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Anno 3, n. 90 IN QUESTO NUMERO
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INTERVENTI Controspot
sul miliardario “lancio" mediatico della Riforma Moratti di
Teresa Maria Rauzino Dai
primi di aprile, è in onda su tutte le tv nazionali uno spot televisivo
del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca. Cosa pubblicizza?
Naturalmente la Riforma della Scuola, la legge
n. 53 del 28 marzo 2003 targata Letizia Moratti. Lo spot,
rivolgendosi agli utenti-scolari, fa leva sulle fatidiche
parole: "La scuola cresceÖ proprio come te". Per accattivarsi
la benevolenza dei docenti-attori, declama la tipica frase-cult della
TV : “Vi presentiamo i veri protagonisti della Riforma della
Scuola". Ha scelto, non c'è dubbio, messaggi incisivi, che
fanno “presa” sul target prescelto. Una
vera campagna di comunicazione-informazione integrata: si rivolge oltre
che a docenti e studenti anche alle famiglie. Il riscontro di una presunta partecipazione
di queste ultime alle "magnifiche sorti e progressive" della
politica scolastica governativa ci viene dall’Indagine
Eurispes: "I genitori italiani sono favorevoli alle tre I:
Informatica, Inglese, Impresa". E già
Gaspare Barbiellini Amidei, nell’editoriale del Corriere della sera,
sembra ribattere ai docenti “che remano contro la Riforma: " Avete
visto? Contrari alla Moratti siete soltanto voi! ". A
dire il vero, qualche lieve dissenso, le famiglie, lo hanno
espresso: sui due anni e mezzo per l’entrata alla scuola materna e per i
cinque anni e mezzo per l’iscrizione "anticipata" alle
elementari... Ma
ora chi glielo andrà a dire, a questi entusiasti genitori, che
le scuole elementari non hanno affatto i computer, che il collegamento ad
Internet è ancora una pura chimera anche per alcune scuole superiori, che
l’Inglese verrà insegnato dalle maestre (Dio ce ne liberi ... se lo
faranno dopo aver frequentato soltanto un corso accelerato...), e che le
industrie del Sud non amano fare gli stage con gli studenti dei
professionali? Una
campagna mediatica di "onda lunga", senza dubbio, quella a
favore della "Riforma epocale" con l’imprimatur berlusconian/morattiano:
si svilupperà con gradualità fino alla primavera del 2004 anche sui
quotidiani, sui periodici nazionali e locali; sarà accompagnata da
una serie di iniziative di informazione nelle città e nelle province,
oltre che dalla distribuzione di 8 milioni di opuscoli che illustreranno
le novità della Riforma agli studenti. Prevedendo, en
passant, l'utilizzo di Internet (lo spot è già on line sul sito del
Ministero: www.istruzione.it). C’è
di più: un piano di monitoraggio seguirà la campagna pro Riforma Moratti
per 15 mesi. Per verificarne il corretto svolgimento. E
noi, di fronte a tale dispiegamento di "spot" a tutto campo, ci
chiediamo: “Quanto costa, quanto costerà, tutto questo?”. La
risposta ci è venuta l’altro giorno, 14 maggio 2003, durante
un’affollata assemblea sindacale tenuta all'Istituto Superiore "Mauro
del Giudice di Rodi Garganico". "La campagna mediatica - ci
hanno informato i sindacalisti della GILDA di Foggia Gianfranco Claudione
e Ruggiero Pinto - costerà ai contribuenti italiani la bellezza di 5
milioni di euro (cioè 9 miliardi 681 milioni e 350 mila di vecchie
lire!!!!!!!! ). Una cifra enorme, spesa per pubblicizzare una Riforma che
se è davvero tanto "epocale", come affermano Berlusconi e la
Moratti, non dovrebbe avere affatto bisogno di essere pubblicizzata:
dovrebbe parlare da sé. Il
paradosso è che sono trovate subito le risorse per questo lancio
mediatico costosissimo di una “scatola vuota” (La Riforma è soltanto,
per ora, una legge quadro, una bozza ancora tutta da definire) mentre,
da quindici mesi, si lesina sui centesimi di euro da dare ai numerosi
docenti che ancora non vedono rinnovato il proprio contratto. Aumenti
“dovuti”, semplici adeguamenti del costo della vita. Il loro
Datore di lavoro inadempiente è purtroppo, ancora una volta, lo Stato. UN
CONTRATTO SCUOLA BLOCCATO Le
dichiarazioni del ministro Moratti di questi giorni confermano quanto
ampiamente denunciato in più occasioni dalla Gilda. Le risorse per il
contratto della scuola, scaduto ormai da 15 mesi, non ci sono. Non solo.
Le presunte verifiche del Ministro dell’economia Tremonti, che vanno
avanti dal 20 dicembre, stanno assumendo l'aspetto di una vera e propria
farsa. Una farsa consumata a danno di tutto il personale della scuola
che si aspettava una rapida conclusione della vicenda contrattuale. Una
farsa, da cui la Gilda si è tirata fuori, qualche giorno fa, abbandonando
il tavolo delle trattative con l'ARAN. Sul
versante della Riforma, mancano le risorse necessarie per l’adozione dei
singoli decreti attuativi. Ci si chiede: "Perché
avviare un processo di cambiamento epocale, senza risorse? Perchè fermarlo,
di volta in volta, in corso d’opera? Non sarebbe bene trovare prima i
finanziamenti necessari? ". La
reazione del mondo della scuola, e dei docenti in particolare, è di
complessivo sconcerto, soprattutto in ordine ai vari temi come le
“carriere” introdotte, le valutazioni biennali, gli anticipi, la
scelta in controtendenza, rispetto ai paesi industrializzati, di riduzione
dell’obbligo scolastico, con l’anticipazione dell’ingresso nel
percorso di formazione professionale. Un percorso che, al di là
delle pie invocazioni di principio, resterà, in mano a privati e Regioni,
un percorso di serie B. UNA
SCUOLA CHE CADE A PEZZI Ritornando
allo spot della Moratti, a noi comuni Docenti, viene ora
spontanea una domanda: “Perché si sta sprecando, soprattutto in spot
televisivi, tanto danaro pubblico per pubblicizzare una Riforma che non
sta affatto entusiasmando quelli che dovrebbero essere i veri protagonisti
del cambiamento, cioè gli studenti e i docenti?". "Forse lo si
fa per rimpinguare le casse delle TV private del Cavaliere? ".
Potrebbe essere una facile risposta, verosimile in questa Italia in cui
tutto viene fatto pro- domo del
Capo del Governo... Un’altra
risposta, forse più pertinente, potrebbe essere: “Lo si fa per dare
un’immagine del cambiamento della scuola che purtroppo non è nella
percezione di nessuno”. Non è nella percezione dei docenti, non è
nella percezione dei genitori. Non è nella percezione soprattutto degli
studenti: essi crescono nella scuola, vi passano la maggior
parte del loro tempo, ma la vedono peggiorare sempre più, nelle sue
strutture sempre più obsolete e fatiscenti. Sia detto per inciso,
non la vedono affatto crescere insieme a loro. Piuttosto la vedono
de-crescere, mentre loro crescono. La vedono peggiorare ad ogni cambio di
governo. Sempre di più... E si sono stancati persino di scioperare, tanto
ritengono questo peggioramento una iattura ineluttabile... Le
province ed i comuni non hanno soldi per sistemare gli edifici scolastici
che sono sotto la loro giurisdizione, perché il governo attuale, forse più
dei governi che lo hanno preceduto, lesina le spese su interventi di
manutenzione e strutturali inderogabili. Gli edifici scolastici sono
in condizioni di degrado inaccettabili per un paese civile. Stanno cadendo
proprio a pezzi. La scuola "tipo" è sempre più inadeguata:
senza certificato di agibilità e di prevenzione incendi, con termosifoni
sempre in tilt, impianti elettrici non a norma, condizioni igieniche
inadeguate; senza uscite di sicurezza; con forti
barriere architettoniche (oltre al fatto che il 70% delle scuole non
possiede Wc per alunni disabili). Scuole caratterizzate dal crollo
di intonaci, dalla presenza di spigoli vivi e di materiali di risulta; da
fili scoperti, da prese ed interruttori dell'impianto elettrico rotti. Questa
ennesima denuncia giunge dagli studenti della Consulta Provinciale per gli
Istituti Superiori di Capitanata. A febbraio, nelle 54 scuole foggiane, fu
distribuito un questionario, mirante a certificare, «a vista», lo stato
di attuazione della legge 626 sulla sicurezza. Hanno risposto 40 degli
istituti interpellati, testimoniando, semmai ce ne fosse ancora bisogno,
dopo le polemiche seguite al crollo della scuola di san Giuliano, che
la situazione è drammatica sia a Foggia
che in provincia. Molti studenti, in alcuni centri
del Gargano e del Subappennino, fanno ancora lezione in appartamenti
privati. Scuole in costruzione da lustri, come il “Liceo Virgilio” di
Vico del Gargano, diventano
obsolete prima ancora di essere inaugurate. I
DRASTICI TAGLI DEI POSTI DI LAVORO NELLE SCUOLE SUPERIORI Intanto,
sul fronte docente, mai come quest’anno, in sede di determinazione degli
organici delle scuole superiori, si sono effettuati tagli drastici,
sfruttando al massimo i piani di dimensionamento e di razionalizzazione
degli istituti scolastici. Lo si è fatto senza sconti e senza mezze
misure. Molte classi sono state tagliate ed accorpate sulla nuda realtà
dei numeri. L’intento è di non attuare le immissioni in ruolo dei
docenti supplenti, che aspettano una sistemazione. Dopo decenni di
precarietà, dopo abilitazioni e concorsi superati. Ma l'effetto boomerang
è stato devastante anche per molti docenti di ruolo (pardonÖ a tempo
indeterminato) costretti, in questi giorni, a fare domanda di
trasferimento "obbligato" dalle loro scuole. Gli
effetti della legge Finanziaria si sono abbattuti come una mannaia. Quasi
800 le cattedre "sparite" in Puglia. In tutt'Italia 12.500
cattedre in meno. Nel 2002 in Puglia erano già state tagliate 748
cattedre (in tutta Italia sono state 8.500). Così, nel giro di due anni
in Italia siamo giunti a 20mila cattedre in meno. Cioè 20.000 posti di
lavoro in meno. Non è poca cosa. Come
si è arrivati a questa situazione? La spiegazione va ricercata non nel
calo demografico, ma in alcune disposizioni della Finanziaria:
eliminazione dell'organico funzionale, taglio di molti docenti di
sostegno. L’effetto dirompente nasce soprattutto dall’aver voluto
i fatidici 25 alunni per classe e le cattedre di 18 ore frontali
(ora ce ne sono anche di 14 ore + 4 ore di supplenze. A proposito, a chi
toccherà l’anno prossimo l’arduo compito di sostituire, a costo zero,
i colleghi assenti? Ai Dirigenti?). Le cattedre di Lettere
prevedono smembramenti delle varie discipline: si arriva fino ad otto
classi per docente. Salta il principio della continuità didattica e dei
punti di riferimento “forti” di cui gli studenti avrebbero un forte
bisogno. Cosa
succederà agli insegnanti «tagliati»? Quelli di ruolo, avranno il «salvataggio»
costituito da un trasferimento in altra sede. Assolutamente
senza salvagente, invece, i docenti precari e supplenti... | |||||||||||||