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IlVademecum - settimanale di informazione su chi fa informazione
Registrato al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore responsabile: Arcangelo Renzulli
Editore: Agorà Service Editoriale. - Sede legale Via S. Antonio, 214 - Foggia

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Anno 3, n. 89
12 maggio 2003

IN QUESTO NUMERO

 

  • INTERVENTI
    Elezioni provinciali foggiane
    La retorica e la democrazia

    di Vito Feninno
     

  • INIZIATIVE CULTURALI
    Se oggi ospitiamo immigrati, ieri eravamo noi ad emigrare...
    di Teresa Maria Rauzino
     

  • DIFFAMAZIONE
    Torna il carcere per i giornalisti
     

  • GIORNALISTI
    Il rapporto fra potere e stampa. Imbavagliare che tentazione
    di
    Michele Partipilo
    (da OdG Puglia)
     

  • LINK-IOSTRO DELLA RETE
    Selezione di articoli tratti dai siti che si occupano di mass media e giornalismo
    Polizia, l’arma in più è la pubblicità
     

  • FOGGIA, ITALIA
    Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani
     

  • AREA COMUNICATI

IL PROSSIMO NUMERO
SARA' IN RETE
LUNEDI 19 MAGGIO

INTERVENTI
Elezioni provinciali foggiane
. La retorica e la democrazia

di Vito Feninno

 

Tra meno di un mese si vota per il consiglio provinciale di Foggia. Gli attori politici incominciano ad affilare le armi della persuasione. Ritornano in mezzo alla gente. La disputa è per conquistare una comoda poltrona per continuare a ripetere líeterno gioco democratico: delegare. Rimettere le proprie attese, il proprio futuro in chi salendo su un palco o affacciandosi da un balcone ingioiellando parole sognanti, come un cantastorie, un affabulatore, ci convincerà a votare per lui promettendoci un mondo migliore, promettendoci di migliorare le nostre compassionevoli condizioni. E’ un gioco perfetto: riesce sempre. Non c’è trucco e non c’è inganno. Funziona pressappoco così: le segreterie o i notabili politici al chiuso di stanze di potere o polverosi locali sezionali valutato quanto pesa elettoralmente il candidato lo calano nel collegio a mietere i voti o il consenso che, puntualmente, rispettando le regole del gioco, noi convalidiamo. Un territorio saccheggiato, una terra dimenticata da Cristo dove la democrazia partecipata è bandita fin da sempre perchè non esistono commissioni  consultive allargate alla società civile; dove non esistono comitati di gestione che sovrintendono al funzionamento d’organismi istituzionali; dove la politica è sempre in mano al PRINCIPE; dove i discendenti “cafoni” di Fontamara continuano a firmare (votare) - senza saperne il perchè - fogli bianchi, su carta intestata delle autorità politiche; dove il diritto di cittadinanza è appena accennato;  si trova a dover suffragare le ragioni non della collettività ma le ragioni dei candidati: investire (cioè, vestire il Principe) chi promette il sogno più bello. L’abbondante retorica a cui si farà ricorso, da parte dei candidati, suonerà come un grido di malessere della loro intelligenza: ma la “gente”, loro lo sanno, vuol essere accarezzata le orecchie, vuole ascoltare parole flautate. E difatti i ‘suonatori’, puntualmente, esibiranno la miglior musica: la retorica. L’arte che permette di aver sempre ragione. Aldilà díogni sforzo cognitivo ne saremo sedotti anche se i “tromboni” steccheranno o saranno un po’ sfiatati.  Se, invece,  prescindessimo dalle condizioni oggettive, può suonare forte dirlo, non dovremmo proprio presentarci al seggio: le arretrate condizioni del territorio giustificherebbe tanta disubbidienza. Questa distorsione delle regole non appare come, molti possono immaginarsi, una manifesta espressione di recuperata disaffezione per la politica. Al contrario. Segnerebbe una presa di coscienza civile e culturale forte da far impensierire le istituzioni. Da molti anni le elezioni sia comunali che provinciali le guardiamo con disincanto soprattutto come occasione per eleggere meramente dei governi. La democrazia cosÏ si è definitivamente trasformata da democrazia rappresentativa in pura democrazia  d’investitura. Se solo pensassimo ai quasi due terzi degli americani che disertando le urne riflettono un astensionismo all’insegna della sfiducia e fuggono dalla politica perchè non si riconoscono più nei loro eletti? Non commetteremmo nessun sacrilegio se noi il 25 maggio 2003, per una volta, seguissimo l’elettorato americano. Nella nostra terra dauna, quella più profonda e marginale, il rapporto col cittadino è confinato solo al momento elettorale: non ci sono altre occasioni assembleari pubbliche che rendano la partecipazione del cittadino particolarmente decisiva come, invece, sta avvenendo in maniera sperimentale nelle città di Porto Allegre a Rouen a Roma ove il cittadino è chiamato addirittura per definire il bilancio comunale. Futurismo. Sogni. Pazzie? Queste sperimentazioni vogliono contrastare, appunto, quel fenomeno della diserzione politica che si materializza nel corpo elettorale americano e da ultimo in quello inglese con le amministrative di Maggio ove solo un terzo degli elettori ha votato.   Invece ci tocca vedere sindaci che non contenti dello scranno su cui siedono scendono in campo per assommare uno scranno più alto, più prestigioso. Aldilà dei meriti. Si curano solo di trovare una nuova casa, un nuovo tetto: appellandosi al popolo sovrano vengono a chiederci  il rinnovo dellíassicurazione per conservare un posto comodo e stare al caldo! Svegliamoci. Rileggiamo la massima di Rousseau che parlando del sistema rappresentativo scriveva che “il cittadino crede d’essere libero, ma s’inganna, perchè appena le elezioni sono finite e i candidati eletti, esso diventa schiavo e non è più nulla”. E difatti con l’accentuarsi della democrazia d’investitura non si è corrisposto, di pari passo, una presenza più convinta del cittadino. Anzi. Si è fatto di tutto per la sua rarefazione. Confinandolo in un ruolo passivo. Lo si ascolta solo se, quando e come il principe lo vuole. La democrazia díinvestitura ha fatto perdere soggettività al cittadino divenendo unicamente un soggetto eleggente, delegante.

Ancora una volta di fronte alla verità oggettiva della miseria democratica, sociale, economica, demografica, spirituale, politica, il 25 Maggio si presenterà, nel viaggio elettorale provinciale foggiano, un certo Don Circostanza - nome non a caso - (avvocato, sindaco, dottore...) che ci spiegherà che il ruscello dei nuovi fontamaresi dauni meridionali dovrà essere deviato per irrigare le abbondanti terre dell’Impresario e che per non scontentare la sfortunata popolazione adotterà un “accomodamento possibile”: dare più della metà dellíacqua ai fontamaresi. Pertanto appellandosi alla magnanimità del podestà spartirà il ruscello per tre quarti alla popolazione - cioè più della metà - e per tre quarti allíImpresario. L’inganno verrà subito sottoscritto e suggellato dal voto sovrano e la popolazione tornerà soddisfatta alle proprie case. I contendenti, come Don Circostanza, inesorabilmente quindi anche questa volta, giocheranno la carta della dialettica: e ci convinceranno che il vero è falso e il falso vero. Saranno capaci ancora una volta di confutare la verità oggettiva, quella che percuote il nostro cuore e che fa piangere i nostri occhi. I vari Don Circostanza si caleranno nei collegi esponendo paternalisticamente le proprie tesi per metterci gli uni contro gli altri (le bandiere ideologiche, più che la verità oggettiva delle nostre condizioni, guideranno la nostra mano sulla scheda elettorale). Nessuno sarà scontentato: a don Circostanza sarà assegnato uno scranno e agli abitanti di Rocchetta S. Antonio e della dauna meridionale sarà dato loro più della metà: i vagheggiati “tre quarti d’acqua” sottoscritti. E il gioco continua... E nel  generale ottundimento delle flautate prorogate promesse líutopico  ìpopolo sovranoî continuerà ad  incoronare i nuovi Principi. 

Ma se la democrazia non rinuncia alla retorica della delega e al privilegio della mera investitura e se non trova le ragioni per allargare la platea degli attori politici interrompendo il processo díesclusione dei cittadini, la politica  non potrà che diventare sempre più uno sport per spettatori. Sport a cui io, visto líavverso destino comminato al mio paese, mi rifiuto, per ora, di partecipare.

Fabbrico 4-5-2003