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COMUNICATI In questa rubrica ospitiamo
i comunicati stampa che ci pervengono da enti pubblici e privati. Di norma
vengono pubblicati integralmente (eventuali errori compresi...) e tagliati
solo in caso di eccessiva lunghezza o se dai contenuti irriguardosi o
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dei comunicati stampa intende agevolare i lettori i quali possono così
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può pertanto far pervenire alla redazione del "Vademecum on
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214 - 71100 Foggia). I comunicati pubblicati non
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pertinenza esclusiva dei loro autori. Siate possibilmente brevi, chiari e
corretti nella stesura. Grazie. dall'Amministrazione
Provinciale di Foggia
Comunicato
stampa N. 264 del 29 luglio 2003 (264 –
C.M.) CONSIGLIO PROVINCIALE: IL PRESIDENTE STALLONE PRESENTA LE PROPRIE
LINEE PROGRAMMATICHE. RINVIATA L’ELEZIONE DEI VICEPRESIDENTI. Lasciarsi guidare dal territorio, valorizzandone le
potenzialità ed affrontando le emergenze che impediscono la piena
espressione delle sue risorse: è questa l’idea alla base del programma
di governo che il Presidente della Provincia di Foggia Carmine
Stallone ha presentato questa mattina al Consiglio Provinciale. Il testo dell'intervento del presidente Carmine Stallone Signor Presidente del
Consiglio, Colleghi Consiglieri ed Assessori, Signore e Signori, La nostra assise è oggi
chiamata ad un adempimento tutt’altro che formale: l’approvazione
delle linee di governo che ispireranno la nostra azione
politico-ammini-strativa durante il mandato che ci è stato affidato dai
cittadini. Per la prima volta, la
presentazione e l’esame delle linee si svolgono secondo la nuova
procedura, che esalta l’ìmportanza di questo passaggio. Un’amministrazione locale
non può governare all’insegna dell’improvvisazione e della
provvisorietà. Non può farlo per una ragione etica, perché ha ottenuto
il consenso dei cittadini sulla base di un programma elettorale. Non può
farlo in modo particolare un’amministrazione come la nostra, chiamata a
governare un territorio complesso ma nello stesso tempo di straordinario
valore. Oggi dunque non celebriamo
un rito, qualcosa che si deve fare in ossequio alla legge ed allo statuto.
Oggi poniamo le basi concrete del nostro cammino per I prossimi anni, con
l’augurio che sia un cammino denso di risultati e di soddisfazione sia
per l’amministrazione, sia per il territorio. La quintessenza del nostro
programma, del resto, sta proprio in questo: rendere il rapporto tra
amministrazione e territorio qualcosa di sempre più stretto e profondo,
fino a farlo diventare un binomio inscindibile. Non è facile, non sarà
facile. Però è un obiettivo decisivo per cercare di dare alla Capitanata
prospettive migliori di quelle che le riserva un presente molto critico. Si tratta di far diventare
l’amministrazione provinciale una risorsa centrale per il governo e lo
sviluppo del territorio, partendo dalla consapevolezza che il territorio
ha in se stesso tutte le risorse necessarie per costruire lo sviluppo. La nostra amministrazione
si insedia all’indomani di due consiliature molto ricche di intuizioni,
che hanno considerevolmente modificato, per non dire rivoluzionato, la
fisionomia istituzionale dell’Ente Provincia. Prima dell’esperienza
Pellegrino, la Provincia era un ente relegato a poche funzioni, che non
riguardavano la totalità dei cittadini. Possiamo dire che oggi
l’amministrazione è diventato un Ente a 360 gradi, un punto di
riferimento nelle strategie che riguardano il territorio, l’ente che,
per eccellenza, è in grado di cercare di risolvere al meglio
l’equazione territorio-sviluppo. Ma proprio perchè la sfida
che ci attende è estremamente più impegnativa di quanto non fosse un
decennio fa, il compito è ancora più arduo, ed esige tutto il nostro
sforzo, il nostro impegno, la nostra dedizione. Tutto ciò ha posto,
infatti, la Provincia di Foggia al centro di nuovi bisogni e di nuove
domande sociali, e questo è, da un lato, qualcosa di estremamente
affascinante, perché finalmente la Provincia può rappresentare una
risorsa importante per lo sviluppo di tutta la Capitanata, ma dall’altro
è qualcosa di molto problematico, perché il nostro bilancio non può
contare su risorse illimitate e deve fare i conti, anzi, con emergenze
endemiche, quali la precaria situazione della viabilità provinciale, le
necessità di adeguamento degli istituti scolastici da noi dipendenti,
esigenze, queste, assolutamente prioritarie. Non sarà facile affrontare
questa situazione: bisognerà farlo attraverso l’ottimizzazione delle
risorse, attraverso una sempre più rigorosa programmazione finanziaria,
e, soprattutto, attraverso l’esaltazione del ruolo del consiglio
provinciale, in quanto sono fermamente convinto che più collegiale è una
decisione, una scelta, maggiore è la possibilità che essa abbia
successo. Bisognerà lavorare con molta efficacia anche per cercare di
superare i limiti imposti dalle ristrettezze della finanza locale,
attraverso la mobilitazione di risorse finanziarie “altre” rispetto ai
trasferimenti dello Stato e della Regione. Penso soprattutto alle
opportunità offerte dall’Europa comunitaria, ma occorre in questo senso
una progettualità alta, consapevole, orientata ad affrontare e risolvere
le grandi emergenze territoriali. Lo abbiamo scritto a chiare
lettere nel programma, sottolineando come nessuna prospettiva di sviluppo
e di riscatto sarà possibile per la Capitanata, se non verranno
preventivamente affrontati e sciolti i tanti nodi che ne impediscono il
decollo: la dotazione infrastrutturale ancora largamente incompleta; lo
spopolamento delle aree interne ed il loro dissesto idrogeologico, la
drammatica emergenza dell’ordine pubblico, la crisi idrica, i problemi
provocati sulla mobilità delle merci e delle persone da una viabilità
nazionale, regionale e provinciale senz’altro al di sotto degli standard
messi in campo dalle altre province pugliese e meridionali. In quest’ottica, voglio
cogliere l’occasione di ringraziare I consiglieri per I contributi di
grande pregio che hanno manifestato nello scorso consiglio provinciale, e
mi riferisco sia ai consiglieri di maggioranza, sia a quelli di minoranza.
Ricordo le sollecitazioni che già in quella sede sono venute, per
affrontare I gravi problemi del nostro territorio. Chi sollecitava la
necessità di intrattenere un rapporto ancora più forte di quanto non sia
stato fino ad oggi con la Regione Puglia, sottolineando che una maggiore
collaborazione con tale Ente avrebbe portato ad un più proficuo
coordinamento tra le azioni intraprese dalla Provincia con quelle della
Regione. E ancora, I suggerimenti venuti da quanti ricordavano la necessità
di mantenere in piedi gli strumenti della programmazione negoziata, uniche
realtà di concreto sviluppo presenti sul nostro territorio. Proprio, da
ultimo, mi è capitato per motivi di lavoro di recarmi a Napoli ed ho
avuto occasione di constatare I lavori che si stanno realizzando nella
zona industriale di Ascoli-Candela, grazie anche al contributo di 6
miliardi delle vecchie lire concesso dall’Ente Provincia per far sì che
tale patto potesse decollare quanto prima. Non voglio fare un elenco degli
interventi che sono stati fatti nell’ultimo consiglio, tutti costruttivi
ed apprezzabili, tuttavia, in questo periodo in cui l’emergenza idrica
è un problema di rilevanza nazionale, come non ricordare I suggerimenti
emersi in relazione alla necessità di programmare una serie politica
delle acque e degli invasi. Così pure, voglio sottolineare le qualificate
proposte che, riprendendo spunti già compresi nel programma elettorale,
sono giunte per la valorizzazione delle zone lagunari, per la zootecnia,
per la valorizzazione turistica del Subappennino ed inoltre per la
creazione di strumenti operativi moderni per l’esaltazione della
funzione sociale dello sport. Tutto questo ha trovato un adeguato rilievo
nel documento programmatico. Il nostro programma, così
arricchito, potrà essere, almeno lo speriamo un efficace strumento per
affrontare una congiuntura che si presenta delicata e ancora più
complessa. Basti pensare all’ imminente allargamento dell’Unione
Europea, che mette in discussione gli attuali equilibri e le strategie di
sostegno alle aree dell’obiettivo uno, con il rischio per la nostra
provincia di rimanere ancora più estranea e lontana rispetto alle
dinamiche di sviluppo del versante adriatico. Corriamo il rischio di
diventare il Sud del Sud, se non interverrà una inversione di tendenza. Qualcuno potrà obiettare
che invocare il completamento della superstrada garganica o il raddoppio
della statale 16 non rientra nelle strette funzioni istituzionali della
Provincia, e questo è sicuramente vero per quanto riguarda l’aspetto
relativo al finanziamento ed alla realizzazione di queste opere. Ma invocare la soluzione
dei problemi, confrontarsi con il governo nazionale e quello regionale,
cercare di promuovere attorno alle priorità, alle emergenze le più ampie
convergenze delle istituzioni, delle forze sociali e culturali significa
esercitare fino in fondo il ruolo di ente intermedio che la legge affida
alla nostra Amministrazione. Rinunciare a questo ruolo
significherebbe frantumare e parcellizzare la missione istituzionale della
Provincia di Foggia in mille rivoli settoriali, incapaci di produrre una
visione ed una strategia unitaria di sviluppo. E’ precisamente a questo
ruolo che pensiamo, quando nel programma abbiamo più volte sottolineato
la necessità di lasciarsi guidare dal territorio, di porsi in un
atteggiamento di costante lettura ed ascolto dei suoi problemi, dei suoi
bisogni. La Capitanata - proprio
perché è una provincia-regione che possiede un territorio così ricco ed
articolato, ma anche così complesso e difficile - ha bisogno assoluto di
un ente intermedio che sia in grado di interpretarne e veicolarne i
bisogni. Spero in una Provincia
in grado di diventare una sorta di “camera di composizione” dei
diversi interessi e dei diversi bisogni espressi dai cittadini, della
società civile, dalle imprese e dal sindacato: una Provincia in grado,
mentre comprende e compone questi bisogni, di orientarli verso un grande e
comune progetto di futuro. Perché possono dividerci il passato ed il
presente, ma credo che il futuro sia qualcosa che in un certo senso deve
andare oltre l’ideologia, gli schemi di partito, per vederci quanto più
possibili uniti, almeno sui grandi temi. E’ proprio per questo che
il nostro programma si mantiene, per così dire, molto con i piedi per
terra per quanto riguarda le politiche settoriali, per esprimere uno
sforzo particolare sulle questioni di metodo. Perché l’Ente Provincia
possa essere all’altezza del ruolo che ho delineato, occorrono un metodo
nuovo ed una nuova filosofia dell’azione di governo. Vi prego di non
fraintendermi: ogni volta che parlo della necessità del “nuovo”
sembra sempre che voglia far scattare chissà quale discontinuità
rispetto al passato. Sottolineare la necessità di un metodo, di una
mentalità nuova, non significa discontinuità, ma, al contrario, cercare
di dare concretezza e respiro ad altre intuizioni delle amministrazioni
che ci hanno preceduto: l’idea di un Ente Provincia che sia un fattore
propulsivo per lo sviluppo della Capitanata. Ho esemplificato questo
metodo nuova, questa nuova filosofia nelle piazze e nelle decine di
incontri di questi mesi parlando della importanza di governare con il
sorriso e nella moderazione. Dove sorriso e moderazione significano
discussione, confronto, tenace ricerca delle più ampie convergenze
possibili. L’ente intermedio non può farsi da solo, ma deve farlo
attraverso il rapporto ed il confronto costante con i comuni, con le
comunità montane, con gli altri enti territoriali, con l’università e
il mondo della scuola e della ricerca, con le associazioni di categoria ed
il mondo del lavoro, con le forze sociali e culturali. Tante cose ho
imparato in questi incontri: di alcune mie idee ho avuto conferma, di
altre ho avuto modo di riflettere più ponderatamente. Ne è esempio la
questione aeroportuale, che credo debba imporci ulteriori momenti di
riflessione. Il programma non è scevro
da indicazioni molto precise e dettagliate su questo: se vogliamo
lasciarci guidare dal territorio, occorre che la consultazione e
l’ascolto non siano qualcosa di eccezionale, ma divengano prassi
costante, modo d’essere quotidiano dell’Amministrazione. Con questo spirito, con
questa speranza, con questo impegno affidiamo la bozza di programma -
della quale, se vorrete, mi accingo a darvi lettura – all’esame ed
alla discussione di questo onorevole consesso. Esprimo fin d’ora tutta
la mia più ampia disponibilità a prendere in esame con ogni attenzione
gli emendamenti che verranno suggeriti o presentati dai consiglieri
provinciali, così come prevede il nostro Statuto. Vi prego soltanto di mantenere la necessaria coerenza con l’impostazione di fondo del nostro documento: ispirando cioé le proposte, I suggerimenti, gli emendamenti ad un realismo che non rifugge dal guardare con ottimismo verso il futuro, senza mai dimenticare, tuttavia, l’ampiezza e la gravità dei problemi che abbiamo di fronte. Grazie.
Linee programmatiche: PROVINCIA
DI FOGGIA LINEE
PROGRAMMATICHE DELL’AZIONE DI GOVERNO (Art.
37 dello Statuto Provinciale) GOVERNARE
CON LA GENTE LA CAPITANATA DEL TERZO MILLENNIO PREMESSA Le seguenti linee programmatiche derivano dal programma elettorale della coalizione che mi onoro di rappresentare e si sottopongono all’esame del Consiglio Provinciale in ottemperanza alle disposizioni di cui al comma 3° dell’art. 37 dello Statuto Provinciale. Ci
si richiama al citato documento per quanto riguarda l’analisi della
complessiva situazione economico-sociale della Capitanata, intendendosi le
presenti linee programmatiche come strumento di attuazione del programma
elettorale. Si tratta, infatti, di realizzare quanto proposto ai
cittadini, collocandolo nel contesto funzionale ed organizzativo
dell’Ente Provincia, in coerenza, però, con le compatibilità del
Bilancio. Gli obiettivi generali dell’Amministrazione riguardano: 1.
la soluzione delle diverse emergenze che angustiano il territorio
provinciale, impedendogli di sprigionare tutte le sue risorse; 2.
la valorizzazione del territorio stesso attraverso le politiche
settoriali rivolte a qualificarlo,
in quanto risorsa peculiare per il futuro della Capitanata; 3.
l’ottimizzazione delle strutture amministrative, attraverso un
assetto organizzativo, funzionale e finanziario coerente con la nuova
fisionomia istituzionale che essa ha raggiunto. L’idea
di fondo, che ispira le linee programmatiche, è che il territorio dev’essere
una costante fonte di ispirazione per l’iniziativa della Provincia:
dobbiamo farci guidare dal territorio, dalla sua approfondita conoscenza,
dalla volontà di affrontarne le emergenze e, nello stesso tempo,
valorizzarne le potenzialità e le azioni già opertative. Per
le sue caratteristiche istituzionali, per il rapporto che è riuscita a
creare con i cittadini, la Provincia del terzo millennio si candida a
svolgere un ruolo attivo e propulsivo per lo sviluppo dell’economia e
del lavoro, per la qualità
della vita delle popolazioni.
LE
EMERGENZE
L’elenco
delle emergenze che l’Amministrazione ritiene di dover affrontare
comprendono sia quelle che nel programma elettorale venivano definite
quali “precondizioni” sia quelle individuate quali “priorità”, le
une e le altre devono costituire l’asse portante dell’azione di
governo della Provincia nel quinquennio. Si
tratta, in particolare, di: ·
la
difesa della legalità e della pace; ·
la
disoccupazione giovanile e lo sviluppo dell’economia attraverso il
rilancio dell’agricoltura, dell’artigianato tipico, del turismo, del
settore manifatturiero ed una politica di uso a fini produttivi dei
giacimenti culturali e dei beni ambientali; ·
il
disagio sociale; ·
le
aree interne del Subappennino e del Gargano ed il loro recupero sociale e
produttivo. PACE
E LEGALITÀ Nel
mondo attuale non ci sono più distanze: tutto riguarda tutti. Ciascuno di
noi può e deve fare qualcosa per la pace, perché il mondo non conosca più
guerre, perché l’aberrante fenomeno del terrorismo venga bloccato. È
necessario che tutti, a partire dalle Istituzioni locali, si impegnino
affinché la pace venga
tutelata, il nostro Paese rispetti scrupolosamente lo spirito pacifista
della Costituzione, la Provincia di Foggia diventi un baluardo di pace,
consolidando e sviluppando la positiva esperienza di “Palazzo
Dogana, ambasciata di pace”. Operare
per la pace, educare alla pace, vivere in pace può contribuire a
migliorare un tessuto civile che mostra preoccupanti segni di
lacerazione e di disgregazione. Sempre più spesso, purtroppo, in
Capitanata, le cronache quotidiane raccontano episodi di grave e gratuita
violenza, di sopraffazione, di ingiustizia. Occorre,
quindi, costruire le condizioni per una maggiore sicurezza dei cittadini e
per una migliore qualità della vita, educare alla legalità, porre un
argine contro la criminalità organizzata e la microcriminalità, che
impediscono una crescita equilibrata della società. Le istituzioni locali
debbono, pertanto, operare con la massima trasparenza e la massima legalità
possibile. Il
Mezzogiorno ha un’economia condizionata dal cosiddetto “zavorramento
mafioso”. L’anima parassitaria della criminalità organizzata
“succhia” ricchezza, frena la produzione, impedisce il potenziale
sviluppo. Senza questa zavorra, il PIL del Mezzogiorno sarebbe
potenzialmente al 97,1 rispetto a 100 del centro-nord. Ed invece è ad un
misero 57,5%. Sono
così andati in fumo, negli ultimi vent’anni, 180mila posti di lavoro
per anno. La criminalità ha frenato la propensione agli investimenti, ha
alimentato la sfiducia. La voragine finanziaria determinata da scelte
politiche legate a motivazioni partitiche alziché economiche ha
determinato un ulteriore danno di almeno 5.000 miliardi di lire
all’anno. È
pertanto evidente che la lotta alla corruzione e l’impegno per la
trasparenza nell’amministrazione pubblica sono strategici per evitare
l’esclusione della Capitanata dai mercati nazionali ed europei. S’impone
dunque la necessità di “progettare” in modo chiaro lo sviluppo della
legalità, attraverso il metodo sperimentato della “concertazione per la
legalità”. Intendiamo, cioè, promuovere, in analogia a quanto si è
sperimentato nell’ambito della programmazione negoziata per
l’economia, un vero e proprio “tavolo di concertazione per la legalità” con il compito di
produrre e perfezionare nuovi paradigmi per la diffusione della cultura
della legalità: la proposta a livello locale e regionale di norme,
regolamenti, leggi, protocolli, buone prassi che agevolino e sostengano
anche finanziariamente le attività di educazione alla legalità;
l’avvio di programmi di educazione alla legalità; lo scambio di
esperienze. Assieme
alle azioni che si illustrano nella parte conclusiva del programma per
quanto riguarda la “rete delle conoscenze”, verrà organizzato uno sportello
telematico, in rete con il tessuto civile della provincia (no profit,
volontariato, cooperative sociali, associazioni culturali) incentrato
sugli atti amministrativi, non solo nei percorsi conclusivi ma anche nei
procedimenti intermedi. LAVORO ED ECONOMIADobbiamo
essere consapevoli che oggi il problema dei giovani in cerca di lavoro può
essere affrontato soltanto attraverso due strumenti: lo sviluppo generale
dell'economia locale – di una economia da rendere sempre più
“compatibile” con le nostre peculiarità - ed un mercato del lavoro
che consenta alla domanda ed all'offerta di incontrarsi più facilmente,
attraverso lo strumento fondamentale della formazione professionale, che
deve formare i giovani in cerca di prima occupazione affinché rispondano
più facilmente alle opportunità che gli si presentano. Cruciale, sotto
questo profilo, è il raccordo tra la formazione professionale,
l’imprenditoria, ed il sistema scolastico da orientare verso
l’eccellenza, al fine di formare figure in grado di essere positivamente
e rapidamente impiegate nel mercato del lavoro. La
Provincia può svolgere un ruolo importante in proposito, anche attraverso
le nuove funzioni che le sono state attribuite in materia di politiche
attive del lavoro: i Centri
Territoriali per l’Impiego e la rete degli Sportelli al Cittadino
devono rappresentare uno strumento capillare ed innovativo di orientamento
dei giovani, sia verso il mercato del lavoro, sia verso le opportunità
formative. La
concertazione: strumento vincente per il rilancio dell’economia L’economia
provinciale può venire rilanciata se si rimette in moto un circolo
virtuoso che deve vedere tutti protagonisti e compartecipi: le autonomie
locali, il mondo dell’impresa e del lavoro, ma soprattutto i giovani. La
forza lavoro, la risorsa-uomo è una grande risorsa per lo sviluppo: a
patto che sia formata adeguatamente, consapevole della propria funzione,
capace di elaborare e di costruire un progetto di futuro. La
questione del lavoro deve intrecciarsi strettamente sia con le politiche
sociali (lotta al crescente disagio sociale), sia con la formazione
professionale. E’ vero che è ormai definitivamente tramontata
l’epoca del “posto fisso”, ma è vero anche che il Mezzogiorno è
assolutamente sprovvisto di meccanismi di accompagnamento dei giovani
verso il mondo del lavoro. Una
volta uscito dalla scuola, il giovane viene quasi sempre lasciato a se
stesso, e matura inevitabilmente sfiducia nelle istituzioni, nella società,
e molto spesso anche in se stesso, il che produce disagio, frustrazione,
quando non disperazione. E’
importante, pertanto, mettere in campo una strategia
di accompagnamento dei giovani verso il lavoro, dove per
“accompagnamento” si intendono sia sostegni di carattere formativo,
sia incentivi ed incoraggiamenti di natura finanziaria. L’Amministrazione
intende stare vicina ai giovani, che non ritiene né un problema né
numeri cui dar lavoro, ma prima di tutto persone, con un alto bagaglio
creativo, con la risorsa dell’entusiasmo che è importante da
sprigionare e da valorizzare: i giovani sono una scommessa di futuro. Alla
luce di quanto detto finora, gli interventi della Provincia per affrontare
il problema del lavoro e dello sviluppo saranno orientati a: ·
mettere
a disposizione dei giovani (attraverso loro cooperative o società) il
patrimonio pubblico non utilizzato della Provincia e di altri enti locali,
con particolare riferimento ai beni culturali; ·
favorire
un programma di “educazione permanente” rivolto in modo particolare ai
giovani e meno giovani che non proseguono negli studi, da recuperarsi
attraverso interventi di formazione e di riqualificazione orientati anche
al rilancio dei “vecchi mestieri” che stanno scomparendo; ·
istituire,
aprendolo anche all’esterno, uno sportello sui finanziamenti comunitari,
avente non soltanto una funzione informativa, ma anche e soprattutto di
formazione e di accompagnamento a beneficio delle società, delle
cooperative e delle associazioni giovanili che intendano cimentarsi per le
opportunità comunitarie ·
promuovere
un progetto pilota da attuarsi in collaborazione con le cooperative
sociali, affidando ad essi la gestione degli impianti sportivi e delle
palestre scolastiche della Provincia; ·
sostenere
i giovani nella ricerca di un posto di lavoro, promuovendo un’azione
capillare di orientamento e di informazione sulle opportunità del mercato
del lavoro, attraverso i Centri territoriali per l’impiego, che vanno
riconvertiti così come del resto previsto dalla legge di riforma; ·
agevolare
un più efficace incontro tra la domanda e l’offerta del lavoro,
attraverso un programma di formazione professionale concordato con le
imprese ed orientato a soddisfare i loro bisogni di manodopera, che vanno
costamente monitorati, per ridurre i tempi dell’attesa di una prima
occupazione; ·
sostenere
le iniziative di lavoro autonomo dei giovani in cerca di prima
occupazione, attraverso incentivi collegati a quelli nazionali, comunitari
e regionali, utilizzando a tal fine il Regolamento che eroga contributi a
fondo perduto alle imprese, opportunamente ampliato e modificato. ·
promuovere
un programma d’intervento e di sviluppo rivolto in particolare al mondo
dell’impresa sociale, da sostenersi senza il ricorso a finanziamenti
aggiuntivi, ma attraverso le opportune modifiche al vigente regolamento
per gli incentivi alle imprese. L’Amministrazione
Provinciale deve inoltre consolidare il suo ruolo di governo e
coordinamento nei confronti dell’economia provinciale, già espresso con
grande efficacia in questi anni nella gestione della programmazione
negoziata, che ha prodotto, in provincia di Foggia, oltre al contratto
d’area di Manfredonia, sei patti territoriali (il patto per Foggia, il
patto di Ascoli, Candela, Sant’Agata, il patto verde, il patto pesca, il
patto Prospettive per il Subappennino, il patto del Fortore Pugliese). I
settori più intensamente interessati dalle iniziative ammesse a
finanziamento riguardano l’agroalimentare, l’agricoltura, il turismo,
la pesca. La Provincia di Foggia risulta essere tra le Province del
Mezzogiorno che hanno maggiormente fatto ricorso a questo strumento che, a
tutt’oggi, ha attirato sul territorio finanziamenti per circa 65 milioni
di euro, con la realizzazione di 40 attività produttive ed un occupazione
aggiuntiva di circa 250 unità. Sono
cifre confortanti e molto significative che rilanciano il ruolo strategico
dell’Ente Provincia quale “enzima dello sviluppo”, anche in
considerazione del fatto che i patti possono dirsi attuati solo al 35%
delle loro potenzialità. Il
consolidamento del ruolo di “cabina di regìa” dell’Ente Provincia
può essere affidato alla Consulta
Provinciale per l’Economia ed il Lavoro cui si intende
attribuire un ruolo che non sia
semplicemente consultivo, ma che si caratterizzi in due direzioni
essenziali: ·
l’essere
cerniera e tavolo permanente di una concertazione che guarda e va oltre
gli stessi strumenti finanziari della programmazione negoziata, per essere
luogo privilegiato di elaborazione dello sviluppo; ·
svolgere
la funzione di “ascolto del territorio”: del resto, in seno alla
Consulta sono già presenti le più pregnanti espressioni sociali,
economiche e culturali del territorio. Tale
funzione di ascolto si esprimerà nella redazione di un “libro
bianco per lo sviluppo ed il lavoro” al quale la Provincia di Foggia
intende affidare ed
uniformare le proprie strategie in merito all’economia ed al lavoro per
la prossima legislatura ed ispirare il Piano Territoriale di
Coordinamento, ormai in fase avanzata di elaborazione, ritenendo
necessario che l’aspetto tecnico venga affiancato da quello politico e
culturale: il piano dev’essere frutto di una elaborazione il più
possibile collettiva e partecipata. DISAGIO SOCIALE E QUALITÀ DELLA VITAIl
disagio sociale è un fenomeno davvero inquietante, è qualcosa che
possiamo respirare, leggere nello sguardo dei giovani che tradisce
l'incertezza che essi hanno sul proprio futuro. E' chiaro che, se il
disagio nasce dall'incertezza, dalla disoccupazione, il problema va
affrontato prima di tutto sul versante dell'economia e dello sviluppo. Ma
è difficile immaginare un giovane angosciato, disperato che si occupa
positivamente del proprio futuro. Le politiche sociali devono costituire
per la Provincia un impegno
costante, non occasionale, da attuare con la più ampia partecipazione
della cittadinanza attiva ed organizzata, del mondo del volontariato e
delle associazioni, del mondo dello sport, con i quali vanno studiate forme
di sussidiarietà orizzontale. Non
vogliamo avere con la cittadinanza attiva ed organizzata un rapporto
formale, fine a se stesso, ma stimolare una partecipazione autentica, sia
ai processi decisionali, sia a quelli di gestione degli interventi,
soprattutto in materia di politiche sociali e culturali. Governare con la
gente non sarà per noi uno slogan e basta, ma un metodo costante di
governo. Si rinvia, in proposito, alla parte conclusiva del presente
documento programmatico, che prevede la formalizzazione di un modello di buon
governo, fondato su un nuovo strumento di democrazia e di
partecipazione: la rete delle
conoscenze. Combattere
il disagio significa promuovere una migliore qualità della vita, ma anche
garantire ai cittadini meno fortunati pari opportunità di inserimento
sociale, di integrazione. Nell’ambito delle politiche sociali
dell’Ente Provincia, ritaglieremo uno spazio di particolare rilevanza
alle politiche a favore dei disabili, soprattutto attraverso l’adozione
di “azioni positive” rivolte a garantire loro pari opportunità, come,
ad esempio, l’istituzione di borse di studio e borse lavoro che ne
facilitino il percorso di formazione e l’inserimento nel mondo del
lavoro. È inoltre necessario esprimere una spinta positiva verso la
Regione per una più avanzata legislazione in materia di politiche sociali
e di gestione dei servizi. SUBAPPENNINO E GARGANO INTERNOIl
recupero produttivo delle aree interne non deve costituire una priorità
solo in ossequio ad un elementare principio di giustizia sociale e civile.
Siamo fermamente convinti che le colline del Subappennino e del Gargano
interno posseggano – basti pensare ai loro giacimenti culturali –
importanti risorse da valorizzare e da mobilitare per lo sviluppo
dell’intera Capitanata. Perché possa essere messo in moto il processo
di riscatto, queste zone vanno sottratte dall’isolamento, prima di tutto
attraverso il potenziamento della
viabilità, la sistemazione
idro-geologica del territorio (questione che dev’essere affrontata
essenzialmente dal Governo centrale e regionale, con risorse economiche
adeguate), l’attivazione di tutte le iniziative e gli interventi
necessari per portare le persone ad
“abitare” le aree interne, invertendo i processi di spopolamento
che le stanno interessando, drammaticamente confermati dai dati
dell’ultimo centimento: se non si arresteranno la crisi demografica e i
processi di emigrazione che le angustiano, sarà molto difficile parlare
di riscatto. Sottolineando
quanto di positivo ed importante ha già fatto la Presidenza del Consiglio
Provinciale, che ha sostenuto, tra gli altri, il varo di una legge a
favore dei piccoli comuni, in collaborazione con associazioni e forze
culturali operanti nell’area, occorre adesso rendere più sistematica
questa opzione strategica, procedendo alla costituzione di un’Agenzia
per la valorizzazione e lo sviluppo delle aree interne e dei piccoli
comuni. Per
riportare le persone ad insediarsi ed a restare volentieri nei centri maggiormente colpiti da questo
fenomeno, è opportuno varare progetti
pilota per il lavoro a distanza e per il ricorso a forme di part time
che, liberando il tempo per i residenti, possano favorire la ripresa di
un’agricoltura di qualità (agricoltura biologica, prodotti tipici,
allevamenti e zootecnia, attività che richiedono di abitare in campagna). Occorre
rimuovere anche taluni fattori che attualmente penalizzano i cittadini
residenti, come il costo della mobilità che colpisce soprattutto i
giovani studenti, costretti al pendolarismo, perché frequentano istituti
di istruzione secondaria ubicati nei centri maggiori. Si studieranno forme
per ridurre le tariffe del
trasporto pubblico, affermando così il principio di un diritto allo
studio equo e concreto, per tutti i cittadini. Inoltre, occorre un
miglioramento dei collegamenti e dei trasporti tra i diversi Comuni, per
favorire il raggiungimento dei Centri di servizio dislocati sul
territorio. Occorre
inoltre prevedere una più avanzata ed efficace politica in materia di
servizi socio-sanitari, soprattutto a vantaggio dei cittadini anziani. In
una parola, il programma prevede una seria integrazione del sistema
collinare con quello, più forte, del Tavoliere.
LE
POLITICHE SETTORIALI PER COSTRUIRE IL SISTEMA CAPITANATA
Come
già detto, le politiche settoriali dell’Amministrazione saranno rivolte
da un lato ad affrontare e cercare di risolvere le emergenze appena
delineate, dall’altro alla valorizzazione del territorio stesso
attraverso le politiche settoriali rivolte ad ottimizzarlo, in quanto
risorsa peculiare per il futuro della Capitanata. Le
politiche settoriali dovranno essere rivolte alla costruzione
di un “sistema Capitanata”, che sia in grado di dare ancora più
energia a questa nuova identità, partendo dalla consapevolezza che essa
deve diventare sistematica. La
Capitanata è una delle Province più estese d’Italia ed ha sub-sistemi
diversi ed integrabili tra loro: il Tavoliere Nord e Sud, l’asse
Foggia-Manfredonia, il Gargano ed i Monti della Daunia. Ognuno di questi
sub-sistemi ha problemi specifici, che devono integrarsi in una economia a
rete. La città di Foggia, con i suoi servizi, Manfredonia con il suo
porto ed il contratto d’area, il Gargano con le sue straordinarie e
varie bellezze naturali, con il suo Parco e San Pio, l’Alto Tavoliere e
l’agro-alimentare, il marmo e l’industria del mobilio, il Basso
Tavoliere con le produzioni agricole d’eccellenza, l’interporto di
Cerignola, Lucera ed i Monti Dauni con i propri patrimoni paesaggisti
culturali rappresentano, di fatto, un sistema che va riconosciuto e
consolidato. In
questa prospettiva, l’Amministrazione provinciale intende pensare anche
ad una possibile, proprio diversa articolazione territoriale, attraverso l’istituzione di circondari chiamati a svolgere una funzione
attiva di decentramento dei servizi. La
Provincia dovrà sforzarsi di promuovere politiche attive di integrazione
di queste aree, politiche che devono coinvolgere, essenzialmente, le
autonomie locali, al di là dell’orientamento politico delle rispettive
maggioranze: Comuni, Comunità Montane, Enti territoriali come la Camera
di Commercio, il sistema delle Fiere, l’Università, gli Ordini ed i
Collegi professionali. Si tratta di rendere permanente e costante la concertazione
tra istituzioni per consentire a tutto il sistema Capitanata di pesare
di più con la Regione Puglia, con le Regioni limitrofe, con il Governo
nazionale e con l’Unione Europea, per attuare piani e programmi che
siano appetibili anche per le imprese locali. Questa
è la sfida cui è chiamata la nuova classe dirigente. Difesa e valorizzazione dell’ambiente, materia prima per lo sviluppo sostenibile Nella
prospettiva di una valorizzazione diffusa del territorio come risorsa,
assume cruciale importanza l'ambiente, che riteniamo sia per la provincia
di Foggia una risorsa vitale. Una provincia che vive essenzialmente di
agricoltura, di turismo, come la nostra, non può permettersi il lusso di
consentire la costruzione di tante centrali
termoelettriche come quelle che ci impone il Governo, in assenza di un
piano energetico regionale e con una previsione di produzione energetica
superiore al fabbisogno del territorio. L’ambiente
– e le iniziative di difesa e di tutela, assieme alle politiche per
l’energia – devono essere interpretati come “risorsa” da
utilizzare per la ripresa economica e civile della Capitanata, come
“bene” che in quanto tale non può venire indiscriminatamente
sfruttato, ma va prima di tutto tutelato e valorizzato. Per questo, vi è
un fermo diniego alla
costruzione di tante centrali termolettriche previste dal Governo in
Capitanata e vi è l’impegno a costruire sulle tematiche ambientali un
percorso positivo, orientato alla sua tutela avanzata ed alla sua
valorizzazione, anche attraverso iniziative ed interventi direttamente
connessi alle funzioni che la Provincia ha in questo settore: iniziative
per lo sviluppo della raccolta
differenziata dei rifiuti, pulizia delle spiagge, campagne di
disinfestazione, ecc.. Inoltre,
è necessario impegnarsi con fermezza per contrastare i crescenti ed
inquietanti fenomeni di “ecomafia” che si stanno verificando in
provincia di Foggia, anche attraverso un controllo più capillare del territorio, da attuarsi attraverso il
potenziamento e la riqualificazione
del Corpo dei Vigili Ambientali che fa capo all’Ente Provincia. La
Provincia deve, poi, stabilire un rapporto costante e privilegiato con le
istituzioni ambientali operanti in Capitanata, prima tra tutte il Parco
Nazionale del Gargano. Il
Parco si è dimostrato un importante fattore di sviluppo per la
Capitanata: noi pensiamo che la positiva esperienza maturata nel
promontorio possa e debba venire replicata altrove – in modo particolare
nelle aree del Subappennino Dauno, facendo diventare la provincia di
Foggia un’area di riferimento a valenza internazionale ed europeo per
quanto riguarda le aree protette, la loro gestione, la loro capacità di
attrarre flussi turistici e quindi di essere anche di supporto
all’economia. Per
quanto riguarda le aree protette nel Subappenino, il Piano Territoriale di
Coordinamento e la Regione Puglia devono individuare e valorizzare un sistema
di parchi regionali che possa efficacemente coniugare il binomio
ambiente-sviluppo compatibile. Un
meccanismo analogo di replica va messo in moto per alcune “buone
prassi” che sono state indotte sul territorio garganico dalla
istituzione dell’area protetta, come l’ “albergo diffuso” che si
vuole sperimentare a Vico Garganico: la ricchezza di centri storici
caratterizzati da una elevata tipicità (ad esempio, Pietra Montecorvino,
Accadia, Serracapriola) rende possibile ed auspicabile l’esportazione
del modello di “albergo diffuso”, le cui modalità di attuazione
dovrebbero coinvolgere la Provincia, società
pubblico-privato, in sintesi più gente possibile. Un modello del genere può e deve essere esteso anche ad altri contesti rispetto ai quali la provincia di Foggia possiede considerevoli risorse: le aziende rurali (anche attraverso il recupero a fini turistici del considerevole patrimonio immobiliare rurale), nonché aree di grandissima valenza naturalistica e turistica come le oasi agrumarie del Gargano. Il
piano territoriale di coordinamento come strumento di futuro Ripensare alla
Capitanata come “sistema”
significa, inevitabilmente, fare i conti con le reti – materiali ed
immateriali – senza mai dimenticare che le infrastrutture sono uno
strumento fondamentale ma non esaustivo per la costruzione di un
“sistema”: ciò che conta realmente sono le persone, la risorsa uomo. Uno
strumento essenziale in questa direzione è il Piano
territoriale di coordinamento di cui l’Amministrazione si sta
dotando . Da una questione per addetti ai lavori, il P:T:C. deve diventare
un grande banco di prova per la democrazia in provincia di Foggia: un
piano territoriale di coordinamento “partecipato” nella cui
elaborazione possa, in qualche modo, essere direttamente coinvolta la
cittadinanza che viene così
messa nelle condizioni di “poter dire la sua” su un documento
di così larga importanza per il futuro. Il
piano territoriale di coordinamento dovrebbe inoltre assumere, quale
precondizione centrale ed irrinunciabile della propria sfera di intervento proprio
l’ambiente, la sua tutela, prefigurando non soltanto quanto è
necessario per un’adeguata protezione ambientale (istituzione di aree
protette, parchi, riserve) ma anche una serie di “azioni positive”
rivolte a risanare o a qualificare l’ambiente nelle situazioni di
maggiore compromissione. Un
grande sforzo va fatto in collaborazione con la Protezione Civile
(prevenzione grandi rischi) ed il Governo per risolvere la drammatica
questione del dissesto
idrogeologico, ponendo mano, prima di tutto, ad un programma di
rimboschimento delle aree maggiormente a rischio. Infatti, come si può
parlare di strade da fare o sistemare, se poi i terreni franano? Va
potenziato anche il settore della Protezione
Civile dell’Ente Provincia, completando la struttura appositamente
allestita a Candela, e creandone una analoga nella zona di Lesina-Poggio Imperiale, va promosso un programma di educazione alla protezione civile, da attuarsi
soprattutto nelle scuole. Così
configurato, il Piano Territoriale di Coordinamento può diventare lo
strumento fondamentale nella strategia di “ascolto”
del territorio di cui si è detto. Lasciarsi
guidare dal territorio significa ascoltarlo, leggerlo sistematicamente:
per questo, è necessario che il P.T.C. impartisca direttive e, nello
stesso tempo, si intrecci con le competenze istituzionali dirette che la
Provincia possiede in materia di “reti”: si pensi alla viabilità, ai
trasporti, all’ambiente. Il piano territoriale di coordinamento dovrebbe
diventare una sorta di “libro mastro” che ispiri quotidianamente gli
interventi della Provincia. Viabilità,
trasporti, infrastrutture In una prospettiva di reti che diventano “sistema” e di
un “sistema provincia” articolato in rete, una evidente importanza ha
il sistema della viabilità, dei trasporti, delle infrastrutture. La
Provincia si sforzerà per operare non solo in direzione del miglioramento
della viabilità di propria competenza, recentemente arricchitasi con il
passaggio alla Provincia delle strade ex-statali dell’Anas, ma anche per
il completamento della rete della grande viabilità che risulta
particolarmente carente in Capitanata, soprattutto il riferimento ai
seguenti obiettivi ritenuti prioritari: ·
raddoppio
della ss.16; ·
completamento della
superstrada del Gargano, con
immediata apertura delle gallerie in agro di Mattinata, attenuando quanto
più è possibile l’impatto ambientale; ·
completamento della
strada regionale n.1 – Pedesubappenninica,
strategica per sottrarre dall’isolamento le comunità che vivono nelle
zone collinari della Provincia; ·
potenziamento della
ex SS. Foggia-Troia; ·
potenziamento della
strada provinciale “Pedegarganica”,
per la realizzazione di un collegamento diretto e rapido tra il casello
autostradale di Lesina-Poggio Imperiale e la superstrada garganica
(versante Manfredonia), e di altre strade provinciali strategiche, quali
la “Beccarini”; ·
completamento della
strada provinciale Foggia-San
Giusto-Biccari, con apertura del primo tronco, già realizzato,
Foggia-San Giusto; ·
ampliamento e
sistemazione definitiva della Via
del Mare; ·
ampliamento della
strada provinciale Lucera-San
Severo. In
riferimento agli obiettivi che non riguardano direttamente le competenze
della Provincia, bisognerà condurre ogni sforzo sugli Enti Competenti
(Ministero delle infrastrutture, Anas, Regione Puglia) affinché la
Capitanata possa contare su una grande viabilità adeguata alle sue
necessità. Per
quanto riguarda la viabilità di competenza provinciale, in considerazione
della limitatezza delle risorse finanziarie disponibili, gli interventi
dovranno essere graduati attraverso la definizione di una rigorosa scala
di priorità fondata sui seguenti valori: ·
interventi di ordinaria
e straordinaria manutenzione rivolti ai collegamenti tra i centri
collinari e la pianura, serviti solo da strade provinciali (con priorità
assoluta per la strada provinciale di Roseto
Valfortore e l’ex SS. 546 “La Troiana”) ·
interventi rivolti
alla sicurezza stradale (segnaletica orizzontale e verticale nelle zone
colpite dalla nebbia) ·
interventi nelle
zone a rischio alluvionale. LE
POLITICHE PER L’ACQUA Non
si può trascurare la necessità – che va invece messa al centro di un
confronto da promuoversi con il Governo regionale e con il Governo
Nazionale – di completare il sistema infrastrutturale della Capitanata,
a cominciare dalle opere necessarie per risolvere il problema idrico ed
irriguo, vitale per la nostra agricoltura e per la nostra economia. È’ necessaria, sotto questo profilo, una politica
immediata, costante e di alto profilo, che non intervenga solo
sull’emergenza, ma pianifichi programmi per risolvere radicalmente e
definitivamente la questione sia per quanto riguarda gli invasi
da realizzarsi, sia per quanto riguarda gli invasi
già esistenti, che vanno – tra l’altro – messi in sicurezza.
Per scongiurare il ripetersi di situazioni drammatiche come quelle
determinatasi nel recente alluvione vanno completato le opere di
sistemazione del Fortore, a valle della diga di Occhito e va consolidata e
riqualificata la regimazione dei torrenti. Contemporaneamente
va affrontato il problema delle reti fognanti, che presentano in
Capitanata un pericoloso stato di obsolescenza, e del riutilizzo delle
acque reflue. Agricoltura,
risorsa essenziale per il rilancio produttivo della Capitanata Per
quanto riguarda le politiche settoriali a sostegno dell’economia, la
Provincia svolgerà un’azione di sostegno e di orientamento, sempre
nell’ottica della programmazione negoziata, con particolare riferimento
ai comparti dell’agricoltura e del turismo che rappresentano le più
evidenti vocazioni produttive della Capitanata. Per
quanto riguarda l’agricoltura, occorre incentivare tutte le iniziative
rivolte alla trasformazione in loco dei prodotti agro-alimentari. Inoltre, un più
proficuo rapporto tra l’agricoltura ed il turismo può incrementare il
valore aggiunto prodotto dai due comparti. La Provincia promuoverà una iniziativa
pilota per sostenere la produzione e la commercializzazione (orientata
in prevalenza verso il mercato turistico) delle produzioni agroalimentari
locali, attraverso il rilascio di un’apposita certificazione
etico-biologica-ambientale, che
andrà ad affiancarsi con le iniziative rivolte al consolidamento ed
alla qualificazione del Marchio
Capitanata. Bisogna
sforzarsi per incrementare la commercializzazione dei prodotti di qualità,
a partire dall’olio di oliva a
denominazione d’origine protetta, i vini
DOC, le colture tipiche come i carciofi
del Basso Tavoliere, attività peculiari quali la lavorazione
dei fiori secchi a Sannicandro Garganico, puntando – in generale –
verso un’agricoltura sempre più orientata verso produzioni di qualità,
in grado di recuperare significative quote di valore aggiunto. È
inoltre importante operare per garantire condizioni
di vivibilità sicurezza in campagna, in modo da stimolare il ritorno
alla vita rurale degli operatori, condizioni per un’agricoltura ed una
zootecnia che producano maggior valore aggiunto, nonché il recupero ed il
riuso – di cui si è già parlato in precedenza – del grande
patrimonio di fabbricati rurali, attualmente soggetti ad abbandono ed a
razzìa. A tal fine, è fondamentale dotare le campagne che ne sono
sprovviste di un’adeguata rete di elettrificazione, in modo da consentire un’agricoltura moderna e
al passo con i tempi. Turismo
garganico, risorsa di valenza internazionale In
riferimento al turismo, riconosciamo a questo settore il ruolo di comparto
trainante dell’economia provinciale: il turismo garganico costituisce,
per la qualità, la varietà e la completezza dell’offerta (mare,
lagune, foreste, isole, fede, cultura, ambiente, folklore, gastronomia) un
fenomeno forse unico in Italia, che va ulteriormente sviluppato. È
necessario sotto questo profilo lavorare per allungare maggiormente la
stagione, cosa ampiamente fattibile per il clima mite del promontorio; per
qualificare il patrimonio storico, archeologico e monumentale che esso
possiede, attraverso un opportuno programma di recupero, di restauro e di
valorizzazione dei “giacimenti culturali”; per consolidare – anche
attraverso la costituzione di un apposito organismo di coordinamento –
il turismo religioso con particolare riferimento ai flussi turistici che
interessano San Giovanni Rotondo e Monte S.Angelo. Per
raggiungere questi ambiziosi obiettivi, è tuttavia necessario migliorare
la viabilità e soprattutto dotare il territorio di un aeroporto su cui
possano convergere voli charter e di linea, integrati con una
organizzazione viaria ed aereo (elicotteri) che possa avvicinare
definitivamente i flussi turistici europei alle straordinarie risorse
naturali di cui la nostra terra dispone. LE RETI
IMMATERIALI PER LA SOCIETÀ
DELL’INFORMAZIONE E DELLA CULTURA Uno
forzo particolare dev’essere espresso nella direzione delle “reti
immateriali” per quanto riguarda l’accesso delle comunità locali di
Capitanata alla “società dell’informazione”. Nei prossimi anni, la
maggior parte dei processi economici “globalizzati”, compreso il
mercato del lavoro, sarà interamente fondata sulle reti immateriali e in
particolare su Internet, la rete delle reti. La
Capitanata accusa notevoli ritardi in questa direzione e la Provincia può
diventare una risorsa strategica per superare questo “gap”. Vanno
ricomprese in questa logica di “rete che diventa sistema” anche le
politiche dell’istruzione, della ricerca e della cultura. Anche il
rapporto con l’Università, con le altre istituzioni di ricerca presenti
sul territorio deve ergersi a “sistema”: diventare costante,
quotidiano, deve trasformarsi in un’autentica osmosi. La
Provincia opererà in sostanziale continuità con l’amministrazione
Pellegrino per il consolidamento e lo sviluppo dell’Università di
Foggia, impegnandosi in particolare: ·
alla soluzione dei
problemi logistici del Politecnico, ·
ad offrire concreti
sostegni per l’ulteriore sviluppo dell’offerta formativa, con nuovi
corsi di laurea finalizzati in particolare agli insegnamenti tecnologici,
alle attività connesse alla gestione ed al restauro dei beni culturali,
alla comunicazione. Per
quanto riguarda il mondo della scuola, lo sforzo della nuova
Amministrazione sarà orientato ad affrontare e risolvere radicalmente un
annoso quanto drammatico problema, esploso in tutta la sua evidenza dopo
gli eventi sismici dello scorso autunno e cioè la messa in sicurezza
degli istituti scolastici. Vanno quindi reperite le necessarie risorse
finanziarie: la vita umana non ha prezzo. Auspicabile è anche l’utilizzo
dell’energia solare in tutti gli edifici di proprietà della
Provincia. LA CULTURAPer
quanto riguarda la promozione culturale, l’Amministrazione di
centrosinistra, guidata dal prof. Antonio Pellegrino, ha fatto di essa uno
dei suoi obiettivi più qualificati, più costanti, riuscendo davvero a
far operare all’Ente Provincia un salto di qualità nel settore delle
politiche culturali. E’ adesso necessario operare per consolidare i
risultati raggiunti, tenendo presente che non sarà facile, date le
crescenti ristrettezze finanziarie imposte ai bilanci delle autonomie
locali e la necessità di cogliere altri obiettivi strategici, dando
risposte concrete alle nostre popolazioni. LO SPORTÈ
importante anche potenziare la politica per lo sport, chiamando ad
un’attiva compartecipazione, anche nella gestione delle strutture e
nell’organizzazione degli interventi, il Coni, le sue federazioni, le
società sportive, che costituiscono degli argini fondamentali contro la
devianza ed il disagio giovanile. In
particolare, la Provincia opererà per sostenere la cultura dello sport e
la diffusione della pratica
sportiva con interventi nelle scuole elementari a favore dei minori e
particolare attenzione e sostegno all’attività motoria rivolta ai
disabili; costituzione di una consulta provinciale per lo sport;
organizzazione di interventi promozionali in collaborazione con la Scuola
Regionale dello sport, individuazione e valorizzazione di “palestre
a cielo aperto”, in grado di incrementare le discipline sportive a
valenza ambientale e di richiamo turistico-sportivo (vela, windsurf,
arrampicata, deltaplano, orientamento, mountain bike); la costituzione di
un “osservatorio dello sport”
per la’analisi dell’offerta e la domanda di sport, l’impiantistica,
anche a supporto dei comuni.
IL SISTEMA DI RELAZIONI ESTERNE: RIPENSARE LA PUGLIA E LA CAPITANATAIl
sistema Capitanata non può fare a meno di guardare con interesse anche a
ciò che sta fuori ed oltre il territorio, per rilanciare la sua vocazione
di terra di frontiera e di crocevia di civiltà. La Provincia ha puntato
con convinzione, negli ultimi anni, su un nuovo modello di sviluppo,
dichiaramente fondato su una nuova dimensione territoriale ed una nuova
qualità dello sviluppo stesso. Per nuova dimensione territoriale, si
intende un “quadrante” orientato a sfruttare meglio la fortunata
posizione geografica della Capitanata che è stata fino ad oggi non
adeguatamente valorizzata. La
questione riguarda, com’è noto, il complesso rapporto tra la Provincia
di Foggia e il resto della Puglia, inteso sia come entità istituzionale
che come entità geografica. La convinzione che occorresse puntare ad un
diverso sistema di relazioni territoriali ha portato l’Amministrazione a
varare, in collaborazione con le Province di Campobasso, Benevento ed
Avellino il progetto per la costituzione di una Federazione delle Quattro
Province che costituisce forse l’unico esempio nel Paese di un
“federalismo dal basso” di stampo spiccatamente e dichiaratamene
meridionalista. La federazione della 4 province: una intuizione da consolidareSi continuerà a lavorare nella direzione delle “4
Province”, con particolare riferimento ai rapporti con il vicino Molise,
al quale la Capitanata è legata da consolidati vincoli storici, culturali
e socio-economici. Ma
perché si sviluppi un sistema di relazioni esterne, è anche necessario
rilanciare il sistema dei trasporti, a cominciare dalla questione
del volo aereo. La
provincia di Foggia ha pagato durante la sua storia un prezzo molto alto
alla sua posizione strategica, Basti ricordare, in proposito, che
nell’ultima guerra il Tavoliere è stato sede di diversi aeroporti, e
che il ruolo strategico del nodo ferroviario è stata una delle ragioni
che hanno provocato i nefasti bombardamenti sul capoluogo dauno, che hanno
provocato 22.000 vittime. Lo
sviluppo del volo aereo va perseguito con realismo, senza fughe in avanti,
com’è invece successo nella negativa esperienza della Federico II
Airways. Vanno in tal senso ripensate le iniziative già intraprese e gli
strumenti adottati in modo da dare centralità all’Ente Provincia, che
deve riappropriarsi del proprio ruolo strategico e di programmazione. Lo sviluppo del volo aereo, sfida decisivaLo
sviluppo del volo aereo deve passare per una riconsiderazione “a
trecentosessanta gradi” delle sue potenzialità, non escludendo neanche
la possibilità di una diversa collocazione dello scalo aeroportuale, che
deve essere orientato anche verso la gestione di un tipo di traffico in
grado di produrre maggior valore aggiunto, come il traffico merci. Foggia
ed il Tavoliere possono diventare un hub
di rilievo addirittura internazionale per la gestione del traffico aereo
merci, trasformando il trasporto aereo da una “criticità” in una
risorsa che, da sola, potrebbe fondare una nuova prospettiva di sviluppo
per la Capitanata. In
questo prospettiva, potrebbe essere utile valutare realisticamente
l’utilizzazione dell’aeroporto di Borgo Mezzanone, che accrescerebbe
il valore strategico dell’aeroporto, anche alla luce della maggiore
contiguità di questa struttura con altre due strutture nodali del sistema
dei trasporti: l’interporto di Cerignola ed il porto di Manfredonia, il
cui ruolo va consolidato e rilanciato, anche alla luce delle importanti
prospettive di crescita produttiva che nel centro sipontino vanno
maturandosi con l’attuazione del contratto d’area, promosso e voluto
dal Governo di centrosinistra. Il
sistema di “relazioni esterne” tra la Capitanata e il resto d’Italia
e d’Europa va potenziato anche attraverso il consolidamento dei porti
turistici del Gargano, che può rappresentare un momento importante per
una ulteriore qualificazione dell’offerta turistica del promontorio.
GOVERNARE CON LA GENTE: UN NUOVO MODO DI GOVERNARE PER LA CAPITANATA “Governare
con la gente”, al di là dell’orientamento politico, non deve essere
uno slogan, ma la base dell’ azione amministrativa quotidiana. È un
metodo nuovo di governo, in grado di offrire una risposta innovativa e
concreta alle presumibili,
crescenti ristrettezze cui andrà incontro il bilancio provinciale. Calare
i programmi negli obiettivi consolidati dell’istituzione cui si
riferiscono, nelle sue prassi, nelle sue procedure quotidiane non è
facile, soprattutto quando la situazione finanziaria non offre ampi spazi
di manovra. Ogni
programma comporta un certo numero di nuovi obiettivi, che vanno a
sommarsi a quelli esistenti, ormai consolidati nella prassi dell’ente.
Come affrontare il problema? Si tratta di rinnovare profondamente
l’assetto funzionale ed organizzativo della Provincia, che si trova,
peraltro, a dover fare i conti anche con il trasferimento delle funzioni
delegate dallo Stato e dalla Regione. Si tratta, in poche parole, di
riclassificare e riposizionare l’intera organizzazione
dell’amministrazione locale, ricollocando le sue funzioni,
le modalità con cui queste vengono esercitate, lo stesso bilancio
di previsione. Si
tratta di capire fino in fondo i bisogni che l’amministrazione deve
soddisfare: non già sulla base della sua organizzazione consolidata, ma
sulla base dei programmi, delle reali e concrete richieste di servizi e di
soddisfazione di bisogni che giungono da parte della cittadinanza e della
comunità di utenti. In
questa prospettiva, assumono un’importanza cruciale le modalità con cui
l’amministrazione prende coscienza di questi bisogni, li verifica, li
sottopone a costante monitoraggio, assumendoli come costante nella propria
azione amministrativa. L’Amministrazione
intende raggiungere questo obiettivo
attraverso la “rete delle
conoscenze”: uno strumento fondato sia su tecniche di comunicazione
e di discussione tipiche di internet, sia su strumenti più convenzionali
e tradizionali di conoscenza dei bisogni,
che l’Amministrazione utilizzerà per venire costantemente a
contatto con i cittadini, per conoscerne le necessità ed i problemi, per
orientare al loro soddisfacimento la propria azione amministrativa, in una
parola, per governare con la gente, per fare della democrazia una risorsa
di vita e di futuro per la Capitanata. Per
governare insieme, per crescere insieme. Foggia,
10 luglio 2003 Carmine Stallone “Noi
non vogliamo essere gli uomini del passato, ma quelli dell’avvenire. Il
domani non appartiene ai conservatori ed ai tiranni: è degli innovatori
attenti, seri, senza retorica. Noi
siamo diversi. Noi vogliamo essere diversi dagli stanchi e rari
sostenitori di un mondo superato.” Aldo Morodal WWF sezione di FoggiaGravissima
la situazione d’inquinamento del torrente Candelaro, evidenzia la
Sezione di Foggia del WWF, uno dei pochissimi corsi d’acqua presenti sul
territorio di Capitanata. Il
torrente raccoglie i reflui dei depuratori mal funzionanti del comune di
Manfredonia e di quelli dell’Alto Tavoliere e si è perciò trasformato
in una specie di fogna a cielo aperto. È
indispensabile, per il WWF, raccogliere immediatamente da parte delle
Autorità la denuncia degli ospiti degli insediamenti turistici della
riviera sud di Manfredonia e procedere ad una verifica nella zona della
foce del fiume e lungo la stessa riviera. Odori
nauseabondi e apporto inquinante, valutato alla prefoce del fiume, di
Coliformi e Streptococchi fecali almeno 10 volte oltre i limiti di legge
stanno determinando forti lamentele da parte dei turisti e pongono seri
dubbi sulla balneabilità del mare. Si
deve anche osservare che il luogo inquinato, poco distante dall’Oasi
Lago Salso e dalla Palude Frattarolo, compromette anche questi
importantissimi ecosistemi oggetto di notevoli interventi di
rivalorizzazione del Parco Nazionale del Gargano. Sotto
l'aspetto naturalistico non si deve inoltre dimenticare che il torrente
rappresenta l'aspetto terminale di un fenomeno idrogeologico importante e
delicato. Se l’acqua fosse restituita al suo naturale grado di salubrità
e limpidezza, vi tornerebbe la vita nelle sue varie forme di vegetazione
ripariale e specie presenti nelle acque. Gli
ospiti del Villaggio Sciale delle Rondinelle, organizzati in Comitato, si
sono rivolti all’Amministrazione di Manfredonia per studiare insieme le
migliori soluzioni del problema. Il WWF, nel sostenere pienamente l’iniziativa e la volontà di dialogo dei cittadini, evidenzia che inquinare le acque è un gravissimo reato penale per il quale è indispensabile fare luce sulle eventuali responsabilità. |
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