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Anno 4, n. 97
gennaio 2004

SOMMARIO

STORIA DI UNA SCUOLA

IL LICEO LANZA DI FOGGIA

di Teresa Maria Rauzino

 

Nell’home page del sito web del Liceo Classico “Vincenzo Lanza” di Foggia campeggia un'immagine antica del “Palazzo degli Studi” di Marcello Piacentini, focalizzato dalla visuale di una statua desnuda. Un punto di vista insolito, che simboleggia la classicità dell'Istituzione. La visione d'epoca è smorzata da una pagina “sfogliata”, il logo del Liceo, illuminato da una luce calda/metallica. Un ossimoro che rende bene l'immagine di un'istituzione scolastica che deve conservare la patina antica dei prestigiosi “certamina” nazionali, ma immersa nella modernità del Terzo Millennio. Il punto di forza della vetustà/modernità è lanciata in dimensione europea dal seguente promo in inglese: “The school possesses a centenary tradition and has formed most of the ruling class of the town. Through the years, it has modified its formative courses however, maintaining, its classical and humanistic identity. Today there are experimental courses in multimedia, law and economy and bilinguism (English and French)”.

 

La data di istituzione del Liceo è il 1868: il Lanza viene aperto 155 anni fa, grazie all’impegno del sindaco Lorenzo Scillitani, rappresentante illuminato della Destra storica, e dirigente sui generis dell’Istruzione pubblica foggiana, che intende fornire alla città, insieme alle varie tipologie scolastiche, la cosiddetta “scuola d’élite”. Una scuola che segni la differenza, che avvii alla formazione universitaria, che formi le cosiddette professionalità alte. Un corso ginnasiale a Foggia esisteva già da tempo, nel Convento San Gaetano. Erano le cosiddette “scuole pie”, attive già dalla fine del Settecento ad opera degli  Scolopi. Questo ordine religioso sarà soppresso nel 1866, e Scillitani pensa a rimpiazzarlo “per il bene della gioventù studiosa” con un liceo ginnasio municipale, e convitto annesso. Nel 1868 il liceo apre.  Gli iscritti, tutti maschi, raggiungono quota 31. Non formano soltanto una classe, ma quattro classi. Un numero veramente esiguo che oggi farebbe inorridire i Dirigenti del nostro CSA regionale, così determinati a tagliare le classi sottodimensionate, per evitare spreco di denaro pubblico. Ma i Dirigenti della Destra Storica come Scillitani furono più lungimiranti, e sobbarcarono la quasi totalità delle spese sul bilancio del Comune di Foggia. Il preside Michelangelo d’Atri e i docenti di quel primo anno si preoccuparono di creare le passerelle, per permettere a chi proveniva da scuole diverse e non aveva i necessari prerequisiti culturali, di mettersi alla pari con gli altri studenti che avevano seguito i corsi ginnasiali. I proff. rinunciarono alle vacanze estive per preparare degnamente i ragazzi agli esami, visto che la scuola aveva aperto a marzo, ad anno scolastico già inoltrato. Ma a passare gli esami in quel primo anno del 1868 furono soltanto in venti. Non tutti avevano avuto la costanza di frequentare regolarmente le lezioni: a fine anno una classe risultò senza studenti.

 

Ma chi furono i primi docenti? Gli stessi Padri scolopi delle “scuole pie”, ma anche laici provenienti da tutta Italia. Non tutti erano forniti delle fatidiche patenti, cioè delle abilitazioni all’insegnamento, ma tant’è: Scillitani, conoscendo la situazione delle scuole mezzane del Regno d’Italia, prive di insegnanti abilitati, con il bando di concorso del 15 Novembre 1867, permise di accedere all’insegnamento non soltanto a chi aveva presentato attestati di “studi mezzani” o il diploma di laurea, ma anche a chi produceva titoli equipollenti, e altre “carte” per le quali il candidato “credesse per avventura d’essere eleggibile senza prova d’esami”. Era altresì richiesta “una narrazione ove il richiedente esponesse l’istruzione ricevuta, gli studi preferiti, gli incarichi espletati nel mondo dell’istruzione, e gli insegnamenti ai quali credeva di essere idoneo”. Sentito il parere della Giunta

Esaminatrice dei titoli prodotti dai concorrenti, era il Consiglio Municipale che sceglieva “a voti segreti” il Preside, i Professori, gli istitutori. Talvolta scelse candidati di valore come il metereologo Vincenzo Nigri, che era medico, ma ahimè non era abilitato all’insegnamento delle Scienze.

 

I vari cambiamenti di sede del Lanza segnano le vicende di un'intera città. Si va dall’ex Convento San Gaetano, al Palazzo Lanza, al Seminario, all’ex Convento della Maddalena, al “Palazzo degli Studi”, a una civile abitazione in via De Nittis 7 durante l’occupazione inglese. Poi ci fu il ritorno nel Palazzo degli studi.

Quest’ultima sede, progettata e realizzata nel Ventennio da uno dei più importanti architetti del Novecento, Marcello Piacentini, attesta l'importanza che venne data alla scuola più prestigiosa della Capitanata, chiamata a formare “l’italiano di Mussolini”, la classe dirigente del domani. 

 

Attualmente, il Liceo classico “Vincenzo Lanza” conta un migliaio di iscritti ed un centinaio di docenti, distribuiti su tre sedi. Oltre alla Sede centrale di Foggia, in Piazza Italia, comprende due sezioni staccate: quella di Bovino e quella di Ascoli Satriano. Nel corso degli anni si è costantemente adeguato ai cambiamenti, conservando un solido impianto classico/umanistico. I risultati di qualità ci sono tutti: il più visibile ed oggettivo è rappresentato dai neo-diplomati con il massimo dei voti, definiti dal preside Davide Leccese “I magnifici 100/100”. Due anni fa sono stati quarantuno, l’anno scorso cinquantasei.

Testimoniano la qualità dell'offerta formativa che la scuola ha saputo dar loro. La maggioranza degli studenti-modello che si sono diplomati col massimo dei voti negli ultimi anni sono delle ragazze.

Diventeranno, insieme ai loro compagni maschi entrati nella lista d'onore, la classe dirigente che cambierà, speriamo in meglio, il volto della Capitanata. 

 

La III B di cinquant’anni fa/ Le amiche ritrovate

 

“La lunga storia del Liceo Classico è soprattutto la storia dei suoi ex allievi; giovani che, passando tra i  banchi e le aule di questa storica scuola, hanno successivamente costruito il loro futuro umano e professionale. A tutti gli ex allievi chiediamo di farsi sentire, di darci notizie della loro vita e di farsi...ricordare. Abbiamo tanti progetti da condividere con loro”.

 

L’invito, rivolto dal Preside Davide Leccese a tutti coloro che hanno frequentato il Liceo Lanza, è stato accolto da un’intera classe. Il 6 dicembre alle ore 10.30 la III B dell'anno scolastico 1952/53, a distanza di 50 anni dal conseguimento del diploma di maturità, ha incontrato i docenti dell'epoca (fra cui una centenaria!).

L’iniziativa è stata intrapresa dalla prof.ssa Bianca Maria Granata. Dopo la maturità al Lanza, laurea in Lettere moderne, una vita professionale all’insegna dell’avanguardia didattica (appassionata di teatro, ancora oggi è regista del gruppo teatrale Thespis), grazie alle sue capacità organizzative (per anni è stata responsabile dell’associazione culturale Federico II), è riuscita in dieci giorni a contattare tutte le ex amiche di classe. Una classe femminile eterogenea (in II liceo furono inserite le alunne del corso E).

Delle trentuno“maturate” della III B oggi sono rimaste in ventotto. Sono sparse in tutta Italia: due risiedono a Milano, cinque a Roma, tre a Bari, una a Taranto, diciassette sono a Foggia. Diciannove erano presenti al “rendez vous” al Lanza dove hanno incontrato tre docenti della loro classe: la professoressa di Chimica Chiara Sepe de Francesco, giunta all’invidiabile traguardo di 101 anni (102 anni a gennaio); la prof.ssa di storia dell’arte Lina Cucci (87 anni), il prof. di Lettere Carmine Gargiulo (anch’egli ultraottantenne). Una gigantografia, ricavata da una delle due fotografie di gruppo del lontano 1952-53 custodita da un’ ex allieva della classe, Caterina Molinaro, è stata posta nel corridoio del Lanza. Gli attuali studenti hanno festeggiato le vecchie leve, recitando brani scelti ed eseguendo pezzi musicali al violino. Era presente RaiUno, che durante le vacanze natalizie trasmetterà il “rendez vous” ne "La vita in diretta". “Rivedersi e risentirsi dopo 50 anni – racconta la prof.ssa Maria Bianca Granata - ha annullato il passato, divenuto ormai un album da sfogliare nei momenti di solitudine. Un album che aveva le foto sbiadite si è arricchito di nuovi fotogrammi.

Ricongiungere tante compagne, riallacciare i rapporti con i nostri docenti come se non ci fossimo mai lasciati, è stato un fatto emozionante. Ha dato a tutte noi delle bellissime sensazioni, che abbiamo comunicato alle nuove leve del Liceo. Hanno ascoltato dalla viva voce di ex studentesse oggi quasi settantenni una pagina di vita vissuta 50 anni fa al Liceo Lanza. Il mio ricordo di quegli anni è ancora vivo.

C’era un rispetto enorme. Eravamo tutte silenziose, studiose, disciplinate. Ricordo che un giorno fui messa fuori dall’aula perché ero senza il collettino bianco. Il preside Regina non voleva che i professori anticipassero i risultati degli scrutini agli studenti. Era molto severo. Ma, se fosse vissuto, in quest’epoca non so proprio come se la sarebbe cavata…”. 

Articolo pubblicato dal "Corriere del Mezzogiorno" il 12 dicembre 2003