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IL VADEMECUM - PERIODICO DI INFORMAZIONE SU CHI FA INFORMAZIONE
Reg. al Trib. di Foggia al n. 1/2001 - Direttore Responsabile: Arcangelo Renzulli

Editore: Agorà Service Editoriale - Sede legale Via S. Antonio, 214 - Foggia

Anno 5, n. 109
gennaio 2005

SOMMARIO

  • IL CASO
    Una falsa ricorrenza, una ragionevole speranza

  • IL FATTO
    Prove di quotidiano per ‘Foggia & Foggia’
     

  • DO DI PETO
    • Cercando una promessa
    • Un mondo a parte
    di Maurizio De Tullio
     

  • POSTA & RISPOSTA
    Io non copio, rielaboro
    di Luca Cicolella
     

  • Perchè e per chi scrivere. Lettera dalla Sicilia
    di Melania Mertoli
     

  • A quando il ritorno di ‘Politica di Capitanata’?
    di Al.Verde
     

  • Il mio ricordo di ‘Radio Erre’
    di Giuseppe Campanella
     

  • Comune: “Ci sono comunicatori e comunicatori”
    di Cinzia Pellegrini e Nicla Crincoli

  • INTERVENTI
    (Tele)radioerre, questione di date e di stile
    di Renato Forlani
     

  • SONDAGGI
    Lettura dei quotidiani: l’opinione di 800 foggiani
     

  • AGENZIE D’INFORMAZIONE
    Alla vicedirezione dell’A.G.E. il foggiano Zarriello
    di Maurizio De Tullio
     

  • PERIODICI/1
    Allegria! Foggia ha il suo ‘Avvenire’
     

  • PERIODICI/2
    Un Cardinale in cerca di ‘Dialogo’
    di Arcangelo Renzulli
     

  • PERIODICI/3
    Vittorio Salvatori direttore per un mese
     

  • RIVISTE
    Il benessere fa bene a ‘Sudest
     

  • TELEVISIONE
    Da gennaio i settimanali di ‘Teleblù
     

  • RADIO
    25 anni ma non li dimostra (in nessun senso)
     

  • PERSONAGGI/1
    Luca, uno e trino
     

  • PERSONAGGI/2
    In morte di un fotografo speciale
     

  • TREND
    Stabile la vendita dei quotidiani in Italia
     

  • AFFISSIONI
    Se l’abusivo è lo Stato...
     

  • PUBBLICITA’
    Una inserzione di cattivo gusto
     

  • PREMI GIORNALISTICI
    Premio Campione, al via l'edizione 2005
     

  • DEONTOLOGIA
    Pernice e il doppio incidente
     

  • GUARDIA & LADRI
    Osservatorio sulla Qualità dell’Informazione Locale
    • Anno nuovo, vizio vecchio (‘Pane e Pallone’)
    • Rubare è un’arte (‘TrenDaunia’)
    • Dal nostro inviato su internet (‘Gazzetta del Mezzogiorno.’)
    • Esserci o non esserci (‘Quotidiano di Foggia’)
     

  • ERRORI & ORRORI
    Errori, svarioni, strafalcioni, cadute di stile
    rintracciati sulla stampa locale e nazionale .
    Seganalazioni relative a:

  • La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno, Corriere.it, Coordinamento Nazionale

  • Piccoli Comuni, Italia Oggi, Quotidiano di Foggia, La Gazzetta del Mezzogiorno,

  • Puglia, Pane & Pallone

 

 

 

 

 

 

 

 

GUARDIA & LADRI

Osservatorio sulla Qualita’ dell’Informazione Locale

 

 

 

Il plagio è un fatto gravissimo dal punto di vista etico,

data la natura del lavoro giornalistico che si fonda sulle idee e sulla parola o sull'immagine, cioè sull'apporto personale di ogni singolo autore.

Il plagio è sicuramente uno dei più gravi tra i fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale che compromettono la reputazione dei singoli e la dignità dell'Ordine.

Il giornalista che pone in essere il plagio di un articolo altrui viene meno alle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui e non contribuisce alla promozione della fiducia tra la stampa e i lettori nonché dello spirito di collaborazione tra colleghi.

(Consiglio Lombardia, 21.2.1994, estensore Gianluigi Falabrino).

 

Se un giornalista viene a conoscenza del fatto che altri giornalisti si rendono colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale, o di fatti che compromettano la loro stessa reputazione o la dignità dell’Ordine, ha il dovere di comunicarlo all'Ordine.

Non è infatti produttivo lanciare accuse in generale che non possono consentire una analisi approfondita

(Consiglio Liguria, 29.7.1985 — Delibera d'indirizzo).

 

 

L’apertura è prevista dall’articolo 48 della legge n. 69/1963:

"Gli iscritti nell’Albo, negli elenchi o nel registro che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell’Ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare.

Il procedimento disciplinare è iniziato d’ufficio dal Consiglio regionale o interregionale, o anche su richiesta del procuratore generale competente ai sensi dell’articolo 44". Il potere riconosciuto al Pg di "impulso"

significa solo che c’è un interesse pubblico affinché

la professione giornalistica si svolga in termini corretti.

 

 

Anno nuovo, vizio vecchio

 

Anno nuovo, difetti vecchi. Al centro della nostra attività “investigativa” ancora i colleghi del settimanale sportivo ‘Pane & Pallone’ di Foggia, diretto dal giornalista professionista Gianni (Michele) Cicolella. Come dimostriamo anche in questo numero del ‘Vadonline’, il giornale non desiste dal confezionare una bella pagina - con tanto di foto profumatamente pagate dai legittimi giornali alle agenzie Grazia Neri e ANSA - con articoli ripresi da due siti, uno dei quali quello del quotidiano ‘La Gazzetta dello Sport’.

Per essere chiari, lo ribadiamo, ognuno è libero di destreggiarsi come crede, salvo imprevisti. Quelli, sempre per intenderci, dell’Ordine dei Giornalisti che per molto meno in passato ha radiato fior di giornalisti.

Quando, nel numero scorso, ipotizzavamo l’idea di fare un bel fascicolo con la documentazione di tutti i furti commessi dalle testate locali e inviarlo all’Ordine dei Giornalisti di Puglia e a quello nazionale ovviamente mentivamo, sapendo di mentire. Si tentava solo di far fare marcia indietro a chi attenta alla deontologia e alla qualità dell’informazione. Purtroppo le nostre ripetute segnalazioni non hanno evitato il propagarsi di questo giornalismo sciacallo che incide anche sul rapporto di fiducia che dovrebbe instaurarsi tra giornalisti e lettori.

Spiace solo che dietro questa testata e questi maldestri tentativi di fare informazione usufruendo del lavoro altrui (nemmeno citato o ringraziato!) vi sia un giornalista professionista (lo è dal 1992, se non erriamo) come Gianni Cicolella, capace di ben altre manifestazioni di professionalità nel suo specifico lavorativo.

Eccovi, quindi, gli ultimi (ma altri vi presenteremo nel prossimo ‘Vadonline’) eloquenti episodi di articoli ripresi da altre testate e pubblicati sul settimanale foggiano ‘Pane & Pallone’ senza mai citare testata e data. In neretto, al solito, le parti clonate. Cioè tutto, errori compresi come abbiamo evidenziato anche nella rubrica ‘Errori & Orrori’.

 

 

 

Cuper "spara" su Ronaldo

11 12 2004

 

In una intervista rilasciata al giornale spagnolo "AS" dal titolo: "Ronaldo es un gran jugador y aqui me paro" ("Ronaldo è un gran giocatore e qui mi fermo"), l'ex allenatore dell'Inter, Hector Cuper ha rivelato un bel po' di retroscena sulla sua avventura nerazzurra e sul suo conflittuale rapporto con Ronaldo.

"In Italia conta solo il risultato, arrivare secondo in campionato o seminfinalista in Champions non vale. La pazienza ha un costo molto alto e nel calcio serve tempo per proseguire il proprio lavoro. Io non ho potuto sfruttare i due anni che mi restavano di contratto. Al giorno d'oggi, l'Inter gioca un buon calcio ma ha pareggiato troppo: sicuramente soltanto i risultati daranno il verdetto più giusto".

"Il Milan - ha proseguito Cuper - è un'eccezione: lì la pazienza c'è. Peccato perché sarebbe stato bello vincere qualcosa. In ogni caso la mia avventura all'Inter è stata positiva".

Alla domanda del giornalista circa il suo controverso rapporto umano con Ronaldo, Cuper ha avuto parole davvero feroci. "Ronaldo s'è comportato bene con me all'Inter tranne che nelle due settimane prima di andarsene. Aveva bisogno di un pretesto per andare al Real. Io dico che come calciatore lo ammiro, si tratta di un grande giocatore ma qui mi fermo... se continuo entrano in ballo gli avvocati e la cosa non mi interessa".

Cuper, inoltre, ha voluto parlare di Adriano. "Credo che sarà "il nuovo Fenomeno" ai tempi avevo intuito le sua grandi potenzialità ma poi lo feci prestare alla Fiorentina e al Parma perché era chiuso dai vari Vieri, ROnaldo e Recoba e aveva bisogno di giocare".

 

Cuper (Foto Grazia Neri)          

 

Da: http://sport.virgilio.it/it/cmc/calcio/200450/cmc_75786.html

 

 

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Coco: "All'Inter un anno gratis"

 

Il difensore è pronto al rientro in campionato contro il Brescia: "Così ringrazio la società che mi è sempre stata vicina. Il Milan? Non l'ho più voluto io".

 

MILANO, 15 dicembre 2004 - Chiamiamolo regalo di Natale. Soprattutto da parte di Favalli che, squalificato, aprirà le porte per un posto da titolare a Francesco Coco. In campionato non gioca dal novembre del 2003 (Inter-Ancona 3-0), prima che il calvario alla schiena non assumesse contorni da incubo. Poi la riabilitazione, la prima apparizione con la Primavera e il rientro per 90' in prima squadra contro il Bologna in coppa Italia il 21 novembre scorso.

Adesso è pronto per la grande rentrée. "Ho superato bene quel test - dice il nerazzurro - e ora sono pronto. Sto benissimo, ho recuperato e sono in grado di poter dare il mio contributo. Ho avuto tutta una serie di intoppi, questo è un nuovo inizio per me, non vedo l'ora di giocare". L'occasione contro il Brescia. "Il mister Mancini mi vede bene e mi sta facendo capire che la mia occasione è vicina", aggiunge. Lecito farsi domande sulle sue condizioni fisiche: "La condizione non la trovi in una partita ma con il tempo, mentalmente però sono al cento per cento e son convinto di poter giocare bene una partita intera". Fondamentale il suo recupero perché va a rinforzare un reparto spesso criticatro, quello della difesa.

"E' una motivazione in più per me, non un peso. Abbiamo dei problemi e sappiamo di dover cambiare le cose. Non è giusto comunque prendersela con un solo reparto, le colpe e i meriti sono sempre di tutta la squadra. Non è un periodo facile, questo è vero, se ci avessero detto che avremmo fatto 13 pareggi non ci avremmo creduto, quest'anno comunque deve servire per mettere le basi per un progetto futuro e qualche errore ci può stare2. Coco vede ancora nerazzurro nel suo futuro: "A gennaio in prestito? No, resto qui per giocarmela sempre, non voglio provare altre strade".

Poi il difensore svela l'intesa trovata contrattualmente con l'Inter: "Non ho mai giocato l'anno scorso e l'Inter mi è stata vicina nel momento più brutto della mia carriera, l'ultimo anno lo giocherò gratis, non è questione di mettersi la mano sul cuore, ho sentito di dover far così. Sto lanciando una nuova moda? Non so, penso che nessuno mi seguirà". Ultimo pensiero sulla battuta di Paolo Berlusconi, che ha ironizzato sugli scambi tra Inter e Milan, battezzandoli tutti affari per i rossoneri. Anche Coco è rientrato nell'asse Milan-Inter come scambio: "Ma non mi sento offeso - dice - non ho sentito paragoni e non è stato fatto il mio nome. Se voleva sottindenderlo non è stato abbastanza intelligente da farlo capire. Poi ognuno vive nel suo ambiente, chi vince ha sempre ragione. Dopo il Barcellona sono stato io a non voler tornare al Milan, non mi divertivo più e non avevo più stimoli: volevo l'Inter fortemente già due anni prima ed ora che ci sono ci resto e sono contento".

 

Francesco Coco, 27 anni, terza stagione all'Inter. (Foto Ansa)

 

Da: www.gazzetta.it/primi_piani/calcio/2004/pp_1.0.605011042.

 

 

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Rubare è un’arte

 

Divertente ma goffo il lavoro di redazione in occasione del nuovo numero (dicembre 2004) di ‘TrenDaunia’, la rivista semestrale della Camera di Commercio di Foggia, dalla quale in un colpo sono scomparsi Ciccarelli e un altro paio di nomi che figuravano fino ai primi due numeri del periodico.

Non sappiamo se per necessità di riempimento, per mancanza di tempo o di denari, fatto sta che tra gli articoli presenti sul numero 3 della rivista ne compare uno addirittura a firma del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca.

Bel colpo davvero pubblicare un intervento dell’illustre conterraneo (è di Lucera) che figura nella squadra del Presidente del Consiglio Berlusconi.

Interessante anche il titolo: La via obbligata per la competitività.

Peccato però che l’articolo non sia di Lucio Stanca ma di tale Luca Sabatano, che del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie è un solo un funzionario! Il lungo “intervento” è stato pubblicato sul sito www.edipi.com, dove correttamente compaiono le esatte generalità del suo autore, Luca Sabatano appunto e non Lucio Stanca.

Viene proprio da pensare che “rubare”, in senso telematico e a fini editoriali, è sempre più un’arte. Nonostante “Guardia & Ladri”!

 

 

 

La via obbligata per la competitività

di Luca Sabatano, del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie

 

La difficile congiuntura economica ha reso evidente un concetto troppo a lungo sottovalutato: l’efficienza di un sistema nazionale ed europeo e, quindi, la propria capacità di competere, si basa in modo rilevante anche sulla capacità di sfruttare appieno le potenzialità delle nuove tecnologie. Esigenza particolarmente urgente nel nostro Paese, in cui è ormai inderogabile la necessità di colmare il gap competitivo rispetto ai Paesi dell’Unione Europea e agli USA dovuto alla scarsa propensione delle imprese italiane, sopattutto piccole, ad introdurre innovazioni basate sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT). Eppure, secondo dati della Banca d’Italia, da un punto di vista strettamente economico per ogni euro in più investito in ICT si registra una crescita del prodotto pari a circa 1,8 euro; mentre nel caso di investimenti in capitale non ICT la crescita è di 1,1 euro. A questo si aggiunga che investire in ICT comporta anche un aumento in termini di attrattività, in quanto, sempre secondo i dati della Banca d’Italia, per ogni euro speso in ricerca e innovazione si registra un aumento degli investimenti diretti esteri pari a 4 euro. Un dato che appare significativo se letto nell’ottica del processo di globalizzazione in atto, che sta interessando l’economia internazionale. Quando, nel giugno 2002, sono state approvate dal Consiglio dei Ministri le “Linee guida del governo per lo sviluppo della Società dell’Informazione nella legislatura”, sono state identificate cinque fondamentali aree di intervento, una delle quali riguarda proprio le Imprese, con particolare attenzione a quelle di piccola dimensione. Sono proprio queste, infatti, che mostrano un ritardo nel cogliere le opportunità dell’economia di Rete e che necessitano di un intervento di natura strutturale e non episodico. Lo sviluppo complessivo dell’Italia rischia di avere basi effimere se non è agganciato all’innovazione tecnologica, in particolare digitale. Mentre le grandi imprese, ed in una certa misura le medie, hanno una concezione precisa della ricerca e dell’innovazione, la piccola e la piccolissima impresa non trovano nel sistema fiscale e finanziario quelle condizioni ottimali che consentono loro di sviluppare programmi sostenibili di innovazione tecnologica.

 

 

Come rafforzare il Made in Italy

In questo contesto si inserisce il Piano per l’Innovazione Digitale nelle Imprese, promosso dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie e dal Ministro per le Attività Produttive, con l’obiettivo di rafforzare l’innovazione nei settori del Made in Italy tramite l’utilizzo dell’ICT nei processi cardine per migliorare la produttività e la competitività aziendale, oltre che attuare una politica di sostegno per lo sviluppo di selezionati settori di alta tecnologia. I Commissari europei Frits Bolkestein (Fiscalità e Sistema Finanziario) e Philippe Busquin (Ricerca) hanno espresso il loro apprezzamento per il Piano, che sarà diffuso dallo stesso Bolkestein ai servizi europei che si occupano di commercio elettronico, di proprietà intellettuale e di proprietà industriale. Ma la cosa più importante è che i due commissari hanno definito il piano “strategico”, indicandolo agli Stati membri non solo come chiaro esempio del tipo di governo della Ricerca che è ormai necessario in Europa, ma anche come modello per rendere più competitiva e più dinamica l’economia della conoscenza dell’Unione. Il Piano utilizza strumenti diversi e varie leve sia di carattere economico, come agevolazioni fiscali, vouchers e misure di sostegno alla creazione di imprese innovative, sia di carattere organizzativo e regolamentare, promuovendo inoltre interventi di comunicazione e formazione per la diffusione di una cultura dell’innovazione. Con 63 milioni di euro è stata rifinanziata la Legge 46 del 1982 per promuovere l’innovazione digitale applicata non solo ai prodotti, ma anche ai processi aziendali. Con 25 milioni di euro è stata finanziata la realizzazione di nuovi processi produttivi per valorizzare le reti di imprese, i distretti e la logistica, anche attraverso la creazione di Centri per il trasferimento della ricerca e dell’innovazione ICT. L’effetto è duplice: da un lato si stimolano le imprese a rinnovare i processi aziendali con l’innovazione digitale e, dall’altro, si incoraggiano le imprese dell’ICT nello sviluppo della ricerca per piattaforme di innovazione tecnologica digitale da applicare ai processi critici aziendali. Sempre per la creazione di servizi innovativi e comuni basati sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono anche state messe in campo una serie di agevolazioni per i distretti digitali nel settore agroalimentare e nella filiera produttiva del tessile e dell’abbigliamento nel Mezzogiorno. Un altro strumento importante a sostegno delle imprese è il portale www.impresa.gov.it, ideato per consentire di svolgere in Rete numerosi adempimenti amministrativi (come iscrizioni, variazioni e cancellazioni di aziende, apertura di sedi locali, pratiche contributive e assicurative, iscrizione di nuovi assunti).

 

L’uso della firma digitale

Un forte impulso è stato poi impresso all’utilizzo di specifiche tecnologie digitali. Dalla fine del 2003 le imprese e gli intermediari utilizzano oltre un milione di dispositivi di firma digitale, consentendo così un risparmio di circa 260 milioni di euro all’anno in minori oneri amministrativi. L’Italia è all’avanguardia a livello europeo nella diffusione di questo strumento, che conferisce a un documento informatico la stessa validità legale di un documento cartaceo sottoscritto con firma autografa. Inoltre, con il decreto sull’archiviazione ottica e informatica della documentazione fiscale non solo è stata offerta alle aziende l’opportunità di risparmiare ingenti quantità di documenti cartacei, ma è stato realizzato un ulteriore passo avanti nell’affermazione della cultura dell’innovazione negli adempimenti amministrativi. Ma l’innovazione tecnologica al “servizio del territorio” passa inevitabilmente anche dagli Enti pubblici e da quelli locali. La modernizzazione del Paese e il rilancio di competitività delle nostre imprese non è un processo che può avvenire a “compartimenti stagni”. Per questo nel Piano per l’innovazione è stato previsto un tavolo di lavoro, che consente un confronto stabile e sinergico tra istituzioni centrali e regionali affinché predispongano meccanismi di coordinamento per assicurare l’interconnessione delle politiche a livello nazionale, regionale e locale a garanzia della coerenza generale in termini di strategie e interventi. Una strategia complessiva, quindi, che deve riguardare ogni aspetto della vita di una impresa, in cui l’innovazione non si realizza soltanto attraverso le attività di Ricerca&Sviluppo, ma anche attraverso l’introduzione di nuove tecnologie digitali nelle fasi del design, della progettazione, della produzione, della distribuzione dei prodotti, solo per fare alcuni esempi. Il discorso è semplice: l’applicazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie porta vantaggi pratici in termini di velocità, capillarità ed efficacia nella trasmissione delle informazioni, che tradotto significa maggiore economicità e competitività per una impresa. Un concetto molto elementare ed intuitivo che, tuttavia, presuppone un cambio di mentalità verso una “cultura digitale”. Il tema dell’innovazione digitale, pur essendo di grande attualità e ricco di conseguenze, non è però tra quelli che appassionano le piazze, né animano i salotti e i dibattiti nei media. Solo negli ultimi tempi l’innovazione è assurta timidamente al centro del dibattito. La ricerca, su cui tutti si soffermano, è una sua componente sostanziale nel contribuire, attraverso la diffusione di conoscenze e nuovi prodotti, alla crescita di lungo termine del Paese. Oltre allo sviluppo dei prodotti, di cui la ricerca è una risorsa determinante, vanno sostenute pure altre forme di innovazione che assicurino il mantenimento della competitività anche nel breve periodo.

 

Luca Sabatano, del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie

 

Da: www.edipi.com/riviste/pubblica/articolo=1183

 

 

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Dal nostro inviato su internet

 

L’Osservatorio di questo mese del ‘Vadonline’ registra, tra i tanti casi presi in esame e di cui vi diamo conto, uno particolarmente eclatante. A finire sotto i riflettori è un giornalista piuttosto noto, non solo perchè professionista ma soprattutto perchè si tratta dell’ex caporedattore della ‘Gazzetta del Mezzogiorno/Capitanata’.

Da un paio d’anni, come si sa, a tenere le redini della redazione foggiana è il collega Ernesto Tardivo, una nomina certamente meritata ma che non essendo mai stata motivata pienamente, getta qualche ombra sui motivi del “declassamento” a inviato  di Lello Vecchiarino.

E difatti le presenze di quest’ultimo sulle pagine locali della ‘Gazzetta’ prendono forma solo in occasione di periodiche spedizioni del giornalista in vari angoli della nostra provincia. Variegati i temi e i problemi sollevati di volta in volta, sempre di attualità e particolarmente sentiti dalle popolazioni. Come l’ultimo, il lungo servizio che - sempre da inviato - l’ex caporedattore ha realizzato da Carlantino, tra le più alte pendici del Subappennino Dauno settentrionale, e pubblicato a pagina 11 della edizione di venerdì 7 gennaio 2005 della ‘Gazzetta del Mezzogiorno/Capitanata’.

Vecchiarino lo fa occupandosi di un problema non nuovo e che negli anni scorsi ha  portato il paesino subappenninico a livello di notorietà nazionale in seguito al varo di un progetto sulle malattie genetiche che ha coinvolto la popolazione locale.

Il servizio del giornalista lucerino, autore anche di un paio di apprezzati libri, è complessivamente lungo 239 righe. Peccato che 167 di esse, cioè più di 2/3, le abbiamo trovate pari pari altrove. Gli autori sono persone che Vecchiarino cita dando però quasi l’impressione di contestualizzarle nel proprio lavoro di ricerca, approfondimento e coinvolgimento diretto.

Invece gran parte del materiale citato è roba vecchia e quel che colpisce, per essere un “inviato a Carlantino”, è l’aver a tratti sbagliato gli unici tre nomi che costituiscono l’oggetto del suo lungo servizio: il paese di Carlantino diventa Carlantono, il Sindaco Guerrera diventa Guerriera e lo scienziato che “si rivolge ai carlantinesi” - il prof. Paolo Gasparini, dell’Università di Napoli - trova per strada un’altra erre, diventando Gasparrini! Così come appare poco professionale l’uso delle virgolette lasciate aperte e che dovevano essere chiuse con il paragrafo che termina con «...e al metabolismo dell’osso».

Insomma, vero è che per realizzare un servizio basato su molti dati tecnici e scientifici occorre documentarsi, ma diciamo la verità: anche un liceale sarebbe in grado di scrivere un articolo del genere - nel senso degli strumenti utilizzati e del tempo impiegato per redigerlo - senza per questo essere nè “giornalisti professionisti” nè “inviati a”, circostanze per le quali generalmente si è ben pagati.

Come di consueto in grassetto le parti che abbiamo trovato su alcuni siti internet. In corsivo e senza grassetto, invece, alcuni banali errori rilevati negli articoli originali e che l’inviato della ‘Gazzetta’ non ha provveduto nemmeno a rettificare.

Il primo blocco, in particolare, coincide con un comunicato prodotto in occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Genetica Umana, svoltosi a Verona nel settembre 2003.

 

 

Lo studio di popolazioni geograficamente isolate costituisce un utilissimo strumento per la dissezione di tratti genetici complessi.

L'utilità di queste popolazioni risiede nel fatto che possiedono un background genetico uniforme e la condivione dello stesso ambiente e stile di vita.

Abbiamo individuato nel paese di Carlantino, tra il Molise e la Puglia, una popolazione che possiede queste caratteristiche.

Inoltre è possibile ricostruire i pedigree di tutto il paese a partire dal 1660 e l'anamnesi familiare di tutta la popolazione.

Il nostro studio si propone di: 1. individuare le patologie complesse che si presentano con un'alta prevalenza; 2. confrontare i risultati ottenuti con quelli di altri isolati geografici presenti sul territorio italiano; 3. localizzare eventuali geni di suscettibilità.

Per questo scopo il nostro gruppo ha arruolato 1417 soggetti di Carlantino raccogliendo informazioni anagrafiche, informazioni sull'attività e sull'habitus del soggetto e anamnesi personale e familiare.

Ogni soggetto è stato sottoposto a visita medica generale con valutazione dei principali parametri auxologici, misurazione pressoria, elettrocardiogramma, densitometria ossea, emocromo con formula, rilevazione dei 20 principali parametri biochimici ed è stata creata una banca di siero e una di DNA. E' stato inoltre sviluppato un database specifico e sono stati informatizzati tutti gli alberi genealogici.

La popolazione è costituita da un totale di 615 maschi e da 802 femmine. Lo studio degli aplotipi del cromosoma Y e del DNA mitocondriale ha confermato la presenza di 6 coppie di fondatori.

Incrociando i dati della densitometria con i pedigree sono venute alla luce famiglie con una densità ossea eccezionalmente elevata accanto ad altre francamente osteopeniche che ci proponiamo di studiare attraverso un'analisi di linkage.

Attualmente sono anche allo studio dei polimorfismi genetici correlati al diabete e al metabolismo dell'osso.

 

Da: http://sigu.univr.it/sigu/congresso_2003

 

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Il Dna degli 850 abitanti di un paesino del Cilento, dei 1.200 di un piccolo centro vicino a Foggia e dei 1.000 che vivono in un paese in provincia di Bergamo permetterà di scoprire se la scoliosi è una malattia genetica.

I primi dati di questa singolare mappa genetica, ricostruita anche grazie a lunghe ricerche negli archivi comunali e parrocchiali, saranno presentati domani (21 maggio 2004 - nota del Vadonline) a Napoli, nel congresso della Società italiana di chirurgia vertebrale.

Diventerà così possibile chiarire fino a che punto i geni sono responsabili di un'anomalia della colonna vertebrale che in Italia colpisce 200.000 bambini e adolescenti fra 5 e 15 anni. Da tempo è noto che un gene presente nel cromosoma 17 è legato alla scoliosi e che a questo disturbo è probabilmente collegato anche un altro gene, localizzato sul cromosoma 21. ''Ma identificare i geni non basta: è necessario avere a disposizione una grande quantità di dati prima di concludere che la scoliosi è una malattia genetica'', ha detto il segretario della Società italiana di Chirurgia vertebrale, Carlo Ruosi, che coordina il progetto di ricerca insieme a Graziella Persico, dell'Istituto internazionale di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), e a Paolo Gasparini, dell'Istituto Telethon di genetica e medicina (TIGEM).

I tre piccoli centri che aiuteranno a chiarire le origini della scoliosi sono Campora, con i suoi 850 abitanti, che si trova nel Cilento in provincia di Salerno, Carlantino (Foggia), con 1.200 abitanti, e Bossico (Bergamo), con 1.000 abitanti. Il Dna dei loro abitanti ora è contenuto in una banca dati presso Istituto internazionale di genetica e biofisica ed è destinato a diventare un patrimonio prezioso e senza precedenti per studiare, oltre alle cause della scoliosi, quella di altre malattie, come osteoporosi, cecità e sordità. A rendere particolarmente interessanti questi dati è che provengono da vere e proprie isole genetiche. Si tratta infatti di paesini che si trovano sulla cima di monti e che sono raggiungibili con un sola strada. La loro popolazione poco numerosa discende da un piccolo gruppo di antenati e somiglia ad un'unica enorme famiglia, nella quale il patrimonio genetico si è mantenuto omogeneo. Naturalmente in passato i matrimoni fra consanguinei erano frequenti e le dispense papali necessarie un tempo per i matrimoni fra cugini sono state preziose, ha detto Ruosi, per ricostruire tutti i rapporti di parentela per generazioni e generazioni.

''Siamo riusciti a ricostruire gli alberi genealogici risalendo fino al 1500'', ha detto ancora il ricercatore.

Lo studio sarà concluso entro l'anno, ma sarà soltanto il primo passo: dalla stessa banca dati genetica raccolta nei tre Paesi arriveranno presto anche i dati, sia quelli genetici sia quelli basati sulla densitometria ossea, che permetteranno di comprendere fino a che punto i geni sono determinanti nella comparsa della malattia.

 

Da:

 http://www.indicamed.it/

 

 

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Esserci o non esserci

 

Il drammatico incidente automobilistico che agli inizi di gennaio ha funestato la comunità lucerina con la tragica scomparsa di don Paolo Novero e di un suo collaboratore non è certo passato sotto silenzio. Tutti i quotidiani locali si sono occupati con grande attenzione della vicenda, compresi alcuni siti internet. Come ‘Luceraweb’, il quotidiano telematico della città federiciana del quale ci siamo già occupati un’altra volta (ma non per segnalarne attività irregolari, anzi...).

Oggi torniamo a farlo per evidenziare un nuovo episodio di “copia-e-incolla” operato dai colleghi del ‘Quotidiano di Foggia’, che solo in parte hanno limitato i danni.

Riepiloghiamo le circostanze e le date. L’8 gennaio il sito ‘Luceraweb’ pubblica il brano che riproduciamo a seguire. Come potete apprendere, si tratta della cronaca dei funerali di padre Novero - nativo della cittadina piemontese di Ciriè - ripresa dal settimanale ‘Il Canavese’ e firmata dal collega Gianni Ruotolo, che il quotidiano telematico lucerino correttamente riporta come testata e come firma.

Il giorno dopo, il 9 gennaio 2005, sul ‘Quotidiano di Foggia’, compare lo stesso articolo (privo della premessa fatta dai colleghi di ‘Luceraweb’) senza però alcun accenno al fatto che si tratti di un servizio tratto dal settimanale piemontese ‘Il Canavese’ o, in subordine, dal sito ‘Luceraweb’. Compare, a fine articolo, solo un’anonima sigla, g.r., che certamente sta per Gianni Ruotolo, l’autore materiale della cronaca. Troppo poco per salvare la deontologia.

 

 

Anche Ciriè piange padre Paolo

 

In questi giorni Luceraweb si è tenuto costantemente in contatto con la comunità ciriacese ed in particolare con la redazione de “Il Canavese”, un settimanale locale.

Uno dei suoi corrispondenti, Giovanni Ruotolo, ha realizzato il reportage dei funerali di padre Paolo Novero pubblicato qui di seguito insieme alle fotografie.

 

È stato un giorno di dolore per la gente di Devesi. Il dolore di chi è costretto ad accompagnare alla tomba una persona cara.

Don Paolo Novero avrebbe dovuto arrivare questa mattina all’aeroporto di Caselle per passare qualche giorno in famiglia, con la madre Dina, e per rivedere gli amici. Invece il suo ultimo viaggio lo ha portato nel piccolo cimitero del paese, nella cappella che accoglie i sacerdoti che hanno svolto la loro missione nella comunità ciriacese.

Nessuno, fra quelli che lo hanno conosciuto nel corso degli anni, ha dimenticato i suoi occhi buoni, così arriva anche la sfilata dei pullman: da Milano, da Montecatini e da altre parti d’Italia, giungono in paese centinaia di persone.

«Non potevamo mancare – dicono alcuni – lui ha fatto molto per noi e in questo momento dovevamo essere qui».

Chi non ha potuto raggiungere il piccolo paesino piantato nella pianura canavesana, a una trentina di chilometri da Torino, ha mandato un telegramma, un fiore o ha telefonato: in molti non vogliono ancora credere che Don Paolo non ci sia più.

Le bandiere e il gagliardetto del Comune e delle associazioni sono listate a lutto.

Non tutti riescono ad entrare nella piccola chiesa del paese che, a stento riesce ad accogliere i familiari e gli amici più stretti di Don Paolo, ma tutto si svolge con dolorosa compostezza finché il corteo funebre non percorre a piedi le poche centinaia di metri che separano la chiesa dal cimitero cittadino.

A guidare la processione una trentina di parroci e sacerdoti, di Devesi, di Ciriè e dei paesi vicini, la pianeta viola sulle vesti candide è il simbolo del lutto.

Ognuno di loro ha voluto ricordare Don Paolo: «Lui e la sua famiglia – racconta Padre Mario Sacco, parroco di Devesi – sono sempre stati molto attivi nella nostra comunità», poi trattenendo a stento la commozione: «Quando era in paese un sacco di gente veniva per sentirlo dire messa».

Intanto la bara di Don Paolo viene fatta passare davanti al punto in cui è sepolto suo padre Carlo, scomparso qualche anno fa.

Nicola Ieluzzi, presidente dell’associazione Lucerini di Torino è affranto: «A settembre – ricorda - era stato con noi per festeggiare il ventennale dell’associazione. Non si poteva non rimanere coinvolti dal suo entusiasmo e dalla sua capacità di capire i ragazzi, ma soprattutto dall’attaccamento alla sua missione».

Per un giorno l’inverno che ha gelato i campi ancora imbiancati dalla neve, ha voluto lasciare spazio ad un tiepido sole: «anche la primavera ha voluto salutare Don Paolo», dice un ragazzo con gli occhi rossi di pianto, stretto in un abbraccio agli amici.

 

Gianni Ruotolo

 

Da: www.luceraweb.net/Giornale.asp?ID=6283, dell’8 gennaio 2005 - Ore: 14.49