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Anno 3, n. 89 IN
QUESTO NUMERO
IL
PROSSIMO NUMERO | |||||||||||||
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INIZIATIVE
CULTURALI Se
oggi ospitiamo immigrati, ieri eravamo noi ad emigrare... Teresa
Maria Rauzino Per
conoscere il pensiero degli adolescenti in merito al problema
dell’emigrazione, abbiamo posto 15 quesiti sul tema a 38 studenti della
scuola Media di Poggio Imperiale, del biennio dell’Istituto di
Istruzione Superiore Mauro
del Giudice di Rodi e del
Liceo Scientifico di Peschici. Premettiamo che il campione degli studenti
è riferibile, oltre che ai tre paesi indicati, anche a Cagnano Varano,
Vieste, Ischitella. Gli studenti del Mauro
del Giudice provengono infatti dall’ ampio bacino del Gargano Nord. Gli
alunni sono stati preliminarmente informati e sensibilizzati sul tema; ad
eccezione della classe del Liceo Scientifico di Peschici. Le risposte
di non conoscenza del problema sono generalmente riferibili a
questa specifica realtà scolastica. Le
risposte, tipologicamente varie, ci forniscono un piccolo spaccato della
percezione del fenomeno da parte dei ragazzi. Colpisce molto il fatto che
l'emigrazione degli italiani venga percepita come un fenomeno piuttosto
lontano nel tempo e focalizzato soprattutto verso i paesi esteri. Il
fenomeno migratorio interno sembra essere posto in secondo piano.
Preoccupa l'oblio su un fenomeno così intenso negli anni Sessanta e
Settanta. Le migrazioni
interne non possono non aver lasciato tracce sul "comprensorio"
da cui provengono i ragazzi interessati dalla ricerca ed è strano che le
famiglie abbiano “rimosso” questo fenomeno che ha decimato la
popolazione dei paesi del Gargano Nord e di Poggio Imperiale. Negli ultimi
anni, il fenomeno delle migrazioni interne è molto calato e probabilmente
è stato attenuato dal "ritorno" di molti al paese d'origine. Ma
in questi ultimi tempi gli spostamenti ed i cambiamenti di residenza dal
Sud al Centro Nord, per motivi di lavoro, sono in nettissima ripresa.
Probabilmente, la famiglia ha rimosso determinate esperienze di
migrazione interna, proprio perché i parenti migrati al Nord scendono per le festività e per le vacanze: questa lontananza non
è sentita come abbandono del paese, ma soltanto come momentanea assenza.
A rimuovere il problema sono piuttosto i Manuali di Storia, altra
fonte essenziale di conoscenza dei preadolescenti (i quali non leggono
quotidiani o settimanali, se non quelli sportivi). I Manuali, nel trattare
gli anni Sessanta e Settanta si soffermano sulla guerra del Vietnam,
il Sessantotto, il Terrorismo, ma ignorano del tutto questo passaggio
nel nostro Sud dalla famiglia patriarcale, e quindi dalla civiltà
contadina alla famiglia nucleare ed alla civiltà industriale, con il
conseguente boom economico. Brevi e ridottissimi cenni in molti Manuali,
che abbiamo sfogliato con i ragazzi, alla ricerca di informazioni sul tema
dell’emigrazione. Viene
spontaneo chiedersi: “Perché, se la Scuola trascura l'argomento, le
persone adulte non storicizzano i vissuti “migranti?”. Perché non
spiegano ai giovani che gli zii e i cugini che "scendono al Sud”,
spesso, non hanno scelto di "salire" nel Centro-Nord?
Probabilmente il sentire momentanea l'assenza, può riferirsi agli
emigranti degli ultimi anni che assomigliano molto ai “pendolari”: non
hanno messo radici, a causa della più facile mobilità. Anche chi
non emigra ha la possibilità di muoversi molto più che in passato,
magari per diporto. Diventano così naturali ed accettabili anche le
grandi distanzeÖ Le
letture sono molteplici, ed invitiamo i lettori a dare la loro personale
lettura dei dati dell’indagine, integrando le nostre osservazioni, così
come ha fatto la dr.ssa Fara Misuraca, dell’Università di Palermo, che
ci ha scritto: “L'indagine è interessante e fatta molto bene ma non mi meravigliano
i risultati. La rimozione del fenomeno migratorio è comune anche qu, in
Sicilia. I nostri ragazzi aspirano ad andarsene, a cercare altre
esperienze ed altre amicizie (purchè occidentali,si
badi bene). Probabilmente la rimozione è dovuta alla
omologazione degli stili di vita promossa dai media , televisione in
testa. Un ragazzo di oggi non pensa di emigrare se va a lavorare a Torino
o Milano. Molto spesso lo percepisce come un vantaggio e non come un
disagio. Un ragazzo degli anni '60 , quasi sempre semianalfabeta, veniva
invece "espiantato" dalla famiglia e dall'ambiente in cui era
cresciuto per essere "trapiantato" in un tessuto sociale che lo
percepiva "estraneo". Che la famiglia abbia rimosso il ricordo
di queste migrazioni e non le viva più come tali deriva , secondo me,
anche da questo. Il fatto che i libri di storia non ne parlino (non
possono certo parlarne, sarebbe come ammettere di aver tenuto il meridione
in condizioni d'inferiorità) e che luoghi come Milano o Torino entrino
quotidianamente nelle nostre case , che basta un'ora d'aereo per
spostarsi, non danno più la sensazione d'emigrante. Dopo 143 anni dalla
forzata unità d'Italia , si sta creando una sorta d'identità nazionale (
nonostante gli sforzi della lega nord) . Se ci pensate, forse che un
francese di Lille si sente un emigrante se va a lavorare a Parigi? o
uno statunitense texano va a lavorare in Florida? Solo noi ci siamo
sentiti emigranti, ma questo, io credo, si è verificato perché le nostre
regioni sono state trattate come colonie da sfruttare e sacrificare e la
loro cultura e società è stata considerata "diversa"
e quindi da cambiare, omologare e trasformare. In fondo è la stessa cosa che rispondono i ragazzi riguardo i rapporti
con gli immigrati, desiderano e propongono di renderli uguali a noi,
nessuno propone di dialogare con loro. Vogliono l'integrazione ma per
integrazione intendono l'adeguamento non tanto alle nostre leggi, che
sarebbe legittimo, quanto l'adeguamento alla nostra cultura e alle nostre
usanze. Prevedono, per una serena convivenza, l'
"occidentalizzazione" . Sono convinti purtroppo che l'unico modo
"giusto" di vivere sia il modello "occidentale" . Entrando
nello specifico del tema, vediamo ora come i ragazzi hanno risposto ai
vari quesiti del test: 1.
Durante lo svolgimento delle lezioni di Storia si è
parlato, qualche volta, dell'emigrazione delle sue cause storiche e
delle sue conseguenze?
I
15 ragazzi della scuola media di Poggio Imperiale hanno risposto tutti con
un deciso sì. Dei diciotto
studenti di Rodi-Peschici: 8
hanno risposto sì; 11 con un
no. 2.
In che misura e in che modo se n’ è parlato?
Rispondono gli studenti di Poggio Imperiale: “Questo
fenomeno l'abbiamo studiato sul libro di storia. Avevamo appena terminato
l’Ottocento iniziato il Novecento e,
dato che l’emigrazione è uno dei problemi di questo secolo,
l’abbiamo studiata come introduzione ad esso. In particolare, abbiamo
attinto notizie interessanti da una scheda di approfondimento che era nel
nostro manuale di storia. Abbiamo parlato di questo problema dal punto di
vista mondiale, europeo e nazionale. Ne abbiamo discusso in classe. Con la
nostra prof.ssa di Storia, Antonietta Zangardi, abbiamo parlato molto
dell’emigrazione. Abbiamo detto che molte persone sono emigrate sia
dall'Italia, ma anche dall'Europa, sperando di trovare una vita migliore
in altri Paesi, come l'America, l'Australia. Abbiamo cercato di capire
perché le persone dall'Italia si trasferirono negli altri paesi”. Gli studenti del Mauro
del Giudice di Rodi hanno risposto invece così:
”Nell’ambito
del progetto europeo PON Misura 3 Azione 3.2 (Piano Operativo Nazionale
contro la dispersione scolastica) abbiamo
partecipato a un modulo didattico sui “Migranti”, con attività
pomeridiane che prevedevano lezioni interattive in Internet e uscite sul
campo. Abbiamo fatto molte ricerche nel sito www.ellisisland.org,
dove abbiamo scaricato le liste di navigazione con i nomi dei nostri
parenti che emigravano dal Gargano in America e le foto dei bastimenti su
cui si imbarcavano. Nel sito www.emigranti.rai.it
abbiamo trovato altre notizie ed immagini sulle navi e sulla storia
dell’emigrazione. In www.bookpuglia.com
abbiamo ritrovato le
fotografie d’epoca dei paesi del Gargano Nord.
Quelle immagini ci hanno proiettato indietro di almeno mezzo
secolo”, visualizzandoci com’erano gli scorci d’epoca più
caratteristici dei nostri paesi. In compresenza con le proff. di Italiano
e Inglese abbiamo letto racconti sugli emigranti scritti da Leonardo
Sciascia e da Sergio D’Amaro; si è parlato soprattutto
sull’emigrazione all’estero dei nostri nonni; abbiamo tradotto
dall’inglese le liste d’imbarco, ed abbiamo anche analizzato il
linguaggio degli italo-americani e l’american
food dei ragazzi di oggi. Ne abbiamo discusso insieme. Durante
la ricerca sul campo abbiamo visitato un borgo rurale, costruito da un
grande architetto del ventennio Concezio Petrucci:
Segezia, divenuto oggi un campo di accoglienza per immigrati. Ci è
rimasto molto impresso, soprattutto l’incontro, organizzato dai Padri
Scalabriniani e dall’Associazione Migrantes
di Manfredonia, con un immigrato senegalese.
Egli ci ha parlato della sua personale esperienza di migrante,
chiarendo anche i nostri dubbi sulla legge Bossi/Fini e le nostre curiosità
su usi e costumi islamici come il RAMADAN. 3.
Hai parenti o conoscenti emigrati? Tutti
gli studenti di Poggio
Imperiale hanno risposto che hanno od hanno avuto
in famiglia un caso di emigrazione;
soltanto 1/3 dei ragazzi di Rodi e Peschici hanno risposto di non
conoscere casi nella loro storia familiare . 4.
In quale paese? Gli emigranti parenti dei ragazzi di Poggio Imperiale hanno
scelto le seguenti destinazioni: 6 la Germania; 2 l’ America; 2 l’Italia (in un un
paesino vicino Bologna, Sant’Agata Bolognese, e l’altro in Friuli
Venezia Giulia) 1 la Francia (Roanne ),
1 l’ Australia; 1 il
Canada/ 1 l’Italia dall'Albania, 1 la Libia, 1 il Venezuela. Da Rodi-Peschici, gli emigranti si sono recati:
3 in America; 3 in Canada (Montreal), 3 in Germania, 1 in Svizzera, 1 in
Austria, ,1 in Toscana/ 1 a Manfredonia; 1 in Australia (a Sidney); 1 in
Brasile. 5.
Da quanti anni? I
ragazzi di Poggio Imperiale
hanno cognizioni abbastanza precise sull’anno dell’espatrio. Fanno
risalire l’emigrazione dei loro parenti da 70 anni fa a tre anni fa. Gli
studenti di Rodi e Peschici non
hanno cognizioni precise, alcuni non hanno risposto; altri datano
l’emigrazione dei loro parenti dall’inizio del
Novecento a 15 anni fa. 6.
Conosci esattamente l'anno in cui sono emigrati? 10
ragazzi di Poggio Imperiale
rispondono di sì: le date vanno dal 1940-42 al 50 dal 1960 al 1966; dal
1987 al 1999. Soltanto 4
studenti dichiarano di non conoscere la data di espatrio.
Rodi-Peschici; 3 SI (1958-
1902- dal 1946). Ben 11
studenti dichiarano di non conoscere la data in cui i parenti sono
emigrati. 7.
Quale lavoro hanno svolto o svolgono? Quale lavoro svolgono i loro
figli e i loro parenti e i loro nipoti? Il
lavoro che hanno svolto gli emigranti di
Poggio Imperiale sono i seguenti: fornaio; agricoltore;
minatore; marinaio; ferroviere, imprenditore; operaio industria di
plastica; insegnante, barbiere, muratore;
pittore; metalmeccanico. Il lavoro delle donne emigrate si è
svolto nell’ambito casalingo. Quello esterno è avvenuto nell’ambito
di qualche impresa di pulizie oppure agricolo: in campagna a raccogliere
uva e pere. I figli non lavoravano, sono andati a scuola; hanno trovato
generalmente lavori leggermente più qualificati rispetto ai loro
genitori: lavorano nei ristoranti italiani, oppure come parrucchieri; ma
anche come industriali, insegnanti. Nell’emigrazione
recente si registra un esodo “qualificato”: “Mio nonno è oculista
– scrive un ragazzo, parlando dell’emigrazione di alcuni componenti
della sua famiglia - mio zio svolge lo stesso lavoro e i loro nipoti sono
una avvocatessa e una farmacista”. Alcuni
ragazzi di Rodi e Peschici
rispondono di non conoscere il tipo di lavoro svolto dai loro parenti
emigrati. Risponde uno studente: “Per primo è emigrato mio nonno, che
lavorava in una fabbrica, dopodiché mia nonna, mia madre, i nipoti e il
figlio, ma non so che lavoro svolgevano e svolgono tuttora”. Altri
ragazzi rispondono: “I lavori che ai loro tempi hanno svolto i miei
parenti sono: lui svolse un lavoro in fabbrica e la moglie lavorava come
sarta in casa.” ; “Ha un’impresa di calcestruzzo per i lavori della
strada”; “Lei fa la sarta; il marito lavora in un’industria. I loro
figli hanno studiato, una lavora con il computer e l’altra in un bar”;
“Hanno svolto il lavoro di operai, e i figli e nipoti svolgono diversi
lavori come: impiegato, pompiere”.
Un altro ragazzo rileva la flessibilità estrema del lavoro
interinale, in atto da tempo all’estero: “I miei
zii cambiano lavoro continuamente”. 8.
Hai delle considerazioni personali sul fenomeno dell'emigrazione? Alcuni ragazzi fanno dei “distinguo”, evidenziando
qualche remora sul pericolo-immigrati:
“Alcuni
immigrati possono venire ed altri no, perché ci sono quelli che cercano
il lavoro, vengono e si sistemano bene e quelli che vengono e, non
trovando lavoro, rubano”. “Non
ho nulla in contrario sull’emigrazione, se gli emiqranti espatriano per
motivi lavorativi o sociali, ma se espatriano senza lavorare e senza fare
nulla, non sono d'accordo”. “L'emigrazione
può essere un fenomeno positivo per quelle persone che cercano lavoro e
lo trovano, negativo per le persone che non riescono a trovarlo”; Ma la maggior parte dei ragazzi di Poggio Imperiale mostra
di avere una visione problematica del disagio che spinge tante persone ad
espatriare. La tipologia delle risposte è varia: “Il
fenomeno dell’ immigrazione ha coinvolto più di 50 milioni di italiani.
Il lato positivo è che persone sia emigrate che immigrate che vanno e
vengono si sono sistemate. Invece il lato negativo è che molte di queste
persone non sono più tornate al loro paese e quindi sono considerate
estranee e soprattutto hanno perso le loro radici cioè le loro usanze, i
loro costumi, le loro storie...”; “Le
persone si trasferiscono in altri stati perché nei loro paesi d’origine
non ci sono posti di lavoro”; “Ci
sono persone che emigrano per motivi di lavoro ed altre persone che
emigrano per motivi di famiglia e sono costretti a portarsi dietro tutta
la famiglia”; “Emigrare
non sempre è una cosa positiva perché quando si arriva nel paese
straniero non si viene trattati nel migliore dei modi, poi è molto
difficile adattarsi alle abitudini del paese di arrivo”; “Emigrare
non è sicuramente piacevole per chi, la maggior parte delle volte per
poter sopravvivere, è costretto a lasciare la propria terra, le proprie
abitudini, le proprie tradizioni, i propri affetti, per recarsi in luoghi
dove le difficoltà di adattamento al nuovo ambiente e ai rimi e agli
stili di vita diversi si aggiungono, spesso, all'ostilità, e , a volte,
al disprezzo ed ai tentativi di sfruttamento da parte di chi non è
disposto ad accoglierli”; “L’emigrazione
è una fase fondamentale della vita di una persona, poiché si lascia
paese di nascita, amici, parenti ed usanze. Ciò significa anche un
disagio nel nuovo paese in cui si va”; “Ho
considerazioni positive sul fenomeno dell'emigrazione perché la gente
emigra per trovare lavoro. Questo fenomeno avviene il più delle volte per
necessità, ma può essere anche un buon motivo per cambiare sede e quindi
avventurarsi in un paese dove non si conosce una lingua. Proprio per
questo motivo certe volte la gente che emigra ha sofferto.”; “Non
penso che gli immigrati siano felici di lasciare il loro paese, perchè
lasciano tutti i familiari, le usanze e la loro lingua”.
“L'emigrazione
ha dei lati positivi e dei lati negativi. Il lato positivo è la
possibilità di trovare un’occupazione, mentre i lati negativi sono: usi
diversi, una lingua diversa. Nei primi tempi, i migranti non possono
parlare per far capire agli altri le loro esigenze, le loro necessità, ma
anche i loro diversi costumi. Sentono soprattutto la mancanza delle loro
radici e delle loro famiglie”; “So
di molti che non vorrebbero emigrare, ma il loro paese non offre loro
molte possibilità e così ci sono costretti. C’è chi riesce a fare
fortuna ed ambientarsi bene, ma c’è anche chi resta nella stessa
situazione con la differenza di aver subito un trauma enorme, così torna
nel suo paese. C’è anche chi si impegna maggiormente per crearsi un
futuro qui in Italia o soltanto un presente”; Viene fuori il concetto che la diversità arricchisce il
paese che accoglie gli immigrati: “Non
bisogna odiare gli emigranti e gli immigrati perché da loro si può
apprendere molto e inoltre, se lavorano, migliorano la società”. E’
giusto che le persone emigrano se non trovano lavoro”. L’emigrazione
è quindi percepita come necessità ineludibile. Ed ecco com’è percepito il fenomeno dagli
studenti di Rodi e di Peschici: “La
parola “emigrazione” non è altro che una parola come
“sopravvivenza”, cioè aiutare chi è in difficoltà, aggiungere un
posto nel proprio paese e aiutarli a farli sentire parte della nostra
famiglia, cioè non escluderli e non giudicarli dal colore della pelle o
da dove provengono, ma giudicarli per quello che sono interiormente”. “La
parola emigrazione vuol dire spostarsi da una città ad un’altra per
motivi di lavoro oppure motivi di famiglia”; “Se
una persona emigra, vuol dire che ne ha bisogno e non ne ho niente in
contrario. Basta però non dimenticare mai la propria patria e portarsi
appresso le proprie usanze e i propri costumi”. “
L’immigrazione è fratellanza e uguaglianza”; “Il
fenomeno dell’emigrazione avviene perché evidentemente nel loro paese
di origine non c’è lavoro o c’è la guerra e quindi la gente emigra
per trovare lavoro o sfuggire alla guerra”; “L’emigrazione
è un passo importante per l’uomo”; “Una
persona emigra, ha uno stretto bisogno economico, oppure mancanza di
lavoro nel paese nativo e di conseguenza si cerca lavoro da un’altra
parte. Ma anche per motivi personali”; “Quando
una persona emigra ci possono essere vari motivi: mancanza di lavoro,
instabilità politica, e guerre”; “Spesso
quando emigrano in un paese vengono emarginati”; “C’è
il fenomeno dell’emigrazione perché dove si vive a volte non si riesce
a trovare lavoro e quindi si va in un altro stato per trovare un po’ di
fortuna”; “E’
un fenomeno di massa molto poco controllato. Non credo che il fenomeno
dell’emigrazione abbia delle buone cose sia delle cattive. Penso che
l’arrivo di emigrati che vogliono lavorare sia buono perché essi fanno
molti lavori che altre persone non vogliono fare e c’è un aumento della
manodopera ma c’è chi non vuole fare niente e così sfrutta gli altri e
va a rubare, ma anche dietro queste cose cattive c’è sempre una
spiegazione”; “Quando
una persona emigra, lo fa per necessità economiche, di lavoro, anche
perché nel paese in cui è nato non si trova bene”. Soltanto
cinque studenti non hanno
risposto a questa domanda. 9.
Si è mai discusso dell'emigrazione, fenomeno che recentemente
interessa da vicino il nostro territorio?
I
ragazzi di Poggio Imperiale rispondono: Abbastanza (8); Molto (6); quelli
di Rodi e Peschici: Abbastanza (8); Molto (4); Poco (5);
10.
E ci sono state iniziative concrete in proposito, come ad esempio:
incontro con immigrati, letture di testi specifici, dibattiti con
studiosi, ecc. 14
studenti di Poggio Imperiale rispondono di sì. Nelle risposte dei
ragazzi di Rodi e di Peschici prevalgono i
No (11); soltanto 7 studenti dichiarano di aver avuto una
formazione mirata. 11.
Se ce ne fosse possibilità,
ti piacerebbe conoscere nel reale culture diverse dalla tua? Quasi tutti gli studenti di Poggio Imperiale
(14 su 15) rispondono sì, come pure quelli di Rodi-Peschici
(16 su 17). 12.
In che modo? Per gli studenti di Poggio Imperiale
sarebbe importante andare direttamente nel paese interessato, incentivando
gemellaggi fra scuole e viaggi per andare in un mondo diverso dal nostro,
per scoprire le culture, le lingue, le tradizioni, gli usi e i costumi
delle civiltà (13). Anche la corrispondenza con ragazzi residenti
all'estero (7) e l’incontro con emigrati rientrati in patria/immigrati
(6) sono ritenuti utili per un diverso approccio al fenomeno. Meno
privilegiata la corrispondenza virtuale in Internet (5) e la
partecipazione a conferenze sul tema (1). Per i ragazzi di Rodi-Peschici
sono importanti i gemellaggi tra scuole (10); la corrispondenza con
ragazzi all’estero (6); l’ incontro con emigrati rientrati in
patria/immigrati (5); l’ incontro anche
di molti giorni per conoscere le culture diverse in maniera approfondita
(1); l’incontro con ragazzi residenti all’estero (1). Ritengono
importante anche la corrispondenza in Internet (10) Soltanto
un ragazzo non ha risposto. 13.
Che
cosa ti incuriosisce dei tuoi coetanei all'estero ? Gli
studenti di Poggio Imperiale sono incuriositi dal
modo in cui i loro coetanei stranieri trascorrono il tempo libero
(13); dai loro
strumenti di divertimento (9); dalle loro abitudini
(8) dalla Storia del loro paese (8); dalla loro vita sociale (8); e
scolastica (8) Non ritengono invece interessante conoscere i rapporti con
i loro amici ed i loro coetanei e con gli altri abitanti non immigrati (
1). I
ragazzi di Rodi- Peschici
vorrebbero conoscere le abitudini dei loro coetanei stranieri (14); i loro
strumenti di divertimento (12); la loro vita sociale (7); la loro vita
scolastica (6); in che modo trascorrono il tempo libero (6). Soltanto 6
studenti sono incuriositi dalla storia del paese estero. 14. Quale
storica meta dell'emigrazione vorresti conoscere maggiormente? 11
ragazzi della scuola media di
Poggio Imperiale vorrebbero conoscere maggiormente gli Stati Uniti ;
10 l’Australia , 9 la Francia, 8 il Canada, 7 la Germania, 7 l’America
Latina, 5 il Nord Africa. 17
studenti del Mauro del Giudice di Rodi e del Liceo scientifico di Peschici
vorrebbero conoscere gli Stati Uniti; 8
l’Australia; 6 il Canada, 6 l’America latina, 4 la Germania, 3 il Nord
Africa, 1 la Francia. 15. Eventuali
suggerimenti per l'integrazione degli immigrati nella tua città. I ragazzi della scuola media di Poggio Imperiale
dichiarano che nel
loro paese sono state già aperte delle Scuole
italiane per immigrati. Danno
i seguenti suggerimenti: “Per
far integrare gli immigrati nel nostro paese dovremmo essere più ospitali
e agevolarli”; “Formerei
un gruppo di persone impegnate nel far sentire a casa loro queste
persone....”; “Per
integrare gli immigrati nella mia città, bisognerebbe fidarsi di loro”;
“Si
dovrebbe formare un gruppo di persone (volontari o no) che periodicamente
faccia una visita agli immigrati, prendendo nota di ciò di cui hanno
bisogno e riuscire a darglielo”; “Bisognerebbe
insegnare loro un mestiere, in modo che possano guadagnarsi da vivere
senza andare elemosinando il lavoro”;
“Creare case‑famiglia con gli edifici inutilizzati e
mettere persone disposte a fare volontariato”; “opere di volontariato;
case o edifici da donare come abitazioni” “I
miei suggerimenti – scrive uno studente- sono di imparare bene la nostra
lingua, di trovare un lavoretto agricolo, o anche un po' di volontariato,
e di imparare la storia del nostro paese”; Anche
gli altri ragazzi sono consapevoli delle probabili soluzioni
“integrative: “Credo
si dovrebbero aprire scuole per insegnare l’ Italiano a questi immigrati
e quindi pagare professori solo per questo, dare foro ospitalità e
accoglienza e cercare di farli adeguare alla nostra società”; “I
suggerimenti che potrei dare sono: farli lavorare; dar loro delle case;
farli andare a scuola”; “Nel
mio paese ci sono molti emigrati: Albanesi, Marocchini. Questi emigrati
vanno via dal loro paese e vengono qui in Italia per lavorare, anche se ci
sono alcuni che vengono qui a rubare. Come suggerimenti direi: che noi
italiani dobbiamo accoglierli, fare amicizia con loro emigrati”; “Nel
piccolo centro dove vivo io, a livello sociale, non ci sono grossi
problemi d'integrazione perché dopo un necessario periodo di conoscenza
reciproca, la persona immigrata viene considerata e trattata per come è,
non per la diversa nazionalità. il grosso problema resta quello del
lavoro che spesso manca anche alle persone originarie del mio paese, molte
delle quali, per questo motivo, sono costrette, a loro volta, ad emigrare
altrove”; “Offrirei
loro l’opportunità di un lavoro domestico o in campagna; farei capire
loro le tradizioni italiane. Si potrebbero predisporre dei centri
di accoglienza”; “I
miei suggerimenti per l’integrazione degli immigrati sono: dare la
possibilità di affittare una casa a poco prezzo; trovare un lavoro con un
guadagno adeguato; farli partecipare ai problemi del paese e a una scuola
italiana per immigrati”; “Credo
che per accettare queste persone, bisognerebbe dare loro un po’ di
fiducia e vedere se questi la sfruttano e la ricambiano e bisognerebbe che
noi li aiutassimo ad inserirsi nella nostra comunità, attraverso dei
centri di accoglienza per emigrati”. 7
studenti del Mauro
del Giudice di Rodi e quelli del liceo scientifico di Peschici non
hanno risposto a questa domanda: non hanno suggerimenti da dareÖ gli
altri hanno espresso invece posizioni molto decise, nell’uno come
nell’altro senso:
“Gli
immigrati sono degliÖ. “; “Dovrebbero
trovarsi una casa con un lavoro. Se non trovano un lavoro dovrebbero
andare in un’altra città”; “Gli
emigrati dovrebbero emigrare solo legalmente e non clandestinamente.
Altrimenti dovrebbero essere immediatamente espatriati”; “Occorre
creare più posti di lavoro, centri sociali dove spieghino la nostra civiltà
e dove insegnino la nostra lingua”; “Occorrerebbe
dar loro un lavoro fisso e
una stabilità familiare” ; “Ho
già degli amici albanesi e per me sono uguali agli altri”; “Bisognerebbe
trattarli come normali cittadini” “In
classe abbiamo un caso di
immigrazione, ma noi lo trattiamo come se fosse del nostro stesso
paese: usciamo insieme, ci divertiamo e non ci fa nessuna differenza se
lui è un immigrato”. “C’è
un ideale che da molto tempo incombe in alcune menti di persone, ed è il
razzismo; un fastidioso concetto ma che ancor oggi è messo in atto anche
nelle più banali situazioni. Io penso che per far integrare meglio gli
immigrati, bisognerebbe per primo eliminare questo concetto dalle menti
umane”; “Siamo
tutti uguali, senza nessuna differenza. Abbasso il razzismo!”. L’indagine
è stata svolta dall’Istituto Istruzione Superiore
MAURO DEL GIUDICE di Rodi
Garganico, nell’ambito del Progetto europeo PON Misura 3 Azione 3.2 :
"LA MEMORIA DIMENTICATA. MICROSTORIE DEL NOVECENTO IN CAPITANATA” I lettori possono far pervenire le loro osservazioni
all’indirizzo: rauzino.t@libero.it | |||||||||||||