Sentenza della Cassazione sulle interviste diffamatorie

 

Il giornalista non può sempre essere punito se l'intervista è diffamatoria: questa la sintesi di un'importante sentenza emessa dalle sezioni unite della Cassazione.

Fino ad oggi il giornalista aveva sempre risposto del reato di diffamazione alla pari con l'autore della dichiarazione raccolta nell'intervista. Ora, il Supremo Collegio ha stabilito che in certe condizioni il giornalista che riporta fedelmente una dichiarazione diffamatoria non è responsabile della violazione dell'onore o della reputazione, poiché ha esercitato il diritto di cronaca.

Quali sono queste condizioni, nelle quali solo l'autore delle dichiarazioni può essere condannato?

Primo: che il giornalista sia rimasto "neutrale", cioè abbia riportato le frasi ingiuriose senza manifestare opinioni o pronunciare egli stesso frasi ingiuriose, riportando ben chiaro che quelle riportate sono le dichiarazioni di un singolo e non un fatto storico. Secondo: che la pubblicazione delle frasi ingiuriose abbia carattere di pubblico interesse (se si pubblica un'intervista con un personaggio pubblico, su un tema che riguarda la vita collettiva, l'opinione pubblica ha diritto di sapere, a differenza di quanto accade se l'opinione è strettamente privata, o riguarda vicende personali).

La sentenza della Cassazione, pur con i suoi limiti, risolve casi delicati che in passato avevano portato alla condanna di giornalisti che avevano riferito correttamente affermazioni anche di grande rilevanza, come nel caso di interrogazioni parlamentari con contenuti ingiuriosi.

 

Fonte: Ordine nazionale dei Giornalisti