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Anno 5, n. 109 SOMMARIO
Io non copio, rielaboro di Luca Cicolella Perchè
e per chi scrivere. Lettera dalla Sicilia A
quando il ritorno di ‘Politica di Capitanata’? Il
mio ricordo di ‘Radio Erre’ Comune:
“Ci sono comunicatori e comunicatori” INTERVENTI SONDAGGI AGENZIE
D’INFORMAZIONE PERIODICI/1 PERIODICI/2 PERIODICI/3 RIVISTE TELEVISIONE RADIO PERSONAGGI/1 PERSONAGGI/2 TREND AFFISSIONI PUBBLICITA’ PREMI
GIORNALISTICI DEONTOLOGIA GUARDIA
& LADRI ERRORI
& ORRORI La
Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno, Corriere.it, Coordinamento
Nazionale Piccoli
Comuni, Italia Oggi, Quotidiano di Foggia, La Gazzetta del
Mezzogiorno, Puglia, Pane & Pallone | |||||
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GUARDIA
& LADRI Osservatorio
sulla Qualita’ dell’Informazione Locale Il
plagio è un fatto gravissimo dal punto di vista etico, data
la natura del lavoro giornalistico che si fonda sulle idee e Il
plagio è sicuramente uno dei più gravi tra i fatti non conformi Il
giornalista che pone in essere il plagio di un articolo altrui viene meno (Consiglio
Lombardia, 21.2.1994, estensore Gianluigi Falabrino). Se
un giornalista viene a conoscenza del fatto che altri giornalisti Non
è infatti produttivo lanciare accuse in generale che non possono (Consiglio
Liguria, 29.7.1985 — Delibera d'indirizzo). L’apertura
è prevista dall’articolo 48 della legge n. 69/1963: "Gli
iscritti nell’Albo, negli elenchi o nel registro che si rendano
colpevoli Il
procedimento disciplinare è iniziato d’ufficio dal Consiglio regionale
o interregionale, o anche su richiesta del procuratore generale competente
significa
solo che c’è un interesse pubblico affinché la
professione giornalistica si svolga in termini corretti. Anno
nuovo, vizio vecchio Anno
nuovo, difetti vecchi. Al centro della nostra attività
“investigativa” ancora i colleghi del settimanale sportivo ‘Pane
& Pallone’ di Foggia, diretto dal giornalista professionista
Gianni (Michele) Cicolella. Come dimostriamo anche in questo numero del
‘Vadonline’, il giornale
non desiste dal confezionare una bella pagina - con tanto di foto
profumatamente pagate dai legittimi giornali alle agenzie Grazia Neri e ANSA - con
articoli ripresi da due siti, uno dei quali quello del quotidiano ‘La
Gazzetta dello Sport’. Per
essere chiari, lo ribadiamo, ognuno è libero di destreggiarsi come crede,
salvo imprevisti. Quelli, sempre per intenderci, dell’Ordine dei
Giornalisti che per molto meno in passato ha radiato fior di giornalisti. Quando,
nel numero scorso, ipotizzavamo l’idea di fare un bel fascicolo con la
documentazione di tutti i furti commessi dalle testate locali e inviarlo
all’Ordine dei Giornalisti di Puglia e a quello nazionale ovviamente
mentivamo, sapendo di mentire. Si tentava solo di far fare marcia indietro
a chi attenta alla deontologia e alla qualità dell’informazione.
Purtroppo le nostre ripetute segnalazioni non hanno evitato il propagarsi
di questo giornalismo sciacallo che incide anche sul rapporto di fiducia
che dovrebbe instaurarsi tra giornalisti e lettori. Spiace
solo che dietro questa testata e questi maldestri tentativi di fare
informazione usufruendo del lavoro altrui (nemmeno citato o ringraziato!)
vi sia un giornalista professionista (lo è dal 1992, se non erriamo) come
Gianni Cicolella, capace di ben altre manifestazioni di professionalità
nel suo specifico lavorativo. Eccovi,
quindi, gli ultimi (ma altri vi presenteremo nel prossimo ‘Vadonline’)
eloquenti episodi di articoli ripresi da altre testate e pubblicati sul
settimanale foggiano ‘Pane & Pallone’ senza mai citare testata e
data. In neretto, al solito, le parti clonate. Cioè tutto, errori
compresi come abbiamo evidenziato anche nella rubrica ‘Errori &
Orrori’. Cuper
"spara" su Ronaldo 11
12 2004 In
una intervista rilasciata al giornale spagnolo "AS" dal titolo:
"Ronaldo es un gran jugador y aqui me paro" ("Ronaldo è un
gran giocatore e qui mi fermo"), l'ex allenatore dell'Inter, Hector
Cuper ha rivelato un bel po' di retroscena sulla sua avventura nerazzurra
e sul suo conflittuale rapporto con Ronaldo. "In
Italia conta solo il risultato, arrivare secondo in campionato o
seminfinalista in Champions non vale. La pazienza ha un costo molto alto e
nel calcio serve tempo per proseguire il proprio lavoro. Io non ho potuto
sfruttare i due anni che mi restavano di contratto. Al giorno d'oggi, l'Inter
gioca un buon calcio ma ha pareggiato troppo: sicuramente soltanto i
risultati daranno il verdetto più giusto". "Il
Milan - ha proseguito Cuper - è un'eccezione: lì la pazienza c'è.
Peccato perché sarebbe stato bello vincere qualcosa. In ogni caso la mia
avventura all'Inter è stata positiva". Alla
domanda del giornalista circa il suo controverso rapporto umano con
Ronaldo, Cuper ha avuto parole davvero feroci. "Ronaldo s'è
comportato bene con me all'Inter tranne che nelle due settimane prima di
andarsene. Aveva bisogno di un pretesto per andare al Real. Io dico che
come calciatore lo ammiro, si tratta di un grande giocatore ma qui mi
fermo... se continuo entrano in ballo gli avvocati e la cosa non mi
interessa". Cuper,
inoltre, ha voluto parlare di Adriano. "Credo che sarà "il
nuovo Fenomeno" ai tempi avevo intuito le sua grandi potenzialità ma
poi lo feci prestare alla Fiorentina e al Parma perché era chiuso dai
vari Vieri, ROnaldo e Recoba e aveva bisogno di giocare". Cuper
(Foto Grazia Neri) Da:
http://sport.virgilio.it/it/cmc/calcio/200450/cmc_75786.html =
= = Coco:
"All'Inter un anno gratis" Il
difensore è pronto al rientro in campionato contro il Brescia: "Così
ringrazio la società che mi è sempre stata vicina. Il Milan? Non l'ho più
voluto io". MILANO,
15 dicembre 2004 - Chiamiamolo regalo di Natale. Soprattutto da parte di Favalli che,
squalificato, aprirà le porte per un posto da titolare a Francesco Coco.
In campionato non gioca dal novembre del 2003 (Inter-Ancona 3-0), prima
che il calvario alla schiena non assumesse contorni da incubo. Poi la
riabilitazione, la prima apparizione con la Primavera e il rientro per 90'
in prima squadra contro il Bologna in coppa Italia il 21 novembre scorso. Adesso
è pronto per la grande rentrée. "Ho superato bene quel test - dice
il nerazzurro - e ora sono pronto. Sto benissimo, ho recuperato e sono in
grado di poter dare il mio contributo. Ho avuto tutta una serie di
intoppi, questo è un nuovo inizio per me, non vedo l'ora di
giocare". L'occasione contro il Brescia. "Il mister Mancini mi
vede bene e mi sta facendo capire che la mia occasione è vicina",
aggiunge. Lecito farsi domande sulle sue condizioni fisiche: "La
condizione non la trovi in una partita ma con il tempo, mentalmente però
sono al cento per cento e son convinto di poter giocare bene una partita
intera". Fondamentale il suo recupero perché va a rinforzare un
reparto spesso criticatro, quello della difesa. "E'
una motivazione in più per me, non un peso. Abbiamo dei problemi e
sappiamo di dover cambiare le cose. Non è giusto comunque prendersela con
un solo reparto, le colpe e i meriti sono sempre di tutta la squadra. Non
è un periodo facile, questo è vero, se ci avessero detto che avremmo
fatto 13 pareggi non ci avremmo creduto, quest'anno comunque deve servire
per mettere le basi per un progetto futuro e qualche errore ci può
stare2. Coco vede ancora nerazzurro nel suo futuro: "A gennaio in
prestito? No, resto qui per giocarmela sempre, non voglio provare altre
strade". Poi
il difensore svela l'intesa trovata contrattualmente con l'Inter:
"Non ho mai giocato l'anno scorso e l'Inter mi è stata vicina nel
momento più brutto della mia carriera, l'ultimo anno lo giocherò gratis,
non è questione di mettersi la mano sul cuore, ho sentito di dover far
così. Sto lanciando una nuova moda? Non so, penso che nessuno mi seguirà".
Ultimo pensiero sulla battuta di Paolo Berlusconi, che ha ironizzato sugli
scambi tra Inter e Milan, battezzandoli tutti affari per i rossoneri.
Anche Coco è rientrato nell'asse Milan-Inter come scambio: "Ma non
mi sento offeso - dice - non ho sentito paragoni e non è stato fatto il
mio nome. Se voleva sottindenderlo non è stato abbastanza intelligente da
farlo capire. Poi ognuno vive nel suo ambiente, chi vince ha sempre
ragione. Dopo il Barcellona sono stato io a non voler tornare al Milan,
non mi divertivo più e non avevo più stimoli: volevo l'Inter fortemente
già due anni prima ed ora che ci sono ci resto e sono contento". Francesco
Coco, 27 anni, terza stagione all'Inter. (Foto Ansa) Da:
www.gazzetta.it/primi_piani/calcio/2004/pp_1.0.605011042. ======== Rubare
è un’arte Divertente
ma goffo il lavoro di redazione in occasione del nuovo numero (dicembre
2004) di ‘TrenDaunia’, la rivista semestrale della Camera di Commercio di
Foggia, dalla quale in un colpo sono scomparsi Ciccarelli e un altro paio
di nomi che figuravano fino ai primi due numeri del periodico. Non
sappiamo se per necessità di riempimento, per mancanza di tempo o di
denari, fatto sta che tra gli articoli presenti sul numero 3 della rivista
ne compare uno addirittura a firma del Ministro per l’Innovazione e le
Tecnologie Lucio Stanca. Bel
colpo davvero pubblicare un intervento dell’illustre conterraneo (è di
Lucera) che figura nella squadra del Presidente del Consiglio Berlusconi. Interessante
anche il titolo: La via obbligata per la competitività. Peccato
però che l’articolo non sia di Lucio Stanca ma di tale Luca Sabatano,
che del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie è un solo un
funzionario! Il lungo “intervento” è stato pubblicato sul sito www.edipi.com,
dove correttamente compaiono le esatte generalità del suo autore, Luca
Sabatano appunto e non Lucio Stanca. Viene
proprio da pensare che “rubare”, in senso telematico e a fini
editoriali, è sempre più un’arte. Nonostante “Guardia
& Ladri”! La
via obbligata per la competitività di
Luca Sabatano, del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie La
difficile congiuntura economica ha reso evidente un concetto troppo a
lungo sottovalutato: l’efficienza di un sistema nazionale ed europeo e,
quindi, la propria capacità di competere, si basa in modo rilevante anche
sulla capacità di sfruttare appieno le potenzialità delle nuove
tecnologie. Esigenza particolarmente urgente nel nostro Paese, in cui è
ormai inderogabile la necessità di colmare il gap competitivo rispetto ai
Paesi dell’Unione Europea e agli USA dovuto alla scarsa propensione
delle imprese italiane, sopattutto piccole, ad introdurre innovazioni
basate sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT).
Eppure, secondo dati della Banca d’Italia, da un punto di vista
strettamente economico per ogni euro in più investito in ICT si registra
una crescita del prodotto pari a circa 1,8 euro; mentre nel caso di
investimenti in capitale non ICT la crescita è di 1,1 euro. A questo si
aggiunga che investire in ICT comporta anche un aumento in termini di
attrattività, in quanto, sempre secondo i dati della Banca d’Italia,
per ogni euro speso in ricerca e innovazione si registra un aumento degli
investimenti diretti esteri pari a 4 euro. Un dato che appare
significativo se letto nell’ottica del processo di globalizzazione in
atto, che sta interessando l’economia internazionale. Quando, nel giugno
2002, sono state approvate dal Consiglio dei Ministri le “Linee guida
del governo per lo sviluppo della Società dell’Informazione nella
legislatura”, sono state identificate cinque fondamentali aree di
intervento, una delle quali riguarda proprio le Imprese, con particolare
attenzione a quelle di piccola dimensione. Sono proprio queste, infatti,
che mostrano un ritardo nel cogliere le opportunità dell’economia di
Rete e che necessitano di un intervento di natura strutturale e non
episodico. Lo sviluppo complessivo dell’Italia rischia di avere basi
effimere se non è agganciato all’innovazione tecnologica, in
particolare digitale. Mentre le grandi imprese, ed in una certa misura le
medie, hanno una concezione precisa della ricerca e dell’innovazione, la
piccola e la piccolissima impresa non trovano nel sistema fiscale e
finanziario quelle condizioni ottimali che consentono loro di sviluppare
programmi sostenibili di innovazione tecnologica. Come
rafforzare il Made in Italy In
questo contesto si inserisce il Piano per l’Innovazione Digitale nelle
Imprese, promosso dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie e dal
Ministro per le Attività Produttive, con l’obiettivo di rafforzare
l’innovazione nei settori del Made in Italy tramite l’utilizzo dell’ICT
nei processi cardine per migliorare la produttività e la competitività
aziendale, oltre che attuare una politica di sostegno per lo sviluppo di
selezionati settori di alta tecnologia. I Commissari europei Frits
Bolkestein (Fiscalità e Sistema Finanziario) e Philippe Busquin (Ricerca)
hanno espresso il loro apprezzamento per il Piano, che sarà diffuso dallo
stesso Bolkestein ai servizi europei che si occupano di commercio
elettronico, di proprietà intellettuale e di proprietà industriale. Ma
la cosa più importante è che i due commissari hanno definito il piano
“strategico”, indicandolo agli Stati membri non solo come chiaro
esempio del tipo di governo della Ricerca che è ormai necessario in
Europa, ma anche come modello per rendere più competitiva e più dinamica
l’economia della conoscenza dell’Unione. Il Piano utilizza strumenti
diversi e varie leve sia di carattere economico, come agevolazioni
fiscali, vouchers e misure di sostegno alla creazione di imprese
innovative, sia di carattere organizzativo e regolamentare, promuovendo
inoltre interventi di comunicazione e formazione per la diffusione di una
cultura dell’innovazione. Con 63 milioni di euro è stata rifinanziata
la Legge 46 del 1982 per promuovere l’innovazione digitale applicata non
solo ai prodotti, ma anche ai processi aziendali. Con 25 milioni di euro
è stata finanziata la realizzazione di nuovi processi produttivi per
valorizzare le reti di imprese, i distretti e la logistica, anche
attraverso la creazione di Centri per il trasferimento della ricerca e
dell’innovazione ICT. L’effetto è duplice: da un lato si stimolano le
imprese a rinnovare i processi aziendali con l’innovazione digitale e,
dall’altro, si incoraggiano le imprese dell’ICT nello sviluppo della
ricerca per piattaforme di innovazione tecnologica digitale da applicare
ai processi critici aziendali. Sempre per la creazione di servizi
innovativi e comuni basati sulle tecnologie dell’informazione e della
comunicazione, sono anche state messe in campo una serie di agevolazioni
per i distretti digitali nel settore agroalimentare e nella filiera
produttiva del tessile e dell’abbigliamento nel Mezzogiorno. Un altro
strumento importante a sostegno delle imprese è il portale
www.impresa.gov.it, ideato per consentire di svolgere in Rete numerosi
adempimenti amministrativi (come iscrizioni, variazioni e cancellazioni di
aziende, apertura di sedi locali, pratiche contributive e assicurative,
iscrizione di nuovi assunti). L’uso
della firma digitale Un
forte impulso è stato poi impresso all’utilizzo di specifiche
tecnologie digitali. Dalla fine del 2003 le imprese e gli intermediari
utilizzano oltre un milione di dispositivi di firma digitale, consentendo
così un risparmio di circa 260 milioni di euro all’anno in minori oneri
amministrativi. L’Italia è all’avanguardia a livello europeo nella
diffusione di questo strumento, che conferisce a un documento informatico
la stessa validità legale di un documento cartaceo sottoscritto con firma
autografa. Inoltre, con il decreto sull’archiviazione ottica e
informatica della documentazione fiscale non solo è stata offerta alle
aziende l’opportunità di risparmiare ingenti quantità di documenti
cartacei, ma è stato realizzato un ulteriore passo avanti
nell’affermazione della cultura dell’innovazione negli adempimenti
amministrativi. Ma l’innovazione tecnologica al “servizio del
territorio” passa inevitabilmente anche dagli Enti pubblici e da quelli
locali. La modernizzazione del Paese e il rilancio di competitività delle
nostre imprese non è un processo che può avvenire a “compartimenti
stagni”. Per questo nel Piano per l’innovazione è stato previsto un
tavolo di lavoro, che consente un confronto stabile e sinergico tra
istituzioni centrali e regionali affinché predispongano meccanismi di
coordinamento per assicurare l’interconnessione delle politiche a
livello nazionale, regionale e locale a garanzia della coerenza generale
in termini di strategie e interventi. Una strategia complessiva, quindi,
che deve riguardare ogni aspetto della vita di una impresa, in cui
l’innovazione non si realizza soltanto attraverso le attività di
Ricerca&Sviluppo, ma anche attraverso l’introduzione di nuove
tecnologie digitali nelle fasi del design, della progettazione, della
produzione, della distribuzione dei prodotti, solo per fare alcuni esempi.
Il discorso è semplice: l’applicazione e l’utilizzo delle nuove
tecnologie porta vantaggi pratici in termini di velocità, capillarità ed
efficacia nella trasmissione delle informazioni, che tradotto significa
maggiore economicità e competitività per una impresa. Un concetto molto
elementare ed intuitivo che, tuttavia, presuppone un cambio di mentalità
verso una “cultura digitale”. Il tema dell’innovazione digitale, pur
essendo di grande attualità e ricco di conseguenze, non è però tra
quelli che appassionano le piazze, né animano i salotti e i dibattiti nei
media. Solo negli ultimi tempi l’innovazione è assurta timidamente al
centro del dibattito. La ricerca, su cui tutti si soffermano, è una sua
componente sostanziale nel contribuire, attraverso la diffusione di
conoscenze e nuovi prodotti, alla crescita di lungo termine del Paese.
Oltre allo sviluppo dei prodotti, di cui la ricerca è una risorsa
determinante, vanno sostenute pure altre forme di innovazione che
assicurino il mantenimento della competitività anche nel breve periodo. Luca
Sabatano, del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie Da:
www.edipi.com/riviste/pubblica/articolo=1183 =
= = Dal
nostro inviato su internet L’Osservatorio
di questo mese del ‘Vadonline’ registra, tra i tanti casi presi in
esame e di cui vi diamo conto, uno particolarmente eclatante. A finire
sotto i riflettori è un giornalista piuttosto noto, non solo perchè
professionista ma soprattutto perchè si tratta dell’ex caporedattore
della ‘Gazzetta del Mezzogiorno/Capitanata’. Da
un paio d’anni, come si sa, a tenere le redini della redazione foggiana
è il collega Ernesto Tardivo, una nomina certamente meritata ma che non
essendo mai stata motivata pienamente, getta qualche ombra sui motivi del
“declassamento” a inviato di
Lello Vecchiarino. E
difatti le presenze di quest’ultimo sulle pagine locali della
‘Gazzetta’ prendono forma solo in occasione di periodiche spedizioni
del giornalista in vari angoli della nostra provincia. Variegati i temi e
i problemi sollevati di volta in volta, sempre di attualità e
particolarmente sentiti dalle popolazioni. Come l’ultimo, il lungo
servizio che - sempre da inviato - l’ex caporedattore ha realizzato da
Carlantino, tra le più alte pendici del Subappennino Dauno
settentrionale, e pubblicato a pagina 11 della edizione di venerdì 7
gennaio 2005 della ‘Gazzetta del Mezzogiorno/Capitanata’. Vecchiarino
lo fa occupandosi di un problema non nuovo e che negli anni scorsi ha
portato il paesino subappenninico a livello di notorietà nazionale
in seguito al varo di un progetto sulle malattie genetiche che ha
coinvolto la popolazione locale. Il
servizio del giornalista lucerino, autore anche di un paio di apprezzati
libri, è complessivamente lungo 239 righe. Peccato che 167 di esse, cioè
più di 2/3, le abbiamo trovate pari pari altrove. Gli autori sono persone
che Vecchiarino cita dando però quasi l’impressione di
contestualizzarle nel proprio lavoro di ricerca, approfondimento e
coinvolgimento diretto. Invece
gran parte del materiale citato è roba vecchia e quel che colpisce, per
essere un “inviato a Carlantino”, è l’aver a tratti sbagliato gli
unici tre nomi che costituiscono l’oggetto del suo lungo servizio: il
paese di Carlantino diventa Carlantono,
il Sindaco Guerrera diventa Guerriera
e lo scienziato che “si rivolge ai carlantinesi” - il prof. Paolo
Gasparini, dell’Università di Napoli - trova per strada un’altra
erre, diventando Gasparrini! Così
come appare poco professionale l’uso delle virgolette lasciate aperte e
che dovevano essere chiuse con il paragrafo che termina con «...e al
metabolismo dell’osso». Insomma,
vero è che per realizzare un servizio basato su molti dati tecnici e
scientifici occorre documentarsi, ma diciamo la verità: anche un liceale
sarebbe in grado di scrivere un articolo del genere - nel senso degli
strumenti utilizzati e del tempo impiegato per redigerlo - senza per
questo essere nè “giornalisti professionisti” nè “inviati a”,
circostanze per le quali generalmente si è ben pagati. Come
di consueto in grassetto le parti che abbiamo trovato su alcuni siti
internet. In corsivo e senza grassetto, invece, alcuni banali errori
rilevati negli articoli originali e che l’inviato della ‘Gazzetta’
non ha provveduto nemmeno a rettificare. Il
primo blocco, in particolare, coincide con un comunicato prodotto in
occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Genetica
Umana, svoltosi a Verona nel settembre 2003. Lo
studio di popolazioni geograficamente isolate costituisce un utilissimo
strumento per la dissezione di tratti genetici complessi. L'utilità
di queste popolazioni risiede nel fatto che possiedono un background
genetico uniforme e la condivione dello stesso ambiente e stile di vita. Abbiamo
individuato nel paese di Carlantino, tra il Molise e la Puglia, una
popolazione che possiede queste caratteristiche. Inoltre
è possibile ricostruire i pedigree di tutto il paese a partire dal 1660 e
l'anamnesi familiare di tutta la popolazione. Il
nostro studio si propone di: 1. individuare le patologie complesse che si
presentano con un'alta prevalenza; 2. confrontare i risultati ottenuti con
quelli di altri isolati geografici presenti sul territorio italiano; 3.
localizzare eventuali geni di suscettibilità. Per
questo scopo il nostro gruppo ha arruolato 1417 soggetti di Carlantino
raccogliendo informazioni anagrafiche, informazioni sull'attività e
sull'habitus del soggetto e anamnesi personale e familiare. Ogni
soggetto è stato sottoposto a visita medica generale con valutazione dei
principali parametri auxologici, misurazione pressoria,
elettrocardiogramma, densitometria ossea, emocromo con formula,
rilevazione dei 20 principali parametri biochimici ed è stata creata una
banca di siero e una di DNA. E' stato inoltre sviluppato un database
specifico e sono stati informatizzati tutti gli alberi genealogici. La
popolazione è costituita da un totale di 615 maschi e da 802 femmine. Lo
studio degli aplotipi del cromosoma Y e del DNA mitocondriale ha
confermato la presenza di 6 coppie di fondatori. Incrociando
i dati della densitometria con i pedigree sono venute alla luce famiglie
con una densità ossea eccezionalmente elevata accanto ad altre
francamente osteopeniche che ci proponiamo di studiare attraverso
un'analisi di linkage. Attualmente
sono anche allo studio dei polimorfismi genetici correlati al diabete e al
metabolismo dell'osso. Da:
http://sigu.univr.it/sigu/congresso_2003 ======= Il
Dna degli 850 abitanti di un paesino del Cilento, dei 1.200 di un
piccolo centro vicino a Foggia e dei 1.000 che vivono in un paese in provincia di Bergamo permetterà
di scoprire se la scoliosi è una malattia genetica. I
primi dati di questa singolare mappa genetica, ricostruita anche grazie a
lunghe ricerche negli archivi comunali e parrocchiali, saranno presentati
domani (21 maggio 2004 - nota del
Vadonline) a Napoli, nel
congresso della Società italiana di chirurgia vertebrale. Diventerà
così possibile chiarire fino a che punto i geni sono responsabili di
un'anomalia della colonna vertebrale che in Italia colpisce 200.000
bambini e adolescenti fra 5 e 15 anni. Da tempo è noto che un gene
presente nel cromosoma 17 è legato alla scoliosi e che a questo disturbo
è probabilmente collegato anche un altro gene, localizzato sul cromosoma
21. ''Ma identificare i geni non basta: è necessario avere a disposizione
una grande quantità di dati prima di concludere che la scoliosi è una
malattia genetica'', ha detto il
segretario della Società italiana di Chirurgia vertebrale, Carlo Ruosi,
che coordina il progetto di ricerca insieme a Graziella Persico,
dell'Istituto internazionale di genetica e biofisica del Consiglio
nazionale delle ricerche (Cnr), e a Paolo Gasparini, dell'Istituto
Telethon di genetica e medicina (TIGEM). I
tre piccoli centri che aiuteranno a chiarire le origini della scoliosi
sono Campora, con i suoi 850 abitanti, che si trova nel Cilento in
provincia di Salerno, Carlantino (Foggia), con 1.200 abitanti, e Bossico
(Bergamo), con 1.000 abitanti. Il Dna dei loro abitanti ora è contenuto
in una banca dati presso
Istituto internazionale di
genetica e biofisica ed è destinato a diventare un patrimonio prezioso e
senza precedenti per studiare, oltre alle cause della scoliosi, quella di
altre malattie, come osteoporosi, cecità e sordità. A rendere
particolarmente interessanti questi dati è che provengono da vere e
proprie isole genetiche. Si tratta infatti di paesini che si trovano sulla
cima di monti e che sono raggiungibili con un
sola strada. La loro
popolazione poco numerosa discende da un piccolo gruppo di antenati e
somiglia ad un'unica enorme famiglia, nella quale il patrimonio genetico
si è mantenuto omogeneo. Naturalmente in passato i matrimoni fra
consanguinei erano frequenti e le dispense papali necessarie un tempo per
i matrimoni fra cugini sono state preziose, ha detto Ruosi, per
ricostruire tutti i rapporti di parentela per generazioni e generazioni. ''Siamo
riusciti a ricostruire gli alberi genealogici risalendo fino al 1500'', ha
detto ancora il ricercatore. Lo
studio sarà concluso entro l'anno, ma sarà soltanto il primo passo:
dalla stessa banca dati genetica raccolta nei tre Paesi
arriveranno presto anche i dati, sia quelli genetici sia quelli basati
sulla densitometria ossea, che permetteranno di comprendere fino a che
punto i geni sono determinanti nella comparsa della malattia. Da: http://www.indicamed.it/ =
= = Esserci
o non esserci Il
drammatico incidente automobilistico che agli inizi di gennaio ha
funestato la comunità lucerina con la tragica scomparsa di don Paolo
Novero e di un suo collaboratore non è certo passato sotto silenzio.
Tutti i quotidiani locali si sono occupati con grande attenzione della
vicenda, compresi alcuni siti internet. Come ‘Luceraweb’,
il quotidiano telematico della città federiciana del quale ci siamo già
occupati un’altra volta (ma non per segnalarne attività irregolari,
anzi...). Oggi
torniamo a farlo per evidenziare un nuovo episodio di
“copia-e-incolla” operato dai colleghi del ‘Quotidiano di Foggia’, che solo in parte hanno limitato i danni. Riepiloghiamo
le circostanze e le date. L’8 gennaio il sito ‘Luceraweb’ pubblica
il brano che riproduciamo a seguire. Come potete apprendere, si tratta
della cronaca dei funerali di padre Novero - nativo della cittadina
piemontese di Ciriè - ripresa dal settimanale ‘Il Canavese’ e firmata dal collega Gianni Ruotolo, che il
quotidiano telematico lucerino correttamente riporta come testata e come
firma. Il
giorno dopo, il 9 gennaio 2005, sul ‘Quotidiano di Foggia’, compare lo
stesso articolo (privo della premessa fatta dai colleghi di ‘Luceraweb’)
senza però alcun accenno al fatto che si tratti di un servizio tratto dal
settimanale piemontese ‘Il Canavese’ o, in subordine, dal sito ‘Luceraweb’.
Compare, a fine articolo, solo un’anonima sigla, g.r., che certamente
sta per Gianni Ruotolo, l’autore materiale della cronaca. Troppo poco
per salvare la deontologia. Anche
Ciriè piange padre Paolo In
questi giorni Luceraweb si è tenuto costantemente in contatto con la
comunità ciriacese ed in particolare con la redazione de “Il Canavese”,
un settimanale locale. Uno
dei suoi corrispondenti, Giovanni Ruotolo, ha realizzato il reportage dei
funerali di padre Paolo Novero pubblicato qui di seguito insieme alle
fotografie. È
stato un giorno di dolore per la gente di Devesi. Il dolore di chi è
costretto ad accompagnare alla tomba una persona cara. Don
Paolo Novero avrebbe dovuto arrivare questa mattina all’aeroporto di
Caselle per passare qualche giorno in famiglia, con la madre Dina, e per
rivedere gli amici. Invece il suo ultimo viaggio lo ha portato nel piccolo
cimitero del paese, nella cappella che accoglie i sacerdoti che hanno
svolto la loro missione nella comunità ciriacese. Nessuno,
fra quelli che lo hanno conosciuto nel corso degli anni, ha dimenticato i
suoi occhi buoni, così arriva anche la sfilata dei pullman: da Milano, da
Montecatini e da altre parti d’Italia, giungono in paese centinaia di
persone. «Non
potevamo mancare – dicono alcuni – lui ha fatto molto per noi e in
questo momento dovevamo essere qui». Chi
non ha potuto raggiungere il piccolo paesino piantato nella pianura
canavesana, a una trentina di chilometri da Torino, ha mandato un
telegramma, un fiore o ha telefonato: in molti non vogliono ancora credere
che Don Paolo non ci sia più. Le
bandiere e il gagliardetto del Comune e delle associazioni sono listate a
lutto. Non
tutti riescono ad entrare nella piccola chiesa del paese che, a stento
riesce ad accogliere i familiari e gli amici più stretti di Don Paolo, ma
tutto si svolge con dolorosa compostezza finché il corteo funebre non
percorre a piedi le poche centinaia di metri che separano la chiesa dal
cimitero cittadino. A
guidare la processione una trentina di parroci e sacerdoti, di Devesi, di
Ciriè e dei paesi vicini, la pianeta viola sulle vesti candide è il
simbolo del lutto. Ognuno
di loro ha voluto ricordare Don Paolo: «Lui e la sua famiglia –
racconta Padre Mario Sacco, parroco di Devesi – sono sempre stati molto
attivi nella nostra comunità», poi trattenendo a stento la commozione:
«Quando era in paese un sacco di gente veniva per sentirlo dire messa». Intanto
la bara di Don Paolo viene fatta passare davanti al punto in cui è
sepolto suo padre Carlo, scomparso qualche anno fa. Nicola
Ieluzzi, presidente dell’associazione Lucerini di Torino è affranto: «A
settembre – ricorda - era stato con noi per festeggiare il ventennale
dell’associazione. Non si poteva non rimanere coinvolti dal suo
entusiasmo e dalla sua capacità di capire i ragazzi, ma soprattutto
dall’attaccamento alla sua missione». Per
un giorno l’inverno che ha gelato i campi ancora imbiancati dalla neve,
ha voluto lasciare spazio ad un tiepido sole: «anche la primavera ha
voluto salutare Don Paolo», dice un ragazzo con gli occhi rossi di
pianto, stretto in un abbraccio agli amici. Gianni
Ruotolo Da:
www.luceraweb.net/Giornale.asp?ID=6283, dell’8 gennaio 2005 - Ore: 14.49
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