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APPROVATA LA LAPIDAZIONE DI AMINA
ALLA FINE
HANNO APPROVATO LA LAPIDAZIONE DI AMINA
Il
Tribunale supremo della Nigeria ha ratificato la condanna a morte per
lapidazione di AMINA; ha solamente posticipato l'esecuzione di due mesi
per permetterle di allattare il suo bambino.
Trascorso
questo termine la sotterreranno fino al collo e l'ammazzeranno a
sassate, a meno che una valanga di dissensi non riesca a dissuadere le
Autorità Nigeriane.
Amnesty
International chiede il tuo appoggio tramite la tua firma nelle sue
pagine web. Mediante una campagna di firme come questa si salvò in
passato un'altra donna, Safiya, nella stessa situazione. Sembra che per
AMINA abbiano ricevuto pochissime firme.
Contatta
subito:
e firma
per AMINA
Non
pensare che non serva a niente; all'altra donna salvò la vita. E scusa
se è poco.
Fai
circolare questo messaggio fra le persone che sai sensibili a questa
orribile minaccia di morte.
________________________________________ Nel
preparare il pezzo per fare un riassunto dell'ultimo anno di pubblicazioni
del «Vadonline» mi sono accorto che l'articolo che avevo preparato per
salutare i due anni di pubblicazioni andava modificato. In negativo. Non
potevo limitarmi ad un saluto convenevole d'auspicio di buon lavoro. Avevo
scritto che in questi due anni di presenza siamo riusciti a «infiltrarci»
e far entrare i lettori e gli addetti in un mondo che é ostile.
Paradosso: il giornalista vuol parlare agli altri di ciò che accade ma é
molto restio a parlare di sè e mettere in discussione la propria
professionalità. Peggio se gli altri sono «colleghi» che svolgono il
proprio lavoro su un piano diverso. ___________________________________
Due
anni fa, era il 7 aprile come oggi, faceva la sua comparsa in rete ‘il
Vademecum - settimanale di informazione su chi fa informazione’. Non
ci dilungheremo con l’autocelebrazione fine a se stessa ma spenderemo
qualche parola solo per chiederci, e chiedervi, se davvero abbiamo fatto
fino in fondo ciò che ci eravamo proposti di fare e che è
indissolubilmente legato proprio a quella specie di slogan che accompagna
la testata. Volevamo
raccontare come a Foggia, in questo lembo d’Italia ultimo nelle
statistiche e primo nel lamentarsene, vengono vissuti la professione
giornalistica, il mestiere di editore, la voglia di raccontare, la paura
di esporsi, la furbizia dei tanti. Noi
crediamo di esserci riusciti, al di là dei tanti errori, delle frivolezze
e delle cadute di stile nelle quali anche il ‘Vadonline’ qualche volta
è incorso.
___________________________________
NINO ABATE (Responsabile dell’Ufficio Stampa dell’Azienda
Ospedaliero-Universitaria di Foggia) di
Maurizio De Tullio Ha
fatto scalpore una recente sentenza emessa dal Tribunale di Biella, in
Piemonte, in tema di uso improprio delle immagini a scopo giornalistico.
Sul bisettimanale locale ‘L’Eco
di Biella’, era stato pubblicato qualche tempo fa un servizio sugli
automobilisti che al volante della propria auto vengono trovati in
possibile stato di ebbrezza. Per
illustrare l’articolo, il giornale aveva inserito la foto di un
automibilista mentre si sottoponeva al controllo etilometrico effettuato
dalla Polizia Stradale. Tutto regolare? Per niente, anzi. Il giudice ha
infatti considerato lesiva della riservatezza della persona quella
immagine posta incontrollatamente in pubblico.
Stavamo già
rallegrandoci del fatto che, poco per volta, la stampa locale stava
perdendo il vizio di lavorare copiando, quando ecco un nuovo caso che non
possiamo fare a meno di annoverare nella nostra
rubrìca, da poco
ribattezzata ‘Guardia e Ladri’. |
Anno 3, n. 84 IN
QUESTO NUMERO
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