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Anno 5, n. 109 SOMMARIO
Io non copio, rielaboro di Luca Cicolella Perchè
e per chi scrivere. Lettera dalla Sicilia A
quando il ritorno di ‘Politica di Capitanata’? Il
mio ricordo di ‘Radio Erre’ Comune:
“Ci sono comunicatori e comunicatori” INTERVENTI SONDAGGI AGENZIE
D’INFORMAZIONE PERIODICI/1 PERIODICI/2 PERIODICI/3 RIVISTE TELEVISIONE RADIO PERSONAGGI/1 PERSONAGGI/2 TREND AFFISSIONI PUBBLICITA’ PREMI
GIORNALISTICI DEONTOLOGIA GUARDIA
& LADRI ERRORI
& ORRORI La
Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno, Corriere.it, Coordinamento
Nazionale Piccoli
Comuni, Italia Oggi, Quotidiano di Foggia, La Gazzetta del
Mezzogiorno, Puglia, Pane & Pallone
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IL
CASO Una
falsa ricorrenza, una ragionevole speranza Sulla
seconda pagina del ‘Quotidiano di Foggia’ di martedì 4 gennaio 2005, preceduto da uno
“strillo” in prima, è comparso un lungo editoriale a firma di Emilio
Benvenuto, a proposito dei vent’anni del quotidiano foggiano. Per la
verità, visto l’evento e la materia, sarebbe stato più opportuno se
quell’articolo lo avesse firmato Matteo Tatarella, creatore, editore e
direttore del giornale. O in sua vece l’onnipresente Luciano Ventura,
suo vicario generale. Ma questo è solo un dettaglio. Il
“Quotidiano di Foggia” celebra i vent’anni di vita!,
si legge nell’occhiello, cui segue il titolo: Non
abbiamo ceduto a lusinghe, pressioni e intimidazioni. Andiamo
con ordine. Questa storia delle celebrazioni a scoppio... accelerato
proprio non la comprendiamo. Come fa un giornale che è comparso nelle
edicole di Capitanata il 4 ottobre del 1986 a compiere vent’anni è un
vero mistero. Di più: in prima pagina, sotto la testata, si ricorda che
il giornale ha cominciato lo scorso 1° gennaio il 21° anno di vita. Ma
dei banalissimi conti alla mano rivelano che occorrono altri diciotto mesi
per arrivare al “ventennio”. Evidentemente - dopo il caso di ‘Radio
Erre’ - a Foggia la matematica continua ad essere un’opinione... Ma
anche questi sono dettagli ed entriamo piuttosto nel merito
dell’editoriale, ottimamente scritto da Emilio Benvenuto. L’ex
magistrato esordisce ricordando in quale clima e con quali proponimenti
nacque il giornale, dimenticando però di fare un riferimento alla
straordinaria esperienza che fu invece ‘Qui Foggia’, il primo vero giornale quotidiano cittadino nato
sempre per volontà di Tatarella. Otto pagine che a tratti hanno
surclassato - per tempestività (e non esistevano i cellulari nè,
soprattutto, internet!), professionalità e freschezza - le quaranta del
‘Quotidiano’ dei tempi più recenti, anche se oggi mestamente
ridottesi a sedici. Il
giornale, afferma Benvenuto, «E’ rimasto, sempre e senza tentennamenti, fedele al proponimento
originario di conservare gelosamente una sua propria e caratterizzante
indipendenza di giudizio». Un’espressione di orgoglioso
autocompiacimento che può rispondere certamente al vero dal punto di
vista del ‘Quotidiano’ ma che non ci sentiamo di condividere
totalmente, per i toni aspri ed eccessivi che in troppe occasioni hanno
caratterizzato l’andamento del giornale, le sue letture univoche e
spregiudicate che alla fine hanno fatto più male che bene. Così
come non si può non cogliere anche il lato positivo di alcune battaglie,
spesso condotte solitariamente, l’aver anticipato problematiche di largo
respiro, l’aver denunciato con nomi e cognomi i responsabili di sfasci e
profittamenti. Come sempre, insomma, c’è il lato positivo e quello
negativo, e voler indossare i soli panni degli eroi non coincide affatto
con la verità storica. Quel
che però non si comprende, vent’anni dopo, è l’elenco del patrimonio
tecnico e umano che Benvenuto cita per la buona realizzazione di un
quotidiano e che, da almeno oltre un decennio, di fatto manca al ‘QdF’.
Scrive il collega: «Un giornale è
anzitutto un’impresa che richiede vasti e solleciti mezzi tecnici;
affluenza di copiose notizie dirette, a mezzo di corrispondenti e
informatori, e indirette, attraverso la diffusione di comunicati delle
agenzie di informazione; vario e ben addestrato corpo redazionale;
collaborazione selezionata; adegati mezzi di stampa; organizzazione bene
articolata e ordinata per la diffusione tempestiva». Detto
così, sembra che nessun giornale sia in grado di avviarsi o anche solo di
sorreggersi. E in parte lo è. Nessun individuo - tranne qualche
recalcitrante pseudo editore in cerca di altri protagonisti - è così
bacato da tentare operazioni editoriali se non munito di seri requisiti,
tra cui molti di quelli citati in ordine sparso da Benvenuto. Ma
nella storia del ‘Quotidiano di Foggia’ c’è stato sicuramente un
periodo in cui gran parte degli elementi distintivi citati da Emilio
Benvenuto ricorrevano nell’impresa economica dell’Editoriale Nuova Comunicazione, la società editrice del ‘QdF’.
C’era soprattutto la volontà di fare un buon giornale, c’era chi si
occupava della pubblicità, c’era un minimo di redazione, c’erano dei
corrispondenti, c’erano buone professionalità (che ne pensi Dello
Iacovo?), c’erano le agenzie di informazione. L’impresa sicuramente
costava ma, se ben diretta, poteva permettersi di guardare lontano.
Invece, come al solito, l’ingranaggio si interrompe quando vengono meno
alcuni presupposti. Il primo, il più importante a nostro avviso, è che
chi fa l’editore non può fare il direttore. Non per legge o per
statuto. Per spiegarci meglio, chi ha varcato la soglia di quel giornale
sa cosa lo attende. Inutile provare a fare gli eroi. O si accetta una
certa filosofia o meglio starsene a casa. Ecco spiegato il continuo turn-over
di giornalisti, collaboratori, operatori di computer, strilloni e
quant’altro. Tatarella,
che è un conoscitore del mercato editoriale e sa come fare i giornali,
dovrebbe aver capito dopo vent’anni, che il suo ‘Quotidiano’ ha
motivo di esistere - e naturalmente in una forma possibilmente diversa da
quel che è oggi - se comincia a mettere in pratica l’a-b-c del bravo
editore. Se sono bene accetti, gli suggeriamo un paio di interventi. Primo:
utilizzi il suo centro stampa (l’unico in Capitanata ad essere dotato di
rotativa, sia pure di vecchio tipo) per lavori conto terzi. Con quei
ricavi potrà pensare ad
un’espansione graduale del patrimonio umano e tecnologico del giornale.
Del resto a che serve tenere in garage una Ferrari se la si usa per fare
solo il giro dell’isolato? Secondo:
nomini un vero direttore, uno con le palle per intenderci, che si accordi
con lui circa la linea editoriale e organizzi una redazione formata da
almeno tre giornalisti veri: uno che segua la politica e le
amministrazioni locali, un altro le cronache cittadine, un altro lo sport.
Terzo:
dia mandato ad uno studio grafico per la realizzazione di un logo di
testata e di una nuova gabbia grafica. Possibile che non si sia accorto
che il ‘QdF’ di vent’anni fa era più allegro di quello attuale? Quarto:
stringa rapporti di collaborazione con le radio locali ed alcuni siti
internet per uno scambio di collaborazioni e/o di pubblicità. Potrà così
garantirsi servizi, corrispondenze, immagini dall’intera provincia senza
spendere un euro e mantenendo rapporti di reciproca collaborazione e
fiducia. Quinto:
sguinzagli tra la gente un paio di giovani collaboratori, desiderosi di
farsi le ossa in redazione. Faccia parlare i foggiani - ma ogni giorno -
sui più diversi problemi, con foto istantanee (con la digitale si fanno
miracoli!) che diano l’idea della tempestività. Sesto:
eviti di prendere di mira chiunque, fosse pure Osama Bin Laden. Questo non
sarebbe Giornalismo ma pura cacca, nociva al benessere del Giornalismo e
degli auspici evidenziati da Emilio Benvenuto. E,
soprattutto, si metta da parte. Vada in vacanza, pensi alla musica
classica, faccia sport, pensi a strategie di marketing
insieme a qualche esperto del settore, ma stia alla larga dalla redazione.
Insomma, pensi a fare i soldi, che è (anche) una delle prerogative
dell’imprenditore editoriale. Oppure faccia il direttore, magari dopo
aver venduto il ‘Quotidiano’ a qualche anima pia, ammesso che vi siano
altri Filocamo sulla piazza. E’ vero che la libertà di stampa ha dei costi ma se un editore ha bene in mente cosa vuol fare e, umilmente, decidesse di girare pagina, guardandosi per un attimo allo specchio e mettendo in pratica almeno qualcuno dei consigli esposti, di certo potrà sperare che Foggia un giorno si sveglierà orgogliosa del “suo” quotidiano. | |||||