragazzina era sul bus in compagnia di un gruppetto di coetanee, tra cui anche la sorellina, con le quali si accingeva a trascorrere la giornata di festa.

Franco Ricco, senza fissa dimora, ha detto agli investigatori di aver commesso il gesto perchè si era sentito deriso dal gruppo di ragazzine. I fatti si sono svolti, poco prima dell e 13 , tra via Fiume e Rondò Garibaldi, su un’autobus della Riviera Trasporti che procedeva verso Andora, in provincia di Savona.

La ragazzina si trovava in compagnia di due amichette con le quali era diretta in una vicina spiaggia per trascorrere il giorno di pasquetta. I genitori, invece, erano rimasti a casa.

Franco Ricco risulta già segnalato in diverse questure di Italia, tra cui anche quella di Imperia, per episodi di danneggiamento, furto e lesioni. Tuttavia, non è ancora ben chiaro se tra i precedenti figurino anche aggressioni di questo genere. A fermarlo è stato l’ autista dell’autobus che lo ha accompagnato in caserma, dove è stato preso in consegna dalla polizia. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Giovanni Maddaleni.

 

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D: ‘Il Nuovo’ del 22-4-2003

 

Si aggravano le condizioni della 12enne accoltellata

 

Sanremo, la ragazzina accoltellata da un pregiudicato avrebbe una lesione al fegato. L'ecografia ha evidenziato anche un'emorragia interna.

 

SANREMO (IMPERIA) – Le condizioni della dodicenne di Viterbo accoltellata ieri in un bus della città dei fiori, sono più gravi del previsto. La giovane avrebbe riportato anche una lesione al fegato.

Un’ecografia eseguita in mattinata avrebbe evidenziato anche un’emorragia interna. La ragazzina è ancora ricoverata nel reparto di chirurgia del Borea. E’ fuori pericolo di vita, ma la prognosi rimane riservata.

L’aggressore è Franco Ricco, 37 anni, originario di Foggia. L’uomo, un pregiudicato senza casa, avrebbe agito in preda a un raptus di follia, forse perché sentitosi deriso dall'adolescente che si trovava in compagnia di alcune amichette.

Il fatto è avvenuto sull’autobus, davanti a una ventina di passeggeri. Secondo le testimonianze raccolte, l'uomo, con in pugno un coltello di piccole dimensioni, avrebbe aggredito la giovane colpendola all'addome. L’aggressore è stato bloccato dal conducente e condotto al commissariato di polizia, distante poche decine di metri. All’accettazione l’uomo ha consegnato il piccolo coltello a serramanico ancora sporco di sangue.

L’uomo, stando alle prime indiscrezioni, sarebbe già noto alle forze dell'ordine per episodi di furto, danneggiamenti e lesioni. Riccio è ora in carcere con l’accusa di tentato omicidio.

(22 APRILE 2003, ORE 12:55)

 

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Da: ‘Gazzetta del Sud’ di Messina del 22-4-2003

 

Beve candeggina ricoverato all'Annunziata

 

Pensava fosse acqua, invece nel bicchiere c'era candeggina. È finito in ospedale un giovane agli arresti domiciliari presso la Comunità di recupero “Regina Pacis” di San Benedetto Ullanno. Il ventottenne Angelo Piccolo, nativo di Lucera (Foggia), attualmente domiciliato presso la “Regina Pacis”, stava lavando i piatti nella cucina della Comunità. Il giovane ha afferrato un bicchiere pensando che contenesse acqua, invece c'era candeggina. Angelo Piccolo ha richiamato l'attenzione di alcuni amici che lo hanno caricato su un'auto e portato all'ospedale dell'Annunziata. I medici dopo le prime cure lo hanno ricoverato nella Divisione di Chirurgia “Docimo” con prognosi di trenta giorni. (f.r.)

 

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Da: ‘Il Gazzettino’ di Venezia del 22-4-2003

 

Singolari episodi hanno animato il lungo week-end pasquale

obbligando la Polizia a intervenire

Pazza d'amore, la ricoverano

 

Non corrisposta, ragazza dà in escandescenze.

Giovane s’immerge nel Cagnan inveendo contro gli Usa

 

Disperata, per un amore non pi?risposto, tanto da mettere in apprensione i passanti che incrociava e che, preoccupati, non hanno esitato a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine e, contestualmente, quello di un'autoambulanza. Pazza d'amore, e non ?n modo di dire, una ragazza ?tata cos ricoverata in ospedale a scopo precauzionale. La giovane, una diciannovenne residente in citt?da tempo cercava di ricomporre il legame con colui che considerava il suo fidanzato, di un anno pi?cchio", ma quest'ultimo, evidentemente non voleva pi?erne di tenere in vita il legame. E, sabato pomeriggio, in piazza Donatori di Sangue ?coppiato il finimondo: lei non si dava per vinta, ma, soprattutto, non si dava pace, abbandonandosi a ogni sorta di escandescenze. Ed ?er questo che qualcuno ha deciso di fare intervenire la polizia, ma il caso era decisamente complesso per gli agenti: meglio chiamare un'autoambulanza. La diciannovenne ?tata cos avviata al pronto soccorso per essere affidata al personale medico pi?petente, quello della psichiatria, e al relativo trattamento per ricondurre la giovane alla ragione.

 

Ed un altro caso di "pazzia" si sarebbe registrato qualche ora pi?di, sempre sabato, ma intorno alla mezzanotte, nel cuore della citt?Ovvero a ridosso del ponte di San Francesco dove un giovane, inspiegabilmente, aveva deciso di immergersi nel Cagnan. Un motivo, a dire il vero, ce lo aveva, e lo gridava ai sette venti: «Americani di m..., avete vinto la guerra, dovete morire...». Ad assistere all'insolita esibizione un crocchio sempre pi?eroso di passanti. Ma, nessuno, aveva giustamente l'ardire di intervenire. Compito dei poliziotti, che, arrivati sul posto, tentavano di riportare alla ragione il giovanotto. Inutilmente, perch?'esagitato, dopo che un agente aveva tentato di scendere fino a lui, si allontanava incuneandosi sotto le pale del caratteristico mulino che si affaccia sull'acque del Cagnan. A quel punto, i poliziotti tentavano di aggirare l'edificio e, finalmente, il fuggitivo veniva bloccato mentre tentava di risalire una ringhiera. Sarebbe stato identificato per un foggiano di 29 anni, residente nel Veneziano. Al di l?elle antipatie dimostrate verso gli Usa, cosa effettivamente abbia spinto il giovanotto pugliese a calarsi nelle fredde acque Cagnan, non si sa. Comunque sia, ?tato accompagnato al pronto soccorso e successivamente ricoverato nel secondo reparto psichiatrico e qui tenuto sotto osservazione.

 

Giancarlo D'Agostino

 

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Da: ‘Il Messaggero’ di Roma del 22-4-2003

 

Cri donne a favore dei terremotati

 

LANCIANO - Una delegazione della Croce Rossa Italiana, sezione femmnile, di Lanciano si è recata a Carlantino (Foggia), piccolo paese tra Puglia e Molise, per prendere parte all'inaugurazione della biblioteca e ristrutturata cucina della scuola materna ed elementare del paese, gravemente çdanneggiato dal terremoto dello scorso mese di novembre. Le spese di ristrutturazione sono state sostenute dalla sezione femminile della Cri di Lanciano e Vasto, le cui delegazioni sono state ricevute e ringraziate dal sindaco e accolte festosamente dalla popolazione.

 

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GROTTAMMARE

 

Arrivano Pablo, Pedro e Teresa Lallo

 

Cabaret amore mio! continua la selezione dei nuovi comici dell’edizione 2003

 

di TIZIANA CAPOCASA

 

GROTTAMMARE — Proseguono le selezioni per nuovi comici Cabaret amore mio! Giovedì 24 alle 21,30 presso la sala Kursaal. Lo spettacolo condotto dalla brava Antonella Ciocca, speaker di Radio Azzurra, prevede due ospiti d’onore: il duo Pablo e Pedro del mitico Seen Show e la brillante Teresa Lallo, comici che faranno da apripista alla seconda batteria di concorrenti, provenienti da tutta Italia. «Considerato l’elevato numero di partecipanti -spiega Domenico Catasta, responsabile dell’associazione- la giuria di esperti effettuerà, nel pomeriggio, una prima selezione. Soltanto i migliori si esibiranno nello spettacolo serale davanti ai tanti spettatori, chiamati con gli applausi a dare un giudizio sui comici emergenti». Questi i nomi dei concorrenti: gli Afrodisiak di Forli, I Fratellastri di Firenze, Emilio Razzetti di Genova, Enzo Marcelli di Roma, Fabio Biggi di Ravenna, Mario Tarallo di Napoli, Claudia Cantone di Roma, La Gastrite di Foggia, Marco Traversari di Rimini, Alex Nissirio di Roma, Sortole e Nespole di Bologna ed infine Giuseppe Mezzatesta di Salerno. Particolarmente riuscito lo spettacolo di venerdì scorso con l’esilarante show di Mario Zucca che ha fatto divertire il pubblico e strappato gli applausi dei comici emergenti, esibitisi prima di lui: la Swing Band di Monte S.Giusto, Sonia Litrico di Catania, gli Ora Prono-bis di Fano e Pigi di Ferrara. Nel frattempo sono iniziate le selezioni itineranti nei locali di cabaret di tutta la Penisola.