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IlVademecum - settimanale di informazione su chi fa informazione
Registrato al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore responsabile: Arcangelo Renzulli
Editore: Agorà Service Editoriale. - Sede legale Via S. Antonio, 214 - Foggia

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Anno 3, n. 89
12 maggio 2003

IN QUESTO NUMERO

 

  • INTERVENTI
    Elezioni provinciali foggiane
    La retorica e la democrazia

    di Vito Feninno
     

  • INIZIATIVE CULTURALI
    Se oggi ospitiamo immigrati, ieri eravamo noi ad emigrare...
    di Teresa Maria Rauzino
     

  • DIFFAMAZIONE
    Torna il carcere per i giornalisti
     

  • GIORNALISTI
    Il rapporto fra potere e stampa. Imbavagliare che tentazione
    di
    Michele Partipilo
    (da OdG Puglia)
     

  • LINK-IOSTRO DELLA RETE
    Selezione di articoli tratti dai siti che si occupano di mass media e giornalismo
    Polizia, l’arma in più è la pubblicità
     

  • FOGGIA, ITALIA
    Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani
     

  • AREA COMUNICATI

IL PROSSIMO NUMERO
SARA' IN RETE
LUNEDI 19 MAGGIO

FOGGIA, ITALIA

Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani

 Da: ‘Il Messaggero’ di Roma del 12-5-2003

 

Raffica di arresti a Bari e a Napoli

 

Traffico di bambini e di organi: sgominata una banda di ucraini

 

FOGGIA - I presunti componenti di una associazione per delinquere finalizzata al traffico di bambini e di organi, riduzione in schiavitù e induzione alla prostituzione sono stati arrestati dai carabinieri del reparto operativo provinciale di Foggia nelle città di Bari e Napoli. Le persone arrestate sono tutti cittadini ucraini. Secondo le accuse la banda di malviventi avrebbe venduto bambini, la gran parte appena nati, ad acquirenti per un importo fino a 50.000 euro.

Alcuni mesi fa - secondo gli investigatori - i carabinieri di Foggia avevano ricevuto una serie di segnalazioni riguardanti l'esistenza di un traffico di bambini provenienti dall' Ucraina, di organi umani e di un ampio giro di prostituzione. I militari hanno effettuato lunghe indagini tra Napoli e Bari, che, alla fine, hanno portato a smantellare l' organizzazione criminale.

Pochi i particolari finora resi noti della vicenda. Dalle indagini sarebbe emerso che in alcuni casi il gruppo di malviventi faceva prostituire donne provenienti dall’Ucraina e, quando queste rimanevano incinte, le obbligava a portare a termine la gravidanza, in modo da sottrarre loro i bambini, appena nati, e venderli. Delle indagini si è occupata anche la Procura Antimafia di Bari.

 

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Da: ‘Il Messaggero’ di Roma dell’11-5-2003

 

L’AGENZIA DI VOLO

 

Allarme sicurezza: troppi scali senza radar

 

ROMA - Aeroporti privi di radar per i movimenti a terra, altri di primo piano senza piste di rullaggio parallele a quelle di volo, nove scali dove mancano radar di avvicinamento, 8 invece dove sono assenti le torri di controllo e tutto è affidato all'abilità dei piloti. È un allarme-sicurezza per la circolazione aerea e gli scali italiani quello che emerge dalla lettura del Rapporto 2002 appena elaborato dall'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, nel quale si fa il punto dell'attività investigativa svolta nel 2002 su carenze, disservizi e incidenti nel settore dell'aviazione civile. Il bilancio dell'anno scorso conta 3 incidenti nel trasporto aereo nazionale e 16 inconvenienti gravi.

Nel Rapporto, l'Agenzia di sicurezza (operativa dall'ottobre 2000 e presieduta da Bruno Franchi) esprime parere contrario all'affidamento ai gestori degli scali responsabilità tecniche sulla sicurezza e sulla gestione delle emergenze: «La maggior parte dei gestori - è il giudizio conclusivo - sono sprovvisti di strutture adeguate e professionalità adatte al mantenimento di elevanti standard di sicurezza». Sul piano numerico, sono stati 37 i casi di Airprox (la vicinanza di due aerei in volo tale da erodere i margini minimi di sicurezza) nel 2002, 15 in meno del 2001. Ventisette i casi di Runway Incursion (termina con il quale si indica il coinvolgimento di un aereo, o altro soggetto che abbia creato il rischio di collisione o prodotto una diminuzione della separazione minima prevista con un aereo in fase di decollo), tra il 2001 e 2002, di cui 16 di grave entità e uno culminato nel drammatico incidente di Linate nell'ottobre del 2001. L'Agenzia ha rilevato che molte piste degli aeroporti italiani risultano tuttora prive di apparati Ils (instruments Landing System) e quindi di procedure di atterraggio strumentale. Negli scali di Alghero, Ancona, Bari, Bergamo, Orio al Serio, Lamezia Terme, Lampedusa, Pantelleria e Ronchi dei Legionari manca il servizio radar di avvicinamento. Tuttora mancanti, come già denunciato in precedenti rapporti, i servizi di Torri di Controllo sugli scali di Albenga, Bolzano, Crotone, Foggia, Lampedusa, Parma, Perugia e Trento, così da «lasciare sostanzialmente ai piloti la totale responsabilità delle operazioni di volo nella zona di aerodromo. Diversi aeroporti nazionali in più, non hanno vie di rullaggio che scorrano parallele all'intera pista di volo, obbligando così gli aeromobili a rullare sulla stessa pista di volo, con conseguenti indesiderate sollecitazioni delle macchine, possibili danni alle strutture aeroportuali e agli aerei.

 

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Da: ‘Il Messaggero’ di Roma del 10-5-2003

 

ANCONA

 

Due marinai “in fuga" dalla caserma avrebbero visto

l’incidente in cui morì il maresciallo

 

Schianto, testimoni fantasma

 

di GIAMPAOLO MILZI

 

Si apre anche il giallo di due testimoni non identificati, due marinai quel giorno “in fuga", e cioè fuori della caserma senza permesso, nel processo sullo schianto stradale in cui il primo aprile 2000 perse la vita il maresciallo 35enne Luigi Cannito, originario di Manfredonia in forze presso la Capitaneria di Porto di Ancona. Dei due militari, che avrebbero assistito allo scontro lungo la “Strada degli zingari" (la vecchia Cameranense) tra il Furgone Mercedes condotto dall'anconetano Massimiliano Fattori, imputato con l'accusa di omicidio colposo, e la Ford Escort guidata dalla vittima, si era già parlato in udienza. Quel giorno, anche loro in auto, si sarebbero trovati subito dietro il furgone, nel suo senso di marcia (in direzione Ancona-Numana). A loro avviso il mezzo, seguendo la vettura di Cannito, avrebbe sbandato, urtandola violentemente e finendo con essa fuori strada. Una versione che avvalorerebbe la ricostruzione del sinistro - verificatosi subito dopo la curva della vecchia Cameranense nel tratto all'altezza del bivio che sale verso Varano, proprio a poche decine di metri dalla casermetta della Marina dove prestavano servizio i due militari assieme alla vittima - fornita ieri in aula dal consulente ingegner Della Monaca. Per l'esperto il furgone avrebbe tamponato lateralmente, con la parte anteriore destra del cofano, la parte destra della Ford di Cannito. Una dinamica confermata a suo avviso dal fatto che le ruote del camioncino, ribaltatosi, furono trovate girate a sinistra “sotto sterzo".

Quanto alla versione dei due marinai, va valutata con le “molle", visto che fu riferita dagli stessi a un amico della vittima, Domenico Valente, il quale a sua volta la confidò tempo dopo ad Antonia Di Trani e Elvira Di Candia, rispettivamente madre e sorella del defunto, mentre si trovavano vicino alla tomba dello stesso, nel cimitero di Manfredonia. «Luigi ve l'hanno ammazzato, il furgone sbandava seguendo la sua auto, volevamo avvertire Luigi del pericolo, ma non ci siamo riusciti», questo si sarebbe sentito raccontare Valente dai due e lo avrebbe riferito alle donne (costituitesi parte civile tramite l'avvocato Argentieri). Che hanno chiesto a Valente i nomi dei testmoni, ma egli - hanno detto in aula - si rifiutò per “coprirli", visto che il giorno dell'incidente erano in uscita non autorizzata dalla vicina caserma. Opposta, e favorevole all'imputato, difeso dall'avvocato Vittorio Minucci, la dinamica ricostruita dai carabinieri che fecero i rilievi. Il furgone di Fattori proveniva da Numana verso Ancona e si sarebbe visto arrivare contro dal senso opposto la Ford di Cannito. Essenziale, quindi, la testimonianza di Valente e dei carabinieri che saranno in aula il 3 ottobre, per l'udienza che dovrebbe concludere il processo.

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino’ di Bologna del 10-5-2003

 

Ancona

 

Liscio come l'olio marchigiano

 

PESARO — Si è conclusa l'edizione 2003 de «L'Orciolo d'Oro», il prestigioso concorso nazionale organizzato dall'Enohobby Club dei Colli Malatestiani, diventato un appuntamento consolidato per tutti i produttori di olio che intendono farsi conoscere in tutta Italia. L'Orciolo, che comprende la 12ª edizione del concorso nazionale oli extra vergini di oliva e la 4ª del concorso nazionale oli biologici, è promosso da Provincia di Pesaro e Urbino, Comune di Gradara, Camera di Commercio di Pesaro e Urbino ed è patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, dalla Regione Marche a dall'Associazione Nazionale Città dell'Olio.

Nei giorni scorsi si sono svolte le selezioni degli oli ad opera delle commissioni presiedute da Giuseppe Fontanazza e dalla presidente dell'Enohobby Club Marta Cartoceti. Le commissioni erano composte da degustatori provenienti da tutte le regioni d'Italia, regolarmente iscritti nell'elenco ministeriale e appartenenti a diverse associazioni di degustatori (Olea, Onaoo, Umao), o indipendenti. La classifica finale è il risultato di tre prove successive ad eliminatoria ed è elaborata su un programma di calcolo appositamente studiato che ha determinato anche la categoria di fruttato a cui assegnare gli oli in gara.

Le aziende partecipanti sono state oltre 200 e i risultati saranno presentati questa sera alla locanda del Borgo antico di Montemaggiore. La premiazione (compresa quella del Concorso nazionale vini "Bollino dell'Enohobby") si terrà il 28 giugno, durante la settimana del gusto programmata a Gradara. Ecco i vincitori per categorie. 12° concorso nazionale oli extravergine d'oliva, categoria fruttato intenso: 1° Falconero Dop Valli TrapanesiFontanasalsa (Trapani); 2° San CornaioAzienda Caruso RaffaeleZungoli (Avellino); 3° M.B. Biancolilla Fontanasalsa(Trapani). Categoria fruttato medio: 1° Arenaro di De Feo Maria Acquavella di Castelvellino (Salerno); 2° SaeculumAzienda Agricola Villa PonteChiaramonte (Ragusa); 3° CetroneSonnino (Latina). Categoria Fruttato Leggero: 1° L'AffioratoGalantinoBisceglie (Bari); 2° Gabrielloni & C. Recanati (Macerata); 3° Le PeraccioleMassa Lubrense (Napoli); 4° Concorso nazionale oli biologici "L'Orciolo d'oro". Categoria fruttato intenso:1° Biobelice diPartanna (Trapani); 2° Masseria Franciosa bioTorrecuso (Benevento), 3° Titone TitoneMarsala (Trapani); Fruttato medio: 1°Villa Zottopera RossoRagusa (Ragusa); 2° Mongibello Team 4 x 4Buccheri (Ragusa); 3° Penisola Sorrentina Li Portali di Galano SalvatoreSorrento (Napoli); Fruttato leggero: 1° Terrae MaiorisTorre Maggiore (Foggia); 2° San Martino PersianiAtri (Pescara); 3° Falarco Galiardi GiordanoCartoceto (Pesaro e Urbino).

Le aziende pesaresi premiate con la distinzione per il 12° Concorso nazionale oli extravergini di oliva: Azienda agraria Ita di Pesaro, Guerrieri diPiagge, La CollinaCartoceto; Scatassa di Talacchio di Colbordolo; Colomboni diSan Costanzo; Orazietti diFano; Marcolini diVilla Betti; Venturi Agape di Sassocorvaro. 4° Concorso nazionale oli biologici:Azienda Galiardi diCartoceto, Pietraviva di Pesaro, Serafini diCartoceto.12° Concorso nazionale oli extravergini di oliva: Azienda agraria ItaPesaro, Carmine diTorrette (Ancona); Guerrieridi Piagge, La CollinaCartoceto, Scatassa di Talacchio di Colbordolo tutti di Pesaro e Urbino, Cestini Spinetoli (Ascoli), Colomboni diSan Costanzo, Orazietti diFano (Pesaro e Urbino), Gabrielloni & C.Recanati, Marcolini diVilla Betti (Pesaro e Urbino), Guaitini diRecanati, Montenovo di Ostra Vetere, Rosini diSan Paolo di Jesi, Venturi Agape Sassocorvaro. 4° Concorso nazionale oli biologici: Galiardi diCartoceto, Pietraviva diPesaro, Serafini diCartoceto.

Davide Eusebi

 

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Da: ‘Il Nuovo.it’ del 9-5-2003

 

Fischietti rosa, ecco la cuoca di Collina

 

Al debutto in serie D altre 4 donne: Marlene Arcangioli di Viareggio

si allena con il più famoso arbitro italiano. E confessa: "E' prodigo di consigli,

stare con lui è il massimo per imparare".

 

ROMA - Fa la cuoca come mestiere, ma la passione è quella dell'arbitro. Nata per scommessa. E come 'maestro' un collega d'eccezione, Pierluigi Collina. Non è una storia ordinaria quella di Marlene Arcangioli di Viareggio, domenica al debutto come direttore di gara tra gli uomini, in serie D. Perché di donne arbitro oramai ce ne sono, ma di 'allieve' del numero uno al mondo ancora nessuna.

Ha cominciato per scommessa l'avventura di arbitro e domenica, dopo anni passati sui campi roventi della promozione e poi su quelli del calcio femminile, farà il suo debutto, insieme ad altre tre colleghe, nella serie D maschile. Merito anche dei pomeriggi interi trascorsi sul campo viareggino a studiare assieme al numero 1: "Ho la fortuna di allenarmi con Collina - dice - è prodigo di consigli e suggerimenti preziosi. Allenarmi con lui è il massimo".

Dopo il debutto delle prime quattro donne arbitro domenica scorsa, la serie D raddoppia con altre quattro giacchette rosa, nell'ultima giornata del campionato regolare, prima di play off e play out. Sarà la prima volta di altre quattro ragazze, tra le quali Marlene Arcangioli (designata per Faenza-Riccione) spicca sì, ma solo per il compagno di allenamento: quanto a capacità di controllare partita e calciatori in campo, assicurano i responsabili Aia di settore, le nuove sono tutte da promozione. Con Marlene, sarà la prima volta per Sabina De Nitto, 28 anni, di Brindisi (Termoli-Astrea), Lucia Abruzzese, 27 anni di Foggia (Ferentino-Anagni) e Tiziana Capria, 31 anni, di Vibo Valentia (Nuova Nardò-Fortis Trani).

Ma è chiaro che i riflettori sono tutte per la donna-arbitro di Viareggio. "Sono arrivata al calcio praticamente per una scommessa", racconta Arcangioli, tra un piatto e l'altro preparato a Massarosa, in provincia di Viareggio. "Il pallone non mi piaceva, e quando il mio fidanzato mi chiedeva di accompagnarlo allo stadio per vedere la partita, dicevo subito no: alla fine, quasi per ripicca, la situazione si è ribaltata. E ora eccomi qui, dopo cinque anni di calcio femminile il debutto tra gli uomini, in serie D".

Oltre all'arbitraggio, ha un'altra passione: "Faccio la cuoca in una multinazionale, la mia prima attività è il catering". Festeggerà, ovviamente, invitando Collina e gli altri amici a una cena interamente preparata da lei ("alla prima in Eccellenza mi limitai a una torta, e a Collina piacque"): tra le specialità previste i suoi piatti forti, risotto al farro e branzino al sale. Ma, oltre ai fornelli, deve essere altrettanto divertente allenarsi allo stadio dei Pini di Viareggio insieme con il direttore di gara unanimemente considerato il numero 1 al mondo: "Sì, è vero - ammette Michelangioli - ho la fortuna di allenarmi con Collina, e con Pieri. Mi capita spesso di arbitrare nelle partitelle di allenamento, e in un'occasione l'ho perfino diretto in una partita, a Firenze, fra la nazionale degli arbitri e dei giornalisti: Collina giocatore? Non è falloso, e soprattutto non protesta mai...".

Ci sono occasioni, però, in cui l'arbitro della finale Mondiale 2002 qualche rimprovero sulle decisioni lo tira fuori. Ma solo su richiesta. "Accetta le decisioni - spiega l'arbitro-cuoca - però se io chiedo indicazioni sulle scelte, mi fa dei rilievi. Fuori dalle partitelle, invece, è prodigo di consigli e suggerimenti, per esempio sugli spostamenti in campo, sulle diagonali, sui vantaggi da applicare: insomma prepararmi con lui è il massimo. Però mi rimane un sogno: vorrei un giorno fare il suo guardalinee". Storie di donne arbitro insomma, e non solo come allieve di Collina. Lucia Abruzzese, ad esempio, di ex direttori di gara famosi può ringraziarne altri: "Voglio ricordare il coraggio di Romeo Paparesta, padre dell'attuale arbitro Gianluca ed ex fischietto anche lui - dice - Una donna arbitro deve sempre superare, oltre alle difficoltà della partita, i pregiudizi degli uomini: Paparesta invece mi fece tornare in campo solo quattro mesi dopo la nascita di mia figlia Beatrice". Così il debutto di sabato sarà anche un fischio per la parità: e anche il maestro Collina ne sarà di sicuro felice.

(9 MAGGIO 2003, ORE 15:25)

 

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Da: ‘Il Nuovo.it’ dell’8-5-2003

 

Mastroberardino: al Sud ci vorrebbe più Stato

 

Fare impresa nel Mezzogiorno tra tradizione e innovazione. Tornando al vino pompeiano e usando internet e marketing d'avanguardia. Un'etichetta che ha fatto il giro del mondo e ora punta al mercato italiano.

 

di Fernanda Alvaro

 

GLI IMPRENDITORI CHE  HANNO SFIDATO LA CRISI

 

ROMA- Il terremoto dell'Irpinia ha completamente distrutto il palazzo di famiglia e mandato in frantumi 48mila bottiglie di Taurasi, ma ci vuole ben altro per fermare una famiglia che produce vino da oltre trecento anni (se si dà per buono quel riferimento catastale datato 1734 e riferito a Pietro Mastroberardino venuto al mondo, in quel di Atripalda nel 1695).

Imprenditori del  vino, è il caso di dirlo, i Mastroberardino, lo sono ufficialmente dal 1878, quando Angiolo iscrisse l'azienda vinicola alla Camera di commercio creando così un'impresa arrivata a produrre circa due milioni e quattrocentomila bottiglie in 300 ettari  per un fatturato 2002 di 14 milioni di euro.

Piero Mastroberardino, 37 anni, professore di Economia e gestione d' impresa all'università di Foggia, è il presente e il futuro. Con suo padre, Antonio, presidente, gestisce in maniera moderna l'impresa familiare che oggi ha 50 dipendenti fissi che raddoppiano nel periodo di vendemmia con gli stagionali.  Reduce da un tour de force per la presentazione di Villa dei misteri (il vino prodotto all'interno della cinta muraria degli scavi di Pompei con le stesse tecniche di coltivazione precedenti alla grande eruzione nato da un progetto condiviso con la Soprintendenza archeologica),  si prepara  al solito maggio. "E' un mese tradizionalmente importante" - dice, dopo  aver battutto all'asta fino a 850  ? a lotto, l'ultimo nato.

 

Dunque, l'economia, almeno quella del vino, va?

Dopo un periodo di notevole euforia che ci ha accompagnato fino al 2001, direi che ora non siamo in una fase di crescita. Certo, non ci sono passi indietro e visto il momento non proprio favorevole ai consumi che stiamo attraversando, direi che non possiamo lamentarci.  Insomma, noi continuiamo lentamente a  crescere e a fare più occupati.

Vendete più in Italia o più all'estero?

E' dal 1890 che esportiamo, mio nonno e il mio bisnonno hanno viaggiato moltissimo in quei Paesi dove gli italiani si erano andati a stabilire per lavoro.  Nord e Sud America,  Argentina, sono stati i nostri primi mercati. Ora stiamo registrando una bella crescita nel mercato interno. E così, se fino a qualche anno fa le percentuali si dividevano 60 Italia e 40 estero (Usa, Giappone, Canada,  Germania...) adesso sfioriamo il 75%  in Italia.

Radici Taurasi, Naturalis Historia, Avalon, Avellanio Aglianico, Plinius Falanghina e ora Villa dei Misteri nato da vitigni autoctoni Piedirosso e Sciascinoso scelti sulla scorta di ritrovamenti archeologici, studi botanici, bibliografici...insomma,  si studia intorno al vino. Avete avuto, chiesto, aiuti statali?

In verità, a parte il credito d'imposta che ci è stato esteso soltanto per l'anno appena passato,  direi di no. Le agevolazioni, nel nostro settore, vanno ai piccoli, alle imprese giovani, e noi non siamo assimilabili né alla prima, né alla seconda tipologia.

Da imprenditore del Sud, ritiene che qualcosa sia cambiato in questi anni?  Nel bene e nel male, s'intende...

Nel Mezzogiorno ci sono esperienze imprenditoriali d'eccezione, si lavora tra tradizione e innovazione,  che però non hanno il giusto supporto esterno. Non c'è quel collante che dovrebbe essere garantito dalle istituzioni. Tuttavia devo ammettere è più facile il rapporto con Roma che con la Regione. Insomma, la burocrazia è migliorata al centro e peggiorata localmente.

(8 MAGGIO 2003; ORE 11:40)

 

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Da: ‘La Nazione’ dell’8-5-2003

Arezzo

 

Maxi sequestro di fuochi d'artificio in una palazzina:

«Potevano farla saltare»

 

AREZZO — Oltre tre quintali di fuochi d'artificio, tutti di genere vietato e ad altissimo potenziale esplosivo, sono stati rinvenuti questa mattina, alle prime luci del giorno, dai carabinieri di Arezzo in un magazzino di una ditta edile ubicato nel sottoscala di uno stabile con numerosi abitazioni private (in via IV novembre).

Al termine di alcuni appostamenti, i militari, coordinati dal comandante della stazione di Arezzo, ieri hanno fatto irruzione nel seminterrato. Dopo aver scoperto una botola accuratamente nascosta, hanno trovato alcune migliaia di razzi, bombe-carta ed altro materiale esplosivo di vario genere, tra cui i pericolosissimi «Rambo 3», «Bombard» e «Enterprise 4000», tutti tristemente famosi per la micidiale potenza di deflagrazione ed iscritti nelle tabelle a massimo rischio di incolumità e non di libera vendita.

Due le persone denunciate dai carabinieri per detenzione illecita di materiale esplosivo: il proprietario dei fuochi d'artificio, un aretino di 50 anni già conosciuto dalle forze di polizia per analoghi reati, ed il proprietario del magazzino, un quarantenne di Foggia, anch'egli pregiudicato. Di altissimo potenziale la carica complessiva del materiale sequestrato, che secondo i carabinieri sarebbe stato in grado, per uno scoppio accidentale, di far saltare in aria l'intera palazzina della centrale via di Arezzo.

 

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Da: ‘Il Centro’ di Pescara del 7-5-2003

 

CONDANNA

 

Sei mesi per un furto di hi-fi

 

Il giudice unico del tribunale di Lanciano Tullio Moffa ha condannato a 6 mesi di reclusione e 200 euro di multa (pena non sospesa) Luigi Scarano, originario di San Marco in Lamis (Foggia). L'uomo era accusato di furto aggravato. Era stato arrestato alcune settimane fa all'uscita autostradale di Val di Sangro dai carabinieri di Atessa, perché ritenuto responsabile del furto di alcuni impianti hi-fi sottratti da auto parcheggiate nel centro della cittadina. Con lui erano finiti in manette altre due persone, processate nei giorni scorsi. Si tratta di Antonio Cerrone, condannato a 4 mesi di reclusione e 200 euro di multa, e Michele Limusani, che è stato invece assolto dalle accuse.

 

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Da: ‘il Centro’ di Pescara del 7-5-2003

 

VASTO - SAN SALVO

 

Droga nascosta sotto i cartelli stradali

Quattro in manette e 6 denunciati

 

OPERAZIONE ON THE ROAD

 

Paola Calvano

 

VASTO. Quattro arresti per detenzione a fini di spaccio di stupefacenti, sei denunce, venti segnalazioni al prefetto, 20 grammi di cocaina e dieci di hascisc sequestrati. Sono i primi risultati dell'operazione "On the road", dei carabinieri dei comandi di Vasto e San Salvo, supportati da unità cinofile arrivate da Chieti e dai colleghi delle compagnie di Cerignola e Lanciano.

Tutto è cominciato a settembre 2002. Individuati e arrestati a San Salvo alcuni spacciatori pugliesi, i militari hanno continuato a indagare sui collegamenti fra la Puglia e l'Abruzzo, per scoprire i canali di rifornimento del Vastese. Sono così partiti pedinamenti e intercettazioni. Sono state necessarie 500 ore di intercettazioni telefoniche e ben 100 pedinamenti più numerose videoregistrazioni. Poi quindici giorni fa la svolta. I carabinieri hanno compreso che era arrivato il momento di passare al piano esecutivo. Fondamentale una telefonata. «Vai al chilometro...», ordinava una delle persone tenute sotto controllo. A quella telefonata ne sono seguite altre più o meno uguali. Ogni volta veniva indicato un punto della statale Adriatica o della Trignina in cui si trovava un segnale stradale, una pietra miliare, un cassonetto. I carabinieri hanno cominciato a controllare ogni giorno le strade. In base al materiale raccolto dai militari quindici giorni fa il gip Paolo Di Croce ha disposto le prime due misure di custodia cautelare. A finire in manette Rosario Russo 42 anni di Cerignola (considerato il personaggio chiave) e D.D. 32 anni di Lanciano (quest'ultimo già rimesso in libertà). Nel corso della stessa operazione sono stati denunciati sei giovani, A.Z., 29 anni, T.L.27, T.R. 29,R.V.37, D.T.30 di San Salvo e M.S. di Vasto e segnalati al prefetto venti ragazzi in qualità di assuntori. Le indagini non si sono fermate. I carabinieri hanno continuato a fare appostamenti. Lunedì durante uno dei tanti servizi hanno sorpreso altri due ventenni di Bari, Angelo Napoleone e Gianvito Palmisano con venti grammi di cocaina nascosti nella custodia di un rullino fotografico. I due giovani erano a Vasto Marina e si spacciavano per turisti. Da chiarire ancora la loro posizione e il loro canale di rifornimento.

 

 

VASTO - SAN SALVO OPERAZIONE IN CORSO

 

Cocaina e sesso, dodici arresti

 

A Termoli festini con i Vip

 

TERMOLI. Importavano droga, soprattutto cocaina, dal Foggiano, per poi smistarla verso altre località del centro-nord. Quella che restava a Termoli (Campobasso), invece, la utilizzavano per organizzare festini in locali e case private con personaggi in vista della zona. L'organizzazione è stata sgominata dai carabinieri della cittadina molisana, che hanno eseguito 12 ordinanza di custodia cautelare in carcere (uno era già in cella da dicembre) emesse dalla procura della Repubblica di Larino, che ora intende interrogare i circa 400 partecipanti ai festini. Il gruppo, collegato alla criminalità organizzata pugliese, operava nella cittadina adriatica, nel Foggiano, in Abruzzo e in Emilia Romagna. Il giro è stato scoperto a dicembre, quando in autostrada venne arrestato un giovane con 800 grammi di cocaina. I 12 componenti della gang, tutti di età compresa tra i 25 e i 35 anni e originari di Termoli (sono 5), Cerignola (Foggia) e San Salvo, di cui i carabinieri non hanno per ora reso noto i nomi dato che l'operazione è in corso, coinvolgevano nei loro party personaggi in vista della zona, professionisti e commercianti, ai quali venivano proposte feste a base di cocaina e donne del luogo.

A queste ultime, secondo gli investigatori, veniva offerta droga in cambio di rapporti sessuali, anche collettivi, con gli invitati. Tra gli arrestati, solo i tre di Cerignola erano già conosciuti dalle forze dell'ordine. Per l'operazione, denominata "Highlander", sono stati impiegati complessivamente 140 carabinieri, con unità cinofile addestrate alla ricerca di stupefacenti ed elicotteri. I militari hanno effettuato 36 perquisizioni in varie località d'Italia.

 

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Da: ‘Corriere delle Alpi’ di Belluno del 7-5-2003

 

ALPAGO

 

Zoldo. Il giovane Edoardo Scussel non nasconde la delusione

per le elezioni ritardate: «Abbiamo solo pochi mesi»

 

Minisindaco pronto a lavorare col Parco

 

Nei prossimi giorni l'incontro con Bonan e il convegno in Puglia

 

ZOLDO. Il mini-sindaco Edoardo Scussel ha nominato tre assessori: Fabio Badin alla scuola, Luca De Rocco all'ambiente e Milia Uccel ai giovani. Il quarto assessore verrà scelto tra Eva Lovat della II A e Karin Uccel della II B. «La prossima settimana», spiega Scussel, «scioglierò la riserva del quarto assessore. Ci aspettano, intanto, alcuni impegni».

«A metà mese», spiega il mini-sindaco, «andremo a Feltre per parlare con il presidente del Parco Dolomiti Bellunesi Valter Bonan al quale spiegheremo il progetto iniziato due anni fa in Siclia durante l'incontro con gli altri minisindaci e quali sono le altre iniziative che abbiamo in serbo, per non lasciare nullal di intentato in occasione del convegno in Puglia». Della delegazione per Feltre faranno parte, oltre, al minisindaco Scussel, l'assessore all'ambiente Luca Del Rocco e la docente Milly Fontanella. E a proposito del 3º convegno nazionale dei minisindaci e minipresidenti dei parchi d'Italia? «E' fissato dal 19 al 23 maggio», racconta Scussel, «organizzato dall'Istituto comprensivo di Carpino (Fg). Le due precedenti edizioni si erano svolte in Sicilia dove era persente una rappresentanza dell'Istituto comprensivo di Zoldo. Quest'anno il convegno è itinerante. Sono previste infatti riunioni in comuni diversi del Parco del Gargano: Carpino, Sannicandro Garganico, Vieste, Monte Sant'Angelo. In Puglia andrò con due assessori: quello all'ambiente e per l'altro deciderò a giorni. Saremo accompagnati dalla professoressa Milly Fontanella. Del gruppo dovrebbero fare parte anche il sindaco di Forno di Zoldo Fausta De Feo e il presidente del Parco Valter Bonan o un suo rappresentante». Ma torniamo alla vita del consiglio. «Certamente», non manca una nota polemica nelle parole di Scussel, «le elezioni del minisindaco previste per fine novembre, per una cosa o l'altra, si sono svolte un po' tardi, solo in prossimità delle feste pasquali. Si capisce facilmente come non sia possibile portare avanti il nostro programma ben nutrito. Servirà da insegnamento per il prossimo anno. In questi pochi mesi cercherò di portare a compimento almeno il primo punto del programma, quello principale. Vogliamo sistemare il campo di calcio che si trova all'inizio del paese. E' importante perchè è un punto di aggregazione per i ragazzi della Valle. Se ne discuterà in consiglio comunale al più presto, anche perchè in quel posto era previsto un parco giochi».

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino’ di Bologna del 7-5-2003

 

Cronaca

Morgan, tenero diario in musica

Con la scoperta di sentimenti nuovi

 

MILANO — Morgan gira con una cappelliera piena di musica e parole, libri e cd, l'arredamento mentale di un artista civile (non pop), che licenzia un album solista come l'antologia-diario di questi ultimi due anni della sua vita. "Canzoni dell'appartamento", sono «undici pezzi retrò, fuori moda nel mondo contemporaneo, che usano un linguaggio più tradizionale, senza la pretesa di destrutturare e concettualizzare tutto. E la voglia di avvicinarmi — confessa l'autore — ad un mondo emotivo che non avevo mai affrontato. Una regressione che avviene, naturalmente, con l'esperienza dell'infanzia rivissuta attraverso i figli. Quello che mi è accaduto con Anna Lou». Morgan (nella foto) suona pianoforte, basso chitarre e altro con una band e una grande orchestra di archi, ottoni, legni e questo è un progetto di «musica organica in cui è l'ambiente a influenzare la prospettiva sonora. E non viceversa». Con la cover imperfetta di "Non arrossire" di Giorgio Gaber e la traduzione di "If" dei Pink Floyd. Un viaggio a ritroso nel tempo, accompagnato da canzoni «perchè le tematiche del rock sono quelle irrisolte o rimosse dell'adolescenza e la forma è una gabbia vincolante. Qui ho messo le mie anime, i dischi che ascoltavo di mio padre: vinili e cassette di Elvis, Beatles, Stones, Pink Floyd e De Andrè, qualcosa di Ravel, niente Bob Dylan, molto Little Richards e Platters, 45 e 78 giri...». Affascinato dalle contaminazioni fra classica-contemporanea-rock, Marco Castoldi, 30 anni, monzese, lavora per la prima volta «con i materiali trovati sul posto, come l'architettura di Lloyd Wright». La metafora preferita. «Perchè anche le tende e i soprammobili dell'appartamento (a Città Studi) hanno contribuito a questo lavoro, registrato con session al pianoforte e le finestre aperte. In modo che i rumori della città scorressero sotto, dal traffico allo sferraglire del tram. Riascoltando le tracce ho scoperto che gli uccelli cinguettano a Milano...». Nella musica entrano anche altri rumori domestici e quotidiani, come la televisione. O la voce di Paul McCartney che racconta un viaggio in acido in "Heaven in My Cocktail". Nella casa aleggia la presenza/assenza di Asia Argento, l'ex compagna a cui è dedicato "Aria", e della figlia Anna Lou, due anni, a cui canta "The Baby". Ci hanno vissuto per pochi mesi, adesso stanno in America. E' un argomento doloroso che affronta cominciando dalla figlia: «Con lei ho scoperto che i bambini hanno bisogno di ripetizioni, come i loop, perchè le forme moderne, dal minimalismo in poi, sono inpotiche e terapeutiche. Anche per un bambino grande come me». Continua: «Nell'appartamento per 3, 4 mesi c'era una famiglia. Un po' fantasma. Più spesso immaginata che vissuta. Quello che mi fa male è che ogni tanto leggo di loro e di me aprendo un giornale. Cose che a volte non mi piacciono e mi fanno pensare che la musica è fedele, non ti tradisce. Ti risponde di più, ti parla di più». L'album è stato «scritto per strada, in treno. "Italian Violence", in aereo, andando in America a trovare la famiglia. Tutto sul computer e poi trascritto su carta, per un'orchestra di 36 elementi, registrata al Teatro Giordano di Foggia. "Altrove" è nata al basso, mentre facevo il verso a "Stand By Me"». Doveva essere un disco di cover, «ma dopo che Battiato è uscito con "Fleurs", ho cambiato idea e ho scritto canzoni che hanno l'apparenza vecchia, potrebbero essere tranquillamente degli anni '60». Ma hanno la rarefazione consapevole della colonna sonora elegante, dell'impronta emotiva, del segno essenziale di un'epoca. Contemporaneo e pop, alla Battiato, mai minimalista. Morgan fa una postilla autobiografica su "Non arrossire". «Volevo sostituirla con "Arrivederci" di Umberto Bindi, ne ho solo mandato una versione ad Asia. Più melensa di quella di Don Marino Barreto jr.».

 

di Marco Mangiarotti

 

 

Rovigo

Ecco l'elenco delle 50 scuole medie musicali

 

Domani alle 9.15 al Museo della Bonifica, si esibiranno gli allievi delle seguenti scuole : I. Scaturro di Sciacca, Charini de Lollis di Chieti, L. Pirandello di Linguaglossa, Pirandello di Canicattì, Bacelli di Tivoli, G. Puecher di Erba, R. Monterisi di Bisceglie, G. Macherione di Giarre, G. Galilei di Acireale. Ore 12.30, pausa pranzo. Pomeriggio: Bracigliano di Bracigliano, I. Chinaglia di Montagnana, Gesualdo Nosengo di Gravina, Motta Sant'Anastasia di Motta Sant'Anastasia, E. Fieramosca di Barletta, L. Sturzo di Biancavilla, Villadose di Villadose. Teatro parrocchiale di Scardovari, ore 9.15: G. Verga di Comiso, G. Verga di Acicastello, G. Leopardi di Catania, Vrabceta - Passerotti di Sofia (Bulgaria), Zanella di Valmontone.

Venerdì 7, Museo della bonifica, ore 9.15: G.B. Angioletti di Torre del Greco, Catullo di Pomigliano d'Arco, B. Croce di S. Egidio della Vibrata, Ten. A. Paolillo di Cerignola, Andrea d'Isernia di Isernia, Dimiccoli di Barletta, Ettore Romagnoli di Gela. Pausa pranzo. Nel pomeriggio, Palazzetto dello sport di Porto Tolle, ore 9.15, D'Agnillo di Agnone, Cesalpino -Margaritone di Arezzo, G. Pascoli di Enna.

Sabato 10, Museo della bonifica, ore 9.15: Media annessa al Conservatorio di Adria, Media annessa al Conservatorio di Rovigo, San Vito al Tagliamento di San Vito al Tagliamento, M. Polo di Fabriano, L. Lucani di Ascoli Piceno, Cappon di Cavarzere. Pausa pranzo. Pomeriggio: Davila Regina Margherita di Piove di Sacco, S.G. Perlasca di Rezzato, Ist. Comprensivo del Po di Revere, L. Brunetti di Porto Tolle.

La rassegna è il risultato della collaborazione tra scuola media Brunetti, Ente parco regionale veneto Delta del Po e Musique Esperente, ha avuto il patrocinio della Regione Veneto e dell'Amministrazione provinciale di Rovigo.

 

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Da: ‘Il Maniefesto’ di Roma del 6-5-2003

 

I Cappuccini, il Vaticano e la gallina dalle uova d'oro

 

Un giro di affari stimato intorno ai cinquanta milioni di euro annui, il secondo santuario del mondo per afflusso di pellegrini (9 milioni all'anno per una recente ricerca dell'Eurispes), la Casa Sollievo della Sofferenza, una serie di cooperative che lavorano per l'ospedale come indotto: tutto affidato a un vescovo di provincia, sua eccellenza Domenico Umberto D'Ambrosio, 62 anni, che oggi è l'uomo della discordia, colui che si ritrova in mano una patata bollente come poche. Trasformato in un top manager proprio lui che, nella pur breve carriera ecclesiastica, ha sempre sottolineato la dimensione umana e pastorale dell'episcopato, definendosi un «vescovo col cuore di parroco», come raccontano i suoi fedeli. Dal `99 era vescovo nella vicina Foggia, dove non sembra aver lasciato molti estimatori né rimpianti. Oggi si trova catapultato in un pasticcio che appare più grande di lui, chiamato a sbrogliare una matassa che altri hanno intricato. D'altronde Oltretevere si pensa possa essere l'uomo giusto per dirimere l'annosa questione e ristabilire la pace con i frati, perchè D'Ambrosio è nato sul Gargano, nella nota località balneare Peschici e conosce San Giovani Rotondo perchè è stato parroco nella cittadina e finanche vice presidente dei «gruppi di preghiera padre Pio», quindi conosce bene ed è anche legato affettivamente a questa realtà che oggi si presenta come ribelle e recalcitrante ai diktat romani. La gerarchia ecclesiastica, sin dai primi anni dell'esperienza mistica del frate, avversò con forza il «fenomeno padre Pio» che aveva tutta la potenzialità eversiva per destabilizzare i canoni di una curia vaticana che ha sempre cercato di tenere sotto stretto controllo ogni fatto che può portare denaro nelle casse cattolico romane. Tantopiù oggi il sito di padre Pio fa gola per le offerte che procura, una gallina dalle uova d'oro che in pochi anni hanno permesso di costruire l'imponente basilica all'aperto firmata da Renzo Piano, dove di recente è stata innalzata una croce in pietra alta 40 metri e fervono i lavori per la pavimentazione marmorea del complesso.

Quello che ha spinto Roma al commissariamento del santuario sembra proprio la gestione azzardata dei frati sul tesoro di padre Pio, dove sarebbero spariti oltre 9 miliardi di vecchie lire affidate al banchiere-truffatore Nicola Avorgna. Da allora i cappuccini sono finiti sul libro nero della Santa Sede che, si sa, prima o poi adotta «opportuni provvedimenti», come recita il vaticanese. I frati vengono privati «senza pietà» di quel tesoro, lasciando loro la cura spirituale delle anime, le sante messe, le confessioni ma non le cospicue donazioni che attira il santuario.

Ora però il braccio di ferro tra i cappuccini e il Vaticano sembra destinato a spostarsi nelle aule di tribunale. Secondo i giuristi resta da appurare se un vescovo può essere delegato dal Vaticano ad amministrare beni materiali e immobili non ascrivibili al suo patrimonio, dato che la proprietà formale appartiene all'ordine dei Cappuccini. (mi. de. ci.)

 

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Da: ‘La Nazione’ di Firenze del 6-5-2003

 

Pisa

Inizia la «guerra del sale»: ricorso al Tar contro

la cessione degli stabilimenti

 

SALINE — Inizia la «guerra del sale» e coinvolge anche Saline di Volterra. «Cuneo e Associati» contesta la cessione da parte dell'Eti di Atisale a Salapia, che gestisce anche le saline volterrane, avvenuta circa due mesi fa, e ha appena presentato un ricorso al Tar del Lazio. Una procedura che potrebbe modificare le sorti degli stabilimenti di salgemma situati nella zona di Saline di Volterra.

«Abbiamo fatto ricorso al giudice amministrativo — spiega Gianfilippo Cuneo — perché riteniamo che ci siano state una serie di violazioni nella procedura di cessione non coerenti con le norme sulla dismissione di aziende pubbliche».

«La nostra offerta — rileva ancora Cuneo — era la più alta ed è stata esclusa per cavilli giuridici. Per questo abbiamo deciso di fare ricorso».

Ad aggiudicarsi la gara, gestita dagli advisor Deloitte and Touche Corporate Finance e studio legale Ghia, era stata la cordata Salapia nella quale vi sono imprenditori foggiani e, con il 4,5%, anche il Comune di Margherita di Savoia. La Salapia è così riuscita a superare gli altri due concorrenti, non solo la «Cuneo e Associati» ma anche la siciliana Italkali. Atisale è stata ceduta a Salapia per 14 milioni di euro mentre l'offerta di Cuneo e Associati, rileva lo stesso Gianfilippo Cuneo, era di 15 milioni. A passare di mano sono state tre saline ancora in attività: quelle marine nei comuni di Margherita di Savoia in provincia di Foggia e di Sant'Antioco in provincia di Cagliari e quella di salgemma estratto con processo di ebollizione a Volterra.

Nel complesso la capacità produttiva può superare un milione di tonnellate di sale. L'organico è di 233 persone e il valore di produzione è stato nel 2002 pari a 30,3 milioni di euro. Tra le attività svolte c'è anche quella della produzione di sale domestico distribuito attraverso la rete dei tabaccai.

 

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Da: ‘Gazzetta del Sud’ di Messina del 6-5-2003

        

Polemico intervento per l'esclusione del film «Il posto dell'anima»

di cui è protagonista

 

Italiani a Cannes, Placido accende la miccia

 

Beatrice Bertuccioli

 

ROMA – Michele Placido lancia stoccate a raffica, a Nanni Moretti come a Pupi Avati, ai selezionatori di Cannes e alla stampa italiana. A scatenare la sua furia polemica, l'esclusione dal Festival di Cannes del film di cui è protagonista insieme a Silvio Orlando, «Il posto dell'anima» di Riccardo Milani, dal 9 maggio nelle sale italiane. Il film, scritto da Milani con Domenico Starnone, racconta la lotta di un gruppo di operai di un paesino del sud per evitare la chiusura della fabbrica dove lavorano, una multinazionale che gli ha succhiato la salute e ora sta per lasciarli in mezzo a una strada. Interpreti principali, oltre a Placido e a Orlando, Claudio Santamaria, Paola Cortellesi, Imma Piro, Flavio Pistilli e Maria Laura Rondanini. «Il posto dell'anima» è stato visto tre volte – riferisce il produttore Lionello Cerri – dai selezionatori di Cannes che, però, dopo quella terza visione, hanno deciso di non inserirlo in alcuna sezione. «Se non si è morettiani, i film non vanno a Cannes», attacca Placido. Convinto dell'influenza di Moretti su Cannes, anche se il regista che ha vinto sulla Croisette con «La stanza del figlio» non ha nulla a che fare con le scelte del Festival, Placido prosegue: «Sono certo che se lui l'avesse visto, il film sarebbe stato selezionato per il concorso». Placido si rammarica anche che «Il posto dell'anima» non sia stato programmato da Moretti nella sua sala romana, il cinema Nuovo Sacher. Ma poi Placido torna sulle note dolenti, il Festival di Cannes, prendendo questa volta di mira Pupi Avati, attuale presidente di Cinecittà Holding, l'unico italiano in concorso con «Il cuore altrove». «Ci sono certi meccanismi che mi sfuggono. Ci sono cinque film francesi in concorso e l'unico regista a rappresentare l'Italia è un personaggio che ricopre una carica istituzionale, Avati, che forse partecipa al Festival al di là di tutto. Mentre film meno protetti di quello di Avati non ci vanno. Penso a Muccino o a Ozpetek». Avati replica pacato alle affermazioni di Placido: «Sono dispiaciuto che non siano stati presi altri film italiani, come ho dichiarato da subito. Ma io non sono il selezionatore di Cannes. E chi conosce i meccanismi di selezione di questo Festival – risponde Avati – sa che non è possibile interferenza alcuna». Prende le distanze dalle dichiarazioni di Placido anche l'amministratore delegato di RaiCinema, coproduttrice del film, Giancarlo Leone: «Capisco il dispiacere di Placido per la mancata selezione del film. Siamo dispiaciuti anche noi, ma le regole della rassegna cinematografica non possono essere chiamate in causa per questo, né tanto meno è giusto metterne in dubbio la riconosciuta serietà professionale». Ma Placido deve ancora concludere il suo sfogo:«Questo, proprio nel momento in cui il pubblico italiano ha riacquistato fiducia in noi. Mi fa indignare. E mi sorprende ancora di più l'atteggiamento della stampa che, a riguardo, è rimasta in silenzio». Smorza i toni Milani: «Non credo ci sia stata alcuna volontà negativa da parte di Moretti: io, tra l'altro, essendo stato suo aiuto regista, lo conosco bene. Non posso dire, però, di fare parte ora del suo entourage». Ci tiene, il regista, a riportare il discorso sul contenuto del film. E spiega: «Mi sembrava che da tempo il cinema italiano non raccontasse più le classi povere del Paese, ma soltanto quelle agiate. Io, ispirandomi a persone vere, ho voluto raccontare questa umanità di perdenti, con le sue lacerazioni, i suoi conflitti, le sue contraddizioni». Quindi anche Placido mitiga i toni: «Mi dispiace che Pupi Avati abbia travisato il senso di quanto ho detto. Il suo film è bello e merita Cannes. Ho solo detto che avrei visto con piacere altri film italiani. Quando parlo di Pupi Avati – sottolinea – parlo di una persona di prestigio che ha giustamente un ruolo ufficiale che gli compete e che tutti noi del cinema abbiamo salutato con affetto e stima, quando è stato nominato». Poi Placido parla da uomo del Sud: «Il mio paese, che è a un'ora da Foggia, negli anni è stato svuotato dalla Fiat e dalla Pirelli. È passato da 12 mila a 3.500 abitanti. Sono tanti i meridionali che hanno fatto la ricchezza del nord, degli Agnelli. È questo il sud che raccontiamo nel "Posto dell'anima", il nostro Sud degli operai, della pasta fatta in casa». Come in un ritorno al passato, ecco allora sul grande schermo la storia della lotta operaia in un paesino del sud di un gruppo di operai di una multinazionale americana produttrice di pneumatici, la Carair, contro la sua chiusura (ovviamente per questione di esuberi). Nella commedia amara, prodotta da Albachiara e Raicinema e distribuita da 01 da venerdì in 70 copie, gli operai si organizzeranno, occuperanno la fabbrica, faranno addirittura un sito Internet riuscendo a coinvolgere tg e giornali. C'è chi come Salvatore (Michele Placido) è un sindacalista puro e duro , uno della vecchia guardia che crede nel suo lavoro, ma che soffre del suo rapporto conflittuale con il figlio Giannino (Flavio Pistilli) che non capisce proprio come il padre possa essere orgoglioso di un mestiere come il suo («non voglio fare la tua fine»). Antonio (Silvio Orlando) invece non sogna altro che di tornare a vivere nel suo paese d'origine con la sua compagna Nina (Paola Cortellesi) che però ha preferito già da tempo andare a Milano per trovare lavoro. E c'è chi invece come Mario (Claudio Santamaria), alla lotta operaia unisce anche un pragmatico spirito imprenditoriale e, per pagare il mutuo della casa, si mette in commercio per produrre pasta fresca. Gli operai si spingeranno fino in America, nella casa madre della Carair, per ottenere giustizia e denunciare i morti che la multinazionale ha sulla coscienza per le sostanze usate nella fabbricazione dei pneumatici, ma non ci sarà nulla da fare e il loro caso cadrà presto nel dimenticatoio. Per Domenico Starnone, cosceneggiatore con Milani del film, nessuna affinità con «Rocco e i suoi fratelli», che pure qualcuno ha voluto vedere: «Volevamo raccontare la crisi del concetto di lavoro, operai costretti a tenersi stretti un posto che potrebbe anche ucciderli. Gente che ha perso la sua stessa identità e che fa un mestiere che i figli considerano merda. Di operai ormai anche sui media si sente parlare sempre meno: c'è una rimozione – conclude Starnone –. E nel film si rileva anche questa esigenza: intervenire».

 

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Da: ‘Il Centro’ di Pescara del 6-5-2003

 

VASTO - SAN SALVO

 

Tamponamento lungo la corsia sud dell'A14

Incidente tra tir e bus

 

VASTO. Tanta paura ma nessuna grave conseguenza ieri mattina sull'A14 a causa di un tamponamento fra un camion ed un autobus. Entrambi i mezzi erano diretti a sud. L'incidente è avvenuto qualche minuto dopo le 7 al chilometro 494. Sul pullman si trovava una scolaresca in gita. All'improvviso l'autobus è stato tamponato dal camion. Nessuno dei ragazzi è rimasto ferito. L'unico ad aver bisogno delle cure è stato il conducente del tir, un giovane di Foggia che se l'è cavata con qualche escoriazione.

 

 

 

PENNE - VAL TAVO - CITTA S.ANGELO

 

L'asfalto crolla d'improvviso e "ingoia" il rimorchio in sosta

 

CITTA' SANT'ANGELO. Ha parcheggiato il rimorchio nella zona industriale del paese, in una piazzola di sosta riservata ai camion, a due passi dal campo sportivo. Quando è tornato, avvertito da un amico, ha trovato una sgradita sorpresa: il mezzo, uscito di fabbrica da soli 3 mesi, era franato sotto la sede stradale a causa del cedimento dell'asfalto. E' stato un venerdì da incubo, quello vissuto da Emilio Flumeri, autotrasportatore foggiano residente a Città Sant'Angelo, che ora chiede al Comune di risarcirlo.

L'uomo, che doveva trasportare dei truciolati per mobili ad Ancona, è riuscito solo ieri, con tre giorni di ritardo, a effettuare la consegna. Sul posto sono intervenuti anche i vigili urbani. Le buche sono state transennate. «Ho dovuto chiamare io la gru e pagare un milione e mezzo di vecchie lire», ha raccontato Flumeri, «Ci sono volute 4 ore per tirare fuori il rimorchio. Venti amici operai mi hanno dato una mano». Ieri, l'autotrasportatore si è recato a Torino dalla ditta proprietaria del mezzo per verificare i danni, che dovrebbero aggirarsi sui 15mila euro.

 

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Da: ‘Il Messaggero’ di Roma del 6-5-2003

 

Controlli dei carabinieri, tre giovani nei guai per droga

 

“Ponte sicuro", multe e denunce

 

OSIMO - Per la parentesi festiva del 1° maggio controlli a maglie strette su tutto il territorio della Compagnia dei carabinieri di Osimo. Il capitano Andrea Azzolini, che ha coordinato le operazioni, ha impiegato sette vetture istituzionali, due del nucleo operativo sulle strade di Osimo, Numana, Loreto e Castelfidardo. Complessivamente sono state controllate 124 persone e 72 veicoli di cui 24 stranieri. Immancabili le contravvenzioni scaturite durante le ispezioni di servizio: 1 patente ritirata, 8 libretti di circolazione sequestrati, 3 persone denunciate.

A Numana intorno alle 23.15 del 30 aprile a bordo di una Peugeot 306 sono stati individuati S.T. di Castelfidardo, 24 anni e il palestinese K.B.28 18 anni che viaggiavano con 2 grammi di cocaina e 4 di hashish. Entrambi sono stati denunciati in concorso per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Poco dopo il radiomobile ha fermato una Peugeot 106 con a bordo lojesino E.L. 28 anni segnalato alla prefettura per un grammo di cocaina. Gli uomini della Stazione hanno anche perquisito, davanti ad un pub della Riviera, l'anconetano A.B. di 21 anni, trovandolo in possesso di un coltello dalla lama di 7,5 centimetri e un punteruolo. Il ragazzo è stato denunciato per porto abusivo di armi e oggetti atti ad offendere.

A Loreto, invece, intorno alle 1.30 della stessa notte altre segnalazioni per illecito amministrativo. Due portorecanatesi, G.L. di 21 anni e L.V. di 23, sono stati, infatti, fermati su una Fiat Punto con 1 grammo di hashish già confezionato. E poco più tardi, alle 3 i militari della Stazione hanno bloccato due fidanzatini, il foggiano D.L. 33 anni con la lauretana C.P. 18 anni che trasportavano 0.85 grammi di hashish nella loro Passat.

 

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Da: ‘Corriere Adriatico’ di Ancona del 6-5-2003

 

Controlli

 

I carabinieri setacciano il territorio Raffica di denunce e segnalazioni

 

OSIMO - Centoventiquattro persone identificate, di cui 24 stranieri; 72 autoveicoli controllati; una patente e otto libretti di circolazione ritirati; una macchina sequestrata e tre denunce per detenzioni di droga a fine di spaccio, oltre a varie segnalazione alla Prefettura per uso di sostanze stupefacenti. Questi i risultati del controllo coordinato eseguito nella notte tra sabato e domenica dai carabinieri nei territori di Osimo, Numana, Loreto e Castelfidardo. S.T., 24 anni di Castelfidardo è stato fermato mentre era a bordo di una Peugeot 306 in compagnia di un pakistano di 17 anni, K.B.. Nella vetture sono stati trovati 2 grammi di cocaina e 4 di hashish. I due sono stati denunciati per concorso in detenzione di droga ai fini di spaccio. Un anconetano di 21 anni, A.B. è stato invece denunciato per porto abusivo di armi ed oggetti atti ad offendere perché trovato in possesso di un coltello con 7,5 centimetri di lama e di un taglierino. Il giovane stava uscendo da un pub di Numana. I segnalati alla Prefettura come consumatori di sostanze stupefacenti sono stati invece: E.L., 27 anni di Jesi; G.L, 23 anni di Porto Recanati; L.V., 21 anni di Loreto; L.G., 25 anni di Porterecanati; L.D.L., 23 anni di Foggia e la sua ragazza, C.P., 17 anni di Loreto. In tutti questi i casi la droga è sbucata fuori dalla perquisizione veicolare eseguita dai carabinieri.

C.C.