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SETTIMANALI
I
primi dieci anni di "Voce di Popolo"
Compie dieci anni
'Voce di Popolo'. Il settimanale della Diocesi foggiana - nato nel 1994 al
tempo dell'esordio in campo politico di Silvio Berlusconi - ha visto
alternarsi in qualità di "editori" tre diversi Vescovi. Il primo, Mons.
Giuseppe Casale, in realtà fu il promotore dell'iniziativa editoriale, la
prima nel capoluogo dauno dopo decenni di ingiustificata assenza.
Direttore della prima ora fu Nino Abate, allora addetto stampa della ASL
FG/3 ed oggi dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria. Al suo fianco alcuni
valenti giovani giornalisti, Claudio Botta, Cinzia Pellegrini e Modesta
Raimondi.
Fu poi la volta di Mons. Domenico D'Ambrosio. Ma ancora sotto la direzione
di Casale direttore era diventato don Nardino Cendamo che ha lasciato
l'incarico agli inizi del 2003.
Al suo posto, e a cavallo con la nomina del terzo Vescovo, Mons. Francesco
Tamburrino, è stato nominato l'attuale responsabile del giornale, don
Antonio Menichella il quale ha introdotto le maggiori novità da quando il
settimanale è in circolazione. Ha accorciato il formato, aumentato le
pagine, movimentato la grafica, introdotto nuovi collaboratori.
Nonostante tutti questi accorgimenti, e a fronte di un buon prodotto
giornalistico ed editoriale, 'Voce di Popolo' stenta a decollare.
Se non fosse per lo zoccolo duro delle parrocchie e di certo lettorato
clericale, 'VdP' potrebbe anche correre il rischio di chiudere, decisione
per la verità ventilata più volte ma mai seriamente presa in
considerazione.
Il settimanale può contare su un'ampia redazione, su alcuni elementi di
grandi capacità, propone ogni sabato servizi e approfondimenti ben curati
ma non riesce a caratterizzarsi e ad affermarsi quale testata autonoma.
Certo, resta sempre l'organo di stampa di una Diocesi e rappresenta solo
una parte della società, eppure non manca di dare tanti punti alla
"concorrenza laica" per completezza e stile.
A 'Voce di Popolo' ha sempre fatto difetto una massiccia campagna
promozionale nè possono bastare le periodiche presenze istituzionali a far
crescere i ricavi pubblicitari.
Se solo imitasse le mosse adottate dal fratello maggiore, 'Famiglia
Cristiana', che in una stagione ha mandato alle ortiche logo,
caratterizzazione e platea, probabilmente potrebbe uscire da quell'isolamento
editoriale che lo costringe ad una vita di sacrifici e soffocate
aspirazioni.
(m.d.t.)
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