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IL CASO
Foggia e il dominio della free press

di Maurizio De Tullio

L’Italia dei cento campanili e la Capitanata delle quaranta testate periodiche. Un Paese che compra sempre meno e una città, Foggia, che legge sempre più a scrocco. Una tendenza pericolosa tanto che la free press si sta imponendo come un fenomeno a se stante. Sta forse in questa lettura affrettata ma non del tutto erronea la definizione di una realtà sempre meno legata alle iniziative editoriali classiche. Un tempo, parliamo di un decennio fa, il lancio di giornali locali avveniva tenendo conto anche della possibilità di prevedere gli opportuni ricavi, oltre quelli derivanti dalla vendita di spazi pubblicitari.

L’arrivo, nel 1993, di un settimanale “diverso” come ‘Viveur’ ha di fatto sancito la nascita di una editoria diversa. Pur trattandosi di una pubblicazione destinata a un target definito e tutto sommato ridotto nelle proporzioni (tuttora il bel settimanale di Euclide Della Vista stampa “solo” 6.000 copie), ‘Viveur’ si è rapidamente imposto con l’autorevolezza che gli deriva dalla cura dei particolari, con il potenziamento dell’aspetto grafico e iconografico che si lega alla garanzia di massima visibilità ai suoi sponsor. Credenziali, queste, che pochissimi possono vantare oggi in Capitanata.  


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INTERVENTI/1 

Bruno Orsini era nato a Foggia il 6 ottobre 1937 ed è morto a Tricase (Lecce) alla fine dello scorso mese di febbraio. Lascia due figlie, tra cui Angela, anche lei giornalista. Bruno Orsini aveva ottenuto l’iscrizione all’albo dei giornalisti pubblicisti il 24 febbraio 1976.

E’ stato, oltre che apprezzata firma di quotidiani e periodici locali, anche un volto noto al pubblico delle emittenti televisive foggiane. Nel 1977 approdò a ‘Teleradioerre’ e negli anni a seguire a ‘Telefoggia’ e infine ‘RTF’.

La sua ultima esperienza giornalistica ha avuto vita breve: ‘Foggia giorno & notte’, uscito in numero unico qualche anno fa.

Abbiamo chiesto a Nino Abate, attuale responsabile dell’Ufficio Stampa e Comunicazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Foggia, di ricordare ad alta voce Bruno Orsini, l’amico e collega di tante esperienze comuni, che sinceramente non vorremmo dimenticare troppo presto. Possibilmente mai.

 

Bruno, arrivederci

 

di Nino Abate

 

Bruno ha percorso la sua breve esistenza terrena vivendo e pagando sulla pelle le contraddizioni di uno spirito libero e inquieto, spesso irrituale rispetto alle  mode, alle tendenze, al lavoro, rispetto alla sua stessa professione.  

 

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INTERVENTI/2
Invito alla riflessione

di Enrico Ciccarelli

E’ sempre piuttosto imbarazzante leggere cose come quelle scritte da Luca D'Andrea a proposito della «Grande Provincia»: non perchè i valori di affetto e di umana comunione che egli rivendica a merito di quel corpo redazionale non siano importanti e condivisibili, ma per la drammatica distanza che esiste fra quelle premesse e il proseguimento dell'argomentare. Nemmeno io credo che il valore de «La Grande Provincia» si debba collegare al numero di copie vendute: si tratti delle settemila millantate sul sito Manzoni, delle duemila azzardate su Prima Comunicazione, delle scarse trecento di cui ho notizia io, un prodotto giornalistico si valuta anche e soprattutto tenendo conto di altri criteri. La mia convinzione che «La Grande Provincia» sia un prodotto giornalistico arrogante, goffo, a tratti involontariamente comico (il che non vuol dire che non vi si rinvenga occasionalmente qualche articolo ben scritto o qualche argomento trattato in maniera esauriente) non dipende affatto dalle vendite. Il dato diffusionale non è indifferente rispetto ad altre considerazioni, ma è vero quello che dice D'Andrea: il dovere del giornalista è impegnarsi al massimo, quand'anche il suo lavoro sia destinato ad un unico lettore. Il giovane collega ha altresì ragione a dire che dall'esterno è facile giudicare; ma gli sfugge che questa è anche la condizione indispensabile per farlo.

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Anno 3, n. 81
17 marzo 2003

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