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Anno 3, n. 90
19 maggio 2003

IN QUESTO NUMERO

FOGGIA, ITALIA

Come e dove si parla di Foggia e dei foggiani

 

 

Da: ‘Corriere Adriatico’ di Ancona del 18-5-2003

 

La giovane non ha presentato denuncia ma la polizia ha aperto un fascicolo

sul caso Studente tenta di baciare una coetanea tedesca

 

Dopo l'aggressione nel centro storico alla studentessa

 

Sgomento e paura in città

 

URBINO - E' confermato: il giovane che alle 2 della notte tra mercoledì e giovedì ha aggredito una studentessa universitaria di Foggia che frequenta la facoltà di Sociologia è un sammarinese, a sua volta iscritto all'ateneo ducale.

La polizia ha le sue generalità, ma al momento non può procedere nei suoi confronti perché manca la querela di parte.

G. A., la ventunenne che sarebbe stata prima insultata e poi aggredita, non ha, almeno per il momento, presentato formale denuncia nei confronti dell'aggressore. A fare intervenire una pattuglia della Squadra volante, infatti, è stata un'amica della vittima, che ha telefonato al 113 sollecitando l'intervento della polizia.

Il Commissariato di polizia ha un fascicolo aperto sull'episodio.

La notizia di quanto accaduto in piazza della Repubblica, nel cuore del centro storico della città ducale, ha suscitato ulteriore preoccupazione fra i residenti. la domanda che tutti si pongono è se Urbino sia diventata improvvisamente invivibile, se bastino poche parole per passare alle mani, se una passeggiata di notte può trasformarsi in un incubo, come è accaduto, appunto, alla giovane studentessa foggiana e alla sue amiche.

Ovviamente, parlando soprattutto con i residenti, la risposta è a senso unico: si chiede, in soldoni, di reprimere ogni comportamento scorretto, onde evitare - come sta succedendo - che sia la paura a farla da padrona, e non solo nel centro storico.

Gli episodi sono sempre più numerosi, purtroppo. E nell'occasione registriamo anche un altro intervento della polizia. Giorni addietro, una giovane studentessa tedesca, arrivata nella città ducale, per seguire un corso di lingua italiana, ha dovuto subire le insistenti avance di un coetaneo, che, pure respinto, ha tentato di imporre un bacio alla ragazza. Anche in questo caso, non è stata presentata querela.

 

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Da: ‘Corriere della Sera’ di Milano del 19-5-2003

 

CRONACA DI ROMA    

 

TOR TRE TESTE

 

Incidente: motociclista muore dopo un «volo» di 70 metri

 

Un motociclista di 56 anni, è morto per un incidente a Tor Tre Teste. Domenico Valente, 56 anni, originario di Foggia, ha perso il controllo del mezzo in via Casa Calda nel primo pomeriggio ed è stato sbalzato a 70 metri di distanza. E deceduto durante il trasporto al policlinico Casilino.

 

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Da: ‘Il Mattino’ di Napoli del 19-5-2003

 

Sbanda sulla Na-Ba: giovane grave

 

È sbandata con la sua Ford Focus e, a seguito del forte impatto contro il muretto di protezione e il guard-rail, è stata sbalzata fuori della sua autovettura. Ora è sotto osservazione all’ospedale civile di Avellino. A rimanere coinvolta nell'incidente è stata una ragazza di 32 anni di Manfredonia. C. S. che stava percorrendo la Na-Ba quando, all'altezza del casello di Grottaminarda perso il controllo dell’auto. L'incidente si è verificato nel pomeriggio. Sul posto è subito giunta una pattuglia della Polizia Stradale della sottosezione di Grottaminarda. I soccorsi hanno trovato il corpo della ragazza riverso a terra. A seguito dell'impatto il suo corpo è stato scaraventato fuori dell'abitacolo rotolando per alcuni metri. Tempestivo è stato il trasporto verso l'ospedale di Ariano Irpino. Poi il trasferimento ad Avellino. Analogo incidente è avvenuto la scorsa settimana quando Francesca Cutillo di Candida a seguito dello sbandamento del suo fuoristrada è stata sbalzata insieme alla sua amica Patrizia Moccia dall'abitacolo. Sono ancora in prognosi riservata.

m.l.c.

 

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Da: ‘Il Messaggero’ di Roma del 18-5-2003

 

VITERBO

 

Sfida fra grecisti. E ai “giochi della chimica" bel risultato dei ragazzi dell’Itis

 

Va a Tarquinia il Certamen del Buratti

 

Si chiama Tiziano Torresi, frequenta il "Galilei" di Tarquinia, e ha vinto il VII Certamen della Tuscia organizzato dal liceo classico e linguistico "Buratti" del capoluogo per onorare la memoria di Raimondo Pesaresi e di Mauro D’Eufemia.

Nella gara di traduzione dal greco - quest’anno dedicata all’opera del poeta e commediografo Menandro - accompagnata con un commento del brano prescelto di carattere storico filogico, Torresi ha sbaragliato il lotto di una settantina di concorrenti provenienti da tutta Italia. La classifica finale: al secondo posto Francesco Incelli (classico Filetico di Ferentino), quindi Carlo Michele Petracca (liceo Capece di Maglie), Laura Lombardi (liceo Tasso di Roma), Marco Casavecchia (classico Carducci di Cassino), Sergio Colnageli (Palestrina), Robero Pignatelli (classico Carducci di Cassino), Manuella Sferazza (liceo Giorgione di Cittadella, Padova), Analisa Molfetta (liceo Bonghi di Lucera), Barbara Salvatori (liceo Filetico di Ferentino).

Ma l’agonismo intellettuale non è riservato solo ai grecisti. Gli studenti delle seconde classi dell’Itis e geometri Leonardo da Vinci del capoluogo, ad esempio, si sono fatti onore alla selezione regionale dei giochi della Chimica edizione 2003 organizzata dalle omonime facoltà.

Benedetto Giampietro, alunno di Maria Gabriella Tordi, ha conquistato un primo posto che gli vale l’ammissione alla finale nazionale che il 23 maggio si svolgerà a Frascati. Al dodicesimo posto si è piazzato Stefano Mancinelli, seguito dalla docente Anna Lura Moretti, e altri quattro studenti sono entrati in classifica tra i primi venti.

C.M.P.

 

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Da: ‘Il Nuovo.it’ del 15-5-2003

 

Cassazione: non valide le dimissioni dei lavoratori depressi

 

Le dimissioni date dai lavoratori afflitti da depressione non hanno validità:

il datore di lavoro deve riammetterli in servizio e considerare il volontario

 abbandono del posto di lavoro come un atto mai avvenuto.

 

ROMA - Se sei depresso non puoi dimetterti dal posto di lavoro perchè le dimissioni non hanno alcuna validità. Così la Cassazione con la sentenza 7485. E con questa decisione è stato respinto il ricorso del Monte dei Paschi di Siena che protestava contro la decisione del Tribunale di Foggia che aveva dichiarato nulle le dimissioni di un bancario con i nervi a pezzi.

Raffaele D., il lavoratore in questione, assunto nel 1980 si era volontariamente dimesso nel 1993 dopo essere stato afflitto da un esaurimento nervoso che lo aveva fatto cadere in una grave forma di depressione. Il bancario aveva anche chiesto di lavorare part-time, di essere trasferito altrove, di ottenere un'aspettativa o il congedo retribuito, ma nessuna delle sue richieste era stata accolta. Così, il 7 settembre 1993 si era dimesso. Poco dopo il bancario si rivolse al Pretore per chiedere di invalidare quell'atto repentino. Sia il Pretore di Foggia che il Tribunale aderirono alla sua domanda. Ma il Monte dei Paschi ha reclamato a piazza Cavour sostenendo che Raffaele D., nel momento delle dimissioni, non era totalmente privo delle capacità di giudizio e quindi le sue dimissioni erano da considerarsi valide.

Ma gli ermellini non sono stati dello stesso avviso: "è sufficiente che le capacità intellettive e volitive risultino diminuite in modo da impedire o ostacolare una seria valutazione dell'atto e la formazione della volontà cosciente" per ritenere nulle le dimissioni rassegnate.

 

(15 MAGGIO 2003, ORE 15:00)

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino’ di Bologna del 15-5-2003

 

Ravenna

 

'Siamo pronti a ricevere i rifiuti'

 

È in arrivo un bastimento carico carico di... 'rusco' napoletano. O almeno così sembra, perché se è vero che lo scalo ferroviario del Centro Merci di Lugo è candidato ad accogliere le 'ecoballe' campane dirette alle discariche di Imola e Ravenna, è altrettanto vero che il terminal lughese non è stato ancora contattato per svolgere questa funzione. «Tutto quello che sappiamo — afferma Enzo Poli, presidente di 'Lugo Terminal', la società che gestisce la struttura attivata circa due anni fa al Centro merci — lo abbiamo appreso dalla stampa e dalla radio. Ma per ora non abbiamo ricevuto alcuna richiesta in tal senso. Siamo comunque pienamente disponibili a svolgere questo servizio: la struttura è perfettamente attrezzata per rispondere a questo tipo di emergenza e riteniamo giusto contribuire a risolverla». E ieri in serata si è sparsa la voce che già domani, venerdì, potrebbe arrivare a Lugo il primo treno carico di rifiuti napoletani. Ora si attendono conferme in tal senso.

Situato in periferia, il terminal lughese dovrebbe essere la meta dei convogli che trasporteranno le 17mila tonnellate di rifiuti da smaltirsi a Imola, il cui scalo merci si trova in posizione troppo centrale per questo tipo di servizio. Dubbi invece sul fatto che a Lugo arrivino le 2.500 tonnellate dirette a Ravenna, che dispone invece di una struttura idonea a riceverle. È comunque certo che neanche un grammo di 'rusco' approderà alla discarica lughese, cioè quella di Voltana. In ogni caso, conferma Poli, «Lugo svolgerebbe esclusivamente la funzione di punto di scambio. Dai convogli che eventualmente arriveranno al nostro terminal, le 'ecoballe' saranno immediatamente trasferite sui camion diretti a Imola. Si tratterebbe di certo di un lavoro consistente, che richiederebbe doppi turni lavorativi e assunzione di ulteriore personale. Ma, se dovremo farlo, ci rimboccheremo le maniche». Facendo i conti, la 'operazione rusco' a Lugo andrebbe avanti per circa 4 mesi, con l'arrivo di un convoglio al giorno carico di circa 100 tonnellate di rifiuti. Il tutto andrebbe ad inserirsi nella frenetica attività del terminal. «Lavoriamo a pieno ritmo — spiega Poli, che è anche titolare dell' azienda 'Imola Legno', il cui traffico merci ha dato il via, nel settembre 2001, all' attività dello scalo merci lughese — e le strutture attuali sono già insufficienti, tant'è che abbiamo presentato un progetto di espansione, riguardante sia lo scalo ferroviario che gli edifici: a breve ne sorgeranno due nuovi, tra cui quello di 'Imola Legno' con un investimento di 10 milioni di euro per 12mila metri quadri di superficie e una crescita dell'opportunità occupazionale sul territorio. Inoltre, in queste ore attendiamo l' arrivo di 40 container nuovi di zecca che partiranno da Mondovì, dove sono stati prodotti, e saranno destinati al trasporto di materiali inerti, cioè per l' edilizia, dal sud Italia alla Romagna: un convoglio al giorno giungerà da Foggia a Lugo e il materiale verrà trasferito sui camion per le esigenze edilizie presenti nel raggio di una ventina di chilometri. Altri 300 container arriveranno successivamente, per un investimento complessivo di due milioni e mezzo di euro. Nel frattempo proseguono a gonfie vele anche gli altri servizi attivati: tre convogli settimanali collegano Lugo al porto di Livorno, due treni-blocco alla settimana arrivano dalla Polonia e uno dal Nord Europa. E abbiamo ulteriori importanti progetti».

Insomma, ci vuol ben altro che 'un po' di rusco' per mettere in crisi l'imprenditore imolese: tra l'altro, la 'Lugo Terminal' sta per acquisire l'intero pacchetto azionario della 'Centro Merci', società fondatrice dell'intera struttura. «Siamo pronti ad acquistare le quote pubbliche — conclude — che il Comune di Lugo ci ha offerto per destinare il ricavato all'attuazione del progetto 'Lugo Sud'. Per noi è un'operazione economica di 'ordinaria amministrazione' e per la città un'importante contributo finalizzato alla riqualificazione urbana».

di Lorenza Montanari

 

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Da: ‘Il Gazzettino’ di Venezia del 15-5-2003

 

Cure in clinica gratis ma solo se in ospedale non c'è posto

 

Roma - Il paziente che si rivolge ad una clinica privata per effettuare un intervento deve dimostrare la gravit?ella malattia e, soprattutto, l'impossibilit?i ricovero in una struttura pubblica se vuole ottenere il rimborso delle spese. Anche se le cure sono «urgenti». Altrimenti niente risarcimento. Lo ha stabilito la Cassazione che ha respinto il ricorso di Nicola, un malato di cuore pugliese che si era rivolto ad un centro sanitario privato non convenzionato per effettuare la sostituzione del pace maker. La Cassazione, pur riconoscendo «la natura urgente» dell'intervento del paziente, ha negato il risarcimento «non avendo l'assistito provato la impossibilit?i avvalersi in tempi rapidi per quell'intervento di una struttura pubblica o convenzionata».Il ricovero nella clinica privata da parte di Nicola era stato giustificato con la «urgenza dell'intervento», consistito nella sostituzione del pace maker risultato scarico nel corso di una visita specialistica. Di qui la richiesta di rimborso, ad intervento avvenuto. Una decisione contrastata dall'Azienda sanitaria di Cerignola che sosteneva che il paziente non aveva provato le ragioni di urgenza del ricovero presso una struttura esterna al Servizio sanitario nazionale. La sezione Lavoro della Cassazione (sentenza 7351) ha respinto il ricorso di Nicola.

 

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Da: ‘Gazzetta di Parma’ del 15-5-2003

 

La rassegna si è svolta a Modena

 

Il premio del cabaret ad Andrea Vasumi con omaggio a Bertoli

 

Il comico forlivese Andrea Vasumi ha vinto la decima edizione del Festival del cabaret emergente, che si è concluso martedì sera al teatro Storchi di Modena.

L'iniziativa, ideata dal talent scout Riccardo Benini e sostenuta dal Comune e dalla Provincia di Modena, è arrivata alla finalissima dopo numerose selezioni, che hanno visto in gara più di 160 cabarettisti da tutta Italia. La giuria, presieduta dall'attore Neri Marcorè, ha attribuito il primo premio a Vasumi, che ha presentato uno scanzonato monologo sul rapporto uomo-donna. Il cabarettista forlivese si è aggiudicato anche il premio radiofonico, attribuito da Modena Radio City e Radio Pico.

Secondo posto per i Maskenada di Bologna, che si sono aggiudicati il premio originalità de 'Il Resto del Carlino', mentre il terzo posto è stato attribuito a Urbano Moffa di Foggia, che ha vinto il premio della critica, conferito dal mensile 'Carnet', e andrà a rappresentare il festival modenese a Saint Vincent, a 'Bravo grazie', la Coppa dei campioni della comicità.

Nell'ambito della serata c'è stato un momento toccante, con una dedica speciale a Pierangelo Bertoli, il cantautore di Sassuolo scomparso nei mesi scorsi: sul palcoscenico si è esibito il gruppo storico di Bertoli, i Piazza Piccola, capitanato da Marco Dieci, che ha eseguito un medley dei brani del cantautore. Alla band si è unito anche il figlio di Bertoli, Alberto, per cantare A muso duro. Il pubblico ha sottolineato con applausi questo ricordo di un protagonista modenese dello spettacolo.

 

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Da: ‘Il Secolo XIX’ di Genova del 14-5-2003

 

INCARICO DECISO DAL GIP

 

Disposta la perizia psichiatrica per l'accoltellatore del bus

 

SanremoAlla presenza delle parti, ieri mattina nell'ufficio del Gip Vittorio Spirito, si è svolto l'incidente probatorio relativo al tentato omicidio avvenuto a bordo di un pullman della Riviera Trasporti, subito dopo Pasqua, per mano di Francesco Ricco, 37 anni, di Foggia, ai danni di una studentessa, colpita all'addome con un coltello. Nel corso dell'udienza, il giudice ha affidato allo psichiatra di Bordighera Francesco Longo l'incarico di stabilire se Ricco al momento dell'aggressione era in grado di intendere e di volere e se l'indagato è da ritenersi socialmente pericoloso. Il dottor Giovanni palumbo, di Vallecrosia, dovrà invece accertare se la coltellata avrebbe potuto effettivamente determinare ferite mortali. I due periti hanno tempo 30 giorni per produrre i risultati.

 

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Da: ‘Gazzetta di Mantova’ del 14-5-2003

 

MANTOVA

 

L'etichetta tradisce il ladro di carne

 

Fugge con il tir e prova a vendere camion e carico, ma gli va male

I quarti di bue avevano ancora il bollino del Macello di Pegognaga

 

Dove non arriva il satellitare può la rintracciabilità delle carni. La trasparenza di macelleria, stabilita a garanzia dei consumatori, questa volta è costata cara a D.S., un 33enne di Foggia che la settimana scorsa ha dirottato a Milano un carico di carne del macello di Pegognaga che avrebbe dovuto consegnare in Olanda e si è impadronito del Tir. 200mila euro, il valore del veicolo, 40mila quello del contenuto.

Al macello la brutta notizia l'hanno avuta sabato scorso quando da un magazzino di stoccaggio milanese, il Pessina, un impiegato ha chiamato chiedendo l'ulteriore documentazione di quella strana partita di carne bovina lasciata in conto deposito.

A Milano? Carne bovina? Il campanello d'allarme è suonato subito. E subito l'insolita segnalazione è stata collegata al fatto che una partita per l'Olanda, spedita attraverso un vettore privato, non era mai giunta a destinazione. Di più: l'azienda di autotrasporti al secondo giorno di viaggio, giovedì aveva perso il segnale satellitare del suo automezzo. Quello affidato ad un autista foggiano assunto non più di un paio di mesi fa.

La polstrada di Mantova che ha coordinato le ricerche del Tir, e che lunedì lo ha ritrovato in provincia di Vercelli, ipotizza che si tratti di un colpo organizzato da tempo. Non la classica occasione che fa l'uomo ladro, bensì un piano preciso il cui primo passaggio è stata proprio l'assunzione dell'autista.

L'uomo è indagato a piede libero perché il reato a lui contestato, appropiazione indebita, non prevede arresto. Ma le indagini proseguono per appurare se vi sono gli estremi per altri capi d'imputazione e per smascherare i complici che lo hanno aiutato a mettere fuori uso l'antifurto e a tentare di piazzare la carne e il tir.

La refurtiva è per il momento ancora sotto sequestro, ma mentre il veidolo potrà tornare presto al legittimo proprietario, la carne è destinata all'inceneritore. Quintali e quintali di bovino che dovranno essere distrutti perché nel frattempo sono scaduti i termini di legge per la lavorazione. E perché la sua corretta conservazione nei giorni che vanno dalla scomparsa al ritrovamento non può essere garantito, né tantomeno certificata.

Per il macello cooperativo di Pegognaga non è una gran perdita, perché la spedizione era assicurata. Tuttavia anche il presidente Alfredo Gallerani, pure convinto della necessità del provvedimento, parla di spreco spuiacevole. Uno schiaffo alla miseria.

 

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Da: ‘Famiglia Cristiana’ n. 20/2003

 

CHIESA / IL PROVINCIALE DEI CAPPUCCINI: LA STRADA POTEVA ESSERE UN’ALTRA

 

«I FRATI SONO SERENI, MA ANCHE POCO CONVINTI»

 

La nomina di un delegato per il santuario non convince padre Cuvino:

«Ci sembra un provvedimento ingiusto».

 

di Alberto Bobbio

 

Dice che loro sono sereni, che il rumore, le polemiche, le parole pesanti non fanno del bene a nessuno, tanto meno al santo padre Pio e alla Chiesa universale. Ma ribadisce anche che la decisione della Santa Sede di nominare un delegato "per il santuario" e non solo per le Opere è stata presa in modo «unilaterale e senza consultazione. Per questo ci è sembrata ostile e punitiva». Padre Paolo Cuvino, provinciale dei Cappuccini, spiega come stanno le cose. Siamo seduti nel convento di Foggia attorno allo stesso tavolo dove la notte del 4 maggio padre Paolo ha riunito il "definitorio", cioè i quattro frati del consiglio che governano la provincia. «Noi sapevamo dell’intenzione della Santa Sede di nominare un proprio delegato per le Opere di padre Pio, cioè per i gruppi di preghiera e per l’ospedale. Mai abbiamo sollevato questioni», spiega il frate; «ma quando abbiamo saputo che la delega riguardava anche il santuario, ci siamo sentiti sotto giudizio e il giudizio ci è parso negativo. Chi non si sentirebbe mortificato in una simile circostanza?».

 

C’era bisogno di un delegato?

 

Nei mesi scorsi vi sono stati incontri a Roma tra il Ministro generale dei Cappuccini, il canadese Corriveau, e il prefetto della Congregazione dei vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re. «E questa è la prima anomalia», sottolinea padre Paolo. «Perché Re e non il cardinale Somalo che è prefetto della Congregazione per i religiosi?». Si sa che nei colloqui si è discusso del miglioramento del funzionamento pastorale del santuario e che il Vaticano aveva assicurato che la delega apostolica al vescovo locale non avrebbe riguardato il santuario.

 

Padre Paolo sottolinea che «non c’è differenza tra santuario e convento, al punto che noi lo chiamiamo convento-santuario. È lì dal 1540, è una domus Ordinis, una casa dell’Ordine, una proprietà dei Cappuccini, e il titolo di santuario viene conferito in un secondo momento. È evidente che un vescovo diocesano sottopone alla sua cura pastorale ogni santuario. Non c’era bisogno di nominarlo anche delegato dalla Santa Sede, né ci si può riferire a Pompei o a Loreto. Quelle sono proprietà della Santa Sede, invece San Giovanni Rotondo è un convento dei Cappuccini». Viene da questa nomina il sospetto di una decisione "ostile e punitiva". Sono parole che la provincia dei Cappuccini ha scritto in una lettera inviata a monsignor D’Ambrosio e per conoscenza anche ai cardinali Re, Somalo, Ruini, al nunzio apostolico in Italia monsignor Romeo, al vescovo di Lecce Ruppi, presidente della Conferenza episcopale pugliese, e al Ministro generale dell’Ordine.

 

Che cosa dice la Bolla

 

Il Papa nella Bolla di nomina scrive a monsignor D’Ambrosio a proposito del suo compito di delegato che «riceverai a tempo debito le necessarie istruzioni su come comportarti». «Noi non sappiamo cosa vogliano dire queste parole», sottolinea padre Paolo. «Dovrà controllare il convento? Nei mesi scorsi, tutte le province dell’Ordine avevano sottoscritto un accordo formale per una maggiore assistenza nella cura pastorale dei pellegrini. Avevamo deciso di destinare a San Giovanni Rotondo un numero più elevato di frati, facendoli arrivare anche dall’estero, e nei colloqui col Vaticano avevamo assicurato la nostra disponibilità a redigere un progetto pastorale per i pellegrini in accordo con la Chiesa locale. Sembrava tutto a posto. Invece, nella Bolla c’è la delega anche per il santuario. Il nostro Ministro generale non ne sapeva nulla. Non era stato informato. Il nunzio apostolico lo ha fatto per telefono solo il 5 maggio, il giorno dopo la lettura pubblica della Bolla nella cattedrale di Manfredonia. So che il nunzio ha telefonato alla nostra Curia generale scusandosi e attribuendo la dimenticanza a un disguido burocratico. Resta il fatto che la nomina può suonare ed essere intesa come un giudizio negativo sulla nostra presenza e sulla nostra azione pastorale».

 

 

L’OSPEDALE E LE ALTRE OPERE

(Casa Sollievo della Sofferenza)

 

1.200 posti letto

500 medici

135 ricercatori

1.450 infermieri e tecnici

105.000 visite ambulatoriali (media ultimi anni)

16.000 interventi chirurgici

21.500 dialisi

95.600 esami radiologici

33.300 Tac e Rmn

 

Gruppi di Preghiera

 

2.700 (400 all’estero) fanno parte della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali.

 

Altre Opere

 

Residenza per anziani (150 posti)

 

Centri di accoglienza per pellegrini:

 

"Santa Maria delle Grazie" e "Cenacolo Santa Chiara"; tre aziende agricole per le esigenze alimentari dell’ospedale.

 

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CHIESA / INTERVISTA A MONSIGNOR DOMENICO D’AMBROSIO

 

IL CUSTODE DI PADRE PIO

 

Il nuovo arcivescovo della diocesi di cui fa parte San Giovanni Rotondo spiega qual è

il suo compito e assicura: «Non sono un burocrate e non controllerò nessuno».

 

di Alberto Bobbio

 

Adesso monsignor Domenico D’Ambrosio, nuovo arcivescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, mostra la lettera che il Papa gli ha scritto il primo maggio, tre giorni prima del suo ingresso nella diocesi di padre Pio e delle polemiche: «Legga cosa scrive Giovanni Paolo II: "Ella troverà valido aiuto e filiale collaborazione anche da parte dei padri cappuccini del santuario Madonna delle Grazie e di tutti coloro che si adoperano per assicurare una appropriata assistenza ai numerosi pellegrini che salgono a San Giovanni Rotondo"».

 

Fine della vicenda? Fine delle discussioni su questo vescovo diocesano e anche "delegato della Santa Sede per il santuario e le opere di san Pio da Pietrelcina"? Monsignor D’Ambrosio, nell’episcopio di Manfredonia, ragiona e spiega: «È stata una reazione emotivamente scomposta, frutto di una lettura affrettata e forse superficiale del testo della Bolla papale. Non sono un rigido burocrate, non voglio controllare nessuno. Sono qui solo per fare dell’eredità di padre Pio, cioè la santità, una luce che risplenda ancora di più. Questo è il mio compito e su questo intendo giocare la mia vita».

 

*            Eccellenza, davanti alle contestazioni come si è sentito?

 

«Ci sono rimasto male. Sono stato per diciannove anni parroco a San Giovanni Rotondo. Da vescovo sono tornato scortato dai carabinieri. Non me l’aspettavo. Ma ho visto anche che i contestatori non erano più di una trentina. Ci sono piccole incomprensioni, che verranno superate, con il dialogo e la pazienza».

 

*          La sua nomina a delegato significa che il Papa è preoccupato?

 

«No. Vuole che la devozione a padre Pio sia una ricchezza per tutta la Chiesa. Così ha nominato un delegato».

 

*          I frati non sono d’accordo...

 

«Ripeto: non c’è alcun commissariamento. Sarebbe stata una mortificazione del mio ministero vescovile. Il Papa ha voluto sottolineare solo che padre Pio è un santo di tutta la Chiesa e non dei cappuccini o di gruppi particolari».

 

*          Perché non ha scelto la formula della prelatura territoriale come a Loreto o a Pompei?

 

«Per il rispetto che ha della Chiesa locale. Padre Pio è vissuto in questa diocesi, che non diventa una diocesi speciale».

 

*          Lei ha parlato con il Papa?

 

«Sì, e mi ha detto: "Lei è il custode dell’eredità di padre Pio"».

 

*          È difficile fare il vescovo qui?

 

«Diciamo che non è facile».

 

*          E quando il Papa glielo ha chiesto che cosa ha pensato?

 

«Mai obbedienza è stata così dura».

 

*            Perché?

 

«Intanto questa nomina è strana. Io ero vescovo metropolita di Foggia e adesso mi trovo a essere vescovo di una diocesi suffraganea. Poi di solito non capita che un vescovo originario della diocesi diventi responsabile di quella diocesi. Inoltre, sono il primo vescovo di una diocesi, quella di San Giovanni Rotondo, dove sono stato parroco per 19 anni. Il Papa nella lettera che mi ha mandato scrive: "Ho nominato lei che ben conosce le necessità di questa comunità ecclesiale per esserne originario e per aver svolto in San Giovanni Rotondo un proficuo ministero sacerdotale"».

 

*          Di che cosa si deve occupare?

 

«Il mandato del Papa è chiarissimo: cura pastorale dei pellegrinaggi e dei gruppi di preghiera di padre Pio. Poi ci sono le Opere di padre Pio, l’ospedale e tutto il resto».

 

*            Secondo lei, va purificato il culto attorno a padre Pio?

 

«Va arricchito. I gruppi di preghiera sono una grande risorsa per la Chiesa, ma occorrono proposte nuove, maggior radicamento nella Parola di Dio».

 

*          Lei ha conosciuto padre Pio?

 

«Da ragazzo l’ho visto un paio di volte. Quando sono tornato da parroco nel 1969 ho trovato la vera devozione nella gente di San Giovanni Rotondo. Le forme di fanatismo sono state sempre estranee all’ambiente cittadino».

 

*            Com’era il suo rapporto con i frati?

 

«Sempre meraviglioso. Predicavo le novene di san Francesco in santuario. Le tensioni finiscono negli anni Sessanta. Poi si inaugura uno stile nuovo di collaborazione pastorale tra clero locale e frati. Padre Pio, prima di diventare santo, ha aiutato la fede di queste contrade. In qualche modo l’ha purificata».

 

*          E il fanatismo di cui parlava?

 

«Spesso si tratta di affetto esagerato verso una persona cui si vuole molto bene. La figura di padre Pio resta un mistero, anche per me. Credo che ci insegni a fidarsi di più della Provvidenza di quanto non siamo disposti a fare. Recentemente ho incontrato un musulmano devoto di padre Pio. Ecco il mistero di cui le parlavo. Ecco perché della Provvidenza dobbiamo tutti fidarci di più».

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino’ di Bologna del 14-5-2003

 

Ferrara

 

Auto si schianta  sotto la pensilina

 

Spettacolare incidente stradale ieri mattina, in viale Cavour. Erano appena passate le 12,30 quando un'automobile è piombata dentro la pensilina dell'autobus, proprio di fronte a Main Street. Nell'impatto è rimasta ferita Lucia Anna Santoro, 23 anni, residente a Monte Sant'Angelo, in provincia di Foggia. Fortunatamente le condizioni della ragazza non sono gravi, ne avrà per 25 giorni.

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino/Ascoli’ del 14-5-2003

 

ASCOLI

 

Mostra d'arte di Saverio Magno

 

SAN BENEDETTO — Dal post impressionismo all'informale, fino all'arte concettuale, è il succo della mostra antologica itinerante dell'artista Saverio Magno (nato a Manfredonia ma residente a San Benedetto), alla Palazzina Azzurra.

Fino al 28 maggio, i circa 50 quadri sull'evoluzione artistica, saranno esposti al pubblico.

 

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Da: ‘Il Resto del Carlino’ di Bologna del 13-5-2003

 

Cesena

 

Svuotò un'armeria a S. Carlo

Condannato a oltre due anni

 

Due anni e quattro mesi di reclusione. Questo il verdetto firmato ieri dal giudice dell'udienza preliminare Giovanni Trerè ai danni di Mario Bianchini, trentenne pugliese di Cerignola.

L'uomo è stato ritenuto responsabile di un maxi furto all'armeria Bondini di San Carlo di Cesena di un paio di anni fa. Con Bianchini era finito sotto processo anche il modenese Francesco Tullo (i due erano assistiti dagli avvocati Rosario Marino e Pierfranco Rossi). Per entrambi gli imputati il pubblico ministero Monica Galassi aveva chiesto quattro anni di reclusione. Per Tullo invece il giudice ha scelto la via dell'assoluzione piena.

Il furto a San Carlo di Cesena fu un vero colpo grosso. Dai magazzini dell'armeria Bondini sparirono in una sola nottata centinaia di armi. Pistole e carabine che ufficialmente risultano da «riproduzione» (ossia simili a quelle giocattolo): ma basta un piccolo ritocco per tramutare quelle armi da finte in vere «sputafuoco».

Il colpo desta immediatamente un diffuso pericoloso allarme.

Le forze dell'ordine temono che sia piombata in Romagna una gang pronta a seminare il panico con una scia di rapine. Poi le indagini imboccano subito la strada giusta.

E dopo qualche tempo vengono smascherati i presunti colpevoli del furto: ossia Mario Bianchini e Francesco Tullo. Per quest'ultimo però ieri è arrivata la salvezza: per il giudice dell'udienza preliminare di Forlì, Giovanni Trerè, Tullo non faceva parte della banda che in una notte svuotò l'armeria di San Carlo seminando il panico in tutta la zona.

 

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Da: ‘La Sicilia’ di Catania del 13-5-2003

 

Il giallo delle Opere di Padre Pio.

 

I retroscena del piano della Santa Sede per conciliare pietà e affari

 

Graziella Pulvirenti

 

Perché un garante per le opere di Padre Pio? La bolla papale resa nota domenica 4 maggio dall'arcivescovo mons. Domenico D'Ambrosio a Manfredonia, con la quale il prelato viene nominato curatore delle opere di san Pio (tra cui la Casa sollievo della sofferenza e i gruppi di preghiera), rappresenta un'accusa di cattiva gestione del Santuario nei confronti dei frati cappuccini? E perché le modalità di questo passaggio hanno assunto i toni della «sorpresa» per i diretti interessati, che secondo le loro affermazioni, sono stati convocati dal vescovo pochi giorni prima senza che questa “estensione” di competenze trapelasse? Ma soprattutto, quale sarà l'ampiezza del mandato conferito dalla Santa Sede al nuovo arcivescovo D'Ambrosio?

Questi i quesiti ancora non risolti e che preoccupano quei devoti del Santo che si sono indignati di fronte al “commissariamento” del Santuario effettuato con la bolla papale che tanto scalpore ha suscitato nei giorni scorsi. Sul ruolo pastorale che avranno i frati si sta discutendo ancora in incontri romani che si stanno svolgendo tra la segreteria di Stato e l'ordine dei frati cappuccini. E per capire la portata della questione nei giorni scorsi è tornato dal Giappone, in anticipo sui tempi previsti, il padre generale dei Cappuccini, Dennis Corriveau.

Molte le ipotesi per cercare di spiegare quanto sta accadendo. In primo luogo le difficoltà finanziarie della Casa sollievo della sofferenza: nata nel 1956 come clinica privata per volere del Frate, ha un bilancio in forte passivo e ci sono delle emergenze a cui dare risposta, prima fra tutte la realizzazione del reparto di cardiochirugia, indispensabile per un ospedale di questo livello. La «Casa» e il nuovo poliambulatorio sono amministrati dalla Curia (fino all'8 marzo scorso dal vescovo Riccardo Ruotolo) che, stando ad alcune indiscrezioni, non riuscendo a trovare il modo di risanare il bilancio, vuole ora ricorrere alle offerte che i nove milioni di pellegrini ogni anno effettuano a beneficio del Santuario (17 milioni di euro all'anno).

Secondo gli osservatori la scelta di un garante, un uomo super partes, che possa anche assicurare un'amministrazione più equa e misurata di tutte le opere di Padre Pio, potrebbe essere la chiave di volta della vicenda.

Ma sembra che la decisione del Papa di nominare un delegato pontificio sia stata favorita anche da una serie di fatti di altra natura, come l'incriminazione e l'arresto di un religioso cappuccino che copriva una vera e propria truffa, o la stampa di una carta di credito con l'immagine di Padre Pio per finanziare il nuovo santuario con una percentuale delle spese sostenute dai titolari, fatto che non ha mancato di suscitare lo sconcerto in Vaticano. Il modello era quello delle carte di credito legate alle squadre di calcio.

A ciò si aggiunge un'altra importante considerazione che legittima definitivamente la bolla papale: il convento di San Giovanni Rotondo è un Santuario pontificio e in quanto tale i frati devono essere i primi e più zelanti esecutori delle direttive emanate dalla Santa Sede.

D'ambrosio, quindi, è l'uomo voluto dal Papa in questo momento a San Giovanni Rotondo. Lo ha detto lo stesso arcivescovo nella cerimonia di insediamento a Manfredonia, Vieste e ora anche di San Giovanni Rotondo: «Il 25 marzo scorso (giorno dell'Annunciazione) il Santo Padre in udienza privata mi ha comunicato che sarei stato il custode dell'eredità delle opere di San Pio». E poi, con commozione, ha riferito un evento personale: «Ero malato e ho parlato con Padre Pio. Mi ha rassicurato sulla mia malattia e mi ha detto che grosse novità ci sarebbero state nella mia vita: che si trattasse proprio di questo incarico?».

E per il Santuario ha aggiunto: «Non sarò io a sconvolgere una presenza, un impegno, un servizio che con generosità e disponibilità già i frati cappuccini sanno offrire. Non sono stato chiamato a essere un rigido burocrate dell'eredità di Padre Pio».

Resta comunque il mistero dell'annuncio inaspettato che, com'era facile prevedere, ha suscitato polemiche, accuse e manifestazioni di protesta in piazza con l'intervento delle forze dell'ordine che hanno dovuto scortare il vescovo e il nunzio apostolico, mons. Paolo Romeo, fin dentro il Santuario.

Che l'annuncio a sorpresa non sia stato un caso bensì un segnale forte di delegittimazione per i frati che hanno retto finora il Santuario?

Nella visione cristiana il “caso” non esiste. Resta comunque chiara l'intenzione del Vaticano che qualcosa cambi nella gestione del fiume di denaro che arriva nel paese adottivo del Frate di Pietrelcina.

I pellegrini di San Giovanni Rotondo, che affidano i loro risparmi alle Opere di Padre Pio, si augurano solo che la provvidenza possa ripianare i dissidi e ridare loro la fiducia perduta.

 

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Da: ‘Il Nuovo.it’ del 12-5-2003

 

Banda di ucraini vende bambino all'asta

 

La madre, una prostituta di 28 anni, insieme con altri tre connazionali al centro di un traffico di organi e immigrazione clandestina. Operazione dei carabinieri di Foggia.

 

ROMA – Marco (nome di fantasia) ha cinque mesi e la sua vita vale 350mila euro anche se quasi sicuramente è "nato per sbaglio". E' stato partorito in un appartamento di Giovinazzo, in provincia di Bari. Sua madre naturale, Oksana F. di professione prostituta, 28 anni, è stata arrestata subito dopo averlo dato alla luce assieme a Olena Kaurova, 62 anni, che poco prima aveva reciso con un coltello da cucina, in modo "chirurgicamente preciso", il cordone ombelicale sono finite in manette. Entrambe le donne rispondevano agli ordini di Nadia Tkachenko, di 46 anni, che comandava a bacchetta anche l'autista e guardaspalle Mykhaylo Mamot, di 30 anni, pure loro arrestati. Marco da parte sua, adesso, pesa tre chili e 800 grammi e porta il nome di uno dei carabinieri sotto copertura che l'hanno portato in ospedale una mattina di dicembre. Marco però non è solo l'esempio del buon lavoro dei nostri investigatori di polizia, ma anche l'esempio tragico di un traffico di bambini, donne e organi che dall'Ucraina faceva arrivare in Italia qualsiasi cosa. E che poi metteva "l'oggetto" all'asta. Insomma, che si trattasse di una persona o d'un fegato, tutto qui aveva un prezzo. A Marco il "costo" era stato fatto dopo una lunga "asta" a bse di telefonate e rilanci. "In cui si partiva da 50mila €".

 

I quattro arresti sono stati compiuti dai carabinieri del reparto operativo di Foggia, coordinati dagli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Bari che, nell'inchiesta, ha impiegato intercettazioni telefoniche e ambientali e riprese audio-video in modo da registrare "integralmente" quattro mesi di indagini. Ma c' è di più. Per non far correre rischi alla Oksana e al feto, il magistrato ha nominato come suo consulente un ginecologo che i militari sotto copertura hanno presentato ai quattro, e che ha curato la donna. Un "dottore prezzolato", lo definivano i malfattori commentando la parcella "troppo alta" che il medico si faceva pagare ad ogni visita. Durante l'inchiesta i militari hanno accertato che la mamma del piccolo, che non era alla sua prima gravidanza, era decisa a vendere il suo bambino. Durante gli ultimi giorni di gravidanza, ma anche prima dell'acquisto, i militari le hanno chiesto se fosse proprio convinta di volerlo fare, e lei ha detto di sì. "Nessuno l'ha costretta a un gesto così assurdo"; forse, si sospetta, la sua decisione è maturata dopo che le sono stati offerti 25.000 euro, una cifra da capogiro per lei, partita dall'Ucraina inseguendo il sogno di fare la domestica, come sanno ancora oggi i suoi genitori.

 

Il gip del Tribunale di Bari, Chiara Civitano, che ha convalidato l'arresto ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso in tentativo di riduzione in schiavitù e tentativo di alterazione dello stato civile. Quest' ultima accusa, su richiesta della Dda, viene ora contestata anche all'unico uomo arrestato "in flagranza di reato" per detenzione di una pistola che, finora, era indagato a piede libero per concorso negli altri reati più gravi.

Nel corso delle indagini c'è stato un "coordinamento investigativo" con la Dda di Campobasso che ha in corso - si è saputo - un'altra indagine simile a quella barese. Nell'abitazione di Mamot i carabinieri hanno sequestrato numerosi assegni per migliaia di euro, ingenti somme in dollari, numerosi passaporti e una pistola di fabbricazione jugoslava.

 

"La lotta contro il traffico degli esseri umani, e quindi degli organi e dei bambini, deve diventare anche lotta contro il turismo sessuale, veicolo di morte: la Fondazione Regina Pacis ha già intrapreso una dura battaglia contro coloro che soprattutto in Moldavia ed Ucraina crederanno di fare delle proprie debolezze umane uno strumento di sfruttamento". Spiega Don Cesare Lodeserto, presidente della Fondazione Regina Pacis di Lecce, da anni impegnato nei paesi dell'Est contro il traffico degli esseri umani. Don Lodeserto continua e dice: "Ho personalmente dovuto constatare più volte, con grande amarezza, la presenza di tanti moldavi fisicamente distrutti dall'espianto di organi e messi nelle condizioni, anche se giovani, di non avere più una vita normale. Ho conosciuto donne dell' est costrette a gravidanze forzate finalizzate a nascite di bambini da adottare".

 

Rosy Bindi, responsabile delle politiche sociali e della salute della Margherita, non rinuncia ad attaccare il ministro della sanità Girolamo Sirchia: "E' una vicenda che mette in luce la disperazione di chi ha necessità di trapianti. Il nostro Paese ha una legge vigente dal 2000 ma ancora non operativa. Sono scaduti i termini del cosiddetto consenso informato per la donazione degli organi, ma il ministro non ha fatto ancora nulla per dare applicazione ed effettività efficace alla legge del 1999". La parlamentare ha inoltre dichiarato che "soprattutto al Sud occorre una politica di investimenti e informazione che superi le carenze esistenti. Occorre infine un quadro normativo certo e più severo contro chi si rende reo protagonista di trafficare esseri umani soprattutto bambini".

 

Il ministro per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, ribatte: "E' un impegno assunto dal governo quello di fare approvare prima dell'estate il disegno di legge sulla tratta di esseri umani. Il provvedimento è all'esame della Commissione Giustizia della Camera e prevede esplicitamente i casi di tratta non solo a fini di sfruttamento sessuale ma anche per il prelievo di organi". "L'articolato ddl - prosegue - è ampio ed è stato approfondito nelle sedi parlamentari con il contributo tecnico e politico di tutti gli schieramenti". "Il terribile caso di Bari - dice ancora Prestigiacomo - conferma la drammaticità del fenomeno e l'urgenza di approvare al più presto una legge sulla quale il Governo è fortemente impegnato".

 

(12 MAGGIO 2003; ORE 8:55 - Aggiornamento ore 20:35)