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Anno 3, n. 89
12 maggio 2003

IN QUESTO NUMERO

  • INTERVENTI
    Elezioni provinciali foggiane
    La retorica e la democrazia

    di Vito Feninno
     

  • INIZIATIVE CULTURALI
    Se oggi ospitiamo immigrati, ieri eravamo noi ad emigrare...
    di Teresa Maria Rauzino
     

  • DIFFAMAZIONE
    Torna il carcere per i giornalisti
     

  • GIORNALISTI
    Il rapporto fra potere e stampa. Imbavagliare che tentazione
    di
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    (da OdG Puglia)
     

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    Selezione di articoli tratti dai siti che si occupano di mass media e giornalismo
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IL PROSSIMO NUMERO
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LUNEDI 19 MAGGIO

INIZIATIVE CULTURALI
L’emigrazione pugliese vista dagli studenti di tre scuole di Capitanata

 

Se oggi ospitiamo immigrati, ieri eravamo noi ad emigrare...

 

Teresa Maria Rauzino

Per conoscere il pensiero degli adolescenti in merito al problema dell’emigrazione, abbiamo posto 15 quesiti sul tema a 38 studenti della scuola Media di Poggio Imperiale, del biennio dell’Istituto di Istruzione Superiore  Mauro del Giudice di Rodi  e del Liceo Scientifico di Peschici. Premettiamo che il campione degli studenti è riferibile, oltre che ai tre paesi indicati, anche a Cagnano Varano, Vieste, Ischitella. Gli studenti del Mauro del Giudice provengono infatti dall’ ampio bacino del Gargano Nord.

Gli alunni sono stati preliminarmente informati e sensibilizzati sul tema; ad eccezione della classe del Liceo Scientifico di Peschici. Le risposte  di non conoscenza del problema sono generalmente riferibili a questa specifica realtà scolastica.

Le risposte, tipologicamente varie, ci forniscono un piccolo spaccato della percezione del fenomeno da parte dei ragazzi. Colpisce molto il fatto che l'emigrazione degli italiani venga percepita come un fenomeno piuttosto lontano nel tempo e focalizzato soprattutto verso i paesi esteri. Il fenomeno migratorio interno sembra essere posto in secondo piano. Preoccupa l'oblio su un fenomeno così intenso negli anni Sessanta e Settanta.  Le migrazioni interne non possono non aver lasciato tracce sul "comprensorio" da cui provengono i ragazzi interessati dalla ricerca ed è strano che le famiglie abbiano “rimosso” questo fenomeno che ha decimato la popolazione dei paesi del Gargano Nord e di Poggio Imperiale. Negli ultimi anni, il fenomeno delle migrazioni interne è molto calato e probabilmente è stato attenuato dal "ritorno" di molti al paese d'origine. Ma in questi ultimi tempi gli spostamenti ed i cambiamenti di residenza dal Sud al Centro Nord, per motivi di lavoro, sono in nettissima ripresa. Probabilmente, la famiglia ha rimosso determinate esperienze di migrazione interna, proprio perché i parenti migrati al Nord scendono per le festività e per le vacanze: questa lontananza non è sentita come abbandono del paese, ma soltanto come momentanea assenza. A rimuovere il problema sono piuttosto i Manuali di Storia, altra fonte essenziale di conoscenza dei preadolescenti (i quali non leggono quotidiani o settimanali, se non quelli sportivi). I Manuali, nel trattare gli anni Sessanta e Settanta  si soffermano sulla guerra del Vietnam, il Sessantotto, il Terrorismo, ma ignorano del tutto questo passaggio nel nostro Sud dalla famiglia patriarcale, e quindi dalla civiltà contadina alla famiglia nucleare ed alla civiltà industriale, con il conseguente boom economico. Brevi e ridottissimi cenni in molti Manuali, che abbiamo sfogliato con i ragazzi, alla ricerca di informazioni sul tema dell’emigrazione. 

Viene spontaneo chiedersi: “Perché, se la Scuola trascura l'argomento, le persone adulte non storicizzano i vissuti “migranti?”. Perché non spiegano ai giovani che gli zii e i cugini che "scendono al Sud”, spesso, non hanno scelto di "salire" nel Centro-Nord? Probabilmente il sentire momentanea l'assenza, può riferirsi agli emigranti degli ultimi anni che assomigliano molto ai “pendolari”: non hanno messo radici, a causa della più facile mobilità. Anche chi non emigra ha la possibilità di muoversi molto più che in passato, magari per diporto. Diventano così naturali ed accettabili anche le grandi distanzeÖ

Le letture sono molteplici, ed invitiamo i lettori a dare la loro personale lettura dei dati dell’indagine, integrando le nostre osservazioni, così come ha fatto la dr.ssa Fara Misuraca, dell’Università di Palermo, che ci ha scritto:

 

“L'indagine è interessante e fatta molto bene ma non mi meravigliano i risultati. La rimozione del fenomeno migratorio è comune anche qu, in Sicilia. I nostri ragazzi aspirano ad andarsene, a cercare altre esperienze ed altre amicizie (purchè occidentali,si  badi bene).  Probabilmente la rimozione  è dovuta alla  omologazione degli stili di vita promossa dai media , televisione in testa. Un ragazzo di oggi non pensa di emigrare se va a lavorare a Torino o Milano. Molto spesso lo percepisce come un vantaggio e non come un disagio. Un ragazzo degli anni '60 , quasi sempre semianalfabeta, veniva invece "espiantato" dalla famiglia e dall'ambiente in cui era cresciuto per essere "trapiantato" in un tessuto sociale che lo percepiva "estraneo". Che la famiglia abbia rimosso il ricordo di queste migrazioni e non le viva più come tali deriva , secondo me, anche da questo. Il fatto che i libri di storia non ne parlino (non possono certo parlarne, sarebbe come ammettere di aver tenuto il meridione in condizioni d'inferiorità) e che luoghi come Milano o Torino entrino quotidianamente nelle nostre case , che basta un'ora d'aereo per spostarsi, non danno più la sensazione d'emigrante. Dopo 143 anni dalla forzata unità d'Italia , si sta creando una sorta d'identità nazionale ( nonostante gli sforzi della lega nord) . Se ci pensate, forse che un francese di Lille si sente un emigrante se va a lavorare a Parigi?  o uno statunitense texano va a lavorare in Florida? Solo noi ci siamo sentiti emigranti, ma questo, io credo, si è verificato perché le nostre regioni sono state trattate come colonie da sfruttare e sacrificare e la loro  cultura e società è stata considerata  "diversa" e quindi da cambiare, omologare e trasformare.

In fondo è la stessa cosa che rispondono i ragazzi riguardo i rapporti  con gli immigrati, desiderano e propongono di renderli uguali a noi, nessuno propone di dialogare con loro. Vogliono l'integrazione ma per integrazione intendono l'adeguamento non tanto alle nostre leggi, che sarebbe legittimo, quanto l'adeguamento alla nostra cultura e alle nostre usanze. Prevedono, per una serena convivenza, l' "occidentalizzazione" . Sono convinti purtroppo che l'unico modo "giusto" di vivere sia il modello "occidentale" .

 

Entrando nello specifico del tema, vediamo ora come i ragazzi hanno risposto ai vari quesiti del test:

 

1.                 Durante lo svolgimento delle lezioni di Storia si è parlato, qualche volta, dell'emigrazione delle sue cause storiche e delle sue conseguenze? 

 

I 15 ragazzi della scuola media di Poggio Imperiale hanno risposto tutti con un  deciso sì. Dei diciotto studenti di Rodi-Peschici:  8 hanno risposto sì;  11 con un no.

 

2.              In che misura e in che modo se n’ è parlato?

 

Rispondono gli studenti di Poggio Imperiale: “Questo fenomeno l'abbiamo studiato sul libro di storia. Avevamo appena terminato l’Ottocento iniziato il Novecento e,  dato che l’emigrazione è uno dei problemi di questo secolo, l’abbiamo studiata come introduzione ad esso. In particolare, abbiamo attinto notizie interessanti da una scheda di approfondimento che era nel nostro manuale di storia. Abbiamo parlato di questo problema dal punto di vista mondiale, europeo e nazionale. Ne abbiamo discusso in classe. Con la nostra prof.ssa di Storia, Antonietta Zangardi, abbiamo parlato molto dell’emigrazione. Abbiamo detto che molte persone sono emigrate sia dall'Italia, ma anche dall'Europa, sperando di trovare una vita migliore in altri Paesi, come l'America, l'Australia. Abbiamo cercato di capire perché le persone dall'Italia si trasferirono negli altri paesi”.

 

Gli studenti del Mauro del Giudice di Rodi hanno risposto invece così:

”Nell’ambito del progetto europeo PON Misura 3 Azione 3.2 (Piano Operativo Nazionale contro la dispersione scolastica)  abbiamo partecipato a un modulo didattico sui “Migranti”, con attività pomeridiane che prevedevano lezioni interattive in Internet e uscite sul campo. Abbiamo fatto molte ricerche nel sito www.ellisisland.org, dove abbiamo scaricato le liste di navigazione con i nomi dei nostri parenti che emigravano dal Gargano in America e le foto dei bastimenti su cui si imbarcavano. Nel sito www.emigranti.rai.it abbiamo trovato altre notizie ed immagini sulle navi e sulla storia dell’emigrazione. In www.bookpuglia.com abbiamo  ritrovato le fotografie d’epoca dei paesi del Gargano Nord.  Quelle immagini ci hanno proiettato indietro di almeno mezzo secolo”, visualizzandoci com’erano gli scorci d’epoca più caratteristici dei nostri paesi. In compresenza con le proff. di Italiano e Inglese abbiamo letto racconti sugli emigranti scritti da Leonardo Sciascia e da Sergio D’Amaro; si è parlato soprattutto sull’emigrazione all’estero dei nostri nonni; abbiamo tradotto dall’inglese le liste d’imbarco, ed abbiamo anche analizzato il linguaggio degli italo-americani e l’american food dei ragazzi di oggi. Ne abbiamo discusso insieme.

Durante la ricerca sul campo abbiamo visitato un borgo rurale, costruito da un grande architetto del ventennio Concezio Petrucci:  Segezia, divenuto oggi un campo di accoglienza per immigrati. Ci è rimasto molto impresso, soprattutto l’incontro, organizzato dai Padri Scalabriniani e dall’Associazione Migrantes di Manfredonia, con un immigrato senegalese.  Egli ci ha parlato della sua personale esperienza di migrante, chiarendo anche i nostri dubbi sulla legge Bossi/Fini e le nostre curiosità su usi e costumi islamici come il RAMADAN.

 

3.              Hai parenti o conoscenti emigrati?

Tutti gli studenti di  Poggio Imperiale hanno risposto che hanno od hanno avuto  in famiglia un caso di  emigrazione;  soltanto 1/3 dei ragazzi di Rodi e Peschici hanno risposto di non conoscere casi nella loro storia familiare .

 

4.              In quale paese?

 

Gli emigranti parenti dei ragazzi di Poggio Imperiale hanno scelto le seguenti destinazioni: 6 la Germania; 2 l’ America; 2 l’Italia (in un un paesino vicino Bologna, Sant’Agata Bolognese, e l’altro in Friuli Venezia Giulia) 1 la Francia (Roanne ),  1 l’ Australia;  1 il Canada/ 1 l’Italia dall'Albania, 1 la Libia, 1 il Venezuela.

Da Rodi-Peschici, gli emigranti si sono recati: 3 in America; 3 in Canada (Montreal), 3 in Germania, 1 in Svizzera, 1 in Austria, ,1 in Toscana/ 1 a Manfredonia; 1 in Australia (a Sidney); 1 in Brasile.

 

5.              Da quanti anni?

 

I ragazzi di Poggio Imperiale hanno cognizioni abbastanza precise sull’anno dell’espatrio. Fanno risalire l’emigrazione dei loro parenti da 70 anni fa a tre anni fa.

 

Gli studenti di Rodi e Peschici non hanno cognizioni precise, alcuni non hanno risposto; altri datano l’emigrazione dei loro parenti dall’inizio del  Novecento  a 15 anni fa.

 

6.                 Conosci esattamente l'anno in cui sono emigrati?

 

10 ragazzi di Poggio Imperiale rispondono di sì: le date vanno dal 1940-42 al 50 dal 1960 al 1966; dal 1987 al 1999. Soltanto  4 studenti dichiarano di non conoscere la data di espatrio. 

Rodi-Peschici;  3 SI (1958- 1902-  dal 1946). Ben 11 studenti dichiarano di non conoscere la data in cui i parenti sono emigrati.

 

7.                 Quale lavoro hanno svolto o svolgono? Quale lavoro svolgono i loro figli e i loro parenti e i loro nipoti?

 

Il lavoro che hanno svolto gli emigranti di Poggio Imperiale sono i seguenti: fornaio; agricoltore;  minatore; marinaio; ferroviere, imprenditore; operaio industria di plastica; insegnante, barbiere, muratore;  pittore; metalmeccanico. Il lavoro delle donne emigrate si è svolto nell’ambito casalingo. Quello esterno è avvenuto nell’ambito di qualche impresa di pulizie oppure agricolo: in campagna a raccogliere uva e pere. I figli non lavoravano, sono andati a scuola; hanno trovato generalmente lavori leggermente più qualificati rispetto ai loro genitori: lavorano nei ristoranti italiani, oppure come parrucchieri; ma anche come industriali, insegnanti.

Nell’emigrazione recente si registra un esodo “qualificato”: “Mio nonno è oculista – scrive un ragazzo, parlando dell’emigrazione di alcuni componenti della sua famiglia - mio zio svolge lo stesso lavoro e i loro nipoti sono una avvocatessa e una farmacista”.

 

Alcuni ragazzi di Rodi e Peschici rispondono di non conoscere il tipo di lavoro svolto dai loro parenti emigrati. Risponde uno studente: “Per primo è emigrato mio nonno, che lavorava in una fabbrica, dopodiché mia nonna, mia madre, i nipoti e il figlio, ma non so che lavoro svolgevano e svolgono tuttora”. Altri ragazzi rispondono: “I lavori che ai loro tempi hanno svolto i miei parenti sono: lui svolse un lavoro in fabbrica e la moglie lavorava come sarta in casa.” ; “Ha un’impresa di calcestruzzo per i lavori della strada”; “Lei fa la sarta; il marito lavora in un’industria. I loro figli hanno studiato, una lavora con il computer e l’altra in un bar”; “Hanno svolto il lavoro di operai, e i figli e nipoti svolgono diversi lavori come: impiegato, pompiere”.  Un altro ragazzo rileva la flessibilità estrema del lavoro interinale, in atto da tempo all’estero: “I miei  zii cambiano lavoro continuamente”.

 

8.              Hai delle considerazioni personali sul fenomeno dell'emigrazione?

 

Alcuni ragazzi fanno dei “distinguo”, evidenziando qualche remora sul pericolo-immigrati: 

“Alcuni immigrati possono venire ed altri no, perché ci sono quelli che cercano il lavoro, vengono e si sistemano bene e quelli che vengono e, non trovando lavoro, rubano”.

 “Non ho nulla in contrario sull’emigrazione, se gli emiqranti espatriano per motivi lavorativi o sociali, ma se espatriano senza lavorare e senza fare nulla, non sono d'accordo”.

“L'emigrazione può essere un fenomeno positivo per quelle persone che cercano lavoro e lo trovano, negativo per le persone che non riescono a trovarlo”;

Ma la maggior parte dei ragazzi di Poggio Imperiale mostra di avere una visione problematica del disagio che spinge tante persone ad espatriare. La tipologia delle risposte è varia:

“Il fenomeno dell’ immigrazione ha coinvolto più di 50 milioni di italiani. Il lato positivo è che persone sia emigrate che immigrate che vanno e vengono si sono sistemate. Invece il lato negativo è che molte di queste persone non sono più tornate al loro paese e quindi sono considerate estranee e soprattutto hanno perso le loro radici cioè le loro usanze, i loro costumi, le loro storie...”;

 “Le persone si trasferiscono in altri stati perché nei loro paesi d’origine non ci sono posti di lavoro”;

“Ci sono persone che emigrano per motivi di lavoro ed altre persone che emigrano per motivi di famiglia e sono costretti a portarsi dietro tutta la famiglia”;

 “Emigrare non sempre è una cosa positiva perché quando si arriva nel paese straniero non si viene trattati nel migliore dei modi, poi è molto difficile adattarsi alle abitudini del paese di arrivo”;

 “Emigrare non è sicuramente piacevole per chi, la maggior parte delle volte per poter sopravvivere, è costretto a lasciare la propria terra, le proprie abitudini, le proprie tradizioni, i propri affetti, per recarsi in luoghi dove le difficoltà di adattamento al nuovo ambiente e ai rimi e agli stili di vita diversi si aggiungono, spesso, all'ostilità, e , a volte, al disprezzo ed ai tentativi di sfruttamento da parte di chi non è disposto ad accoglierli”;

“L’emigrazione è una fase fondamentale della vita di una persona, poiché si lascia paese di nascita, amici, parenti ed usanze. Ciò significa anche un disagio nel nuovo paese in cui si va”;

 “Ho considerazioni positive sul fenomeno dell'emigrazione perché la gente emigra per trovare lavoro. Questo fenomeno avviene il più delle volte per necessità, ma può essere anche un buon motivo per cambiare sede e quindi avventurarsi in un paese dove non si conosce una lingua. Proprio per questo motivo certe volte la gente che emigra ha sofferto.”;

“Non penso che gli immigrati siano felici di lasciare il loro paese, perchè lasciano tutti i familiari, le usanze e la loro lingua”.

 “L'emigrazione ha dei lati positivi e dei lati negativi. Il lato positivo è la possibilità di trovare un’occupazione, mentre i lati negativi sono: usi diversi, una lingua diversa. Nei primi tempi, i migranti non possono parlare per far capire agli altri le loro esigenze, le loro necessità, ma anche i loro diversi costumi. Sentono soprattutto la mancanza delle loro radici e delle loro famiglie”;

 “So di molti che non vorrebbero emigrare, ma il loro paese non offre loro molte possibilità e così ci sono costretti. C’è chi riesce a fare fortuna ed ambientarsi bene, ma c’è anche chi resta nella stessa situazione con la differenza di aver subito un trauma enorme, così torna nel suo paese. C’è anche chi si impegna maggiormente per crearsi un futuro qui in Italia o soltanto un presente”;

Viene fuori il concetto che la diversità arricchisce il paese che accoglie gli immigrati: 

“Non bisogna odiare gli emigranti e gli immigrati perché da loro si può apprendere molto e inoltre, se lavorano, migliorano la società”.

E’ giusto che le persone emigrano se non trovano lavoro”. L’emigrazione è quindi percepita come necessità ineludibile.

 

Ed ecco com’è percepito il fenomeno dagli studenti di Rodi e di Peschici:  

“La parola “emigrazione” non è altro che una parola come “sopravvivenza”, cioè aiutare chi è in difficoltà, aggiungere un posto nel proprio paese e aiutarli a farli sentire parte della nostra famiglia, cioè non escluderli e non giudicarli dal colore della pelle o da dove provengono, ma giudicarli per quello che sono interiormente”.

“La parola emigrazione vuol dire spostarsi da una città ad un’altra per motivi di lavoro oppure motivi di famiglia”;

 “Se una persona emigra, vuol dire che ne ha bisogno e non ne ho niente in contrario. Basta però non dimenticare mai la propria patria e portarsi appresso le proprie usanze e i propri costumi”.

“ L’immigrazione è fratellanza e uguaglianza”;

“Il fenomeno dell’emigrazione avviene perché evidentemente nel loro paese di origine non c’è lavoro o c’è la guerra e quindi la gente emigra per trovare lavoro o sfuggire alla guerra”;

“L’emigrazione è un passo importante per l’uomo”;

“Una persona emigra, ha uno stretto bisogno economico, oppure mancanza di lavoro nel paese nativo e di conseguenza si cerca lavoro da un’altra parte. Ma anche per motivi personali”;

“Quando una persona emigra ci possono essere vari motivi: mancanza di lavoro, instabilità politica, e guerre”;

“Spesso quando emigrano in un paese vengono emarginati”;

“C’è il fenomeno dell’emigrazione perché dove si vive a volte non si riesce a trovare lavoro e quindi si va in un altro stato per trovare un po’ di fortuna”;

“E’ un fenomeno di massa molto poco controllato. Non credo che il fenomeno dell’emigrazione abbia delle buone cose sia delle cattive. Penso che l’arrivo di emigrati che vogliono lavorare sia buono perché essi fanno molti lavori che altre persone non vogliono fare e c’è un aumento della manodopera ma c’è chi non vuole fare niente e così sfrutta gli altri e va a rubare, ma anche dietro queste cose cattive c’è sempre una spiegazione”;

“Quando una persona emigra, lo fa per necessità economiche, di lavoro, anche perché nel paese in cui è nato non si trova bene”.

Soltanto cinque  studenti non hanno risposto a questa domanda.

 

9.              Si è mai discusso dell'emigrazione, fenomeno che recentemente interessa da vicino il nostro territorio?

 

I ragazzi di Poggio Imperiale rispondono: Abbastanza (8); Molto (6); quelli di Rodi e Peschici: Abbastanza (8); Molto (4); Poco (5); 

 

10.           E ci sono state iniziative concrete in proposito, come ad esempio: incontro con immigrati, letture di testi specifici, dibattiti con studiosi, ecc.

 

14 studenti di Poggio Imperiale rispondono di sì. Nelle risposte dei ragazzi di Rodi e di Peschici prevalgono i  No (11); soltanto 7 studenti dichiarano di aver avuto una formazione mirata.

 

11.         Se ce ne fosse possibilità, ti piacerebbe conoscere nel reale culture diverse dalla tua?

 

Quasi tutti gli studenti di Poggio Imperiale (14 su 15) rispondono sì, come pure quelli di Rodi-Peschici (16 su 17).

 

12.           In che modo?

 

Per gli studenti di Poggio Imperiale sarebbe importante andare direttamente nel paese interessato, incentivando gemellaggi fra scuole e viaggi per andare in un mondo diverso dal nostro, per scoprire le culture, le lingue, le tradizioni, gli usi e i costumi delle civiltà (13). Anche la corrispondenza con ragazzi residenti all'estero (7) e l’incontro con emigrati rientrati in patria/immigrati (6) sono ritenuti utili per un diverso approccio al fenomeno. Meno privilegiata la corrispondenza virtuale in Internet (5) e la partecipazione a conferenze sul tema (1).

Per i ragazzi di Rodi-Peschici sono importanti i gemellaggi tra scuole (10); la corrispondenza con ragazzi all’estero (6); l’ incontro con emigrati rientrati in patria/immigrati (5); l’ incontro  anche di molti giorni per conoscere le culture diverse in maniera approfondita (1); l’incontro con ragazzi residenti all’estero (1). Ritengono importante anche la corrispondenza in Internet (10)

Soltanto un ragazzo non ha risposto.

 

13. Che cosa ti incuriosisce dei tuoi coetanei all'estero ?

 

Gli studenti di Poggio Imperiale sono incuriositi dal modo in cui i loro coetanei stranieri trascorrono il tempo libero (13);   dai loro  strumenti di divertimento (9); dalle loro abitudini  (8) dalla Storia del loro paese (8); dalla loro vita sociale (8); e scolastica (8) Non ritengono invece interessante conoscere i rapporti con i loro amici ed i loro coetanei e con gli altri abitanti non immigrati ( 1).

I ragazzi di Rodi- Peschici vorrebbero conoscere le abitudini dei loro coetanei stranieri (14); i loro strumenti di divertimento (12); la loro vita sociale (7); la loro vita scolastica (6); in che modo trascorrono il tempo libero (6). Soltanto 6 studenti sono incuriositi dalla storia del paese estero.

 

 

 

 

14.      Quale storica meta dell'emigrazione vorresti conoscere maggiormente?  

 

11 ragazzi della scuola media di Poggio Imperiale vorrebbero conoscere maggiormente gli Stati Uniti ; 10 l’Australia , 9 la Francia, 8 il Canada, 7 la Germania, 7 l’America Latina, 5 il Nord Africa.

 

17 studenti del Mauro del Giudice di Rodi e del Liceo scientifico di Peschici vorrebbero conoscere gli Stati Uniti; 8 l’Australia; 6 il Canada, 6 l’America latina, 4 la Germania, 3 il Nord Africa, 1 la Francia.

 

15.      Eventuali suggerimenti per l'integrazione degli immigrati nella tua città.

 

I ragazzi della scuola media di Poggio Imperiale dichiarano che nel

loro paese sono state già aperte delle Scuole italiane per immigrati. 

Danno i seguenti suggerimenti:

“Per far integrare gli immigrati nel nostro paese dovremmo essere più ospitali e agevolarli”;

“Formerei un gruppo di persone impegnate nel far sentire a casa loro queste persone....”;

“Per integrare gli immigrati nella mia città, bisognerebbe fidarsi di loro”;

“Si dovrebbe formare un gruppo di persone (volontari o no) che periodicamente faccia una visita agli immigrati, prendendo nota di ciò di cui hanno bisogno e riuscire a darglielo”;

“Bisognerebbe insegnare loro un mestiere, in modo che possano guadagnarsi da vivere senza andare elemosinando il lavoro”;  “Creare case‑famiglia con gli edifici inutilizzati e mettere persone disposte a fare volontariato”; “opere di volontariato; case o edifici da donare come abitazioni”

 “I miei suggerimenti – scrive uno studente- sono di imparare bene la nostra lingua, di trovare un lavoretto agricolo, o anche un po' di volontariato, e di imparare la storia del nostro paese”;

Anche gli altri ragazzi sono consapevoli delle probabili soluzioni “integrative:

 “Credo si dovrebbero aprire scuole per insegnare l’ Italiano a questi immigrati e quindi pagare professori solo per questo, dare foro ospitalità e accoglienza e cercare di farli adeguare alla nostra società”;

“I suggerimenti che potrei dare sono: farli lavorare; dar loro delle case; farli andare a scuola”;

“Nel mio paese ci sono molti emigrati: Albanesi, Marocchini. Questi emigrati vanno via dal loro paese e vengono qui in Italia per lavorare, anche se ci sono alcuni che vengono qui a rubare. Come suggerimenti direi: che noi italiani dobbiamo accoglierli, fare amicizia con loro emigrati”;

“Nel piccolo centro dove vivo io, a livello sociale, non ci sono grossi problemi d'integrazione perché dopo un necessario periodo di conoscenza reciproca, la persona immigrata viene considerata e trattata per come è, non per la diversa nazionalità. il grosso problema resta quello del lavoro che spesso manca anche alle persone originarie del mio paese, molte delle quali, per questo motivo, sono costrette, a loro volta, ad emigrare altrove”;

“Offrirei loro l’opportunità di un lavoro domestico o in campagna; farei capire loro le tradizioni italiane. Si potrebbero predisporre dei centri  di accoglienza”;

“I miei suggerimenti per l’integrazione degli immigrati sono: dare la possibilità di affittare una casa a poco prezzo; trovare un lavoro con un guadagno adeguato; farli partecipare ai problemi del paese e a una scuola italiana per immigrati”;

“Credo che per accettare queste persone, bisognerebbe dare loro un po’ di fiducia e vedere se questi la sfruttano e la ricambiano e bisognerebbe che noi li aiutassimo ad inserirsi nella nostra comunità, attraverso dei centri di accoglienza per emigrati”.

 

7 studenti  del Mauro del Giudice di Rodi e quelli del liceo scientifico di Peschici non hanno risposto a questa domanda: non hanno suggerimenti da dareÖ gli altri hanno espresso invece posizioni molto decise, nell’uno come nell’altro senso:

 

“Gli immigrati sono degliÖ. “;

“Dovrebbero trovarsi una casa con un lavoro. Se non trovano un lavoro dovrebbero andare in un’altra città”;

 “Gli emigrati dovrebbero emigrare solo legalmente e non clandestinamente. Altrimenti dovrebbero essere immediatamente espatriati”;

“Occorre creare più posti di lavoro, centri sociali dove spieghino la nostra civiltà e dove insegnino la nostra lingua”;

 “Occorrerebbe dar loro  un lavoro fisso e una stabilità familiare” ;

“Ho già degli amici albanesi e per me sono uguali agli altri”;

“Bisognerebbe trattarli come normali cittadini”

“In classe abbiamo un caso di immigrazione, ma noi lo trattiamo come se fosse del nostro stesso paese: usciamo insieme, ci divertiamo e non ci fa nessuna differenza se lui è un immigrato”.

“C’è un ideale che da molto tempo incombe in alcune menti di persone, ed è il razzismo; un fastidioso concetto ma che ancor oggi è messo in atto anche nelle più banali situazioni. Io penso che per far integrare meglio gli immigrati, bisognerebbe per primo eliminare questo concetto dalle menti umane”;

“Siamo tutti uguali, senza nessuna differenza. Abbasso il razzismo!”.

 

 

 

L’indagine è stata svolta dall’Istituto Istruzione Superiore  MAURO DEL GIUDICE di Rodi Garganico, nell’ambito del Progetto europeo PON Misura 3 Azione 3.2 : "LA MEMORIA DIMENTICATA. MICROSTORIE DEL NOVECENTO IN CAPITANATA”

I lettori possono far pervenire le loro osservazioni all’indirizzo: rauzino.t@libero.it