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Anno 4, n. 100 IN
QUESTO NUMERO | |||||||||||||
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APPELLO/ COSA VUOL DIRE LEGALITA' di
Don Luigi Ciotti Ci
chiediamo spesso che cosa vuol dire legalità, cosa c'e' dietro a questa
parola di otto lettere. Se ci pensiamo bene in realtà questa parola
dovremmo pronunciarla insieme ad altre due: libertà e
diritti. Quando un camorrista impone ad un commerciante o ad un
imprenditore di pagare il pizzo, la vittima non ha più diritti ne' libertà.
Libertà di essere un imprenditore, il diritto di essere un cittadino come
altri. Subisce un sopruso. Si falsano le regole del mercato, si mette in
discussione l'articolo 41 della nostra Costituzione ("l'iniziativa economica privata e' libera"), si violano
gli articoli del codice penale. Quando vivi in un quartiere dove "comandano" i
camorristi, e a Napoli non ci sono zone franche, da Mergellina al Vomero,
a Secondigliano, a Pianura, a Forcella, non sei più libero pur essendo tu
una persona perbene e come te gran parte dei tuoi concittadini. Quando tu cammini per strada, con i tuoi sogni e i tuoi
problemi, e incappi in una pallottola che ti uccide, ti hanno tolto
il diritto più importante, il diritto di vivere. Vedete come e' piena di significati la parola legalità. E
vedete quanto sia importante esigerla per uscire da quell'arretratezza che
ci tiene prigionieri, che non ci fa spiccare il volo verso il nostro
futuro. Bisogna prenderne coscienza e isolare queste persone.
Siano esse killer, semplici affiliati ai clan, manovali del crimine
disposti a tutto in nome del "bisogno". Non possiamo più
permetterci di giustificare un bel niente e non possiamo più concederci
il lusso di non schierarci. Disarmiamo Napoli, dunque. Impegniamoci tutti in questa
battaglia perché la questione della legalità e della lotta alla camorra
deve tornare ad essere la priorità. Di Napoli e per Napoli. Dell'Italia e
per l'Italia. Napoli non può essere considerata una città normale. La
lotta alla camorra deve diventare la dimensione quotidiana dell'impegno di
tutti e non solo in occasioni drammatiche come questa di Annalisa. Bisogna
sempre tenere alto il livello di guardia. Da quanto tempo non sentiamo più parlare di mafia e di
camorra in televisione o sui quotidiani nazionali se non quando la mafia e
la camorra ci costringono a farlo perché lo hanno deciso loro? E, secondo
voi, qual e' la percezione che ne ricava un commerciante o un imprenditore
che paga il pizzo? O un cittadino che vede compiere un reato? Che tutti
pagano e che quindi e' normale che lui debba pagare, che forse e' il caso
di "convivere con la mafia". E no, i mezzi di comunicazione hanno la grande
responsabilità di aver ridimensionato i fenomeni criminali del nostro
Paese anche perché il governo vuol dare la sensazione che la criminalità
sia un problema risolto. Lo sappiamo tutti che così non e'. Ma anche a Napoli c'e' chi pensa che sia meglio parlarne
poco per non dare l' immagine della città ferita. Sagunto non e'
espugnata ma occorre darle speranza. E' terribile com'e' morta Annalisa. Se, come dicono
testimoni oculari, l'obiettivo dell'agguato di camorra, Salvatore
Giuliano, avrebbe afferrato Annalisa per i capelli utilizzandola come
scudo. Non sono mai esistiti gli uomini d'onore. Basta con questa storia. Sono farabutti e vigliacchi.
Quelli che sparano nel mucchio e quelli che si fanno scudo di innocenti.
Ma e' proprio a due passi, da dove e' stata uccisa Annalisa, che a fine
dicembre un negozio prese fuoco. Un attentato. Lo sappiamo tutti che nella nostra città i
commercianti e gli imprenditori pagano il pizzo. Secondo il Censis nel Sud
tre imprese su quattro sono sotto estorsione. Non c'e' bisogno di eroi e
Napoli non e' all'anno zero. Negli ultimi mesi sono nate tre associazioni antiracket
(Pianura, San Giovanni e Bagnoli). Ci sono tanti commercianti che
denunciano e tanti camorristi in carcere, grazie alla collaborazione degli
imprenditori con le forze dell'ordine. Tra un mese il Comune di Napoli sarà parte civile in un
processo contro quindici presunti estortori e a fianco delle vittime del
racket. Si tratta solo di un'avanguardia. Ci vorrebbe una risposta di
massa. Altre realtà ci dicono, infatti, che quando ci si mette insieme a
denunciare e soprattutto quando lo Stato concretamente fa sua questa
iniziativa non si corrono rischi. Ed e' per questo motivo che e'
terribile anche la morte a Torre Annunziata nel rione dei Poverelli di
Matilde Sorrentino, una delle mamme coraggio che denunciò la banda di
pedofili della scuola di via Isonzo. Questa sì che ha avuto un movente:
"Non azzardatevi a denunciare più, non pensate più di
rivolgervi allo Stato". Lì si era abbassata la guardia. Quelle mamme
andavano protette, come altri testimoni di mafia lo sono. Alcuni pedofili
erano usciti dal carcere per decorrenza dei termini. Non deve più
succedere. Bisogna essere garantisti anche con le vittime del crimine.
Pene giuste ma certezza delle pene. E' giunto il momento di un nuovo patto tra le istituzioni e
i napoletani. Napoli non e' una città normale, la camorra e' il terzo
incomodo. Dobbiamo prenderne atto e cominciare a risolvere i problemi. Il
sindaco di Napoli ha detto: "Cacciamo via i malavitosi dalla città".
E' la città che li deve espellere. E' mai possibile che questa minoranza
tenga in scacco Napoli? Liberiamocene e ribelliamoci. A Napoli come nel resto del nostro Paese. ^^^^^^^^
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