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Anno 5, n. 109 SOMMARIO
Io non copio, rielaboro di Luca Cicolella Perchè
e per chi scrivere. Lettera dalla Sicilia A
quando il ritorno di ‘Politica di Capitanata’? Il
mio ricordo di ‘Radio Erre’ Comune:
“Ci sono comunicatori e comunicatori” INTERVENTI SONDAGGI AGENZIE
D’INFORMAZIONE PERIODICI/1 PERIODICI/2 PERIODICI/3 RIVISTE TELEVISIONE RADIO PERSONAGGI/1 PERSONAGGI/2 TREND AFFISSIONI PUBBLICITA’ PREMI
GIORNALISTICI DEONTOLOGIA GUARDIA
& LADRI ERRORI
& ORRORI La
Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno, Corriere.it, Coordinamento
Nazionale Piccoli
Comuni, Italia Oggi, Quotidiano di Foggia, La Gazzetta del
Mezzogiorno, Puglia, Pane & Pallone | |||||
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PUBBLICITA’ Una
inserzione di cattivo gusto Tra
le tante pagine pubblicitarie che in un modo o nell’altro hanno
inneggiato al Natale, arrivando anche a saccheggiarne l’iconografia
classica, una ha colpito la nostra attenzione. In
verità non credevamo che fosse proprio ‘La
Gazzetta del Mezzogiorno’, il quotidiano leader in Puglia e
Basilicata e da molti considerato espressione di valori incalpestabili, a
dare spazio - sia pure a pagamento - ad una inserzione che a noi è parsa
piuttosto discutibile, se non proprio volgare. L’abbiamo
letta nella edizione di venerdì 24 dicembre 2004, vigilia del Santo
Natale, a pagina 13 della edizione cosiddetta “nazionale”, distinta
cioè da quella che racchiude il dorso di Capitanata. Al
di sopra di un bambinello, adagiato come da tradizione su una porzione di
paglia ed entrambi appoggiati al centro di una mattonella di porcellana
celeste, cinque righe che prendono a prestito - parafrasando i versi
finali, che per comodità del lettore abbiamo evidenziato in neretto - un
canto natalizio a tutti molto caro: Tu
scendi dalle stelle O
re del cielo E
vieni in una casa Calda,
accogliente e
all’ultima moda. A
seguire, in basso a destra, i consueti auguri e la denominazione
dell’azienda committente con sede ad Altamura (Bari). Peccato
che proprio un’agenzia seria e affermata come Carucci
e Chiurazzi si sia lasciata andare, almeno in questa circostanza, ad
una soluzione comunicativa poco elegante e, a nostro modesto avviso,
offensiva dei valori che vengono ribaditi proprio in questa ricorrenza. Non
vorremmo passare per facili censori. Qualcuno ci risponderà che le
televisioni (vedi la saga del Caffè Lavazza) sono lo strumento principe per la diffusione di
spot che se non arrivano a offendere il sentimento religioso degli
italiani poco ci manca. Ma
un conto è l’ironia più che marcata, che nasce e si sviluppa in un
contesto evidentemente chiaro sin dall’inizio. Lì i protagonisti sono
volutamente e “laicamente” evidenziati (Bonolis e Laurenti) mentre San
Pietro continua a fare il suo “mestiere”, di fustigatore di cattivi
comportamenti. Caffè a parte... Nel
caso della inserzione in oggetto, invece, non c’era alcun abito
satirico. Un Gesù Bambino è solo un Gesù Bambino e quel Canto ha senso
solo se letto con l’unico sentimento che lo può accompagnare. Tutto il
resto appartiene agli uomini, al loro appetito vorace di benessere ben
sintetizzato - ahimé - con quel
“...all’ultima moda”.
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