Aspettando il 31 maggio 2015, cento anni dopo il trionfo
del pilota foggiano Ralph De Palma a Indianapolis...
Alla ricerca del centenario perduto
Maurizio De Tullio *
Quando, in un mio passaggio dedicato al grande Ralph De Palma, scrivevo "Forse è il tempo a condannare all'oblio la grandezza di un eroe? No, non è il tempo: sono gli uomini", ritenevo fosse esplicita la responsabilità di chi può e nulla fa per mettere in campo azioni concrete a favore di un serio recupero del grande campione foggiano e l'abbinata promozione del suo territorio.
E' vero, come scrive Geppe Inserra, che "uno solo è il paese di Ralph De Palma" e proprio per questo, al di là della sua "biccaresità", dovremmo tutti quanti saper cogliere la straordinaria valenza che ha ancora il suo nome in campo sportivo e gestirla, come è stato fatto - altrove - per altri grandi campioni del passato, di cui dirò più avanti.
E in questo senso le occasioni buone si sprecano. Per esempio, quando, dal 2006 al 2008, chiedevo ad ogni occasione all'allora Presidente della Provincia di Foggia, Carmine Stallone, noto iperpresenzialista nelle trasmissioni sportive locali, di spendere qualche parola per far entrare nel menù sportivo ANCHE il nome del più grande campione automobilistico di ogni tempo – foggiano come lui – non ottenevo che sorrisini di circostanza. Più che deprimere me, questo atteggiamento non ha fatto che svilire il mito di un eroe dello sport mondiale.
E non è vero, come scrive Geppe Inserra, o lo è solo in parte, che "...la leggenda di De Palma, diversamente da quella di Mennea, non è stata sostenuta dal clamore mediatico che oggi accompagna le imprese sportive, dovuto soprattutto alla televisione...". Se, infatti, chiedete a un ragazzo di 15 anni o anche ad un adulto di 30, chi siano Dorando Pietri o Primo Carnera, dubito che la maggior parte di essi vi sappiano rispondere. Eppure la RAI vi ha dedicato due belle fiction in prima serata...
E dire che sia Pietri che Carnera gareggiarono, in sport diversi, più o meno negli stessi periodi in cui Ralph De Palma spopolava in mezzo mondo! Ciò significa, che si celebra la grandezza del personaggio al di là del limite temporale di quando era campione in vita, ed è in questo contesto che si inserisce "l'anomalia" di Ralph De Palma.
Abbiamo perso sette anni per cominciare a ricostruire il suo mito, per restituire finalmente ai pugliesi il più grande campione automobilistico di tutti i tempi; sette anni in cui nessun giornalista, o testata pugliese, ha fatto qualcosa di serio per dargli un minimo di visibilità e risonanza mediatica, ad esclusione di Enzo Del Vecchio (RAI Puglia), Claudio Gabaldi e Roberto Zarriello che - unici! - gli hanno rispettivamente dedicato un servizio televisivo nel dicembre 2007 e begli articoli sul "Corriere del Mezzogiorno" e su “Repubblica/Bari”, poco dopo l'uscita del mio libro sul campione biccarese nell'estate del 2006.
Taccio, per pudore, del Comune di Biccari, della Provincia di Foggia e della Regione Puglia che - in termini di azioni concrete - hanno fino ad oggi fatto a gara a rendere De Palma un illustre sconosciuto.
E’ stato al di fuori dei nostri confini che ho ricevuto attestati di stima e disponibilità a organizzare iniziative a favore di Ralph De Palma, e non faccio fatica a fare i nomi: il Club Ferrari del Salento, il Museo Storico dell'Auto di Torino, l'Automotoclub Storico Italiano (editrice anche della bellissima rivista “La Manovella”) ed altri.
Salvatore Ingrosso, per esempio, è un ultrasettantenne di Veglie, in provincia di Lecce, con la vitalità di un ragazzino di quindici. Ingrosso è il presidente del Club Ferrari del Salento e conosce bene la biografia del patron del Cavallino rampante. Come ho spiegato più volte, Enzo Ferrari, quando era ragazzino, sognava di diventare un campione dell'automobilismo perché colpito dal mito che, già nel 1912, De Palma incarnava. Ergo: non avremmo avuto la Ferrari se non ci fosse stata una figura grandiosa come quella del nostro Raffaele De Palma da Biccari! Appena vide su RAI 3 il bel servizio che Enzo Del Vecchio dedicò a De Palma e al mio libro, Ingrosso mi contattò spiegandomi che conosceva il nostro campione. Rimase entusiasta del volume e da quel momento non fa che ribadire di essere al nostro fianco (mio e dell'amico e collega Angelo Renzulli) nell'organizzare eventi per promuovere la figura di Ralph. Così, due anni fa, prese contatti col Comune di Biccari per portare nel paese di nascita di De Palma alcuni prototipi della Ferrari nell'àmbito di una grossa iniziativa "Pro Ralph" e che necessitava solo della copertura di alcune spese.
E i "nostri" come risposero? L'iniziativa sfumò per l’incapacità di trovare qualche migliaio di euro per il trasferimento delle Ferrari d'epoca e l'ospitalità degli illustri convegnisti che avrebbero dato lustro al territorio di Biccari e, finalmente, rilanciato in un colpo solo il nome di Ralph De Palma a livello nazionale!
* * *
Poc'anzi citavo altri due eroi dello sport, Dorando Pietri e Primo Carnera. Pietri e De Palma, tra l’altro, sono famosi per non avere vinto, cioè accomunati dal fatto di essere diventati celebri con due rispettive immagini rimaste nella leggenda dello sport mondiale e nella memoria collettiva di intere generazioni.
1908. Olimpiadi di Londra. Dorando Pietri, sfinito, veniva sorretto da alcuni giudici di gara e per questo escluso dalla vittoria nella maratona e dalla medaglia d'oro. Ma i 75.000 spettatori dello stadio londinese considerarono sua a tutti gli effetti la vittoria, acclamandolo. Poi i Reali d'Inghilterra fecero il resto, restituendogli moralmente il maltolto.
Quattro anni dopo toccò al nostro Ralph De Palma che, nella mitica, massacrante e già allora appetitosa corsa delle "500 miglia" di Indianapolis, non vinse per la rottura di una parte del motore, che rallentò la corsa della pesante Mercedes (1 tonnellata e 300 chili!!).
De Palma aveva condotto per quasi tutta la gara (198 su 200 giri) e aveva un vantaggio abissale sul secondo quando il motore cedette, ma non si diede per vinto e impose a se stesso che avrebbe tagliato il traguardo ugualmente. Insieme al suo fedele meccanico ce la mise tutta, raccogliendo le ripetute ovazioni della folla che attribuì a De Palma la vittoria morale della gara e ignorando quasi del tutto il vincitore effettivo!
Eppure a Dorando Pietri (1885-1942), che vinse poche decine di gare in carriera, è stato dedicato - meritatamente - di tutto e di più, e non mi riferisco solo alla mini fiction RAI del 2012. Non ci credete? Oltre alla intestazione di strade (in tutta Italia), di scuole e associazioni, ecco l'elenco di ciò che si è fatto, e si fa da anni, nel suo nome. Si va dalla insegna luminosa posta all'ingresso di Carpi al monumento a Pietri (inaugurato in Mondovisione RAI); dal volume "La corsa del secolo" al romanzo "Il sogno del maratoneta" (di Giuseppe Pederiali , edito da Garzanti e premiato dal CONI); dalla mostra sul centenario ad una mostra filatelica; dai campionati italiani di cross alla maratona a staffette; da iniziative culturali e sportive di vario genere a manifestazioni religiose, alla lotteria nazionale ( http://www.dorandopietri.org/lotteria_it.asp ). E scusate se è poco...
Questo, invece, l'elenco degli Enti e delle Istituzioni che si sono mosse e hanno lavorato in occasione del centenario della storica partecipazione di Dorando Pietri a Londra: Città di Carpi, Comune di Correggio, Comune di Sanremo, Provincia di Modena, Provincia di Imperia, Regione Emilia Romagna, Regione Liguria, Accademia Militare di Modena, Società ginnastica La Patria 1879, Federazione Italiana di Atletica Leggera, Maratona d'Italia memorial Enzo Ferrari, Commissione Europea, Consiglio Internazionale dello Sport Militare. E, anche in questo caso, scusate se è poco...
Insomma, a vincere è stata una partecipazione di popolo perché in quella parte d'Italia le persone sono abituate a obiettivi condivisi e la crescita civile matura sin dalla scuola materna e dura tutta una vita.
Analogamente, al grande pugile friulano Primo Carnera (1906-1967) in tutta Italia sono stati intestati vie, associazioni sportive, impianti, palestre private, francobolli, e realizzati mostre, libri, DVD.
Il palasport di Udine è intestato a lui e nel paese di nascita del "gigante buono" (Sequals) è visitabile la Casa-Museo "Primo Carnera". In Friuli, le “Pagine Sì” nel 2011 gli hanno dedicato la copertina dell'elenco telefonico, così come gli sono stati dedicati anche film, canzoni, fiction TV (sempre la RAI, nel 2008). Nel suo nome, ovviamente, si organizzano numerosi tornei di boxe a livello nazionale e internazionale.
Ancora una volta, scusate se è poco…
* * *
Ammetto di non essere così stupido da non capire che in una regione pallocentrica, a qualunque altro evento sportivo diverso da un match di calcio, o a qualunque personaggio sportivo che non sia un calciatore, non possono che essere riservati trattamenti disequali. Ma come giudicare il bagno di folla, l'euforia collettiva che si registrò, qualche anno fa a Cerignola, quando arrivò per una visita il pilota della Ferrari Felipe Massa. Era forse cerignolano? No. Lo erano i suoi nonni, emigrati in Brasile all'inizio del 1900. Si dirà: però Massa è un campione del momento, la cui fama è veicolata dalla televisione e da internet. Va bene. Ma se Tazio Nuvolari fosse nato a Cerignola, non credete che qualcosina sarebbe stata fatta nel corso dei decenni…?
Eppure sette anni sono una bella fetta di tempo, sufficiente per permettere a una classe di avveduti amministratori, di moderni imprenditori e di capaci giornalisti di tirarsi su le maniche una volta che avevo servito loro - dal 2006 e su un piatto d'argento - il nome, la grandezza e il mito (per ora solo in America) di un personaggio unico e straordinario come Ralph De Palma.
Piuttosto, se ancora resta un briciolo di sensibilità e di buona volontà nelle tre categorie poc'anzi citate, voglio segnalare che una data s'avvicina e può permettere che il "miracolo" ancora s'avveri. La data è quella del 31 maggio 1915. Quel giorno Ralph De Palma - unico pilota italiano, fino ad oggi - vinse la mitica "500 miglia di Indianapolis".
Facciamo che quella data sia analoga, per peso specifico e significato sportivo, a quelle del 1908 per Dorando Pietri o del 1933 per Primo Carnera, quando divenne primo italiano campione del mondo dei pesi massimi.
Sfruttiamo l'occasione di far sapere al mondo che l’Italia - oltre al grande Pietro Mennea - ha un altro "uomo più veloce del pianeta", che si chiama Raffaele "Ralph" De Palma e che veniva da Biccari: in provincia di Foggia, Puglia, Italia, States…
Io sono ancora disposto a mettermi in gioco, a rendermi utile e disponibile per qualunque progetto vada in questa direzione.
Pronti? Via! La “gara” è partita. Chi la vincerà?
* giornalista
m.detullio@isnet.it
cell. 329.1599801
LA LETTERA
APERTA DI MAURIZIO DE TULLIO SU
RALPH DE PALMA PUBBLICATA ANCHE A
LIVELLO NAZIONALE
(quotidiano "Rinascita", 4 aprile
2013, pag. 14)
A livello locale, invece, la Lettera
Aperta è stata pubblicata, oltre che
sul nostro sito, solo su: L'Attacco,
Quotidiano di Foggia, Teleradioerre,
Stato Quotidiano e LuceraNet.

Onore a Mennea ma
perché la Puglia
continua a ignorare il mitico Ralph
De Palma?
LETTERA APERTA DEL GIORNALISTA MAURIZIO DE TULLIO ALLE ISTITUZIONI E ALLA STAMPA
Ho trascorso tanti
anni della gioventù a esultare per
le gesta di Pietro Mennea e ho
sempre amato l’atletica leggera. Non
c’erano campionati, meeting,
confronti tra nazioni che mi
perdessi, grazie anche all’ampio
spazio che la Rai dedicava a questi
eventi, col commento del grande e
mai dimenticato Paolo Rosi. Ricordi
ancora nitidi: il gigantesco
Marcello Fiasconaro, Franco Arese,
Giuseppe Gentile, Paola Pigni, Sara
Simeoni... Ricordi consumati in
‘bianco e nero’ e solo per pochi
anni gustati anche a colori. Poi,
impegni personali e una tv sempre
più “distratta” mi hanno allontanato
dall’atletica leggera rispetto alla
quale nutro sempre grandi rispetto e
passione, non solo per gli esiti
cronometrici ma anche per le storie
che spesso si legano a un campione.
E Pietro Mennea campione lo è stato
al cubo: col solo aiuto della forza
fisica e della tenacia, il ‘brutto
anatroccolo’ era riuscito a
trasformarsi in pochi anni nella
“Freccia del Sud”.
Ma qui si
ferma anche la storia, divenuta
leggenda, di un giovane pugliese di
Barletta che in diciannove secondi e
settantadue centesimi era stato
capace di cancellare lo strapotere
degli sprinter di colore,
diventando “l’uomo più veloce del
mondo”.
Ma questa storia si ferma solo per
incrociarsi con quella di un altro
pugliese – incredibilmente ignoto,
tuttora, agli stessi pugliesi e agli
italiani – divenuto anche lui,
altrove, in un’altra epoca e in un
altro sport, “l’uomo più veloce del
mondo”.
Mi riferisco al più grande campione
automobilistico di tutti i tempi:
Ralph De Palma (all’anagrafe:
Raffaele De Palma), nato nel 1882 a
Biccari, un piccolo paese della
provincia di Foggia, e morto a Los
Angeles nel 1956, e che all’età di
10 anni emigrò con la famiglia negli
Stati Uniti.
Qui conobbe – dal 1908 al 1935 – una
carriera sportiva che definire
straordinaria è poco; una carriera
cominciata sulle due ruote (prima
ciclismo e motociclismo) e
proseguita poco dopo sulle quattro
ruote. Una carriera che lo vide
primeggiare, non solo in gara ma
anche attraverso le qualità umane:
vinse in totale 2.557 corse sulle
2.889 alle quali partecipò in circa
30 anni di attività, e in tante
occasioni dimostrò un garbo da vero
gentleman, come ha raccontato, con
un eccezionale volume riccamente
illustrato, lo storico statunitense
dell’auto Gary Doyle, che nel 2005
gli ha dedicato una sontuosa
monografia non a caso intitolata
“Ralph De Palma: Gentleman Champion”
(Golden Age Books, Exeter, UK).
Nessun altro campione dello sport,
in Italia e nel mondo, può vantare
le cifre innanzi citate, e che nel
rapporto vittorie/gare è pari...
all’88,5%!
Eppure nessuno cita, nessuno
ricorda, nessuno celebra, nessuno
commemora Raffaele De Palma che,
detto per inciso ed anche per
ricollegarmi a Pietro Mennea, è
l’altro “uomo più veloce del mondo”
che la Puglia può vantare.
Un record che va ovviamente
spiegato, almeno nelle tappe e negli
episodi salienti.
Ralph De
Palma è l’unico italiano ad aver
vinto tre volte il Campionato
internazionale di automobilismo, a
quel tempo denominato AAA (nel 1912,
1914 e 1929) equivalente all’attuale
Formula 1. Da quando esiste, invece,
l’italiano più titolato è Alberto
Ascari, che vinse il campionato di
F1 nel 1952 e nel 1953, e che è
anche l’ultimo ad averlo vinto.
De Palma è l’unico italiano ad aver
battuto il record mondiale di
velocità (Daytona, 1919: media 241
kmh, più veloce di quella degli
aerei!).
De Palma è, fino ad oggi, l’unico
italiano ad aver vinto la mitica e
massacrante “500 miglia di
Indianapolis” (la vinse nel 1915,
mentre suo nipote Pete DePaolo,
anche lui figlio di foggiani ma nato
negli Stati Uniti, la vincerà nel
1925).
De Palma ha detenuto per ben 62 anni
(dal 1925 al 1987) il record dei
giri condotti in testa nel corso
delle “500 miglia di Indianapolis”:
613 giri (conteggiati sulla base di
10 anni di gare), record battuto
solo nel 1987 dal pilota Al Unser.
Ma c’è di più, e non è di poco
conto. Nel 1912, nella campagna
emiliana, un ragazzino di nome Enzo,
dialogando con un amichetto, sognava
di diventare da grande un pilota
automobilistico. “Vorrei essere come
lui, anzi: più grande di lui!”
asseriva, convinto, il futuro
campione e patron della
Ferrari, e dove “lui” era quel Ralph
De Palma di cui si celebravano già
le gesta eroiche. Ecco, se non ci
fosse stato un campione come De
Palma non ci sarebbero stati Enzo
Ferrari e il suo genio, di pilota,
ingegnere e imprenditore.
“Ad oggi, nessuna Istituzione
della provincia di Foggia, ha
sentito il bisogno di ricordare in
qualche modo il più grande campione
automobilistico di tutti i tempi e –
con Pietro Mennea – certamente il
più illustre uomo di sport di
Puglia. Un eclatante caso di miopia
politico-istituzionale e
giornalistica, aggravato dalla
considerazione apologetica che si ha
del calcio ad ogni livello”.
Lo scrivevo nel 2009, nell’àmbito
della scheda a lui dedicata e
inserita nel “Dizionario Biografico
di Capitanata. 1900-2008”, un volume
che raccoglie le storie dettagliate
di 595 foggiani distintisi nei vari
campi e impostisi a livello
nazionale e internazionale
nell’ultimo secolo. Lo scrivevo nel
2009 e ci ho visto bene: soltanto il
Comune di Biccari – ma per la sola
presentazione pubblica (agosto 2006)
della mia monografia a lui dedicata
– e il CONI Provinciale (dicembre
2010) – con l’intestazione della
Sala Convegni – hanno fatto timidi
passi per pronunciare a nome alto il
nome di Raffaele De Palma.
Passi troppo piccoli, che stridono
con la grandezza del campione e
dell’uomo De Palma, quel piccolo
grande uomo che – come ha
sottolineato anche Doyle nel citato
libro – da buon emigrante riuscì in
un’altra impresa: imporsi in
un’epoca in cui gli italo-americani
erano considerati all’ultimo livello
della scala sociale ed economica
negli Stati Uniti.
Con le sue straordinarie gesta, che
ho potuto meglio descrivere nel mio
libro, “Ralph De Palma. Storia
dell’uomo più veloce del mondo che
veniva da Foggia” (Agorà, Foggia
2006, con prefazione dell’ex
campione di F1 Andrea de Adamich e
di Geppe Inserra) e a cui il
quotidiano romano “Rinascita” dedicò
una recensione nello splendido
paginone centrale il 28 luglio 2009
– volume ormai esaurito e presente
solo in qualche biblioteca pubblica
– e con le vittorie inanellate in
maniera esemplare, De Palma fu per i
milioni di emigrati italiani, sparsi
negli Stati Uniti e nel mondo, il
primo “eroe dello sport” a
raggiungere la fama
internazionale.
Per fortuna Pietro Mennea appartiene
ancora ai nostri giorni e sarà
difficile dimenticarlo. Ma – mi
chiedo e senza ottenere risposte –
perché continuare ad ignorare
l’esistenza di un altrettanto
straordinario campione i cui numeri
e le cui gesta oggi farebbero
impallidire chiunque? Forse è il
Tempo a condannare all’oblio la
grandezza di un eroe? No, non è il
Tempo: sono gli uomini.
Per tale ragione il mio invito è
rivolto, per l’ennesima volta, agli
Amministratori pubblici e ai
colleghi giornalisti: vi prego, non
fate ricadere nuovamente nell’oblio
Ralph De Palma; anzi, fate in modo
di farlo tornare in vita in ogni
occasione, affinché si possa farlo
conoscere nella sua completezza e
perché il suo è un nome che potrebbe
essere speso anche in termini di
marketing territoriale
(organizzazione di gare
automobilistiche a livello nazionale
e/o internazionale, gemellaggi,
concorsi, premi letterari, convegni
sull’emigrazione pugliese nel mondo
ecc.).
Ho scritto una lettera l’anno scorso
ad Andrea Baricco, dopo che aveva
pubblicato un bellissimo articolo su
“Repubblica” dedicato alla corsa di
Indianapolis, senza nemmeno una mail
di risposta. È stato contattato
Sergio Rubini perché valutasse
l’idea di realizzarvi un film o un
documentario, senza ottenere
risposta. Più volte ho espresso
all’assessore regionale Elena
Gentile (quando aveva anche la
delega per i ‘Pugliesi nel Mondo’)
l’opportunità di lavorare in qualche
maniera sul nome di De Palma
coinvolgendo le nostre comunità
negli Stati Uniti, senza risposta.
Infinite volte ho proposto al
giovane Sindaco di Biccari,
Gianfilippo Mignogna, di dedicare
una strada o una palestra a De
Palma, di allestire una mostra
fotografica permanente, di
installare almeno una palina
segnaletica recante l’indicazione
“Benvenuti a Biccari, città natale
di Donato Menichella e Ralph De
Palma” (tutte iniziative a costo
quasi zero!) puntualmente senza
avere nemmeno uno straccio di
risposta...
Quando capiremo che De Palma è
patrimonio nostro e dei milioni di
nostri emigrati sparsi nel mondo?
Più lo ignoreremo e più aumenterà lo
‘spread’ che ci separa da una seria
Cultura dello Sport e che ci
costringe a mangiare solo ‘pane e
pallone’.
Mi domando cosa bisogna fare di più
per essere ricordati, celebrati e
farsi conoscere soprattutto alle
generazioni più giovani, visto che
De Palma fu anche un pilota
gentiluomo: leale in pista,
disponibile a dare consigli anche
agli avversari; rifiutò sostanziose
collette di migliaia di dollari che
i suoi tifosi organizzarono per
lenire il peso di una gara
sfortunata; si recava in ospedale
per stare al fianco di un giovane
meccanico che era rimasto ferito
mentre l’altoparlante lo chiamava
ripetutamente per ricevere la
medaglia e il trofeo per la gara
vinta…
Non capisco. Davvero non capisco.
Può darsi sia io ad aver sbagliato
tutto. Forse non dovevo scoprire
questo campione immenso, nato a
pochi chilometri da Foggia, e averci
fatto una lunga ricerca culminata
nell’unico libro scritto in Italia
su di lui. È probabile abbia
sbagliato Ralph De Palma a diventare
campione dei motori: doveva tornare
in Italia e tirare calci a un
pallone, giocare in serie D (quinta
e nemmeno più quarta serie dal 1978,
per chi lo avesse scordato) e avere
tutta una provincia ai suoi piedi…
Maurizio De Tullio - Giornalista
m.detullio@isnet.it
cell. 329.1599801
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MANFREDONIA
6 OTTOBRE 2012 - 0RE 15,30
MANIFESTAZIONE CONTRO IL
TRIVELLAMENTO ALLE TREMITI.
La testata "ILVADEMECUM.IT" aderisce
e sostiene la proposta della "Rete
delle associazioni movimento NO TRIV"
contro il trivellamento nel mare
adriatico, per la salvaguardia
dell'ambiente che rappresenta il
patrimonio inalienabile per il
futuro delle attività del nostro
territorio. "Non possiamo permettere
che il nostro territorio, mare
compreso, possa essere compromesso
da operazioni e da accordi di corto
respiro. Proteggiamo il nostro mare
dagli interessi speculativi delle
multinazionali e dagli accordi
sottobanco.
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